venerdì 17 giugno 2016

1 libro dei salmi commentato dai Padri

 
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COMMENTO AI SALMI

Primo libro (1-40)

Salmo 1

Beatitudine del giusto che gode di una vita ricca di frutti. «Il salmo tratta lo stesso argomento che è esposto in tutto il salterio: parla di Cristo nella sua totalità, ossia del nostro Redentore, il Capo, e di tutte le membra del suo Corpo, che sono tutti i giusti»[1].

[1]Beato l'uomo che non segue il consiglio dei malvagi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti
Beato l’uomo. Il salterio comincia con la proclamazione della beatitudine, come farà Gesù nell’annunciare il Vangelo. «L’essere beato è un nome proprio di Dio» (cf 1 Tm 6,15); Cristo, il giusto che ha vissuto proponendosi di vivere in piena conformità a Dio Padre, «ci ha resi partecipi anche di questa qualità» dell’essere beati (1 Cor 1,9)[2].
Che non segue… Cristo è passato lungo la via dei peccatori, ma non si è fermato in essa. L’uomo segue il consiglio degli empi quando, allontanandosi da Dio, devia dal retto cammino; indugia nel male, quando gode del peccato; si siede quando approva il proprio operato. Soltanto con l’aiuto del Signore Gesù può ricredersi e riprendere il cammino[3].
 [2]ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Si compiace. Il giusto «si propone d’osservare la legge di buon grado, non contro voglia»[4]. Di conseguenza «c’è chi si trova nella Legge e chi vive sotto di essa. Colui che è nella legge, opera [volentieri] in conformità ad essa; chi è sotto la Legge, è costretto a muoversi seconda essa. Il primo è libero, il secondo è un servo»[5].
Non medita la parola in modo svogliato, ma in maniera volonterosa ed assidua[6]. Meditare, nel termine in ebraico, equivale a bisbigliare, leggere ripetutamente a mezzavoce, prestando attenzione al testo ma esso implica anche la messa in pratica di quanto si è compreso: «Medita di continuo, chi agisce con santità in tutto ciò che opera, portando a compimento ogni azione con una purezza da cittadino del cielo»[7]. Situazioni paricolari, come la sofferenza o il benessere, ci inducono ad allontanarci dal Signore; in questi casi dobbiamo prestare più attenzione alla sua volontà[8].
 [3]Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.
Chi si dedica alla Sacra Scrittura, viene irrorato da essa perché «il flusso del divino Spirito imita l’irrigazione dell’acqua»[9]. Anche Cristo ha denominato acqua la sua dottrina: Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7,37)[10].
Il giusto viene paragonato all’albero rigoglioso e fertile. La fatica portata a termine per vivere con rettitudine, alla fine ottiene un risultato tangibile[11]. «Prima della venuta del nostro Salvatore, non era facile per l’uomo dominare i suoi malvagi desideri ma ora ci è stata aperta da Lui  una strada alla vita virtuosa, agevole e priva di particolari difficoltà»[12].
Il giusto riesce in tutte le sue opere: «Cresce in se stesso e prospera negli eventi che accadono; in se stesso in quanto rimane una persona retta nelle parole e nelle opere; negli eventi che accadono perché s’avvantaggia del benessere ma anche dell’avversità. La provvidenza di Dio, in modo mirabile, volge il male in bene, a favore dei suoi. Permette che alcuni cadano, affinché si riprendano con maggiore forza, come avvenne per Pietro nel rinnegamento e a Tommaso nel dubbio, a vantaggio loro e degli altri. Pietro, in questo caso, doveva imparare a correggere gli altri con mitezza. Ai malvagi avviene il contrario: perfino un evento favorevole, finisce in una sventura»[13].
 [4]Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
[5]perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
L’uomo retto raggiunge una stabilità che lo situa nella pace mentre il malvagio vive in agitazione, come se fosse investito sempre da un vento di bufera. C’è differenza tra peccatori ed empi. Tutti gli empi sono peccatori ma non tutti i peccatori sono empi[14], poiché mentre i primi possono ancora redimersi, quest’ultimi sono condannati da Dio, spesso già nel tempo della vita attuale e, di sicuro, al momento del giudizio definitivo.
[6]Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.
«Alcuni si trovano a metà strada tra i fedeli e gli empi, hanno qualcosa degli uni e degli altri. Sono trattenuti nella Chiesa dalla paura di Dio, ma insieme sono sollecitati ai vizi terreni. Di qui il giudizio, perché pur avendo amato la Luce, hanno amato di più le tenebre»[15].
«Rendici, Signore, degli alberi produttivi davanti a te, affinché, irrigati dalla tua grazia, possiamo piacere a te per l'abbondanza di frutti soavi»[16].

Salmo 2

Un re è stato stabilito sul trono per volontà divina, ma alcuni iniqui non intendono accoglierlo. Egli però può contare sull’aiuto di Dio, che lo ha scelto; si vedrà come il disegno dei ribelli sia destinato alla rovina. «Il Profeta parla della congiura degli empi contro Cristo nella passione. Cristo Signore parla del suo regno invincibile e della sua generazione ineffabile [dal Padre]»[17].

Nel libro degli Atti degli apostoli, compare una interpretazione cristiana di questo salmo. Il Sinedrio proibì agli apostoli di predicare il Vangelo e questi riferirono alla comunità la proibizione ricevuta. «Tutti ascoltarono; poi si riunirono a pregare Dio con queste parole: “O Dio, davvero qui a Gerusalemme Erode e Ponzio Pilato si sono messi d'accordo con gli stranieri e con il popolo d'Israele contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai scelto come Messia. Ma ora, o Signore, guarda come ci minacciano e concedi a noi, tuoi servi, di poter annunziare la tua parola con grande coraggio”» (At 4,23-29).
 [1] Perché le genti congiurano
perché invano cospirano i popoli?
[2] Insorgono i re della terra
e i principi congiurano insieme
contro il Signore e contro il suo Messia:
La ribellione Contro Dio e contro il suo re, viene dichiarata inutile perché destinata all’insuccesso.
Anche i nemici di Gesù fallirono. «Non ottennero quanto volevano, ossia che Cristo fosse annientato»[18]. «Non ottennero nulla perché la sua morte si tramutò in una glorificazione. Tutto il mondo lo seguì»[19].
[3] «Spezziamo le loro catene,
gettiamo via i loro legami».
Per giustificare la loro ribellione, i nemici dichiarano che l’autorità del re consacrato da Dio è oppressiva.
I discepoli di Gesù, al contrario, non sperimentarono mai la sua autorità di maestro come un dominio pesante. Sebbene li rimproverasse per le loro azioni e per i loro pensieri, Egli cercava di convincerli con dolcezza, offriva ristoro, riposo e un giogo soave (Cf. Mt 11,28)[20].

[4]Se ne ride chi abita i cieli,
li schernisce dall'alto il Signore.
[5]Egli parla loro con ira,
li spaventa nel suo sdegno:
[6]«Io l'ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte».
Dio non si preoccupa della ribellione e conferma la sua decisione. Reagisce al rifiuto, consolidando i credenti; per mezzo di loro, riuscirà a realizzare il suo disegno. Che significano lo scherno, l’irrisione e l’ira? «Niente di tutto questo deve essere inteso in senso letterale, come se Dio ridesse con la bocca o facesse sberleffi. Dobbiamo piuttosto intendere che si riferisce a quella forza che Dio dona ai suoi santi»[21].
 [7]Annunzierò il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

Ora parla lo stesso re che è stato rifiutato e ricorda la decisione di Dio. Egli ritiene di essere stato designato da Dio e accolto da Lui come figlio; l’intronizzazione regale è vista come una filiazione. La resurrezione di Gesù ha ribadito e arricchito il senso di questo versetto. Resuscitandolo, Dio lo ha posto accanto a sé come Figlio e Re, in eterno.
Gesù, comunque, è Figlio di Dio da sempre: «Oggi significa il presente; nell'eternità non c'è alcunché di passato, come se avesse cessato di essere, né di futuro come se ancora non fosse ma c'è soltanto il presente. In quanto ciò che eterno è sempre - si intende riferita a Dio l'espressione: io oggi ti ho generato; con essa la fede universale annunzia con verità l'eterna generazione della potenza e della sapienza di Dio, che è il Figlio Unigenito»[22].
[8]Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
e in dominio i confini della terra.
Cristo dichiara che tutti i popoli avrebbero creduto nel suo nome e che, per mezzo di lui, avrebbero ottenuto la riconciliazione con Dio Padre[23].
[9]Le spezzerai con scettro di ferro,
come vasi di argilla le frantumerai».
Lo scettro di ferro indica la potenza del re. Cristo, tuttavia, unisce alla forza la dolcezza ed opera con mite potenza: «Con ben altra ineffabile potenza divina, Cristo pasce con dolcezza le sue pecore, senza mai allontanarsi da loro»[24]. Non frantuma gli uomini ma i loro mali, «i desideri dell’egoismo, le relazioni immonde del vecchio uomo e tutto quanto è stato sporcato e inquinato dal fango del peccato»[25]. «Chi è vinto da Cristo, ha vinto il male; lo ha distrutto col sottomettersi a lui»[26].
 [10]E ora, sovrani, siate saggi
istruitevi, giudici della terra;
[11]servite Dio con timore
e con tremore esultate;
[12]che non si sdegni e voi perdiate la via.
Improvvisa divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.
Nella relazione con Dio, il timore s’accompagna ad un sentimento di gioia e la gioia s’unisce alla trepidazione: «Molto opportunamente al timore è stata aggiunta la gioia (esultate); l’invito a servire al Signore con timore, non deve infondere afflizione. Tuttavia, per evitare che l’esortazione all’esultanza provochi temerarietà, eccessiva confidenza, ha aggiunto con tremore, perché ci scolta rimanga vigilante nella santificazione»[27]. «Il timore del Signore non porta alla tristezza ma alla gioia»[28].
«Spezza, Signore, le catene dei nostri peccati affinché, rinvigoriti dal giogo del tuo servizio, ti onoriamo con timore e rispetto»[29].

Salmo 3

Il salmista, aggredito da molti oppositori, conferma la sua fiducia nel soccorso divino. «Cristo parla al Padre dei suoi persecutori. Invita il popolo fedele a non temere la morte perché il loro Creatore [Cristo], risorgendo, ha fondato la speranza della vera risurrezione»[30].

 Davide sperimentò l’aggressione di molti nemici quando fu insidiato dal figlio Assalonne (2 Sm 15,14); allora fu considerato anche maledetto da Dio (2 Sm 16,7-8). Qualcosa di analogo accade ora al salmista, ma egli è convinto, invece, che il Signore continui a sorreggerlo.
[2]Signore, quanti sono i miei oppressori!
Molti contro di me insorgono.
[3]Molti di me vanno dicendo:
«Neppure Dio lo salva!». Ma tu, Signore, sei mia difesa…

I nemici del salmista lo deridono per la sua fiducia in Dio. Solo corrodendo la sua fede, lo possono distruggere e impadronirsi di lui. «Signore, i nemici dicono che non posso contare affatto sulla tua provvidenza. Ritengo, invece, che Tu non mi disprezzi, anche se sono un grande peccatore.»[31]. «Non ho confidato nell’arco o nella spada, ma ritengo che la tua benevolenza, o Signore, siano per me un muro inespugnabile e un'armata invincibile»[32].
«Ognuno di noi può dire, quando la folla delle passioni tenta di trascinarci sotto la legge del peccato: Signore molti insorgono contro di me. Può accadere che si insinui la disperazione nella salvezza, allora con molta verità è detto: molti dicono alla mia anima: non c'è salvezza per lui nel suo Dio. Senza contare le calamità che in tutto il mondo ha affrontato e affronterà la Chiesa, anche ciascuno di noi è circondato da tentazioni»[33].
[4] tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.
 [5]Al Signore innalzo la mia voce
e mi risponde dal suo monte santo.

«Dio solleva anche il nostro capo, ossia la nostra mente e il nostro animo, quando guardiamo verso l'alto, e non lo pieghiamo verso interessi mondani»[34]. Il salmista «non attribuisce a sé la forza con cui eccelle, comprendendo che è fedele per grazia e misericordia del Signore. Tu sei colui che rialza il mio capo: proprio Colui che, primogenito dai morti, è asceso in cielo»[35].
All’orante «viene donato molto di più di ciò a cui può mirare, perché il Benefattore, nel donare, supera l’uomo che può fare il bene secondo le sue limitate possibilità»[36].
 [6]Io mi corico e mi addormento,
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.
«La Sacra Scrittura suole chiamare notte le calamità poiché le persone che sono oppresse da tristezza hanno l'impressione di vivere nelle tenebre. Nello stesso contesto parla di sofferenza e di sollievo. Con l'aiuto del soccorso divino, ho vinto i mali che mi aggredivano»[37]. «La mente vigile è quella attiva, quella attenta ad evitare il male e a non farsi trascinare al peggio. Al contrario, è immersa nel sonno e nell'indolenza, quando si lascia dominare dalle passioni»[38].
«Sono certo che solleverai dalla morte il Cristo, dopo che si sarà umiliato e avrà accettato il disprezzo, e che lo farai trionfare»[39]

[7]Non temo la moltitudine di genti
che contro di me si accampano.
«Una miriade di potenze avverse avrebbero cercato di impedire ai santi di riprendere vita, invidiose della loro salvezza… Cristo [disceso agli inferi] ha aperto le porte della morte chiuse dai tempi antichi. Ha aperto la via della risurrezione»[40].
[8]Sorgi, Signore,
salvami, Dio mio.
«Nell'uso biblico, si dice che Dio dorme quando ritarda ad intervenire e che viene ridestato quando, invece, attua la sua giustizia e protegge. Quando il nostro Salvatore fu consegnato ai nemici, il Padre dormiva poiché permetteva che accadesse quell'evento. A lui Cristo diceva: Salvami da quest'ora (Gv 12,27). Anche noi, allora, possiamo rivolgere la stessa supplica quando incontriamo la tentazione. Sperimenterai che se saremo vigilanti, anche Dio si mostrerà sveglio e pronto a salvarci»[41].
Hai colpito sulla guancia i miei nemici,
hai spezzato i denti ai peccatori.

«Donami una salvezza completa... Hai spezzato i denti ai peccatori, cioé li hai privati di tutta la loro forza. Si ispira a ciò che avviene alle fiere che, se vengono private dei loro denti, diventano molto deboli e possono essere catturate con facilità»[42].
[9]Del Signore è la salvezza:
sul tuo popolo la tua benedizione.
«[Cristo dice al Padre:] Hai concesso il dono della risurrezione non soltanto a me, ma anche a tutto quello che sarebbe diventato il tuo popolo»[43].
«Effondi sul tuo popolo, Signore, la tua benedizione, affinché, rafforzati dal mistero della tua risurrezione, non temiamo di essere assaliti dal gran numero dei vizi che ci combattono»[44].

Salmo 4

Il salmista invita tutti a confidare in Dio, ad offrirgli un sacrificio di giustizia, confessa la gioia che lo pervade nel vivere in counione con Lui. «La Chiesa prega affinché la sua preghiera venga esaudita. Rimprovara i fedeli che vanno in cerca di cose vane; suggerisce a tutta la comunità di immolare a Dio un sacrificio di giustizia, per ottenere da Lui grandi benefici»[45].

Il salmo è stato letto in continuità col precedente: Davide, liberato dall’angoscia della sedizione di Assalonne, ringrazia Dio per lo scampato pericolo e prega di essere esaudito anche in futuro[46].
[2]Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:
dalle angosce mi hai liberato;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
«Dopo essere stato esaudito, non si inorgoglisce né si abbandona all’indolenza, ma subito prega di nuovo per il futuro. Chiede di essere ascoltato per misericordia, non perché gli fosse dovuta una ricompensa. Aveva qualche frutto di giustizia, ma non era in questo che confidava ma piuttosto nella misericordia e nella multiforme bontà di Dio[47].
Pietà di me, ascolta la mia preghiera: «… continua a pregare, evidenziando quanto sia grande il guadagno della preghiera»[48]. Invoca con un solo gemito, come farà il ladrone pentito sulla croce, perché al Signore bastano poche parole, purché siano sincere[49]. La Chiesa accredita questo modo di pregare; ci basta ripetere questa supplica in tutte le nostre invocazioni[50].
[3]Fino a quando, o uomini, calpesterete il mio onore?
Perché amate cose vane e cercate la menzogna?

Guardando alle sue vicende, il salmista si rivolge agli increduli e li istruisce sulla base della sua esperienza: imparate come Dio sia «Colui che vigila e provvede all’universo. Non abbandona mai nessuno dei suoi fedeli, ma sempre mostra in loro meraviglie»[51]. «Istruito dai fatti, vuole rendere noto a tutti, in base al suo vissto, quanto sia opportuno confidare in Dio e attendere da lui la salvezza. Insensati, fino a quando non capirete come sia inutile confidare negli uomini? David  scuote con forza gli uomini disonesti e inclini all'empietà. Al contrario, quelli che si comportano in maniera opposta, sebbene per natura siano soltanto uomini, per grazia sono figli di Dio»[52].
 [4]Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
«Godere dei beni terreni è come dare un semplice sguardo ad essi. Se vengono osservati appena, non soddisfano ma offrono soltanto una misera gratifica agli stolti. Il guadagno di una vita retta e il premio garantito da Dio, offrono la possibilità di un godimento prolungato, perenne e garantiscono l’ottenimento di un buon nome. Dio ascolta le invocazioni dei santi ed esaudisce le loro richieste. Vi può essere un vantaggio maggiore di questo?»[53].
LXX: Il Signore ha reso mirabile il suo Santo. «Il profeta ci dà insegnamenti su Cristo, che è il vero santo ma è anche possibile che si parli di qualsiasi santo. Non è lo stessa credere oppure conoscere che il Signore ha reso mirabile il suo santo, come non è la stessa cosa credere o conoscere la verità, credere in Dio o conoscere Dio»[54].
[5]Tremate e non peccate,
parlate al vostro cuore, sul vostro letto e state in silenzio.

Continua ad esortare gli increduli a cambiare atteggiamento. «Nel corso della notte ricusate i pensieri deteriori. Il sentimento del dolore (compunzione) è come un pungolo dell'anima, un pungiglione. Nella notte i buoni propositi diventano più limpidi»[55].
LXX: adiratevi ma non peccate. David invita gli amici a contenere il loro sdegno poiché odiavano Assalonne e si proponevano d’ucciderlo[56]. «Nessuno è immune dall'ira ma possiamo dominarne l’impeto. Essere turbati è inevitabile e ciò non dipende dal nostro volere. È in nostro potere, però, controllare tutte queste forze. L'ira è una passione impetuosa quando si risveglia ma può essere contenuta da qualche opportuna considerazione. In questo passo, David avverte: se siete turbati senza volerlo, questo non è ancora un peccato messo in opera; non aggiungete, però, al sentimento un'azione, per non compiere un vero peccato. Dio perdona il sentimento, l’aspetto meno grave, a noi che siamo deboli ma punisce l'azione, che è l’elemento più grave»[57].
[6]Offrite sacrifici di giustizia
e confidate nel Signore.
Offre sacrifici di giustizia, chi dona se stesso a Dio, obbedendo a lui[58].
[7]Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?

Il salmista riporta l’interrogativo angoscioso dei fedeli che temono di restare delusi (la sua risposta starà nel riferire loro la sua esperienza: vivendo in comunione con Dio, ha conosciuto la beatitudine). «Pochi uomini accorti e capaci di riflettere pongono in Dio una fiducia incondizionata. La maggior parte preferisce godere dei piaceri immondi, disponibili all’istante, piuttosto che volgersi a quelli riposti nella speranza. Si chiedono: Chi ci mostrerà i beni? Così dichiarano quanti disistimano il governo di Dio. Dove sta la provvidenza di Dio, viste tutte le sventure che accadono? Mentre tanti altri godono allegramente, noi viviamo nella miseria e soffriamo mali estremi. Quale segno abbiamo della cura divina?»[59].
LXX: è stata impressa su di noi la luce del tuo volto. «Gli angeli vedono sempre il volto di Dio mentre gli uomini vedono soltanto la luce del suo volto. Volto di Dio è la contemplazione spirituale di ogni cosa che è sulla terra; luce del volto è la conoscenza parziale di ogni realtà. Secondo la saggia donna di Tecoe, David era come un angelo di Dio poichè conosceva tutto sulla terra (2 Sm 14,20). Qual'è il volto di Dio Padre, dalla cui luce siamo stati contrassegnati? È il Figlio stesso, la sua immagine più perfetta. Egli ci ha illuminati per renderci conformi a Lui e ha impresso in tutti i credenti la sua illuminazione, mediante il suo Spirito, quale sua immagine»[60].
 [8]Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.

È meglio parlare a Dio che parlare di Dio; perciò, dopo esservi rivolto agli uomini, il salmista preferisce dialogare con il Signore[61].
I beni danno soddisfazione ma l’amicizia con Dio vale molto di più e appaga in pienezza: «Molti uomini non sperano che qualcuno mostri loro le cose veramente buone, ed allora si limitano a riempirsi di vino, olio, frumento e pensano che soltanto questi siano i beni di cui godere. Ma a me che ho ottenuto la luce del tuo volto, Signore, mi hai dato la gioia del cuore»[62]. «È donato molto di più di ciò che l’uomo desidera, perché il Benefattore, nel donare, supera l’uomo che fa il bene soltanto nei limiti delle sue possibilità»[63].
[9]In pace mi corico e subito mi addormento:
tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.
«In pace, perché non sono nel peccato, che è inimicizia verso Dio. Al termine della vita, mi verrà data una dimora da Dio, come spero; godrò di una speranza sicura»[64].
«Ascoltaci, Signore, e soccorrici nelle nostre tribolazioni. Tu solo che sei celebrato da tutte le genti, donaci la gioia spirituale e rafforzaci nella speranza dei beni futuri»[65].

Salmo 5

Il salmista, vivendo tra ingannatori e violenti invoca l’aiuto di Dio, affinché gli apra un sentiero tra le difficoltà. «Queste parole sono messe in bocca alla Chiesa affinché l'Amata si rivolga al Signore, l'Invitata si affretti. Dopo aver attraversato la nequizia di questo mondo, grazie al suo aiuto, si unisca per sempre al suo Sposo, come sposa senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5, 27)»[66]

 [2]Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
 [3]Ascolta la voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché ti prego, Signore.
«Non ti chiedo di concedermi  dei benefici terreni o godimenti contrari alla tua Legge, ma doni che giovano a chi li riceve e necessari alla salvezza, elargiti in abbondanza dalla tua generosità»[67].
[4]Al mattino ascolta la mia voce;
fin dal mattino t'invoco e sto in attesa.

«Un grande aiuto per chi vuole ottenere una purificazione sempre più grande è quello di recarsi presso Dio fin dall'alba, prevenendo la levata del sole, e ringraziarlo. Allora, dice, vedrò i santi e divini misteri, quelli che hai preparato per quanti ti amano»[68].
[5]Tu non sei un Dio che si compiace del male;
presso di te il malvagio non trova dimora;
[6]gli stolti non sostengono il tuo sguardo.
«Sono certo che sarò esaudito perchè non ho alimentato alcun interesse verso le cose che tu detesti»[69].
Tu detesti chi fa il male,
[7]fai perire i bugiardi.
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.

Detesti chi fa il male. Non parla di coloro che un tempo hanno operato il male ma di quelli che continuano a compierlo; nel giudizio verranno condannati soltanto quelli che si saranno macchiati di crimini nefandi fino al termine della loro vita[70].
 [8]Ma io per la tua grande misericordia
entrerò nella tua casa;
mi prostrerò con timore
nel tuo santo tempio.
«Il tempio è l'anima che, vivedo in santità, acquista grande confidenza. Godendo della tua generosità, difesa dalla tua destra, ti offrirò un'adorazione continua nel tuo tempio consacrato alla tua gloria, dice l’anima santa e pura. [In altre parole] camminerò sempre nel tuo timore e farò in modo di non perderlo poichè confido nella tua bontà»[71]
 [9]Signore, guidami con giustizia
di fronte ai miei nemici;
spianami davanti il tuo cammino.

«Spianami il tuo cammino, poiché sono ancora in cammino e, nel corso del mio viaggio sulla terra, fammi crescere di virtù in virtù, per la tua fedeltà, non per il mio merito; guida la mia vita affinché possa essere stimata da te; fammi comprendere i tuoi comandamenti con vera sapienza»[72]. «Non possiamo giungere fino a te contando sulle nostre forze, poiché spesso ci troviamo a percorrere sentieri tortuosi»[73].
 [10]Non c'è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua è tutta adulazione.
[11]Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame,
per tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.

L’orante desidera che Dio distrugga nei malvagi tutto ciò essi che hanno creato da sé, ossia i loro pecati; che la loro coscienza li rimproveri, fino a farli smettere dal perseguire i loro intenti iniqui[74]. Una volta giudicati, ne traggano un beneficio, giungendo a liberarsi dal peso delle loro empietà[75].
[12]Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
quanti amano il tuo nome.
[13]Signore, tu benedici il giusto:
come scudo lo copre la tua benevolenza.
Che cos’è la benevolenza di Dio: «La chiamata divina precede qualsiasi merito, non trova la persona degna d'amore, ma la rende tale; è un dono gratuito. Nessuno può pensare o fare qualcosa di utile, se prima non ne riceve la capacità dal Creatore del bene (cf. 2 Cor 3, 5). Nessuno osi vantarsi di aver compiuto da solo qualche bene, finendo col defraudare il vero Donatore»[76].
«O Dio, grande nell'amore, che ascolti i gemiti dei contriti di cuore, prima ancora che siano espressi in parole, fa che diventiamo un tempio del tuo Spirito Paraclito, e meriteremo così di essere avvolti dallo scudo della tua benevolenza»[77].

Salmo 6

Un fedele sperimenta una grave malattia e l’ostilità da parte di altri. Egli non si ritiene innocente e sa che Dio potrebbe punirlo a ragione. Deve invocare allora il perdono, la guarigione e la liberazione. «I fedeli pregano perché il Giudice si mostri benevolo verso di loro. Esponendo le sofferenze che li hanno colpiti, se ne addolorano. Chiedono di essere separati dalla sorte dei malvagi, perché non vogliono avere nulla in comune con loro»[78].

 [2]Signore, non punirmi nel tuo sdegno,
non castigarmi nel tuo furore.
L’essere peccatore non priva l’orante della possibilità di rivolgersi a Dio, con il quale mostra, invece, grande confidenza, al punto quasi da rimproverarlo: se merito d’essere punito, non applicare una proporzionalità netta tra delitto e castigo, ma fa prevalere la misericordia. «Correggimi come un padre, non come un giudice; come un medico, non come un carceriere. Non commisurare il castigo alla colpa ma tempera, con la misericordia, la severità della giustizia»[79].
[3]Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.

Chiede la garigione fisica e spirituale. «Ogni peccato deriva dalla debolezza per questo si rifugia presso il Salvatore e medico, il Figlio di Dio»[80]. «Non ha detto: abbi pietà perché lo merito, ma perché non posso affrontare la tua giustizia. Il Giudice stesso ci ispira che cosa dobbiamo dire come colpevoli. Temerai ancora di non essere ascoltato, se pregherai nei modi che egli stesso ti ha suggerito?»[81]. Le ossa rappresentano la forza interiore, le potenze dell’anima[82].
 [4]L'anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando...?
Con anima s’intende la globalità della persona. L’infermità dello spirito, tuttavia, è più grave di quella del corpo ed ogni volta che pecca, l’uomo s’ammala nel suo intimo[83].
[5]Volgiti, Signore, a liberarmi,
salvami per la tua misericordia.
[6]Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi negli inferi canta le tue lodi?
«Guarigione da ogni infermità è la potenza che viene da Dio. Chi ne ha fatto esperienza dice: Tutto posso in colui che mi dà forza, il Cristo (Fil 4,13)»[84]. Il suo intervento risolutore, tuttavia, lo sperimenteremo con la nostra risurrezione: «Fino a quando dovremmo attendere il giorno della tua risurrezione che sarà la guarigione di tutti?»[85].
[7]Sono stremato dai lungi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
[8]I miei occhi si consumano nel dolore,
invecchio fra tanti miei oppressori.
«La voce delle lacrime si fa udire ancora più in alto e viene ascoltata da Dio molto di più di quella espressa con parole»[86]. L’implorazione per la guarigione implica anche l’ottenimento del perdono: «È molto opportuno nel silenzio e nella solitudine parlare con Dio solo, in una preghiera incessante, per invocare il perdono delle colpe»[87].
[9]Via da me voi tutti che fate il male,
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
[10]Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.
[11]Arrossiscano e tremino i miei nemici,
confusi, indietreggino all'istante.
Il nome di Dio è ripetuto per tre volte. La terza volta dice che il Signore ha preso la sua preghiera; «vuol dire che l’ha accolta come se l’avesse afferrata con le mani. Da queste espressioni intuiamo la sua grande gioia: Dio avrebbe ascoltato la sua preghiera con il suo orecchio e l’avrebbe presa in mano come se fosse stato un dono»[88].
La ripetizione dello stesso concetto segnala l’importanza l’argomento affinché venga creduto con una maggiore fermezza: i nemici devono arrossire, tremare ed indietreggiare; appare di nuovo ua ripetizione di tre elementi. «La Chiesa preferisce chiedere la conversione dei peccatori piuttosto che la loro morte»[89].
«O Dio che esaudisci sempre chi t'invoca, ascolta la nostra supplica accompagnata dal pianto, e concedici un sostegno continuo alla nostra debolezza. Mentre accogli con bontà il nostro gemito e la nostra fatica, verremo consolati dalla tua misericordia»[90].

Salmo 7

È attribuito a Davide quando dovette difendersi dalle accuse di Cusi, un personaggio sconosciuto. Il cuore del salmo, tuttavia, è costituito dalla supplica perché Dio ponga fine ai propositi dei malvagi. I Padri ricordano che Gesù è stato un povero perseguitato e soccorso da Dio. Nella preghiera della Chiesa, Egli continua a supplicare il Padre per gli oppressi e perseguitati. «Il salmo si riferisce alla vicenda umana di Cristo, quando volle vivere da povero. Chiede di essere giudicato in base alla sua rettitudine e fedeltà»[91].

 [2]Signore, mio Dio, in te mi rifugio:
salvami e liberami da chi mi perseguita,
[3]perché non mi sbrani come un leone,
non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.
Il malvagio sbrana in quanto persegue l’annientamento del nemico con ferocia. «Non mi appoggio sull’aiuto degli uomini, ma, come avvolgendomi nella fiducia in Dio, attendo il suo aiuto. Ho questo timore: se mi trovassero privo della tua difesa, i miei oppositori, assalendomi come tante fiere, mi divorerebbero senza lasciare traccia»[92].
 [4]Signore mio Dio, se così ho agito:
se c'è iniquità sulle mie mani,
[5]se ho ripagato il mio amico con il male,
se a torto ho spogliato i miei avversari,
[6]il nemico m'insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia vita
e trascini nella polvere il mio onore.
L’orante ribadisce la sua innocenza mediante una formula di giuramento imprecatorio: se ho commesso quel crimine di cui sono accusato, allora accetto di essere punito (applicazione della legge del taglione). In mancanza di prove, il giuramento imprecatorio valeva in tribunale come testimonianza. Il salmista, non avendo reso male per male a nessuno, può rischiare di pronunciare questa formula. «Non solo non ho offeso alcuno, ma neppure ho voluto vendicarmi di chi invece mi aveva fatto del male. Non ho trattato con odio neppure Saul, sebbene più volte fosse caduto in mio potere. Ti chiedo perciò, o Signore, Tu che sai tutto, di esaminarmi con giustizia e se ho commesso qualcosa di male, accetto di non meritare il tuo aiuto»[93].
 [7]Sorgi, Signore, nel tuo sdegno,
levati contro il furore dei nemici,
alzati per il giudizio che hai stabilito.
[8]L'assemblea dei popoli ti circondi:
dall'alto volgiti contro di essa.
[9]Il Signore decide la causa dei popoli:
giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo la mia innocenza, o Altissimo.
[10]Poni fine al male degli empi;
rafforza l'uomo retto,
tu che provi mente e cuore, Dio giusto. [11]La mia difesa è nel Signore,
egli salva i retti di cuore.
L’orante invoca il giudizio di Dio, chiamato a svegliarsi, con una certa audacia (forse perché possa assistere alla prima udienza del mattino?). «Chiede al giusto Giudice di abbandonare la sua longanimità, di attivare la sua giustizia e punire i malvagi…. Tu, Signore, hai stabilito che gli oppressi vengano protetti; ciò che hai imposto agli altri, fallo anche tu»[94].
Chiede di essere giudicato secondo la sua innocenza: «La nostra innocenza ha maggior valore della nostra persona e se ne siamo privi, senza innocenza siamo dei miseri; possedondola, siamo felici»[95].

[12]Dio è giudice giusto,
ogni giorno si accende il suo sdegno.
[13]Non torna forse ad affilare la spada,
a tendere e puntare il suo arco?
[14]Si prepara strumenti di morte,
arroventa le sue frecce.
Il salmista fa risaltare la premura di Dio nel perseguire il malvagio per salvare gli oppressi.
Chi è che affila la spada, punta l’arco ed arroventa le frecce? Dio o l’empio? Se è Dio, il suo giusto sdegno è sempre temperato dalla sua misericordia: «Dio è giudice giusto, forte e longamine, che non riversa la sua ira ogni giorno» (LXX). Se è il Malvagio, allora agirà con grande  cattiveria: «Se l’empio non si converte, affilerà la sua spada…» (Testo masoretico).
[15]Ecco, l'empio produce ingiustizia,
concepisce malizia, partorisce menzogna.
[16]Egli scava un pozzo profondo
e cade nella fossa che ha fatto;
[17]la sua malizia ricade sul suo capo,
la sua violenza gli piomba sulla testa.
[18]Loderò il Signore per la sua giustizia
e canterò il nome di Dio, l'Altissimo.
Il malvagio viene ucciso dalle sue stesse armi, cioé dalle sue trame.  «Il malvagio rovina se stesso più ancora di quanto ferisca la vittima della sua trama. Così, tanto per fare un esempio, colui che froda il denaro, mentre desidera far male ad altri, è a sua volta lacerato dalla ferita dell'avarizia. Ma chi è tanto stolto da non vedere quanta differenza vi sia tra costoro, dato che quello subisce danno nel denaro, questo nell'innocenza? Cadrà, dunque, nella fossa che ha fatta»[96].
«O Dio che vedi i nostri cuori, liberaci da chi ci perseguita, e concedici di confidare sempre nel tuo giudizio con ferma speranza, affinché non ci accada di rendere male per male»[97].

Salmo 8

Dio domina grazie alla lode fiduciosa di persone molto deboli (bimbi e lattanti). Egli ha onorato l’uomo, che di per sé non sarebbe che un nulla, fino al punto da renderlo signore dell’universo. «La Chiesa celebra la lode del Signore Cristo e la sua grandezza; dichiara che Egli, nella sua umanità, ha ottenuto l’onore più grande possibile»[98].

Appare la modalità tipica di come Dio opera nel mondo: ama onorare il misero. Nell’umiliazione e nella glorificazione di Gesù, si attua in modo pieno l’annuncio del salmo. La Chiesa fa risuonare sempre la lode degli inermi e attende di partecipare alla glorificazione di Cristo Gesù. Il componimento apre l’esperienza della spiritualità della povertà.
 [2]O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
[3]Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quanto è grande! «Quanto non stabilisce un normale paragone tra due valori paritetici (parabolikôs), ma esprime l’ammirazione stupita di fronte ad una grandezza smisurata (epitatikôs)»[99]. Il coro dei piccoli forse rappresenta il popolo d’Israele rimasto fedele a Dio durante l’esilio, scampato alla morte nonostante l’ostilità di nemici molto potenti.
Richiama il coro dei ragazzi che, all’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme, lo acclamano contrapponendosi alle autorità ostili a Lui (Mt 21,26). Rappresenta la confessione dei cristiani rigenerati: «Bambini e lattanti sono i battezzati dei quali parla s. Pietro Apostolo (1 Pt 2,2); in costoro dobbiamo vedere tutta la moltitudine dei cristiani», la Chiesa fedele[100].
 [4]Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
[5]che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
L’uomo, che di per sé è non avrebbe potuto neppure esistere e rimane sempre molto fragile, è grande in dignità soltanto perché è amato da Dio, in modo gratuito. Ora il salmista «non parla dell’opera creatrice ma piuttosto dell’azione della provvidenza di Dio. Non parla dell’uomo creato, ma dell’uomo che viene beneficato e visitato da Lui. In altri passi della Bibbia è ben osservata la povertà dell’uomo; viene detto, ad esempio, che è come un nulla e che i suoi giorni sono come ombra che passa. Ora il testo del salmo dichiara [al Signore]: non soltanto hai donato all’uomo la vita, ma gli hai dato una vita ricca; lo custodisci nel tuo ricordo e lo proteggi dal male»[101]. «Sono come un nulla, una tua creatura infima, eppure sono in grado di contemplare un’opera così grande e meravigliosa come l’universo» e di studiarlo[102].
[6]Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
[7]gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
[8]tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
[9]Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare. [10]O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
«Come Dio è re di tutte le cose, così l’uomo, avendo ricevuto l’immagine divina, è costituito a capo di tutto ciò che è sulla terra»[103]. L’uomo è stato fatto poco meno delle divinità, dei membri della corte celeste. «Dio ha coronato l’uomo di gloria perché solo a suo riguardo ha detto: Facciamo l’uomo a nostra immagine e nostra somiglianza; si è anche manifestato in modo particolare nei santi, comunicando loro lo Spirito Santo e la potenza celeste»[104].
La glorificazione dell’uomo sul cosmo prefigura quella di Cristo Gesù, come suggerisce la lettera agli Ebrei (2,9): seduto alla destra del Padre, domina sul mondo e sulla storia[105].
«Supplichiamo umilmente il tuo Nome adorabile, Dio onnipotente: Tu che hai posto ogni tua creatura a servizio dell'uomo, rendi noi capaci di servire te in modo lodevole»[106].

Salmo 9/1

La lode a Dio, a motivo della sua giustizia a difesa dei miseri, è accompagnata dall’implorazione perché soccorra gli oppressi in modo definitivo. Il salmo, che è di carattere alfabetico, non presenta un vero sviluppo ma un alternarsi di argomenti, come una eco del succedersi di sentimenti contrapposti. «Il Profeta dichiara di essere felice di poter lodare il Signore, perché rovescia il dominio del diavolo e riscatta il sangue dei poveri. Annuncia che gli iniqui periranno insieme all’Anticristo. Invoca l’approssimarsi del giudizio perché si spezzi il dominio della prepotenza»[107].

 [2]Loderò il Signore con tutto il cuore
e annunzierò tutte le tue meraviglie.
[3]Gioisco in te ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
«Confessa Dio con tutto il cuore, non chi dubita della sua provvidenza, ma chi vede già le cose occulte della sapienza di Dio. Chi vede quanto grande sia il suo premio invisibile, e dice: rallegriamoci nelle tribolazioni (Rm 5,3). I dolori che ci sono inflitti, servono per provare coloro che si sono convertiti a Dio, o per ammonirli a convertirsi; oppure per preparare gli ostinati alla giusta condanna estrema»[108].
 [4]Mentre i miei nemici retrocedono,
davanti a te inciampano e periscono,
[5]perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa;
siedi in trono giudice giusto. [6]Hai minacciato le nazioni, hai sterminato l'empio,
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.
 [7]Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico,
è scomparso il ricordo delle città che hai distrutte.
Più che uno sguardo sugli avvenimenti nel tempo, si tratta di una visione anticipata del giudizio futuro. Il salmista parla dell’abbattimento della città iniqua: «Sono quelle città sulle quali regna il diavolo. Il senato è costituito da consigli ingannatori e fraudolenti, alla cui autorità sottostanno, come sicari, le opere di ciascuno dei membri. La plebe di questa città è costituita da tutti i sentimenti sensuali e dai moti turbolenti dell'animo, che sollevano nell'uomo rivolte quotidiane. E non vi sarebbero tali elementi nelle città malvage, se prima essi non fossero nei singoli uomini, che sono come gli elementi e i germi delle città»[109].
 [8]Ma il Signore sta assiso in eterno;
erige per il giudizio il suo trono:
[9]giudicherà il mondo con giustizia,
con rettitudine deciderà le cause dei popoli. [10]Il Signore sarà un riparo per l'oppresso,
in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
 [11]Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,
perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.[12]Cantate inni al Signore, che abita in Sion,
narrate tra i popoli le sue opere.
[13]Vindice del sangue, egli ricorda,
non dimentica il grido degli afflitti.
«Poiché verrà anche apertamente e pubblicamente per giudicare i vivi e i morti, ha preparato in segreto il suo trono; ed egli stesso, ancora apertamente, giudicherà il mondo»[110].
«Ci perseguiti quanto vuole quel nemico che già è stato vinto: che male potrà fare a coloro dei quali il Signore si è fatto rifugio? Ma questo accadrà solo se avranno scelto di essere poveri in questo tempo»[111].
[14]Abbi pietà di me, Signore,
vedi la mia miseria, opera dei miei nemici,
tu che mi strappi dalle soglie della morte,
[15]perché possa annunziare le tue lodi,
esultare per la tua salvezza
alle porte della città di Sion.
Il grido del misero è stato fatta proprio da Gesù che ancora supplica Dio Padre: «Non ha detto: abbi pietà di noi, o Signore, guarda alla nostra umiliazione da parte dei nostri nemici, come cioè se gridassero molti poveri, ma ha detto, come se si trattasse di uno solo: abbi pietà di me, o Signore? Forse perché è uno Colui che intercede per i santi, quegli che per primo si è fatto povero per noi, mentre era ricco?»[112].
[16]Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata,
nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede.
[17]Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia;
l'empio è caduto nella rete, opera delle sue mani.[18]Tornino gli empi negli inferi,
tutti i popoli che dimenticano Dio.
[19]Perché il povero non sarà dimenticato,
la speranza degli afflitti non resterà delusa. [20]Sorgi, Signore, non prevalga l'uomo:
davanti a te siano giudicate le genti.
[21]Riempile di spavento, Signore,
sappiano le genti che sono mortali.
Il salmista chiede che finisca la prepotenza dei malvagi. È così certo d’essere esaudito da celebrare come un evento già avvenuto ciò che è ancora atteso dalla sua incrollabile speranza.

Salmo 9/2

Il salmista presenta in dettaglio l’agire dell’oppressore. Credere che non ci sia un’altra vita oltre a questa vita terrena e aspettarsi di constatare la giustizia di Dio nel corso della storia, in modo esaustivo, provoca un’amara delusione. Gesù, risorgendo da morte, ha allargato il nostro orizzonte. Ha ricevuto il risarcimento da Dio quale vittima della malvagità dei suoi oppressori e il premio per la sua fedeltà paziente. Pregando questo salmo, la Chiesa impara che l’oppressione degli umili è un misfatto insopportabile agli occhi di Dio: affida a lui la causa dei poveri, impara a stare dalla loro parte, ma, soprattutto, avvia il povero a condividere i sentimenti di Gesù. Attende il giudizio definitivo come un dono e spera nella nuova creazione della vita eterna. «Non sono le cose presenti ad essere contenute nel salmo, ma quelle ultime»[113].
 [22]Perché, Signore, stai lontano,
nel tempo dell'angoscia ti nascondi?
[23]Il misero soccombe all'orgoglio dell'empio
e cade nelle insidie tramate.
[24]L'empio si vanta delle sue brame,
l'avaro maledice, disprezza Dio.
[25]L'empio insolente disprezza il Signore:
«Dio non se ne cura: Dio non esiste»;
questo è il suo pensiero. [26]Le sue imprese riescono sempre.
Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi:
disprezza tutti i suoi avversari. [27]Egli pensa: «Non sarò mai scosso,
vivrò sempre senza sventure».
[28]Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca,
sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.
[29]Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l'innocente.
[30]I suoi occhi spiano l'infelice,
sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero,
ghermisce il misero attirandolo nella rete.
[31]Infierisce di colpo sull'oppresso,
cadono gl'infelici sotto la sua violenza.
[32]Egli pensa: «Dio dimentica,
nasconde il volto, non vede più nulla».
Con vivace realismo, il salmista denuncia la gravità della situazione in cui vive l’uomo del suo tempo e di ogni epoca. La mancanza di pietà da parte dell’oppressore proviene dal suo rifiuto di Dio. Il segno massimo del rifiuto di Dio sta proprio nell’uso della violenza.
 [33]Sorgi, Signore, alza la tua mano,
non dimenticare i miseri.
[34]Perché l'empio disprezza Dio
e pensa: «Non ne chiederà conto»? [35]Eppure tu vedi l'affanno e il dolore,
tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell'orfano tu sei il sostegno.
Spezza il braccio dell'empio e del malvagio;
[36]Punisci il suo peccato e più non lo trovi. [37]Il Signore è re in eterno, per sempre:
dalla sua terra sono scomparse le genti.
[38]Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,
rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio
[39]per far giustizia all'orfano e all'oppresso;
e non incuta più terrore l'uomo fatto di terra.
Il salmista non si lascia prendere dallo sconforto, ma conferma la sua speranza in Dio. «Questa è la fine per le cose occulte [del progetto di Dio]: la risurrezione dei morti, la glorificazione dei santi, la scomparsa del dominio del male, la soppressione della morte. Tramite il regno di Cristo, si instaurerà anche quello di Dio Padre»[114].
«Apri il tuo orecchio compassionevole alle nostre richieste, Tu che non hai mai respinto quanti hanno posto in te la loro speranza; scampati dalla morte eterna, potremo sfuggire alle insidie occulte del maligno»[115].

Salmo 10

Un giusto, perseguitato da uomini violenti, non accoglie la sollecitazione a fuggire. I persecutori sono insidiosi, ma egli è certo della protezione vigile di Dio il quale, detestando la violenza, ostacolerà i malvagi e soccorrerà quanti confidano in lui. «Il credente maturo nella fede parla in questo modo, condividendo il sentire di Paolo: Chi potrà impedire all'amore di Cristo di raggiungermi? (Rm 8,35). Al contrario chi è ancora debole nella fede fugge da un luogo all'altro [sconvolto dalla paura]»[116].

Nel Signore mi sono rifugiato, come potete dirmi:
«Fuggi come un passero verso il monte»?

I monti erano i luogo di rifugio tradizionale ma il fedele preferisce rifugiarsi nel tempio, presso il Signore stesso. «Perché mi consigliate di fuggire e di rifugiarmi sui monti come un passero spaventato e di recarmi da un luogo all’altro, dal momento che spero fortemente in Dio e, a motivo di tale fiducia, non temo per nulla i miei nemici?»[117].
 [2]Ecco, gli empi tendono l'arco,
aggiustano la freccia sulla corda
per colpire nel buio i retti di cuore.
[3]Quando sono scosse le fondamenta,
il giusto che cosa può fare?
 [4]Ma il Signore nel tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi sono aperti sul mondo,
le sue pupille scrutano ogni uomo.

I Padri attribuiscono al giusto le caratteristiche tipiche del povero (in sintonia con il tenore di questi salmi 10-13). «Dio abita in cielo, in un regno stabile e sicuro, ma non si disinteressa di quanto accade in terra. Assiste il povero con atti d'amore, a motivo della sua premurosa attenzione. Gli occhi di cui parla il salmista significano questi gesti di socorso. Le palpebre, in modo analogo, rappresentano la sua provvidenza con la quale esamina e discerne ogni uomo. Per mezzo di questo suo discernimento, corregge anche il giusto perché non cada nel peccato»[118].
I suoi occhi guardano soprattutto i poveri. «Non li guarderebbe se non li amasse. Leggiamo: il Signore guardò Pietro (Lc 22,61). I suoi occhi sono fissi sui poveri per portare loro soccorso in continuità, per custodirli sempre; pensa in continuazione a loro e interviene a loro favore»[119].
[5]Il Signore scruta giusti e malvagi; egli odia chi ama la violenza.

LXX: …chi ama la violenza, odia se stesso. Ricorda che Dio ci scruta «per sollecitare ognuno ad esaminare la propria coscienza, dal momento che ha saputo che solo Dio può valutarla. Non è un vero giusto chi viene considerato tale dagli uomini, ma piuttosto colui che è stato considerato giusto da Dio[120].
 [6]Farà piovere sugli empi
brace, fuoco e zolfo,
vento bruciante toccherà loro in sorte; [7]Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti vedranno il suo volto.
Ai malvagi, accadrà un castgo analogo di quello che colpì Sodoma e Gomorra (Gen 19,24)[121]. La nostra ricaduta nel male, per aver abbandonato Dio, è la vera punizione: «I malvagi conoscono il fuoco quando vengono divorati dall'ardore dell'avidità; lo zolfo, quando vivono nella corruzione; il vento bruciante quando sono inquietati dall'affanno»[122].
«Volgi gli occhi della tua benevolenza, Signore onnipotente, alla povertà della nostra persona, e rafforzaci con le armi della fede. Sfuggiti alle frecce dell'iniquità, vivremo costanti nella rettitudine e nella giustizia»[123].

Salmo 11

I prepotenti, per garantire la loro posizione, ricorrono alla menzogna e manipolano la verità. Il Signore promette che interverrà per difendere gli oppressi e ristabilire rapporti leali tra gli uomini. La Chiesa, che ha visto realizzarsi tutto questo nella vita di Gesù, prega per contrastare il potere della menzogna e dell'ideologia imperante, a difesa della verità del Vangelo. «Il profeta chiede di essere salvato dall’iniquità presente nel mondo: uomini ingannatori e arroganti, con discorsi fuovianti, negano la potenza di Dio. Affermando che si realizzerà la promessa di Dio Padre, annunciata dal Figlio, loda il progetto del Signore, in modo conciso»[124].

 [2]Salvami, Signore! Non c'è più un uomo fedele;
è scomparsa la fedeltà tra i figli dell'uomo.

