venerdì 17 giugno 2016

2 libro dei Salmi commentato dai Padri

 
Secondo libro dei Salmi
(41-71)

SALMO 41

Il salmista esprime il desiderio di ritrovare Dio partecipando al culto del tempio. «Preghiera dei fedeli che desiderano il Signore; invitano se stessi a non turbarsi nelle avversità della vita, poiché possono contare sull’aiuto di Dio»[1].

[2]Come la cerva anela alle sorgenti d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio.

Il salmista, non potendo frequentare il tempio, si strugge nel desiderio di poter accedervi di nuovo: «Desidero e bramo celebrare il culto del mio Dio. Comparire davanti al volto di Dio significa onorarlo come dispone la Legge (il culto era circoscritto alla sola Gerusalemme)»[2].
La cerva rappresenta il credente che, libero ormai da ogni attaccamento, cerca la gioia in Dio. «Tu mi dirai, se sei cervo: Dio sa che io non sono più avaro, che non ardo più nel desiderio dell'adulterio, che non mi consumo nell'odio, nell'invidia e in altre colpe di questo genere; dirai: non ho tutto questo, e cercherai di che rallegrarti. Ebbene desidera ciò che ti può dar gioia; anela alle fonti delle acque; Dio ha di che ristorarti, e ricolma chi viene a lui assetato»[3].
Si parla di corsi d’acqua o sorgenti d’acqua, di acqua sorgiva: «Cristo è una sorgente sempre viva; il salmista non parla di torrenti che possono dissecarsi, ma di una sorgente dalla quale sempre esce acqua»[4].
[3]L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
«Chi dice queste cose? Se lo vogliamo, siamo noi. Qui, a parlare, non è un solo uomo, ma un solo corpo: il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Non in tutti coloro che entrano nella Chiesa si trova tale desiderio; tuttavia coloro che hanno gustato la dolcezza del Signore e avvertono nel cantico un sapore particolare non pensino di essere soli; questa aspirazione è la voce dell'unità cristiana»[5].
[4]Le lacrime sono mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: «Dov'è il tuo Dio?».

«Gli increduli tra il popolo criticavano i credenti dicendo: dov’è il vostro Dio? All’udir queste parole d’incredulità, anche da parte di congiunti e conoscenti, i fedeli facevano ancora più lutto»[6]. «I nemici mi deridono poiché ritengono che il tuo governo, Signore, sia debole e che non potrà prevalere sulla loro potenza»[7].
Gli autori del salmo (i figli di Core), rappresentano la minoranza del popolo rimasta fedele a Dio; pur subendo lo scherno degli increduli, intercede a favore di tutti: «Questi, come cervi, furono privati della loro sorgente a causa delle iniquità del popolo e perché Dio si era distolto da loro. Piangevano tra sé e le lacrime erano loro cibo, mentre giorno e notte gemevano sulla rovina del popolo»[8]. Il dolore che nasce dalla carità non distrugge ma rafforza la persona: «Questo pianto nutre le anime, corrobora i sensi spirituali, ottiene il perdono dei peccati, ristora nell’intimo, lava le colpe»[9].
[5]Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
 avanzavo tra la folla, la precedevo
fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.
LXX: passerò al luogo della tenda meravigliosa fino alla casa di Dio. Nel testo ebraico compare il ricordo nostalgico del passato; nel testo greco, invece, l’attesa del futuro. Si pensa, allora, agli annunci profetici della fine dell’esilio e alla ripresa del culto nel tempio[10].
Il futuro del cristiano sta nella vita eterna, della quale ora già godiamo un’anticipazione[11]: «Nella casa del Signore eterna è la festa. Il festoso coro degli angeli è eterno; il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Da quella eterna e perpetua festa risuona un non so che di dolce alle orecchie del cuore; purché non sia disturbata dai rumori del mondo. Il suono di quella festa … rapisce il cervo alle fonti delle acque»[12].
[6]Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

L’anima del cristiano è salva nella speranza, ma non gode ancora della pienezza della redenzione; per questo è ancora soggetta alla tristezza: «Forse che già bevo a quella fonte, senza più alcun timore? Forse che sto sicura da ogni desiderio come se già li avessi tutti vinti e domati? Forse il diavolo mio nemico non veglia contro di me? Non vuoi che mi turbi mentre sono ancora nel secolo, esule dalla casa del mio Dio?»[13].
[7]In me si abbatte l'anima mia;
perciò di te mi ricordo
dal paese del Giordano e dell'Ermon, dal monte Misar.
[8]Un abisso chiama l'abisso al fragore delle tue cascate;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
Il salmista si trova nella zona delle sorgenti del Giordano. Nel rumore assordante delle cascate, che gli ricorda quello dell’abisso primordiale, vede simboleggiata la sua acuta sofferenza. Si sente come una pietra che viene percossa di continuo dal precipitare dei flutti. «Ora le tue ondate su di me sono passate, tuttavia so bene e sono del tutto convinto che non c’è alcun momento nel quale tu non usi misericordia»[14].
«L’abisso dei peccati invoca l’abisso della misericordia di Dio»»[15].
 [9]Di giorno il Signore mi dona la sua grazia
di notte per lui innalzo il mio canto:
la mia preghiera al Dio vivente.

«Di giorno, ossia nella prosperità, Dio ha chiesto di saper accogliere [i doni] della sua misericordia e di condividerli con altri. Di notte, ha comandato il cantico, cioè di saper gioire anche nelle tribolazioni (cf. 1 Ts 1,6). Di giorno Egli annuncia la misericordia, ma di notte la fa sperimentare in un modo ancora più sensibile»[16].
[10]Dirò a Dio, mia difesa:
«Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?».
[11]Per l'insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa;
essi dicono a me tutto il giorno: «Dov'è il tuo Dio?».
Quando noi ci lamentiamo dell’agire di Dio nei nostri confronti, dimentichiamo che Egli potrebbe lamentarsi di noi molto di più: «Signore, non mi sono dimenticato di te. Conosco le tue misericordie e compassioni, perciò custodisco presso di me il tuo cantico. Tu, però, ti sei dimenticato di me. Voglio sapere il motivo per cui tutti i tuoi flutti, cioè le tentazioni e queste avversità si sono riversate su di me, perché lo hai permesso tu. Dicendo questo, il coro dei profeti fa sua la condizione del popolo. Risponde a loro quella parola del Vangelo: Quante volte avrei voluto radunare i tuoi figli come la gallina raduna i pulcini sotto le ali ma voi non avete voluto (Mt 23,27)»[17].
[12]Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
L’orante vuole liberarsi da un sentimento depressivo: «Spesso il salmista invita a fuggire la cattiva tristezza perché sempre si oppone al bene: infrange la pazienza, estingue la luce dell’amore, indebolisce il desiderio e il vigore della speranza, sconvolge l’intera esistenza»[18].
«Dio, Salvezza meravigliosa del nostro volto, desiderato con ardore dalle anime dei tuoi servi fedeli, concedici questo dono: mentre ti cerchiamo, nutrendoci di lacrime visibili, fa che, in modo invisibile, introduciamo te nella tenda del nostro cuore»[19].

Salmo 42

Continua il salmo precedente. «Il salmo esprime la richiesta della Chiesa: nel giudizio ultimo vuole essere distinta da coloro che non credono ed entrare nella comunione con Dio»[20].

[1]Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall'uomo iniquo e fallace. [2]Tu sei il Dio della mia difesa;
perché mi respingi,
perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?

[I compositori del salmo] non vogliono protestare in modo arrogante, «mentre stanno subendo la medesima sorte dei malvagi e sono privi della benevolenza di Dio, sanno di non essere colpevoli come gli altri; ciò nonostante, pregano per sé e per tutti»[21].
[3]Manda la tua verità e la tua luce;
siano esse a guidarmi,
mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.

Il fedele chiede di essere accompagnato, come da una scorta, di due personificazioni di virtù divine: verità e luce. La LXX mette i verbi al passato: mi hanno guidato e mi hanno portato al tuo monte santo. Teodoreto e i Padri preferiscono la versione con i verbi al futuro, correggendo il testo: «Chiedo di poter godere del soccorso divino. Grazie ad esso, sarò liberato da questa durissima schiavitù e potrò ritornare in patria. Nel tempio riconsacrato, riprendero il culto stabilito»[22]. L’ultima liberazione non corrisponde al ritorno in patria dall’esilio ma alla venuta del Messia e, infine, all’ingresso nella vita eterna: «Implora che vengano inviate la luce che allora non era ancora brillata sulla terra e la verità… Lo stesso Salvatore lo insegna di persona, dicendo: Io sono la luce (Gv 8,12), la verità e la vita (Gv 14,6). Ha felicemente collegato la luce alla verità poiché ciò che è la luce sensibile  per gli occhi del corpo, lo è la verità per l’anima»[23].
[4]Verrò all'altare di Dio,
al Dio della mia giosa esultanza.
A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.
[5]Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
«Desidero ritornare dall’esilio, bramo poter avvicinarmi all'altare che ho tanto amato. Desidero contemplati nel culto poiché tu mi concedi il dono di una grande gioia e mi colmi di ogni bene desiderato. Là canterò con la cetra i canti rituali. Qui, in Babilonia, abbiamo appeso ai salici le nostre cetre, non potendo celebrare il tuo culto in modo contrario dalla Legge (Cf. Sal 136)»[24].
Verrò all’altare: «Questo altare si trova in cielo, questo altare è l’umanità del nostro Salvatore»[25].
Nella LXX, invece di al Dio della mia gioiosa esultanza, c’è al Dio che rallegra la mia giovinezza: «Andrò presso Dio che allieta la mia giovinezza spirituale»[26]. «Chiama giovinezza la gioia che rinnova l’anima»[27]. «Per giovinezza intende il rinnovamento di vita. Dio restaura ogni cosa. Ciò che era decaduto, lo ridona ai credenti rinnovato mediante quella giovinezza che è la fede ferma»[28].
«Invochiamo te, Dio Onnipotente, fonte di luce eterna e ti chiediamo di infondere nei nostri cuori la tua luce: risplenderemo, allora, in una nuova luminosità»[29].