«Dal momento che non posso contare su nessun altro salvatore, sii tu stesso, Signore, colui che mi salva»[125]
[3]Si dicono menzogne l'uno all'altro,
labbra bugiarde parlano con cuore doppio [4]Recida il Signore le labbra bugiarde,
la lingua che dice parole arroganti,
[5]quanti dicono: «Per la nostra lingua siamo forti,
ci difendiamo con le nostre labbra:
chi sarà nostro padrone?».
Gli uomini, spesso, ingannano e fingono. Il salmista sembra preannunciare l'esperienza che sarà vissuta da Gesù: «Tale era la generazione di un tempo che il Salvatore condannò... (cf Mt 12,41-45). Il Vangelo insegna che gli uomini tendevano insidie al Salvatore e si accostavano a lui con inganno»[126].
«Provocano la pazienza di Dio e rifiutano di riconoscere la sua autorità. Faraone agì in questo modo quando disse: Non conosco il Signore (Es 5,2). Fece lo stesso Nabucodonosor quando cercò di spaventare i tre giovani e non ebbe la minima esitazione col dire: Chi è questo vostro Dio che potrebbe liberarvi dalla mia mano? (Dn 3,15)» [127]. Anche Gesù fu misconosciuto come inviato di Dio: «I farisei e i sadducei si accostavano in modo ipocrita al Salvatore, chiamandolo rabbi, mentre di nascosto macchinavano contro di lui. Arroganti erano invece gli anziani e i sacerdoti che osano condannare il Savatore chiedendogli: Con quale potere fai queste cose? Chi te ne ha dato l’autorità? (Mt 21,23)»[128].
 [6]«Per l'oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,
io sorgerò - dice il Signore -
metterò in salvo chi è disprezzato».
[7]I detti del Signore sono puri,
argento raffinato nel crogiuolo,
purificato nel fuoco sette volte. [8]Tu, o Signore, ci custodirai,
ci guarderai da questa gente per sempre.
[9]Mentre gli empi si aggirano intorno,
emergono i peggiori tra gli uomini.
LXX: Darò un salvatore, parlerò in lui con forza e chiarezza. La promessa di Dio si è manifestata in modo definitivo nella vicenda di Gesù: «Manifesterò a tutti la salvezza e farò in modo che diventi conosciuta da tutti. Il povero, glorificato da Dio, cioè Cristo, è stato annunciato ovunque sulla terra»[129]. La sua promessa è veritiera come è genuino l’argento passato più volte al crogiolo (sette indica il massimo).
«Soccorri la nostra fragilità, Padre Santo, e concedici di custodire le tue parole in un cuore puro; aiutaci a non farci ingannare dalla verbosità e dalla destrezza degli insipienti»[130].

Salmo 12

Un credente vive da lungo tempo nell'affanno e nel dolore, tormentato da avversari che non gli lasciano tregua. Dio lo ha forse dimenticato? Mentre implora, si sente già rianimare nella certezza dell'esaudimento. Il salmista sembra impersonare l'attesa di tutto Israele che attende la venuta dei tempi messianici. «È l'invocazione del salmista ma anche di altri uomini che aspettavano con grande desiderio la nascita di Cristo e la sua redenzione. Il Signore ha parlato di loro: «Molti re e profeti desiderarono vedere ciò che voi vedere ma non lo videro; ascoltare ciò che voi ascoltate ma non l'udirono» (Lc 10,24)»[131]. La Chiesa chiede il pieno compimento dell'opera che Cristo ha già iniziato.

 [2]Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
[3]Fino a quando nell'anima mia proverò affanni,
tristezza nel cuore ogni momento?
Fino a quando su di me trionferà il nemico?
Il senso della lontananza da Dio, l’affanno, la tristezza sono anche gli stati d’animo di chi vive nel peccato. «Compunto nella mia coscienza, penso al giudizio di Dio; mi sento lontano da Lui, a causa del peccato. Ricreo il mio animo con un pentimento sincero per non morire nel peccato»[132].
[4]Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
[5]perché il mio nemico non dica: «L'ho vinto!»
e non esultino i miei avversari quando vacillo.
«Illumina i miei occhi, rischiara la vista del mio cuore! Invia a noi la tua Luce splendida che illumina ogni uomo che viene in questo mondo: manda a noi il Figlio tuo, la cui morte, farà perire la morte e cancellerà il peccato. Era questo il grande timore dei santi: perire nella morte del peccato»[133].
Oltre alla malattia e alla persecuzione, il sonno può significare l’inerzia spirituale. «Il sonno rappresenta l’indolenza. Catturati dalle nostre illusioni, dormiamo quando cediamo ai piaceri. Il salmista, non volendo che il sonno della pigrizia si trasformasse in una morte amara, chiede che i suoi occhi rimangano illuminati, ossia che si attiva la sensibilità dello spirito per essere in grado di percepire la verità»[134].
[6]Nella tua misericordia ho confidato.
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza
e canti al Signore, che mi ha beneficato.
«Ecco, afferma, ho ottenuto quanto avevo desiderato, ciò che avevo cercato e aspettando così a lungo, cioè la tua salvezza, Gesù Cristo tuo Figlio. Il mio cuore godrà, esulterà e gioirà nella tua salvezza con una gioia sconfinata…. Giustamente si propone di celebrarlo e di lodarlo: Dio, inviando suo Figlio, gli ha donato con Lui tutti i beni che poteva desiderare e sperare di ricevere»[135].
«Non distogliere da noi il tuo volto, Dio onnipotente, affinché i nostri nemici non prevalgano su di noi. Colma il nostro cuore della tua gioia che salva, affinché sfuggiamo al sonno della morte»[136].

Salmo 13

Chi esclude Dio dalla propria vita, esclude anche il fratello; così i potenti perseguono i propri interessi a danno degli umili. Il povero, perseguendo l’unica via d’uscita possibile, si appella a Dio. La Chiesa, pregando questo salmo, pensa alla vicenda di Gesù che fu perseguitato; si pone a fianco degli umili e si presenta con loro davanti a Dio.

Lo stolto pensa: «Non c'è Dio».

La negazione di Dio assume diverse modalità: «Alcuni pensano che Dio non esista per nulla; altri, lasciato da parte colui che è il vero Dio, si sono plasmati dèi privi di reale consistenza; altri dicono che, sebbene Dio esista, non si cura di ciò che è sulla terra»[137].
«La volontà iniqua non ha vergogna di pensare quanto ha vergogna di dire. Chi non avverte che Dio c’è, quando osserva l’universo? Avviene spesso che, sebbene l’assolutezza della verità ci costringa ad ammetterne l’esistenza, il piacere dei vizi ci persuade che Dio non esiste»[138].
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.
Il salmista parla della virulenza del male che aggredisce i rapporti sociali: «Era necessario mostrare le dimensioni del morbo che colpiva gli uomini prima della venuta del Salvatore, perché apparisse evidente la necessità di essa»[139].
[2]Il Signore dal cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c'è uno che cerchi Dio. [3]Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.

«Per escludere l’idea che Dio abbia una volontà poco attenta nei riguardi degli uomini, il profeta ha soggiunto: Il Signore dal cielo si china sugli uomini… Si sa che il Signore ha rivolto spesso lo sguardo, ogni volta cioè che è stato mosso dai peccati dell’umanità, in vista della nostra salvezza: quando sceglie Noé prima del diluvio, quando giustifica Abramo per la fede…»[140].
 [4]Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?
«Divorano come pane il popolo di Dio quanti lo lacerano con il morso della maldicenza e lo scempio dell’invidia… coloro che hanno come Dio il loro ventre: raccolgono le offerte della gente per arricchire se stessi e ingrandiscono i loro depositi con il deleterio compiacimento degli uomini di culto»[141].
[5]Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.

«Il Signore ha insegnato che ci è necessario soltanto il timore di ciò che è veramente da temere, quando dice: Non temete quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima… Spesso noi riteniamo di dover riverire i re, come per un obbligo religioso, in quanto hanno un certo potere sul nostro corpo; a nulla però è concesso nei nostri confronti se non quanto lo è a un ladrone, a una febbre, a un incendio, a una catastofe… e noi, invece, svendiamo, per paura di una breve sofferenza fisica, la libertà della Chiesa, la fiducia della nostra speranza, la manifestazione della nostra fede in Dio»[142].
[6]Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.

Giusto e povero qui sono sinonimi. Parlando dei prepotenti, il salmista allude forse ai capi delle grandi imperi, che devastarono Israele e deportarono una parte della nazione. Il popolo di Dio incarna la stirpe del giusto, che continua a confidare in Lui e sperimenta il suo aiuto. Gesù è il vero giusto e il vero povero, «il vero povero di cui si parla ora è quello del quale l’Apostolo dichiara: pur essendo ricco, si fece povero per noi (2 Cor 8,9)»[143].
[7]Venga da Sion la salvezza d'Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.
Il salmista è certo che l’esilio del popolo in Babilonia avrà termine.
 LXX: Chi darà a Sion la salvezza…? «Come è annunciato nei libri dei profeti: Da Sion uscirà chi libererà Giacobbe dalla sua schiavitù (Cf Rm 11,26), e questi non può essere altri se non il Cristo»[144]. Il salmo «presenta la futura libertà dai peccati che sarà procurata a tutti gli uomini mediante il Salvatore»[145].
«Degnati, Signore, di volgere il tuo sguardo, dal tuo cielo santo, verso di noi e concedici di incamminarci sulla via della pace. Liberati dalla schiavitù dei nostri peccati, possiamo abitare con gioia nella Gerusalemme del cielo»[146].

Salmo 14

Soltanto chi conduce una vita retta, in una relazione solidale con il prossimo, è ammesso ad entrare nella comunione con Dio. «Il Signore risponde al profeta che lo interroga: saremo accolti negli atri della sua beatitudine praticando i precetti che sono esposti nel Decalogo»[147].

Signore, chi abiterà nella tua tenda?
 Chi dimorerà sul tuo santo monte?
Il salmista chiede quali siano le condizioni per poter entrare nel tempio, o meglio per vivere la comunione con Dio. «Con tenda, intende il tempio e con monte santo, Gerusalemme»[148].
Nella rilettura cristiana, la tenda rappresenta la vita in questo modo, precaria e passeggera, il monte santo la vita eterna[149]. «Il monte santo è il Regno futuro; è un vero monte per la sua elevatezza e sublimità. È santo perché nessun impuro può dimorarvi»[150]. «Nell’Antico Testamento, quando il popolo d’Israele viveva nell’accampamento, il Signore ordinò che venisse costruita una tenda per lui, affinché l’abitazione divina si spostasse insieme con le dimore degli Ebrei. Da ciò è derivato che la fede cattolica, diffusa nelle Chiese in tutto il mondo, sia chiamata tenda di Dio»[151].
[2]Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente
La condizione richiesta da Dio per stabilire un rapporto amichevole con lui è quella di camminare senza colpa. Gesù «è stato l’unico ad entrare nel tempio senza alcuna colpa. Egli agì sempre con giustizia; lo fece quando espulse dal tempio i venditori e i compratori»[152]. «Parlò lealmente quando insegnò con integrità; egli disse: Tutto ciò che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere (Gv 15, 15)»[153].
[3]non dice calunnia con la lingua,
non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulto al suo vicino. [4]Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Anche se giura a suo danno, non cambia;
[5]presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro l'innocente.
.
Vive con rettitudine chi stringe un rapporto solidale con gli altri e l’amore per il prossimo ingloba tutte le richieste della Legge. Il malvagio è sempre spregevole agli occhi di Dio, anche se fosse un potente: «Talora, infatti, con vergognosa adulazione, ci mettiamo al servizio anche di re che fanno richieste ingiuste e, per debolezza della nostra coscienza, assecondiamo i difetti degli altri»[154]. Particolarmente grave è il peccato d’usura: «indizio massimo di disumanità»[155]. «Se sei cristiano, perché offri il tuo inerte denaro perché sia restituito con interesse, e trasformi in un tesoro per te la povertà di un tuo fratello, per il quale Cristo è morto?[156]
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.
Il risultato di un percorso di vita nella santità sta nel poter vivere sempre nella casa di Dio, o meglio nella comunione profonda con Lui. «Il premio di una vita virtuosa è partecipare senza posa all’abbondanza di Dio, poter godere di un’infinità di beni e di una vita senza fine»[157].
«Concedici, o Dio, nella tua grande bontà, di entrare nella tua chiesa liberi dalla colpa e distoglici dalla tentazione d’ingannare il prossimo o di darci all’usura. Mentre osserviamo questi tuoi comandi, in obbedienza alla tua legge, possiamo evitare di subire per sempre dei tormenti simili a quelli che eravamo tentati d’infliggere agli altri»[158].

Salmo 15

Il fedele rifiuta gli idoli e sceglie il Signore, quale sua magnifica eredità e suo destino (calice). Da Lui viene istruito e guidato in tutto il percorso di vita. Il legame che Dio stabilisce con il suo fedele è così solido che non potrà essere spezzato neppure dalla morte. «Cristo, a motivo della sua vita da uomo chiede al Padre di essere custodito da Lui e lo ringrazia poiché ha potuto vincere l’iniquità di questo mondo grazie alla sua potenza. Dopo averlo fatto risorgere da morte, gli ha concesso di godere delle delizie del cielo, alla sua destra»[159].

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Dal momento che alcune espressioni possono rappresentare con fedeltà i sentimenti di Gesù nella sua vita, i Padri lo hanno interpretato come preghiera di Cristo. L’orante chiede la protezione di Dio. Gesù, a sua volta, nel corso della sua vita terrena, ha pregato in continuità. «Lo vediamo pregare senza posa, in ginocchio con forti grida e lacrime»[160]. La sua preghiera ora si prolunga in quella della Chiesa: «Come un uomo tra gli uomini, il Salvatore supplica il Padre non tanto per se stesso ma tramite noi e per noi, come uno di noi, a motivo della sua incarnazione. Chiama il Padre suo Signore, perché ha voluto assumere la forma di servo. Chiede di essere custodito, custodendo la Chiesa, la quale forma una stessa cosa con Lui»[161].
[2]Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».

Il salmista sceglie Dio come suo Signore e questo esclude che egli possa venerare altri dèi.
Il seguito della frase è stato tradotto in vari modi: “Sei il mio unico vero bene”; oppure “Senza di te non compio alcun bene”. LXX: Non hai bisogno dei miei beni: «Qualsiasi opera buona una persona compia, giova prima di tutto a se stessa, mentre tu, Signore, non ricavi nulla di utile per te [dalla nostra rettitudine]. Esiste però un’altra versione di questo versetto (come quella di Simmaco): non ho nulla di buono, senza di te. Tutta la mia ricchezza l’ho ricevuta dalla tua grazia. Noi riceviamo da Dio la possibilità di fare il bene, ma Egli non ha bisogno delle nostre buone opere. Ci ha chiesto di ben operare perché ciò è utile per noi»[162].
[3]Agli idoli del paese, agli dei potenti andava tutto il mio favore.

Il termine santi qedoscim può essere tradotto con divinità oppure con uomini santi. Se per santi s’intendono gli idoli, il testo vuole esprimere il rifiuto dell’idolatria.
Nella versione dei LXX, invece, troviamo: «per i santi che sono sulla terra, ha reso mirabili in loro tutti i suoi disegni» e i Padri hanno commentato il testo seguendo tale prospettiva.
[4]Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero. 
Io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
LXX: Si moltiplicarono le infermità degli altri, poi si sono affrettati. «Queste infermità moltiplicate sono gli idoli. Dopo la venuta del Signore nella nostra carne, hanno lasciato tali idoli e sono ritornati a Lui con grande premura (nel testo ebraico troviamo: i loro idoli si sono moltiplicati)»[163].
 [5]Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
[6]Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.

Dopo che Israele entrò in possesso della terra promessa, il territorio fu distribuito tra il popolo, tirando a sorte, ma i sacerdoti non ricevettero alcun appezzamento perché il Signore stesso sarebbe stata la loro eredità (Nm 18,20; Gs 13-21). Il salmista si appropria dell’entusiasmo del sacerdote che considera Dio la sua unica vera ricchezza. Calice significa: il mio futuro, il mio destino.
«Niente vuole tanto donare Dio quanto se stesso. Se troverai qualcosa di meglio, chiedila. Se chiederai qualcosa d'altro farai offesa a Lui e danno a te, anteponendo la sua opera a Chi l'ha fatta, mentre vuol darsi a te Egli stesso che l'ha creata. È per questo amore che un fedele gli ha detto: ora questa mia parte sei tu, Signore, cioè tu sei la mia parte. Scelgano gli altri come possesso quello che vogliono, si facciano la loro parte delle cose: la parte mia sei Tu, e Te io ho scelto. Dice di nuovo: Il Signore è la porzione della mia eredità. Ti possegga dunque, affinché tu Lo possegga. Sarai la sua proprietà, sarai la sua dimora. Ti possiede per giovarti, è posseduto da te per giovarti»[164]. «Dio è l’unica eredità dei santi; dopo aver abbandonato tutti i beni della terra, hanno scelto il Signore come loro ricchezza. Quale scambio! Sono diventati l’eredità del Signore e il Signore è diventato la loro eredità»[165].
Nell’attribuire questo versetto a Cristo stesso, i Padri osservano anche che l’eredità ricevuta da Lui furono i popoli che aderirono al vangelo e il calice fu la passione stessa grazie alla quale conquistò tale eredità[166].
[7]Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
[8]Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

Il fedele viene ammaestrato da Dio. Gesù, in modo particolare, fu istruito e confortato dal Padre. «Istruito dal Signore, sostenuto da ottimi propositi, supererò la notte della passione. Cristo come uomo fu istruito. Nessuno si meravigli di questo; lo attesta san Luca: crebbe in sapienza e grazia e un angelo gli apparve per sostenerlo mentre era in angoscia per la passione imminente»[167]. Vivendo su questa terra, Gesù non si mai distolto dal Padre: «Non ho distolto l’occhio da Colui che sempre rimane, nell’intento di correre di nuovo a lui, appena avrà completate le cose temporali»[168].
[9]Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro, [10]perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
[11]Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
Grazie alla vicinanza solidale del Signore, il fedele è certo che non rimarrà in preda della morte. Il versetto viene citato dall’apostolo Pietro vedendo in esso un preannuncio della risurrezione di Gesù (At 2,25-31; 13,35) : «Non permetterai che si corrompa quel corpo santificato, per cui mezzo anche altri dovranno essere santificati»[169]. «Allora ci sarà gioia completa quando il corpo, cioè la Chiesa,si radunerà del Regno di Dio, dove si contempla il Volto di Dio»[170].
«Custodisci, Signore, quanti sperano in te e realizza per noi i tuoi disegni. Illuminati sempre dalla gioia della tua risurrezione, possiamo un giorno godere, con tutti i santi, la dolcezza che si trova presso di te, alla tua destra»[171].

Salmo 16

In seguito alla preoccupante opposizione che sta incontrando, il salmista, che è persuaso di aver agito con rettitudine, chiede di essere difeso e custodito da Dio. Nella rilettura cristiana, in questo salmo risuona la «voce di Cristo nella sua passione, e la voce della Chiesa nella sua tribolazione. Cristo chiede di essere esaudito per la sua giustizia che ha mostrato nell’obbedire fino alla morte [172].

Accogli, Signore, la causa del giusto,
sii attento al mio grido.
Porgi l'orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c'è inganno.
[2]Venga da te la mia sentenza,
i tuoi occhi vedano la giustizia. [3]Saggia il mio cuore, scrutalo di notte,
provami al fuoco, non troverai malizia.
La mia bocca non si è resa colpevole,
[4]secondo l'agire degli uomini;
seguendo la parola delle tue labbra,
ho evitato i sentieri del violento.
[5]Sulle tue vie tieni saldi i miei passi
e i miei piedi non vacilleranno.
L’orante, che forse si è sottoposto ad una qualche forma di ordalia, nega di aver compiuto la colpa di cui viene accusato ma riconosce di aver bisogno dell’aiuto di Dio per restare fedele a Lui.
Gesù ha vissuto senza peccato: «Gettato come oro nel fuoco, è rimasto splendente e puro»[173]. Il fedele chiede che i suoi passi rimangano fermi nelle vie di Dio e così «ci ammonisce a non fidarci di noi stessi ma a lasciarci rafforzare da Dio»[174].
[6]Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;
porgi l'orecchio, ascolta la mia voce,
[7]mostrami i prodigi del tuo amore:
tu che salvi dai nemici
chi si affida alla tua destra.
[8]Custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all'ombra delle tue ali,
[9]di fronte agli empi che mi opprimono,
ai nemici che mi accerchiano.
Dio salva quanti sperano in lui. Non si sente vincolato ai diritti d’appartenenza (come è quella degli ebrei che vantano di discendere da Abramo), né si limita a premiare l’osservanza ai suoi comandamenti (del resto sempre parziale), ma apre una nuova via per donarsi a tutti in modo gratuito: chiede soltanto di sperare in Lui[175]. Cristo ha chiesto la protezione di Dio e «per la sua Chiesa, che è il suo corpo, ha innalzato al Padre queste preghiere. Le ali sono gli atti potenti della sua provvidenza»[176].
[10]Essi hanno chiuso il loro cuore,
le loro bocche parlano con arroganza.
[11]Eccoli, avanzano, mi circondano,
puntano gli occhi per abbattermi;
[12]simili a un leone che brama la preda,
a un leoncello che si apposta in agguato. [13]Sorgi, Signore, affrontalo, abbattilo;
con la tua spada scampami dagli empi,
[14]con la tua mano, Signore, dal regno dei morti
che non hanno più parte in questa vita.

A causa della violenta aggressione dei nemici il salmista si sente come se venisse minacciato da un leone. «Si sforzavano di farmi vacillare e di smuovermi dal mio stato e dal mio progresso in Dio, imitando il diavolo che come leone ruggente va in giro cercando di divorare»[177]. Gesù ha vissuto l’ostilità dei nemici quando fu consegnato ai suoi aguzzini per essere crocifisso[178]. I suoi discepoli sono certi di non essere abbandonati da Lui: «Nel corso di questa vita i santi, sopportando ogni genere di difficoltà, dicono: chi ci separerà dall'amore di Cristo per noi?»[179].
Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre
se ne sazino anche i figli
e ne avanzi per i loro bambini.

Alla lettera: sazia pure dalla tua riserva (zefinkà). Riserva d’ira o di bontà? Atanasio non sceglie tra le due ipotesi: «Hanno goduto dei beni più desiderati, ma si sono induriti fino a prevaricare in modo totale. Oppure: dalle tue riserve nascoste: non conosco le punizioni che tu prepari e con le quali riempirai il loro ventre»[180]. Teodoreto ritiene che si parli di una punizione: «So che comminerai a loro la tua giusta pena e non soltanto a loro ma anche ai loro figli e ai posteri che avranno imitato la loro malvagità»[181].
[15]Ma io per la giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua presenza.
I malvagi possono godere di tanti beni ma il giusto gode della familiarità con Dio: «Godrò dei beni che vengono dalla tua provvidenza, e sperimenterò con larghezza i tuoi benefici»[182]. Questa speranza si realizzerà in modo completo nella vita eterna: «Quando si rivelerà la tua gloria, Io, il salmista, e la Chiesa, la moltitudine dei santi, nella giustizia, che ho custodito e conservato, come tu chiedevi, comparirò davanti a te e mi sazierò di quelle tue delizie ineffabili, delle quali godono gli angeli e dalle quali sono rinfrancati»[183].
«Rafforza Signore la nostra speranza nel tuo giusto giudizio e, mentre ora siamo messi alla prova da un fuoco invisibile, nel produrre un frutto di giustizia, veniamo saziati in eterno dalla contemplazione del tuo volto»[184].

Salmo 17

Davide, nel corso di una furiosa battaglia, dove ha rischiato di perire, è stato soccorso dal Signore. Restare fedeli a Dio consente alla sua grazia di dilatarsi in noi e quando il Signore combatte con noi e per noi, risultiamo invincibili. La Chiesa celebra con questo salmo il Signore «Colui che procura la vittoria e stabilisce quali siano i vincitori»[185].

Ti amo, Signore, mia forza,
[3]Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
Nell’amare Dio non vi può essere alcun limite: «Davide promette che amerà Dio, non tanto perché si sia reso conto di non aver ancora raggiunto il massimo dell’amore, ma perché non accetta che vi possa essere un limite a questo sentimento, un limite di sazietà. Vede nei benefici di Dio una manifestazione delle sue qualità e compone un elenco delle sue peculiarità, in corrispondenza ai doni ricevuti da lui»[186]. Considera, perciò, Dio come forza, roccia, fortezza, liberatore perché egli lo ha sperimentato come tale.
[4]Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Il salmista «c’insegna a ringraziare per i doni ricevuti, e ci esorta a chiedere ancora gli aiuti che ci sono necessari: facendo così, riusciremo vincitori nelle avversità»[187].
 [5]Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
[6]gia mi avvolgevano i lacci degli inferi,
gia mi stringevano agguati mortali.
[7]Nell’angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, al suo orecchio pervenne il mio grido.
Inizia il racconto dell’evento di grazia ottenuto, ossia la vittoria in una battaglia. Davide equipara i rischi dello scontro armato al pericolo di morte per annegamento.
Tuttavia le battaglie più pericolose sono interiori e salgono dagli abissi del nostro intimo. «Il salmista non si riferisce a nessun nemico terreno, ma parla dei nemici invisibili che si muovono nel nostro intimo. Torrenti infernali sono i pensieri iniqui»[188].
[8]La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.
[9]Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.

Non appena è stato invocato, Dio interviene a favore del suo eletto che si trova esposto alla morte. Le immagini vivaci che descrivono un’esplosione d’ira, vogliono rivelare la forza invincibile di Dio e la sua prontezza nel soccorrere chi lo invoca. Ricordiamo il passaggio del Mar Rosso, descritto come una battaglia, ma soprattutto la rivelazione al Sinai, ove Dio si rivela come una potenza vulcanica. «Tutto ciò avvenne perché il popolo di Dio potesse essere liberato dalla schiavitù. Anche ora, per liberare la Chiesa… manda contro gli egiziani spirituali grandine e carboni di fuoco»[189].
[10]Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi. [11]Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.

«Dio non sale né scende. Non è limitato da nessun luogo, ma è presente ovunque e contiene tutto. Lo scendere e il salire stanno a significare gli atti della sua benevolenza. A volte si manifesta con grande mitezza, altre volte con grande magnificenza. Quando siamo sopraffatti da uno stupore reverenziale, significa che siamo stati spettatori di qualcosa che è realmente grande»[190].
[12]Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.

Nonostante l’intensità della sua manifestazione, il Signore rimane tuttavia nascosto perché il suo agire supera la nostra comprensione e non corrisponde sempre ai nostri progetti: «La tenebra indica la sua invisibilità e il velo (o tenda) che lo avvolge corrisponde alla sua luce, infatti abita in una luce innaccessibile»[191].
Del resto, anche «il mistero di Cristo è insondabile»[192]. Nella tenda quindi vediamo in anticipo «la vita invisibile e nascosta del Salvatore insieme agli uomini, che conduce ancora oggi dopo che è asceso al cielo. La tenda è la Santa Chiesa, nella quale ci ha promesso di abitare»[193].
[13]Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.
[14]Il Signore tuonò dal cielo,
l'Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.
[15]Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse. 
[16]Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore. [17]Stese la mano dall'alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
[18]mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed eran più forti di me.
[19]Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
[20]mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
Viene descritto il momento decisivo dell’impresa liberatrice operata per puro amore.
Dio, quando vide l’uomo travolto dal male lo soccorse inviando il suo Figlio: «Quando lo vide sommerso e quasi fatto prigioniero, il Dio e Padre dell’universo, mandando il proprio Figlio, lo afferrò…»[194]. «Venne in soccorso della Chiesa e la congiunse a sé»[195]. La stessa vicenda si ripete per ognuno di noi: «Mi liberò, mi mise al largo in modo che potessi riprendermi e mi dessi premura di curarmi. Mi libererà completamente, dandomi il perdono dei peccati al momento del suo ritorno alla fine dei tempi»[196].
 [21]Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani;
[22]perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.
[23]I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;
[24]ma integro sono stato con lui
e mi sono guardato dalla colpa.

Dopo la descrizione dell’evento vissuto, si svolge una riflessione sul suo significato: Dio ha voluto ripagare la rettitudine dell’uomo fedele a Lui, o meglio che Lui ha reso tale; quindi Egli incorona i suoi doni: «Mi hai reso degno della tua benevolenza; Tu, Signore, che sei giusto, sei capace di santificarti nell'uomo santo. Se avessi perseverato nel peccato, avrei sperimentato la tua giustizia... Ma da quando ho cominciato a vivere nella rettitudine, nel tuo giudizio, hai stabilito di ricompensarmi»[197].
[25]Il Signore mi rende secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi. [26]Con l'uomo buono tu sei buono
con l'uomo integro tu sei integro,
[27]con l'uomo puro tu sei puro,
con il perverso tu sei astuto.
[28]Perché tu salvi il popolo degli umili,
ma abbassi gli occhi dei superbi.

«Mi ha ripagato, il Signore, secondo la mia giustizia, dovuta alla mia buona volontà, perché in precedenza mi aveva già concesso la sua misericordia, quando non ero ancora animato da alcun buon volere; mi ha ripagato secondo l’innocenza delle mie mani, perché prima mi aveva già fatto il dono di poter compiere il bene, portandomi nell’ampio spazio della fede»[198].
[29]Tu, Signore, sei luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
[30]Con te mi lancerò contro le schiere,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
«Non siamo capaci di illuminarci da soli ma tu darai luce alla mia lampada; noi siamo tenebre, a causa dei nostri peccati, ma tu Signore illuminarai le mie tenebre»[199].
 [31]La via di Dio è diritta,
la parola del Signore è provata al fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
[32]Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è rupe, se non il nostro Dio?

La riflessione prosegue manifestando lo stile normale dell’agire di Dio. Il salmista celebra il progetto di Dio e «dichiara irreprensibile il suo governo, le disposizioni della sua provvidenza»[200].
[33]Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino;
[34]mi ha dato agilità come di cerve,
sulle alture mi ha fatto stare saldo;
[35]ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tender l'arco di bronzo.
«Consolidando anche me con le sue forze, con la sua grazia, irrobustisce il mio vigore di uomo mortale, affinché resista ai nemici»[201]. «Volendomi a sua immagine e somiglianza, ha reso integro il mio cammino»[202].
[36]Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
[37]Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
[38]Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,
non sono tornato senza averli annientati.
[39]Li ho colpiti e non si sono rialzati,
sono caduti sotto i miei piedi.
[40]Tu mi hai cinto di forza per la guerra,
hai piegato sotto di me gli avversari. [41]Dei nemici mi hai mostrato le spalle,
hai disperso quanti mi odiavano.
[42]Hanno gridato e nessuno li ha salvati,
al Signore, ma non ha risposto.
[43]Come polvere al vento li ho dispersi,
calpestati come fango delle strade.
[44]Mi hai scampato dal popolo in rivolta,
mi hai posto a capo delle nazioni.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;
[45]all'udirmi, subito mi obbedivano,
stranieri cercavano il mio favore,
[46]impallidivano uomini stranieri
e uscivano tremanti dai loro nascondigli.
La vittoria consiste nel passare dal vizio alla virtù; dai beni sensibili a quelli spirituali; dalla vita presente alla futura. Percorrere questo cammino, al principio mi fu faticoso ma, col procedere, i miei passi si sono fatti più robusti. Chi si allena, non avverte più la stanchezza come all’inizio. Al duro lavoro per conseguire la virtù, segue il riposo. I piedi non si indeboliscono ma si rinvigoriscono[203]. «Chi segue Gesù, segue le sue orme: e per il fatto stesso di camminare sulla via battuta da Gesù, si fanno forti i suoi piedi»[204].
[47]Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
[48]Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,
[49]mi scampi dai nemici furenti,
dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall'uomo violento. [50]Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.
[51]Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.
Il salmista ringrazia per la vittoria ottenuta. Il trinfo sul male e sul peccato è stato ottenuto soprattutto da Gesù. Egli, scampato da nemici furenti, ha ricevuto il Nome che è al di sopra di ogni altro Nome e ha sottomesso al suo Vangelo tutti i credenti in lui[205].
«Dio di bontà, fondamento della nostra speranza e rifugio nell’angoscia, salvaci dai nemici e dai lacci di morte, affinché sottratti dalle molteplici tribolazioni che ci assalgono, glorifichiamo il tuo nome santo con grande purezza»[206].

Salmo 18

La bellezza e l’ordine degli astri rivelano la grandezza di Dio. Il sole, inoltre, rappresenta il giusto che vive in conformità alla Legge, la seconda grande manifestazione di sé donata da Dio agli uomini. Gli astri sono un’immagine degli annunciatori della Parola. «Il profeta celebra gli annunciatori del Signore e praclama in modo egregio la sua incarnazione. Elogia i precetti dell’Antico e del Nuovo Testamento e chiede che il Signore lo purifichi dai peccati che non coosce»[207].

 [2]I cieli narrano la gloria di Dio,
e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3]Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.
«La bellezza e l'immensità dei cieli bastano a proclamare la potenza del Creatore. Se, nell'ammirare la mole armoniosa di un palazzo, ci congratuliamo con l'architetto..., molto di più la visione della grandezza dell'universo, ci spinge a riconoscere il suo Creatore»[208].
Nella rilettura cristiana il giorno rappresenta Cristo e gli apostoli: «Infondendo la sua luce nel cuore degli apostoli, Cristo incise in esso parole celesti e purissime. Gli apostoli, a loro volta, hanno illuminato i cuori dei fedeli con un insegnamento radioso»[209]. I fedeli devono essere come astri nel mondo e mostrare la bellezza del vangelo con la sola presenza (Fil 2,15).
 [4]Senza linguaggio e senza parole,
senza che si oda la loro voce, [5]per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.
«Senza pronunciare parole o discorsi, ma manifestando soltanto il loro ordine regolare, (gli astri) invitano terra e mare a celebrare Dio»[210].
La diffusione dell’annuncio, fatto dagli astri, prefigura quello compiuto dagli apostoli (Cf Rm 10,18). Si può annunciare con la forza pur rimanendo in silenzio, mediante la voce potente della carità.
[6]Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
[7]Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua orbita raggiunge l'altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.
Il sole viene personificato e presenta le stesse caratteristiche del giusto: è pieno di gioia, di energia e realizza il suo compito, in obbedienza a Dio: «Il sole è costituito maestro di lode divina, in quanto osserva inviolata la legge del Sovrano. Non osa percorrere via diversa da quella che è stata stabilita per lui»[211]. Nella rilettura cristiana il sole rappresenta Cristo (Cf. Mt 17,2; Ap 1,16)[212].
 [8]La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.
[9]Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.
[10]Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
[11]più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.
«Tutte queste opere della creazione bastano a rivelare Dio agli uomini. Tuttavia, oltre ad esse, Dio ha aggiunto il dono della Legge, la quale guida gli uomini che errano»[213].
«La legge di Dio non suggerisce nulla di male ma converte e rinfranca i fedeli, liberandoli da ogni colpa. È una testimonianza che atterisce i trasgressori e istruisce i semplici. È una giustificazione che rallegra il cuore poichè mostra come veniamo giustificati. È una norma che illumina il nostro uomo interiore, insegnando in che modo dobbiamo onorare Dio. Il timore di Dio, rafforzandoci nella vigilanza, fa in modo che possiamo godere dei beni eterni»[214].
«La Legge perfetta è Cristo stesso che non ha commesso alcun peccato»[215]. Egli «si è manifestato a noi il Cristo e ci ha riportati a Dio Padre, non istruendoci soltanto con le Legge ma donandoci l'insegnamento del Vangelo»[216].
 [12]Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
[13]Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
[14]Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato. [15]Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.
«Sono intenzionato ad osservare i tuoi comandamenti con grande slancio, ma finisco col trasgredirli a causa della mia naturale debolezza... Se non faccio nulla di male con le opere, sono contaminato dai miei pensieri. Rivolto a te, allora, la mia supplica perchè Tu solo, Signore, puoi purificarmi»[217].
«Signore di grande bontà, sei uscito dal grembo della Vergine, ci hai redenti e sei risalito alla destra del Padre. Supplichiamo la tua immensa misericordia affinché, convertiti alla tua Legge, illuminati dai tuoi comandi, istruiti dalle tue norme, possiamo essere purificati dai peccati volontari e da quelli involontari»[218].

Salmo 19

Implorazione a favore del re che sta per affrontare una guerra. Egli si trova in uno stato d’inferiorità, dal punto di vista  militare, ma con l’aiuto di Dio riuscirà a battere un nemico ben più potente. Un’altra circostanza che può fare da sfondo al salmo: il re Ezechia presentò al Signore, nel tempio, la lettera ricevuta dal re Sennacherib, piena di minacce e di bestemmie contro Dio e affidò al Signore la sorte del popolo (2 Re 19,14)[219]. La Chiesa, partecipando alla forza di Gesù Cristo, discendente di Davide, e risorto da morte, viene resa grande nel nome di Dio[220].

 [2]Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
[3]Ti mandi l'aiuto dal suo santuario
e dall'alto di Sion ti sostenga.
«Mentre Davide lottava, un coro di angeli o di amici di Dio, o gli stessi sacerdoti, pregavano per lui»[221].
[4]Ricordi tutti i tuoi sacrifici
e gradisca i tuoi olocausti.
[5]Ti conceda secondo il tuo cuore,
faccia riuscire ogni tuo progetto.

«Anche prima, in tempo di pace, Davide curava il culto divino. Ora giustamente richiamano questo suo merito e chiedono che Dio tenga conto della religiosità del re e si ricordi di tanti suoi sacrifici perché si ristabilisca la pace»[222].
[6]Esulteremo per la tua vittoria,
spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio;
adempia il Signore tutte le tue domande.
Il popolo si sente certo della vittoria e dichiara al re: «Quando verrai esaudito, anche noi parteciperemo alla tua gioia, poiché avremo visto un'altra manifestazione della potenza di Dio»[223].
 [7]Ora so che il Signore salva il suo consacrato;
gli ha risposto dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra.
[8]Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli,
noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.
[9]Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.
Un sacerdote comunica al popolo la notizia dell’esaudimento da parte di Dio. I nemici, che fiduciosi nella potenza delle armi (carri e cavalli), alla fine sono caduti mentre i fedeli, armati del nome di Dio e lottando con la preghiera, avranno la meglio[224]; così possono dichiarare: ci ha soccorsi con la forza vittosiosa della sua destra, «ci ha reso forti, nel presente infondendoci la sua grazia; nella vita futura, donandoci una beatitudine indefattibile»[225]. «L'aiuto degli uomini è insicuro, mentre quello di Dio è solido. I santi dichiarano che è misero, anzi meledetto, l'uomo che confida nell'uomo e distoglie il suo cuore da Dio (Ger 16,19»[226].
[10]Salva il re, o Signore,
rispondici, quando ti invochiamo.
Il re rappresenta Cristo risorto che intercede per noi: «Egli che, nella sua passione, ci ha presentato un esempio di lotta, offra anche i nostri sacrifici, essendo un sacerdote risuscitato dai morti e introdotto nel cielo: per mezzo di lui che si offre per noi, esaudiscici, o Dio quando t’invochiamo»[227].
«Esaudisci, Signore, le nostre richieste e accoglici come un olocausto a te gradito, affinché, mentre non siamo ancora liberi dalla forza del nemico, possiamo rallegrarci per aver ottenuto il tuo soccorso»[228].

Salmo 20

Ringraziamento del popolo per il beneficio concesso ad un re (vittoria in guerra o guarigione), ottenuto a motivo della sua fiducia in Dio. L’orante è certo che anche in futuro Dio proteggerà il re (e tutto il popolo) dai nemici. «Questo salmo, nel testo profetico, celebra dapprima i fatti della vita terrena del Signore, nostro Salvatore, e poi gli eventi manifesti della sua divinità (Risurrezione ed Ascensione)»[229].

 [2]Signore, il re gioisce della tua potenza, quanto esulta per la tua salvezza! [3]Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra. [4]Gli vieni incontro con larghe benedizioni; gli poni sul capo una corona di oro fino.
Dio ci dona molto di più di quanto chiediamo ed osiamo sperare (Cf. Ef 4,20). In base a questa convinzione, Teodoreto interpreta questo salmo come ringraziamento per la gauarigione del re Ezechia (2 Re 20,1-6); Dio non solo lo guarì da una malattia mortale (come aveva chiesto) ma gli promise che avrebbe prolungato la sua vita per molti anni, donandogli, quindi, di più di quanto aveva domandato: «Signore, sei potente e benevolo e per questo hai accolto le invocazioni del nostro re e hai accettato le sue richieste. Anzi, gli hai concesso altri doni più grandi che non aveva neppure chiesto»[230].
[5]Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa lunghi giorni in eterno, senza fine. [6]Grande è la sua gloria per la tua salvezza, lo avvolgi di maestà e di onore; [7]lo fai oggetto di benedizione per sempre, lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.
La gloria del re prefigura quella di Cristo: salvato da Dio dalla morte e glorificato nella risurrezione, si rallegra di aver salvato gli uomini e di averli resi partecipi della sua vita eterna[231].
[8]Perché il re confida nel Signore: per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.
Per quale motivo il re Ezechia fu esaudito? Per aver confidato in Dio; avendo ottenuto misericodia grazie alla sua fiducia, non cesserà di sperare nel Dio Altissimo[232]. La fiducia in lui, in ogni circostanza, è ciò che Dio richiede ed apprezza maggiormente nei suoi fedeli.
[9]La tua mano raggiungerà tutti i nemici, la tua destra raggiungerà quelli che ti odiano. [10]Gettali in una fornace ardente, nel giorno in cui ti mostrerai: il Signore li consumerà nella sua ira, li divorerà il fuoco.[11]Eliminerai dalla terra la loro prole, la loro stirpe di mezzo agli uomini.
La punizione attraverso il fuoco, esalta la forza del giudizio di Dio ma l’efficacia del suo intervento è reale soltanto se vengono eliminati anche le eventuali propaggini del male, la discendenza dei malvagi.
«Li renderai come una fornace…» (LXX). Secondo Agostino, l’incendio ha anche un carattere interiore e corrisponde al tormento della coscienza dovuta alla consapevolezza delle proprie colpe[233]. Bruno di Würzburg riprende questa interpretazione: «Ora l'ira di Dio non punisce, ma tormenta in vista del pentimento; ora il fuoco dello Spirito arde per consumare i peccati»[234].
[12]Perché hanno riversato su te il male, hanno tramato insidie, non avranno successo. [13]Hai fatto loro voltare le spalle, contro di essi punterai il tuo arco. [14]Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.
Hanno riversato su te il male: ciò che viene fatto contro il suo popolo, Dio lo ritiene fatto a sé: «le trame che ordivano contro i tuoi devoti, erano escogitate contro di te, o Dio»[235].
«Benedici noi, Signore, con la dolcezza del tua benedizione, e compi quei nostri desideri che sono a te graditi, affinché, mentre celebriamo con un canto soave le tue opere di salvezza, otteniamo la vita che dura per sempre»[236].

Salmo 21

Un fedele sta vivendo una situazione drammatica ma Dio ritarda ad esaudire le sue invocazioni. Sperimenta un’angoscia profonda, come se fosse accerchiato da animali pericolosi. In ogni caso, è certo che la preghiera del povero verrà esaudita. Una moltitudine di uomini, verificando tale evento di salvezza, si convertirà al Signore. «Il salmo preannuncia la passione e la risurrezione di Cristo Signore, la chiamata alla fede dei pagani e la salvezza di tutto il mondo» [237].

 [2]Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontane dalla mia salvezza
sono le parole del mio lamento.

Il salmista, che si sente disprezzato da tutti, si lamenta con Dio perché, a suo giudizio, ritarda a soccorerlo e le sue invocazioni non sono esaudite, benchè tra Dio e lui ci sia una relazione d’amicizia duratura e profonda.
LXX: Lontano dalla mia salvezza le ragioni dei miei delitti. I padri preferiscono usare tale versione, perché in essa vedono annunciare il carattere espiatorio della morte di Cristo. «Egli, Fonte di giustizia, ha assunto il nostro peccato; Oceano di benedizione, ha accolto la maledizione che gravava su di noi… Non considerare, chiede [Cristo al Padre], i peccati della nostra natura umana»[238]. «Vedi nella persona di Cristo tutta l'umanità che chiede di essere liberata dalle cadute»[239].
[3]Dio mio, grido di giorno e non rispondi,
 di notte e non trovo tregua. [4]Eppure tu sei il Santo assiso sulle lodi d’Israele.
[5]In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
[6]a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.
Compare il valore della preghiera incessante e la testimonianza su come Dio esaudisca. «Dobbiamo sempre invocare senza mai sospendere. Se non veniamo esauditi subito, non dobbiamo smettere. Il grido non esce dalla bocca ma dal cuore, sebbene anche il grido della bocca sia molto utile, soprattutto se l’una e l’altro invocano all’unissono»[240]. L’apostolo Paolo, quando chiese che gli fosse levata una particolare sofferenza, non fu esaudito e dice che non lo fu perché imparasse la sapienza: «perché capisca l’uomo che Dio è un medico e che la sofferenza è una medicina per la salvezza. Sotto l’azione del chirurgo gridi per il dolore, ma non ti ascolta perché vuole guarirti»[241].
[7]Ma io sono verme, non uomo,
rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente.
[8]Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
[9]«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico».
L’immagine del verme viene usata anche da Isaia, il quale vede, nella povertà di questo animaletto, la condizione del popolo d’Israele in esilio: «Non temere, verniciattolo di Giacobbe… Trebbierai i monti, frantumerai i colli (Is 41,14-16). Con queste parole la profezia, dopo aver definito [il popolo] verme, minuscolo per la sua piccolezza, gli attribuisce pure una grande potenza. [Ora] il Salvatore mette in evidenza la sua situazione di debolezza ma anche la distruzione delle potenze avverse»[242].
[10]Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
[11]Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
[12]Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
Il fedele ricorda la tenerezza di Dio che ha sperimentato fin dalla nascita: chi lo ha amato così, non lo può abbandonare. Anche Cristo, nell’ora della passione ricorre alla paternità di Dio l’Abbà (Mc 14,36). Nella descrizione che il salmista fa della sua nascita, i Padri vedono un’allusione alla singolarità del concepimento e della nascita di Cristo[243].
 [13]Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.
[14]Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.
[15]Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
[16]E' arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto. [17]Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
[18]posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
[19]si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte. [20]Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
[21]Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.
[22]Salvami dalla bocca del leone
e dalle corna dei bufali.
L’assalto di tre generi d’animali (tori, leoni e cani) allude all’estremo pericolo in cui si trova l’orante. L’angoscia che prova è tale da rinsecchire gli elementi umidi del suo corpo e a liquefare quelli solidi. I Padri mettono in risalto la somiglianza tra le sofferenze del salmista e quelle provate da Gesù in croce: «Tutti questi casi sono accaduti nel corso della sua passione»[244]. La Chiesa è invitata ad accogliere il frutto della sua passione e a vivere quella situazione di grazia per la quale Cristo ha sofferto: «Avete udito che cosa [Gesù] ha sofferto, osserviamo ora perché ha sofferto… Chi non è in quella condizione [di grazia] a motivo della quale Cristo ha subito la passione, in quale modo potrebbe dirsi cristiano?»[245].

[23]Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Dopo la lamentazione, il salmista parla di esaudimento e della lode che innalzerà all’interno della comunità. Gesù, dopo la sua Pasqua, loda Dio nella sua Chiesa e per la sua Chiesa, grazie alla redenzione ottenuta. «Ogni giorno il Signore continua ad annunciare nella sua Chiesa poiché ogni giorno vengono proclamate le sue parole. Sono sue parole sono tutte le cose che sono contenute nel Primo e nel Secondo Testamento»[246].
 [24]Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
[25]perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito. [26]Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
Il Dio che ha liberato degli schiavi dall’Egitto, è il Dio che si mostra attento soprattutto alla preghiera del misero.

[27]I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
«Viva il loro cuore per sempre».

Il dono più grande che Cristo concede al discepolo è quello di renderlo come Lui, capace di condividere la sua passione: «Cristo offrì la sua cena ed offrì la sua passione; si è saziato il discepolo che lo ha imitato; gli apostoli hanno sofferto per andar dietro alle orme di Cristo. I ricchi lodano se stessi, i poveri lodano il Signore. Perché sono poveri? Perché lodano il Signore, e cercano il Signore. Il Signore è la ricchezza dei poveri; per questo la loro casa è vuota, perché sia pieno di ricchezze il cuore. I ricchi cercano di che riempire il forziere, i poveri cercano di che riempire il cuore; e quando lo hanno riempito, lodano il Signore coloro che lo cercano»[247]. «I poveri sono coloro che desiderano il Regno di Dio. Chi non ha questa fame, non può essere saziato. Vive il loro cuore, la loro speranza rinverdisce sempre. Vive veramente soltanto chi rimane sempre nella grazia di Dio»[248].
[28]Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
[29]Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
[30]A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
«Tutti gli uomini che vengono in questo mondo, tutti coloro che conosceranno la morte, si prostreranno davanti a Dio, come ha preannunciato Isaia: Davanti a me si prostrerà ogni uomo e mi glorificherà ogni lingua (45,23)»[249].
E io vivrò per lui,
[31]lo servirà la mia discendenza.
 Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
[32]annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!».
«La generazione che viene è il popolo dei pagani, che stava per essere generato dall'acqua e dallo Spirito Santo; grazie all'annuncio del Vangelo si convertirà al Signore. È detto che il popolo cristiano sarà creato dal Signore poiché Egli lo predisposto prima dei secoli: lo ha creato e redento; con il dono di se stesso lo ha reso libero dai peccati»[250].
«Dio, il dono più grande della tua misericordia, il Cristo, per noi s’incarnò nel grembo di una Vergine, fu elevato in croce, trafitto dai chiodi, ebbe le vesti tratte a sorte. Tu lo hai risuscitato, traendolo libero dal regno della morte. Ora ti preghiamo: non dimenticarti di tante fatiche ma libera i popoli dall'aggressione del maligno. Lo chiediamo a te che un tempo liberasti i nostri padri che speravano in te»[251].