Salmo 43

La comunità di fede, che ha conosciuto un tempo la grazia di Dio, ora si lamenta di essere trascurata e dimenticata. Chiede a Lui di riprendere ad operare a suo favore, come un tempo.  «Supplica dei martiri o dei confessori che chiedono, nel giudizio futuro, di ottenere giustizia sui nemici»[30].
[2]Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito,
i nostri padri ci hanno raccontato
l'opera che hai compiuto ai loro giorni,
nei tempi antichi.
[3]Tu per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti,
per far loro posto, hai distrutto i popoli.
[4]Poiché non con la spada conquistarono la terra,
né fu il loro braccio a salvarli;
ma il tuo braccio e la tua destra
e la luce del tuo volto,
perché tu li amavi.[5]Sei tu il mio re, Dio mio,
che decidi vittorie per Giacobbe.
[6]Per te abbiamo respinto i nostri avversari
nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori. [7]Infatti nel mio arco non ho confidato
e non la mia spada mi ha salvato,
[8]ma tu ci hai salvati dai nostri avversari,
hai confuso i nostri nemici.
[9]In Dio ci gloriamo ogni giorno,
celebrando senza fine il tuo nome.
[10]Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna,
e più non esci con le nostre schiere.
[11]Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari
e i nostri nemici ci hanno spogliati.
[12]Ci hai consegnati come pecore da macello,
ci hai dispersi in mezzo alle nazioni.
[13]Hai venduto il tuo popolo per niente,
sul loro prezzo non hai guadagnato.
[14]Ci hai resi ludibrio dei nostri vicini,
scherno e obbrobrio a chi ci sta intorno.
[15]Ci hai resi la favola dei popoli,
su di noi le nazioni scuotono il capo.
[16]L'infamia mi sta sempre davanti
e la vergogna copre il mio volto
[17]per la voce di chi insulta e bestemmia,
davanti al nemico che brama vendetta.
[18]Tutto questo ci è accaduto
e non ti avevamo dimenticato,
non avevamo tradito la tua alleanza.
[19]Non si era volto indietro il nostro cuore,
i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero;
[20]ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli
e ci hai avvolti di ombre tenebrose.
[21]Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio
e teso le mani verso un dio straniero,
[22]forse che Dio non lo avrebbe scoperto,
lui che conosce i segreti del cuore?
[23]Per te ogni giorno siamo messi a morte,
stimati come pecore da macello.
[24]Svègliati, perché dormi, Signore?
Dèstati, non ci respingere per sempre.
[25]Perché nascondi il tuo volto,
dimentichi la nostra miseria e oppressione? [26]Poiché siamo prostrati nella polvere,
il nostro corpo è steso a terra.
Sorgi, vieni in nostro aiuto;
[27]salvaci per la tua misericordia.
L’interpretazione patristica si muove su tre direttrici, collegabili a tre gruppi di persone.
1. I Maccabei: la preghiera viene attribuita alla famiglia dei Maccabei, in un momento di sconforto nelle ostilità contro Antioco Epifane, una guerra condotta in difesa della fede. Questi combattenti, dopo aver rievocato le azioni prodigiose compiute da Dio a favore del popolo nel tempo dell’uscita dall’Egitto e dell’ingresso nella terra, elevano una lamentazione perché al presente si sentono abbandonati da Dio. Si vedono consegnati ai nemici come fossero pecore da macello. Invitano Dio a farvi vivo e a soccorerli. Teodoreto preferisce questa ambientazione fondandola su analogie storiche tra la situazione del salmista e quella dei combattenti ebrei. Nel suo commento segue il senso letterale cercando semplicemente di chiarirlo con riferimenti storici alla guerra maccabaica[31]. Conclude l’esposizione con questo messaggio: «La grazia dello Spirito Santo ha predetto tutti questi eventi, insegnando a tutti i fedeli che avrebbero sperimentato tali sventure, a sopportare con coraggio gli accadimenti e a chiedere a Dio la liberazione. Quegli uomini ammirevoli, i Maccabei, agirono in questo modo. Con le loro invocazioni ottennero la riconciliazione con Dio, e, combattendo dietro la sua ispirazione, vinsero i nemici e ottenero ai loro compatrioti la libertà di un tempo»[32].
2. I figli di Core. Il salmo viene inteso in continuità col precedente, dal momento che entrambi sono attribuiti agli stessi compositori: i figli di Core. Costoro rappresentano il resto fedele del popolo e vogliono formare una cosa sola con esso. Si caricano delle colpe di tutti e trasferiscono i loro meriti, dovuti alla loro fedeltà, a tutti i loro fratelli, come appartenessero a loro. Questo tipo di interpretazione è offerta da Eusebio di Cesarea[33]. Commentando il versetto diciotto (tutto questo ci è accaduto, ma non ti abbiamo dimenticato), così afferma: «Il coro dei profeti, e quanti nel popolo operavano rettamente, offrono il proprio sacrificio spirituale con la loro preghiera per il popolo, presentando a Dio a favore della moltitudine le loro opere buone…. I profeti prendendo su di sé i patimenti del popolo, dicevano di avere anch’essi sofferto tali cose e condividevano con tutti le loro opere rette. Non ignoravano di essere membra dell’intero corpo; ciò implica che quando soffre anche un membro solo, tutte le membra soffrano con lui, e quando a sua volta, un membro è glorificato, tutte le membra gioiscono con lui»[34].
3. I martiri cristiani. La fedeltà dei Maccabei traspare anche in quella dei martiri cristiani. Agostino, sulla scorta di un riferimento di San Paolo che cita questo salmo (Rm 8,36), vede anticipata nelle suppliche dei figli di Core, quella dei martiri cristiani. Questa interpretazione verrà ripresa nei Commentatori medievali[35].

«Sorgi, Signore, in nostro aiuto, e liberaci dall’obbrobrio dei nostri vizi. Tu che hai vinto, a favore dei nostri padri, il dominio dei nostri nemici, liberaci dagli avversari che ci opprimono, con la luce del tuo volto»[36].

Salmo 44

Componimento poetico creato in occasione delle nozze di un re d’Israele, con una principessa fenicia. «Il Profeta, pieno di Spirito Santo, si propone di parlare dell’incarnazione di Cristo Signore e celebra la Chiesa, Sposa di Cristo, a motivo delle sue qualità spirituali»[37].

Canto d’amore (TM) o per il Diletto (LXX).

[2]Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema.
La mia lingua è stilo di scriba esperto.
Il salmista avverte di scrivere mosso da una forte ispirazione interiore. «La lingua del profeta era come lo strumento di un altro che se ne serviva, vale a dire dello Spirito Santo»[38]. Sempre la lingua del giusto, mossa dallo Spirito Santo, scrive parole di vita eterna nel cuore dei credenti. Lo Spirito scrive i suoi pensieri, non più su tavolette di pietra, ma di carne carne, in noi stessi, secondo il grado di purezza cui saremo giunti[39].
Atanasio, nell’effondersi della Parola, vede un’allusione alla generazione eterna del Verbo dal Padre: «A parlare è Dio Padre, riguardo al Figlio, generato come Dio da Dio»[40]. «Giovanni ha tracciato un paragone per suggerimento dello Spirito: La Legge fu donata per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità ci furono portate da Gesù Cristo. Mosè fu una buona penna poiché scrisse per noi una Legge utile per l'istruzione ma non è paragonabile a Quella che ha scritto i nostri nomi in cielo, [ossia il Cristo]»[41].
[3]Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo,

«È bello per coloro che riescono ad accogliere la sua manifestazione e che sono in grado di intuire la sua bellezza che trascende questo mondo»[42]. «Non c’è nessun uomo con il quale la tua bellezza possa essere confrontata. È però evidente che tale bellezza riguarda la tua virtù»[43]. Il salmista contempla lo splendore del Signore ed è colpito dai fulgori che ne derivano. Percosso dalla visione di così grande bellezza, si sente spinto ad amarla. Quando questa si manifesta all’uomo, tutto ciò che prima era amato diviene secondario; Paolo quando vide lo splendore del Signore, giudicò tutto come spazzatura per acquistare Cristo (cf. Fil 3,8)[44].
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.

«La bellezza dello sposo, ossia la sua forza d’attrazione, affiora nella sapienza del parlare. È scritto nel Vangelo: si stupivano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca (Lc 4,22). La grazia gli fu data come premio del suo valore: si abbassò e perciò Dio lo esaltò (cf. Fil 2,8)»[45]. «È dolce sentire il Signore pronunciare parole come queste: Sono venuto perché abbiano vita e l'abbiano in abbondanza (Gv 10,10) e Io sono il pane vivo disceso dal cielo e Sono colui che dona la vita al mondo (Gv 6,41)»[46]. «Mosè aveva ricevuto una certa grazia; anche Noè aveva ottenuto una certa grazia... Nel Diletto si è riversata, invece, tutta la grazia del Padre. Il Padre infatti parlava nel Figlio (anche Maria che è stata tramite della sua venuta tra gli uomini, è detta piena di grazia). Il Padre si è compiaciuto di far dimorare in lui, corporalmente, tutta la pienezza della divinità, e perciò tutti i santi hanno ricevuto dalla pienezza di lui»[47].
[4]Cingi, prode, la spada al tuo fianco,
tua gloria e tuo vanto e avanza trionfante
Dopo la sapienza, il poema esalta ora la forza del re, rappresentata plasticamente nella spada al fianco. «Noi pensiamo che in senso figurato queste immagini si debbano riferire alla viva parola di Dio, capace di adattarsi alla carne. La sua parola è operosa e più affilata di una spada a doppio taglio…»[48].
Avanza e trionfa (LXX): «Avendo cominciato ad occuparti degli uomini mediante la tua carne, rendi la tua cura ferma e costante, e fa che essa non venga mai meno»[49].
[5] cavalca per la verità, la mitezza e la giustizia.

«Ascoltiamo il Signore stesso dire ai discepoli: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,10); Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11,29); a Giovanni Battista dice:  Lascia che adempiamo ogni giustizia (Mt 3,15). Mediante queste virtù, rovesciò la tirannia diabolica, distrusse la morte, donò la salvezza ai credenti»[50].
[6]La tua destra ti mostri prodigi:
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i nemici del re;
sotto di te cadono i popoli.
«Frecce acuminate del Potente sono le parole efficaci: raggiungono il cuore degli ascoltatori, battono e colpiscono le anime sensibili. Le parole dei sapienti sono come pungoli (Sir 12,11)»[51]. «Frecce acuminate furono gli apostoli inviati ad evangelizzare su tutta la terra. Dopo aver reso acuti se stessi, risplendevano per le opere di giustizia e si insinuarono finemente nell’animo dei discepoli»[52].
 [7]Il tuo trono, Dio, dura per sempre;
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

Dopo aver decantato la bellezza e la potenza del re, il salmista ne celebra la sapienza amministrativa; nella sua persona si manifesta Dio stesso.
[8]Ami la giustizia e l'empietà detesti:
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.
«In seguito ad un cambiamento doloroso, l'umanità abbandonò la giustizia e preferì l'iniquità. Allora l'Unigenito si fece uomo per rettificare in se stesso il comportamento degli uomini, amando la giustizia e aborrendo la malvagità. Quale fu, allora, la causa dell'incarnazione? Voleva che gli uomini divenissero partecipi di Lui e conoscessero la sua gioia. Raggiunti dalla misericordia, fossero in grado di amare la giustizia e odiare l'iniquità... Per questo Dio ti unse, anzi ti ungesti (per la lotta)»[53]. Un crisma particolare distingueva i sacerdoti e i re, ma la carne del Signore fu unta con la presenza dello Spirito Santo, chiamato qui olio di gioia. Qualsiasi frutto dello Spirito produce letizia. Agli uomini che furono partecipi di Cristo, fu data una qualche comunione con lo Spirito, invece sul Figlio di Dio, discese e rimase senza alcuna misura[54].
[9]Le tue vesti son tutte mirra, aloè e cassia,
dai palazzi d'avorio ti allietano le cetre.
Concluso l’elogio dello sposo, il salmista descrive i particolari della festa. Si parla ora dell’abito nuziale. «Le vesti dell'Unigenito rappresentano le sue qualità, la potenza, lo splendore, in sintonia con il salmo: Il Signore regna, si riveste di splendore; si riveste il Signore e si cinge di potenza (Sal 93,1). Queste qualità, furono per noi un buon odore, un’essenza di incenso, come è detto altrove: Profumo effuso è il tuo Nome e Corriamo, attirati dal tuo profumo»[55].
[10]Figlie di re stanno tra le tue predilette;
alla tua destra la regina in ori di Ofir.
«Le figlie di re, cioè di Cristo e della sua Chiesa, sono le singole anime ma la regina stessa sta alla sua destra. Chi è costei se non l’intera Chiesa cattolica proveniente da tutte le genti? Più precisamente con ciò si indica la Chiesa celeste che è madre dei santi che sono sulla terra. Essa è vestita dell’abito regale, della veste luminosa dell’incorruttibilità»[56].
«La regina è la Chiesa, Sposa di un re così grande. La collocazione alla destra significa l’onore che riceverà nel secolo futuro. La sua veste preziosa è costituita dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Possiede una veste ancora più splendida, cioè lo stesso Cristo. Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo»[57].
[11]Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
[12]al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

La principessa straniera viene invitata a compiere lo stesso percorso spirituale di Abramo: abbandonare le divinità per aderire a Dio solo. «Vedi come anche noi facciamo la stessa cosa. I battezzandi, che si sono convertiti alla verità, devono dimenticare la casa del padre e il loro popolo. Infatti, nel ricevere il battesimo, dopo che si sono rivolti verso occidente, li esortiamo a dire con forza: “Rinuncio a te, satana....”. Il salmista, per mostrare alla figlia il dono che riceverà da Cristo, subito aggiunge: “Il te si compiacerà della tua bellezza”. Una volta purificata, la tua anima ritroverà di nuovo la bellezza con la quale fu creata ad immagine di Dio e otterrai come amante il Figlio amato da Dio»[58]. «Sebbene questa esortazione sia rivolta a tutta la Chiesa, mostrerò come convenga in modo particolare alla Vergine Maria, che è la signora della Chiesa…»[59].
[13]Da Tiro vengono portando doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.
I concittadini della sposa vengono dalla Fenicia a renderle omaggio. Per i Padri prefigurano la fede dei pagani: «Tiro, vicina a questa terra ove era pronunziata la profezia, significava le genti che avrebbero creduto in Cristo. Di lì veniva la donna Cananea» elogiata da Gesù per la sua fede[60].
[14]La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d'oro è il suo vestito.
[15]E' presentata al re in preziosi ricami;
con lei le vergini compagne a te sono condotte;
[16]guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.
LXX: La bellezza della figlia del re è interiore:  «Ogni gloria della figlia del re è interiore… Qual è questa interiore bellezza? Quella della coscienza. Ivi Cristo vede, ivi Cristo ama, ivi Cristo parla, ivi Cristo punisce, ivi Cristo corona. Sia dunque nascosta la tua elemosina perché ogni gloria della figlia del re è interiore»[61].
[17]Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai capi di tutta la terra.
[18]Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Augurio di fecondità rivolto agli sposi.
Esiste anche una discendenza spirituale: i cristiani possono mostrare le virtù dei grandi Patriarchi e succedere, così, a loro: «Al posto dei patriarchi, per mezzo di Cristo, le nacquero dei figli che compirono le opere di Abramo, e furono onorati come quelli, per aver compiuto opere eguali alle loro»[62].
«Cristo Signore, Parola del Padre (per il quale tutto è stato creato e sempre viene creato), custodisci la tua Chiesa che riunisce in sé una varietà di nazioni. Noi ti amiamo con cuore puro, guidati dalla giustizia della fede: donaci di partecipare con i nostri Padri al tuo Regno eterno»[63].

Salmo 45

Nell’irrompere delle forze primordiali del caos, il credente non s’atterrisce perché confida in Dio. «Preghiera dei credenti che non provano paura, neppure nello sconvolgimento del mondo, a motivo della protezione divina»[64].

Primo dei quattro salmi di Sion (45, 47, 75, 86).
[2]Dio è per noi rifugio e forza,
aiuto infallibile nelle angosce.

LXX: aiuto nelle tribolazioni che troppo a lungo ci hanno colto. «La forza del credente che può dire: tutto posso in Colui che mi dà forza (Fil 4,13), è Dio stesso. Dire questo con la stessa convinzione del Profeta, lo possono pochissimi. Pochi infatti sono coloro che non ammirano le cose umane, ma che dipendono interamente da Dio, che anelano a lui e che ripongono in lui ogni speranza»[65].
[3]Perciò non temiamo se trema la terra,
se crollano i monti nel fondo del mare.
[4]Fremano, si gonfino le sue acque,
tremino i monti per i suoi flutti.
«La tribolazione visita sempre il giusto… Ci sorprendono come una preda, e producono in noi pazienza, e attraverso la pazienza, virtù provata, e, attraverso la virtù provata, speranza (cf Rm 5,3-4). Il credente che avrà affrontato la prova con coraggio e tenacia, potrà dire: in tutte queste cose siamo più che vincitori per mezzo del Signore che ci ha amati (Rm 8,37). È tanto lontano dallo scoraggiarsi da trarre anzi motivo di gloria dal numero delle sue avversità, al punto da affermare: ci gloriamo anche nelle tribolazioni…(Rm 5,3)»[66].
«Anche coloro che riconoscono Dio, sbagliano nel giudicare… Chiedono, ritenendole buone, cose che spesso non gioveranno, e rifuggono da altre ritenendole cattive, mentre potrebbero essere loro molto utili. Soltanto dal peccato devi rifuggire e cercare un solo rifugio dal male, Dio»[67].
 [5]Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.

Viene descritta la pace di Gerusalemme. LXX: Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio; l’Altissimo ha santificato la sua dimora. «Il giusto beve l’acqua viva già da ora, ma ne berrà con maggior abbondanza in seguito, quando sarà diventato membro della città di Dio; berrà di quel fiume che sempre cresce e che può inondare di gioia la città di Dio. Il fiume di Dio è lo Spirito Santo che zampilla in coloro che se sono degni. Il Signore dice: Se uno crede in me, fiumi d’acqua viva scaturiranno dal suo seno (Gv 7,38). Ancora: Se uno beve dell’acqua che gli darò, sgorgherà in lui una sorgente che spinge fino alla vita eterna (Gv 4,13. Città rallegrata dalla piena dello Spirito Santo sono tutti questi credenti»[68]. «La sorgente del paradiso terrestre era diviso in quattro fiumi, ma ora il fiume di Dio si dirama in molteplici rivi, in un numero incalcolabile, perché raggiunge ogni uomo»[69].
[6]Dio sta in essa: non potrà vacillare;
la soccorrerà Dio, prima del mattino.

«Il Signore ha promesso nel Vangelo: Sono con voi ogni giorno, fino alla fine dei secoli (Mt 28,20), Ancora: Dove due o tre sono radunati nel mio Nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)»[70].
[7]Fremettero le genti, i regni si scossero;
egli tuonò, si sgretolò la terra. [8]Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Dio, respingendo un assalto di popoli contro Gerusalemme, si rivela come il Dio con noi. Immagina una città assediata, pronta a capitolare; immagina poi uno stratega dalla forza invitta che compaia all’improvviso e la liberi, turbando gli assalitori già con la sua voce possente. Una simile speranza è offerta dal Salvatore alla città di Dio. Egli si manifesta come l’Emanuele; il nostro Liberatore è stato generato dalla santa Vergine[71].
[9]Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto portenti sulla terra.
Dio ci invita di continuo ad avvicinarci a Lui: «è la voce di un padre, che a braccia aperte chiama a sé coloro che fino a poco prima si sottraevano… »[72]. Invita gli uomini ad avvicinarsi al Signore perché possano vedere le sue opere. Non si riesce a scorgere bene un oggetto che è troppo lontano dall’occhio. Per i beni spirituali vale lo stesso. Prima dobbiamo avvicinarci, per poter scorgere con chiarezza: «colui che non si avvicina e non si rende familiare a Dio con le proprie azioni, non può vedere, con gli occhi della mente purificati, le sue opere».
[10]Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà con il fuoco gli scudi.