Salmo 22

«Nel salmo precedente era stato promesso che i poveri avrebbero mangiato e sarebbero stati saziati, ed ora indica chi sia Colui che dona e nutre, e lo chiama pastore. Cristo Signore ha detto di essere il Pastore»[252]. «Il cristiano ringrazia Dio perchè, dopo essere stato liberato dalla decrepitezza, per grazia di Dio e sotto la sua guida, viene condotto al pascolo e all'acqua ristoratrice»[253].

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

I cristiani «si gloriano perché, per mezzo di Cristo, fanno parte del gregge di Dio e sono accuditi dalla sua cura pastorale. Cristo non è una guida qualsiasi…: in lui si trovano tutti i tesori della sapienza e della scienza. Consapevoli di questo privilegio, non lamentano alcuna mancanza. Cristo, fonte e l’elargitore d’ogni bene, dona loro dalla sua pienezza e comunica le benedizioni del Padre»[254].
[2]su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque di ristoro mi conduce.

«Il pascolo erboso è la parola di Dio sempre verdeggiante, è la santa Scrittura ispirata che alimenta i cuori dei fedeli, infondendo loro una forza spirituale. L'acqua viva e vivificante è l'elargizione dello Spirito»[255].
[3] Rinfranca l’anima mia. Mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
«Mi ha guidato negli angusti sentieri della sua giustizia, che pochi percorrono, non per il mio merito, ma a causa del suo nome»[256], ossia per la sua fedeltà.
[4]Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
«… in questa vita, nell’ombra della morte, non temerò il male, perché tu sei con me. Non temerò il male, perché tu abiti, grazie alla fede, nel mio cuore; ed ora sei con me, affinché, dopo l'ombra della morte, sia anch'io con te. La tua verga e il tuo bastone, mi hanno consolato. La tua disciplina non mi ha afflitto, anzi da essa sono stato consolato; perché tu ti ricordi di me»[257].
 [5]Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

«Hai preparato davanti a me una mensa affinché non continui più a nutrirmi soltanto di latte, come fanno i bambini, ma mi alimenti di un cibo ben più solido che mi renda capace di affrontare le avversità»[258]. «Hai profumato di olio il mio capo; hai infuso una grande gioia spirituale al mio cuore. Il tuo calice inebriante, che fa dimenticare e superare, tutte le vanità di un tempo, davvero è prezioso»[259].
[6]Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
«La tua ineffabile bontà ci comunica tutti questi beni: non aspetta le nostre richieste, ci insegue quando fuggiamo via da essa, ci previene, ci salva, offre una dimora presso Dio, in questa vita e in quella futura»[260]. «La tua misericordia e la tua grazia mi consolideranno affinché abbia sempre come mia casa, la tua casa, cioè la Chiesa, e così, restando in essa, ottenga lunghezza di giorni presso di te e la vita eterna. Il fatto che continui a stare nella tua casa e che non mi allontani mai da essa,.... questo mi fa sperare che potrò ottenere lunghi giorni illuminati dalla tua luce»[261].
«Guidaci, Signore, con le redini pazienti dei tuo precetto, affinché, entrati nell’abitazione eterna del cielo, veniamo saziati nell’attingere alla pienezza del tuo calice eterno»[262].

Salmo 23

Una moltitudine di popoli s’unisce ad Israele per accogliere il Signore che sta per entrare nel tempio. La Chiesa celebra il Signore Gesù entrato nel santuario del cielo e chiede di partecipare alla sua gloria: «Salmo sulla glorificazione e la risurrezione del Signore che si è compiuta all'alba del primo giorno della settimana, che ormai è chiamato giorno del Signore»[263].

Del Signore è la terra e quanto contiene, il mondo con i suoi abitanti.
«Il Signore non è soltanto Dio degli Ebrei né si prende cura di loro in modo esclusivo, ma governa tutta la terra. Non la domina come un sovrano che ha usurpato il potere, né come un padrone che ha acquisito una proprietà, ma come Colui che l'ha creata e che l'ha tratta all'esistenza, dal non essere»[264]. Il Creatore, poi, ha dovuto riconquistare la sua creazione. Il diavolo pensava che il mondo fosse suo ma Cristo, svuotando se stesso e obbedendo fino alla morte, ha ricevuto da Dio la terra in eredità[265].
è lui che l'ha fondato sui mari e sui fiumi l'ha stabilito
La creazione rivela la potenza ma anche la provvidenza di Dio. «Non parla soltanto del fatto della creazione ma anche della provvidenza di Dio: avendo visto che la terra era arida, Egli le fornì l'umidità necessaria»[266].
«Cristo ha stabilito fermamente la sua Chiesa sopra tutti i marosi di questo mondo, affinché da essa fossero dominati e non le arrecassero alcun male. Sui i fiumi l'ha disposta. I fiumi scorrono al mare, e gli uomini in preda alle loro passioni si perdono nel mondo: anche su questi vince la Chiesa... dopo avere dominato, per mezzo della grazia di Dio, le bramosie del mondo»[267].
Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha le mani innocenti e cuore puro...?
«Il monte non è quello terreno ma quello celeste; ne parla l'apostolo quando dichiara: Vi siete accostati al monte di Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste (Eb 12,22). Prima, all'inizio del salmo ha insegnato che Dio è il Creatore, ora indica la strada che ci può condurre a Lui»[268]. «Chi vuole salire a quel santo monte deve purificare la sua anima da ogni lordura e, ugualmente, conservare pure le sue mani. Le mani indicano le azioni e il cuore i pensieri; con il cuore deliberiamo che cosa fare e con le mani mettiamo in opera i nostri intenti»[269].
Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza.
Benedizione e giustizia evocano la fedeltà di Dio. «La ricompensa, quella che consideriamo tale, ci viene offerta in realtà soltanto per la misericordia divina. Tutte le opere buone che gli uomini compiono non sono altro che espressione di doni ricevuti in precedenza e un anticipo di quelli che ci verranno donati nel futuro, i quali superano ogni aspettativa»[270].
Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe
«Gli uomini retti, desiderano vedere il Signore, sapendo che un tempo si era mostrato al grande Giacobbe. Se in un salmo precedente, il salmista aveva chiesto di essere preservato dai mali che venivano compiuti dalla sua generazione, ora dichiara che questa generazione cerca il Dio di Giacobbe. Dopo l'incarnazione del nostro Salvatore, ogni luogo della terra, accolto il Vangelo, ha abbandonato le divinità tradizionali per cercare il Dio di Giacobbe»[271].
Alzate porte la vostra fronte alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
[8]Chi è questo re della gloria?

L’invito di aprire le porte è rivolto in realtà ai custodi. «Nel salmo 21, aveva preannunciato, con la passione salvifica, l'annuncio della salvezza alle genti; ora, il salmista ritorna a parlare dei popoli e della loro conversione. Proclama inoltre l'Ascensione del Signore, presenta i cori degli angeli, i quali, facendo strada a Cristo Signore, attestano ad altri angeli del cielo, che li stanno interrogando desiderosi di conoscere, la notizia del nuovo evento»[272].
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.
«Cristo rovesciò la dura tirannia del diavolo, dissolse l'inganno dei demoni che erano al suo servizio. Gli angeli ordinano che le porte eterne del cielo vengano aperte, lasciando passare per la prima volta una persona appartenente alla natura umana. Nessuno uomo fino allora aveva varcato quelle soglie»[273]. «Entra in cielo il Signore forte e potente, che tu hai ritenuto debole e soggiogato. Tocca le cicatrici e constaterai che sono guarite: la debolezza umana è stata restituita all'immortalità. Entrerà il Re della gloria per intercedere per noi alla destra del Padre»[274].
«O Dio, tu che conservi la vita e l’armonia del cosmo e sei servito da ogni creatura dell’universo, ridonaci l’innocenza affinché, grazie alla tua guida e al tuo aiuto, saliamo al monte di santità, nel cielo»[275].

Salmo 24

Il salmista invoca la redenzione per Israele, che é liberazione dalle angosce, dal peccato e capacità di vivere nella via di Dio. «Nelle parole di questo salmo la Chiesa chiede che, protetta dallo sguardo di Dio, non sia considerata degna di disprezzo da parte dei suoi avversari»[276].

A te, Signore, elevo l'anima mia,
[2]Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Il salmista «parla così perché ora è riuscito librarsi nelle altezze; ha sollevato la sua anima e l'ha indirizzata verso l'alto. L'ha condotta vicino a Dio, con l'amore, inducendola ad abbandonare ogni attaccamento meschino......»[277]. «Confido in te, Signore, che hai annientato te stesso per redimermi. La tua somma umiliazione divenne la mia somma elevazione. Innalzo a te l'anima mia e confido di essere di essere rivestito di una veste di gloria, di gioia e di candore, perché non rimanga confuso. Si vergognarono i nostri progenitori quando, chiamati da te a pentirsi, fuggirono da te e si nascosero. Io invece vengo alla luce, perché le mie azioni siano riprovate; le confesso da me e perciò spero di non dover più arrossire» [278].

[3]Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.
«Circondato ovunque da un'infinità di mali, ti offro Signore la mia vita. Tutto dipende da te e dal tuo aiuto. Ti chiedo di non sperimentare sempre il disonore della sconfitta. Come stimolo alla speranza, conservo il ricordo di coloro che hanno confidato in te e hanno ottenuto il tuo aiuto»[279].
[4]Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
[5]Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato
«Per prima cosa, ti chiedo, Signore, di conoscere le tue vie e di camminare lungo i sentieri che conducono fino a te, affinché rimanga sempre con fermezza sulla giusta strada»[280]. «Ecco, Signore ho deviato nella mia falsità ma Tu guidami affinché non vada più errando lontano dalla via della giustizia nella verità, che è costituita dai tuoi precetti veri. Tu sei la verità, e da te proviene ogni verità mentre io genero la falsità. Insegnami la tua verità, non solo a proclamarla a parole ma metterla in pratica»[281].
 [6]Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.
[7]Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
«Dio, Tu governi sempre gli uomini con mansuetudine e benevolenza. Ti chiedo di sperimentare anch'io ora la tua bontà e quindi ricordati di essa e non dei miei peccati. Quando ti ricordi di me, sii misericordioso e non giusto. ....Non ho alcun merito ma spero di ottenere quanto ti chiedo per la tua bontà»[282].
[8]Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

«Dolce è il Signore, perché è stato tanto misericordioso con i peccatori, da perdonare loro tutti i peccati anteriori (alla conversione e al battesimo); ma anche giusto è il Signore, il quale, dopo la misericordia della chiamata (alla fede) e del perdono, che si deve alla grazia e non ai meriti, nell'ultimo giudizio esigerà meriti adeguati»[283].
[9]guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.
«Guiderà i miti, e non atterrirà nel giudizio coloro che seguono la sua volontà e che non antepongono la propria, resistendogli. Insegnerà le sue vie non a coloro che vogliono correre avanti, quasi potessero meglio guidarsi da sé medesimi; ma a coloro che non recalcitrano, allorché è loro imposto il giogo lieve ed il fardello leggero[284].
[10]Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
[11]Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.
Tutte le vie del Signore sono misericordia e verità. «Giunge a lui seguendo le sue vie colui che, vedendosi liberato senza alcun merito, depone la superbia e d'ora in avanti si guarda dalla severità del giudice, poiché ha conosciuto la clemenza del soccorritore»[285].
[12] Chi è l'uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.
[13]Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra. [14]Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.
Sono molteplici le forme di vita nelle quali è possibile comportarsi in modo religioso per piacere a Dio... Ad ogni forma che ognuno ha scelto, il salmista presenta delle norme convenienti. Così faceva Giovanni Battista, chiedendo ad ogni categoria di persone un comportamento adeguato a ad essa[286].

[15]Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.
«I miei occhi interiori, ossia tutti i miei affetti, sono sempre rivolti al Signore, verso il quale giustamente devo volgerli, e così trascuro ogni attaccamento terreno. Egli trarrà dal laccio i miei piedi, libererà dal laccio i miei sentimenti, da ogni esitazione che ci impaccia»[287].
 [16]Volgiti a me e abbi misericordia,
perché sono solo ed infelice.
[17]Allevia le angosce del mio cuore,
liberami dagli affanni.
«Traccia un ottimo paragone: prima aveva detto: i miei occhi sono rivolti al Signore ed ora invece chiede a Lui: volgiti verso di me, come io avevo guardato a te e abbi pietà. Chi si rivolge a Lui in continuità, chiede con insistenza di essere guardato, a sua volta, a motivo della sua miseria. Aggiunge dei motivi validissimi per ottenere misericordia: sono unico e molto infelice. L’unico (figlio) è il più amato e l’infelice è il più commiserato. Questa supplica esprime l’invocazione della Chiesa che assume quella di tutto il popolo cristiano»[288].
[18]Vedi la mia miseria e la mia pena
e perdona tutti i miei peccati.

«Chi cammina per una strada impolverata, facilmente si sporchi i piedi e dovrà lavarli. Allo stesso modo chi si trova in questa vita, che è paragonabile ad una strada impolverata, per quanto sia perfetto, non riuscirà ad evitare il peccato e perciò avrà bisogno di una purificazione»[289].
[19]Guarda i miei nemici: sono molti
e mi detestano con odio violento
La Chiesa prega per i nemici perché si ravvedano. Il Signore è capace di convertire, senza indugio, coloro a cui guarda con amore, come nel Vangelo guardò Pietro e questi pianse per il dolore. Del resto i peccatori sono molti e se la rovina di pochi potrebbe essere sopportabile, la Chiesa non può sopportare la perdizione di una moltitudine[290].
[20]Proteggimi, dammi salvezza;
al tuo riparo io non sia deluso.
[21]Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato.
La Chiesa chiede che la sua fede sia custodita in modo da rimanere totalmente integra e possa presentarsi al suo Sposo, il Cristo, senza macchia e ruga[291].
 [22]O Dio, libera Israele
da tutte le sue angosce.
«Redimi il tuo popolo, o Dio, che tu hai predisposto per contemplarti, da tutte le sue angosce e tribolazioni, da quelle interiori che da quelle esteriori»[292].
«Liberaci, o Dio di bontà, da tutti i nostri affanni, perché a Te innalziamo i nostri cuori: Dimentica, i peccati della giovinezza e della nostra ignoranza d’un tempo. Se abbiamo sbagliato per negligenza, perdonaci per la tua clemenza»[293].

Salmo 25

Un fedele, che si presta a celebrare il culto nel tempio, riafferma la sua adesione al Signore e chiede di saper rimanere fedele a Lui, anche per l’avvenire. «Si deve applicare al cristiano perfetto, che partecipa alla vita della Chiesa con molto impegno e si consolida per i doni ricevuti da Dio»[294].

La dichiarazione di innocenza da parte del salmista, ossia Davide, ha suscitato un cero imbarazzo presso i Padri, visto che questi non era certo senza colpe. Ecco alcune soluzioni elaborate: il salmo è scritto da Davide prima di peccare (Teodoreto)[295], e la sua innocenza non è il risultato della sua dirittura morale della grazia preveniente (Agostino) [296]. Si dichiara innocente a motivo del suo profondo pentimento (Bruno da Asti)[297].
Signore, fammi giustizia:
nell'integrità ho camminato...
«Giudicami, o Signore, poiché dopo la misericordia che tu per primo mi hai usata, ho qualche merito per la mia innocenza. Tuttavia, non sperando in me, ma nel Signore, resterò in Lui[298].
…
confido nel Signore, non potrò vacillare.
«Signore, ponendo in te la mia speranza per essere salvato, vivo sempre nella sicurezza, senza subire alcun rivolgimento»[299].
 [2]Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente. [3]La tua bontà è davanti ai miei occhi
e nella tua verità dirigo i miei passi.
«Mettimi alla prova, o Signore, perché nulla in me rimanga nascosto; rendimi noto, non a te, cui niente è nascosto, ma a me e agli uomini. Saggia al fuoco i miei reni e il mio cuore. Applica come fuoco la medicinale purificazione ai miei piaceri e ai miei pensieri[300]. «Se esaminerai le profondità del mio cuore, troverai che con tutto me stesso, confido soltanto nella tua compassione, o Dio. Così facendo, ti sarò gradito, perché avrai visto che amo la tua verità»[301].

[4]Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.
[5]Odio l'alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.
Nella società ci sono i malvagi e dobbiamo convivere con loro ma dobbiamo anche assentarci da loro con l’abbracciare uno stile di vita opposto[302].
[6]Lavo nell'innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, Signore,
[7]per far risuonare voci di lode
e per narrare tutte le tue meraviglie.
[8]Signore, amo la casa dove dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
«Lava le proprie mani, chi deterge i propri peccati con le lacrime del pentimento. Giriamo attorno all’altare, [lo abbracciamo] quando la nostra fede genera opere buone»[303]. «Circonderò  il tuo altare con un abbraccio e parteciperò, per ora soltanto nella speranza ma in futuro anche nella realtà, alla tua grandezza, alla tua eternità ed immortalità, nella quale Tu, Signore Gesù, sacerdote eterno, offri te stesso a Dio Padre per noi quale vittima gradita»[304].
[9]Non travolgermi insieme ai peccatori,
con gli uomini di sangue non perder la mia vita,
[10]perché nelle loro mani è la perfidia,
la loro destra è piena di regali.
[11]Integro è invece il mio cammino;
riscattami e abbi misericordia.[12]Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.
«Mi sia utile, Signore, la fatica con la quale mi hai redento in modo mirabile, a prezzo del tuo sangue. Concedimi di non conformarmi ai malvagi che calpestano il tuo sangue poiché non si curano del sacramento della tua passione. Abbi sempre pietà di me in ogni occasione di pericolo in questa vita perché non vada fuori strada»[305].
Nelle assemblee benedirò il Signore! Il salmista raccomanda di celebrare il Signore con i salmi, e ora, con essi, in tutte le Chiese ogni giorno viene lodato il Signore[306].
«Effondi la tua misericordia, Signore, sui tuoi servi che ti implorano. Rendici costanti nel custodire la tua verità affinché, avendo recuperato l’innocenza, meritiamo di essere liberati dall’empietà»[307].

Salmo 26

L’orante si rafforza nell’abbandono a Dio. Anche il cristiano «dichiara di aver timore di Dio e di non provare soggezione per nessun altro; nelle avversità della vita, si appoggia su di Lui e, illuminato dallo Spirito, augura a se stesso di partecipare alla vita futura»[308].

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
[2]Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. [3]Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.
«Se accolgo la tua luce e vengo illuminato da te, allora divento capace di affrontare tutte le avversità»[309]. Se fosse privo dell’aiuto di Dio, il credente non potrebbe affrontare le lotte dell’esistenza: «Davide, illuminato dallo Spirito, vede in anticipo ciò che gli sarebbe accaduto: sarebbe salito sul trono, dopo aver attraversato prove durissime… avrebbe rischiato di venire sommerso dalle difficoltà. Vede questi fatti futuri come fossero presenti. Predispone, allora, il suo cuore alla lotta e pensando che l'aiuto di Dio sarebbe stato un soccorso invincibile, comincia a pregare, mentre attende la disfatta dei nemici»[310].
[4]Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
L’agire autentico ed efficace del credente dipende dalla profondità della sua relazione con Dio: «Godendo già di grandi benefici, non chiedo al mio Benefattore ricchezza e potenza, ma piuttosto di stare con frequenza nel tempio santo, per contemplare, come in uno specchio la bellezza divina e per riflettere su come devo fare per agire in conformità alla Legge. So per esperienza che, così facendo, ottengo salvezza e sfuggo alle avversità»[311].
[5]Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.
[6]E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.
«Nelle avversità, Dio agisce alla maniera di un'aquila la quale, come dice Mosè, protegge il suo nido e dopo aver disteso le ali,  ricopre i suoi piccoli e non permette che vengano aggrediti. Non soltanto li nasconde e li protegge, ma li innalza sopra la roccia. Stare sulla roccia è rimanere fedeli, in modo irremovibile e saldo; la Roccia, poi, è Cristo sul quale siamo stabiliti»[312].
[7]Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
[8]Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto»;
il tuo volto, Signore, io cerco. [9]Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
[10]Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
«Nel segreto, dove tu solo ascolti, ti ha detto il cuor mio: ho cercato il tuo volto, non qualche altro vantaggio all'infuori di te. Con perseveranza insisterò in questa ricerca; non cercherò infatti qualcosa di poco conto, ma il tuo volto, o Signore, per amarti gratuitamente, dato che non trovo niente di più prezioso. Non distogliere da me il tuo volto, affinché io possa trovare quel che cerco. Quale pena può esser più grave di questa per chi ama e cerca la verità del tuo volto? Sii il mio soccorritore. Quando la troverò se tu non mi aiuti?»[313]
 [11]Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
perché mi tendono insidie. [12]Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.
«Signore, per me che a te tendo, e che sto apprendendo la grande arte di pervenire alla sapienza, stabilisci una legge sulla tua via, affinché io non devii e la tua dottrina non mi abbandoni. Guidami nella rettitudine del arduo sentiero! Non basta infatti incominciare, dato che i nemici, finché non si è giunti, non si danno pace»[314].

[13]Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

«Quando ciò avverra? È una cosa difficile da ottenere per un debole mortale e per chi ama è un risultato che viene sempre troppo tardi. Ascolta tuttavia una voce che non mente: Spera nel Signore! Sopporta con coraggio la bruciatura delle tue reni e con forza la bruciatura del tuo cuore. Non pensare che ti viene negato per sempre, ciò che non hai ancora ricevuto. Per non cadere nello sconforto, ascolta ciò che ti viene detto: Spera nel Signore»[315].
[14]Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
«Ascolto il Signore stesso che parla nel mio cuore, ascolto lo Spirito Santo che mi corrobora dichiarando: Spera nel Signore e sii forte»[316].
«Difendici, o Dio, Soccorritore di ogni uomo, dall’aggressione violenta del nemico. Facci abitare in continuazione nella tua casa, presso di te, per poter godere della visione del tuo volto, con l’occhio del cuore»[317].

Salmo 27

Preghiera di un tribolato che, dopo aver sperimentato il silenzio di Dio, viene esaudito. I Padri vedono in questo orante una prefigurazione di Gesù: invoca il Padre, lo ringrazia; dopo la resurrezione, chiede che tutto il popolo credente ottenga la medesima  salvezza[318].

A te grido, Signore;
non tacere, mio Dio,
perché, se tu non mi parli,
io sono come chi scende nella fossa. [2]Ascolta la voce della mia supplica,
quando ti grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.
Il salmo è visto come preghiera di Cristo: «Mentre elevo le mie mani, mentre elevo le mie mani sulla croce verso il tuo santo tempio»[319].
[3]Non travolgermi con gli empi,
con quelli che operano il male.
Parlano di pace al loro prossimo,
ma hanno la malizia nel cuore [4]Ripagali secondo la loro opera
e la malvagità delle loro azioni.
Secondo le opere delle loro mani,
rendi loro quanto meritano.
[5]Poiché non hanno compreso l'agire del Signore
e le opere delle sue mani,
egli li abbatta e non li rialzi.

Cristo non chiede la distruzione dei nemici ma prevede il disfacimento del progetto di chi rifiuta di Dio[320].
[6]Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia preghiera;
[7]il Signore è la mia forza e il mio scudo,
ho posto in lui la mia fiducia;
mi ha dato aiuto ed esulta il mio cuore,
con il mio canto gli rendo grazie.
«Il Dio che non mente, per confermare le sue promesse delle quali dice: Mentre ancora mi parli, io dirò: Eccomi (Is 58,9), si mostra pronto ad esaudire le loro suppliche, quasi stando accanto a chi lo invoca con purezza»[321].
[8]Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza del suo consacrato.
[9]Salva il tuo popolo e la tua eredità benedici,
guidali e sostienili per sempre.
Il salmo allude all’opera di Cristo e ai salvati per opera sua, indicati nella persona di Davide, il consacrato da Dio. Come il Signore ha salvato lui che lo aveva supplicato, così sarà la salvezza del nuovo Davide e di tutto il popolo che gli appartiene. Fanno parte dell’eredità di Cristo anche tutti gli uomini amici di Dio dell’antico popolo. Non è giusto chiamare popolo di Dio tutta la massa e quanti sono indegnamente entrati nella Chiesa di Dio, ma soltanto quanti vivono in modo a lui gradito[322].
«Tu che sei la Difesa Sicura di ogni uomo, o Dio, pieno di forza, salva tutti i membri del tuo popolo perché non facciano parte di quanti sprofondano nella morte. Vivano davvero unanimi all’interno del tuo tempio, così da possedere nel cuore la pace che si scambiano l’un l’atro nel saluto»[323].

Salmo 28

Dio manifesta la sua potenza nell’impeto di un uragano ma assicura di porre la sua forza a servizio del suo popolo, benedetto da Lui nella pace. «Il profeta esorta tutti i fedeli ad offrire sacrifici al Signore con devozione del cuore, ed enumera gli atti di potenza dello Spirito santo con sette indicazioni»[324].

Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza. 
[2]Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore in santi ornamenti.
La corte celeste è invitata a glorificare Dio. I Padri seguono la variante greca (LXX): Portate al Signore, figli di Dio, portate al Signore agnelli (per il sacrificio) e presentano una nuova interpretazione: i Figli di Dio, ossia gli apostoli che hanno ricevuto la missione della predicazione, rendano a Dio gloria e onore, annunciando il Vangelo a tutti i popoli e ed offrano a Lui, come offerta, la vita nuova dei rigenerati al battesimo[325].
[3]La voce del Signore sulle acque,
 tuona il Dio della gloria,
il Signore sulle grandi acque.
[4]La voce Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.[5]La voce del Signore schianta i cedri,
il Signore schianta i cedri del Libano.
[6]Fa balzare come un vitello il Libano
e il Sirion come un giovane bufalo. [7] La voce del Signore saetta fiamme di fuoco,
[8] La voce del Signore scuote il deserto,
il Signore scuote il deserto di Kades.
[9] La voce del Signore provoca le doglie alle cerve e affretta il parto delle capre.

Descrizione di un uragano, che prende le mosse dalle acque superiori che stanno sotto il trono di Dio: la tempesta viene permessa e dominata, da Lui. Compare sette volte l’espressione voce del Signore (oppure tuono). La Parola di Dio si mostra molto forte ed autorevole, capace di abbattere qualsiasi potenza (i cedri), in ogni luogo; essa determina la vita di ogni creatura.
«La voce del Signore agisce nei battezzati; li fa potenti e opera grandi cose in loro. La voce del Signore spezza i cedri. La voce del Signore umilia i superbi con la contrizione del cuore. Spezzerà con la penitenza quanti si inorgogliscono per lo splendore della nobiltà terrena, dal momento che ha eletto le cose ignobili di questo mondo, nelle quali manifesta la sua presenza»[326].
I Padri collegano i versetti ad episodi del Nuovo Testamento; in primo luogo al Battesimo di Gesù: «Voce del Signore sulle acque: Il versetto profetizza quella voce del cielo che si fece udire al Giordano e proclamava: Tu sei il Figlio mio, l’Amato, in te mi sono compiaciuto. Il salmista la chiama tuono perché questa dichiarazione riecheggia in tutta la terra mediante la predicazione del Vangelo»[327]. Un altro episodio è la Pentecoste: «Il salmista chiama voce la grazia dello Spirito Santo che riempì gli apostoli di forza e di potenza; da vili, li rese coraggiosi»[328]. In una interpretazione allegorica i sette tuoni significano i sette doni dello Spirito[329].
Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!». [10]Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre.
[11]Il Signore darà forza al suo popolo
benedirà il suo popolo con la pace.
«Rinsalderà la terra inondata dallo straripare dell'iniquità, la rinnoverà fino a renderla una nuova creazione»[330]. «Il Signore, nel diluvio di questo secolo, dimora nei suoi santi, custoditi, come in un'arca, nella Chiesa. Si assiderà, poi, regnando in loro in eterno. Darà fortezza al suo popolo che combatte contro le tempeste e le bufere di questo mondo, dato che non ha loro promesso la pace in questo mondo. Benedirà il suo popolo, offrendogli in se medesimo la pace, poiché, dice, vi dò la mia pace, la mia pace vi lascio»[331].
«Fortifica il tuo popolo, Signore, e rendici tempio dello Spirito Santo. Mediante la purezza del nostro cuore, sapremo offrirti un sacrificio a te gradito»[332].

Salmo 29

Ringraziamento di un uomo risanato da Dio. La Chiesa celebra la sua partecipazione alla resurrezione di Gesù: Egli, come uomo, costituì le primizie della nostra umanità, e essendo tale, donò la salute a tutta la nostra natura[333].

[2]Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato
e su di me non hai lasciato esultare i nemici.

«Nel salmo precedente aveva detto: Signore, se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa. Adesso rende grazie, perché prima era sceso in basso e caduto nella fossa, ma poi ne è stato tratto fuori»[334]. «Questa voce non è del Signore nostro Gesù Cristo, ma dell'uomo stesso, della Chiesa universale, del popolo cristiano; … e l'unità dei Cristiani è un solo uomo. Forse l'uomo stesso, cioè la stessa unità dei cristiani dice: ti esalterò, Signore»[335].
[3]Signore Dio mio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
[4]Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,
mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.
«Chi è stato guarito, forse il Verbo di Dio, colui che mai è stato ammalato? No: ma Egli portava la morte della carne, portava la tua ferita, per sanare te dalla tua ferita. La carne è stata dunque risanata. Quando? Quando egli è risorto. Ascolta l'Apostolo, contempla la vera guarigione: è stata assorbita - egli dice - la morte nella vittoria. Quella esaltazione dunque sarà allora l'esaltazione della nostra voce; ora è l'esaltazione di Cristo»[336].
 [5]Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome,
[6]perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.
«Inneggiate al Signore, o santi suoi; poiché è risorto il vostro Capo, sperate, o rimanenti membra, in ciò che vedete nel Capo; sperate, o membra, ciò che nel Capo avete creduto. …Cristo è asceso in cielo, ove noi lo seguiremo: non è rimasto negli inferi, è risorto e più non muore; quando anche noi risorgeremo, più non moriremo»[337]. «È bene intensificare il ringraziamento e ricordare l’amore di Dio per gli uomini. Egli ha un amore tanto grande per loro da non voler mai alcun male. Se uno deve essere punito, Dio si arma di sdegno, ma, quanto alla sua volontà, non vuole la morte dell’uomo. Contro il suo volere, sono preparati per i peccatori sdegno e ira»[338].
[7]Ho detto nella mia sicurezza:
«Mai potrò vacillare!».
[8]Nella tua bontà, o Signore,
mi avevi posto su un monte sicuro;
ma quando hai nascosto il tuo volto,
lo spavento mi ha preso.
«Credeva di stare in piedi in una felicissima situazione, grazie alla propria virtù,… sicuro da mutamenti. [Ora confessa:] A causa del mio vanto, [Signore] mi hai lasciato solo e privo dell’aiuto che viene da te, ma subito sono stato confutato, cadendo in potere dei mie peccati»[339]. «Chi possiede qui l'abbondanza? Nessuno. Di che cosa abbonda l'uomo? Di sciagure, di calamità. Ma i ricchi non posseggono l'abbondanza? Essi hanno più bisogno quanto più posseggono; sono devastati dai desideri, dissipati dalle cupidigie, tormentati dai timori, consumati dalla tristezza; quale è la loro abbondanza?»[340].

[9]A te grido, Signore,
chiedo aiuto al mio Dio.[10]Quale vantaggio dalla mia morte,
dalla mia discesa nella tomba?
Ti potrà forse lodare la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
[11]Ascolta, Signore, abbi misericordia,
Signore, vieni in mio aiuto.
«Il Dio che non mente, per confermare le sue promesse delle quali dice: Mentre ancora mi parli, io dirò: Eccomi (Is 58,9), si mostra pronto ad esaudire le loro suppliche, quasi stando accanto a chi lo invoca con purezza»[341].
[12]Hai mutato il mio lamento in danza,
hi hai tolto l’abito di sacco, mi hai vestito di gioia,
[13]perché io possa cantare senza posa. Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.
«Noi [cristiani] abbiamo un motivo molto grande di godere poichè abbiamo una prova sublime dell'amore di Dio per noi: Egli ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio Unigenito, affinché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Ti loderò per sempre: in questa vita e in quella futura dopo la  risurrezione»[342].
«Difensore di ogni uomo, Dio di grande bontà, non permettere che i nostri nemici godano per averci vinto. Rafforzaci e rendici saldi, affinché, passando dal pianto alla gioia, manteniamo vivo il ricordo della tua santità»[343].

Salmo 30

La totalità del salmo è costituito dalla supplica di un fedele «che si aggrappa completamente a Dio»[344]. «Vi si trova la profezia di molti fatti avvenuti durante la passione del Signore»[345].

[2]In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;

Il salmista [Davide], pur godendo di molte qualità e di molti beni, «era convinto che niente di tutto questo giovasse alla sua sicurezza, quanto la speranza in Dio»[346].
per la tua giustizia salvami.
«In Cristo, liberami, o Dio, dalla schiavitù del demonio e dalla morte eterna. Cristo è la nostra giustizia e non c'è altro nome dato agli uomini nel quale possiamo essere salvati»[347].
[3]Porgi a me l'orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva. [4]Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.
«Sii per me una casa di rifugio. Sono fuggito lontano da te e ho perso me stesso. Ritornerò da te, per ritrovarmi. Se mi allontano da te, in qualunque luogo vada, ti ritroverò sempre. Rimani sempre per me una casa in cui possa salvarmi»[348].

[5]Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.[6]Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

Il salmista affida se stesso a Dio, rifiutando le altre divinità ed è certo che sarà esaudito. L’espressione: mi affido alle tue mani, ricorda la preghiera di Gesù sulla croce: «Ti affido la mia vita della quale parla il profeta: se offrirà se stesso, vedrà una lunga discendenza e il volere di Dio si compirà per suo mezzo (Is 53, 10). Ora io, per abolire il peccato dei miei, offro me stesso in croce, come chicco sparso in terra che produrrà una grande discendenza e nelle tue mani affido il mio spirito cioè tutto me stesso»[349].
[7]Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.
[8]Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;
[9]non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.
Le divinità vengono chiamate nullità di vanità (havle-shawe). Vanità sono anche le false sicurezze: «Se confidi nel denaro o nella nobiltà o in qualche altra carica, stai cercando cose vane. Mentre speri, spiri e se muori perdi tutto ciò in cui speravi. Amiamo allora quei beni che non ci lasciano quando moriamo nè vengono abbandonati da noi appena morti»[350].
[10]Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.
[11]Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.[12]Sono l'obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l'orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
[13]Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.
[14]Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.
In tutta la sua vita, sperimentando l’ostilità e il rifiuto, Gesù si è affidato al Padre pregando con grida e lacrime (Cf. Eb 5,21). Il versetto ricorda soprattutto la passione di Gesù: i nemici lo deridevano ed oltraggiavano e i discepoli lo abbandonarono[351].
[15]Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
[16]nelle tue mani sono i miei giorni».
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:
[17] fa splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.[18]Signore, ch'io non resti confuso, perché ti ho invocato;
siano confusi gli empi, tacciano negli inferi.
[19]Fa tacere le labbra di menzogna,
che dicono insolenze contro il giusto
con orgoglio e disprezzo.
«Ora i miei nemici prevalgono, tuttavia i miei tempi sono custoditi nelle tue mani e so che sono custodite presso di te anche le mie sorti»[352]. «Quando il sole sorge, dissipa ogni tenebra; quando scende sotto l’orizzonte, la notte avvolge tutto; allora  escono le bestie selvatiche dalle loro tane, allo stesso modo, quando Dio si distoglie da noi, sorgono i nemici dell’anima e l’assalgono. Tuttavia quando Egli fa risplendere la luce della sua divinità, viene dissolto tutto ciò che è contrario a Dio»[353].
[20]Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia
davanti agli occhi di tutti.
[21]Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dalla rissa delle lingue.[22]Benedetto il Signore,
che ha fatto per me meraviglie di grazia
in una fortezza inaccessibile.
[23]Io dicevo nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.[24]Amate il Signore, voi tutti suoi santi;
il Signore protegge i suoi fedeli
e ripaga oltre misura l'orgoglioso.
[25]Siate forti, riprendete coraggio,
o voi tutti che sperate nel Signore.
Dio è stato glorificato in me: mentre mi assediavano una miriade di avversari, ecco che il mio custode, il Signore, ha posto una barriera attorno a me. Ha reso meravigliosa la sua misericordia salvandomi, rendendomi come una città circondata da mura fortificate. Ha fatto questo, quando ho umiliato me stesso, ho riconosciuto la mia impotenza e mi sono affidato a lui[354].
«Supplichiamo con forza, o Dio di grande misericordia, l’immensa vastità della tua tenerezza. Concedici di cercare la tua verità e di reprimere lo sviluppo maligno dell’orgoglio»[355].

Salmo 31

Annuncio della beatitudine del perdono. «Preghiera di un penitente e promessa di Dio: Egli  assicura di abbracciare con la sua misericordia chi spera in lui»[356].

Beato l'uomo a cui è tolta la colpa,
e coperto il peccato.
[2]Beato l'uomo a cui Dio non imputa iniquità
e nel cui spirito non è inganno.
«Il penitente, a somiglianza del pubblicano che si batteva il petto e non osava neppure alzare gli occhi al cielo, sospira [per il dolore] con tutto le sue forze, conoscendo i propri errori. Nell’umiltà del suo cuore, non presume invocare la maestà divina ma dichiara beati gli uomini che ricevono il perdono»[357]. «A Dio piace chi dispiace a se stesso: quando ci riconosciamo peccatori, diciamo la verità; quando ci giustifichiamo, mentiamo»[358].
[3]Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.
[4]Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore. [5]Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho coperto la mia cola.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
«Signore, dal momento che sei Buono, mi hai educato usando maniere forti perchè ricercassi la salvezza»[359].
LXX: sono caduto in miseria nel conficcarsi della spina. «La spina è il peccato. Finché il peccato rimaneva infisso nella mia anima, vivevo nell’angustia»[360]. «Hai ascoltato la confessione che era già nel cuore prima che fosse espressa nel discorso»[361].
[6]Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell'angoscia.
Quando irromperanno grandi acque
non lo potranno raggiungere.
[7]Tu sei il mio rifugio, mi preservi dall’angoscia,
mi circondi di esultanza per la salvezza.
«Ogni fedele, osservando ciò che è stato fatto per me, ti pregherà con fiducia. Esaudirai anche lui e gli offrirai salvezza. Anche se si riversasse su di lui una massa travolgente di acque, nulla gli farà del male. Ha costruito, infatti, la sua casa sulla roccia, e, a te, grande Salvatore, ha appeso le sue speranze; perciò sarà sicuro e resterà saldo»[362].
[8]Ti farò saggio, t'indicherò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.
.
«Il Signore promette di mostrargli colui che ha detto: Io sono la via, vale a dire il Verbo di Dio, che conduce quanti sono in cammino alla felicissima meta che è il Padre suo»[363]. «[Dio ti promette:]Terrò fissi su di te i miei occhi. Non distoglierò da te i miei occhi, perché anche tu non distoglierai da me i tuoi. Giustificato per la remissione dei peccati, leva, allora, i tuoi occhi a Dio. Era imputridito il tuo cuore, quando era volto alla terra. Non senza ragione odi le parole: In alto il cuore, affinché non imputridisca. Leva dunque anche tu i tuoi occhi a Dio sempre, affinché Egli fissi su di te i suoi»[364].
[9]Non siate come il cavallo e come il mulo
privi d'intelligenza;
si piega la loro fierezza con morso e briglie,
se no, a te non si avvicinano
«Vuoi essere un cavallo ed un mulo e ti rifiuti di avere un cavaliere? Saranno strette la tua bocca e le tue mascelle con morso e con briglia; sarà stretta la stessa tua bocca, con la quale tu vanti i tuoi meriti e taci i tuoi peccati»[365].
[10]Molti saranno i dolori dell'empio,
ma la grazia circonda chi confida nel Signore.
[11]Gioite nel Signore ed esultate, giusti,
giubilate, voi tutti, retti di cuore.
«È retto di cuore l'uomo che, soffrendo per quanto gli accade, non ne attribuisce la causa se non alla giusta volontà di Dio. Non ritiene che Dio sia insipiente, come se non sapesse che cosa stia facendo. Al contrario sono malvagi, quanti ritengono di soffrire ingiustamente i mali che subiscono; pensano che Dio sia malvagio e che li faccia soffrire per arbitrio. Un legno storto, anche se lo collochi sopra un pavimento liscio, non si adagia, non aderisce, ma sempre si muove e traballa; così anche il tuo cuore, finché è distorto, non può allinearsi con la rettitudine di Dio, così da aderire a Lui»[366].
«Dio Santo, che, dopo aver perdonato i loro peccati, rendi partecipi della tua beatitudine i fedeli che credono in te, ascolta l’invocazione di questa tua famiglia: spunta l’aculeo del peccato e ricolmaci di gioia interiore»[367].

Salmo 32

Celebrazione della fedeltà di Dio che attua nella storia i suoi progetti d’amore. «Il profeta invita i giusti a godere nel Signore e li chiama beati poiché sono stati scelti per essere assistiti da lui»[368].

[1]Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
[2]Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
[3]Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate. 

«Noi stessi possiamo diventare uno strumento musicale melodioso e armonioso, per celebrare Dio, con i nostri sensi fisici e spirituali»[369].
[4]Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera. 
[5]Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
Il salmo celebrare, in primo luogo, la fedeltà di Dio e la veridicità della sua promessa. «Ordina che tutte le creature da Lui fatte, siano accolte con rispetto da tutti, con prontezza e senza esitazione. Dobbiamo imitare il Creatore. Egli governa con misericordia tutti e prova compassione per quanti subiscono ingiustizia. Allo stesso modo, anche noi dobbiamo giudicare i malvagi con giustizia e nutrire solidarietà con le vittime»[370]. «La misericordia non è necessaria dove non c'è miseria. Sulla terra abbonda la miseria dell'uomo e sovrabbonda allora la misericordia di Dio. La terra è piena della miseria dell'uomo ed è anche piena, di conseguenza, della misericordia di Dio»[371].
[6]Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
[7]Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi. [8]Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
[9]perché egli parla e tutto è fatto,
comanda e tutto esiste.

La forza della Parola di Dio appare in primo luogo nella creazione. «Nel creare, Dio non si affaticò né impiegò molto tempo ma gli bastò dare un ordine. Diede un ordine: ci sia il firmamento ed esso fu. Questo significato letterale, più superficiale, tuttavia, era adatto ai Giudei, ma ora conosciamo una teologia più profonda: il Verbo Dio ha creato i cieli insieme allo Spirito»[372].
Il vero timore di Dio sorgerà negli uomini dopo l’incarnazione del Verbo, quando verrà formata la nuova creazione[373]. «All’annuncio del Vangelo, ogni udito si è riempito della parola, tutti gli uomini sono stati scossi da tanta potenza»[374].
 [10]Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
[11]Ma il piano del Signore sussiste per sempre,
i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
Dio continua a creare: attua il suo progetto nella storia, dando ordine al caos rappresentato dai progetti umani. «Chi può annullare il progetto di Dio? Prima della creazione del mondo, Egli ci vide, ci creò, ci educò, venne presso di noi, ci redense e questo progetto sussiste per sempre»[375]. «I suoi pensieri non saranno annullati come avviene a quelli degli uomini ma li conserva a favore di quanti sono degni di lui. Poiché di questi, se ne trovano in ogni generazione, è giusto che Egli, conservando per loro i propri pensieri, in ogni generazione li faccia conoscere a qualcuno»[376].
[12]Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.
[13]Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
[14]Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra,
[15]lui che, solo, ha plasmato il loro cuore
e comprende tutte le loro opere.
Dio vede tutti gli uomini (oppure: ad uno, ad uno). Se l’uomo fosse stato creato simile agli animali irrazionali, Dio non avrebbe avuto necessità di guardare su di loro, ma sarebbe bastata la provvidenza universale con cui provvede a tutti. Egli guarda ad ognuno di noi e solo Lui comprende da quale intenzione procedono e come vengano attuate le nostre opere[377].
[16]Il re non si salva per un forte esercito
né il prode per il suo grande vigore.
[17]Il cavallo non giova per la vittoria,
con tutta la sua forza non potrà salvare.

«La tua speranza sia Dio; la tua fortezza, sia ancora Dio e la tua sicurezza, sia sempre Dio. A Lui si rivolga la tua supplica e l’oggetto della tua lode, rimanga sempre Lui. Il fine ultimo a cui tendi per riposare, sia Dio e sia Lui a sostenerti, mentre stai faticando. Il cavallo, (ossia nessuna potenza), ti prometta di salvarti; se te l'ha promesso, vedrai che fallirà. Se Dio lo vorrà, ti libererai; se non lo vorrà, cadrai ancora più rovinosamente, dall'altezza di questo cavallo»[378].
[18]Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
[19]per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
Dio chiede soltanto la fiducia nel suo amore. «Se vivrete nel timore di Dio, avrete i suoi occhi vigili su di voi … Avendo come grande presidio gli occhi della sua provvidenza, sperate soltanto in Lui e nella sua misericordia»[379]. «In tempo di persecuzione, quando è raro trovare chi distribuisca gli alimenti spirituali, allora gli occhi del Signore, per influsso dello Spirito, nutrono le anime, che vengono ammaestrate da Dio stesso. È così che le sfamano con potenza ineffabile anche senza alcun insegnamento da parte di uomini»[380].
[20]L'anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
[21]In lui gioisce il nostro cuore
e confidiamo nel suo santo nome.
[22]Signore, sia su di noi la tua grazia,
perché in te speriamo.
«Attendere il Signore significa accettare di affrontare la sofferenza, per amore di Lui, senza rifiutare le fatiche utili alla salvezza, per compiere ciò che è a lui gradito. Avete bisogno soltanto di pazienza affinché, dopo aver compiuto la volontà di Dio, possiate conseguire la promessa (Eb 10,36)»[381]. «Sia di noi la tua misericordia: Per quale nostro merito? Perchè abbiamo sperato in te»[382].
«Alimenta, Signore, il tuo popolo, che ha bisogno di nutrirsi della tua parola, e liberaci dalla morte del peccato. Ricolmati dei doni della tua misericordia, potremo partecipare, se tu lo consenti, alla gioia dei giusti»[383].

Salmo 33

Ringraziamento per la redenzione concessa agli umili. «Il profeta celebra Dio ed esorta i miti a perseverare con lui nel lodarlo e di evitare le delicatezze del peccato. I giusti saranno liberati a motivo della loro giustizia; i malvagi, invece, periranno»[384].

[2]Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

«Lodo il mio Dio, in ogni tempo, nella prosperità e nell’avversità»[385].
[3]Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
«Chi ama le cose spirituali e la rettitudine di vita può dichiarare: mi glorio nel Signore. Chi è attaccato agli interessi terreni, si gloria della propria ignominia. Compiere il bene, però non dipende dalla volontà dell'uomo, ma dalla grazia»[386]. Gli umili «amano ascoltare le parole dei sapienti e accolgono le esortazioni al bene, senza provare alcun fastidio»[387].

[4]Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
«Nessun uomo, da solo, è in grado di comprendere la grandezza delle opere di Dio; il salmista convoca allora i miti per svolgere questo compito insieme a tutti loro»[388]. 
[5]Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
«Non cercare qualcosa di diverso da Dio, ma cerca Dio stesso e ti esaudirà. Qualsiasi cosa ti possa donare è molto inferiore a me. Cerca proprio me, godi di me, abbracciami. Per ora non potrai avermi in modo completo. Toccami con la fede, e cerca di avvicinarti a me. Ti sgraverò da tutti i tuoi pesi, affinché possa aderire a me quando cambierò in immortalità la tua mortalità affinchè sia uguale agli angeli»[389].

[6]Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
[7]Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
[8]L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
«Esorta chi siede nella tenebra ad avvicinarsi a Dio e ai raggi della sua divinità, per ricevere, grazie a questa vicinanza, la grazia dell'illuminazione»[390]. «Chi si avvicina a Lui con fede, accoglie raggi di luce spirituale. Mosè fu glorificato con un volto luminoso»[391]. «L’angelo del Signore si accampa… Lo attesta anche l’Apostolo: Gli angeli non sono forse dei ministri mandati a nostro servizio, di noi che stiamo per ricevere in eredità la salvezza? (Eb 1,14)»[392].
[9]Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.
[10]Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
[11]I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
«Conoscete per esperienza la bontà di Dio. Il significato profondo di questo testo allude alla grazia dei divini misteri. Mediante il santo Battesimo viene donata una vera illuminazione ai credenti che vi accedono e l’invito a gustare il cibo vivificante mostra in modo palese la bontà del Salvatore. Che cosa può far comprendere meglio la sua bontà quanto la croce, la passione, la morte accettata per noi, e il fatto che Egli si doni alle sue pecore come cibo e sorgente?»[393].
[12]Venite, figli, ascoltatemi;
v'insegnerò il timore del Signore.
[13]C'è qualcuno che desidera la vita
e brama lunghi giorni per gustare il bene?
«Cristo è la vera vita; può diventare anche la nostra vera vita se viviamo rimanendo in lui»[394]. «Qual è la migliore delle opere buone?
[14]Preserva la lingua dal male,
le labbra da parole bugiarde.
[15]Stà lontano dal male e fa il bene,
cerca la pace e perseguila.
«L’uomo pacifico comunica la pace a tutti. Non cerca di impossessarsi in modo subdolo dei beni altrui, non fa violenza, non insidia il matrimonio, non dice e non compie malignità. Benefica, consiglia, elargisce, collabora, soccorre i deboli. Queste sono le manifestazioni del vero amore e della sicera amicizia»[395].
[16]Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
[17]Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo. [18]Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
[19]Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.
«Il Signore osserva con attenzione i giusti e guardandoli dall'alto onora coloro che vogliono essere conformi a lui. Osserva i giusti con occhio lieto, come fa un padre che ama i propri figli. Li custodisce ovunque si trovino perché non incorrano in qualche pericolo ma protetti dalla sua grazia ottengano tutte le virtù senza sforzo»[396].
[20]Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
[21]Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato. [22]La malizia uccide l'empio
e chi odia il giusto sarà punito.
[23]Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato.
Le ossa sono le potenze dell'anima che attuano ogni azione buona e bella. Come il corpo non può reggersi senza le ossa, così l'anima dell'uomo non può realizzare nulla di buono, se non possiede una forza adeguata»[397].
«O Dio, Sovrano degli angeli ed di ogni altra creatura, manda un tuo angelo che ci recinga all’intorno; protetti dalla sua avvolgente presenza, potremmo sfuggire alla morte amarissima che incombe sui peccatori»[398].