Il Signore fa cessare le guerre esteriori ed interiori. «Vedi com’è pacifico l’animo del Signore? Egli, pur essendo il Signore degli eserciti, non ferisce mai neppure un avversario, nessuno atterra, con nessuno viene a battaglia»[73].
[11]Fermatevi e sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. [12]Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.
Fermatevi oppure prendete tempo per…. (scholàsate) (LXX) «Fino a quando siamo presi da occupazioni estranee a Dio, non possiamo avvicinarci a Lui per conoscerlo. Procuriamo di tenere sempre occupata nel bene la nostra dimora interiore in modo da ospitare in noi stessi Cristo, per mezzo dello Spirito Santo»[74].
«Dio misericordioso, rifugio sicuro in ogni pericolo che incompe su di noi, santifica la dimora del nostro cuore e irrigala con il fiume della tua grazia, che scorre in eterno. Soccorrici nella nostra lotta perché, solo con la tua assistenza, possiamo superare le avversità»[75].

Salmo 46

I popoli, dopo aver visto una manifestazione della sua grandezza in Israele, vogliono aderire al Dio di Abramo e formare, con i suoi discendenti, un unico popolo. «Preghiera della Chiesa che loda il Signore Dio ed annuncia la sua Ascensione»[76].

[2]Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
[3]perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
re grande su tutta la terra.
Dio è terribile, altissimo, grande; sconfigge i popoli che si oppongono all’insediamento di Israele nella terra promessa. «Il Signore è altissimo per la Chiesa, terribile contro i nemici. Re grande su tutta la terra: i malvagi non dominano più sugli uomini. Ha dato ai discepoli il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e ha sottomesso ai loro piedi tutta la schiera dei demoni»[77].
[4]Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
[5]La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Gesù, invece, ha redento i popoli morendo sulla croce per tutti. «Popoli tutti battete le mani, perché Dio è il re di tutta la terra. Non gli basta avere sotto di sé un solo popolo; ha versato dal suo fianco un così grande prezzo, che ha potuto riscattare la terra intera. Sommo re di tutta la terra. Il Signore riscattandoci, ci ha reso suoi amici»[78].
LXX: …bellezza di Giacobbe, che ha amato. «Che cos'è questa eredità? Sono gli uomini che il Padre suggerì a Cristo (di salvare) quando disse: Chiedi a me e ti darò i popoli in eredità (Sal 2,8). Vanto di Giacobbe è il messaggio profetico rivolto alle nazioni nel quale si annuncia: i popoli spereranno in Lui (Gen 49,10). Cristo l'ha amata e soltanto per questa eredità ha dato la sua vita. Ha scelto questa eredità amata»[79].
 [6]Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.[7]Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni;
[8]perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Il salmista immagina che, dopo aver vinto in battaglia, Dio ascenda verso il monte del tempio per insediarsi di nuovo sul suo trono.
Cristo, dopo aver vinto il peccato e la morte, ritorna presso il Padre. «Ascende nei cieli per comparire davanti al Padre per noi; nei cieli appariva una visione straordinaria per gli angeli: l'uomo adornato di gloria divina e innalzato al di sopra di ogni aspettativa»[80].
Le acclamazioni sono un corrispettivo del giubilo. «Ascende Dio tra il giubilo. Che cosa è il giubilo se non la gioia ammirata che non riesce ad esprimersi a parole? I discepoli quando videro salire al cielo colui che avevano pianto morto si meravigliarono, colmi di gioia; siccome per questa gioia non bastavano le parole, non restava loro che esprimere con il giubilo ciò che nessuno poteva spiegare»[81].
«Chiama voce di tromba le lodi innalzate dagli angeli che lo accompagnavano nella sua ascesa. Dal momento che gli angeli celebrano il Signore che sale, anche voi, o popoli, imitando lo stesso servizio, inneggiate al Dio che regna su tutta la terra. Chi possiede la gioia che è conforme a Dio può salmeggiare. Chi di voi si sente gioioso? Salmeggi!»[82].
 [9]Dio regna sui popoli,
Dio siede sul suo trono santo.

Dio siede sul suo trono nel tempio e in cielo.
Cristo siede presso il Padre e in ogni credente. «Siede sul suo santo trono. I cieli sono dunque il suo santo trono? Vuoi anche tu essere il suo trono? Non credere di non poterlo essere; prepara per lui un posto nel tuo cuore; egli viene, e volentieri vi si stabilisce… E di fatto, fratelli, forse che Dio non dimora in tutti gli uomini che vivono bene, che compiono il bene, che si comportano secondo la pia carità, e forse che non comanda loro?»[83].
 [10]I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo,
perché di Dio sono i potenti della terra:
egli è l'Altissimo.
Nasce un nuovo popolo di Dio, formato da ebrei e pagani. LXX: con il Dio di Abramo.
Eusebio osserva con acutezza: «Anche Teodozione, uno dei più accurati traduttori, ha tradotto come Simmaco: I pricipi dei popoli si sono riuniti, come popolo del Dio di Abramo. Perché allora i Settanta hanno detto: con il Dio di Abramo? perché la lingua ebraica svrive con le stesse lettere come e popolo. Dice infatti am Elhoim che può essere sia: con il Dio di Abramo, sia: come popolo del Dio di Abramo»[84]. Egli sceglie la seconda ipotesi. I pagani non soltanto aderiscono al Dio di Abramo restando distinti da Israele, ma diventato membri di un unico popolo di Dio (cf. Rm 11,17-18).
Agostino si conforma, invece, alla versione dei LXX: «Tutti noi  ci siamo convertiti al Signore e siamo divenuti figli di Abramo, non traendo da lui la carne, ma imitando la sua fede. I principi dei popoli - dunque - si sono riuniti con il Dio di Abramo. Non i principi di un solo popolo, ma i principi di tutti i popoli. Si sono riuniti con il Dio di Abramo»[85].
«Dio, Re di tutti i secoli (il cui Regno si estense su tutti i popoli), sottometti a noi, ponendoli sotto i nostri piedi, la moltitudine dei nostri peccati e dei nostri vizi, affinché, mentre ti celebriamo con  sapienza, possiamo ottenere vittoria piena grazie al tuo aiuto»[86].

Salmo 47

Ringraziamento a Dio per aver soccorso Gerusalemme durante un assedio. «Preghiera del profeta che loda Dio per aver dilatato nel tempo la sua Chiesa»[87].

Secondo dei quattro salmi di Sion (45, 47, 75, 86).
[2]Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio,

Celebrazione di Dio ma anche della città di Gerusalemme nella quale Egli abita; Egli chiamato grande (come in altri quattro salmi: 95,4; 98,2; 134,5; 144,3): «Grande perchè ha agito con potenza; degno di lode perché opera in modo bello e meraviglioso»[88].
Dio è grande per la sua forza creatrice ma soprattutto per la sua bontà: «Guardando il cielo e osservando il mondo intero, comprenderai perché Dio sia proclamato tale; più ancora: è grande per sapienza, per bontà, per pazienza, per amore verso l’uomo»[89]. «Città del nostro Dio è la Chiesa… Il monte degno di Dio è di per sé il cielo stesso ma Egli non ha sdegnato di avere nel suo regno gli uomini che sono ancora sulla terra»[90].
[3]  Il suo monte santo, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.

Nella città di Gerusalemme, il luogo più eminente è il monte di Sion sopra il quale è edificato il tempio. Nella rilettura cristiana, «il monte santo è Cristo Signore, fondamento e culmine della Chiesa. Di questo monte parla il profeta Daniele… (Dan 2,35)»[91]. «Monte santo è la Chiesa per la subilimità del suo insegnamento su Dio»[92]. «La gioia (derivata) dalla sua manifestazione si è diffusa in tutto il mondo e la grazia ha sovvrabbondato»[93].
b) Il monte Sion, vera dimora divina, è la città del grande Sovrano.

Traduzione congetturale[94]; LXX: i monti di Sion, ai lati del settentrione, sono la città del grande Re. Il lato settentrionale rappresenta la zona del peccato e della sventura ma questo polo malefico è stato redento dal Signore. «Presso gli antichi si diceva: dal settentrione si accenderà la sventura contro gli abitanti della terra (Ger 1,14), ma il regno di Dio ha vinto i mali che un tempo riempivano quella direzione»[95].
[4]Dio nei suoi palazzi
è apparso fortezza inespugnabile.
Il tempio era costituito da un agglomerato di sacri edifici.
«Baluardi possenti e ragguardevoli della città di Dio sono i fedeli che eccellono in essa»[96]. «L’intera comunione dei credenti diffusa su tutta la terra è la città del re, mentre la Chiese delle singole regioni sono i suoi palazzi, nei quali c’è sempre Dio che ha detto: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io son là in mezzo a loro (Mt 18,20) e Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20)»[97].
[5]Ecco, i re si sono alleati,
sono avanzati insieme.
[6]Essi hanno visto:
attoniti e presi dal panico,
sono fuggiti.
[7]Là sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente,
[8]simile al vento orientale
che squarcia le navi di Tarsis.
Viene descritto l’assedio di Gerusalemme da parte di popoli stranieri. «Dio è invisibile ma si può vedere la sua presenza quando soccorre la sua città, assediata dai nemici»[98]. LXX: Come videro, rimasero stupiti, sconvolti e scossi: «Prima dicono di aver visto, poi di essere stati presi da stupore, in seguito da turbamento e infine da terrore»[99].
 [9]Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l'ha fondata per sempre.

Ancora una volta, nel ritiro degli assedianti, Israele ha verificato l’adempiersi delle promesse di Dio. Gesù ha indicato se stesso come adempimento delle attese profetiche e, al presente, la Chiesa vede ripetersi i gesti che rinnovano nel tempo la sua salvezza: «Il Salvatore diceva: Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete (Lc 10,24). Ma queste parole valgono anche per noi che, ai nostri giorni, abbiamo visto le stesse cose»[100].
Dio ha fondata per sempre la Chiesa: «Il Signore Gesù ha promesso: sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte della morte non precarranno contro di essa (Mt 16,18)»[101].
[10] Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.

Non è facile stabilire con esattezza il significato del verbo ebraico (damah): nel tempio, i fedeli vedono realizzarsi, rendersi visibili, le promesse dell’amore di Dio oppure si propongono più semplicemente di meditare sulle esperienze vissute.
La LXX troviamo il verbo ricevemmo che è stato inteso con diverse accentuazioni. «La misericoria [ricevuta] è Cristo Signore perché Egli ha avuto misericordia del mondo gravemente malato e venne all’unico scopo di poter perdonare ad ogni credente»[102].
Teodoreto pone l’accento sull’agire di Dio. Nel tempio abbiamo ricevuto e continueremo a ricevere prove dell’amore di Dio: «Attendiamo di vedere [in continuità] il tuo aiuto, Signore, conoscendo la veracità delle tue promesse. Tu hai promesso di essere con noi ogni giorno sino alla fine del mondo»[103]. Cirillo evidenzia, invece, l’atteggiamento dell’uomo e ricorda come soltanto la tranquillità che nasce dalla fiducia della presenza di Dio renda possibile ricevere altri suoi doni. «Sarebbe preferibile interpretare qui abbiamo considerato, invece di ci siamo raffigurati; oppure meglio ancora abbiamo conservato uno stato d'animo fermo e saldo. La tua misericordia raggiunge in assoluto i fedeli che stanno nel tuo tempio [ossia che credono]. Dio non comunica i suoi doni a coloro che non credono, ma a quelli che già credono in lui. È stato detto agli antichi: il mio Spirito sta in mezzo a voi, state tranquilli (Ag 2,5)»[104].
[11]Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra.
[12]Gioisca il monte di Sion,
esultino le città di Giuda
a motivo dei tuoi giudizi.
«Le false divinità non sono in grado di corrispondere nei fatti al loro nome e non sono affatto ciò che promettono di essere. Al contrario, dal tuo Nome, Signore, provengono opere corrispondenti ad esso e ne confermano la veridicità»[105].
[13]Circondate Sion, giratele intorno,
contate le sue torri.
[14]Osservate i suoi baluardi,
passate in rassegna le sue fortezze,
per narrare alla generazione futura:

I fedeli sono invitati a perlustrare la città per poter verificare, anche personalmente, la sua solidità e quindi la credibilità della protezione divina. «Circondate Sion, cioè difendete la Chiesa con la vostra fede e abbracciatela nella carità»[106]. «Lo Spirito Santo ordina agli apostoli di essere loro stessi le mura di Sion, grazie al loro stile di vita conforme a Dio. Chi sono le torri (o fortezze) della Chiesa? Coloro che, nei vari tempi, la presiedettero, apparvero giusti e a loro gli apostoli narrarono le opere meravigliose di Dio»[107].
 [15]Questo è il Signore, nostro Dio
in eterno, sempre:
egli è colui che ci guida.
«Parlano di Cristo, e lo indicano con il dito come fosse presente»[108]. «Sia sufficiente per noi predicare Lui nella Chiesa poiché Cristo Dio è il nostro re per sempre: è Lui che ci guida e ci ama. Non dobbiamo mai cercare di sottrarci al suo dominio, accogliendo un insegnamento diverso dal suo ma compiere umilmente ciò che ci chiede, senza cercare un altro Signore e questo ci basterà»[109].
«Dio, degno di lode e terribile, che ti mostri un Sovrano magnifico nella Gerusalemme celeste, dilata la nostra anima con una nuova comprensione spirituale, affinchè, dopo aver ricevuto il dono della tua misericordia nel tempio del nostro intimo, diventiamo realmente capaci di annunciare la grandezza del tuo Nome»[110].

Salmo 48

Riflessione di un sapiente: soltanto il Signore può riscattare dalla morte; non basta la potenza, né la ricchezza. Dio è il bene dell’uomo, vero e definitivo. «Insegnamento di Cristo sui meriti dei giusti e sulle pene dei malvagi; invito a non avere soggezione dei ricchi»[111].

Ci sono divergenze tra il testo ebraico e le sue versioni in greco. La traduzione è talora congetturale.
[2]Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,
[3]voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.

Convoca tutti all’ascolto. «Qual è il maestro dotato di tanta sapienza che possa trovare insegnamenti adatti ad una assemblea così vasta? A chiamare a raccolta, con il suo bando, è lo Spirito di verità. La Chiesa è una comunione di persone delle più svariate condizioni, affinché nessuno resti escluso dai suoi benefici. L’universalità della chiamata è conciliatrice di pace poiché gli uomini che erano opposti tra loro per la condizione, ora si abituano al reciproco amore»[112].
[4]La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5]porgerò l'orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.
Auto - presentazione del salmista che dichiara di parlare per ispirazione.
«Egli dice: ciò che vi annuncio l’ho appreso dallo Spirito Santo, e non dico nulla di mio o di umano». Il salmista si paragona ad una cetra che risponde armoniosamente alle parole del canto, che viene composto ed eseguito dallo Spirito Santo[113].
[6]Perché temere nei giorni del male,
quando mi circonderà l’iniquità che mi sta alle calcagna?

Invito a non sopravvalutare la forza degli oppressori perché tutti gli uomini sono effimeri.
Le versioni in greco offrono dei significati differenziati. LXX. Perché temere nel giorno cattivo? L’iniquità del mio calcagno mi circonderà. Il calcagno è la strada che ognuno ha percorso nella vita ma nella Scrittura esso allude all’inganno[114].
Oppure, al contrario, l’iniquità del mio calcagno non mi circonderà: chi non avrà compito alcuna azione iniqua, non temerà il giorno del giudizio divino; non sarà circondato dalle orme dei suoi peccati[115].
 [7]Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza. [8]Un uomo non può riscattare un uomo,
o dare a Dio il suo prezzo.
 [9]Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare
[10]per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.
 [11]Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l'insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
Nessun potente o nessun ricco può ottenere con denaro una vita illimitata. Proprio il bene più prezioso, ossia la vita, non è in nostro potere. «Ricco (dives) si dice da divo, perché crede di non aver bisogno di nulla come se fosse Dio stesso; proprio per questo dobbiamo considerarlo empio»[116].
LXX: C’è chi confida nella propria potenza e si vanta dell’abbondanza delle proprie ricchezze. Un fratello non redime: redimerà un uomo? Non darà a Dio l’espiazione per sé né il prezzo di riscatto per l’anima sua. Si è affaticato per sempre e vivrà senza fine. Non vedrà la corruzione mentre vedrà morire i sapienti:
«Io temo e tremo nell’attesa del giudizio futuro. Voi, che godete per le ricchezze, non vi curate affatto del giorno del giudizio; ma, inorgogliti a causa della supponenza del denaro, attribuite una durata illimitata a dei beni che sono passeggeri»[117].
Nessuno può redimere un altro uomo, ma soltanto Dio. Tutti gli uomini si sono sottoposti alla schiavitù del peccato e si sono privati della libertà ricevuta dal Creatore[118] ma sono ricomprati con il sangue preziosissimo di Cristo[119]. Soltanto chi si affatica nella virtù, godrà di una vita eterna: «Chi ha affrontato fatiche per la fede e la giustizia, e si è impegnato in vista dei beni eterni, ottiene la vita eterna come ricompensa»[120].
 [12]Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.

Anche chi ha acquistato numerose o vaste proprietà, avrà come dimora definitiva il sepolcro.
Una vita sepolcrale si può anticipare anzitempo: «L’uomo la cui vita è piena di opere morte, procurate da tutti i loro peccati, hanno come casa un sepolcro per l’eternità. Chi è morto a causa del peccato, non abita una casa ma un sepolcro, perché la sua anima è morta»[121].
 [13]Ma l'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
LXX : L’uomo che era in onore non comprese, si rese come le bestie insensate e si fece simile a loro. «Gli uomini hanno la capacità di conoscere il loro Creatore. Dio pose nell’uomo una parte della propria grazia, affinchè dal Simile conoscesse il simile»[122]. Egli non comprese tutto ciò ma tralasciò di seguire Dio e di essere simile al suo Creatore e si fece schiavo delle passioni della carne. Ora come un cavalo pazzo, nitrisce verso la donna del prossimo; ora come lupo rapace, tende insidie agli altri, un’altra volta, come volpe astuta inganna il fratello[123].
[14]Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.

Il versetto in ebraico è oscuro. IL significato potrebbe essere questo: è inutile nel corso della vita inorgoglirsi perché tutti gli uomini condividono la povertà radicale della morte.
LXX: questa loro via è per essi d’inciampo; e dopo ciò con la loro bocca se ne compiaceranno!
[15]Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.
È descritto l’esito fatale della morte, al di fuori di una prospettiva di fede nella vita eterna.
LXX: Come pecore, li hanno posti negli inferi; li pascerà la morte e i retti al mattino li domineranno. La loro forza invecchierà negli inferi, lontana dalla loro gloria.
 [16]Ma Dio potrà riscattarmi,
mi strapperà dalla mano della morte.