Salmo 34

Invocazione a Dio perché si ponga a difesa dei perseguitati. «Cristo parla col Padre della sua passione e chiede di essere liberato dalla persecuzione dei suoi nemici»[399].

Signore, giudica chi mi accusa,
combatti chi mi combatte.
«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (Rm 8,31) Osserva con ammirazione: Dio si arma per te! Le sue armi, se progrediremo nel bene, saremo noi stessi. Come noi riceviamo da Lui di che armarci, così Egli si arma di noi. Ne parla anche l'Apostolo: lo scudo della fede, l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito (cf Ef 6,13 ss.), che è il Verbo di Dio»[400].

[2]Afferra i tuoi scudi
e sorgi in mio aiuto. 
[3]Vibra la lancia e la scure
contro chi mi insegue,
dimmi: «Sono io la tua salvezza». [4]Siano confusi e coperti di ignominia
quelli che attentano alla mia vita;
retrocedano e siano umiliati
quelli che tramano la mia sventura.
[5]Siano come pula al vento
e l'angelo del Signore li incalzi;
[6]la loro strada sia buia e scivolosa
quando li insegue l'angelo del Signore.
«I nemici invisibili suggeriscono al nostro cuore che Dio non ci soccorre; dopo averci convinti a cercare un altro aiuto, ci troveranno deboli e cadremo loro prigionieri»[401].
[7] Senza motivo mi hanno teso una rete,
senza motivo mi hanno scavato una fossa.
[8]Li colga la bufera improvvisa,
li catturi la rete che hanno tesa,
siano travolti dalla tempesta.

I malvagi sono travolti da quella bufera che è la loro stessa malizia: «La malvagità procede da te, e chi devasta per primo se non proprio te? Dico, anzi, che può accadere che la tua malvagità non nuoccia ad altri; ma non può accadere che non nuoccia a te»[402].
[9]Io invece esulterò nel Signore
per la gioia della sua salvezza.
L’orante si sente certo che potrà esultare in Dio. «Che cosa mi sarà dato che sia migliore di Dio? Dio mi ama; Dio ti ama. Chiedi ciò che vuoi; e tuttavia non troverai niente di più pregevole, niente di migliore di Quello stesso che tutto ha creato. Chiedi Colui che tutto ha fatto, ed in Lui e da Lui avrai tutto ciò che ha creato»[403].

[10]Tutte le mie ossa dicano:
«Chi è come te, Signore,
che liberi il debole dal più forte,
il misero e il povero dal predatore?».
«Sperimenterai che non abbiamo bisogno di nessun altro aiuto e salvatore, se non del Cristo stesso»[404]. «Più forte di te era stato il diavolo nell'afferrarti, in quanto vinse per il tuo consenso. Ma che ha fatto Cristo Signore? Con il suo potere ha legato il diavolo, per liberare il misero, che nessuno aiutava. Se avrai voluto presumere delle tue forze, cadrai in quello di cui hai presunto. Uno solo dobbiamo cercare, il Signore Gesù che ci riscatta e ci fa liberi, che ha dato il suo sangue per comprarci, e che dei servi ha fatto i suoi fratelli»[405].
[11]Sorgevano testimoni violenti,
mi interrogavano su ciò che ignoravo,
[12]mi rendevano male per bene:
una desolazione per la mia vita.
«I Giudei fecero la stesso cosa contro il nostro Capo, il Cristo, e nascosero il loro laccio di morte. Ti ha offerto un esempio di pazienza affinché non venga meno quando dovrai vivere tra malvagi»[406].
[13]Io, quand'erano malati, vestivo di sacco,
mi affliggevo col digiuno,
riecheggiava nel mio petto la mia preghiera.
[14]Mi angustiavo come per l'amico, per il fratello,
come in lutto per la madre mi prostravo nel dolore. [15]Ma essi godono della mia caduta, si radunano,
si radunano contro di me per colpirmi all'improvviso.
Mi dilaniano senza posa,
[16]mi mettono alla prova, scherno su scherno,
contro di me digrignano i denti.
«Ricordiamoci, o fratelli, che noi apparteniamo al Corpo del Cristo, che siamo membra di Cristo e siamo qui esortati, in ogni nostra tribolazione, a non pensare in qual modo rispondere ai nemici, ma al modo di renderci benigno Dio con la preghiera, e soprattutto a come non essere vinti nella tentazione; infine, anche al modo di convertire coloro che ci perseguitano alla salvezza della giustizia»[407].
 [17]Fino a quando, Signore, starai a guardare?
Libera la mia vita dalla loro violenza,
dalle zanne dei leoni l'unico mio bene.
[18]Ti loderò nella grande assemblea,
ti celebrerò in mezzo a un popolo numeroso. [19]Non esultino su di me i nemici bugiardi,
non strizzi l'occhio chi mi odia senza motivo.
[20]Poiché essi non parlano di pace,
contro gli umili della terra tramano inganni.
[21]Spalancano contro di me la loro bocca;
dicono con scherno: «Abbiamo visto con i nostri occhi!».
«Per noi lunga è l'attesa, ed è in persona nostra che viene detto: fino a quando starai a guardare? cioè: quando vedremo il castigo di coloro che ci oltraggiano? Quando ascolterà la causa di quella vedova il giudice che ora sembra preso dal tedio? Il nostro Giudice, non per il tedio ma per amore, differisce la nostra salvezza; non perché non ci possa soccorrere anche ora, ma perché il numero di tutti noi possa alla fine essere completato. E tuttavia noi, spinti dal desiderio, che cosa diciamo? Signore, libera dai leoni l'unica mia, cioè la mia Chiesa dai potenti che incrudeliscono»[408].
[22]Signore, tu hai visto, non tacere;
Dio, da me non stare lontano.
[23]Dèstati, svègliati per il mio giudizio,
per la mia causa, Signore mio Dio. [24]Giudicami secondo la tua giustizia, Signore mio Dio,
e di me non abbiano a gioire.

«Svegliati per il mio giudizio, Dio mio, per la mia causa. Non secondo la mia pena, ma secondo la mia causa: non secondo ciò che con me ha in comune il ladrone, ma secondo ciò che io ho in comune con i beati che subiscono persecuzioni a cagione della giustizia. La pena, infatti, è uguale per i buoni come per i cattivi. Ciò che fa i martiri non è il supplizio, ma la causa»[409].
[25]Non pensino in cuor loro: «Siamo soddisfatti!».
Non dicano: «Lo abbiamo divorato». [26]Sia confuso e svergognato chi gode della mia sventura,
sia coperto di vergogna e d'ignominia chi mi insulta.

Non dicano: l'abbiamo divorato! «Non ti divorano quando ti perseguitano, ma quando ti inducono ad essere ciò che essi sono. Divora tu il corpo dei pagani. Perché il corpo dei pagani? Esso ti vuole inghiottire, ebbene fa' a lui ciò che egli vuole fare a te. Forse per questo quel vitello ridotto in polvere e gettato nell'acqua fu dato da bere a Israele, affinché il popolo inghiottisse il corpo degli empi»[410].
[27]Esulti e gioisca chi ama il mio diritto,
dica sempre: «Grande è il Signore
che vuole la pace del suo servo».
[28] La mia lingua celebrerà la tua giustizia,
canterà la tua lode per sempre.
«Nella purezza delle tue opere disponiti a lodare Dio tutto il giorno»[411].
Signore, protettore e salvezza nostra, coprici con l’elmo della speranza e con lo scudo della tua inespugnabile difesa: soccorsi da te nell’ora del pericolo, parteciperemo alla gioia e alla letizia di coloro che ti amano[412].

Salmo 35

Il salmista, dopo aver disapprovato la completa sottomissione al Peccato da parte del malvagio, celebra la bontà di Dio in tutta la sua immensità; «accusa con asprezza i dispregiatori della Legge e, in spirito di riconoscenza, descrive il cumulo dei doni concessi da Dio ai fedeli»[413].

[2] Oracolo del peccato nel cuore del malvagio: non c’è paura di Dio davanti ai suoi occhi. [3]Poiché egli si illude con se stesso,
davanti ai suoi occhi, nel non trovare la sua colpa e detestarla.
[4]Le sue parole sono cattiveria e inganno,
rifiuta di capire, di compiere il bene. [5] Trama cattiveria nel suo letto,
si ostina su vie non buone,
non respinge il male.
[2] L’uomo iniquo è dominato dal Peccato, che è divenuto come il suo dio; ad esso serve come uno schiavo, obbedendo ai suoi oracoli. La LXX attenua: pensa fra sé il trasgressore di peccare…
[3] Il peccatore stenta a riconoscere il proprio errore. «Vi sono uomini che sembrano sforzarsi di cercare la loro iniquità ma temono di trovarla; perché, se l'avranno scorta, verrà loro detto: Allontanati da essa; sei caduto nell'iniquità quando eri nell'ignoranza; Dio ti perdona; ora l'hai conosciuta, abbandonala, affinché possa facilmente esser concesso il perdono alla tua ignoranza»[414]. «Ci sono dei peccatori che vogliono sembrare giusti agli occhi degli altri e, per questo, nascondono le loro colpe. Se si vergognano di esse, però, significa che le disapprovano. È necessario, invece, mostrare agli occhi di Dio una vita senza falsità, affinché veniamo riconosciuti giusti da Lui, come fu detto a Natanaele: “Ecco un vero israelita in cui non c’è falsità” (Gv 1,48)»[415]. [4] «In genere non si usa la lingua con sapienza o accortezza, sebbene sia possibile dominarla ma la si adopera senza freno, per pronunciare parole scorrette. Parole di cattiveria ed inganno furono pronunciate contro Gesù dai suoi avversari, quando lo oltraggiarono o cercarono di raggirarlo con espressioni gentili»[416].  [5] «Il malvagio non vuole saperne di ciò che sarebbe giusta fare, al punto che nel corso della notte pensa a come danneggiare il prossimo e di giorno ad eseguire il suo piano»[417].
 [6]Signore, la tua grazia è nel cielo,
la tua fedeltà fino alle nubi;
[7]la tua giustizia è come i monti più alti,
il tuo giudizio come il grande abisso:
uomini e bestie tu salvi, Signore.
[6-7a]«Dopo aver descritto la malizia del malvagio, [il salmista] presenta la sovraeminente ricchezza della pazienza di Dio, per la quale sopporta anche gli iniqui»[418]. «Il profeta vuole che, mediante questi paragoni, apprendiamo l’altezza, la sublimità, la vastità della verità e della fedeltà di Dio. Il Dio misericordioso, fedele e giusto è capace certo di usare misericordia, ma dal momento però che è anche verace, aborrisce chi trama il male agendo con inganno»[419].
[7b-8] «I tuoi giudizi sono come un abisso che non può essere raggiunto dal nostro sguardo. Come gli uomini non possono scrutare il fondo di un baratro, così non sono in grado neppure di penetrare nella conoscenza dei tuoi giudizi»[420]. «La tua bontà si estende fino agli animali; Tu, Signore, non nutri soltanto gli uomini ma anche le bestie che hai creato per il loro servizio e così continui a beneficarci per loro tramite»[421]. Cirillo ricorda tre passi biblici in cui compare la benevolenza di Dio verso gli animali: Giona 4,9-10 (= Dio vuole evitare di sterminare uomini e animali); Sal 103, 14 (= Dio provvede il fieno agli animali) Esodo 23, 12 (= il riposo sabbatico degli animali, assieme agli uomini)[422].
[8]Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali,
[9]si saziano per l'abbondanza della tua casa
e li disseti al torrente delle tue delizie.
Rifugiarsi sotto le ali divine significa partecipare al culto del tempio. «Gli uomini si rifugiano presso di te, per aver visto l'abbondanza dei beni presenti nella tua casa. Il salmista si riferisce alla ricchezza dell’insegnamento ma anche al godimento dell'alimento spirituale»[423].
[9] LXX: Si inebrieranno per l'abbondanza della tua casa. L’esperienza spirituale è simile ad una ebbrezza: «Ha cercato fra le cose umane una parola con cui esprimere ciò che doveva dire. Vedendo gli uomini prendere smoderatamente il vino e perdere la mente, ha compreso che espressione usare. Una volta ricevuta l’ineffabile letizia spirituale, in certo modo, la mente umana viene meno e diventa divina, e si inebria nell'abbondanza della casa di Dio. Da questo calice erano inebriati i martiri»[424].
L’immagine del torrente (nahal) viene interpretata in vari modi; segno di una generosa portata  d’acqua dalla forza travolgente: «Chiamiamo torrente un fiume rapido; ad esso possiamo paragonare la sapienza di Cristo che giunge all’improvviso, è travolgente, capace di raggiungere lo scopo a cui mira senza alcun indugio»[425]; oppure segno di provvisorietà nel tempo: «Paragona l'affluire di questi beni ad un torrente. Questa ricchezza non scorreva fin da principio ma è apparsa soltanto dopo la venuta del Verbo; … questo dono non è un fiume ma un torrente che scorre in un certo periodo, nel corso di questa vita»[426]. 

[10]E' in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.

«Chi è la sorgente della vita, se non Cristo? È venuto a te nella carne, per bagnare la tua gola assetata... Qui una cosa è la sorgente ed un'altra la luce: non così lassù. Perché ciò che è la fonte è anche la luce; chiamalo come vuoi, ma non è quello che tu chiami, perché non puoi trovare un nome adeguato, e non è racchiuso in un solo nome… Ciò che è luce è anche sorgente; è sorgente perché disseta gli assetati, luce perché illumina i ciechi»[427]. «Sorgente di vita è la parola di Dio che vivifica l’anima. La luce del Padre è Cristo e in lui vediamo la Luce, ossia godiamo dell’illuminazione dello Spirito Santo»[428].
[11]Concedi la tua grazia a chi ti conosce,
la tua giustizia ai retti di cuore.
[12]Non mi raggiunga il piede dei superbi,
non mi disperda la mano degli empi.
[13]Ecco, sono caduti i malfattori,
abbattuti, non possono rialzarsi.
[11] «Affinchè possiamo penetrare in quella luce, usa misericordia con coloro che ti conoscono; essa ci guidi, ci conduca e ci renda partecipi dello splendore di quella luce»[429]. [12] «La mano del peccatore è ogni azione diabolica; è l’avidità, è il dare o il ricevere un prezzo di corruzione, mano del peccatore è il sacerdote che concede agli indegni l’accesso all’altare. Dobbiamo pregare affinché non siamo catturati e sconvolti da questa mano. Bisogna che rimaniamo fermi e stabili nella rettitudine, come uomini ben vigili, sebbene tutti gli altri possano cadere in peccato»[430].  

Illuminaci con la tua misericordia celeste, o Fonte e origine della luce eterna, affinché, colmati dalla ricchezza della tua casa, rifiutiamo iniquità e inganno, che provengono dall’arroganza e dall’orgoglio letale[431].

Salmo 36

Il salmista raccoglie alcuni insegnamenti dalla dottrina sapienziale: Dio concede la terra ai miti, agli uomini obbedienti a Lui, mentre i malvagi non hanno alcuna prospettiva. «Rappresenta la voce della Chiesa che ci ammonisce a non imitare lo stile di vita degli empi; presenta inoltre i castighi riservati agli iniqui e i premi per i giusti»[432].

Non adirarti a causa dei malvagi,
 non invidiare i malfattori.
[2]Come fieno presto appassiranno,
cadranno come erba del prato.
I giusti non devono invidiare i malfattori, né mettersi ad imitarli. «L’uomo saggio, che ascolta le parole del Signore e le pratica, mangia il pane celeste e suo cibo è Gesù, poiché si nutre delle sue parole e vive nei suo comandi. I malvagi invece diventano fieno per quelli che li imitano»[433].
[3]Confida nel Signore e fà il bene;
abita la terra e vivi con fede.
Sperare nel Signore è l’inizio della fede e il primo passo verso la salvezza; fare il bene è osservare i comandamenti; abitare bene la terra è dominare la carne (gli impulsi dell’egoismo) e non si lasciarsi dominare da essa[434].

[4]Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
LXX: Deliziati nel Signore. «L’uomo interiore non soltanto può sfamarsi, ma anche godere di delizie... Nessuno, però, può godere di delizie sia nella carne sia nello spirito… Il Signore è verità, è sapienza, è giustizia, è santificazione; se avrai in abbondanza (queste qualità), allora troverai la gioia nel Signore, in modo totale e completo»[435].
[5]Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;

«Se sei consapevole di qualche peccato, non nasconderlo ma rivelalo al Signore… Che cosa farà? Ti risanerà»[436]. «Mostragli che cosa soffri, mostragli che cosa vuoi. Che cosa soffri? La carne brama contro lo spirito, e lo spirito contro la carne. Che cosa vuoi? Me infelice uomo, chi mi libererà? E per esser certo che Egli agirà, quando gli avrai fatto conoscere la tua via, osserva quanto segue: (ti viene assicurata) la grazia di Dio per Gesù Cristo nostro Signore….»[437].
[6]farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
«La nostra giustizia brillerà come luce, quando si manifesterà Cristo, nostra speranza. Lo insegna l’apostolo: Quando Cristo, la vostra vita apparirà, voi apparirete con lui nella gloria (Col 3,4)»[438].
[7]Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l'uomo che trama insidie.

Il giusto è invitato a restare tranquillo di fronte al successo provvisorio dell’iniquo. LXX: Sta sottomesso al Signore e imploralo. «In che modo ti mostri soggetto a Lui? Nel fare ciò che ordina»[439]. «Nel tempo della fornicazione siamo soggetti allo spirito di fornicazione e nel tempo dell’ira, obbediamo allo spirito dell’ira… Tutte le azioni, tutte le parole e tutti i pensieri nostri siano trovati sottomessi a Cristo. Finché rimaniamo nelle colpe, invano chiediamo il perdono»[440].
[8]Desisti dall'ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,
[9]poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra.
I malvagi saranno sterminati: nel mondo di Dio non può esserci spazio per il male. «Una cosa è essere vinti dal male, altra cosa è far del male in modo volontario e con determinazione: questa è l’iniquità»[441]. La terra ereditata da chi spera nel Signore è la partecipazione alla vita di Cristo, nel momento presente e nella vita eterna: «C’è un’altra terra, dove scorre latte e miele. Chi l’erediterà? Quanti sperano nel Signore. Egli è una fonte perenne dalla quale possiamo attingere tutti i beni delle virtù, purché però vi portiamo degni e puri i nostri fragili vasi»[442].
[10]Ancora un poco e il malvagio scompare,
cerchi il suo posto ma lui non c’è più.
[11]I poveri invece possederanno la terra
e godranno di una grande pace.
Solo chi vince il peccato partecipa alla vita eterna: «Sforziamoci di osservare le parole di Dio che non passano, perché non ci accada di venir meno insieme con codeste cose che passano»[443]. «Chiunque smette di adirarsi e conserva la pace dentro di sé e fra gli altri, e affronta tutto con grande solidità, costui si delizia o si rallegra in abbondanza di pace»[444].
[12]Il malvagio spierà il giusto,
contro di lui digrignerà i denti.
[13]Ma il Signore riderà di lui,
perché già vede arrivare il suo giorno. [14]I peccatori sfoderano la spada
e tendono l'arco
per abbattere il povero e il misero,
per sgozzare i retti di cuore.
[15]La loro spada penetri nel loro cuore
e i loro archi si infrangano.
 Spade dei peccatori sono le parole che fanno deviare dalla verità, ma anche l’annuncio della verità, se viene svolto con violenza, diventa una spada iniqua: «Se discuto con uno e, spinto dall’ira, comincio a lanciargli contro parole insane, anche di me si può affermare che come un peccatore ho sguainato la spada»[445]. «Se vedi uno in preda a vizi e passioni, che va in giro e ovunque porta turbamento, non avere dubbi: è una freccia del diavolo e il diavolo ha usato la sua bocca come un suo arco»[446].
[16]Il poco del giusto è cosa migliore
dell'abbondanza degli empi;
[17]perché le braccia degli empi saranno spezzate,
ma il Signore è il sostegno dei giusti. [18]Conosce il Signore le vie degli uomini integri,
la loro eredità durerà per sempre.

Il poco del giusto è il guadagno onesto, mentre l’abbondanza degli empi è l’accumulo di ricchezze ingiuste. Oppure, l’abbondanza degli empi è la cultura accumulata nelle varie discipline, ma senza che essa giovi ad avvicinarli al Signore; al contrario il poco del giusto è la sapienza dell’uomo semplice che possiede in grande misura il timore di Dio[447]. v. 17: «A volte la frattura delle braccia dei peccatori è causata da Dio, quando li trattiene dall’insidiare il giusto e li annienta»[448].
 [19]Non saranno confusi nel tempo della sventura
e nei giorni di carestia saranno saziati. [20]I peccatori periranno,
i nemici del Signore, non appena glorificati ed esaltati,
tutti come fumo svaniranno.

«I giorni della fame sono i giorni di questa vita. Mentre altri sono affamati, i fedeli si saziano. Gloriamoci nella tribolazione: mentre al di fuori apparivano soltanto angustie, nel loro intimo era la dilatazione. Che cosa fa invece il malvagio quando comincia a esser tribolato? All'esterno non ha niente, nella coscienza non ha alcuna consolazione»[449]. «Il fumo quanto più si solleva, quanto più si estende, tanto più si fa evanescente. I nemici del Signore, subito, non appena si esaltano, svaniscono come fumo: la loro stoltezza apparirà a tutti»[450].
[21] Il peccatore prenderà in prestito e non restituirà,
ma il giusto ha compassione e dà in dono. [22] Chi è benedetto da Dio possederà la terra,
ma chi è maledetto sarà sterminato.

Il peccatore prende a prestito senza restituire. Che cosa non restituisce? L'azione di grazie. Il giusto ha compassione e dona. Se è povero, può donare? Non possiede ricchezze esteriori, ma nell'intimo ha la carità. Dona la sua benevolenza; presta il suo consiglio. Se non può dare né consiglio né aiuto, soccorre col desiderio e prega in favore di chi soffre[451].
[23]Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo
e segue con amore il suo cammino.
[24]Se cade, non rimane a terra,
perché il Signore lo tiene per mano.
 «Se il Signore non dirigesse i passi degli uomini, questi sarebbero tanto perversi che sempre andrebbero per sentieri malvagi né potrebbero rivolgersi [a Lui]. Ma è venuto Lui, ha chiamato e ha redento. Ha diretto i nostri passi, affinché noi vogliamo la sua via»[452]. «Il giusto quando cade non rimane a terra. Chi non ha riposto la sua speranza in Dio, se cade, rimane a terra e non si rialza; se pecca, non si pente e non è capace di correggere il suo peccato»[453].
[25]Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.
 [26]Egli ha sempre compassione e dà in prestito,
per questo la sua stirpe è benedetta. [27]Stà lontano dal male e fà il bene,
e avrai sempre una casa.
 [28]Perché il Signore ama la giustizia
e non abbandona i suoi fedeli;
gli empi saranno distrutti per sempre
e la loro stirpe sarà sterminata. 
[29]I giusti possederanno la terra
e la abiteranno per sempre.
[30]La bocca del giusto proclama la sapienza,
e la sua lingua esprime la giustizia;
[31]la legge del suo Dio è nel suo cuore,
i suoi passi non vacilleranno.
[32]L'empio spia il giusto
e cerca di farlo morire.
[33]Il Signore non lo abbandona alla sua mano,
nel giudizio non lo lascia condannare.
«Chi ha familiarità con la legge di Dio e l’ha depositata nella mente e nel cuore, ottiene di non vacillare in alcun modo. È sempre pronto per ogni opera buona; avanza nella via regale e diritta, senza ostacoli o impedimenti»[454].
[34]Spera nel Signore e segui la sua via:
ti esalterà e tu possederai la terra
e vedrai lo sterminio degli empi.
[35]Ho visto l'empio trionfante
ergersi come cedro rigoglioso;
[36]sono passato e più non c'era,
l'ho cercato e più non si è trovato. [37]Osserva il giusto e vedi l'uomo retto,
l'uomo di pace avrà una discendenza.
[38]Ma tutti i peccatori saranno distrutti,
la discendenza degli empi sarà sterminata.

«Chi non è partecipe  di Colui che è sempre, di costui si dice che non ha sussistenza»[455].
[39]La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell'angoscia è loro difesa;
[40]il Signore viene in loro aiuto e li scampa,
li libera dagli empi e dà loro salvezza,
perché in lui si sono rifugiati.
«La salvezza dei giusti è presso il Signore che è eterno, inalterabile, immobile. In nessun luogo l’uomo può essere più al sicuro di quanto lo è stando presso al Signore: Egli è per me terra natale, casa, dimora, riposo, focolare»[456].
«Dio, beatitudine sicura di tutti i giusti (che non abbandoni i tuoi fedeli in tempo di fame né permetti che siano vinti quando sono tribolati), ti supplichiamo: rafforzaci con la tua destra, che sei sempre pronto a porgere a loro perché non cadano a terra»[457].

Salmo 37

«Supplica di un penitente che implora la misericordia del giudice benigno. Già dolorante nel corpo e nell’animo, dichiara di essere turbato anche per il disprezzo degli amici»[458].

Il titolo del salmo riporta l’espressione: come memoriale: «Mi sembra che Davide, confessando in molti e diversi modi la colpa da lui commessa, abbia messo da parte per sé in modo speciale questo salmo, come memoriale, in modo da averlo sempre in bocca ad ogni momento, e usarlo come una medicina per la cura della sua anima»[459].
Nei Padri troviamo varie linee interpretative circa questo salmo:
1. Preghiera di un malato, colpito da un morbo ributtante e contagioso, simile alla lebbra. Gli amici lo abbandonano mentre gli avversari si fanno più aggressivi. Egli sa di meritare una punizione a motivo dei suoi peccati ma, con grande confidenza, chiede a Dio di essere perdonato e soccorso e, con una certa audacia, lo invita, perfino, a non esagerare nella punizione, perché si sente bistrattato dal Signore.
2. Preghiera di un peccatore colpito dai pesanti rimproveri della coscienza. La sua malattia non è fisica ma spirituale. Si sente sconvolto a causa dei suoi peccati.
3. Preghiera del giusto messo alla prova, come lo fu Davide, Giobbe e come lo sarà Gesù. Giobbe riconosce di aver peccato ma contesta a Dio di sottoporlo ad una prova eccessiva. Gesù invece, del tutto innocente, porta il peccato degli uomini e descrive le sofferenze della sua passione.
 [2]Signore, non castigarmi nel tuo sdegno,
non punirmi nella tua ira.

L’orante mostra un sentimento di pentimento che lo nobilita: accetta di essere colpevole e sa che meriterebbe una punizione severa, tuttavia «non intende respingere l’accusa che gli viene rivolta, ma vorrebbe evitare un giudizio troppo severo; non rifiuta il castigo, ma chiede di essere corretto con moderazione. È come se uno dicesse a un medico: non usare fuoco, ferro e tagli per curarmi, ma farmaci dolci e miti; questo tale non rifiuterebbe la cura, ma una terapia troppo dolorosa»[460].
[3]Le tue frecce mi hanno trafitto,
su di me è scesa la tua mano.
Frecce o mano pesante di Dio sono, oltre alle punizioni, i rimproveri rivolti al peccatore o le prove con cui educa il giusto. «Davide non aveva il corpo piagato, come Giobbe, ma aveva l’anima ferita a morte… Mi pare che queste frecce siano le parole stesse di Dio che trafiggono la sua anima e tormentano la sua coscienza»[461]. «Giobbe, il grande lottatore, aveva subito ogni sorta di prove; non ignorando donde gli erano venute diceva: le tue frecce, Signore, mi hanno trafitto.... Egli fa menzione anche della mano del Signore: la mano del Signore mi ha toccato (Gb 19,21)»[462].
[4]Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati.

La malattia può essere una conseguenza del peccato. L’orante chiede allora la guarigione che, a sua volta, presuppone il perdono. LXX: Non c’è pace nelle mie ossa per i miei peccati. Il tormento non è fisico ma interiore e corrisponde al rimorso profondo. Questo discorso ci insegna a non nascondere i nostri mali, e a non tener chiusi i peccati nel fondo della nostra anima, provocando una cancrena… Se il male cova all’interno e in profondità, la situazione s’aggrava; se invece si manifesta all’esterno, c’è speranza che la malattia perda forza[463].
[5]Le mie iniquità hanno superato il mio capo,
come carico pesante mi hanno oppresso.
Se le colpe crescono, diminuisce, in corrispondenza, il valore della persona che le commette: «Quelli che non si addolorano per i peccati, né pronunciano queste parole, non si accorgono che le loro iniquità crescono e superano il altezza il loro capo, mentre loro sono diminuiti, annientati»[464].
[6]Putride e fetide sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.
[7]Sono curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.
«Considera il peccatore che gode dei suoi peccati: si rotola nella melma puzzolente e non si accorge del fetore che esala dalla sporcizia del male. Se però gli capita di acquisire la sensibilità della parola di Dio, subito comincia a pentirsi»[465].
[8]Sono torturati i miei fianchi,
in me non c'è nulla di sano.
 [9]Afflitto e sfinito all'estremo,
ruggisco per il fremito del mio cuore.
[10]Signore, davanti a te ogni mio desiderio
e il mio gemito a te non è nascosto.
[11]Palpita il mio cuore,
la forza mi abbandona,
si spegne la luce dei miei occhi.
Afflizione e sfinimento sono una conseguenza della malattia ma anche dell’angoscia per la colpa: «Se vuoi capire come uno sia sfinito all’estremo, considera quel pubblicano che entra nel tempio, si ferma lontano, non osa levare gli occhi al cielo ma si batte il petto (cf Lc 18,10)…»[466].
[12]Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.
Il malato, considerato contagioso, vede gli amici allontanarsi da lui. Anche i profeti, poi, hanno sperimentato l’opposizione e l’abbandono, come se fossero malati contagiosi. Lo stesso accadde a Cristo: «Già intendiamo le parole del Capo, già comincia a illuminarsi nella Passione il nostro Capo. Soffri in Cristo, così come Cristo in un certo senso ha peccato nella tua debolezza. Poiché poco fa, con la sua bocca, parlava dei tuoi peccati, e li diceva suoi»[467].

[13]Tende lacci chi attenta alla mia vita,
trama insidie chi cerca la mia rovina
e tutto il giorno medita inganni. [14]Io, come un sordo, non ascolto
e come un muto non apro la bocca;
[15]sono come un uomo che non sente e non risponde..
Il versetto sembra alludere alle vicende dolorose del re Davide: la ribellione di Assalonne, il tradimento di Achitòfel (cf 12 Sm 15, 1-37), gli insulti di Simei (2 Sm 16, 5-12). La sua pazienza prefigura quella di Cristo: «Quando Assalonne si opponeva alle sentenze del padre e cercava di stringere a sé i delusi della sua amministrazione della giustizia, il beato Davide sopportava tutto con pazienza… Sopportava in silenzio gli insulti di Simei e mentre Abisài voleva uccidere quell’uomo malvagio egli glielo proibì…»[468]. «Mentre venivo maledetto, mentre dicevano a mio riguardo infamie d’ogni genere, io ero come sordo, non sentivo; come un muto non ho aperto la bocca, non restituivo insulto per insulto»[469].
LXX: Tramano insidie quelli che cercano la mia rovina
e hanno detto vanità. Lo spirito di mitezza, di pazienza, di sopportazione silente è stato incarnato da Gesù nella sua passione: «Cercavano il male nel buono, cercavano il delitto nell'innocente: come potevano trovarne in Colui che non aveva nessun peccato? Ma poiché cercavano i peccati in Colui che non aveva alcun peccato, non restava loro che inventare ciò che non avevano trovato. Per questo coloro che cercavano il mio male, hanno detto vanità, non verità»[470].
[16]In te spero, Signore;
tu mi risponderai, Signore Dio mio.
[17]Ho detto: «Di me non godano,
contro di me non si vantino
quando il mio piede vacilla» [18]Poiché io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.
[19]Ecco, confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.

«Chiunque di voi è consapevole di aver commesso un peccato e tuttavia si sente tranquillo, possa essere scosso da questa dichiarazione: sono in ansia per il mio peccato»[471].
v. 18 LXX: Sono pronto ai flagelli e ho sempre dinanzi la mia pena. «Per i cristiani, per coloro per i quali è preparata la vita eterna, è necessario che qui soffrano; perché vere sono le parole: Figlio, non venir meno nella disciplina del Signore; e non stancarti quando da lui sei rimproverato; Dio infatti corregge chi ama; e flagella ogni figlio che accoglie»[472].
[20]I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo,
[21]mi pagano il bene col male,
mi accusano perché cerco il bene.
«Se vengo odiato, desidero che la mia coscienza sappia che lo sono in modo ingiusto. Anche i profeti sono stati odiati, ma ingiustamente; Cristo è stato odiato, ma senza ragione»[473].
[22]Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;
[23]accorri in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.
«Senza confidare in me stesso, e senza altra speranza davanti agli occhi all’infuori di te, ho prescritto a me stesso ciò che poteva risanarmi [: ricorrere a Te, Signore]. Per questo esaudiscimi, perché ami la misericordia»[474].
Il soccorso del Signore è, in definitiva, il dono della vita eterna: «Lo loderemo in eterno, senza difetto, senza castigo d'iniquità, senza perversità di peccato, lodando Dio non più sospirando ma stretti a Lui, al quale sino alla fine abbiamo anelato, e nella speranza ci siamo rallegrati. Saremo infatti in quella Città dove il nostro bene è Dio, la luce è Dio, il pane è Dio, la vita è Dio»[475].
«Guarisci con il tuo farmaco, le nostre malattie. Tu, Signore, sei un Medico capace di curare con grande efficacia tutte le ferite e le piaghe, causate dalla debolezza mortale. A noi, che ti manifestiamo il nostro pianto e il nostro dolore, concedi di saper dominare gli assalti delle nostre passioni viziose»[476].

Salmo 38

Invocazione di protesta. Il salmista si sente maltrattato dal Signore, che sembra favorire l’iniquo; sa di aver peccato ma si sente punito in modo eccessivo. Nonostante la requisitoria, l’orante mostra grande fiducia nel Signore e spera nella sua misericordia.

[2]Ho detto: «Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
porrò un freno alla mia bocca
mentre ho davanti il malvagio».
[3]Sono rimasto quieto in silenzio: tacevo anche il bene,
la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.
Il salmista è addolorato e scandalizzato nel verificare il benessere dell’iniquo.
Desidera protestare presso Dio per questa presunta ingiustizia ma evita di farlo. Per paura ti sbagliare nel parlare, rimane in silenzio, rinunciando perfino a proferire cose buone. «Se il malvagio non presenta alcuna disposizione a riflettere, è meglio non parlare; si comportò così anche Paolo quando, abbandonando i giudei che facevano resistenza, si rivolse ai pagani, più disponibili»[477].
La custodia della lingua, più in generale, è sempre un risultato molto arduo. «Porrò un freno alla mia bocca: manifestazione sapiente di un cuore risoluto nel bene. Ho verificato che il peccato si attua in molti modi nel parlare e quasi ogni peccato comincia dal discorso; allora ho preso la decisione di non peccare con la lingua. Del resto dovremo rendere conto di ogni parola oziosa e verremo condannati o assolti in base alle nostre parole»[478].
[4]Ardeva il cuore nel mio petto,
al ripensarci è divampato il fuoco;
allora ho parlato:
[5]«Rivelami, Signore, la mia fine;
quale sia la misura dei miei giorni
e saprò quanto è breve la mia vita».
Preso dal fuoco dello sdegno, l’orante interroga Dio, in modo provocatorio e confidenziale, sulla durata della sua vita: se Egli non interviene a fare giustizia, presto sarà troppo tardi.
LXX: Nella mia meditazione, divamperà un fuoco.  Rivelami, Signore, il mio fine. Il fuoco è stato interpretato come segno di sdegno oppure come un segno del passaggio dallo sdegno al fervore: «Mi bruciava il fuoco dell'abbattimento»[479]; «Non so se ho raggiunto una condizione spirituale tale che, quando medito, da ciascuna parola di Dio divampi il fuoco e accenda il mio cuore… per mettere in pratica ciò che medito»[480].
Allora ho parlato… «A chi? Non all’ascoltatore che voglio istruire, ma a Colui che esaudisce e dal quale voglio essere istruito. Ho parlato a Colui dal quale ascolto nell’intimo qualcosa di buono e di vero, quando riesco a percepirlo»[481].
Rivelami la mia fine… Altra traduzione in greco: rivelami il mio fine, lo scopo della vita[482].
[6.a]Ecco, di pochi palmi hai fatto i miei giorni
e la mia sostanza davanti a te è un nulla.

Incontriamo una riflessione sulla brevità della vita, a paragone con l’eternità di Dio. Il testo ebraico è oscuro: «Mi hai dato i miei giorni come palme delle mani». Il termine ebraico tepah (-oth) (palmo, misura di durata) è stato reso in greco o con un termine dalla radice palaist (palmo, misura di quattro dita)[483] oppure con uno derivante dalla radice palai (antico). Traduzioni espresse: «Mi hai dato giorni misurabili» (una traduzione greca); «Mi hai dato giorni invecchiati» (LXX). In ogni caso, la vita è avvertita come breve e dolorosa. «Ecco hai reso misurabili i miei giorni e la mia sostanza davanti a te è un nulla. Simmaco ha tradotto in questo modo: Ecco mi hai dato giorni come il palmo della mano e la mia vita è un nulla davanti a te»[484].
«La mia sostanza davanti a te è un nulla. Se non avesse aggiunto davanti a te, sarei rimasto fortemente scosso, per aver egli detto che la sostanza umana è un nulla. Ma ora, dal momento che ha specificato davanti a te, cioè è come se dicesse a paragone degli angeli o degli altri essere creati, la mia sostanza non è spregevole né infima»[485].
[6.b] Solo un soffio è ogni uomo che vive,
[7]come ombra è l'uomo che passa;
solo un soffio che si agita,
accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.
Come ombra è l’uomo che passa… TM e LXX: in immagine passa l’uomo. «L'uomo nel mondo presente cammina soltanto come in un'apparenza, non nella verità, poiché la vita vera si avrà soltanto nel mondo futuro. Per questo il salmista ha denominato vanità (soffio) l'immagine apparente. Ora non stiamo vivendo una vita piena ma soltanto incipiente nè possiamo, faticandoci, ottenere i veri beni»[486]. Nel nostro cammino, pur essendo passeggeri, possiamo costruire valori eterni, una personalità celeste: «È tuo compito valutare se qualcuno cammina nell’immagine dell’uomo celeste o in quella dell’uomo terreno. Se sei misericordioso come lo è il padre tuo celeste, dentro di te sta l’immagine del celeste… Se sei perfetto in tutto, in te c’è l’immagine del celeste»[487]. Al contrario, se portiamo in noi le immagini del tiranno (il diavolo), come l’ira, l’avarizia, l’impudicizia, queste somiglianze ci distruggono.
[8]Ora, che attendo, Signore?
In te la mia speranza.
«Tutto abbiamo in Cristo. E ora qual è la mia attesa o la mia perseveranza? Il Signore. La mia sostanza proviene da te. Se possiedo la sostanza delle ricchezze spirituali, essa viene da Dio»[488].

[9]Liberami da tutte le mie colpe,
non rendermi scherno dello stolto.
[10]Sto in silenzio, non apro bocca,
perché sei tu che agisci.
«Dio accetta da noi il nostro pentimento e ci dona l’assoluzione delle iniquità in maniera proporzionale alla misura della conversione»[489]. Sto in silenzio: «Mi ricorderò che tu hai predisposto queste lotte e ha preparato per noi questi esercizi di pazienza»[490].
[11]Allontana da me i tuoi colpi:
sono distrutto sotto il peso della tua mano.
[12]Castigando il suo peccato tu correggi l'uomo,
corrodi come tarlo i suoi tesori.
Ogni uomo non è che un soffio.
«Agli uomini sono preparate sferzate di duplice natura: sia quando siamo colpiti da malattie, disgrazie o da altro genere di afflizioni, sia quando sia trafitti nell’intimo dai pungoli della coscienza: Di fronte a entrambi i generi di punizione converrà che si dica: allontana da me i tuoi colpi: La misura è richiesta in ogni circostanza e molto di più è opportuna nelle punizioni»[491]. Corrodi come tarlo i suoi tesori: «Dio rende sottile e consuma ogni strato di materia più pesante di cui l’anima è circondata…»[492].
[13]Ascolta la mia preghiera, Signore,
porgi l'orecchio al mio grido,
non essere sordo alle mie lacrime,
poiché io sono un forestiero,
uno straniero come tutti i miei padri.
[14]Distogli il tuo sguardo, che io respiri,
prima che me ne vada e più non sia.
Distogli il tuo sguardo, che io respiri: invocazione provocatoria e molto confidenziale. In realtà «dipende da noi l’essere o il non essere. Finché aderiamo a Dio e restiamo uniti a lui che veramente è, anche noi siamo»[493].
Custodiscici, Signore, nel corso della vita, perché non pecchiamo con la lingua. Fa che nelle nostre meditazioni s’accenda un fuoco di fervore che ci renda ardenti nell’operare il bene; allora accumuleremo in terra un tesoro di meriti, del quale ci ricompenserai nel cielo, per la tua bontà[494].

Salmo 39

Preghiera di riconoscenza, avvalorata dal proposito di offrire la vita come atto di culto, accompagnata dalla richiesta di aiuto. «Esprime la preghiera della Chiesa che rende grazie per essere stata liberata dall’afflizione della vita del mondo. Il Signore annuncia la sua incarnazione e la santità della sua predicazione, e invoca l’aiuto del Padre»[495].

[2]Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
«Il giusto permane costante nella pazienza. Anche se la sua supplica non viene subito esaudita, tuttavia egli attende nella speranza e persevera nelle suppliche e nelle preghiere»[496].

[3]Mi ha tratto dalla fossa della morte,
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
«Fossa della sventura è l'abisso del peccato, mentre il fango del pantano indica le fangose voluttà del corpo. Chi ne riemerge e ne viene tratto su dalla destra del Salvatore, dirà: Mi ha tratto dalla fossa…»[497].
«Parla di roccia per opporre al fango il fondamento di un solida determinazione. Chi sarà stato stabilito su questa roccia, dirà: Chi ci separa dall'amore di Cristo? La tribolazione, l'angustia, la persecuzione, fame? (Rm 8,35). Non solo ha stabilito i suoi piedi su questa roccia ma lo fa camminare e correre su di essa nell'onore del bene»[498]. 

[4]Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio. Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
 [5]Beato l'uomo che spera nel Signore
e non si mette dalla parte dei superbi,
né si volge a chi segue la menzogna.

L’uomo redento, per ciò che ha sperimentato, diventa un esempio per molti. Anche altri, avendo verificato il suo cambiamento, si aprono a buon speranze, e compiono il passaggio dal male al bene[499]. Chi ha fatto esperienza della grazia di Dio, proclama a tutti i benefici ricevuti, e ricava da quanto gli è accaduto un esempio per tutti: Non sono soltanto io posso esser detto beato ma a tutti è aperta la stessa possibilità[500].
[6]Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio,
quali disegni in nostro favore:
nessuno a te si può paragonare.
Se li voglio annunziare e proclamare
sono troppi per essere contati.
«Superano la possibilità di ogni lode le meraviglie che hai compiute nel corso della storia, in Egitto, nel deserto, al tempo di Mosé, di Giosué, di Samuele; le opere ancora più antiche di queste, ossia, gli eventi accaduti ad Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe, che da schiavo divenne un re, e tutte le altre che non posso neppure percorrere con la mente»[501]. «Dio non ha fatto se non opere mirabili. L’azione più sorprendente, tuttavia, è stata la sua volontaria umiliazione: ha assunto la nostra carne e ha condiviso le nostre sofferenze»[502].
[7]Sacrificio e offerta non gradisci,
l’orecchio mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.
[8]Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro di me è scritto,
[9]che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge è nel profondo del mio cuore».
Il fedele così parla al Signore: Non hai voluto i sacrifici e le offerte prescritti da Mosè, ma, al posto loro, hai ben disposto le mie orecchie e la mia volontà perché obbedisca alle tue parole. Invece di olocausti e sacrifici per i peccati, offro a te me stesso... L’obbedienza, ne sono persuaso, ti è più accetta di qualsiasi sacrificio[503].
Nella LXX, anziché mi hai aperto l’orecchio, troviamo un corpo mi hai preparato (questa variante viene citata nella Lettera agli Ebrei): «Il salmista, animato dalla grazia della profezia, trae fuori dal tesoro del cuore delle parole ecellenti, al punto da poter essere assunti dal Figlio di Dio... Tu, o Padre, non gradisci i sacrifici comandati dalla Legge, allora vengo nel mondo con il corpo che mi hai creato, opera della potenza dello Spirito Santo che ha coperto la Vergine Maria con la sua ombra. Vengo per obbedire al tuo volere, ad offrire me stesso come vittima senza macchia. In questo modo porrò fine a quel culto nel tempio che non è in grado di eliminare il peccato»[504]. Dio un tempo aveva accettato i sacrifici del tempio perché essi  prefiguravano l’offerta del corpo di Cristo. Ora Cristo Signore, il Messia predetto, è venuto ed ha offerto un sacrificio a favore di tutti. Non è più necessario che quei sacrifici prefigurativi continuino; ormai si era compiuto ciò che preannunciavano. Il significato di quesi versetti del salmo si trovano esposti nella lettera agli Ebrei: Nella disponibilità all’obbedienza di Gesù, siamo stati santificati, grazie al dono della sua persona (Eb 10,9-10)[505].
[10]Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
[11]Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho nascosto la tua grazia
e la tua fedeltà alla grande assemblea.
L’orante rappresenta la Chiesa la quale riconosce: «nella predicazione, non ho nulla se non le labbra; le altre cose sono tue»[506]. «Ora parla la Chiesa, le cui membra sono tutti coloro che sono ordinati alla vita, a partire dal primo uomo fino all’ultimo, alla fine del mondo»[507].
[12]Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia,
la tua fedeltà e la tua grazia
mi proteggano sempre,
[13]poiché mi circondano mali senza numero,
le mie colpe mi opprimono
e non posso più vedere.
Sono più dei capelli del mio capo,
il mio cuore viene meno.
«La Chiesa di Dio, sebbene abbia già ottenuto la salvezza, ha ancora bisogno della provvidenza divina, a motivo dell'opposizione degli uomini e dei demoni»[508]. «Sbalottata dagli impeti degli empi, non afferma, per orgoglio, di essere una valida lottatrice. Ritiene, piuttosto, che le avversità che incontra, le debba sostenere a motivo dei peccati e chiede di poter ottenere il soccorso del Salvatore. Del resto la Chiesa non è formata soltanto da persone che hanno raggiunto la perfezione ma anche da alcuni che vivono con scarso impegno, che preferiscono un'esistenza facile e che hanno scelto di sottometersi ai piaceri»[509].
 [14]Degnati, Signore, di liberarmi;
accorri, Signore, in mio aiuto.
[15]Vergogna e confusione
per quanti cercano di togliermi la vita.
Retrocedano coperti d'infamia
quelli che godono della mia sventura.
[16]Siano presi da tremore e da vergogna
quelli che mi scherniscono.
[15] «Retrocedano dal loro cattivo proposito, per il quale s’affrettano a compiere il male, come afferma l’Apostolo: Quale frutto raccoglievate da quelle opere delle quali ora vi vergognate (Rm 6,21)? Vergognarsi è cosa lodevole»[510].
 [17]Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano,
dicano sempre: «Il Signore è grande»
quelli che bramano la tua salvezza.
[18]Io sono povero e infelice;
di me ha cura il Signore.
Tu, mio aiuto e mia liberazione,
mio Dio, non tardare.
«Colma di gioia perenne i fedeli che sempre ti cercano, ti lodano e ti amano; e dal momento che non cambiano mai l'oggetto del loro amore, rimangano anche sempre nella medesima letizia. Il salmista chiede, quindi, il dono della gioia non per quelli che nutrono un amore qualsiasi, ma per i fedeli che provano sempre e di continuo l'amore più sublime»[511].
«O Cristo Dio, unica speranza dei tuoi servi, la Sacra Scrittura ci insegnò che saresti venuto nel mondo. Ti preghiamo, scrivi la tua legge nel profondo del nostro cuore affinché possiamo annunciare le tue opere di salvezza e essere liberati dai pericoli che ci sovrastano. Tu che vivi e regni con il Padre…»[512].

Salmo 40

Un ammalato, detestato da falsi amici, implora Dio di venire in suo soccorso, adempiendo la promessa secondo la quale avrebbe aiutato l’uomo compassionevole. Gesù ha vissuto il tradimento e il raggiro ed ha sperato nel soccorso da parte del Padre. «Il salmista elogia chi dona ai poveri; poi ci parla della passione e risurrezione di Cristo»[513].

[2]Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
[3]Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
[4]Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
Il salmista che, un tempo soccorreva i bisognosi, chiede a Dio che le sue opere buone non vengano dimenticate ma riconosciute da Lui e lo protegga nel travaglio che sta vivendo. Il versetto ricorda il grande valore della solidarietà nella condivisione dei beni: «Il ricco è messo alla prova dal misero, perché si veda se uno è privo di misericordia e compassione, oppure, al contrario, benigno e misericordioso. Per questo sono tanti i precetti divini che parlano di miseri e di poveri»[514].
[5]Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».