Il versetto 16 annuncia il messaggio centrale di questa composizione: Dio riscatta il suo eletto anche dalla morte. Lo Sposo fedele del suo popolo (Sal 44), che lo ha salvato negli sconvolgimenti della storia (Sal 45), e lo ha liberato dai nemici (Sal 46 e 47), lo preserverà nello sconvolgimento più grave e lo libererà dal nemico inesorabile: la morte.
«Appare qui chiaramente profetizzata la discesa agli inferi del Signore che, con le anime degli altri defunti, redimerà anche quella del Profeta»[124].
 [17]Se vedi un uomo arricchirsi, non temere,
se aumenta la gloria della sua casa.
[18]Quando muore con sé non porta nulla,
né scende con lui la sua gloria. [19]Nella sua vita si diceva fortunato:
«Ti loderanno, perché ti sei procurato del bene».
[20]Andrà con la generazione dei suoi padri
che non vedranno mai più la luce.
«Qualcuno ora diventa ricco opprimendo il povero? Non sconcertarti perché passa in fretta e non porta con sé nulla della refutiva. Lo attesta il Signore stesso: Stolto, questa notte richiederanno la tua vita e ciò che hai accumulato, di chi sarà? Non avere soggezione del ricco perché muore povero e porta con sé soltanto la materia con la quale alimenterà il fuoco [che lo divora]. I pesi ai quali non avevi fatto caso, li porta con sé nella Geenna»[125].
[21]L'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
«L’autore ha voluto concludere questo bellissimo salmo ripetendo questo versetto. Proponendosi d’allontanare il peccatore dal suo cattivo proposito, gli pone davanti ancora una volta la sua stoltezza, insistendo nella raccomandazione».
Colmaci, Signore, della tua sapienza, nel nostro parlare. Fa che ricordiamo che tu ci hai creati e liberati dalla morte e saremo, infine, illuminati dalla luce del tuo volto[126].

Salmo 49

I fedeli devono dare maggior importanza al rapporto familiare con Dio e all’obbedienza alla sua Legge, rispetto all’offerta di sacrifici. «La Sinagoga parla della prima e della seconda venuta di Cristo e Egli invita i fedeli ad offrirgli il sacrificio della lode»[127].

Parla il Signore, Dio degli dei,
convoca la terra da oriente a occidente.
 [2]Da Sion, splendore di bellezza,
Dio rifulge.

Dio si appella in giudizio contro il suo popolo, chiamando a testimone la terra stessa e si manifesta come luce splendente e fascinosa.
«Da Sion è incominciata la bellezza del suo Vangelo e di lì ha cominciato a predicare Colui che era il più bello dei figli degli uomini»[128].
[3]Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.
Il Signore parla con energia; è protetto da un fuoco divorante. «Non tace, e tace; non tace dall'ammonire, tace dal castigare; non tace sul precetto, tace sul giudizio. Tollera infatti i peccatori che ogni giorno compiono cattive azioni… Si astiene dunque dal giudicare, è celato in Cielo, ancora intercede per noi; sopporta i peccatori, non mette in atto la sua ira, ma spera nella conversione»[129].
«Il fuoco che lo precede purifica il suo regno, e consuma ogni materia combustibile; davanti a lui non compaiono né legna, né fieno, né paglia (1 Cor 3,12). Fuoco è l’insegnamento del Verbo di Dio perché esso consuma le cattive abitudini, mentre saggia i puri»[130].
[4]Convoca il cielo dall'alto
e la terra al giudizio del suo popolo:
[5]«Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno sancito con me l'alleanza
offrendo un sacrificio».
[6]Il cielo annunzi la sua giustizia,
Dio è il giudice.
La corte celeste è invitata a radunare i fedeli davanti a Dio. «Radunatemi i fedeli. La stesso invito compare nel Vangelo: manderà i suoi angeli e radunerà tutte le genti» (cf Mt 24,31)[131].
 [7]«Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.
[8]Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
[9]Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti. [10]Sono mie tutte le bestie della foresta,
animali a migliaia sui monti.
[11]Conosco tutti gli uccelli del cielo,
è mio ciò che si muove nella campagna.
[12]Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene. [13]Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?

Il Signore preferisce assumere il ruolo di parte lesa, anziché quello di giudice Nonostante la crisi nel rapporto, si rivolge ai fedeli con familiarità (popolo mio). Dio non ha bisogno dei nostri doni ma desidera che noi nutriamo noi stessi conservando un rapporto con Lui. «È cibo di Dio quello di cui dice: ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere (Mt 25, 35). Tutto ciò che avrete fatto ad uno di questi piccoli, lo avrete fatto a me (Mt 25,40)»[132]. «C’è un fuoco della carità ardente: l'anima si infiammi di carità, e questa carità pieghi le membra al suo servizio, non permetta loro di obbedire alla cupidigia; chi vuole offrire un olocausto a Dio arda tutto intero del fuoco dell'amore divino»[133].
[14]Offri a Dio un sacrificio di lode
e sciogli all'Altissimo i tuoi voti;
[15]invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria».
Il profeta sminuisce il valore dei sacrifici per dare più importanza al rapporto che si stabilisce nella preghiera. Il vero migliore atto di culto non sta nel sacrificio ma nel conservare una relazione viva con il Signore. «Non ho comprato ciò che offro, ma sei tu, Signore, che me lo hai donato; neppure questo io avrei. È questa l'offerta del sacrificio della lode, rendere grazie a Colui dal quale tu hai tutto quanto possiedi di buono, e la misericordia ti perdona tutto quanto di tuo hai di male. Immola a Dio; un sacrificio di lode, e rendi all'Altissimo le tue preghiere. A questo profumo il Signore si allieta. Rendi all'Altissimo le tue preghiere. Perché non devi fidarti delle tue forze. Invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò, e tu mi glorificherai. Per questo ho permesso che venisse per te il giorno della tribolazione; perché, forse, se tu non l'avessi conosciuta, non mi invocheresti; ma siccome soffri mi invochi; siccome mi invochi io ti salverò; siccome ti salverò, tu mi glorificherai e non ti allontanerai più da me»[134].
[16]All'empio dice Dio:
«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
[17]tu che detesti la disciplina
e le mie parole te le getti alle spalle? [18]Se vedi un ladro, corri con lui;
e degli adùlteri ti fai compagno.
[19]Abbandoni la tua bocca al male
e la tua lingua ordisce inganni. [20]Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
[21]Hai fatto questo e dovrei tacere?
forse credevi ch'io fossi come te!
Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati».
Dio rimprovera ai fedeli la divaricazione tra il culto e il comportamento di vita. Onora Dio in modo autentico chi vive in modo retto, obbedendo ai suoi comandamenti. «Progredivi nel male, disprezzando la mia bontà, pazienza e generosità. Da ora non tollererò più. Tu t’illudevi che approvassi il tuo agire e che dimenticassi le tue opere. Ora invece ti accuso e pongo tutto sotto il tuo sguardo perché, osservando, te ne vergogni»[135].
[22]Capite questo voi che dimenticate Dio,
perché non mi adiri e nessuno vi salvi.
[23]Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,
a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio. 
 
«Chiama via retta la preghiera dei salmi; grazie ad essa cammimiano non con i piedi ma con il cuore puro, fino a giungere presso Cristo. Una strada davvero gloriosa perché porta al Creatore del cielo e della terra!»[136].
«Dio dei Signori, ti preghiamo: accoglici come un sacrificio di lode; grazie ad esso celebreremo la tua fedeltà, liberi dal peccato e ci inoltreremo nel cammino che conduce alla tua salvezza»[137].

Salmo 50

Un peccatore, illuminato nella sua coscienza dalla sapienza di Dio, riconosce i peccati commessi e chiede d’essere rinnovato in profondità. «Preghiera del penitente»[138].

Il titolo attribuisce il salmo a David e dichiara che lo compose dopo aver perpretato l’adulterio con Betsabea e l’omicidio di Uria. Il re penitente assume però il ruolo di figura collettiva: «illuminato dalla grazia ha conosciuto in precedenza che il popolo su cui regnava sarebbe caduto in peccato e che sarebbe stato condotto in schiavitù per espiare... Allora compose questo salmo, sia per curare le sue ferite, sia per predisporre un rimedio per il popolo ma anche per tutti noi che abbiamo bisogno di curare le nostre ferite»[139].
[3]Pietà di me, o Dio, secondo il tuo amore;

«David quando fu ammonito dal profeta Natan, non si vergognò di ammettere in pubblico d’aver peccato, non ricorse a scuse pretestuose, come siamo tutti propensi a fare. Con un grande sentimento d’umiltà, subito ricorse a Dio e lo supplicò nelle lacrime. Dicendo pietà di me tolse la motivazione della condanna. Questa parola non suscita mai irritazione ma piuttosto pacifica gli astanti; è l’unica con la quale ci possiamo difendere da colpevoli»[140].
nella tua grande misericordia cancella il mio peccato.

«La grandezza della bontà di Dio supera l’estensione dei peccati; se essi ci possono sembrare grandi, Dio è molto più grande di essi»[141]. «Le gravi malattie hanno bisogno di rimedi profondi e chi e stato colpito da un male acuto, ha bisogno di una cura molto energica. Chi ha commesso un peccato grave, ha bisogno di ricevere misericordia in modo più abbondante»[142]. «La misericordia di Dio è così grande da indurre il Creatore del mondo a lasciare il cielo per rivestire un corpo terreno, da rendere Colui che era pari a Dio nell'eternità, partecipe della nostra mortalità. Cristo fu una sorgente di misericordia nella quale si lavò David, Pietro, Zaccheo, Paolo, Maria, il ladrone e un'infinità di altri uomini»[143].
Cancellare il peccato: «Il salmista s'ispira alla lavorazione della cera. Se l'immagine impressa [sopra una tavoletta] si è deformata, allora la si cancella e poi [con la stessa cera] si rifà un'immagine bella. Viene scritto nel libro della vita soltanto colui le cui iniquità sono state distrutte»[144].
 [4]Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
«Si esprime con grande sapienza: non vuole che rimanga alcuna traccia delle sue colpe: nel libro della vita viene iscritto soltanto colui i cui peccati sono stati distrutti in modo completo»[145].
«Un tempo mi hai lavato col lavacro battesimale; ora lavami con l'acqua del mio pianto. Col battesimo, mi hai purificato dal peccato originale ed ora purificami da quello attuale»[146].
[5]Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Il salmista espone ciò che Dio chiede all’uomo, cioè la sincerità del pentimento. «Dopo che tu mi hai concesso il perdono, io non ho dimenticato di aver peccato. Al contrario, pongo sempre davanti ai miei occhi le mie azioni colpevoli, anche di notte, nel dormiveglia. Torno spesso su questi ricordi. Dio ha chiesto che noi agiamo in questo modo per bocca di Isaia: Cancello la tua iniquità e non mi ricordo delle tue trasgressioni. Tu, invece, ricordati e accetta il giudizio. Confessa le tue mancanze e sarai giustificato (Is 43,25-26)»[147].
[6]Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.
«Nel peccare mi sono nascosto allo sguardo di tutti, ma non sono sfuggito alla tua vista»[148]. «Io sono stato molto scorretto, mentre Tu, Signore, risplendi nella tua giustizia. Se facciamo un confronto tra noi, se da una parte io pongo tutti i benefici che ho ricevuto da te e dall’altra i peccati che ho commesso, apparirà chiaro che Tu sei stato retto e generoso, mentre io mi rivelerò ingiusto ed ingrato»[149].
[7]Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

Il versetto non intende considerare peccato il rapporto coniugale ma affermare che abbiamo una lunga relazione con il peccato, fin da quando siamo al mondo.
I Padri scorgono un’allusione al peccato d’origine: «Il peccato, dopo aver preso il dominio sui nostri progenitori, ha avuto la strada aperta per raggiungere tutti noi, i loro discendenti. Apprendiamo, allora, che il peccato non è un elemento che appartenga alla nostra umanità in modo naturale (se così fosse, non potremmo essere biasimati, quando pecchiamo); vuole dire soltanto che siamo inclini a cadere in esso, sollecitati dalle passioni. La nostra ragione, però, può dominare la passionalità, coadiuvata dalla fatica dell’impegno. Nessuno, allora, condanni le nozze, né consideri il matrimonio qualcosa d’iniquo…»[150].
[8]Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Per sapienza, s’intende la maturazione interiore che sfocia nella confessione.
[9]Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

L’issopo è una pianta aromatica usata nelle aspersioni, soprattutto nella purificazione del lebbroso (cf. Es 12,22; Lv 14,4.6.49, 51-52; Nm 19,6.18; 1 Re 5,13; Eb 9,19). «Lavami mediante la penitenza. Inoltre l’issopo è un’immagine del sangue di Cristo: esso deterge ogni macchia ma soprattutto rende l’anima splendente più della neve. L’anima che è spirituale brilla molto di più di qualsiasi realtà corporea, la quale mostra il suo massimo di candore nella neve»[151].
[10]Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato. [11]Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.
«Comunicami la gioiosa promessa che mi purificherai del tutto; una gioia profonda invaderà allora tutta la mia persona. Le ossa, che sono contratte dal dolore, di nuovo riprenderanno vigore e recupereranno tutta la loro energia»[152]. «Per ossa intende la ragione e il libero arbitrio, che sono inclinate a compiere il male. Esulteranno, quando mi restituirai la forza della razionalità e l’energia del volere. Il godere del male rende l'uomo cieco nella mente e debole nella volontà»[153].
[12]Crea in me, o Dio, un cuore puro,

«Espelli dal mio cuore ogni cosa vana... Lì sta la fonte e l’origine del bene e del male; lì si formano le radici del male, le quali, se non vengono strappate subito, in seguito crescono in maniera smodata. Dal cuore escono i cattivi pensieri, i furti, gli adulteri, gli spergiuri, gli omicidi, le false testimonianze e altre cose simili che inquinano l’uomo (Mt 15,19). Perciò sta scritto: Con ogni cura custodisci il tuo cuore, perché la vita sgorga da esso (Pr 4,23)»[154].
rinnova in me uno spirito saldo.
[13]Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

«Peccando, sono invecchiato ma con la tua bontà, ringiovaniscimi. Nel periodo dell’esilio, Dio, per mezzo del profeta Ezechiele, promise ai prigionieri: darò a voi un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,26). Non si riferiva allo Spirito Santo ma alla nostra decisione interiore. Vale a dire: vi punirò con un duro castigo e vi farò constatare quali frutti si ottengano dal peccato, e così vi proporrete di vivere con rettitudine. Ora David chiede la stessa cosa: il cuore malato si rinnovi, la mente si rinforzi per correre sulla strada di Dio»[155].
[14]Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.
«Appare la differenza che esiste in ebraico tra il termine la tua salvezza e l’altro il tuo mezzo di salvezza: In ebraico il tuo mezzo di salvezza è iesuach, un’allusione chiara al nome del nostro Salvatore Gesù»[156].
LXX: Rafforza in me il tuo Spirito principale. Lo Spirito Santo viene designato con varie denominazioni a seconda della diversità dei doni. Quando rende gli uomini retti, allora viene chiamato Spirito retto; quando li fa diventare santi, appare come Spirito di santità e quando fa ritornare qualcuno al suo stato di dominio e al suo onore, può essere definito dagli uomini spirito di principato. Allo stesso modo è chiamato Spirito di sapienza, Spirito d’intelletto, Spirito di consiglio, Spirito di fortezza[157].
[15]Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
[16]Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Descrizione della vita nuova del penitente, perdonato e ricreato. Il salmista diventerà in primo luogo un messaggero di conversione. «Ottenuto il tuo pedono, diventerò un testimone di conversione per gli uomini che procedono ancora sulla strada del male; sarò un annunciatore della tua bontà, inviterò gli iniqui a rivolgersi te e ad invocarti»[158].
Liberami dal sangue. In ebraco il termine al plurale (damim) indica l’omicidio, la strage. I Padri hanno interpretato il plurale come un’allusione a tutti i peccati commessi da David (tra i quali l’uccisione di Uria) [159].
[17]Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

Il penitente sarà un banditore della lode per Dio. «Il peccato blocca la parola, ostacola il discorso, costringe al silenzio. Il profeta, dopo aver ottenuto il perdono, chiede di ritrovare la fiducia di prima in modo da saper lodare il Signore»[160].
[18]Tu, Signore, non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
[19]Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
L’uomo rinnovato nell’intimo trasformerà se stesso e la sua esistenza in un atto di culto. «Non mi sarei vergognato di offrirti un ariete per il peccato, come il tuo servo Mosè ha comandato, ma tu, o Dio, non ami questi sacrifici. So ormai che non ti piacciono questi sacrifici, che valgono soltanto per il loro significato prefigurativo… Sacrificio a Dio è uno spirito contrito, un cuore affranto e umiliato Dio non disprezza. Questo è il sacrificio proprio di coloro che si convertono dai loro peccati… È molto opportuno allora che l’uomo immoli se stesso, offra se stesso nel pentimento invece di sacrificare degli animali»[161].
[20]Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.

Il versetto fa supporre che in quel momento storico il culto del tempio fosse impossibile, in seguito alla distruzione del santuario[162]. Come il salmista auspica la ricostruzione del tempio di pietre, il cristiano spera nell’innalzamento della Gerusalemme spirituale: «Invoca l’edificazione della nuova Sion e chiede che compaia sulla terra la Gerusalemme celeste; desidera che s’inauguri un nuovo culto con il quale vengano offerte persone vive, come dichiara l’Apostolo: vi esorto ad offrire voi stessi (Rm 12,1)»[163]. 
[21]Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.
LXX (v. 21): gradirai il sacrificio di giustizia: «Sacrificio di giustizia è la passione gloriosa del Figlio che offrì se stesso per tutti. Gli olocausti e le oblazioni riguardano invece i cristiani che avrebbero creduto… parlano dell'immolazione dei cuori degli uomini viventi, non certo delle membra di animali morti. I sacrifici antichi venivano arsi da un fuoco materiale, mentre questi vengono consumati dal fuoco dell'esistenza»[164].
«O Dio, il tuo Nome ineffabile di Trinità  è un profluvio di misericordia. Tu che purifichi l’intimo dell’uomo da ogni vizio, e lo rendi più candido della neve, rinnova nel nostro cuore la presenza dello Spirito Santo affinchè grazie a lui possiamo celebrarti. Sostenuti da un sentimento di rettitudine e di libertà, potremo ottenere di far parte dell’assemblea del cielo»[165].

SALMO 51

L’uomo malvagio, prepotente e menzognero, è condannato da Dio. «Il profeta annuncia la figura di Giuda o dell’Anticristo»[166].

Una figura tipica del malvagio è stata incarnata da Doeg: messosi a servizio del re Saul, con la sua delazione provocò lo sterminio dei sacerdoti di Nob (1 Sm 22,9). Nell’interpretazione dei Padri, Doeg, diventa un simbolo degli operatori d’iniquità; a causa di loro, il popolo cristiano subisce persecuzione[167].
 [3]Perché ti vanti del male
o prepotente? L’amore di Dio è in ogni giono [4]Ordisci insidie ogni giorno;
la tua lingua è come lama affilata,
artefice di inganni.

Mentre il penitente del salmo precedente (il cinquanta) «si batteva il petto nella confessione e piangeva i propri peccati, qui l’uomo potente nel male, non sopporta i rimproveri, ma al contrario si compiace del male, ne va fiero; ha soffocato lo stimolo della coscienza»[168]. La lingua affilata come lama, ricorda l’invettiva blasfema del re assiro Sennacherib contro il Dio d’Israele (2 Re 18, 17-35)[169].
«Conviene essere potenti, ma nella bontà, non nella malizia. Costruire la casa è di pochi, ma qualsiasi ignorante può distruggerla. Seminare il grano, coltivare la messe, è di pochi; incendiare tutta la messe con una sola scintilla, può farlo chiunque. Avere un figlio, educarlo, condurlo all'età giovanile, è una grande impresa; mentre invece basta un solo istante per ucciderlo e qualsiasi demente può farlo. Distruggere è molto facile. Chi si gloria, dunque, si glori nel Signore, si glori nella bontà»[170].
 [5]Tu preferisci il male al bene,
la menzogna al parlare sincero.
[6]Ami ogni parola di rovina,
o lingua di impostura.
Compiere il male è andare contro natura: «Tu [o malvagio] vuoi sollevar l'acqua al di sopra dell'olio ma l'acqua andrà per forza sotto e l'olio verrà a galla. Vuoi porre la luce sotto le tenebre ma le tenebre saranno fugate, e la luce resterà. Vuoi collocare la terra al disopra del cielo ma, per la sua gravità, la terra ricadrà al suo posto. Se amerai la malizia, più che la bontà, sprofonderai, poiché il male non riuscirà a prevalere sul bene»[171].
 [7]Perciò Dio ti demolirà per sempre,
ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda
e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