Il salmista si considera innocente circa la colpa particolare che gli viene attribuita dagli accusatori, ma riconosce di aver peccato in precedenza. Gesù, del tutto innocente, si addossa i nostri peccati: «Io sono il povero, perchè ho scelto volontariamente di esserlo e sono l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, che mi attribuisco le malattie degli uomini. Non ho alcuna colpa, ma intercedo per l’umanità, poiché sono la primizia»[515].
[6]I nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
[7]Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla. [8]Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
[9]«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
[10]Anche l’amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
I visitatori del malato si rivelano fasi amici; mentre sembrano incoraggiarlo, tramano contro di lui. Gesù, a sua volta, ha visttuto l’ostilità e il tradimento: «Nemici furono i giudei che lo osteggiavano e complottavano per farlo morire»[516]. «Non soltanto i nemici cercavano la mia morte, ma anche un discepolo che viveva con me. Simulava sentimenti di pace e di benevolenza, sedeva a mensa con me e mangiava con me, ma mostrò l’ostilità che covava nel cuore»[517].
[11]Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
[12]Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
Il malato chiede di essere risollevato da Dio in modo da poter salvaguardarsi dagli avversari. Gesù ha chiesto l’assistenza del Padre nel corso della sua passione: «Nei Vangeli ascoltiamo Cristo che, in modo analogo delle parole del salmista dice: Padre salvami da quest’ora; oppure Padre, se è possibile, passi da me questo calice»[518].
[13]per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
 [14]Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Gesù è stato integro anche per la sua completa non-violenza: «Oltraggiato non rispondeva con oltraggi. Dando prova di estrema pazienza, mentre veniva accusato, taceva. Dava alle spalle i flagelli e le guance agli schiaffi»[519].
«O Dio, che perdoni con bontà le nostre colpe, tu ci insegni a sfuggire alla condanna col soccorrere il misero e il povero. Sostienici, ti preghiamo, nei nostri dolori e mentre, ci rimproveri con dolcezza per le nostre cadute, con pazienza dona all’anima nostra la medicina opportuna»[520].

Fine del primo libro dei Salmi


[1] Bruno di Würzburg, PL 142, 49 : «A materia huius psalmi eadem est quae et totius libri, scilicet Christus integer. Id est caput Redemptor noster cum membris, id est omnibus iustis et sanctis».
[2] Teodoreto, PG 80, 611: «Τὸ δὲ μακάριος ὄνομα θεία μὲν ὑπάρχει προσηγορία· …Μετέδωκε δὲ καὶ ταύτης τοῖς ἀνθρώποις, ὥσπερ καὶ τῶν ἄλλων, ὁ Δεσπότης Θεός».
[3] Cf. Agostino, PL 36, 67 (1) : «…quia venit quidem in via peccatorum, nascendo sicut peccatores; sed non stetit, quia eum non tenuit illecebra saecularis… Deinde considerandus es ordo verborum, abiit, stetit, sedit: abiit enim ille, cum recessit a Deo; stetit, cum delectatus est peccalo; sedit, cum in sua superbia confirmatus, redire non potuit, nisi per eum liberatus».
[4] Bruno di Colonia, PL 152, 640 B : «Legem Dei voluntarie complebit, non invite».
[5] Agostino, PL 36, 67 (2) : «Aliud est esse in lege, aliud sub lege: qui est in lege, secundum lege agit; qui est sub lege, secundum legem agitur. Ille ergo liber est, iste servus».
[6] Atanasio, PG 27, 61 A - B : «Τὸ σύντονον δηλοῖ. Οὐ γὰρ ἠμελημένως δεῖ μελετᾷν τὸν νόμον τοῦ Κυρίου».
[7] Cassiodoro, Expositio…, p. 33 (222-224): «Sed ille probatur legem continue meditari, qui omnia secundum sanctitatem gerens, caelesti se in omnibus puritate tractavit».
[8] Bruno da Asti, PL 164, 697 C : «Et prospera enim, et adversa a lege Domini et a custodia mandatorum eius maxime miseros homines separare solent».
[9] Teodoreto, PG 80, 613 : «Μιμεῖται γὰρ ὑδάτων ἄρδειαν τὰ τοῦ θείου Πνεύματος νάματα».
[10] Atanasio, PG 27, 61 B : «Καλὸς τοῦ κατορθώματος ὁ μισθός· ὁ γὰρ τῷ θείῳ σχολάζων νόμῳ καὶ τοῖς ἐκ τούτου νάμασιν ἀρδευόμενος. Καὶ ὕδωρ καὶ ὁ Χριστὸς τὴν ἑαυτοῦ διδασκαλίαν ἀν εκάλεσεν εἰπών· Εἴ τις διψᾷ, ἐρχέσθω πρὸς μὲ, καὶ πινέτω».
[11] Atanasio, PG 27, 61 B : «Οἱ γὰρ τῆς ἀρετῆς ἀθληταὶ τοὺς μὲν τῶν πόνων καρποὺς κατὰ τὸ μέλλον κομίσονται».
[12] Cirillo, PG 69, 91 : «Πρὸ μὲν γὰρ τοῦ Σωτῆρος ἡμῶν ἐπιδημίας ἦν οὐκ ἄτραχυ τοῖς ἐπὶ τῆς γῆς τὸ δύνασθαι κατευμεγεθεῖν τῆς ἐκτόπου φιληδονίας, καὶ ὑπερφέρεσθαι κοσμικῶν ἐπιθυμιῶν. Ἐπειδὴ δὲ ἐπέφανεν ἡμῖν Θεὸς ὢν ὁ Κύριος, λεία καὶ ὁμαλὴ καὶ οὐδὲν ἔχουσα τὸ ἄναντες ἢ τραχὺ γέγονεν ἡ εἰς ἀρετὴν ἡμᾶς ἀποφέρουσα τρίβος».
[13] Remigio d’Auxerre, PL 131, 153 B - C : «…et omnia quaecumque faciet prosperabuntur, sive in se, sive in suis: in se, sive in dictis sive in factis; in suis sive sint prospera, sive sint adversa. In hoc est Dei providentia mirabilis, quia etiam malis suorum utitur ad bonum. Quosdam enim permittit cadere, ut fortiores surgant, ut Petrum in negatione, et Thomam in dubitatione, vel etiam ad suam et aliorum utilitatem, ut Petrus, qui in suo casu didicit quanta mansuetudine subditorum vita sit corrigenda. Non sic impii...cum etiam illa quae videntur bona cooperantur in malum».
[14] Agostino, PL 36, 69 (5) : «Aud certe si aliud sunt impii, aliud peccatores; ut quanquam omnis impius peccator sit, non tamen omnis peccator sit impius».
[15] Ilario di Poitiers, PL 9, 259 D – 260 B : «Sunt aliqui inter impios piosque qui medii sint, ex utroque admixti... Plures namque Dei metus in Ecclesia continent: sed eodem tamen ad saecularia vitia saeculi blandimenta sollicitant. In eos ergo iudicium est, quia magis tenebras quam lumen dilexerint».
[16] Bruno di Würzburg, PL 142, 51 D : «Effice nos, Domine, tamquam fructuosissimun lignum ante conspectum tuum, ut tuis imbribus irrigati, mereamur tibi suavium fructuum ubertate placere».
[17] Bruno di Würzburg, PL 142, 32 A : «Propheta de conventu infidelium contra Christum in passione loquitur. Et Dominus Christus de onnipotenti regno et de inenarrabili generatione sua».
[18] Agostino, PL 36, 69 (1): «Non enim impleverunt quod voluerunt, ut Christus exstingueretur; dicitur hoc enim de persecutoribus Domini, qui et in Actibus Apostolorum commemorantur».
[19] Remigio d’Auxerre, PL 131, 155 C : «Inania haec fuerunt, quia illa mors Christi exaltatio fuit. Et iam totus mundus post eum abiit».
[20] Bruno da Asti, PL 164, 700 A : «Miseri qui eudem non violenter trahentem, sed clementer ad se vocantem non audiebant, quando eis paterna pietate dicebat: Venite ad me et ego reficiam vos, iugum enim meum suave est»
[21] Agostino, PL 36, 70 (3) : «Nihil horum tamen sapere oportet carnaliter, quasi aut buccis Deus irrideat, aut naso subsannet: sed ea vis accipienda est, quam dat sanctis suis».
[22] Agostino, PL 36, 71 (6) : «Tamen hodie quia praesentiam significat, atque in aeternitate nec praeteritum quidquam est, quasi esse desierit; nec futurum, quasi nondum sit; sed praesens tantum, quia quidquid aeternum est, semper est; divinitus accipitur secundum id dictum: Ego hodie genui te, quo sempiternam generationem virtutis et sapientiae Dei, qui est unigenitus Filius, fides sincerissima et catholica praedicat».
[23] Cassiodoro, Expositio…, p. 46 : «Hic manifestatur universas gentes in Christi nomine credituras, per quem mundus reconciliatus est Deo».
[24] Eusebio, PG 23, 90 C : «Καὶ ἄλλῃ δὲ θεϊκῇ καὶ ἀποῤῥήτῳ δυνάμει ὁ Χριστὸς τὰ μὲν αὑτοῦ πρόβατα ἡμέρως ποιμαίνει, μηδέποτε ἀναχωρῶν ἀπ' αὐτῶν».
[25] Agostino, PL 36, 71 (8) : «Conteres in eis terrenas cupiditates, et veteris hominis lutulenta negotia, et quidquid de peccatore limo contractum atque inolitum est».
[26] Eusebio, PG 23, 101 C : «Ὑπὸ Χριστοῦ γάρ τις νικώμενος, τὴν κακίαν νενίκηκε, ταύτην ἐξαφανίζων τῷ ὑποτετάχθαι Χριστῷ».
[27] Agostino, PL 36, 71 (9) : «Optime subiectum est exsultate, ne ad miseriam valere videretur quod dictum est, servite Domino in timore. Sed rursus ne idipsum pergeret in effusionem temeritatis, additum est, cum tremore; ut ad cautionem valeret circumspectamque sanctificationis custodiam».
[28] Cassiodoro, Expositio…, p. 48 (326-327) : «Timor Domini non ad miseriam sed ad gaudium ducit».
[29] Bruno di Würzburg, PL 142, 54 B : «Disrumpe, Domine, nostrorum vincula peccatorum, ut iugo tuae servitutis innexi, valeamus tibi cum timore et reverentia famulari.
[30] Bruno di Würzburg, PL 142, 34 B : «Christus ad Patrem de persecutoribus suis loquitur. Istruitur fidelis populus ne mortem formidet, quia auctor ejus spem verae resurrectionis exhibuit».
[31] Teodoreto, PG 80, 885 B : « … καὶ τῆς σῆς προμηθείας γεγυμνῶσθαί με λέγοντες.  Ἐγὼ δὲ οἶδα, ὡς οὐκ ἀνέξῃ με παριδεῖν, καί τοι πεπλημμεληκότα μεγάλα.  Ἀλλὰ τὸν νῦν ταπεινὸν διὰ τὴν ἁμαρτίαν γεγενημένον ὑψώσεις, καὶ κρείττονα δείξεις τῶν δυσμενῶν».
[32] Cirillo, PG 69, 725 C : «Οὐκ ἐπὶ τόξῳ ἐλπιῶ, καὶ ἡ ῥομφαία μου οὐ σώσει με·  ἀλλὰ τεῖχος ἄῤῥηκτον ἐμοὶ καὶ δορυφόρων πλῆθος οὐκ εὐκαταγώνιστον τὸ σὸν εὐμενὲς, ὦ Δέσποτα, καὶ ἡ παρὰ σοῦ ἀντίληψις».
[33] Agostino, PL 36, 77 (10)  : «Potest etiam unusquisque nostrum dicere, cum vitiorum et cupiditatum multitudo resistentem mentem ducit in lege peccati: Domine multi insurgunt adversum me? Et quoniam plerumque coacervatione vitiorum subrepit desperatio sanitatis, verissime dicitur: Multi dicunt animae meae: Non est salus illi in Deo eius. Exceptis his quae universaliter Ecclesia sustinuit et sustinet, habet etiam unusquisque tentationes quibus circumvallatus haec dicat: Exsurge, Domine, salvum me fac, Deus meus; hoc est: Fac me exsurgere. Et super populum tuum benedictio tua, hoc est super unumquemque nostrum».
[34] Cirillo, PG 69, 728 A : «Ὑψοῖ δὲ καὶ ἡμῶν τὴν κεφαλὴν ὁ Θεὸς, ἤγουν τὸν νοῦν καὶ τὸ ἡγεμονι κὸν, ὅταν ἄνω βλέπωμεν, πᾶν σωματικὸν ὑπερκύπτοντες».
[35] Agostino PL 136, 77 (9) : «Recte ergo dicit etiam Ecclesia: Susceptor meus es, gloria mea; non enim sibi tribuit quod excellit, cum intellegit cuius gratia et misericordia talis est. Et exaltans caput meum, ipsum scilicet qui primogenitus a mortuis ascendit in coelum».
[36] Eusebio, PG 23, 93 B : «Ἐπεὶδὲ πολλῷ πλέον τῆς προαιρέσεως τῆς τἀνθρώπου χαρίζεται, νικῶν ἐν τῷ δωρεῖσθαι ὁ εὐεργέτης τὸν κατὰ δύναμιν ποιοῦντα τὸ καλόν».
[37] Teodoreto, PG 80, 885 D e 888 A : «Νύκτα τὰς συμφορὰς πολλάκις ἡ θεία καλεῖ Γραφή· ἐπειδὴ ὡς ἐν σκότει διάγειν νομίζουσιν οἱ τοῖς ἄγαν ἀνιαροῖς περιπίπτοντες·  ... σημαίνει τοίνυν κατὰ ταυτὸν τὰς θλίψεις, καὶ τὴν τούτων ἀπαλλαγήν. Τὸ γὰρ Ἐξηγέρθην, ὅτι Κύριος ἀντιλήψεταί μου, τοῦτο δηλοῖ, ὅτι Τῆς θείας ἀπολαύσας ῥοπῆς κρείττων ἐγενόμην τῶν προσπεσόντων κακῶν».
[38] Cirillo, PG 69, 728 B : «Νοῦ μὲν γὰρ ἐγρηγορότος ἔργον ἂν γένοιτο καὶ σπουδὴ τὸ παραιτεῖσθαι τὸ φαῦλον, καὶ ἀποφοιτᾷν ἐπείγεσθαι τοῦ πεφυκότος ἀδικεῖν· ῥέγχοντος δὲ καὶ ἠῤῥωστηκότος τὸ ῥᾴθυμον, τὸ ἡττᾶσθαι παθῶν καὶ τοῦτο σαρκικῶν».
[39] Teodoreto, PG 80, 885 B : « … καὶ τῆς σῆς προμηθείας γεγυμνῶσθαί με λέγοντες.  Ἐγὼ δὲ οἶδα, ὡς οὐκ ἀνέξῃ με παριδεῖν, καί τοι πεπλημμεληκότα μεγάλα.  Ἀλλὰ τὸν νῦν ταπεινὸν διὰ τὴν ἁμαρτίαν γεγενημένον ὑψώσεις, καὶ κρείττονα δείξεις τῶν δυσμενῶν».
[40] Eusebio, PG 23, 97 A : «Προεώρα γὰρ ὅτι μυριάδες ἀντικειμένων δυνάμεων βουλήσονται ἐπισχεῖν τὴν τῶν ἁγίων ἀναβίωσιν, διαφθονούμεναι τῇ αὐτῶν σωτηρίᾳ· ... ὃς δὴ θύρας χαλκὰς συντρίψας καὶ μοχλοὺς σιδηροῦς συνθλάσας, τὰς ἐξ αἰῶνος ἀποκεκλεισμένας τοῦ θανάτου πύλας ἀνέῳξεν».
[41] Cirillo, PG 69, 729 C : «Τέως μέντοι κατὰ τὸ ἰδίωμα τῆς Γραφῆς ὑπνοῦν λέγεται ὁ Θεὸς, ὅταν μακροθυμεῖ· ... ἀνίστασθαι δὲ πάλιν, ὅταν ἐκδικῇ καὶ ἐπισκέπτηται. ... Ὅτε δὲ καὶ ὁ Σωτὴρ ὑπὲρ ἡμῶν παρεδίδοτο, οἱονεὶ ἐκοιμᾶτο αὐτῷ ὁ Πατὴρ ἀνεχόμενος. Πρὸς ὃν καὶ ἔλεγε· Σῶσόν με ἐκ τῆς ὥρας ταύτης. Τὸ αὐτὸ δὲ καὶ ἡμεῖς ἐν πειρασμοῖς λέγειν δυνάμεθα. Πλὴν ὅρα ὅτι, ὅταν ἐκνήψωμεν, τότε καὶ ὁ Θεὸς πρὸς τὴν ἡμῶν σωτηρίαν ἀνίσταται».
[42] Teodoreto, PG 80, 888 A e B : «Τελείας μοι τοίνυν μετάδος τῆς σωτηρίας... Τὸ δὲ, Ὀδόντας ἁμαρτωλῶν συνέτριψας, ἀντὶ τοῦ, Πάσης αὐτοὺς ἐγύμνωσας ἰσχύος, ἐκ μεταφορᾶς τῶν θηρίων, ἃ τῶν ὀδόντων στερούμενα, εὐκαταφρόνητα λίαν ἐστὶ καὶ εὐκαταγώνιστα».
[43] Eusebio, PG 23, 100 C : «Καὶ οὐ μόνον γε ἐμοὶ μετὰ τὸ κοιμηθῆναι καὶ ἀναστῆναι παρέσχου, ἀλλὰ καὶ παντὶ τῷ μέλλοντι χρηματίζειν σου λαῷ».
[44] Bruno di Würzburg, PL 142, 55 D : «Effunde, Domine, benedictionem tuam super populum tuum, ut tua resurrectione muniti, non timeamus ad aversantium vitiorum millibus circumdari».
[45] Bruno di Würzburg, PL 142, 55 D : «Ecclesia orat ut ejus audiatur oratio, increpans infideles quia vanitatem sequantur, monetque generalitatem ut sacrificium justitiae Deo immolet, unde ingentia ejus beneficia consequatur».
[46] Eusebio, PG 23, 104 B : «Λέγει δὲ ταῦτα περὶ τῆς κατὰ τὸν Ἀβεσσαλὼμ συμφορᾶς·καθ' ἣν τὸν Θεὸν ἐπικαλεσάμενος, ἔτυχεν αὐτοῦ ἐπηκόου».
[47] Eusebio, PG 23, 103 D «…ἱκετεύει τε κατ' οἶκτον ἐπακουσθῆναι, οὐ κατ' ὀφειλήν. Εἰ γὰρ καὶ παρῆν τις αὐτῷ καρπὸς δικαιοσύνης, ἀλλ' οὐκ ἐπὶ τούτῳ θαρσεῖν ἔλεγεν· ἀλλ' ἐπὶ τῷ ἐλέῳ καὶ τοῖς οἰκτιρμοῖς τοῦ Θεοῦ».
[48] Cirillo, PG 69,736 B : «…διὸ καὶ πάλιν προσεύχεται, τὸ κέρδος τῆς προσευχῆς ἐπιστάμενος».
[49] Eusebio, PG 23, 113 B : «…οὐ γὰρ χρῄζει πολυλογίας ὁ Θεὸς, ὁ καὶ μόνῳ στεναγμῷ ἀρχούμενος».
[50] Bruno di Asti, PL 164, 706, B-C : «Ecce docet nos mater nostra sacta Ecclesia, quomodo ipsa Deum invocavit et quomodo nos invocare debeamus. Sufficit nobis ista oratio in omnibus petitionibus nostris».
[51] Eusebio, PG 23, 105 A : «Ἀλλὰ γὰρ ἐντεῦθεν μαθόντες, ὅτι Θεὸς καὶ Κύριός ἐστιν ὁ τῶν ὅλων ἔφορος καὶ προνοητὴς, ὁ μηδέποτε καταλείπων πάντα ὅσιον αὐτοῦ, ἀλλ' ἀεὶ θαυμαστὰ ἐπ' αὐτῷ δεικνὺς».
[52] Cirillo, PG 69, 736 C – D : « Διὰ πείρας γὰρ αὐτῆς μαθὼν ὅσην ἔχει τὴν ὄνησιν τὸ ἐπὶ Θεῷ πεποιθέναι, καὶ παρ' αὐτοῦ μόνου σώζεσθαι ζητεῖν, κοινωφελὲς μάθημα προτίθεται τὸ συμβεβηκὸς αὐτῷ, καί φησιν·  Ὦ τυ φλοὶτὰς φρένας, τὸν νοῦν τε παχεῖς, … ἕως τίνος οὐ γνώσεσθε, ὅτι ἡ ἐπ' ἀνθρώποις ἐλπὶς ματαιότης ἐστὶ καὶ ψεῦδος; ...  Καὶ ἁπλῶς δὲ ὁ Δαβὶδ υἱοὺς ἀνθρώπων καλεῖ τοὺς ἐν πονηρίᾳ ζῶντας, τοὺς πρὸς ἀσέβειαν ἐπιῤῥεπεῖς·  ἐπεὶ οἱ μὴ τοιοῦτοι, τῇ φύσει μὲν ἀν θρώπων υἱοὶ, τῇ χάριτι δὲ οὐκ ἔτι, ἀλλ' υἱοὶ Θεοῦ».
[53] Cirillo, PG 69, 737 A : «Ἡ μὲν γὰρ τῶν ἐπιγείων ἀπόλαυσις κατ' οὐδὲν, οἶμαι, διαφέρει τῶν ἐν ὁράμασι τερπνῶν,  ἃ μόνον ὀφθέντα καταλήγει πρὸς τὸ μηδὲν, τὸν τοῦ ῥέγχοντος νοῦν διαπαίξαντα·  τὰ δέ γε λαμπρὰ τῆς δικαιοσύνης αὐχήματα, καὶ τὰ ἐπ' αὐτῇ παρὰ τοῦ Θεοῦ γέρα, μακρὰν καὶ ἀκράδαντον ἔχει τὴν μέθ εξιν καὶ περιφανὲς τὸ ἀξίωμα. Δέχεται γὰρ ὁ Θεὸς τὰς τῶν ὁσίων φωνὰς, καὶ ἀποπεραίνει τὰ αἰτήμα τα·  οὗ τί γένοιτ' ἂν τὸ ἰσοστατοῦν;».
[54] Eusebio, PG 23, 105 C : « Ὁ προφήτης περὶ Χριστοῦ διδάσκει ἡμᾶς, ὅς ἐστιν ἀληθὴς ὅσιος .... Δυνατὸν δὲ καὶ περὶ παντὸς ὁσίου διδάσκεσθαι ἡμᾶς. Οὐ ταυτὸν δέ ἐστι πιστεῦσαι, ὅτι ἐθαυμάστωσε Κύριος τὸν ὅσιον αὐτοῦ, καὶ γνῶναι, ὡς οὐδὲ ταυτόν ἐστι τῇ ἀληθείᾳ πιστεῦσαι, καὶ γνῶναι τὴν ἀλήθειαν, καὶ πιστεῦσαι τῷ Θεῷ καὶ γνῶναι τὸν Θεόν».
[55] Cf. Atanasio (?), PG 27, 73 A .
[56] Eusebio, PG 23, 107 A : «Συμβουλεύει κωλύειν τὸ τῆς ὀργῆς πάθος, εἴ ποτε ἀγανακτικῶς ἀνακινεῖται, μηδὲ εἰς ἔργον τὸν θυμὸν κινεῖσθαι παραινῶν».
[57] Cirillo, PG 69, 737 A e B : «Ἄπασι μὴν ἀνθρώποις συμβαίνει τὸ τῆς ὀργῆς πάθος...  Ἔξεστι δὲ ταύτην ἀνακόπτειν... Τὸ μὲν γὰρ μηδόλως αὐτὰς ἐν ἡμῖν κινεῖσθαι, τάχα που καὶ ἀνέφικτον καὶ οὐκ ἐφ' ἡμῖν. Ἐν ἡμῖν δὲ τὸ ἐπιτιμᾷν τοῖς κινήμασιν·  οὕτω καὶ ἐπὶ τῆς ὀργῆς·  δριμὺ μὲν γὰρ ἐν ἡμῖν ἐστιν, ὅτε ποιεῖται τὸ κίνημα, πλὴν ὥσπερ τισὶ χαλινοῖς ἀνακόπτεται, τοῖς εἰς τὸ ἄμεινον ἐπιλογισμοῖς. ... Φησὶν οὖν καὶ νῦν ὁ Δαβὶδ, ὅτι Κἂν ἀπροαιρέτως ὀργισθῆτε, ὅπερ οὐχ ἁμάρτημα τέλειον, μὴ προσθῆτε καὶ τὴν πρᾶξιν, ἵνα μὴ τέλειον ᾖ τὸ ἁμάρτημα. Εὐφυῶς γὰρ συγχωρεῖ τὸ ἔλαττον ὡς ἀσθενεστέροις, τὴν ὀργὴν λέγω, ἵνα κωλύσῃ τὸ μεῖζον».
[58] Bruno di Würzburg, PL 142, 56 D : «Nunc hortatur et Christianos semetipsos, non pecudes, recte vivendo Deo sacrificare».
[59] Cirillo, PG 69, 740 A : «Οἱ μὲν γὰρ ὀλίγοι, φησὶ, καὶ δόκιμοι καὶ φιλοσοφεῖν εἰδότες, ἀκατάσειστον ἐπὶ Θεῷ τὴν ἐλπίδα ἔχουσι· οἱ δὲ πολλοὶ, τουτέστι τὸ κεχυμένον πλῆθος, τὸ ἀδιάκριτον, τὸ ἀνοίᾳ προσηλωμένον, τὴν παραυτίκα μέθεξιν τῶν σαρκικῶν ἀκαθαρσιῶν τῶν ἐν ἐλπίδι ἀγαθῶν προτιμήσαντες, φασί· Τίς δείξει ἡμῖν τὰ ἀγαθά; Ταῦτα τῶν περὶ τὰς διοικήσεις τοῦ Θεοῦ ὀλιγωρούντων τὰ ῥήματα· Ποῦ τοῦ Θεοῦ πρόνοια, τοσαύτης συγχύσεως ἐν τῷ βίῳ οὔσης;  Καὶ ἄλλων μὲν τρυφώντων, ἡμῶν δὲ ἐν πτωχείᾳ καὶ τοῖς ἐσχάτοις ὄντων κακοῖς, τί τεκμήριον τῆς θείας κηδεμονίας;».
[60] Cirillo, PG 69, 740 B : «Οἱ μὲν ἄγγελοι βλέπουσι διὰ παντὸς τὸ πρόσωπον τοῦ Θεοῦ, οἱ δὲ ἄνθρωποι τὸ φῶς τοῦ προσ ώπου αὐτοῦ. Πρόσωπον δὲ Κυρίου ἐστὶ θεωρία πνευματικὴ πάντων τῶν ἐπὶ γῆς· φῶς δὲ προσώπου ἐστὶν ἡ μερικὴ γνῶσις τούτων αὐτῶν·  εἴπερ, κατὰ τὴν σοφὴν Θεκωΐτιδα, ὡς ἄγγελος Θεοῦ ἦν ὁ Δαβὶδ εἰδὼς τὰ ἐπὶ τῆς γῆς πάντα. Καὶ ποῖον ἄρα ἐστὶν τὸ πρόσωπον τοῦ Θεοῦ καὶ Πατρὸς, οὗ τὸ φῶς ἐφ' ἡμᾶς σεσημείωται; Ὁ τοῦ Θεοῦ Υἱὸς, ἡ ἀπαράλλακτος εἰκών· ... Ἐσημάνθη δὲ ἡμῖν, συμμόρφους ἡμᾶς ἀποδείξας ἑαυτῷ, καὶ τὸν διὰ πνεύματος τοῦ ἰδίου φωτισμὸν ἐγχαράξας ὡς θείαν εἰκόνα τοῖς πιστεύου σιν εἰς αὐτόν».
[61] Remigio d’Auxerre, PL 131, 162 C : «Sed quia dulcius et familiarius videtur loqui cum Deo quam de Deo, ideo convertit sermonem ad ipsum, postquam fidelibus suis ad exhortationem de Deo locutus est».
[62] Eusebio, PG 23, 109 D : «… οὐκ ἐλπίζοντες, τίς δείξει αὐτοῖς τὰ κατὰ ἀλήθειαν ἀγαθὰ, ἐν οἴνῳ καὶ ἐλαίῳ καὶ σίτῳ πληθύνοντες, ὡς ἀγαθῶν τούτων ἀπολαύειν ἡγοῦνται· ἐμοὶ δὲ τῷ καταξιωμένῳ τοῦ φωτὸς τοῦ προσώπου σου, Κύριε, ἔδωκας εὐφροσύνην καρδίας».
[63]Eusebio, PG 23, 94 B : «Ἐπεὶ δὲ πολλῷ πλέον τῆς προαιρέσεως τῆς τἀνθρώπου χαρίζεται, νικῶν ἐν τῷ δωρεῖσθαι ὁ εὐεργέτης τὸν κατὰ δύναμιν ποιοῦντα τὸ καλόν».
[64] Cirillo, PG 69, 741 A : «πλὴν ἐν εἰρήνῃ, μὴ ἔχων τὴν ἁμαρτίαν, ἡ ἐστιν ἔχθρα εἰς Θεόν·  καὶ οὕτω καταλύσας τὸν βίον, κατοικισθήσομαι παρὰ Θεοῦ καὶ ἐπ' ἀγαθαῖς ἐλπίσι, τουτέστι βεβαίαν καὶ ἀκράδαν τον τὴν ἐλπίδα ἕξω».
[65] Bruno di Würzburg, PL 142, 57 : «Exaudi nos, Domine, et in tribulationibus nostris miserere nobis, et qui solus magnificari in populis, spiritalem laetitiam tribue, et in spe munerum futurorum constituis».
[66] Cassiodoro, Expositio…, p. 63 (33-36): «Hic verba dantur Ecclesiae, ut amata Dominum expetat, accersita festinet, quatenus saeculi huius nequitias eodem adiuvante pertransiens. Sponso suo immaulata et sine ruga semper adhaereat».
[67] Cirillo, PG 69, 741 B : «Οὐ γὰρ αἰτῶ τι τῶν ἀνθρωπίνων ἢ τῶν ἀπᾳδόντων τοῖς σοῖς, ὦ Δέσποτα, νόμοις· ἐκεῖνα δὲ μᾶλλον, ἃ καὶ τοῖς λαβοῦσι χρήσιμά τε καὶ ἀναγ καῖα πρὸς σωτηρίαν, καὶ τῇ σῇ φιλοτιμίᾳ χαρίζε σθαι πρέπει».
[68] Cirillo, PG 69, 741 B : « Μέγα εἰς ἁγνείαν καύχημα τὸ ἐκ πρωΐας τῆς αὐτῆς παρίστασθαι τῷ Θεῷ, καὶ φθάνειν ἐν εὐχαριστίᾳ τὸν ἥλιον·  Οὕτω γὰρ, φησὶν, ἐπόψομαι τὰ θεῖα καὶ ἅγιά σου μυστήρια, ἃ ἡτοίμασας τοῖς ἀγαπῶσί σε».
[69] Atanasio, PG 27, 73 C : « Διὰ τοῦτο, φησὶν, εἰσακουσθήσεσθαι θαῤῥῶ, ὅτι τῶν τοιούτων οὐκ ἐπιτήδευσα οὐδὲν ὧν μεμίσηκας».
[70] Cassiodoro, Expositio…, p. 66 (139-141): «Non dixit qui operati sunt, quia illi tantum in iudicio damnabuntur, qui usque ad finem vitae suae crimine se nefando commaculant».
[71] Atanasio, PG 27, 76 A : «Ναὸς Θεοῦ ἡ ἐνάρετος καὶ ἁγία κατάστασις, ἣν οἱ ἔχοντες μετὰ παῤῥησίας φησί... Τῆς γὰρ σῆς ἀπολαύουσα φιλανθρωπίας καὶ τῇ σῇ δεξιᾷ φρουρουμένη τὴν διηνεκῆ σοι προσφέρω προσκύνησιν ἐν τῷ ἀφιερωμένῳ τῆς σῆς δόξης ναῷ, φησὶν ἡ ἁγία καὶ καθαρὰ ψυχή·  τὸν σὸν γὰρ ἀεὶ περιφέρουσα φόβον, οὐκ ἀνέξομαι τοῦτον ἀποβαλεῖν τῇ φιλανθρωπίᾳ σου θαῤῥοῦσα».
[72] Remigio d’Auxerre, PL 313, 169 B «Deduc me in via tua quia in via sum, id est in provectu, fac me ire de virtute in virtutem: hoc est, in iustitia tua, non mea substantia, dirige viam meam, id est, vitam meam in conspectu tuo, ut tuis oculis sis digna: vel viam tuam, id est, mandata tua fac, ut ea recte intelligam».
[73] Cassiodoro, Expositio…, p. 67 (200) : «Vitam meam perduc ad tuae serenitatis aspectum. Non enim nostra facultate ad eum pervenire possumus, qui tortuosis semper semitis ambulamus».
[74] Remigio d’Auxerre, PL 131, 169 D : «Damna eos tales quales se fecerunt, scilicet damna in eis vitia eorum… ipsa eorum coscientia accuset eos vel separantur a pravis cogitationibus suis».
[75] Eusebio di Cesarea PG 23 117 B : «Βούλεται δὲ καὶ αὐτοὺς ἐντεῦθεν ἤδη κριθέντας ὠφεληθῆναι, τοῦ πλήθους τῶν ἀσεβημάτων ἔξω γεγενημένους».
[76] Cassiodoro, Expositio…, pp. 69-70 (294-301): «Quoniam vocatio Domini omne meritm praecedit, nec invenit dignum sed facit, ideo enim gratuita diceretur. Nec quidquam proficuum valemus cogitare vel facere, nisi hoc accipiamus a bonitatis auctore… ne cum sibi aliquid boni falso applicare nititur, vero potius donatore fraudetur».
[77] Bruno di Würzburg, PL 142, 60 D : «Pie Domine, qui attriti cordis gemitum, priusquam proferatur, intelligis: effice nos, quaesumus templum Paraclyti, ut mereamur scuto colestis benevolentiae coronari».
[78] Bruno di Würzburg, PL 142, 61 B : «Fideles orant, benevolum sibi judicem fieri, aerumnas proprias quibus afflicti ingemiscunt narrantes, seque a peccatorum consortio segregantes, nullam cum ipsis habere cupiunt portionem».
[79] Teodoreto, PG 80, 902 D : «Πατρικῶς με, φησὶ, παίδευσον, μὴ δικαστικῶς· ἰατρικῶς, μὴ κολαστικῶς. Μὴ μετρήσῃς τῇ ἁμαρτίᾳ τὴν τιμωρίαν, ἀλλὰ τῇ φιλανθρωπίᾳ τὸ δίκαιον κέρασον».
[80] Eusebio di Cesarea PG 23, 120 B : «Ἐξ ἀσθενείας γὰρ ἅπαν ἁμάρτημα γίνεται, πρὸς τὸ πάθος ἀεὶ τῆς ψυχῆς ἐνδιδούσης· διὸ καταφεύγει πρὸς τὸν Σωτῆρα καὶ ἰατρὸν, τὸν Υἱὸν τοῦ Θεοῦ».
[81] Cassiodoro, Expositio…, p. 74 (142-145) : «Non enim dixit: quondam mereor, sed quia iustitiam tuam sustinere non valeo… A iudice percipimus quid rei dicere debeamus. Quis enim iam dubitet eum verba sua audire posse, si tamen talis sit precantis animus, qualem ipse est pubere dignatus?».
[82] Cirillo, PG 69, 744 D : «Ὅτι δὲ ὀστᾶ τροπικῶς νοηθεῖεν ἂν αἱ νοηταὶ τῆς ψυχῆς δυνάμεις».
[83] Bruno da Asti, PL 164, 713 A : «De animae infermitate loquitur, quae major est, quam infirmitas corporis… Quoties enim homo peccat, toties anima infirmatur».
[84] Eusebio, PG 23, 120 C : «Ἴασις δὲ ἀσθενείας ψυχῆς ἡ ἐκ Θεοῦ δύναμις· ἧς ὁ τυχών φησι· Πάντα ἰσχύω ἐν τῷ ἐνδυναμοῦντί με Χριστῷ».
[85] Cirillo, PG 69, 746 B : «Πότε γὰρ, φησὶν, ἐλεύσῃ ὁ διὰ τῆς ἀναστάσεώς σου τὴν ἴασιν ἡμῖν χαρισόμενος».
[86] Bruno da Asti, PL 164, 715 A : «Altius enim sonat, et clarius a Domino auditur vox lacrymarum, quam lingua et oris».
[87] Cirillo, PG 69, 745 D : «Ἄριστον γὰρ τὸ ἐν ἡσυχίαις μάλιστα καὶ κατὰ μόνας μονονουχὶ Θεῷ διαλέγεσθαι διὰ συχνῆς προσευχῆς, … συγγνώμην αἰτεῖν».
[88] Cassiodoro, Expositio…, p. 77 (280) : «Assumpsit, suscepit vul intellegi, tamquam aliquid manibus acceptum. Et intuere magnum exsultationis arcanum, ut orationem suam et auribus dicat auditam et quasi oblationem aliquam fuisse susceptam».
[89] Bruno da Asti, PL 164, 715 B : «Videtur mihi tamen quod sancta Ecclesia magis conversionem inimicorum, quam eorum mortem desideret.
[90] Bruno di Würzburg, PL 142, 63 B : «Exauditor omnium Deus, exaudi nostrorum fletum supplicem vocem: et tribue infirmitatibus nostris perpetuamente sospitatem, ut dum dignanter gemitum nostri laboris suspicis, tua nos semper misericordia consoleris».
[91] Bruno di Würzburg, PL 142, 63 B : «Iste Psalmus ad Christi humanitatem pertinet, qui per id quod factus est humilis: secundum suam justitiam veritatemque se expetit judicari».
[92] Teodoreto, PG 80, 908 B : «Οὐδεμιᾷ, φησὶν, ἀνθρωπίνῃ βοηθείᾳ θαῤῥῶν, τὴν δὲ σὴν ἐλπίδα μόνην ἐν ἐμαυτῷ περιφέρων, ἱκετεύω τῆς σῆς προμηθείας τυχεῖν. Δέδια γὰρ μὴ δίκην ἀγρίου θηρὸς ἐπελθόντες οἱ πολεμοῦντες, καὶ ἔρημόν με τῆς σῆς προνοίας εὑρόντες, παντελῶς διαφθείρωσιν».
[93] Teodoreto, PG 80, 908 C : «Οὐ μόνον γὰρ, φησὶν, ἀδικίας οὐκ ἦρξα, ἀλλ' οὐδὲ τοὺς ἠδικηκότας ἠνεσχόμην ἀμύνασθαι πώποτε. Πολλάκις γὰρ τὸν Σαοὺλ ὑποχείριον λαβὼν, τῆς ἀδίκου δυσμενείας δίκας οὐκ εἰσ επραξάμην. Οὗ δὴ χάριν σε, Δέσποτα, παρακαλῶ, τὸν πάντα σαφῶς ἐπιστάμενον, δικάσαι μοι δικαίως·  καὶ εἴ τι τοιοῦτο δέδρακα πώποτε, τῆς μὲν σῆς κη δεμονίας γυμνῶσαι».
[94] Teodoreto, PG 80, 909 A : «Παρακαλεῖ τοίνυν τὸν δίκαιον κριτὴν μηκέτι μακροθυμίᾳ, ἀλλὰ δικαίᾳ χρησάμενον ψήφῳ, τὴν τιμωρίαν ἐπιθεῖναι τοῖς ἀδικοῦσι. ... Σὺ γὰρ ἐνομοθέτησας τοῖς ἀδικουμένοις ἀμύνειν. Ὃ τοίνυν τοῖς ἄλλοις ἐνετεί λω ποιεῖν, δρᾶσον, ὦ Δέσποτα».
[95] Bruno da Asti, PL 164, 717 D : «Major est igitur innocentia nostra, quam nos ipsi, quia sine innocentia miseri sumus; felices vero, si eam habeamus».
[96] Agostino PL 36, 107 (17) : «Sed unde fieri potest, ut iniquitas prius laedat hominem iustum in quem procedit, quam cor iniustum unde procedit? Itaque fraudator pecuniae, verbi gratia, dum cupit alium damno lacerare, ipse avaritiae vulnere sauciatur: quis autem vel demens non videat quantum inter hos distet, cum ille patiatur damnum pecuniae, ille innocentiae?».
[97] Bruno di Würzburg, PL 142, 66 C : «Scrutator cordium Deus, libera nos a persequentibus nos, et da nobis in tuo expectatione judicii, firmam custodia mentis, ut non retibuamus inimicis mala però malis».
[98] Bruno di Würzburg, PL 142, 66 D : «Ecclesia laudes majestatem Domini Christi decantans, naturam ejus humanam, ad magnarum rerum dicit crevisse fastigia».
[99] Teodoreto, PG 80, 913 D : «Τὸ, ὡς, ἐν ταῦθα οὐ παραβολικῶς, ἀλλ' ἐπιτατικῶς».
[100] Bruno da Asti, PL 164, 720 B : «Infantes autem et lactentes illi sunt de quibus beatus Petrus apostolus ait…, Per quos videlicet omnis Christiana moltitudo intellegi debet».
[101] Teodoreto, PG 80, 918 A – B : «Ταῦτα δὲ οὐ περὶ τῆς δημιουργίας, ἀλλὰ περὶ τῆς προνοίας διέξεισιν.  Οὐ γὰρ εἶπεν, ὅτι ἔπλα σας, ἀλλὰ, ὅτι μιμνήσκῃ καὶ ἐπισκέπτῃ.  Ἀλλαχοῦ δὲ σαφέστερον τῆς ἡμετέρας φύσεως τραγῳδεῖ τὴν εὐτέλειαν· Ἄνθρωπος γὰρ, φησὶ, ματαιότητι ὡμοιώθη· αἱ ἡμέραι αὐτοῦ ὡσεὶ σκιὰ παράγουσι. Καὶ ἐν ταῦθα τοίνυν ὁ προφητικὸς θαυμάζει λόγος βοῶν· Τί ἐστιν ἄνθρωπος, ὅτι μιμνήσκῃ αὐτοῦ, ἢ υἱὸς ἀνθρώπου, ὅτι ἐπισκέπτῃ αὐτόν;  Οὐ γὰρ μόνον εἰς τὸ εἶναι παρήγαγες, ἀλλὰ καὶ τὸ εὖ εἶναι δεδώρησαι, καὶ μεμνημένος διατελεῖς, καὶ κακῶς διακείμενον ἐπισκέπτῃ».
[102] Atanasio, PG 27 81 C : «…ἐγὼ δὲ τὸ οὕτω μέγα καὶ περικαλλὲς, τοὺς οὐρανούς φημι, μικρόν τι ἔργον τῆς σῆς δημιουργίας, θεωρῶ».
[103] Eusebio, PG 23 129 D : «Ὁ ἄνθρωπος, τῆς θεϊκῆς εἰκόνος λαβὼν, ὡς βασιλεὺς ἁπάντων ἐστὶν ὁ Θεὸς, οὕτως ἄρχων κατέστη τῶν ἐπὶ γῆς».
[104] Eusebio, PG 23129 C : «Καὶ μὴν ἑτέρως δόξῃ καὶ τιμῇ τὸν ἄνθρωπον ἐστεφάνωσεν ὁ Θεὸς, ἐπὶ μόνου τοῦ ἀνθρώπου φήσας· Ποιήσωμεν ἄνθρωπον κατ' εἰκόνα ἡμετέραν καὶ καθ' ὁμοίωσιν, καὶ διαφόρως τοῖς ἁγίοις ἀνθρώποις ἐπιφανεὶς, καὶ Πνεύματος ἁγίου, καὶ δυνάμεως οὐρανίου μεταδοὺς».
[105] Cf. Bruno da Asti, PL 164, 721 B.
[106] Bruno di Würzburg, PL 142, 68 C : «Admirabile nomen tuum, onnipotente Domine, supplices exoramus, ut qui omnem creatura mundi, ad usus hominis subjectis, nos ad tuae servitutis officium signor digneris efficere».
[107] Bruno di Würzburg, PL 142, 68 D : «Propheta laetum se dicit Domino psalliturum, quoniam confudit diabolum pauperumque sanguinem vindicat, et peccatores cum antichristo dicens perituros, judicii tempus velociter advenire deprecatur, ne cujuslibet iniquitas ultra praevaleat».
[108] Agostino, PL 36, 117 (9) : «Non in toto corde confitetur Deo, qui de providentia eius in aliquo dubitat: sed qui iam cernit occulta sapientiae Dei, quantum sit invisibile praemium eius, qui dicit: Gaudemus in tribulationibus; et quemadmodum omnes cruciatus, qui corporaliter inferuntur aut exerceant conversos ad Deum, aut ut convertantur admoneant, aut iustae damnationi ultime praeparent obduratos, et sic omnia ad divinae providentiae regimen referantur, quae stulti quasi casu et temere et nulla divina administratione fieri putant».
[109] Agostino, PL 36 (8) : «Hoc destruuntur civitates: civitates autem in quibus diabolus regnat, ubi dolosa et fraudulenta consilia tamquam curiae locum obtinent, cui principatui quasi satellites et ministri adsunt officia quorumque membrorum... Huius civitatis quasi plebs est omnes delicatae affectiones et turbulenti motus animi, quotidianas seditiones in homine agitantes… neque enim talia essent in malis civitatibus, nisi prius essent in singulis hominibus, qui sunt tamquam elementa et semina civitatum».
[110] Agostino, PL 36 (9) «Sed quia etiam palam manifesteque venturus est ad vivos et mortuos iudicandos, paravit in occulto iudicio sedem suam».
[111] Agostino, PL 36 (10) : «Quantumlibet persequatur inimicus ille, qui conversus est retro, quid nocebit eis quorum refugium factus est Dominus? Sed hoc fiet, si in saeculo hoc, cuius ille magistratus est, pauperes esse delegerint, nihil amando quod vel hic viventem aut amantem deserit, vel a moriente deseritur; tali enim pauperi refugium factus est Dominus».
[112] Agostino, PL 36, 123 (14) : «Quare ergo non dixit, Miserere nostri, Domine, vide humilitatem nostram ab inimicis nostris, tamquam multi pauperes clament; sed tamquam unus, Miserere mei, Domine? An quia unus interpellat pro sanctis, qui primus pauper pro nobis factus est, cum esset dives».    
[113] Ilario di Poitiers, PL 9, 292 B : «…non praesentia in his, sed ultima continet».
[114] Ilario di Poitiers, PL 9, 203 B : «Hic igitur est finis occultis: mortuorum resurrectio, sanctorum glorificatio, malitiae dominantis abolitio, mortis interitus, et per hunc Christi regnum, Patris quoque Dei et regnum».
[115] Bruno di Würzburg, PL 142, 76 C : «Confessioni nostrae piam aurem, Deus clemens aperti, qui sperantes in te numquam consuevisti derelinquere, ut esaltati de portis mortis perpetuae, possimus salvi tentatoris occultas insidias effugere».
[116] Eusebio, PG 23, 137 B «Τελείου φωνὴ, καὶ κατὰ τὸν Ἀπόστολον εἰπεῖν δυναμένου, Τίς ἡμᾶς χωρίσει ἀπὸ τῆς ἀγάπης τοῦ Θεοῦ;  Οὐ κατὰ τὸν ἀτελῆ τὸν φυγῇ μεταναστεύοντα τόπον ἐκ τόπου, καὶ περιφεύγοντα τοὺς διώκοντας».
[117] Teodoreto, PG 80, 938 C : «Τί δήποτε, φησὶ, παραινεῖτέ μοι φυγεῖν, καὶ τὰ ὄρη περινοστεῖν, στρουθίου δίκην ἐπτοημένου, καὶ τὰς σκηνὰς τῇδε κἀκεῖσε μεταβαίνειν, βε βαίαν ἔχοντι τὴν εἰς Θεὸν ἐλπίδα, καὶ δι' ἐκείνην τοὺς δυσμενεῖς μὴ δειμαίνοντι;».
[118] Eusebio, PG 23 137 B-C «Ἐν οὐρανῷ κατοικῶν καὶ βασιλείαν ἔχων ἀσάλευτον, οὐδὲν τῶν ἐπὶ γῆς παρορᾷ. Χαρίζεται δὲ τῷ πένητι τῶν εὐεργετικῶν αὐτοῦ δυνάμεων τὴν ἐπισκοπὴν, ἅς φησιν ὀφθαλμούς·  ὥσπερ οὖν βλέφαρα τὴν κριτικὴν αὐτοῦ καὶ πάντα διακρίνουσαν πρόνοιαν. Διὰ δικαιοσύνην δὲ κρινεῖ καὶ τοὺς δικαίους, μή τι καὶ αὐτὸς πεπλημμέληται».
[119] Bruno da Asti, PL 164, 751 C-D : «Oculi eius in pauperem respiciunt. Non enim respiceret, si non diligeret. Sic enim scriptum est: Quia respexit Dominus Petrum. Oculi igitur eius in pauperem respiciunt, ut eius semper misereatur, semper eum custodiat, ejusque omnes cogitationes et actus dirigat et disponat»
[120] Bruno di Würzburg, PL 142, 77 C : «Hoc ideo dicitur, ut unusquisque circumspiciat conscientiam suam, de qua novit solum Deum ferre judicium. Non enim justus est quem homines dicunt, sed quem Deus probat justum».
[121] Cf. Teodoreto, PG 80, 940 D
[122] Bruno di Würzburg, PL 142, 77 D : «Ignis etiam est cum eos flammea cura consumit cupiditatis. Sulphur, putredo peccatorum; spiritus procellarum, dum se confundunt mente tumultuosa».
[123] Bruno di Würzburg, PL 142, 78 A : «Dirige oculos pietatis nostrae super humilem paupertatis nostrae personae, onnipotens Domine, et circumda nos fidei armis, ut ab iniquitatum sagittis eruti, valeamus aequitatem et justitiam custodire».
[124] Bruno di Würzburg, PL 142, 78, A : «Salvum se Propheta a mundi istius perversitate fieri petit, quoniam dolosi atque superbi, potentiam Dei sceleratis oblocutionibus abnegabant; promissionemquem Patris per Filium dicens faciendam, eloquia Domini sub brevitate collaudat».
[125] Eusebio, PG 23, 140 D : «Ἐπεὶ οὖν μηδένα μοι σωτηρίας αἴτιον εὑρίσκω, αὐτός μοι, Κύριε, τοῦτο γενοῦ».
[126] Eusebio, PG 23, 140 D : «Ὅτι δὲ μάταια ἐλάλουν ἐπιβουλεύοντες τῷ Σωτῆρι καὶ δολίως αὐτῷ προσερχόμενοι, σαφῶς ἡ τῶν Εὐαγγελίων διδάσκει γραφή».
[127] Teodoreto, PG 80, 944 A-B : «… τῆς θείας μακροθυμίας καταφρονοῦντες, καὶ μηδὲ τελεῖν ὑπὸ τὴν τοῦ Θεοῦ δεσποτείαν νομίζοντες.  Τοιοῦτος ἦν ὁ Φαραώ· διόπερ καὶ ἔλεγεν· Οὐκ οἶδα τὸν Κύριον. Τοιοῦτος Ναβουχοδονόσωρ τοὺς γενναίους ἐκείνους δεδιττόμενος παῖδας, καὶ λέγειν οὐ φρίττων, Τίς ὁ Θεὸς ὃς ἐξελεῖται ὑμᾶς ἐκ τῶν χειρῶν μου;».
[128] Eusebio, PG 23 141 A : «Ταῦτα δὲ ἦν τὰ Φαρισαίων καὶ Σαδδουκαίων χείλη, μεθ' ὑποκρίσεως προσιόντων τῷ Σωτῆρι, καὶ Ῥαββὶ καλούντων αὐτὸν, λάθρα δὲ κατ' αὐτοῦ τυρευόντων. Μεγαλοῤῥήμονες δὲ ἦσαν οἱ πρεσβύτεροι καὶ οἱ ἀρχιερεῖς τοῦ λαοῦ, τολμῶντες ἀνακρίνειν τὸν Σωτῆρα καὶ λέγειν αὐτῷ·  Ἐν ποίᾳ ἐξουσίᾳ ταῦτα ποιεῖς, καὶ τίς σοι ἔδωκε τὴν ἐξουσίαν ταύτην;».
[129] Atanasio, PG 27, 96 A : «Τουτέστι, Φανερὸν πᾶσι καταστήσω τὸ σωτήριον, ὃ καὶ ἐξάκουστον παρασκευάσω γενέσθαι».
[130] Bruno di Würzburg, PL 142, 79 D : «Miserere fragilitatis nostrae, sanctissime Pater, et concede nobis eloquia tua, pudico corde contenere, ut possimus multiloquam dolositatem insanientium declinare».
[131] Bruno da Asti, PL 164, 734 C-D : «Vox Prophetae est, et aliorum Cristi nativitatem suaeque redemptionis diem cum magno desiderio expectantium. De quibus ipse Dominus ait: “Multi reges et prophetae voluerunt videre quae vos videtis, et non viderunt, et audire quuae vos auditis, et non audierunt».
[132] Cirillo, PG 69, 800 A : «Διὸ ὑπὸ τοῦ συνειδότος νυττόμενος, καὶ τὴν τοῦ Θεοῦ δεδιὼς κρίσιν, ὡς καὶ μα κρὰν γινόμενος αὐτῷ διὰ τὴν ἁμαρτίαν, ἐν τῇ με τανοίᾳ ἀνανεῶμαι, φησὶ, βουλόμενος κατὰ ψυχὴν, μήπως ἄρα ἐν τῇ ἁμαρτίᾳ ἀποθανοῦμαι».
[133] Bruno da Asti, PL 164, 735 A-B : «Illumina oculos meos ne unquam obdormiem in morte. Illumina, inquit, oculos meos, illumina oculos mentis meae: mitte nobis Filium tuum, cujus sanguine mors ipsa moriatur, et peccatum originale deleatur. Hoc est enim quod sancti maxime timebant, ne illius peccati morte deficerent».
[134] Cirillo, PG 69, 800 D : «Ὕπνον τὴν ῥᾳθυμίαν ὠνόμασεν, ἐν ᾗ ταῖς τοῦ βίου φαντασίαις ῥεμβόμεθα, ἀργοὶ δὲ ἐπὶ κλίνης τῆς ἡδονῆς ἀναπεσόντες κείμεθα. Ὥστε τοίνυν μὴ τῷ ὕπνῳ τῆς ῥᾳθυμίας τὸν χαλεπὸν ἀκο λουθῆσαι θάνατον, φωτισθῆναι τοὺς ὀφθαλμοὺς, τουτ έστι τὰ τῆς ψυχῆς αἰσθήσεις, προσεύχεται, ἵνα βλέπωσι τὴν ἀλήθειαν».
[135] Bruno da Asti, PL 164, C : «Ecce, inquit, habeo quod desideravi, quod quaesivi et tanto tempore expectavi; videlicet salutare tuum, Iesum Christum. Amodo igitur gaudebit, exsultabit et laetabitur cor meum in salutari tuo».
[136] Bruno di Würzburg, PL 142, 81 B : «Ne avertas faciem tuam a nobis, Onnipotente Deus, ne inimici nostri exaltentur adversus nos; sed ita cor nostrum salutaris tui exultatione perfunde, ut facias somnum secundae mortis evadere».
[137] Eusebio, PG 23, 144 C : «Τῶν δὲ ἀθέων οἱ μὲν μὴ εἶναι Θεὸν παντελῶς ἔδοξαν, ἀλλ' εἶναι διὰ κενὸν ὄνομα·  οἱ δὲ μὴ ὄντας ἀνέπλασαν, τὸν ὄντα παρωσάμενοι· οἱ δὲ εἶναι μὲν ἔφασαν, μὴ προνοεῖν δὲ τῶν ἐπὶ γῆς».
[138] Ilario di Poitiers, PL 9, 325 C : «…voluntatis iniquitate luctante, quod pudet dici, non pudet cogitare. Quis enim mundum contuens, Deum esse non sentiat? Sed fit frequenter, ut cum nos veri necessitas ad confessionem Dei cogat, oblectatio tamen vitiorum Deum nobis non esse persuadeat».
[139] Eusebio, PG 23, 145 A : «Ἔδει γὰρ τὸ μέγεθος παραστῆναι τῆς ἐν τοῖς ἀνθρώποις ἐγγενομένης νόσου πρὸ τῆς τοῦ Σωτῆρος παρουσίας· ὡς ἂν ἡ ἄφιξις αὐτοῦ φανείη τοῖς πᾶσιν ἀναγκαία».
[140] Ilario di Poitiers, PL 9, 326 C – 327 A . «Ac ne intelligens Dei erga homines voluntas esse existimatur; adjecit dicens, Dominus de coelo prospexit super filios hominem... Prospectio Domini de coelo frequens fuisse conoscitur: quotiens peccati humani generis commotus, salutis nostrae causa aut Noe ante diluvium eligit, aut Abraham Justificat per fidem...».
[141] Ilario di Poitiers, PL 9, 331 B « Comedunt quoque etiam illi ut cibum panis Dei populum, qui eum obtrectationis morsu, et laniatu invidiae dilacerant et sunt quibus Deus venter est, qui ministerium deputant ad negotiationem, collationibus se plebis et muneribus ditando..., dum apothecas suas inutili religiosorum obsequio distendunt».
[142] Ilario di Poitiers, PL 9, 332 C : «Docuit autem Dominus, solum in nobis metum eorum quae vere timenda sunt oportere esse, cum dicit: nolite timere eos qui possunt corpus occidere, animam autem non possunt occidere... Et plerumque nos tamquam pro debita officii religione pie adulari regibus extimamus, quia in corpus nostrum sit his aliquid potestatis: quibus nihil ultra de nobis  licet, quam latroni, quam febri, quam incendio, quam ruinae.... Et propter brevem dolorem libertatem Ecclesiae, spei nostrae fiduciae, confessionem Dei addicimus».
[143] Bruno da Asti, PL 164, 737 B : «Hic autem est ille inops, de quo dicit Apostolus: Qui cum omnium dives esset, pro nobis pauper factus est».
[144] Bruno da Asti, PL 164, 737 C : «Sic enim in prophetarum libris scriptum est: Ex Sion veniet qui auferet captivitatem Jacob. Per quem nullum alium nisi Christum intelligimus».
[145] Eusebio, PG 23 148 C : «Εἶθ' ἑξῆς τὴν μέλλουσαν ἅπασιν ἀνθρώποις προξενεῖσθαι ἀπὸ κακῶν ἐλευθερίαν διὰ τοῦ σωτηρίου παρίστησι».
[146] Bruno di Würzburg, PL 142, 83 D : «Dignare, Domine, de coelo sancto tuo respicere super filios hominum, et da nobis agnoscere viam pacis, ut, aversa vitiorum captivitatem, colestis Jerusalem habitaculo perfruamur».
[147] Bruno di Würzburg, PL 142, 83 D : «Propheticae interrogationi respondet Dominus, in Decalogi exemplum decem virtutibus ad suae beatitudinis atria perveniri»-
[148] Teodoreto, PG 80, 956 A : «Σκήνωμα γὰρ τὸν τοῦ Θεοῦ προσαγορεύει ναόν· ὄρος δὲ ἅγιον, τὴν Ἱερουσαλήμ».
[149] Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 301 B.
[150] Cirillo, PG 69, 806 B : «ρος γιόν στιν βασιλεία το μέλλοντος αἰῶνος· ρος, δι τ ψηλν κα περκείμενον· γιον, πειδ ν ατ ο κατοικε βέβηλος».
[151] Cassiodoro, Expositio…, p. 133 (38-43).
[152] Bruno di Würzburg, PL 142, 84 B : «Ingredi in tabernaculum sine omni macula solius Domini fuit. Operabatur justitiam: cum ejecit de templo vendente set ementes».
[153] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 133 -134 (60-83)
[154] Ilario di Poitiers, PL 9, 306 B : «Interdum enim regibus iniqua poscentibus turpi adulatione famulamur, er vitiis alienis conscientiae nostrae infermitate blandimur».
[155] Cf. Basilio, PG 30, 265 B.
[156] Ilario di Poitiers, PL 9, 307 B : «Si christianus es, quid otiosam pecuniam tuam in reditum componis, et fratris tui inopiam pro quo Christus mortuus est, thesaurum tuum efficis?».
[157] Teodoreto, PG 80, 956 C – D : «Ταύτης δὲ ἆθλον τῆς ἀρετῆς τὸ τῆς θείας ἐπικουρίας διηνεκῶς ἀπολαύειν, καὶ ἐν πολλοῖς ἀγαθοῖς δια μένειν, καὶ τὴν αἰώνιον προσμένειν ζωήν».
[158] Bruno di Würzburg, PL 142, 85 B : «Concede nos, piissime Deus, sine macula ingredi ecclesiam tuam, et averte nos a dolis proximi vel usuris, ut dum haec secundum tuum observamus praeceptum, non commoveamur ab aemulis suppliciis in aeternum».
[159] Bruno di Würzburg, PL 142, 85 B : «Christus pro humanitate suscepta a Patre se conservari petit, eique gratias refert qui sua potentia iniquitatem hujus saeculi superavit: et post resurrectionis gloriam in delectationibus dextrae suae eum collocavit».
[160] Teodoreto, PG 80, 957 B : «Οὕτως εὑρίσκομεν αὐτὸν εὐχόμενον συνεχῶς, καὶ τὰ γόνατα κάμπτοντα… μετὰ κραυγῆς ἰσχυρᾶς καὶ δακρύων».
[161] Cirillo, PG 69 805 D : «Ἐνταῦθα τὸ κοινὸν ὥσπερ πρόσωπον τῆς ἀνθρωπότητος ἀναλαβὼν ὁ Σωτὴρ, τοὺς πρὸς τὸν Θεὸν καὶ Πατέρα ποιεῖται λόγους οὐχ ὑπὲρ ἑαυτοῦ μᾶλλον, ἀλλὰ δι' ἡμᾶς καὶ ὑπὲρ ἡμῶν, ὡς εἷς ἐξ ἡμῶν διὰ τὴν οἰκονομίαν».
[162] Teodoreto, PG 80, 957 C – D : «…ἀλλ' ὅτι ἄν τις ἀγαθὸν δράσοι, αὐτὸς ὀνίναται· σοὶ δὲ κέρδος ἐντεῦθεν οὐδέν. Τοῦτο δὲ ὁ Σύμμαχος ἑτέ ρως ἡρμήνευσεν· Πᾶσα, φησὶ, τῶν ἀγαθῶν ἡ φορὰ διὰ τῆς σῆς ὑπάρχει μοι χάριτος. Καὶ ἡμεῖς γὰρ παρὰ τοῦ Θεοῦ τῶν ἀγαθῶν ἀπολαύομεν, καὶ αὐτὸς τῆς ἡμετέρας δικαιο πραγίας οὐ χρῄζει· χάριν μέντοι τῆς ἡμετέρας ὠφε λείας ταύτην νομοθετεῖ».
[163] Bruno di Würzburg, PL 142, 85 D e 86 A : «Multiplicatae sunt gentibus infimitates, id est idola quae (Domino veniente in carne) relinquentes celerrime ad eum sunt reversi, habet enim Hebraica veritas, multiplicata sunt idola eorum».
[164] Agostino, PL 36, 330-331 (12) : «Et nihil magis vult dare quam se. Si aliquid inveneris melius, pete. Si aliud petieris, iniuriam facies illi, et damnum tibi, praeponendo illi quod fecit, cum velit seipsum tibi dare qui fecit. In hoc amore dixit illi anima quaedam: Numquid ipse es pars mea, Domine? id est, tu es pars mea. Eligant sibi qui volunt quid possideant, faciant sibi partes de rebus: Pars mea tu es, te mihi elegi. Et iterum: Dominus pars haereditatis meae. Possideat te, ut possideas illum: eris praedium ipsius, eris domus ipsius. Possidet ut prosit, possidetur ut prosit. Numquid ut aliquid ei tu prosis? Nam dixi Domino: Deus meus es tu, quoniam bonorum meorum non eges?».
[165] Bruno da Asti, PL 164, 740 D : «Solum enim Dominus hareditas sanctorum est; quia, spretis omnibus quae in mundo sunt, solum Dominum in partem sibi elegerunt. Bona commutatio, ut et ipsi sint haereditas Domini, et in haereditatem habeant Dominum».
[166] Cf. Atanasio, PG 27, 104 B.
[167] Teodoreto, PG 80, 961 B – C : «Ἀλλ' ὅμως ὑπὸ τοῦ Κυρίου σοφιζόμενος, καὶ ἀρίστοις χρώμενος λογισμοῖς, τῆς τοῦ πάθους νυκτὸς περιέσομαι. Μηδεὶς δὲ ἀνάρμοστον ἡγείσθω τὸ συν ετίζεσθαι κατὰ τὴν ἀνθρωπείαν φύσιν τὸν Δεσπότην Χριστὸν, ἀκούων τοῦ θεσπεσίου Λουκᾶ λέγον τος· Ἰησοῦς δὲ προέκοπτε σοφίᾳ καὶ χάριτι παρὰ Θεῷ καὶ ἀνθρώποις. Ἀκουσάτω δὲ αὐτοῦ πάλιν λέγοντος, ὅτι δειλιάσαντα παρὰ τὸ πάθος, καὶ ἱδρώ σαντα θρόμβους αἵματος, ἄγγελος προσελθὼν ὑπ εστήριξεν».
[168] Agostino, PL 36, 145 : «sed veniens in ea quae transeunt, non abstuli oculum ab eo qui semper manet, hoc providens ut in eum post temporalia peracta recurrerem».
[169] Agostino, PL 36, 145 : «Neque dabis sanctum tuum videee corruptionem, neque sanctificatum corpus per quod et alii sanctificandi sunt corrumpi patieris».
[170] Bruno di Würzburg, PL 142, 87 B : «Tunc erit plena laetitia, cum adunatum fuerit corpus, id est Ecclesia in regno Dei, ubi speculatur vultus Dei».
[171] Bruno di Würzburg, PL 142, 87 C : «Conserva, Domine, sperantes in te, et effice voluntates tuas nobiscum, ut clarificati laetitia resurrectionis tuae, mereamur a dextris tuis cum sactis omnibus delectari».
[172] Bruno di Würzburg, PL 142, 87 D : «Vox Christi in passione, et vox Ecclesiae in tribulatione. Et Christus petit exaudiri justitiam suam, quia oboediens fuit Patri usque ad mortem».
[173] Eusebio, PG 23, 161 B : «Ἐπειδήπερ, οἷα χρυσὸς ἐν πυρὶ βληθεὶς, λαμπρὸς καὶ καθαρὸς διαμεμένηκεν».
[174] Atanasio PG 27, 108 A : «Διδάσκει ὁ λόγος μὴ πεποιθέναι ἐφ' ἑαυτοῖς, ἐπὶ δὲ τῷ Θεῷ ἐπιστηρίζεσθαι».
[175] Eusebio, PG 23, 151 C : «… ἀλλ' ὥσπερ καινὴν ὁδὸν εὑράμενος, σώζων ἀνεφάνη τοὺς εἰς αὐτὸν ἠλπικότας».
[176] Eusebio, PG 23, 164 A : «Ἀλλὰ καὶ ὁ Σωτὴρ ὑπὲρ τῆς αὑτοῦ Ἐκκλησίας, ἥτις ἐστὶν αὐτοῦ σῶμα, ταύτας ἀνέπεμπε πρὸς τὸν Πατέρα τὰς φωνάς Πτέρυγας δὲ νοήσεις τὰς τῆς προνοίας αὐτοῦ δυνάμεις».
[177] Eusebio, PG 23, 164 B : «Ὁ ἀντίδικος ὑμῶν διάβολος ὡς λέων ὠρυόμενος περιέρχεται ζητῶν τίνα καταπίῃ· ἐξ οὗ μάλιστα ῥυσθῆναι παρακαλῶ».
[178] Cassiodoro, Expositio…, p. 147 (205-208).
[179] Cirillo PG 69, 847 B : «Λέγουσι μέντοι οἱ ἅγιοι, πάντα τρόπον ἐπιβουλῆς ὑπομένοντες· Τίς ἡμᾶς χωρίσει ἀπὸ τῆς ἀγάπης τοῦ Χριστοῦ;»
[180] Atanasio PG 27, 108 D : «Πάντων, φησὶ, τῶν τιμίων ἀπέλαυσαν· διὸ καὶ ἀπελάκτισαν οὕτως, ὡς καὶ παρανομεῖν. Τῶν δὲ κεκρυμμένων σου ἀντὶ τοῦ, ὧν ἐν ἀποκρύφῳ τιμω ριῶν ἔχεις τὴν γνῶσιν, ἐγὼ ἀγνοῶ, τούτων ἔμπλησον τὰς γαστέρας αὐτῶν, περιφραστικῶς ἀντὶ, αὐτούς».
[181] Teodoreto, PG 80, 972 A – B : «Οἶδα, φησὶν, ὡς τὴν δικαίαν σου τιμωρίαν οὐ μόνον αὐτοῖς ἐπάξεις, ἀλλὰ καὶ τοῖς υἱέσι, καὶ τοῖς ἐγγόνοις, τὴν τῶν προγόνων πονηρίαν μιμησαμένοις»; Cf Agostino PL 36, 147.
[182] Eusebio, PG 23, 165 C : «… ἐγὼ δὲ τοῖς παρὰ τῆς δικαίας προνοίας ἀγαθοῖς ἐντρυφήσω, πεῖραν μεγίστην τῆς σῆς εὐεργεσίας δεξάμενος».
[183] Bruno da Asti, PL 164, 745 C: «Ego, inquit, propheta, et Ecclesia, et sanctorum omnium multitudo cum justitia, quam te jubente custodivi et tenui, apparebo in conspectu tuo, et satiabor… illis tuis deliciis ineffabilibus, quibus angeli utuntur et reficiuntur, dum manifestabitur gloria tua».
[184] Bruno di Würzburg, PL 142, 90 D : «Converte, Domine, oculos cordis nostri ad cernendam tui judicii veritatem, ut dum hic igne spirituali probamur, de tuis in aeternum conspectibus cum fructu iustitiae satiemur».
[185] Eusebio, PG 23, 168 A : «… τῷ πάσης νίκης αἰτίῳ, τῷ καὶ νικητὰς ἀπεργαζομένῳ».
[186] Teodoreto, PG 80, 973 A : «Ὑπισχνεῖται δὲ ὁ μακά ριος Δαβὶδ τὸν Θεὸν ἀγαπήσειν, οὐχ ὡς οὐδέπω τοῦτο τέλεον κατορθώσας· ἀλλὰ κόρον λαβεῖν τῆς ἀγάπης οὐκ ἀνεχόμενος· εἶτα τὰς εὐεργεσίας θείας ποιεῖ ται προσηγορίας, καὶ τὸν κατάλογον ὧν ἔτυχεν ἀγαθῶν κατάλογον ὀνομάτων ἐργάζεται».
[187] Teodoreto, PG 80, 973 C : «Ἐνταῦθα διδασκό μεθα χάριν μὲν ὁμολογεῖν ὑπὲρ τῶν ὑπηργμένων ἀγαθῶν, αἰτεῖν δὲ πάλιν τὰ ἐνδέοντα· τοῦτο γὰρ, φησὶ, ποιῶν, κρείττων ἔσομαι τῶν δυσμενῶν».
[188] Atanasio, PG 27, 109 C : «Οὐδενὸς, φησὶν, ἐνταῦθα πολέμου θνητοῦ μέμνηται, ἀλλὰ δυνάμεων ἀφανῶν, ἔνδον τὴν ψυχὴν αὐτοῦ κυκλουσῶν. Χείμαῤῥοι ἀνομίας εἰσὶν οἱ παράνομοι λογισμοί».
[189] Eusebio PG 23, 173 B : «… καὶ ταῦτα πάντα ἐγένετο ἵνα ὁ λαὸς τοῦ Θεοῦ ἐλευθερίας τῆς ὑπ' Αἰγυπτίοις δουλείας τυχεῖν δυνηθῇ».
[190] Teodoreto, PG 80, 976 C : «Ἀλλ' ὅμως, οὔτε κατάβασιν, οὔτε ἀνά βασιν τῆς θείας ἡμεῖς ἐπιστάμεθα φύσεως· ἀπερίγραφον γὰρ τὸ Θεῖον, πανταχοῦ παρὸν, περιέχον τὰ πάντα. Τὸ διάφορον δὲ τῶν οἰκονομιῶν διὰ τού των ἐκπαιδευόμεθα. Ποτὲ μὲν γὰρ προσηνέστερον ἐπιφαίνεται τοῖς ἀνθρώποις· ποτὲ δὲ μεγαλοπρε πέστερον. Ἔστι δ' ὅτε καὶ φόβον ἐνθεῖναι βουλόμενος, παράδοξά τινα δείκνυσι καὶ ἀήθη».
[191] Teodoreto, PG 80, 977 A – B : «…τὸ δὲ, Ἔθετο σκότος ἀποκρυφὴν αὐτοῦ, τὸ τῆς φύσεως ἀθεώρη τον.  Τὸ δὲ, Κύκλῳ αὐτοῦ ἡ σκηνὴ αὐτοῦ, τὸ περὶ αὐτὸν φῶς·  διὸ καὶ ὁ μακάριος ἔφη Παῦλος·  Ὁ μόνος ἔχων ἀθανασίαν, φῶς οἰκῶν ἀπρόσιτον».
[192] Cirillo, PG 69, 824 B : «Κεκρυμμένον γὰρ οὕτως ἐστὶ τὸ τοῦ Χριστοῦ μυστήριον».
[193] Eusebio, PG 23, 172 C : «Τὴν ἀφανῆ καὶ λανθάνουσαν τοῦ Σωτῆρος διατριβὴν, ἣν σὺν ἀνθρώποις εἰσέτι καὶ νῦν ποιεῖται μετὰ τὴν ἀνάληψιν... Σκηνὴν δὲ αὐτοῦ σημαίνει οὐχ ἑτέραν ἢ τὴν ἁγίαν Ἐκκλησίαν αὐτοῦ».
[194] Eusebio, PG 23, 176 B : «Καταποθέντα γὰρ αὐτὸν καὶ ληφθέντα ὥσπερ αἰχμάλωτον ὁ τῶν ὅλων Θεὸς καὶ Πατὴρ, ἐξαποστείλας τὸν ἑαυτοῦ Υἱὸν, ἔλαβε».
[195] Bruno di Würzburg, PL 142, 94, B : «Accepit Ecclesiam ac sibi conjunxit».
[196] Eusebio, PG 23, 176 D : «... ἐῤῥύσατο καὶ εἰς πλατυσμὸν ἐξήγαγεν, ὡς κατὰ πλάτος δυνηθῆναι ἐμαυτὸν ἀναλαβεῖν, καὶ τῆς ἐμαυτοῦ θεραπείας ἐπιμέλειαν ποιήσασθαι. Πλὴν ἀλλὰ καὶ παντελῶς ῥύσεταί με, φησὶν, διδοὺς ἄφεσιν τῆς ἁμαρτίας κατὰ τὸν προφητευόμενον καιρὸν τῆς αὑτοῦ παρουσίας».
[197] Atanasio, PG 27, 116 B : «Εἰκότως κατηξίωσάς με τῆς σῆς εὐεργεσίας·  ἐπειδήπερ, δίκαιος ὢν, οἶδας μετὰ ὁσίου ὁσιοῦσθαι. Εἰ γὰρ ἤμην ἐναπομείνας τῇ ἁμαρτίᾳ ... οἶδα, ὅτι καὶ σὺ αὐτὸς ὁ μέγας κριτὴς τῇ ἐμῇ ἁμαρτίᾳ κα τάλληλον ἐπήγαγες τὸ σαυτοῦ κρῖμα. Ἐπειδὴ δὲ ἐφύλαξα τὰς ὁδούς σου...  καὶ τὸν ἐν δικαιοσύνῃ μου βίον τὴν ἀμοιβήν μοι παρέξεις ἐν τῷ σῷ δικαστηρίῳ».
[198] Agostino, PL 36, 151 : «Retribuet mihi Dominus secundum justitiam bonae voluntatis, qui prior proebuit misericordiam, antequam haberem bonam voluntalem. …et secundum puritatem factorum maeorum retribuet mihi, qui tribuit mihi ut bene facerem, educendo me in latitudine fidei».
[199] Agostino, PL 36, 152 : «quoniam non est lumen nostrum ex nobis; sed tu illuminabis lucernam meam, Domine. Deus meus, illuminabit tenebras meas: nos enim peccatis nostris tenebrae sumus; sed, Deus meus, illuminabis tenebras meas».
[200] Eusebio, PG 23 180 B : «Ἄμωμον εἶναι ἀποφαίνεται, τουτέστιν ἀνεπίληπτον τὴν διοίκησιν αὐτοῦ, καὶ τὴν τῆς προνοίας οἰκονομίαν».
[201] Eusebio, PG 23 180 D : «Οὕτω γοῦν καὶ ἐμὲ ὁπλίζων ταῖς ἑαυτοῦ δυνάμεσι, τὴν θνητὴν καὶ ἀνθρωπίνην μου ἰσχὺν τῇ αὑτοῦ χάριτι δυναμοῖ».
[202] Eusebio, PG 23 180 D : «…οὕτως κατ' εἰκόνα καὶ καθ' ὁμοίωσιν αὐτοῦ καὶ ἐμὲ βουλόμενος εἶναι, καὶ τὴν ἐμὴν ὁδὸν ἔθετο ἄμωμον».
[203] Cf. Eusebio, PG 23 181 C – D.
[204] Eusebio, PG 23 184 A : «Ἀλλὰ καὶ ὁ Ἰησοῦ ἑπόμενος ἐπακολουθεῖ τοῖς ἴχνεσιν αὐτοῦ· ἐξ αὐτοῦ τοῦ πατεῖν τὴν τετριμμένην ὑπὸ Ἰησοῦ ὁδὸν ἰσχυρὰ κτᾶται τὰ ἴδια ἴχνη».
[205] Cf. Eusebio, PG 23, 184 D. Cirillo, PG 69, 825 C. Agostino, PL 26, 154.
[206] Bruno di Würzburg, PL 142, 99 C : «Firmamentum spei et refugium pressurae, piissime Deus, salva nos ab inimicis et a laqueis mortis, ut assumpti de moltitudine circumstantium tribulationum, devotissime sancto nomini tuo cum innocentiae puritate psallamus».
[207] Bruno di Würzburg, PL 142, 99 D : «Domini praedicatores Propheta collaudans, ejus incarnationem speciosissime describit; necnon praecepta Novi ac Veteris Testamenti magnificans, ab occultis vitiis purgari se a Domino precatur».
[208] Teodoreto, PG 80, 992 A – B : «Ἀρκεῖ, φησὶ, καὶ μόνον φαινόμενον τῶν οὐρανῶν τὸ κάλλος καὶ μέγεθος, τοῦ Δημιουργοῦ τὴν δύναμιν κηρύξαι· εἰ γὰρ ὁ μεγίστην καὶ καλλίστην οἰκοδο μίαν θεώμενος, τὸν οἰκοδόμον θαυμάζει· πολλῷ δήπου θεν ἡ κτίσις ὁρωμένη πρὸς τὸν δημιουργὸν ποδηγεῖ τοὺς ὁρῶντας».
[209] Bruno di Würzburg, PL 142, 100 B : «Eructat verbum cum irradiando corda apostolorum purissima coelestia verba intimavit; cum apostoli corda fidelium luminosa praedicatione illuminant».
[210] Teodoreto, PG 80, 993 B : «Οὔτε γὰρ λόγους, οὔτε ῥήματα προφέρουσαι, ἀλλὰ τὸν κανόνα, καὶ τὴν οἰκείαν τάξιν ὑποδεικνῦσαι, πᾶσαν τὴν γῆν καὶ θάλατταν εἰς τὴν θείαν καλοῦσιν ὑμνῳδίαν».
[211] Eusebio, PG 23, 192 B : «…τῆς τοῦ Θεοῦ δοξολογίας διδάσκαλος καθέστηκεν ὁ ἥλιος, οἷα δεσπότου καὶ μεγάλου βασιλέως νόμον ἀπαράβατον τηρῶν. Οὐ γάρ ποτε ἄλλην τρέπεσθαι παρὰ τὴν ὁρισθεῖσαν αὐτῷ πορείαν τολμᾷ οὐδ' ὑπερβαίνει τοὺς ὅρους τῆς κατ' οὐρανὸν διατάξεως».
[212] Cf. Agostino PL 36, 155. Cassiodoro, Expositio…, pp. 171-172 (108-134); Bruno di Würzburg, PL 142, 100 C.
[213] Teodoreto, PG 80, 996 A : «Ἀπόχρη καὶ ταῦτα δεῖξαι τοῖς ἀν θρώποις τὸν Ποιητήν· ἀλλ' ὅμως καὶ νόμον ἔδωκεν εἰς βοήθειαν, ἐπιστρέψαι τοὺς πλανωμένους δυνάμενον».
[214] Teodoreto, PG 80, 996 C – D : «Λέγει τοίνυν, ὅτι ὁ νόμος τοῦ Θεοῦ, μώμου παντὸς ἐλεύθερος ὢν, τὰς τῶν ἀνθρώπων ἐπιστρέφει ψυ χὰς, καὶ ἀμώμους αὐτὰς ἀπεργάζεται. Δεδιττομένη δὲ ἡ μαρτυρία τοὺς ἀτελεῖς καὶ νηπίους σοφίζε· εὐφραίνει δὲ τὴν καρδίαν τὰ δικαιώματα, τῆς δικαιώσεως τὴν αἰτίαν ὑποδεικνῦντα· Ἡ ἐντολὴ δὲ φωτίζει τῆς διανοίας τὸ ὀπτικὸν, διδάσκουσα τί τὸν τῶν ὅλων θεραπεύει Θεόν· ἡ εὐλάβεια μέν τοι καὶ ὁ τοῦ Θεοῦ φόβος, τὴν τούτων ὑποτιθέμενος φυλακὴν, τῶν αἰωνίων ἀγαθῶν προξενεῖ τὴν ἀπόλαυσιν».
[215] Bruno di Würzburg, PL 142, 102 A : «Lex Domini Christus est irreprehensibilis, quia non habuit peccatum».
[216] Cirillo, PG 69, 828 D : «Ἀλλ' ὧδε τούτων ἐχόντων, καὶ αὐτὸς ἐπέφανεν ἡμῖν ὁ Χριστὸς, καὶ τῷ Πατρὶ ἡμᾶς προσεκόμισεν, οὐ διὰ νομικῆς λατρείας, διὰ νουθεσίας δὲ μᾶλλον εὐαγγελικῆς».
[217] Teodoreto, PG 80, 997 B : «Κἂν γὰρ προθυμίᾳ πολλῇ φυλάξαι βουληθῶ τοῦ Θεοῦ τὰς ἐντολὰς, ὑπὸ τῆς φυσικῆς ἀσθενείας εἰς πολλὰ παρὰ γνώμην καθέλκομαι· Κἂν διαφύγω δὲ τῶν ἔργων τὴν μαρτυρίαν, ῥύπου με παντὸς ἀναπιμπλῶσιν οἱ λογισμοί. Διὰ τοῦτο ἱκετεύω σε τὸν καθᾶραι δυνάμενον…».
[218] Bruno di Würzburg, PL 142, 102 C : «Piissime Deus, qui virginalis thalami egressu procedens liberatis nobis ad Patris dexteram conscendisti, immensam misericordiam tuam exposcimus, ut lege tua conversi, praeceptis illuminati, testimoniis eruditi, mereamur et ab alienis et ab occultis vitiis emundare».
[219] Cf. Teodoreto, PG 80, 100 B ; Cirillo, PG 69, 834 C – D.
[220] Eusebio, PG 23, 196 D : «…ἐφ' ᾧ καὶ ἡμεῖς μεγαλυνθησόμεθα ἐν τῷ ὀνόματι τοῦ Θεοῦ ἡμῶν».
[221] Eusebio, PG 23, 196 C: «Εἰκὸς γὰρ ἦν αὐτῷ ταῦτα πράττοντι χορὸν ἁγίων ἀγγέλων ἢ καὶ θεοφιλῶν ἀνδρῶν, αὐτῶν δὴ τῶν ἱερῶν καὶ λειτουργῶν τοῦ Θεοῦ τὰ προκείμενα πάντα συνεύχεσθαι αὐτῷ καὶ λέγειν· Ταῦτα δὲ οὐ μόνῳ τῷ Δαυῒδ».
[222] Teodoreto, PG 80, 1002 A : «Ἐπειδὴ καὶ ἐν τῷ τῆς εἰρήνης καιρῷ τῆς θείας ἐπεμελεῖτο λατρείας, εἰκότως ταῦτα περὶ αὐτοῦ διεξίασι, παρακαλοῦντες τὸν τῶν ὅλων Θεὸν ἀπιδεῖν εἰς τὴν τοῦ βασιλέως εὐσέβειαν· καὶ τῶν πολλῶν καὶ παντοδαπῶν ἱερείων μνησθῆναι, καὶ δοῦναι πάλιν εἰρήνην».
[223] Cf Teodoreto, PG 80, 1002 B.
[224] Cf. Eusebio, 23, 198 A.
[225] Bruno di Würzburg, PL 142, 103 D : «Nos potentes efficit, cum gratia sua in paesenti, et in futura vita in beata perennitate custodiendo».
[226] Cirillo, PG 69, 834 C : «Ἡ μὲν γὰρ ἐξ ἀνθρώπων ἐπικουρία σαθρὰ, ἀσφαλὴς δὲ ἡ ἄνωθεν βοήθεια. Διά τοι τοῦτο καὶ οἱ ἅγιοι ταλαίπωρον εἶναί φασι τὸν ἄνθρωπον, μᾶλλον δὲ κεκατηραμένον, τὸν τὴν ἐλπίδα ἔχοντα ἐπ' ἄνθρωπον, καὶ ἀπὸ Κυρίου τὴν ἑαυτοῦ καρδίαν ἀποστήσαντα».
[227] Agostino, PL 36, 165 (10) «ut ipse qui nobis proeliandi exemplum passione monstravit, offerat etiam sacrificia nostra, sacerdos excitatus a mortuis, et in coelo constitutus. Et exaudi nos in die qua invocaverimus te: quo jam pro nobis offerente, exaudi nos in die qua invocaverimus te».
[228] Bruno di Würzburg, PL 142, 104 B : «Imple, Domine, petitiones nostras, et tanquam pinguissimum nos holocaustum assume, ut, inimicorum curribus obligatis, salutaris tui opitulatione laetemur».
[229] Bruno di Würzburg, PL 142, 104 C : «Hic psalmus, Domini Salvatoris primo incarnationem, et postea deitatis facta, Propheta narrante, decantat».
[230] Teodoreto, PG 80, 1004 B : «Δυνατὸς ὢν, φησὶ, καὶ φιλάν θρωπος, εὐμενῶς ἐδέξω τοῦ βασιλέως ἡμῶν τὴν προσευχήν· καὶ πάσας αὐτῷ δέδωκας τὰς αἰτήσεις· μᾶλλον δὲ μείζους τῶν αἰτήσεων δωρεὰς ἐδωρήσω».
[231] Cf. Bruno di Würzburg, PL 142, 104 C – D.
[232]Cf. Eusebio, PG 23, 200 B : «Τίς δὲ ἦν ἡ αἰτία ἀλλ' ἐλπὶς ἡ ἐπὶ τὸν Κύριον, δι' ἣν ἐλέου τυχὼν, τῆς παρὰ Θεοῦ τοῦ ὑψίστου ἐλπίδος οὐκ ἀποπεσεῖται, οὐδὲ σαλευθήσεται τῆς ἐῤῥωμένης ταύτης στάσεως;».
[233] Agostino, PL 36, 166 (10): «consitues eos ardentes intrinsecus, conscientia impietatis suae».
[234] Bruno di Würzburg, PL 142, 106 A : «Hic ira Dei non punit, sed conturbat ad poenitentiam et hic ignis Spiritus sancti devorat, id est peccata consumit».
[235] Eusebio, PG 23, 201 B : «…πάσας τὰς μηχανὰς ἃς ἐβουλεύσαντο κατὰ τῶν σῶν ὁσίων κατὰ σοῦ τοῦ Θεοῦ μεμηχανῆσθαι».
[236] Bruno di Würzburg, PL 142, 106 D : «Benedic, Domine, benedictione dulcedinis, et comple tibi placitum desiderium nostrum, ut dum jugiter virtutes tuas suave modulatione concinimus, longitudinem vitae perpetuae consequamur».
[237] Teodoreto, PG 80 1008 D : «Οὗτος ὁ ψαλμὸς τοῦ Δεσπότου Χριστοῦ προαγορεύει τὰ τοῦ πάθους, καὶ τῆς ἀναστάσεως, καὶ τῶν ἐθνῶν τὴν κλῆσιν, καὶ τῆς οἰκουμένης τὴν σωτηρίαν».
[238] Eusebio, PG 23, 204 C : «Τοιγαροῦν ὥσπερ δικαιοσύνης ὑπάρχων πηγὴ, τὴν ἡμετέραν ἁμαρτίαν ἀνέλαβε, καὶ εὐλογίας ὢν πέλαγος, τὴν ἐπικειμένην ἡμῖν ἐδέξατο κατάραν... Μὴ ἀποβλέψῃς, φησὶν, εἰς τὰ τῆς φύσεως πλημμελήματα».
[239] Atanasio, PG 27, 132 B : «Σκόπει μοι πάλιν τὸ τῆς ἀνθρωπότητος πρόσωπον ἐν Χριστῷ παρακαλοῦν ἀπαλλάττεσθαι τῶν πταισμάτων».
[240] Bruno da Asti, PL 164, 766 A : «Semper clamandum est et unquam a clamore cessandum est, et si non illico exaudiamur, a clamore tamen cessare non debemus. Clamor iste non oris, sed cordis est, quamvis et oris clamor valde utilis est, si corda et ora simul conveniant».
[241] Agostino, PL 36, 173 (4) : «Ergo non est exauditus; sed ad sapientiam: ut intelligat homo medicum esse Deum, et tribulationem medicamentum esse ad salutem, non poenam ad damnationem. Sub medicamento positus ureris, secaris, clamas: non audit medicus ad voluntatem, sed audit ad sanitatem».
[242] Eusebio, PG 23, 205 C – D : «Δι' ὧν ἡ προφητεία, σκώληκα ὀνομάσασα, καὶ ὀλιγοστὸν εἰποῦσα διὰ τὸ εὐτελὲς καὶ σμικρὸν τοῦ ζώου, δύναμιν αὐτῷ μεγάλην συνῆψεν· Ἐγὼ δέ εἰμι ἀσθενὲς καὶ ἀπόβλητον.., τό τε τῶν ἐναντίων δυνάμεων ἀφανιστικόν».
[243] Atanasio: «Soltanto Cristo fu estratto da Dio dal grembo di Maria, tutti gli altri uomini non sono stati estratti ma sono usciti dal grembo»; PG 27, 133 B : «…ἐπειδὴ γὰρ τὸν Χριστὸν μόνον ἐκ τῆς Μαρίας ἐξέσπασεν ὁ Θεὸς, τῶν ἄλλων ἀνθρώπων οὐκ ἐκσπωμένων, ἀλλ' ἐξερχομένων».
[244] Teodoreto, PG 80, 1016 B : «Καὶ ταῦτα πάντα γεγένηται παρὰ τὸν τοῦ πάθους καιρόν».
[245] Agostino, PL 36, 176 (23) : «Audisti quae passus est, …attendamus modo quare passus est. Modo jam videte, fratres, quid non est in ea sorte, propter quam passus est Christus, quare christianus est?».
[246] Bruno da Asti, PL 164, 769 C : «Quotidie in Ecclesia Dominus praedicat, quia verba eius in ecclesia quotidie praedicantur; ipsius enim verba sunt quaecumque in utroque Testamento scripta sunt».
[247] Agostino, PL 36, 178 (27) : « Coenam suam dedit, passionem suam dedit: ille saturatur, qui imitatur. Imitati sunt pauperes: ipsi enim sic passi sunt, ut Christi vestigia sequerentur. Edent pauperes. Sed quare pauperes? Et laudabunt Dominum qui requirunt eum. Divites se laudant, pauperes Dominum laudant. Quare sunt pauperes? Quia Dominum laudant, et Dominum quaerunt. Dominus est divitiae pauperum: ideo inanis est domus, ut cor plenum divitiis sit. Divites quaerant unde arcam impleant, pauperes quaerunt unde cor impleant: et cum impleverint, laudant Dominum qui requirunt eum».
[248] Bruno di Würzburg, PL 142, 111 C – D  «Pauperes: regnum Dei esurientes. Saturari enim non possunt nisi quos tali possidet esuries. Vivit cor, id est, spes eorum immobilis vegetatur. Illud vivere dicimus veraciter quod in divinitatis gratia perseverat»
[249] Bruno di Asti, PL 164, 770 D : «Omnes igitur, qui in mundum veniunt, omnes, qui in terram descedunt, procident ante Deum, sicut scriptum est: Mihi curvabitur omne genus et confitebitur omis lingua (Is 43,23).
[250] Bruno di Würzburg, PL 142, 112 C - D : «Propheta dicit generationem venturam, populum gentium, quae ex aqua et Spiritu erat procreanda... annuntiando, convertetur Domino, in honorem Domini. Apte vero dictum est Christianum populum Dominum fecisse, quoniam eum praedestinavit ante saecula et creavit illum et redemit et suo sancto corpore a peccatis liberum fecit».
[251] Bruno di Würzburg, PL 142, 112 D : «Caput misericordiae tuae Deus qui propter nos descedens in uterum virginis addictus ligno, perfossus clavo, vestimentis insuper sorte divisis, surrexisti liber ab inferis: praecamur ut huius commercii non immemor, sis populis ab ore leonis ereptor, qui fuisti quandam patribus in te sperantibus liberator».
[252] Teodoreto, PG 80, 1025 B : «Εἰρηκὼς γὰρ ἐν τῷ πρὸ τούτου ψαλμῷ, Φάγονται πένητες, καὶ ἐμπλησθήσονται, καὶ αἰνέσουσι Κύριον οἱ ἐκζη τοῦντες αὐτόν· Οὑποδείκνυ σιν ἐνταῦθα τὸν τῆς τοιαύτης τροφῆς χορηγόν· καὶ καλεῖ τὸν τροφέα ποιμένα· Οὕτω γὰρ καὶ ὁ Δεσπότης Χριστὸς ἑαυτὸν προσηγόρευσεν».
[253] Bruno di Würzburg, PL 142, 113 A : «…gratias agit Domino, quia liberatus vetustate deposita, ad locum pascuae et aquam refectionis Domino largiente sit perductus».
[254] Cirillo, PG 69, 840 C : «Μέγα φρονοῦσιν οἱ διὰ Χριστοῦ ταῖς θείαις αὐλαῖς ἐνσεσηκασμένοι, ποιμανθέντες τε παρ' αὐτοῦ· καὶ οὐχ ἕνα τινὰ τῶν ἁγίων ἁπλῶς λαχόντες καθηγητὴν, ... ἐν ᾧ πάντες εἰσὶν οἱ θησαυροὶ τῆς σοφίας καὶ τῆς γνώσεως ἀπόκρυφοι. Καὶ τοῦτο εἰδότες φασὶ τὸ, Οὐδέν με ὑστερήσει».
[255] Cirillo, PG 69, 841 A : «Νοηθείη δ' ἂν τόπος μὲν χλόης, τὰ τοῦ Θεοῦ ἀειθαλῆ λόγια, ἡ ἁγία καὶ θεόπνευστος Γραφὴ πρὸς εὐανδρίαν τρέφουσα πνευματικὴν τὰς τῶν πιστευόν των καρδίας· ὕδωρ δὲ τὸ ζῶν καὶ ζωοποιὸν, ἡ τοῦ ἁγίου Πνεύματος χορηγία».
[256] Agostino, PL 36, 182 (4) : «Deduxit me in angustis itineribus, quae pauci ambulant, iustitiae suae; non propter meritum meum, sed propter nomen suum».
[257] Agostino, PL 36, 182 (4) : «…nam et si ambulem in medio vitae huius, quae umbra mortis est. Non timebo mala, quoniam tu mecum es: non timebo mala, quoniam tu habitas in corde meo per fidem; et nunc mecum es, ut post umbram mortis etiam ego sim tecum. Virga tua et baculus tuus, ipsa me consolata sunt: disciplina tua tamquam virga ad gregem ovium, et tamquam baculus iam ad grandiores filios…, ipsa me non afflixerunt, magis consolata sunt; quia memor es mei».
[258] Agostino, PL 36 152 (5) «parasti in conspectu meo mensam, ut non iam lacte alar parvulus , sed maior cibum sumam, firmatus adversus eos qui tribulant me».
[259] Agostino, PL 36 152 (5) : «Impinguasti in oleo caput meum: laetificasti laetitia spiritali mentem meam. Et poculum tuum inebrians quam praeclarum est! et poculum tuum oblivionem praestans priorum vanarum delectationum, quam praeclarum est!».
[260] Teodoreto, PG 80 10028 D : «Τούτων δὲ πρόξενος τῶν ἀγαθῶν ἡ ἄῤῥητός σου φιλανθρωπία, τὴν ἡμετέραν ἱκετείαν οὐκ ἀναμείνασα ἀλλὰ καθάπερ τινὰς φεύγοντας καταδιώξασά τε, καὶ φθάσασα, καὶ μεταδοῦσα τῆς σωτηρίας, καὶ τὴν ἐν τοῖς θείοις οἴκοις παρασχοῦσα διαγωγὴν, ἔν τε τῷ παρόν τι βίῳ, καὶ ἐν τῷ μέλλοντι».
[261] Eusebio, PG 23, 220 B : «Τοῦτο γοῦν τὸ σὸν ἔλεος καὶ αὐτή σου ἡ χάρις κατηξίωσέ με οἰκητήριον κτήσασθαι τὸν σὸν οἶκον καὶ τὴν σὴν Ἐκκλησίαν· ἔνθα τὰς διατριβὰς ποιούμενος ὡς ἐν οἴκῳ Θεοῦ, ἱερῷ καὶ ἁγίῳ ναῷ, μακρότητος τῶν παρὰ σοὶ ἡμερῶν καὶ ζωῆς αἰωνίου τεύξομαι. Τὸ γὰρ κατοικεῖν με ἐν τῷ σῷ οἴκῳ, καὶ μηδέποτε αὐτοῦ ἐξίστασθαι μηδὲ ἀπονεύειν, … ταῦτά μοι αἴτια γενήσεσθαι πιστεύω μακρότητος ἡμερῶν τῶν ἐκ τοῦ σοῦ φωτὸς ὑφισταμένων».
[262] Bruno di Würzburg, PL 142, 1114 C : «Rege nos, Domine, suavibus tuae praeceptionis habebis, ut aeterni tabernaculi habitatione percepta, plenitudine perennis poculi repleamur».
[263] «Psalmus de clarificatione et resurrectione Domini, quae matutino primae sabbati facta est, qui iam dies dominicus dicitur».
[264] Teodoreto, PG 80, 1029 B : «Ἐπειδὴ γὰρ ὑπελάμβανον Ἰουδαῖοι μόνης αὐτὸν δεσπόζειν τῆς Παλαιστίνης, καὶ μόνων αὐτῶν προ μηθεῖσθαι, μόνων αὐτῶν ὄντα Θεὸν, εἰκότως ὁ προφητικὸς διδάσκει λόγος, ὅτι πάσης δεσπόζει τῆς οἰκουμένης. Δεσπόζει δὲ αὐτῆς, οὐχ ἁρπάσας τὴν ἐξουσίαν, οὐδὲ ἄλλον τινὰ τῆς δεσποτείας στερήσας· ἀλλ' αὐτὸς αὐτὴν δημιουργήσας, καὶ ἐκ τοῦ μὴ ὄντος εἰς τὸ εἶναι παραγαγών».
[265] Cf. Gero PL 193, 1064 C – D.
[266] Teodoreto PG 80, 1029 B : «Διὰ τούτων δὲ, οὐ μόνον τὴν δημιουργίαν, ἀλλὰ καὶ τὴν πρόνοιαν δείκνυσι· φύσει γὰρ ἡ γῆ οὖσα ξηρὰ, ἀναλογοῦσαν νοτίδα δεδώρηται».
[267] Agostino, «universus orbis terrarum fit Ecclesia eius. Ipse super maria fundavit eam: ipse firmissime stabilivit eam super omnes fluctus saeculi huius, ut ab ea superarentur, nec nocerent ei. Et super flumina praeparavit eam: flumina in mare fluunt, et cupidi homines labuntur in saeculum; etiam istos superat Ecclesia quae devictis per Dei gratiam cupiditatibus saecularibus ad recipiendam immortalitatem caritate parata est».
[268] Teodoreto, PG 80, 1030 B : «Ὄρος δὲ ἐνταῦθα, οὐ τὸ ἐπίγειον λέγει τὸ τῆς Σιὼν, ἀλλὰ τὸ ἐπουράνιον, ὅπερ ὁ μακάριος ὑπέδειξε Παῦλος· Προσεληλύθατε, λέγων, Σιὼν ὄρει, καὶ πόλει Θεοῦ ζῶντος Ἱερουσαλὴμ ἐπουρα νίῳ. Ἐπειδὴ γὰρ προεδίδαξεν, ὅτι ποιητής ἐστι καὶ δημιουργὸς ὁ τῶν ὅλων Θεὸς, εἰκότως τὴν πρὸς αὐτὸν φέρουσαν ὁδὸν δείκνυσι, καὶ ποιεῖται τὴν ἀπόκρισιν πρὸς τὴν ἐρώτησιν».
[269] Teodoreto, PG 80 1032 A : «Προσήκει, φησὶ, τὸν εἰς ἐκεῖνο τὸ ὄρος ἀναβῆναι ποθοῦντα, καὶ  λογισμῶν ἀτόπων τὴν ψυχὴν, καθαρεύειν, καὶ πρά ξεων τοιουτοτρόπων ἐλευθέρας ἔχειν τὰς χεῖρας. Τὰς γὰρ δὴ χεῖρας, ἀντὶ πράξεων τέθεικε· διὰ δὲ τῆς καρδίας, τὰς ἐνθυμήσεις ᾐνίξατο. Τῇ μὲν γὰρ βουλευόμεθα, ταῖς δὲ πράττομεν».
[270] Teodoreto, PG 80, 1032 B : «Κομιδῆ δὲ προσφυῶς τὴν ἐλεημοσύνην τῇ εὐλογίᾳ συνέζευξε. Καὶ γὰρ αἱ νομιζόμεναι ἀντιδόσεις διὰ μόνην τὴν θείαν φιλανθρωπίαν τοῖς ἀνθρώποις παρέχοντα. Πᾶσαι γὰρ τῶν ἀνθρώπων αἱ δικαιοσύναι, οὐδὲν πρὸς τὰς ἤδη δεδομένας ὑπὸ τοῦ Θεοῦ δωρεὰς ἀποχρῶσι, μήπου γε δὴ πρὸς τὰς ἐσομένας, αἳ καὶ λογισμὸν ἀνθρώπινον ὑπερβαίνουσιν».
[271] Teodoreto, PG 80 1032 B-C : «Οἱ κατὰ ταύτας, φησὶ, τὰς ὑποθήκας βιοῦν προαιρούμενοι, τῷ ὄντι ποθοῦσι τῆς ἀρετῆς τὸν νομοθέτην ἰδεῖν, ὃς πάλαι ποτὲ καὶ τὸν μέγαν Ἰακὼβ τῆς οἰκείας ἐπι φανείας ἠξίωσεν. Ἐν μὲν οὖν τῷ ἑνδεκάτῳ ψαλμῷ περὶ γενεᾶς ἑτέρας [ὁ Προφήτης διαλε γόμενος] πάσῃ κακίᾳ καὶ πονηρίᾳ συζώσης ἠντιβό λει τὸν Θεὸν λέγων·Σὺ, Κύριε, φυλάξεις ἡμᾶς, καὶ διατηρήσεις ἡμᾶς ἀπὸ τῆς γενεᾶς ταύτης καὶ εἰς τὸν αἰῶνα. Ἐνταῦθα δὲ τἀναντία θεσπίζει· Αὕτη ἡ γενεὰ ζητούντων τὸν Κύριον. Μετὰ γὰρ τὴν ἐνανθρώπησιν τοῦ Θεοῦ καὶ Σωτῆρος ἡμῶν, πᾶσα ἡ γῆ καὶ θάλασσα τῷ θείῳ πεισθεῖσα κηρύγμα τι, κατέλιπε μὲν τοὺς πατρῴους θεοὺς, τοῦ δὲ Ἰακὼβ ἐπιζητεῖ τὸν Θεόν»
[272] Teodoreto, PG 80 1032 C D e 1033 A : «Ἐπειδὴ γὰρ ὁ πρῶτος καὶ εἰκοστὸς ψαλμὸς τὰ τῶν σωτηρίων παθημάτων εἶχε θεσπίσματα, καὶ τῆς τῶν ἐθνῶν σωτηρίας τὴν προφητείαν, εἰκότως πάλιν ἐνταῦθα τῶν ἐθνῶν μνημονεύσας, καὶ τὴν τούτων ἐπίγνωσιν χρησμῳδήσας, καὶ τὴν Δεσποτικὴν ἀνάληψιν προδιαγράφει, καὶ δείκνυσιν ἡμῖν ἀγγέλων χοροὺς, τοὺς μὲν ἡγουμένους τοῦ Δεσπότου Χριστοῦ, τοὺς δὲ ἄνωθεν πυνθανομένους, καὶ μαθεῖν ἐφιεμένους τί τὸ παράδοξον θέαμα».
[273] Teodoreto, PG 80 1033 C : «Κατέλυσε γὰρ τοῦ διαβόλου τὴν πικρὰν τυραννίδα, καὶ τῶν ὑπ' ἐκείνῳ τελούντων δαιμόνων τὴν ἀπάτην διέλυσεν. Αἰωνίους δὲ πύλας ἀνοιγῆναι παρακε λεύονται, ὡς μηδέποτε τῇ φύσει τῶν ἀνθρώπων ὑπανοιγείσας. Οὐδεὶς γὰρ ἐκείνας τῶν ἀνθρώπων διεπέρασε πώποτε».
[274] Agostino, PL 36 «Dominus fortis et potens: quem tu infirmum et oppressum putasti. Dominus potens in bello: contrecta cicatrices, et senties reparatas, et immortalitati redditam infirmitatem humanam. Et introibit rex gloriae: et introibit rex gloriae, ut ad dexteram Patris interpellet pro nobis».
[275] Bruno di Würzburg, PL 142, 116 C : «Stabilitor terrae, Deus (cui cuncta mundi plenitudo deservit), restitue nos in innocentiam vitae, ut possimus, te previo, montem sanctificationis ascendere».
[276] Bruno di Würzburg, PL 142, 116 C : «Per totum hunc psalmum deprecatur Ecclesia ne ante conspectum Domini contemptibilis appareat inimicis».
[277] Eusebio, PG 23 224 C : «Ταῦτά φησιν, ὡσανεὶ ἐπάρας εἰς ὕψος μεταθείς τε καὶ μετεωρίσας τῶν τῇδε πραγμάτων τὴν ἑαυτοῦ ψυχήν· ἄνω τε πλησίον αὐτὴν τοῦ Θεοῦ τῇ διαθέσει καταστήσας δι' ἀποστροφῆς μὲν τῶν θνητῶν καὶ ἀνθρωπίνων, ἐπιστροφῆς δὲ γνησίας τῆς πρὸς αὐτόν».
[278] Cf. Gero PL 193 1098 D (556).
[279] Teodoreto, PG 80 1036 C : «Πάντοθεν ὑπὸ μυρίων περιστοιχιζόμενος δυσμενῶν, σοὶ τὴν ἐμαυτοῦ, Δέσποτα, προσφέρω ψυχὴν, καὶ τῆς σῆς βοηθείας ἐξήρτημαι, μὴ διηνεκῶς ἐν αἰσχύνῃ διάγειν, καὶ ἐπίχαρτος εἶναι τοῖς πολεμίοις, ἀντιβολῶν. Ἔχω, φησὶ, τῆς ἐλπίδος ἐχέγγυον ἱκα νὸν, τοὺς ἤδη σοι πεπιστευκότας, καὶ τῆς σῆς ῥοπῆς ἀπολαύσαντας».
[280] Teodoreto, PG 80 1037 A : «Ἐγὼ δὲ πρῶτον μὲν ἱκετεύω τὰς σὰς ὁδοὺς διαγνῶναι, καὶ τὰς πρός με φερούσας τρίβους μαθεῖν, ὥστε διηνεκῶς τὴν ἀπλανῆ σου καὶ ἀληθῆ πορείαν ὁδεύειν».
[281] Beda, PL 93 605 B : «Ego Domine, distorsi in mea falsitate; tu autem dirige me, ut non aberemm amplius a via jiustitiae in veritate, id est, in praeceptis tuis veris, veritate, dico tua. Tu es ipsa veritas, et a te est omnis veritas, a me autem nihil est nisi falsitas. Doce me..non solum in verbis tenere, sed in re exercere, et ad te pertinet hoc facere, quia tu es Salvator meus».
[282] Teodoreto, PG 80 1037 B – C : «…ταύτης καὶ νῦν ἀπολαῦσαι τῆς ἀγαθότητος ἱκετεύω, καὶ μνήμην σοι γενέσθαι τῆς σῆς φιλανθρωπίας, μὴ τῆς ἐμῆς ἁμαρτίας· καὶ τὴν ἐμὴν δὲ μνήμην ποιούμενος, Δέσποτα, φιλοικτιρμόνως ποίησαι, μὴ δικαίως. Οὐ γὰρ διὰ τὴν ἐμὴν ἀξίαν, ἀλλὰ διὰ τὴν σὴν φιλανθρωπίαν, τούτου τυχεῖν ἱκετεύω».
[283] Agostino, PL 36, 185 (8) : «Dulcis est Dominus, quandoquidem et peccantes et impios ita miseratus est, ut omnia priora donarit; sed etiam rectus est Dominus, qui post misericordiam vocationis et veniae, quae habet gratiam sine meritis, digna ultimo iudicio merita requiret».
[284] Agostino, PL 36, 185 (9) : «Diriget mites in iudicio: diriget mites, nec perturbabit in iudicio eos qui sequuntur voluntatem eius, nec ei resistendo praeponunt suam. Docebit mansuetos vias suas: docebit vias suas, non eos qui praecurrere volunt, quasi seipsos melius regere possint; sed eos qui non erigunt cervicem, neque recalcitrant, cum eis iugum lene imponitur et sarcina levis»..
[285] Agostino, PL 36, 185 (10) : «Universae viae Domini misericordia et veritas. Pervenit ergo ad eum tenens vias eius, qui nullis meritis suis se liberatum videns, deponit superbiam, et deinceps cavet examinantis severitatem, qui clementiam subvenientis expertus est»
[286] Teodoreto, PG 80 1040 C : «Καὶ ἐπειδὴ πολλοὶ καὶ διάφοροι τῆς εὐσεβείας οἱ βίοι... ἐν ἑκάστῳ δὲ βίῳ δυνατὸν ἀρέσαι Θεῷ εἰκότως ὁ προφητικὸς ἔφη λόγος· Ἀντὶ τοῦ, ἐν ἐκείνῳ τῷ βίῳ, ὃν βιοτεύειν ἐκεῖνος προαιρεῖται, τοὺς προσφυεῖς αὐτῷ καὶ ἁρμόζον τας θήσει νόμους. Οὕτως ὁ θεῖος Ἰωάννης ὁ Βαπτιστὴς τελώναις μὲν ἐρομένοις τί δεῖ πρᾶξαι, παρῄνεσε μηδὲν πλέον τοῦ διατεταγμένου λαβεῖν».
[287] Beda, PL 93, 607 C (309) : «Interiores oculi mei, id est, omnes affectiones meae, semper tendunt ad Dominum, non ad aliquod terrenum, ad quem merito spectare debeo. Quoniam ipse pedes meos evellit, id est, affectiones meas extrahet de laqueo, id est, de omni terrena perplexitate, quae nos illaqueat».
[288] Cassiodoro, Expositio…, p. 227 (270-276) : «Egregia sibi comparatione respondet quia superius dixit: Oculi mei semper ad Dominum; nunc dicit Respice in me, quemadmodum ego in te et miserere mei. Nam qui ad illum semper respicit, exigit ut eum miseratus ipse respiciat. Addidit quoque misericordiae amplissimas causas, quando unicus plus amatur, paupererrimus plus doletur. Quod de persona christiani populi convenienter dicit Ecclesia…».
[289] Beda, PL 93, 608 A- B (309) : «Quia quemadmodum si quis per pulverem graditur, necesse est ut saltem pedes eius impulverentur, quos lavare necesse est; sic quisquis in hac vita, quae pulverentae viae comparatur, conversatur, quantumcunque perfectus sit, non tamen penitus ab omni peccato immunis existit ed ideo saltem lavatione pedum indiget».
[290] Cf. Cassiodoro, Expositio…, pp. 227-228 (298-304).
[291] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 228 (311-314).
[292] Agostino, PL 36 187 (22) «Redime deus, populum tuum, quem preparasti ad visionem tuam, ex tribulationibus ejus, non tantum quas foris, sed etiam quas intus tolerat».
[293] Bruno di Würzburg, PL 142, 120 B : «Libera nos omnibus angustiis nostris, mitissime Deus, quia ad te animas nostras erigimus: obliviscere, quaesumus, delicta juventutis et ignorantiae prioris, et si quid negligenter delinquimus, clementer ignosce».
[294] Bruno di Würzburg, PL 142, 120 B : «Totus psalmi hujus textus ad perfectum aptandus est Christianum, qui diversorum laude meritorun in Ecclesia perseverans: divinis se beneficiis consolatur».
[295] Cf. Teodoreto, PG 80 1044 D.
[296] Cf. Agostino PL 36, 192 (6). 
[297] Cf. Bruno da Asti PL 164, 779 C.
[298] Agostino, PL 36, 192 (6) : «Iudica me, Domine, quoniam post misericordiam quam tu mihi praerogasti, innocentiae meae habeo aliquod meritum, cuius viam custodivi. Et in Domino sperans non movebor: nec tamen etiam sic in me, sed in Domino sperans, permanebo in eo».
[299] Atanasio, PG 27, 148 A : «Βεβαίαν, φησὶν, ἕξω τὴν στάσιν εἰς σὲ τὰς ἐλπίδας τῆς σωτηρίας ἀπογραψάμενος».
[300] Agostino, PL 36, 192 (7) : «Proba me, Domine, et tenta me: ne quid tamen occultorum meorum me lateat, proba me, Domine, et tenta me; notum me faciens, non tibi quem nihil latet, sed mihi atque hominibus. Ure renes meos et cor meum: adhibe medicinale purgatorium, quasi ignem, delectationibus et cogitationibus meis».
[301] Atanasio, PG 27, 148 A : «Εἰ ἐξετάσῃς τῆς ψυχῆς μου τὰ βάθη, φησὶν, ἐπὶ τῷ σῷ μόνῳ εὑρήσεις ἐλέει πάντα μου τῆς διανοίας τὸν πόνον ἐπανέχοντα. Τοῦτο δὲ ποιῶν εὐάρεστος ἔσομαι παρὰ σοὶ τὴν σὴν ἀγαπήσας ἀλήθειαν».
[302] Cf. Bruno da Asti, PL 164 780 C.
[303] Bruno di Würzburg, PL 142, 121 B : «Lavit manus suas, quisquis propria facta lacrymabili satisfactione diluerit. Altare significat fidem, quam circumdare, est operibus bonis ornare».
[304] Beda, PL 93, 610 D «…amplexabor et attingam modo per spem, tandem autem in re illam eminentiam tuam, aeternitatem scilicet, impassibilitatem, in qua tu sacerdos immortalis quotidie offers te dulcem hostiam Deo Patri pro nobis».
[305] Beda, PL 93, 617 B : «Prosit mihi pretium tam praeclarae redemptionis meae: id est sanguinis tui pretium, ne conformer illis impiis qui sanguinem tuum conculcant non attendentes passionis tuae sacramentum. Et semper miserere mei in omnibus periculis huius saeculi, ne aliquo modo devocer».
[306] CF. Bruno da Asti, PL 164 781 D.
[307] Bruno di Würzburg, PL 142, 122 B : «Largire, Domine, misericordiam tuam famulis supplicibus, et fac nos in tua veritate devotos, ut actibus in innocentiam restitutis, liberari mereamur ad impiis».
[308] Bruno di Würzburg, PL 142, 122 B : «Vox Prophetae dicentis se Deum metuere et nullum alium formidare, quia inter adversa saeculi ipse est suffugium ejus, et spitu prophetiae, spem sibi fuurae beatitudinis pollicetur».
[309] Teodoreto, PG 80 1049 C : «Ὑπὸ σοῦ, φησὶ, φωτιζόμενος, καὶ τῷ νοερῷ σου φωτὶ καταυγαζόμενος, πάντων ὁμοῦ τῶν πολεμούντων καταφρονῶ”».
[310] Cirillo, PG 69, 853 A : «Προεγνωκὼς γὰρ τὰ ἐσόμενα διὰ τῆς τοῦ Πνεύματος φωταγωγίας, καὶ εὖ εἰδὼς ὅτι προχειρισθήσεται εἰς τὸ βασιλεύειν τῶν ἐξ Ἰσραὴλ, περιπεσεῖται δὲ πάντως καὶ ἀδοκήτοις πειρασμοῖς, πολέμοις τε καὶ μάχαις, καὶ τοῖς ἐκ τῶν περιστάσεων κύμασι (πολλοὶ γὰρ οἱ ἀνέδην τοῖς οὕτω λαμπροῖς ἐπιβουλεύοντες, μονονουχὶ προαναζώννυ ται τὴν ὀσφὺν), καὶ ὡς ἤδη παρόντα καὶ ἐνεστηκότα τὰ ἐσόμενα βλέπων, καὶ πρὸς τὸ παθεῖν ἑτοιμάζων τὴν ἑαυτοῦ καρδίαν, ὅπλον δὲ ποιούμενος ἀῤῥαγὲς τὴν παρὰ Θεοῦ ἐπικουρίαν, καὶ ὅτι πάντως περι γενήσεται τῶν αὐτῷ μαχομένων προσδοκῶν, ποιεῖται τὴν προσευχήν».
[311] Teodoreto, PG 80 1052 B : «Ἐγὼ δὲ, φησὶ, τοσαύ της ἀπολαύσας εὐεργεσίας, οὐ πλοῦτον ζητῶ τὸν ἐμὸν εὐεργέτην, καὶ δυναστείαν, … ἀλλὰ τὸ διηνεκῶς τῷ θείῳ προσεδρεύειν ναῷ, καὶ τὸ θεῖον ἐκεῖθεν κατοπτρίζεσθαι κάλλος, καὶ ἐπι σκοπεῖν ἅπαντα τὰ κατὰ νόμον γινόμενα· πεῖραν γὰρ ἔχω τῆς ὠφελείας, ἤδη τὴν ἐκεῖθεν σωτηρίαν δρεψάμενος, καὶ τῶν διωκόντων τὰς χεῖρας διαφυγών».
[312] Cirillo, PG 69, 853 B : «… ὅτ' ἄν τινες αὐτοῖς θλίψεις καὶ διωγμοὺς ἐπισωρεύσωσι, τότε ὁ Θεὸς, καθ' ἅ φησιν ὁ Μωσῆς, ὡς ἀετὸς σκεπάζει νοσσιὰν αὐτοῦ, οὕτω διεὶς τὰς πτέρυγας δέχεται αὐτοὺς, καὶ οὐκ ἐφίησι τοῖς ἐθελοκακοῦσι κατευμεγεθεῖν αὐτῶν. Οὐ μόνον δὲ, φησὶν, ἔκρυψέ με καὶ ἐσκέπασεν, ἀλλὰ καὶ ἐν πέτρᾳ ὕψωσέ με. Πέτραν δὲ εἶναί φαμεν ἐνταῦθα, ἢ τὴν ἀῤῥαγῆ καὶ ἄθραυστον τῆς διανοίας παράστασιν εἰς τὸ καρτε ρεῖν, ἢ τὸν Χριστὸν ἐφ' ᾧ πάντες ἐρειδόμεθα».
[313] Agostino, PL 36, 198 (8-9) : «…in secreto ubi solus audis, tibi dixit cor meum: Quaesivi non a te aliquod extra te praemium, sed vultum tuum. Huic inquisitioni perseveranter instabo; non enim vile aliquid, sed vultum tuum, Domine, requiram, ut gratis te diligam, quia pretiosius aliquid non invenio. Ne avertas vultum tuum a me: ut inveniam quod quaero. Quid enim hac poena gravius amanti et quaerenti veritatem vultus tui? Adiutor meus esto: quando hanc inveniam, nisi tu adiuves?».
[314] Agostino, PL 36, 198 (11) : «Legem mihi constitue, Domine, in via tua: ad te igitur tendenti, et tantam professionem perveniendi ad sapientiam…, legem mihi constitue, Domine, in via tua, ne aberrantem disciplina tua deserat. Et dirige me in rectitudine angustiarum eius; non enim inchoare sufficit, cum inimici, donec perveniatur, non quiescant».
[315] Agostino, PL 36, 199 (14) : «Sed quando istud erit? Arduum est mortali, tardum est amanti: sed audi non fallacem vocem dicentis: Sustine Dominum. Tolera ustionem renum viriliter, et ustionem cordis fortiter: non tibi negatum putes, quod nondum accipis. Ne desperatione deficias, vide quia dictum est: Sustine Dominum».
[316] Bruno da Asti, PL 164, 785 B : «Audio ipsum Dominum in me loquentem; audio Spiritum Sanctum me consolantem et dicentem: Expecta Dominum et viriliter age».
[317] Bruno di Würzburg, PL 142, 125 C - D : «Defende nos a castris et a proeliis inimici adjutor omnium, Deus, ut in domo tua perpetuitate durantes, mereamur vultum tuum spiritali contemplatione suscipere».
[318] Bruno di Würzburg, PL 142, 125 D : «Orat Dominus Christus , per id quod homo est, ut ejus audiatur oratio, agitque gratis, quoniam exauditus est rogans, ut sicut ipse suscitatus est potestate divinitatis suae, ita salvus fiat populus ejus nomini crediturus».
[319] Beda, PL 93, 620 B : «Dum etiam crucifigor, manus meas in cruce extollendo ad templum sanctum tuum».
[320] Cf. Agostino, PL 36, 211 (1).
[321] Eusebio, PG 23, 249 A : «Ὁ ἀψευδὴς Θεὸς, πιστούμενος ἑαυτοῦ τὰς ὑποσχέσεις, δι' ὧν ἐπήγγελται λέγων· Ἔτι λαλοῦντός σου ἐρῶ· Ἰδοὺ πάρειμι· ὡς ἐγγὺς ἑστὼς τῶν καθαρῶς αὐτὸν ἐπικαλουμένων, καὶ ὡς οὐ πόῤῥω τυγχάνων τοῦ τὰ πραχθέντα προλεχθέντα δεηθέντος, ἐπήκοον ἑαυτὸν παρέσχε ταῖς προλεχθείσαις ἱκετηρίαις».
[322] Cf. Eusebio, PG 23, 249 B- D.
[323] Bruno di Würzburg, PL 142, 127 D – 128 A : «Fortitudo omnium, fortissime Deus, salva populum tuum a descendentibus in lacum, et ita eos in templo sancto suo unanimiter innecte, ut pacem quam proximis ore proferimus, cordibus teneamus».
[324] Bruno di Würzburg, PL 142, 128 A : «Credentes Propheta generaliter admonet, ut Domino sacrificio devota mente persolvant septenaria narratione sancti Spiritus virtutes enumerans».
[325] Cf. Teodoreto, PG 80, 1064 B.
[326] Agostino, PL 36 (4-5) «Vox Domini in virtute: vox Domini iam in ipsis, potentes faciens eos… magna faciens in eis. Vox Domini conterens cedros: vox Domini contritione cordis humilans superbos. Conteret Dominus cedros Libani: conteret per poenitentiam Dominus elatos nitore terrenae nobilitatis, cum ad eos confundendos ignobilia huius mundi elegerit in quibus ostendat divinitatem suam.
[327] Teodoreto, PG 80, 1065 A : «Προλέγει δὲ ὁ λόγος τὴν οὐρανό θεν ἐνεχθεῖσαν παρὰ τὸν Ἰορδάνην φωνήν· Οὗτός ἐστιν ὁ Υἱός μου ὁ ἀγαπητὸς, ἐν ᾧ ηὐδόκησα. Βροντὴν δὲ αὐτὴν προσηγόρευσεν, ὡς εἰς ἅπασαν διὰ τῶν ἱερῶν Εὐαγγελίων δραμοῦσαν τὴν οἰκουμένην».
[328] Teodoreto, PG 80, 1065 C : «Φωνὴν δὲ λέγει τὴν χάριν τοῦ Πνεύματος, τὴν ἰσχύος καὶ δυνάμεως τοὺς ἀποστόλους ἐμπλήσασαν, καὶ μεγαλοπρεπεῖς τοὺς εὐτελεῖς ἀποφήνασαν».
[329] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 250 (86-90).
[330] Teodoreto, PG 80, 1069 B : «Τὴν γὰρ τῷ χειμάῤῥῳ τῆς ἀνομίας καταποντισθεῖσαν οἰκουμένην οἰκοδομήσει, καὶ νεουργήσει, καὶ νέαν κτίσιν ἐργάσεται».
[331] Agostino, PL 36, 214 (10) : «Dominus primum inhabitat diluvium huius saeculi in sanctis suis, tamquam in arca, ita in Ecclesia custoditis. Et deinde sedebit regnans in eis in aeternum. Dominus virtutem populo suo dabit: quia Dominus virtutem populo suo contra huius mundi procellas et turbines dimicanti dabit, quia pacem illis in hoc mundo non promisit. Dominus benedicet populum suum, in seipso illi pacem praestans; quoniam, inquit: Pacem meam do vobis, pacem meam relinquo vobis».
[332] Bruno di Würzburg, PL 142, 130 A : «Dona, Domine, virtutem popolo tuo, et effice nos templum Spiritus sancti: ut tibi de corde puro, holocaustum acceptabile praeparemus».
[333] Cf. Teodoreto, PG 80, 1072 B.
[334] Eusebio,  PG 23, 240 A - B : «… ἐν δὲ τῷ εἰκοστῷ ἑβδόμῳ ψαλμῷ ὁ αὐτὸς ἐβόα λέγων· μήποτε παρασιωπήσῃς ἀπ' ἐμοῦ, καὶ ὁμοιωθήσομαι τοῖς καταβαίνουσιν εἰς λάκκον. ἐνταῦθα δὲ εὐχαριστεῖ ὡς κατενεχθεὶς πρότερον καὶ καταπεσὼν εἰς τὸν λάκκον, ἀνενεχθεὶς δὲ πάλιν καὶ ἀνασωθεὶς ἐξ αὐτοῦ».
[335] Agostino, PL 36, 219 (5) : «Fortasse non est ista vox Domini nostri Iesu Christi, sed ipsius hominis, sed universae Ecclesiae populi christiani: quia omnis homo in Christo unus homo est, et unitas Christianorum unus homo. Fortasse ipse homo, id est, unitas Christianorum ipsa dicit: Exaltabo te, Domine».
[336] Agostino, PL 36, 223 (12) : «Quem sanavit, qui nunquam aegrotavit, Verbum Deum? Non, sed mortem carnis portabat, vulnus tuum portabat, sanaturus te de vulnere tuo. Sanata est autem caro. Quando? Cum resurrexit. Audi Apostolum, vide veram sanitatem: Absorpta est, ait, mors in victoriam. Ergo exaltatio illa nostrae tunc erit vocis, Christi modo est exaltatio».
[337] Agostino, PL 36, 223 (14) : «Psallite Domino, sancti eius: quia resurrexit caput vestrum, hoc sperate membra caetera, quod videtis in capite; hoc sperate membra, quod credidistis in capite… Christus in coelum ascendit, quo nos secuturi sumus: non remansit apud inferos, resurrexit, iam non moritur; cum resurrexerimus et nos, iam non moriemur».
[338] Eusebio, PG 23, 240 C : «Μάλιστα δὲ προσήκει τὴν εὐχαριστίαν ἐπιτείνειν, μεμνημένους τῆς τοῦ Θεοῦ φιλανθρωπίας, ἥτις τοσαύτη τυγχάνει, ὡς μηδέποτε βούλεσθαί τι κακὸν ἀνθρώποις. Εἰ δὲ καί ποτέ τις διὰ τὴν οἰκείαν μοχθηρίαν ἐπιστροφῆς δεηθείη, αὐτὸς μὲν ἑαυτῷ κατασκευάζει θυμὸν ὀργῆς· τό γε μὴν θέλημα τοῦ Θεοῦ, μήποτε βούλεσθαι θάνατον ἀνθρώπῳ, ἀλλὰ ζωήν».
[339] Eusebio, PG 23, 261 A - B : «… παρὰ τὴν αὐτοῦ ἀρετὴν ἐν τοῖς καλλίστοις ἑστάναι ἐνόμιζεν· ἀπέφαινέ τε ἑαυτὸν καὶ ἄτρεπτον καὶ ἀμετάβλητον. αὐτὸ δὲ τοῦτο διὰ τὴν ἐμὴν μεγαλαυχίαν μεμονωμένον με εἴασας, καὶ τῆς παρὰ σοῦ βοηθείας ἔρημον. Ἀπέστρεψας τὸ πρόσωπόν σου· ἐγὼ δὲ παραχρῆμα ἠλεγχόμην, καὶ ἐγινόμην τεταραγμένος, ὑποπίπτων τοῖς ἐμοῖς ἁμαρτήμασι, καὶ τοῖς ἐμοῖς ἐχθροῖς».
[340] Agostino, PL 36, 224 (17) «Quis hic habet abundantiam? Nemo. Abundantia hominis quae est? Aerumna, calamitas. Sed divites habent abundantiam? Plus egent quanto plus habent: desideriis vastantur, cupiditatibus dissipantur, timoribus cruciantur, tristitia contabescunt».
[341] Eusebio, PG 23, 249 A : «Ὁ ἀψευδὴς Θεὸς, πιστούμενος ἑαυτοῦ τὰς ὑποσχέσεις, δι' ὧν ἐπήγγελται λέγων· Ἔτι λαλοῦντός σου ἐρῶ· Ἰδοὺ πάρειμι· ὡς ἐγγὺς ἑστὼς τῶν καθαρῶς αὐτὸν ἐπικαλουμένων, καὶ ὡς οὐ πόῤῥω τυγχάνων τοῦ τὰ πραχθέντα προλεχθέντα δεηθέντος, ἐπήκοον ἑαυτὸν παρέσχε ταῖς προλεχθείσαις ἱκετηρίαις».
[342] Teodoreto, PG 80, 1076 D : «…ἡμεῖς δὲ πολλῆς εὐκλείας ἔχομεν ἀφορμὴν, τοσαύτην περὶ ἡμᾶς τοῦ Θεοῦ τῶν ὅλων ἐπιδεξαμένου φιλοστοργίαν. Οὕτω γὰρ, φησὶν, ὁ Θεὸς ἠγάπησε τὸν κόσμον, ὅτι τὸν Υἱὸν αὑτοῦ τὸν μονογενῆ δέδωκεν, ἵνα πᾶς ὁ πιστεύων εἰς αὐτὸν μὴ ἀπόληται, ἀλλ' ἔχῃ ζωὴν αἰώνιον. Κύριε ὁ Θεός μου, εἰς τὸν αἰῶνα ἐξομολογήσομαί σοι. Οὐ γὰρ μόνον κατὰ τὸν παρόντα βίον, ἀλλὰ καὶ μετὰ τὴν ἀνάστασιν, ὕμνους σοι προσοίσω».
[343] Bruno di Würzburg, PL 142, 132 C : «Susceptor omnium, clementissime Deus, ne permittas delectari inimicos nostros super nos, sed ita nos in tua virtute corrobora, ut converso planctu nostro in gaudium: memoriam sanctitatis tuae jugiter excolamus».
[344] Eusebio, PG 23, 265 B : «Περιέχει δὲ ὁ πᾶς ἱκετηρίαν τοῦ Δαυΐδ, ὅλον ἑαυτὸν ἀναρτήσαντος τοῦ Θεοῦ».
[345] Eusebio, PG 23, 265 B : «…ἢ διὰ τὸ προφητεύειν τινὰ περὶ τῶν κατὰ τὸ πάθος τοῦ Σωτῆρος πεπραγμένων».
[346] Eusebio, PG 23, 265 C : «Πολλῷ τε πλούτῳ περιῤῥεόμενος, εἰ καὶ νίκαις ταῖς κατ' ἐχθρῶν ἐκόμα, ἀλλὰ τούτων οὐδὲν πρὸς ἀσφάλειαν συμβαλεῖσθαι αὐτῷ ἐπέπειστο, μόνην δὲ τὴν ἐπὶ Κύριον ἐλπίδα».
[347] Cf. Cirillo, PG 69, 857 D.
[348] Beda, PL 93, 631 A : «Fugi enim a te et perdidi me, refugiam ad te, ut inveniam me, quia si a te recedam, quocumque fugero, te inveniam… et ideo sis mihi domus ... ut faciam me salvum».
[349] Gero, PL 193, 1289 C - D : «Spiritum meum id est animam meam de qua dictum est in propheta: si posuerit pro peccato animam suam, videbit semen longaevum. Igitur propter semen longaevum  de me grano in terra proiecto proventurum ...., ego nunc pro peccato meorum abolendo in cruce pono animam meam, et in manus tuas Pater commendo spiritum meum, id est ipsam animam meam».
[350] Beda, PL 93, 632 A - B : «Si speras in pecunia aut nobilitate, vel in aliqua singulare dignitate, vanitatem observas. Nam dum speras, expiras; et dumm expiras, perdis in quo sperabis... Amemus ea quae nec nos spirantes deserant, nec nobis spirantibus deserantur».
[351] Cf. Eusebio, PG 23, 269 B.
[352] Eusebio, PG 23, 272 B : «Εἰ γὰρ καὶ τὰ μάλιστα νῦν οἱ ἐχθροὶ κατισχύουσιν, …ἀλλ' οἱ ἐμοὶ καιροὶ πεφυλαγμένοι εἰσὶν ἐν ταῖς σαῖς χερσίν· ἐν οἷς καιροῖς καὶ τοὺς ἐμαυτοῦ κλήρους οἶδα παρὰ σοὶ φυλάττεσθαι».
[353] Eusebio, PG 23, 272 B – C : «Ὥσπερ ἡλίου ἀνατείλαντος λύεται τὸ σκότος· ὑπὸ γῆν δὲ γενομένου, νὺξ διαλαμβάνει τὸ πᾶν· προΐασί τε ἐκ τῶν οἰκείων καταδύσεων θῆρες ἄγριοι…· οὕτως, ἀποστρεφομένου μὲν τοῦ Θεοῦ, οἱ τῆς ψυχῆς ἐχθροὶ ἐπανίστανται καὶ κατατρέχουσιν αὐτῆς· ἐπιλάμψαντος δὲ αὐτοῦ τὸ φῶς τῆς αὐτοῦ θεότητος, …διαλύεται δὲ πᾶν τὸ ἐναντίον τῷ Θεῷ».
[354] Cf. Eusebio, PG 23, 273 B – C.
[355] Bruno di Würzburg, PL 142, 137 C : «Immensam moltitudinem dulcedinis tuae, piissime Domine, suppliciter exoramus, ut dum veritatem tuam requirimus, tumorem exsecrabilis superbiae conteramus».
[356] Bruno di Würzburg, PL 142, 137 C : «Vox poenitentis et Domini verba respondentis, se circumdare misericordia sua in se sperantes».
[357] Cassiodoro, Expositio…, p. 275 (42-46).
[358] Cassiodoro, Expositio…, p. 276 (80-82).
[359] Atanasio PG 27, 161 C : «Ἀγαθὸς, φησὶν, ὢν ἐπαίδευσας σφοδρῶς διὰ τῆς παιδείας ἐπιστρέφων εἰς σωτηρίαν».
[360] Atanasio, PG 27, 161 C : «Ἄκανθαν τὴν ἁμαρτίαν φησίν. Ἐπειδὴ ἐνεπάγη, φησὶ, τῇ ψυχῇ μου ἡ ἁμαρτία, ἐταλαιπώρησα».
[361] Agostino, PL 36, 256 (5) : «Audiens vocem confessionis in corde, antequam voce proferretur».
[362] Eusebio, PG 3, 277 B : «Προσευξαμένου δὲ αὐτοῦ κατὰ τὸ ὑπόδειγμα τὸ ἐμὸν, καὶ αὐτοῦ ἐπακούσεις, παρέξεις τε αὐτῷ τὴν παρὰ σοῦ σωτηρίαν, ὥστε μηδὲν αὐτὸν βλαβῆναι, κἂν μυρία κατακλύζοντα ὕδατα κατ' αὐτοῦ φέρηται. Ὡς γὰρ ἐπὶ πέτραν οἰκοδομήσας αὑτοῦ τὴν οἰκίαν, καὶ ἐπὶ σὲ τὸν μέγαν Σωτῆρα ἀναρτήσας ἑαυτοῦ τὰς ἐλπίδας, ἄπτωτος καὶ ἑδραῖος μενεῖ».
[363] Eusebio, PG 3, 277 D : «Ἐπαγγέλλεται γὰρ δεῖξαι αὐτῷ τὸν εἰπόντα· Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδός. Ἦν δὲ οὗτος ὁ τοῦ Θεοῦ Λόγος, ὁ τοὺς ὁδεύοντας ἄγων ἐπὶ τέλος τὸ τρισμακάριον, τὸν ἑαυτοῦ Πατέρα».
[364] Agostino, PL 26, 271 e 272 (21) «Obfirmabo super te oculos meos: non a te auferam oculos meos, quia et tu non auferes a me oculos tuos. Iam iustificatus, iam post remissionem peccatorum leva oculos tuos ad Deum. Putruerat enim cor tuum cum esset in terra. Non gratis audis: Sursum cor, ne putreat. Ergo et tu leva iam oculos tuos semper in Deum, ut firmet super te oculos suos».
[365] Agostino, PL 26, 272 (22) : «…convertit se ad superbos defendentes peccata sua, et ostendit nobis quid sit intellectus: Nolite esse sicut equus et mulus, quibus non est intellectus. Equus et mulus erecta cervice sunt… Quid enim patiuntur tales? In freno et camo maxillas eorum constringe, qui non appropinquant ad te. Equus et mulus vis esse, vis non habere sessorem? Constringetur os tuum et maxillae tuae in freno et camo: ipsum os tuum constringetur, quo iactas merita tua, et faces peccata tua. Maxillas eorum constringe, qui non appropinquant ad te humilando se».
[366] Agostino, PL 36, 273 e 274 (25 e 26) : «…quisquis homo quidquid patitur …non tribuit nisi voluntati Dei iustae, non illi dans insipientiam, quod quasi nesciat quid agat; ipse est rectus corde: perversi autem corde sunt, qui omnia quae patiuntur mala, inique se pati dicunt, dantes illi iniquitatem, per cuius voluntatem patiuntur; aut quia non ei audent dare iniquitatem, auferunt ei gubernationem. Quomodo distortum lignum, etsi ponas in pavimento aequali, non collocatur, non compaginatur, nec adiungitur, semper agitatur et nutat…: ita et cor tuum quamdiu pravum est et distortum, non potest colliniari rectitudini Dei… ut haereat illi».
[367] Bruno di Würzburg, PL 142, 140 B : «Sancte Domine, qui remissis delictis, beatitudinem te confessis attribuis, exaudi vota praesentis familiae, et confracto peccati aculeo, spiritali nos exultatione perfunde».
[368] Bruno di Würzburg, PL 142, 140 C : «Propheta in Domino gaudere admonet justos, beatosque appellat, qui ad ejus meruerint pertinere culturam».
[369] Teodoreto, PG 80, 1094 C : «… καὶ δυνατὸν ἡμᾶς εὔηχον καὶ παναρμόνιον ὄργανον ἡμᾶς αὐτοὺς ἀποφῆναι, καὶ διὰ τῶν αἰσθητηρίων ἁπάντων τῶν αἰσθητῶν τε καὶ νοητῶν τὸν Θεὸν ἀνυμνῆσαι».
[370] Teodoreto, PG 80, 1096 A e B : «Τὰ μὲν γὰρ ὑπ' αὐτοῦ γινόμενα, ἀπεριέργως ἅπαντας ἄνευ τινὸς διχονοίας, παρακελεύεται δέχεσθαι· Μιμεῖσθαι, φησὶ, προσήκει τὸν Ποιητήν· ὥσπερ γὰρ αὐτὸς ἐλέῳ κεχρημένος οἰκονομεῖ. καὶ τοὺς ἠδικημένους οἰκτείρει· οὕτω δεῖ καὶ ἡμᾶς τοῖς μὲν ἀδίκοις ἀπονέμειν τὴν κρίσιν, τοῖς δὲ ἠδικημένοις τὸν ἔλεον».
[371] Agostino, PL 36, 287 (5) : «Non enim indigent misericordia, ubi nulla est miseria. In terra abundat hominis miseria, superabundat Domini misericordia: miseria hominis plena est terra, et misericodia Domini plena est terra».
[372] Teodoreto, PG 80, 1096 B : «Οὐ πόνου, φησὶν, ἐδεήθη, καὶ χρόνου δημιουργῶν, ἀλλ' ἤρκεσεν αὐτῷ λόγος εἰς ποίησιν· εἶπε γὰρ, Γενηθήτω στερέωμα, καὶ ἐγένετο οὕτως... Τὸ μὲν οὖν ἐξ ἐπιπολῆς νόημα ἡ τοῦ γράμματος ἐπιφά νεια τοῦτο δηλοῖ· τοῦτο γὰρ τοῖς πάλαι ἥρμοττεν Ἰουδαίοις. Ἡ δὲ ἀληθὴς θεολογία τὸν Θεὸν ἡμῖν ὑποδείκνυσι Λόγον, σὺν τῷ παναγίῳ Πνεύματι, καὶ τοὺς οὐρανοὺς καὶ τὰς οὐρανίους πεποιηκότα δυνάμεις».
[373] Cf. Teodoreto, PG 80, 1097 B.
[374] Eusebio, PG 23, 284 A : «… πᾶσά τε ἀκοὴ ἐπληρώθη τοῦ λόγου, καὶ πάντες ἄνθρωποι ἐπὶ τῇ τοσαύτῃ δυνάμει κεκίνηνται».
[375] Agostino, PL 36, 292 (14) :  «Quis tollit praedestinationem Dei? Ante mundi consitutionem vidit nos, fecit nos, emendavit nos, misit ad nos, redemit nos: hoc eius consilium manet in aeternum».
[376] Eusebio, PG 23, 284 C : «Ἀλλὰ καὶ τῆς σοφίας οἱ λογισμοὶ αὐτοῦ οὐχ ὁμοίως τοῖς λογισμοῖς τῶν ἀνθρώπων ἀθετήσονται· παραμένουσι δὲ ἑαυτοῦ κρίσεις εἰς γενεὰν καὶ γενεάν. Φυλάττει γὰρ τοὺς αὐτοῦ λογισμοὺς τοῖς ἑαυτοῦ ἀξίοις· καὶ ἐπειδήπερ καθ' ἑκάστην γενεὰν καὶ διαδοχὴν ἀνθρώπων εὑρίσκονταί τινες ἄξιοι, εἰκότως τούτοις αὐτοῖς διατηρῶν τοὺς αὐτοῦ λογισμοὺς, εἰς γενεὰν καὶ γενεὰν αὐτοὺς παρεκτείνει».
[377] Cf. Eusebio, PG 23, 285 B.
[378] Agostino, PL 36, 297 (23 e 24) : «Spes tua, Deus sit; fortitudo tua, Deus sit; firmitas tua Deus sit, exoratio tua ipse sit; laus tua ipse sit, finis in quo requiescas ipse sit, adiutirium cun laboras, ipse sit... Non timi promittat equus tuus salutem: si tibi promittit, mentietur. Si enim Deus voluerit, liberaberis; si Deus noluerit, cadente equo altius cades».
[379] Eusebio, PG 23, 288, A e B : «Εἰ γοῦν προσέλθοιτε τῷ αὐτοῦ φόβῳ, ἕξετε τοὺς αὐτοῦ ὀφθαλμοὺς… Ἔχοντες δὲ μέγα φυλακτήριον τοὺς τῆς προνοίας αὐτοῦ ὀφθαλμοὺς, ἐπ' αὐτὸν ἐλπίζετε μόνον καὶ ἐπὶ τὸ ἔλεος αὐτοῦ».
[380] Eusebio, PG 23, 288 D : «Ἐν γὰρ τοῖς καιροῖς τῶν διωγμῶν, … σπανίζει δὲ ὁ τὰς πνευματικὰς τροφὰς ταῖς τῶν ἀνθρώπων διαδιδοὺς ψυχαῖς, ὅμως οἱ ὀφθαλμοὶ τοῦ Κυρίου τῇ τοῦ θείου Πνεύματος ἐπιῤῥοῇ, καὶ τούτων τὰς ψυχὰς διατρέφουσι θεοδιδάκτους αὐτοὺς ἀπεργαζόμενοι, ὡς καὶ ἄνευ τῆς ἀνθρώπων διδασκαλίας ἀποῤῥήτῳ δυνάμει τρέφεσθαι».
[381] Cirillo, PG 69, 881  C – D : «Τὸ ὑπομένειν τῷ Κυρίῳ, οὐδὲν ἕτερον εἶναί φαμεν, πλὴν ὅτι τὸ ἑλέσθαι τληπαθεῖν ὑπέρ γε τῆς εἰς αὐτὸν ἀγάπης, καὶ ὀνησιφόροις ἱδρῶσιν ὁμιλεῖν, ἵνα τὸ αὐτῷ δοκοῦν κατορθώσειαν.  Ὑπομονῆς γὰρ ἔχετε χρείαν, φησὶν, ἵνα τὸ θέλημα τοῦ Θεοῦ ποιήσαντες κομίσησθε τὴν ἐπαγγελίαν».
[382] Agostino, PL 36, 298 (28) : «Fiat misericordia tua Domine super nos. Et quo merito? Sicut speravimus in te».
[383] Bruno di Würzburg, PL 142, 143 C : «Pasce, Domine, plebem tuam in fame verbi, et eripe animas nostras de morte peccati, ut repleti misericordia tua, aggregari justorum gaudiis impertiente te mereamur».
[384] Bruno di Würzburg, PL 142, 143 D : «Vox Prophetae benedicentis Deum, et admonentes mansuetos, ut cum ipso in ejus laude perseverent,  et ut a deliciis se abstinent, justosque dicit in sua justitia liberandos: impios vere perituros».
[385] Teodoreto, PG 80, 1104 A : «Καὶ ἐν εὐκληρίᾳ καὶ δυσκληρίᾳ, τὸν ἐμὸν Δεσπότην ὑμνῶ».
[386] Cirillo, PG 69, 835 A : «… εἴ τίς ἐστι τῶν πνευματικῶν καὶ ζωῆς τῆς τεθαυμασμένης ἔγκριτος ἐραστὴς, ἐρεῖ· Τῷ Κυρίῳ ἐπαινεθήσεται ἡ ψυχή μου. Οἱ γὰρ ψυχικόν τε καὶ γεῶδες ἔχοντες φρόνημα, τὴν δόξαν ἔχουσιν ἐν τῇ αἰσχύνῃ αὐτῶν. Οὐ γὰρ τοῦ βουλομένου τὸ ἔργον, ἀλλὰ τοῦ κατευθύνοντος ἡ χάρις».
[387] Cirillo, PG 69, 835 A : «Οἱ γὰρ σοφοὶ τὴν καρδίαν, σοφῶν ῥημάτων εἰσὶν ἐρασταὶ, καὶ προβλήσεις δέχονται τὰς ἐπ' ἀγαθοῖς, μελισμοῦ τινος δίχα».
[388] Cirillo, Pg 69, 835 B : «Ἐπεὶδὲ εἷς νοῦς, καὶ ἑνὸς ἀνδρὸς μελέτη, οὐδὲ πρὸς βραχὺ αὐταρκεῖ πρὸς τὴν τῶν μεγαλείων τοῦ Θεοῦ κατάληψιν, πάντας ὁμοῦ τοὺς πραεῖς εἰς τὴν κοινωνίαν ταύτης τῆς ἐνεργείας παραλαμβάνει».
[389] Agostino, PL 36 313 (9) : «Noli aliquid a Domino extra quaerere, sed ipsum Dominum quaere, et exaudiet te. Quidquid tibi dedero, vilius est quam me: me ipsum habe, me fruere, me amplectere: nondum potes totus; ex fide continge me, et inhaerebis mihi, et cetera onera tua ego a te deponam, ut totus mihi inhaereas, com hoc mortale tuum ad immortalitatem convertero, ut sis aequalis Angelis meis»
[390] Cirillo, PG 69, 885 C : «Τοῖς καθημένοις ἐν σκότει ... παρακελεύεται προσελθεῖν τῷ Κυρίῳ, καὶ ἐγγίσαι αὐτοῦ ταῖς ἀκτῖσι τῆς θεότητος, ἵνα ἐκ τοῦ προσεγγισμοῦ ἐλλαμφθέντες, χάριτι τῶν φωτισμῶν αὐτοῦ εἰς ἑαυτοὺς χωρήσωσιν».
[391] Teodoreto, PG 80, 1104 B : «Ὁ γὰρ μετὰ πίστεως αὐτῷ προσιὼν, φωτὸς ἀκτῖνας δέχεται νοεροῦ. Οὕτω καὶ Μωσῆς ὁ μέγας τὸ ὁρώμενον πρόσωπον ἐδοξάσθη».
[392] Teodoreto, PG 80, 1104 C : «Τούτοις συμφωνεῖ καὶ τοῦ Ἀποστόλου τὰ ῥήματα· περὶ γὰρ τῶν ἀγγέλων οὕτω φησίν· Οὐχὶ πάντες εἰσὶ λειτουργικὰ πνεύματα εἰς διακονίαν ἀποστελλόμενα διὰ τοὺς μέλλοντας κληρονομεῖν σωτηρίαν».
[393] Teodoreto, PG 80, 1106 A «Τῇ πείρᾳ, φησὶ, μάθετε τὴν ἀγαθότητα τοῦ Δεσπότου· Ὁ δέ γε ἐν τῷ βάθει τοῦ γράμματος κρυπτόμενος νοῦς, τῶν θείων μυστηρίων τὴν χάριν αἰνίττεται. Διὰ γὰρ τοῦ παναγίου βαπτίσματος ὁ ἀληθὴς φωτισμὸς τοῖς προσιοῦσι προσγίνεται, καὶ τῆς ζωοποιοῦ τροφῆς ἡ γεῦσις τὴν ἀγαθότητα τοῦ Σωτῆρος δείκνυσιν ἐν αργῶς. Τί γὰρ οὕτως αὐτοῦ σαφῶς τὴν φιλανθρωπίαν ὑποδείκνυσιν, ὡς σταυρὸς, καὶ τὸ πάθος, καὶ ὁ ὑπὲρ ἡμῶν γενόμενος θάνατος, καὶ τὸ γενέσθαι τῶν οἰκείων προβάτων τροφὴν ὁμοῦ καὶ πηγήν».
[394] Cirillo, PG 69, 889 C : «Ἔστι δὲ ἡ ὄντως ζωὴ, ὁ Χριστός· οὐκοῦν καὶ ἡ ἡμετέρα ἐν αὐτῷ διαγωγὴ, ζωή ἐστιν ἀληθινή».
[395] Teodoreto, PG 80, 1105 D - 1108 :  Τί δὲ τὸ κεφάλαιον τῶν ἀγαθῶν; Ζήτησον εἰρήνην... Ὁ γὰρ εἰρηνικὸς εἰρήνην πρὸς ἅπαντας ἀσπαζόμενος, οὔτε κρύβδην τὰ τοῦ πέλας  ὑφαιρεῖται· οὐ μιαιφονίας κατατολμᾷ, οὐ γάμοις ἐπιβουλεύει, οὐ λέγει κακῶς, οὐ πράττει κακῶς· εὐεργετεῖ, προμηθεῖται, μεταδίδωσι, συνηγορεῖ, συγκινδυνεύει, συναγωνίζεται· τοιαύτη γὰρ ἡ εἰλικρινὴς ἀγάπη, καὶ γνησία φιλία».
[396] Cirillo, PG 69, 802 A  - B : «Ἐφορᾷ μὲν τοὺς δι καίους ὁ Κύριος, καὶ τῆς ἄνωθεν ἐποπτείας ἀξιοῖ τοὺς τὰ αὐτοῦ φρονεῖν ᾑρημένους… Ἐφορᾷ τοίνυν, φησὶν, τοὺς δικαίους ὁ Κύριος ἱλαρῷ δηλονότι βλέμματι, καθ' ἃ καὶ φιλόπαις πατὴρ ἐπιτηρῶν πανταχοῦ μὴ ἄρα πως περιπταίσειαν σκανδάλοις βιωτικοῖς. ... διανευρούμενοι δὲ μᾶλλον τῇ παρ' αὐτοῦ χάριτι, ὡς πᾶν ὁτιοῦν τῶν ἀρίστων ἀμογητὶ διατρέχωσιν».
[397] Cirillo, PG 69, 893 A : «Ὀστᾶ τὰς τῆς ψυχῆς δυνάμεις λέγει, τὰς ἐπὶ παντὶ πράγματι καλῷ τε καὶ ἀγαθῷ. Ὡς γὰρ ὀστῶν δίχα τῶν αἰσθητῶν, οὐκ ἂν συσταίη τὸ ἀνθρώπινον σῶμα, οὕτως οὐδ' ἀνθρώπου ψυχὴ κατορθώσειέ τι τῶν ἀγαθῶν, μὴ τὰς ἑαυτῆς ἐνεργείας ἐῤῥωμένας ἔχουσα».
[398] Bruno di Würzburg, PL 142, 147 A : «Angelorum et totius creaturae Dispositor, Deus, emitte angelus tuum in circuitu nostro, cujus ambitione muniti, mereamur a peccatorum morte pessima liberari».
[399] Bruno di Würburg, PL 142, 147 A : «Christus de sua passione dicit ad Patrem, petens se ab inimicorum persecutione liberari».
[400] Agostino, PL 36, 323 (2) : «Si Deus pro nobis, quis contra nos? … Magnum spectaculum est, videre Deum armatum pro te. Et quod eius scutum? quae arma? Arma autem eius, quibus non solum nos muniat, sed etiam percutiat inimicos, si bene profecerimus, et nos erimus. Sicut enim nos, ut armemur, ab illo habemus, sic ipse armatur de nobis. Dicit haec quodam loco arma nostra Apostolus, scutum fidei, et galeam salutis, et gladium spiritus, quod est verbum Dei».
[401] Agostino, PL 36, 325 (5) : «Maxime suggeritur humano cordi ab invisibiliter expugnantibus inimicis, quia Deus nobis non est adiutor: ut requirentes alia adiutoria, inveniamur invalidi, et ab inimicis ipsis capiamur. Contra istas voces maxime vigilare debemus, quae in alio psalmo ostenduntur: Multi insurgunt adversum me, multi dicunt animae meae: Non est salus illi in Deo eius»
[402] Agostino, PL 36, 330 (11) : «Malitia ergo procedit ex te, et quem prius vastat nisi te? Et quidem dico, quod malitia tua ut alteri non noceat fieri potest: ut autem tibi non noceat, fieri non potest».
[403] Agostino, PL 36, 330 - 331 (12) : «Quid enim melius Deo dabitur mihi? Amat me Deus: amat te Deus. Pete quod vis: tamen nihil invenies carius, nihil invenies melius, quam ipsum qui fecit omnia. Ipsum pete qui fecit, et in illo et ab illo habebis omnia quae fecit».
[404] Eusebio, PG 23, 299 C : «... ὄψει, ὡς οὐδ' ἄλλου βοηθοῦ δεόμεθα καὶ Σωτῆρος ἢ τοῦ Χριστοῦ αὐτοῦ»
[405] Agostino, PL 36, 332 (15) : «Fortior enim fuerat diabolus ad tenendum te, quia ipse vicit cui consensisti. Sed quid fecit manu fortis? Potestate sua sacratissima, magnificentissima, alligavit diabolum, effundendo frameam ad concludendum eum, ut eruat inopem et egenum, cui non erat adiutor. Si de tuis viribus praesumere volueris, inde cades unde praesumpseris: si de alterius, dominari vult, non subvenire. Ille ergo unus quaerendus est, qui et redemit, et liberos fecit, et sanguinem suum ut eos emeret dedit, et servos suos fratres fecit».
[406] Agostino PL 36, 329 (10) : «In ipso capite nostro attendite, hoc fecerunt Iudaei, absconderunt muscipulae suae corruptionem. Hoc ad exemplum nostrae patientiae, quoniam necesse erat ut inter malos viveremus; necesse erat ut malos, sive scientes, sive nescientes, toleraremus: exemplum patientiae praebuit ne deficias, cum coeperis inter malos vivere».
[407] Agostino PL 36, 334 (3) : «Docemur quidem, fratres, quia pertinemus ad corpus Christi, quia sumus membra Christi: et admonemur in omni tribulatione nostra, non cogitare quemadmodum respondeamus inimicis, sed quemadmodum orando Deum propitiemus, et maxime ne tentatione vincamur; deinde, ut etiam illi qui nos persequuntur, ad sanitatem iustitiae convertantur».
[408] Agostino PL 36, 338 (9) : «Nobis enim tardum est, et ex persona nostra hoc dictum est: Quando respicies? id est, quando videbimus vindictam de his qui nobis insultant? quando illam viduam iudex taedio victus exauditurus est? Verumtamen iudex noster non taedio, sed amore differt salutem nostram; ratione, non inopia; non quia non potest et modo subvenire, sed ut numerus omnium nostrum usque in finem possit impleri. Et tamen nos ex desiderio quid dicimus? Domine, restitue a leonibus unicam meam: id est Ecclesiam meam a saevientibus potestatibus».
[409] Agostino, PL 36, 340 (13) : «Non in poenam meam, sed in causam meam: non in id quod mecum habet latro commune, sed in illud quod beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam. Nam poena similis est bonis et malis. Itaque martyres non facit poena, sed causa».
[410] Agostino, PL 36, 341 (15) : «Tu absorbe corpus Paganorum. Quare corpus Paganorum? Vult te absorbere, fac illi quod vult tibi facere. Ideo fortasse vitulus ille comminutus in aquam missus, et potum datus est, ut absorberetur ab Israel corpus impiorum».
[411] Agostino, PL 36, 341, (16) : «In innocentia operum tuorum praepara te ad laudandum Deum tota die».
[412] Bruno di Würzburg, PL 142, 152 C : «Protectio salusque animae nostrae, operi nos galea spei, et scuto inexpugnabili munimenti, ut a te in causis nostrae necessitatis adjuti, mereamur cum te diligentibus laetitia et exultatione perfundi».
[413] Bruno di Würzburg, PL 142, 152 C : «Propheta contemptores legis vehementer accusat, et sub laude Domini collata beatorum dona describit».
[414] Agostino, PL 36, 343, (3) : «Sunt enim homines qui quasi conantur quaerere iniquitatem suam, et timent illam invenire; quia si illam invenerint, dicitur illis: Recedite ab illa: haec fecisti antequam scires, iniquitatem fecisti cum esses in ignorantia; dat Deus veniam: modo cognovisti eam; dimitte illam ut possit facile ignorantiae tuae venia dari».
[415] Cf. Cirillo, PG 69, 916 A-B : «Εἰ δὲ τοῖς ἰδίοις τρόποις ἐπερυθριᾷ, ψηφοφορεῖ καθ' ἑαυτοῦ τῆς παρανομίας τὰ ἐγκλήματα. Δεῖ δὴ οὖν ἄρα βιοῦν ἡμᾶς ἐν ὀφθαλμοῖς τοῦ Θεοῦ δίχα δόλου παντὸς, ἵν' εὑρεθῶμεν κατὰ τὸν μακάριον Ναθαναὴλ, περὶ οὗ φησιν ὁ Σωτήρ·  Ἴδε ἀληθῶς Ἰσραηλίτης, ἐν ᾧ δόλος οὐκ ἔστιν».
[416] Cf. Cirillo, PG 69, 916 C-D : « Οὐ γλώσσῃ κέχρηται σοφῇ τε καὶ ἐπιστήμονι, καὶ θύρας ἐχούσῃ καὶ μοχλὸν, ἀθυροστομεῖ δὲ οὕτως καὶ κίβδηλον πανταχοῦ ποιεῖται τὸν λόγον, ὡς ἐπίμεστον ὁρᾶσθαι καὶ ἀνομίας καὶ δόλου· ἀνομίας μὲν, ὡς ἐπὶ τῶν Ἰουδαίων δι' ἃς ἐπήγαγον ὕβρεις Χριστῷ· δόλου δὲ, ὅτι καὶ παγιδεύειν αὐτὸν βουλόμενοι, χρηστοῖς προσῄεσαν λόγοις».
[417] Teodoreto PG 80, 1121 B : «Λόγοις μὲν γὰρ κέχρηται τῆς ἀληθείας γεγυμνωμένοις, καὶ δόλῳ συμπεπλεγμένοις· συνιδεῖν δὲ τὸ πρέπον οὐ βούλεται, ἀλλὰ καὶ νύκτωρ πονηρὰ τυρεύει τῷ πέλας, καὶ μεθ' ἡμέραν πληροῦν ἐπιχειρεῖ τὰ βουλεύματα».
[418] Eusebio, PG 23, 317 D : «Σφόδρα ἀκολούθως μετὰ τὴν ὑπογραφὴν τῆς τοῦ παρανόμου κακίας τὸν ὑπερβάλλοντα πλοῦτον τῆς τοῦ Θεοῦ μακροθυμίας παρίστησιν, δι' ἧς καὶ τῶν παρανόμων καὶ ἀσεβῶν ἀνδρῶν ἀνέχεται».
[419] Cirillo, PG 69, 917 C : « Ἐν δὲ τῷ οὐρανῷ τὸ ἔλεος τοῦ Θεοῦ, καὶ ἕως τῶν νεφελῶν τὴν ἀλήθειαν ᾖρθαί φησιν, ἐοικέναι δὲ καὶ ὄρεσι τὴν δικαιοσύνην αὐτοῦ, ἵνα τὸ ὑψηλὸν καὶ ὑπερηρμένον καὶ ὑπερκείμενον νοῶμεν διὰ τῶν ὠνο μασμένων. Ὁ ἐλεήμων, φησὶ, καὶ ἀληθινὸς καὶ δίκαιος οὐ κατοικτείρειν ἐπίσταται μόνον, ἀλλὰ γὰρ καὶ ὡς ἀληθινὸς μισεῖ τοὺς δόλον ἔχοντας εἰς νοῦν, καὶ ἀπάτῃ συντεθραμμένους».
[420] Teodoreto, PG 80, 1122 D - 1124 A : «Καθάπερ γὰρ ἐκείνης ἀνθρώποις ἀθεώρητος ὁ βυθὸς, οὕτως ἀνέφικτος τῶν σῶν κριμάτων ἡ κατανόησις».
[421] Teodoreto, PG 80, 1124 A : « Μέχρι γὰρ καὶ τῶν κτηνῶν ἡ σὴ διήκει φιλανθρωπία, καὶ οὐ μόνον ἀνθρώπους, ἀλλὰ καὶ τὰ διὰ τὸν ἄν θρωπον γεγενημένα τρέφεις, τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τούτων εὐεργετῶν».
[422] Cf. Cirillo, PG 69, 920 B : « Ἔφη γάρ που καὶ πρὸς τὸν θεσπέσιον Ἰωνᾶν Σὺ ἐφείσω ὑπὲρ τῆς κολοκύνθης, ὑπὲρ ἧς οὐκ ἐκακοπάθησας οὐδὲ ἐκοπίασας, ἣ ὑπὸ νύκτα ἀπώλετο· ἐγὼ οὐ φείσομαι ὑπὲρ Νινευῆ τῆς πόλεως τῆς μεγάλης, ἐν ᾗ κατοικοῦσιν πλείους ἢ δώδεκα μυριάδες ἀνδρῶν, οἵτινες οὐκ ἔγνωσαν δεξιὰν αὐτῶν ἢ ἀριστερὰν αὐτῶν, καὶ κτήνη πολλά; Θαυμάζεται δὲ καὶ διὰ τῆς τοῦ ψάλλοντος λύρας, ὡς ἐξανατέλλων χόρτον τοῖς κτήνεσιν καὶ χλόην τῇ δουλείᾳ τῶν ἀνθρώπων. Ναὶ μὴν τὸν ἐπὶ τῷ Σαββάτῳ τιθεὶς νόμον, καὶ τὴν τοῦ χρῆναι παντελῶς ἐργάζεσθαι μηδὲν, δια τρανῶν αἰτίαν, Ἵνα ἀναπαύσηται, φησὶν, ὁ παῖς σου, καὶ ἡ παιδίσκη σου, καὶ τὸ ὑποζύγιόν σου, καὶ πᾶν κτῆνός σου».
[423] Teodoreto, PG 80, 1124 B : « Καταφεύξεται δὲ πρὸς σὲ τῶν ἀνθρώπων ἡ φύσις, ἀναβλαστάνουσαν ἐν τῷ οἴκῳ σου τῶν ἀγαθῶν τὴν φορὰν θεωροῦσα. Αἰνίττεται δὲ διὰ τού των, οὐ μόνον τῆς θείας διδασκαλίας τὰ νάματα, ἀλλὰ καὶ τῆς μυστικῆς τροφῆς τὴν ἀπόλαυσιν·».
[424] Agostino, PL 36, 351 (14) : «Quaesivit verbum unde loqueretur de rebus humanis, quod diceret: et quia vidit homines …accipere autem vinum immoderate, et mentem perdere; vidit quid diceret, quia cum accepta fuerit illa ineffabilis laetitia, perit quodammodo humana mens, et fit divina, et inebriatur ab ubertate domus Dei. …Hoc iam calice inebriati erant Martyres, quando ad passionem euntes, suos non agnoscebant».
[425] Bruno di Würburg, PL 142, 154 A – B : «Torrentem dicimus esse fluvium veloce, cui bene comparatur sapientia Christi, quia et subita est, et ita rapida, ut ad finem quem vult sine ulla tarditate detrahat».
[426] Teodoreto, PG 80, 1124 B : «… χειμάῤῥῳ δὲ τῶν τοσούτων ἀγαθῶν τὴν χορηγίαν ἀπείκασε· πρῶτον μὲν διὰ τὸ μὴ ἐξ ἀρχῆς ταύτην τοῖς ἀνθρώποις δοθῆναι·  ἔπειτα μέντοι καὶ προτρέπων πάντας ἀνθρώπους προσελθεῖν καὶ πιεῖν, ὡς τοῦ ποταμοῦ οὐκ ἀεννάου ὄντος, ἀλλὰ χειμάῤῥου, καὶ πρὸς καιρὸν φερομένου. Οἱ γὰρ κατὰ τὸν παρόντα καιρὸν μὴ προσιόντες, μετὰ τὴν ἐντεῦθεν ἐκδημίαν τῶν ἱερῶν ναμάτων οὐκ ἀπολαύσονται».
[427] Agostino, PL 36, 352 (15) : «Quis est fons vitae, nisi Christus? Venit ad te in carne, ut irroraret fauces tuas sitientes: satiabit sperantem, qui irroravit sitientem. Hic aliud est fons, aliud lumen: ibi non ita. Quod enim est fons, hoc est et lumen: et quidquid vis, illud vocas, quia non est quod vocas; quia non potes congruum nomen invenire, non remanet in uno nomine… Para et fauces; quia illud quod lumen est, et fons est: fons, quia satiat sitientes; lumen, quia illuminat caecos».
[428] Bruno di Würburg, PL 142, 154 B : «Fons vitae, doctina Dei; quae animae vita est. Lumen Patris Christus est, in quo videbimus lume, id est Spiritua Sancti illuminationem».
[429] Bruno da Asti, PL 164, 819 D : «Ut ad illum lumen venire valeamus, mitte misericordiam tuam scientibus te, quae nos regat, et ducat, et ad illum luminis claritatem introducat».
[430] Cirillo, PG 69, 921 C : «Χεὶρ ἁμαρτωλοῦ διαβολικὴ ἐνέργεια·  χεὶρ ἁμαρτωλοῦ ἡ τοῦ πλεονέκτου· χεὶρ ἁμαρτωλοῦ ἡ τοῦ δῶρα διδόντος ἐπὶ φθορᾷ καὶ λαμβάνοντος·  χεὶρ ἁμαρτωλοῦ ἡ τοῦ ἱερέως τοὺς ἀναξίους τῷ θυσιαστηρίῳ προσάγοντος.Ὑπὸ ταύτης τῆς χειρὸς μὴ σαλευθῆναι, τουτέστι μὴ παρατραπῆναι, καὶ ἡμεῖς προσευξώμεθα·  χρὴ γὰρ ἑδραίους καὶ ἀσαλεύτους ἐν τῇ δικαιοσύνῃ, κἂν παρανομῶσιν ἄλλοι, τοὺς νήφοντας κτᾶσθαι. Ἐκεῖ ἔπεσον πάντες οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν».
[431] Bruno di Würburg, PL 142, 154 D – 155 A : «Clarifica nos coelesti misericordia, fons et origo luminis sempiterni, ut ubertate domus tuae repleti, omnem iniquitatem et dolum cum procacitate ferocis superbiae renuamus».
[432] Bruno di Würburg, PL 142, 155 A : «Vox Ecclesiae monentis, non imitando malignantes: et de poenis malorum ac praemiis beatorum».
[433] Origene, Omelie sui Salmi (Homiliae in Psalmos XXXVI – XXXVII – XXXVIII), a cura di E. Prinzivalli, Nardini, Firenze 1992, p. 46 : «Nam sicut vir prudens qui audit verba Domini et facit ea, iste est qui manducat panem illum qui de caelo descendit et Iesus est cibus ei, pro eo quod ex verbis eius pascitur et in mandati eius vivit: similiter et hi qui in malitia eminentes sunt, fenum efficiuntur his qui …aemulationem sui ad nequitiam gerunt».
[434] Cf. Bruno di Würburg, PL 142, 155 C.
[435] Cf. Origene, Homiliae…, cit., p. 58 (33-34), p. 60 (64-65), p. 62 (72-76).
[436] Origene, Homiliae…, cit., p. 66 (19-259 : «Si malorum tibi conscius aliquorum fueris, noli occultare, sed per exomologesin, revela ea Domino… Quid faciet? Sine dubio sanum te faciet».
[437] Agostino, PL 36, 359 (6) : «Revela ad Dominum viam tuam, et spera in eum, et ipse faciet. Indica illi quid patiaris, indica illi quid velis. Quid enim pateris? Caro concupiscit adversus spiritum, et spiritus adversus carnem. Quid ergo vis? Infelix ego homo, quis me liberabit de corpore mortis huius? Et quia ipse faciet, cum revelaveris ad eum viam tuam, vide quid sequitur: Gratia Dei per Iesum Christum Dominum nostrum».
[438] Cassiodoro, Expositio…, p. 327 (132. 134-136) : «Iustitia nostra… tamquam lumen proferetur, cum spes nostra Christus ostendetur; sicut dicit apostolus: Cum Christus apparuerit vita nostra, tun et nos cum ipso apparebitis in gloria».
[439] Agostino, PL 36, 360 (8) : «In quo appares subditus? Faciendo quod praecepit».
[440] Origene, Homiliae…, cit, p. 78 - 80 (85-103) : «Fornicationis tempore spiritui fornicationis sumus subiecti. Et tempore iracundiae, spiritui irae obaudimus… Omnis actus noster et omnis sermo atque omnis cogitatio inveniatur in subiectione Christi. Donec autem permanemus in delictis, frustra veniam poscimus delictorum».
[441] Origene, Homiliae…, cit., p. 88 (14-16) «Aliud est vinci a malo: aliud est voluntate et studio mala facere et hoc est nequitia».
[442] Origene, Homiliae…., cit., p. 88 (22-24) e p. 90 (37-38; 46-52) : «Est alia quaedam terra, fluens lac et mel… Qui sunt autem qui haereditate possidebunt terram? Qui expetant Dominum. Est ergo velut fons quidam perennis, de quo  haurire possumus omnia quaecumque sunt virtutum bona, si tamen digna et pura vascula nostra dereramus ad fontem».
[443] Origene, Homiliae…, cit., p. 92 (20-22) : «Studeamus ergo nos facere verba Dei, quae non praetereunt, ne forte et nos cum istis quae praetereunt intereamus».
[444] Origene, Homiliae…, cit., p. 98 (26. 31-35) : «Quicumque desinit ab ira, sed in semetipso pacem et in aliis servat, fidelissimaque cuncta moderatur, iste deliciatur vel delectatur in multitudine pacis».
[445] Origene, Homiliae…, cit., p. 108  (23-28): «Si forte certamen sit mihi cum aliquo et ad iracundiam provocatus, proferam verba furiosa, merito etiam ego tamquam peccator evaginasse gladium dicor».
[446] Origene, Homiliae…, cit., p. 120 (73-75) : «Cum enim videris aliquem vitiis et passionibus agitatum circumire et perturbare omnia, nolo dubites quod ille sagitta diaboli est et os eius posuit arcum suum».
[447] Cf. Origene, Homiliae…, cit., pp. 126-130 (1-64).
[448] Origene, Homiliae…, cit., p. 136 (25-27) : «Fit ergo quaedam contritio peccatorum a Deo, cum insidiantes eos iusto destruit et deterret».
[449] Agostino, PL 36, 369 (9-10) : «Est enim quaedam hic saturitas eorum. Nam dies famis, vitae huius sunt: aliis esurientibus, illi saturantur. Nam ille unde gloriaretur dicens, Gloriamur in tribulationibus, si egestatem intus pateretur? Videbantur foris angustiae, sed intus latitudo erat. Quid enim facit malus homo cum coeperit tribulari? Foris nihil habet, ablata sunt omnia, in coscientia nullum solatium est».
[450] Agostino, PL 36, 370 (12) : «Quanto enim plus erectus est, quanto extensus… tanto fit exilior, et deficiens et non apparens... Inimici autem Domini statim ut exaltabuntur, deficient sicut fumus : dementia enim eorum manifesta erit omnibus».
[451] Cf. Agostino, PL 36, 371 (13).
[452] Agostino, PL 36, 372 (15) : «Si Dominus non dirigeret gressus homininis, tam pravi erant, ut semper per prava irent et semitas curvas sequendo redire non possent. Venit autem ille et vocavit, et redemit... Ipse est enim qui direxit gressus nostros, ut viam eius vellemus».
[453] Origene, Homiliae…, cit, p. 174 (6-10) : «Iustus, cum ceciderit non prosternitur: iniustus et qui spem non habet in Deo positam, si ceciderit, prosternitur et non surgit, id est, si peccaverit, non paenitet et peccatum suum emendare nescit».
[454] Cirillo, PG 69, 945 B - C : «Τὸν γὰρ τοῦ Θεοῦ νόμον εἰσοικισάμενος, καὶ οἷον ἀπόθετον ἔχων εἰς νοῦν καὶ καρδίαν, τὸ μηδένα τρόπον ὑποσκελισθήσεσθαι κερδανεῖ, ἥξει δὲ μᾶλλον εὐθὺ παντὸς ἀγαθοῦ πράγματος· καὶ παραποδίζοντος οὐδὲν ἢ κατασείοντος, τὴν βασιλικὴν καὶ εὐθείαν διελάσει τρίβον».
[455] Origene, Homiliae, cit., p. 230 (40-42) : «Qui enim non est particeps illius qui semper est, iste neque esse dicitur».
[456] Origene, Homiliae…, cit, p. 240 (10-14) : «Apud Dominum salus est iustorum, qui semper manet, semper idem est, semper immobilis est, nec usquam potest esse tutius salus hominis quam apud Dominum. Ille mihi locus, ille mihi domus, ille mihi mansio, ille requies, ille sit habitaculum».
[457] Bruno di Würzburg, PL 142, 162 B : «Beatitudo omnium non incerta justorum, Deus (qui sanctos tuos non derelinquis in fame, nec in stadio tribulationem superari permittis) precamur ut ea nos munias dextera, quam illis ne corruant, velociter porrigis praeparatam».
[458] Bruno di Würzburg, PL 142, 162 B : «Vox poenitentis misericordiam benigni judicis deprecantis, qui se corpore sauciatum et animo, amicorum exprobatione dicit esse confusum».
[459] Eusebio, PG 23, 337 C - D : «Δοκεῖ δέ μοι ὁ Δαυῒδ, διαφόρως ἐν πολλοῖς περὶ τοῦ πραχθέντος αὐτῷ πλημμελήματος ἐξομολογησάμενος, ἰδίως τὸν παρόντα ψαλμὸν ἀφωρικέναι ἑαυτῷ εἰς ἀνάμνησιν, ὡς ἀεὶ καὶ διὰ παντὸς φέρειν αὐτὸ ἀνὰ στόμα. Κεχρῆσθαι δὲ αὐτῷ ἀντὶ ἐπῳδῆς ἐπὶ θεραπείᾳ τῆς αὑτοῦ ψυχῆς».
[460] Eusebio, PG 23, 337 D : «Κύριε, μὴ τῷ θυμῷ σου ἐλέγξῃς με, οὐ τὸν ἔλεγχον παραιτεῖται, ἀλλὰ τὸν μετὰ θυμοῦ· ὡσεὶ καὶ ἰατρῷ τις τὰ διὰ καυτῆρος καὶ σιδήρου καὶ πικρῶν ἀντιδότων προσφέροντι βοηθήματα ἐπὶ θεραπείᾳ πάθους ὑποκείμενος λέγοι· Μὴ διὰ πυρός με θεραπεύσῃς, μηδὲ διὰ σιδήρου καὶ τομῶν, ἀλλὰ διὰ ἠπίων καὶ πραοτέρων φαρμάκων».
[461] Eusebio, PG 23, 341 A : « Ὁ δὲ Δαυῒδ, οὐ τὸ σῶμα πληγεὶς ὁμοίως τῷ Ἰὼβ, αὐτὴν δὲ τὴν ψυχὴν καιρίαν τρωθεὶς, …αὐτοὺς τοῦ Θεοῦ λόγους νύττοντας αὐτοῦ τὴν ψυχὴν, καὶ τὴν συνείδησιν αὐτὴν τιμωρουμένους».
[462] Eusebio, PG 23, 339 D « Ὁ μὲν γὰρ ἀθλητὴς Ἰὼβ, παντοίους ὑπομείνας πειρασμοὺς, οὐκ ἠγνόει πόθεν αὐτῷ ταῦτ' ἐγίνετο· [00076] διὸ ἔλεγεν· Βέλη γὰρ Κυρίου ἐν τῷ στόματί μού εἰσιν... Ὁ δὲ μνημονεύει τῆς χειρὸς Κυρίου λέγων· Χεὶρ γὰρ Κυρίου ἐστὶν ἡ ἁψαμένη μου».
[463] Cf. Eusebio, PG 23, 343 B.
[464] Origene, Homiliae…, cit. p. 274-276 (4-8) : «Qui enim nec dolent nec gravantur pro peccatis suis haec dicere non possunt nec sentiunt quod iniquitates quidam suae excrescunt et ultra capitis sui evadunt proceritatem, ipsi vero decrescunt et in nihil rediguntur».
[465] Origene, Homiliae…, cit., p. 276 (25-34) : «Considera ergo peccatorem qui in peccatis suis delectatur: quoniam et ipse in stercore foetido volutatur et nullum foetoris eius, qui ex peccati stercore redditur, percepit sensum. Si vero istum eveniat sensum verbi percipere, statim comversus ad poenitentiam…».
[466] Origene, Homiliae… cit., p. 280 (22-28) : «Si vero vis conoscere quomodo peccatis suis unusquisque curvetur, intuere illum pubblicanum qui, ingressus templum, et de longe stans,  nec audens levare oculos suos in coelum sed percutiens pectus suum…».
[467] Agostino, PL 36, 406 (16) : «Iam intellegamus capitis voces, iam incipiat illucescere caput nostrum in passione… Patere in Christo; quia tamquam peccavit in infirmitate tua Christus. Modo enim peccata tua tamquam ex ore suo dicebat, et ea dicebat sua».
[468] Teodoreto, PG 80, 1141 C : «Καὶ γὰρ τοῦ Ἀβεσσαλὼμ τοῦ πατρὸς αἰτιωμένου τὰς ψήφους, καὶ πρὸς ἑαυτὸν ἐφελκομένου τῶν δικαζομένων τοὺς ἡττωμένους, ὁ μακάριος ἐμακροθύμει Δαβίδ. Καὶ τοῦ Σεμεεὶ λοιδορουμένου, καὶ γλώττῃ καὶ χειρὶ βάλλοντος, σιγῶν τὰς ὕβρεις ἐδέχετο· καὶ τὸν Ἀβεσσὰ πειραθέντα δίκας τὸν ἀλιτήριον πράξασθαι διεκώλυεν…».
[469] Origene, Homiliae…, cit., p. 300 (3-7) : «Cum maledicerer, cum omnia probra de me homines proferrent, ego eram sicut surdus et non audiebam et sicut mutus non aperui os meum, pro maledictis nulla maledica reddebam».
[470] Agostino, PL 36, 407 (19) : «Quaerebant enim mala de bono, quaerebant scelera de innocente: quando invenirent in eo qui nullum peccatum habebat? Sed quia peccata quaerebant in eo qui nullum peccatum habebat, restabat ut fingerent quod non inveniebant. Ideo: Qui quaerebant mala mea, locuti sunt vanitatem, non veritatem».
[471] Origene, Homiliae…, cit., p. 312 (28-31) : «Quicumque vestrum conscius sibi est in aliquo peccato et ita securus est…, commoveatur ex hoc sermone qui dicit: cogitabo pro peccato meo».
[472] Agostino, PL 36, 409 (23) : «At vero illi quibus paratur vita sempiterna, necesse est ut hic flagellentur; quia vera est illa sententia: Fili, ne deficias in disciplina Domini, neque fatigeris cum ab illo increparis: quem enim diligit Dominus, corripit; flagellat autem omnem filium quem recipit».
[473] Origene, Homiliae…, cit., p. 318 (19-22) : «Opto cum odio habeat, ut sciat conscientia mea quondam iniuste odium patior. Odio abiti sunt etiam prophetae, sed iniuste; odio habitus est Christus, sed gratis».
[474] Eusebio, PG 23, 345 A: «…οὐκ ἐμαυτῷ θαῤῥῶν, οὐδ' ἄλλην τινὰ πρὸ ὀφθαλμῶν θέμενος ἐλπίδα ἢ σὲ, τὰ τῆς ἰάσεως ὑπέγραφον ἐμαυτῷ. …διὰ τοῦτο εἰσακούσῃ, ὅτι θελητὴς ἐλέους εἶ…».
[475] Agostino, PL 36, 412 (28) : «…eum laudemus in aeternum, sine defectu, sine aliqua poena iniquitatis, sine aliqua perversitate peccati, laudantes Deum, et non iam suspirantes, sed inhaerentes illi, cui usque in finem suspiravimus, et in spe laetati sumus. In illa enim civitate erimus, ubi bonum nostrum Deus est, lumen Deus est, panis Deus est, vita Deus est».
[476] Bruno di Würzburg, PL 142, 165 D : «Emitte salutare tuum in infirmitatibus nostris, vulnerum cicatricumque mortalium, potentissime Medicator, ut omne gemitum doloremque nostrum coram te deplorantes, valeamus evincere insultationibus adversantium vitiorum».
[477] Cf. Bruno da Asti, PL 164, 832 A.
[478] Cirillo PG 69, 969 C : «Ἀπόδειξις σαφὴς ἱδρυμένης καρδίας. Ἐπειδὴ γὰρ πολύτροπος ἁμαρτία ἡ διὰ γλώσσης ἐνεργουμένη, καὶ σχεδὸν πά σης ἁμαρτίας ἀρχὴ διὰ λόγου γίνεται, συνθήκας, φησὶ, πρὸς ἐμαυτὸν ἐποιησάμην, ὅπως μὴ ἁμάρτω τῇ γλώσσῃ, διὰ τὸ καὶ ὑπὲρ ἀργοῦ λόγου μέλλειν λόγους ὑπέχειν, καὶ ἐκ τῶν λόγων τῶν οἰκείων ἢ δικαιοῦσθαι ἢ κατακρίνεσθαι».

[479] Cf. Eusebio di Cesarea, PG 23 348 A : «τῆς ἀθυμίας ἐνεπιμπράμην πυρὶ».
[480] Origene, Homiliae…, cit., p. 342 (4-7) : «Nescio si talis sum, ut in meditatione mea ex unoquoque sermone Dei ignis procedat et accendat cor meum… ad ea quae meditor observanda». Didimo si mostra esitante. In un primo momento interpreta quel fuoco come un dolore acuto: «Il mio cuore si è riscaldato a seguito del rinnovarsi del mio dolore», ma, nel seguito del commento invece si armonizza con l’interptretazione origeniana; cf. Didimo, PG 39, 1348 D. Agostino: «Comprendo, Signore, quanto sia mirabile e incomprensibile la tua scienza e tuttavia nelle mie meditazioni mi infiamma un fuoco che mi spinge a cercare sempre il tuo volto» La Trinità, XV, 13, Bompiani, Milano 2012, pp. 902-903: «Ex me quippe intellego quam sit mirabilis et incomprensibilis scientia tua qua me fecisti quando nec me ipsum comprehendere valeo quem fecisti, et tamen in meditatione mea exardescit ignis ut quaeram faciem tuam semper».
[481] Agostino, PL 36, 417 (5) : «Locutus sum. Cui? Non auditori quem volo erudire, sed exauditori a quo volo erudiri. Locutus sum illi a quo intus audio, si quod bonum, si quod verum audio»».
[482] Cf. Origene, Homiliae…, cit., p. 350 (33-34). Cf. Bruno di Würzburg,, PL 142, 166 D (il fine è Cristo).
[483] Cf. Origene, Homiliae…, cit., p. 354 (1-3).
[484] Cf. Teodoreto, PG 80, 1148 A.
[485] Origene, Homiliae…, cit., pp. 356 (33-35) - 357 (1-7) : «Nisi addidisset ante te, valde contristabar, pro eo quod humanam substantiam nihil esse dixisset. Nunc vero quia dixit ante te, velut si diceret ad comparationem quidem vel angelorum vel reliquarum creaturarum, non est abiecta nec minima substantia mea».
[486] Cirillo, PG 69, 976 B : «ἐπειδὴ ἐν εἰκόνι καὶ οὐκ ἐν ἀληθείᾳ νῦν διαπορεύεται ὁ ἄνθρωπος (ἡ γὰρ ἀληθὴς ζωὴ κατὰ τὸν μέλλοντα αἰῶνά ἐστιν), εἰκότως ὁ Ψάλλων τὴν εἰκόνα ματαιότητα προσεῖπεν· ἐπειδὴ οὐ τὴν ἀληθινὴν νῦν ζῶμεν ζωὴν, ἀλλὰ τὴν ὡς ἐν εἰκόνι, οὐδὲ περὶ τὰ ὄντως ἀγαθὰ ποιούμεθα τὴν σπουδήν».
[487] Origene, Homiliae..., cit., pp. 366 (30-36) -368 (40-42) : «Tuum est iam exquirere utrum in imagine caelestis ambulet, an in imagine terreni. Si misericors est sicut pater tuuus calestis misericors est, in te patris calestis imago est… Et si in omnibus perfectus est, imago in te calestis est».
[488] Origene, Homiliae…, cit., p. 380 (12-15) : «Omnia habemus in Cristo. Et nunc ergo quae est expectatio, id est patientia mea? Dominus. Et substantia mea a te est. Si habeo substantiam divitiarum spiritualium, a Deo est».
[489] Origene, Homiliae…, cit., p. 380 (4-8) : «… suscipiens a nobis Deus conversionem nostram, absolutionem iniquitatum donat secundum mensuram conversionis».
[490] Origene, Homiliae..., cit., p. 386 (16-17) : «Ideo ergo memor ero, quia tu fecisti agones istos et ty nobis haec exercitia patientiae praeparasti».
[491] Origene, Homiliae…, cit., p. 390 (41-46. 51-53) : «Ostendimus igitur dupliciter hominibus flagella praeparari: sive sensibiliter extrinsecus, cum vel languoribus vel damnis vel diversis afflictionum generibus flagellamur, sive etiam cum ex recordatione delicti perurgentis consciientiae stimulis terebramur in corde. Ad utrumque ergo conveniet dici: amove a me plagas tuas. Mensura in omnibus quaeritur, multo magis in flagellis…».
[492] Origene, Homiliae…, cit., p. 392 (18-20) : «Est ergo opus Dei ut tabescere faciat et consumat omne quidquid crassioris est materiae quo circumdatur anima».
[493] Origene, Homiliae…, cit., p. 400 (9-11) : «In nobis est , sive ut simus sive ut non simus. Donec enim adhaeremus Deo et inhaeremus ei qui vere est, etiam nos simus».
[494] Bruno di Würzburg, PL 142, 169 C: «Custodi, Domine, viam nostram, ne delinquamus in lingua, ut in meditationibus nostris spiritali igniculo ardescente, ea thesaurizemus in saeculo, quae te tribuente capiamuus in coelo».
[495] Bruno di Würzburg, PL 142, 169 C : «Vox Ecclesiae gratia agentis, quia de moerore mundi liberata est, ipseque Dominus sanctam incarnationem et justitiam suae praedicationis exponens, Patris auxilium deprecatur».
[496] Eusebio, PG 23, 352 C.
[497] Eusebio, PG 23, 352 D.
[498] Cf. Eusebio, PG 23, 353 A.
[499] Cf. Eusebio, PG 23, 353 A.
[500] Cf. Eusebio, PG 23, 353 C.
[501] Teodoreto, PG 80, 1156 A – B : «…νικᾷ δὲ τοὺς ἀνθρωπίνους ἐπαίνους τὰ καθ' ἕκαστον καιρὸν ὑπὸ τῆς σῆς προμηθείας οἰκονομούμενα, τὰ ἐν Αἰγύπτῳ, τὰ ἐν τῇ ἐρήμῳ τὰ ἐπὶ Μωσοῦ, τὰ ἐπὶ Ἰησοῦ, τὰ ἐπὶ Σαμουὴλ, καὶ τὰ τούτων πρεσβύτερα, τὰ κατὰ τὸν Ἀβραὰμ, τὰ κατὰ τὸν Ἰσαὰκ, τὰ κατὰ τὸν Ἰακὼβ, ἡ διὰ δουλείας τοῦ Ἰωσὴφ βασιλεία, καὶ τὰ ἄλλα, ἵνα μὴ καθ' ἕκαστον διεξέρχωμαι».
[502] Bruno da Asti, PL 164, 836 C : «Nihil fecit Deus quod mirabile non sit. Sed illud mirabilius, quod tantum se humiliavit, quod carnem nostram suscepit, quod miserias nostras sustinere voluit».
[503] Cf. Eusebio, PG 23, 356 C.
[504] Cirillo, PG 69, 958 B- C : «Ἐπειδὴ γὰρ, φησὶν, ὦ Πάτερ, τὰς κατὰ νόμον θυσίας οὐκ ἠθέλησας, ἀνάμνησιν μόνον ἐχούσας ἁμαρτιῶν καὶ ἔλεγχον, οὐ μὴν καὶ ἄφεσιν, ἥκω σῶμα λαβὼν ὅπερ μοι αὐτὸς κατηρτίσω. Πνεῦμα γὰρ ἅγιον καὶ Ὑψίστου δύναμις ἐπεσκίασε τῇ ἁγίᾳ Παρθένῳ.  Ἥκω δὲ, ἵνα τὸ σὸν ποιήσω θέλημα· ὅπερ ἐστὶ τὸ, ἐμαυτὸν προσενεγκεῖν ὥσπερ ἄμωμον ἱερεῖον, ἴνα στήσω τὰ ἐν νόμῳ περιελεῖν ἁμαρτίας οὐ δυνάμενα».
[505] Cassiodoro, Expositio…, p. 366 (159.167)
[506] Bruno da Asti, PL 164, 838, A : «In praedicatione nihil habeo, nisi labia sola, caetera sunt tua».
[507] Bruno da Asti, PL 164, 835 B : «Ecclesia loquitur… cujus membra sunt omnes qui ad vitam praedestinati sunt, a primo homine usque ad finem saeculi».
[508] Teodoreto, PG 80, 1158 D : «Καὶ τυχοῦσα τῆς σωτηρίας ἡ τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησία, δεῖται πάλιν τῆς αὐτῆς προμηθείας, διὰ τὰς παντοδαπὰς τῶν ἀνθρώπων καὶ δαιμόνων ἐπαναστάσεις».
[509] Teodoreto, PG 80, 1160 B : «Οὕτω τοίνυν ταῖς παρὰ τῶν δυσσεβῶν τρικυμίαις βαλλομένη ἡ τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησία, οὐ μεγαφρονεῖ, ὡς ἀγωνιζομένη, ἀλλὰ ἁμαρτίαις καὶ πλημμελείαις ἀνατίθησι τὰ γινόμενα, καὶ τῆς παρὰ τοῦ Σωτῆρος ἐπικουρίας ἀπολαῦσαι παρακαλεῖ. Ἄλλως τε οὐδὲ ἐκ τελείων πᾶσα συνέστηκεν ἡ τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησία· ἀλλ' ἔχει καὶ τοὺς ῥᾳστώνῃ συζῶντας, καὶ τὸν ἀνειμένον βίον ἀσπαζομένους, καὶ ἡδοναῖς δουλεύειν αἱρουμένους».
[510] Bruno da Asti, PL 164, B – C : «Avertantur a prava sua intentione, qua ad malum currere festinant, sicut Apostolus ait: Quem ergo fructum habuistis in his, in quibus modo eubescitis? (Rm 6,21). Sic enim erubescere, laudabile est».
[511] Teodoreto, PG 80, 1160 C – D : «Τοὺς δὲ ζητοῦντάς σε, φησὶ, καὶ ὑμνοῦντας, καὶ διαπαντὸς ἀγαπῶντας, διηνεκοῦς ἔμπλησον εὐφροσύνης, καὶ τῆς σῆς ἀγάπης μεταβολὴν μὴ δεχόμενοι, μὴ δεξάσθωσαν θυμηδίας μεταβολήν. Οὐ γὰρ τοῖς ἁπλῶς ἀγαπῶσιν ᾔτησε τὴν θυμηδίαν, ἀλλὰ τοῖς ἀεὶ καὶ διηνεκῶς ἔχουσι τὸν ἀξιέραστον ἔρωτα».
[512] Bruno di Würzburg, PL 142, 173 D : «Expectatio tuorum unica famulorum Deus, quem venturam in mundum caput libri principalis edocuit, insere, precamur, legem tuam in medio cordis nostri, ut tuas justitias nuntiantes, ad imminentibus periculis eruamur».
[513] Bruno di Würzburg, PL 142, 174 A : «Vox Prophetae praedicantis elemosynae largitorem, et de passione ar ressurectione Christi».
[514] Eusebio, PG 63, 264 B : «Πειράζεται γοῦν ὁ πλούσιος διὰ τοῦ πένητος, εἴτε τις ἀνηλεὴς καὶ ἀσυμπάθητος, καὶ ἄσπλαγχνος εἴη, εἴτε φιλάνθρωπος καὶ ἐλεημονικός. Διὸ πολὺς ὁ περὶ τῶν πενήτων καὶ πτωχῶν λόγος ἐν τοῖς θείοις παραγγέλμασι».
[515] Teodoreto, PG 80, 1164 C : «Ἐγὼ δέ εἰμι, φησὶν, ὁ πτωχὸς, ὁ τὴν ἑκούσιον πτωχείαν ἀναδεξά μενος, ὁ Ἀμνὸς τοῦ Θεοῦ ὁ αἴρων τὴν ἁμαρτίαν τοῦ κόσμου, ὁ τὰ τῶν ἀνθρώπων οἰκειούμενος πάθη, ὁ ἁμαρτίαν μὲν μὴ πεποιηκὼς, τὴν δὲ ὑπὲρ τῆς ἀνθρωπείας φύσεως, ὡς ἀπαρχὴ τῆς φύσεως, εἰσφέ ρων παράκλησιν».
[516] Teodoreto, PG 80, 1164 C : «Ἐχθροὺς τοὺς Ἰουδαίους καλεῖ, βασκαίνοντας καὶ τὸν θάνα τον καττύοντας».
[517] Teodoreto PG 80, 1165 C : «Οὐ γὰρ μόνον οἱ ἐχθροί μου κατεσκεύασάν μοι τὸν θάνατον, ἀλλὰ καὶ ὁ συνών μοι ἄνθρωπος, καὶ τὴν εὔνοιαν, καὶ τὴν εἰρήνην ὑποκρινόμενος, ὁμοτράπεζος ὤν μοι, καὶ σύσσιτος, ὃν εἶχε δόλον ἐγύμνωσε».
[518] Teodoreto, PG 80 1168 A : «Οὕτω καὶ ἐν τοῖς ἱεροῖς Εὐαγγελίοις, ἀκούομεν τοῦ Δεσπότου Χριστοῦ προσευχομένου, Πάτερ, σῶσόν με ἐκ τῆς ὥρας ταύτης. Καὶ πάλιν· Πά τερ, εἰ δυνατὸν, παρελθέτω τὸ ποτήριον τοῦτο ἀπ' ἐμοῦ».
[519] Eusebio, PG 23, 365 C : «Λοιδορούμενος οὐκ ἀντελοιδόρει·  πάσχων οὐκ ἠπείλει· τὴν ἄκραν δὲ ἀνεξικακίαν ἐνδεικνύμενος ἐν τῷ κατηγορεῖσθαι ἐσιώπα, ψευδομαρτυρούμενός τε οὐδὲν ἀπεκρίνατο· ἀλλὰ καὶ τὸν νῶτον αὐτοῦ δέδωκεν εἰς μάστιγας καὶ τὰς σιαγόνας εἰς ῥαπίσματα· τὸ δὲ πρόσωπον οὐκ ἀπέστρεψεν ἀπὸ αἰσχύνης ἐμπτυσμάτων. ».
[520] Bruno di Würzburg, PL 142, 176 C : «Nostrorum peccaminum mitis indultor, qui dignanter insinuas effugere diem malum, si misericordia subsequatur egenum, fer opem, quaesumus, doloribus nostris, ut dum carnalia delicta clementer arguis, medicinam animae placabiliter largiaris».

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