«È ovvio attendersi il castigo per un uomo siffatto. Ma forse è piccola pena egli a se stesso? Tu puoi minacciarlo, e, mentre lo minacci in quale sciagura lo vorresti sprofondare? Abbandonalo a se stesso. Per incrudelire con forza contro di lui, lo vorresti gettare alle belve; ma abbandonarlo a se stesso è peggio che darlo alle bestie. La belva, infatti, può dilaniare il suo corpo, ma egli non riuscirà a ferire anche il suo cuore. Nel suo intimo egli infierisce contro se stesso, e tu vorresti procurargli delle piaghe esterne? Prega piuttosto Dio per lui, affinché sia liberato da se stesso. Peraltro in questo salmo, fratelli miei, non c'è una preghiera per i malvagi, e neppure contro i malvagi; esso è una profezia di ciò che capiterà ai malvagi»[172].
[8]Vedendo, i giusti saran presi da timore
e di lui rideranno:
[9]«Ecco l'uomo che non ha posto in Dio la sua difesa,
ma confidava nella sua grande ricchezza
e si faceva forte dei suoi crimini».
«L’abbondanza rende insolenti e la fiducia infondata nelle ricchezze allontana massimamente dal timore di Dio. Non capiscono che devono essere ancora di più uomini di fede proprio perché sono ricchi. Quanto è infelice quella fiducia che si pone in cose vane: disprezzare Dio perché si possiede dell’oro… come se qualcuno potesse acquistare il bene di una vita felice per il solo fatto di possedere dell’oro ben custodito. Oppure come se, uscendo dalla vita, uno potesse godere da morto del suo oro! Ne godrà certamente purché in vita se ne sia servito bene, abbia saziato l’affamato... Questi sono gli investimenti della ricchezza che devono farci guadagnare Dio, questa la forza che suscita il perdono dei peccati. Così per mezzo dell’oro saremo trasformati, da terreni diventeremo celesti»[173].
[10]Io invece come olivo verdeggiante
nella casa di Dio.
Mi abbandono alla fedeltà di Dio
ora e per sempre.

«Non mi sono allontanato dalla casa di Dio, ma, piantato al suo interno come in un campo di Dio, … sono diventato fruttifero e rigoglioso, come l’ulivo. Fuggendo da Saul, Davide dimorava presso estranei. Cio nonostante egli non ignorava di essere piantato nella casa di Dio, intendendo per casa di Dio la comunità dei credenti»[174]. Davide viene paragonato all’olivo fruttifero per aver più volte perdonato il suo nemico, Saul: «È giusto paragonare a una pianta di ulivo fruttifero, colui che mostrava per il prossimo e per tutti tanta benevolenza»[175].
[11]Voglio renderti grazie in eterno
per quanto hai operato;
spero nel tuo nome, perché è buono,
davanti ai tuoi fedeli.
«Le opere di giusizia non saranno sufficienti per meritare la beatitudine perfetta… la vita dei giusti è lodevole per le opere di giustizia, ma essa ottiene un merito maggiore grazie alla misericordia di Dio»[176].
«È amaro il mondo, mentre il tuo nome è dolce. Se nel mondo ci sono cose dolci, tuttavia è con amarezza che si digeriscono. Il tuo nome, Signore, supera ogni cosa, non soltanto in grandezza, ma anche in soavità. … Il nome di Dio, dunque, è dolce per chi ama Dio al di sopra di ogni piacere. Occorre un palato capace di gustare una tale dolcezza. Loda pure il miele per quanto puoi, esagerane la dolcezza con tutte le parole che riesci a trovare: chi non sa che cosa sia il miele, se prima non lo avrà assaggiato non potrà comprendere cosa dici. Se tu hai gustato questa dolcezza, essa deve palesarsi nei frutti che produci; non deve limitarsi soltanto alle parole… Gustate e vedete. Solo, se avrete gustato potrete vedere. Ma come potrai farlo capire a chi non ha gusto? Puoi parlare finché vuoi della dolcezza del nome del Signore: saranno solo parole. Assaporarla è tutt'altra cosa»[177].
«Dio Onnipotente, Tu distruggi in modo totale tutta la vanità del mondo. Fa che diveniamo fiorenti nella tua casa come un ulivo fruttifero e così, continuando a sperare nella tua misericodia, possiamo sfuggire alla maledizione che grava sopra gli uomini iniqui»[178].

Salmo 52

Invocazione accorata a Dio nell’insorgere dell’iniquità. «La Chiesa rimprovera coloro che sono corrotti nel cuore o nelle azioni e invita i fedeli a sopportare le avversità del mondo[179].

Il componimento riprende il salmo tredici ma con due differenze: nell’ebraico, per parlare di Dio, si usa il termine Elohim mentre ora si trova Yhwh. Nel salmo tredici la richiesta del castigo dei malvagi (v. 6) era preceduta da un’invocazione a favore degli oppressi. Per il commento completo, cf. Sal 13.
[2]Lo stolto pensa:
«Dio non esiste».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli,
nessuno fa il bene.
[3]Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo
per vedere se c'è un uomo saggio che cerca Dio.
[4]Tutti hanno traviato,
tutti sono corrotti;
nessuno fa il bene;
neppure uno.
[5]Non comprendono forse i malfattori
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano Dio?[6]Hanno tremato di spavento,
là dove non c'era da temere.
Dio ha disperso le ossa degli aggressori,
sono confusi perché Dio li ha respinti.
[7]Chi manderà da Sion la salvezza di Israele?
Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo,
esulterà Giacobbe, gioirà Israele.
Tutti hanno traviato,
tutti sono corrotti;
nessuno fa il bene;
neppure uno. Gli uomini non possono essere costanti nel bene ma possono diventare capaci di fare il bene, anche con eroismo. Sono soggetti al mutamento a causa di tanti fattori, esterni ed interni, e per questo scivolano nel peccato, tuttavia «Dio, che è sempre buono e unico nella sua natura immutabile, non è un giudice severo della nostra mutevolezza. Si lascia placare da ciò che vorremmo, più di quanto non si lasci irritare da ciò che non potremmo. Altro è il non volere, altro è il non potere. Pietro, atterrito, pur non essendo stato in grado di rimanere fedele alla risposta data per la fragilità della carne, tuttavia scoppiò subito in pianto per la fede che aveva nel cuore. Quando riconobbe di esser venuto meno a ciò che voleva, effuse con il dolore delle lacrime il sentimento della propria fede... e così la fermezza della volontà fu più forte del cambiamento intervenuto per la paura. [Ho detto questo] per escludere l'idea che si dica in forma generale: Non c'è chi faccia il bene, neppure uno. Tanti uomini hanno conseguito la gloria del giudizio celeste nei loro riguardi con le più grandi opere della bontà, pur essendosi allontanati un pochino dal proposito della fede per l’instabilità della natura»[180].
«Guarda verso di Dio dal tuo cielo santo, Dio di bontà, e guarisci dalla nostra stoltezza; liberaci da vane paure e rendici desiderosi di piacere a Te solo, con una perfetta purezza di cuore»[181].

Salmo 53

Richiesta di protezione dalla minaccia di uomini prepotenti. Il titolo attribuisce il salmo a Davide quando fu tradito dagli Zifei che lo ospitavano (1 Sm 23,25-28). I Padri la interpretano come preghiera di Cristo nella sua vita terrena e nella sua passione (Ilario)[182], oppure come preghiera della Chiesa minacciata da quanti vogliono disgregare la fede (Agostino, Bruno di Würzburg[183]).

[3]Dio, per il tuo nome, salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.

«Dica questo la Chiesa, mentre è nascosta in mezzo agli Zifei…»[184]. «Davide chiede di essere salvato da Dio soltanto in virtù del suo nome, perché sapeva che c’è un Nome che è al di sopra di ogni nome (Cf. Fil 2,9). Come ci sono degli incantesimi, certe parole o certi nomi, allo stesso modo sapeva che il Nome che è al di sopra di ogni nome è salutare per quanti sono degni della salvezza»[185].
[4]Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio alle parole della mia bocca;
«Vi esortiamo nel Signore a non fissarvi su delle richieste particolari quando pregate per gli affari di questo mondo, ma chiedete quanto Dio sa che vi convenga. Voi ignorate ciò che vi è utile. Talvolta ciò che credete possa giovarvi vi danneggia; e ciò che credete vi danneggi, invece, vi giova. Non spetta a voi suggerire al medico le medicine che intende prescrivervi»[186].
[5]poiché sono insorti contro di me gli arroganti
e i prepotenti insidiano la mia vita,
davanti a sé non pongono Dio.

«Osserva come non si dilunghi in discorsi, ma poiché si rivolge a Dio che tutto sa, gli presenta soltanto una memoria, tacendo qualsiasi prolisso racconto dei fatti. Non c’è tempo nel quale coloro che vogliono vivere con fede non siano perseguitati»[187]. «Vuoi conoscere questi stranieri? Miei fratelli, coloro che ripongono speranza nei beni della terra, tutti d'accordo hanno trovato un nuovo sistema per far scomparire la stirpe dei santi. Le due categorie di persone nascono insieme e vivono insieme, ma sono terribilmente in contrasto tra di loro: l'una pone la speranza soltanto nelle cose del mondo e nella felicità temporale; l'altra, invece, pone con fermezza la sua speranza nel Signore Dio suo»[188]. «Come potrà avere dinanzi a sé Dio, chi si preoccupa soltanto degli interessi terreni? Egli pensa al modo di accumulare denaro sopra denaro, di moltiplicare i greggi, di riempire le dispense»[189].
[6]Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore mi sostiene.  [7]Fà ricadere il male sui miei nemici,
nella tua fedeltà disperdili.

«Tutti i santi sono aiutati da Dio, ma nell'intimo, dove nessuno vede. Come la cattiva coscienza è una grande tortura per gli empi, così la buona coscienza è la grande gioia dei giusti. Sebbene siano lontane, nel futuro, le cose che egli mi promette, oggi per me è dolce e presente il suo aiuto. O Signore, tu hai infuso la gioia nel mio cuore. Non nella mia vigna, non nel mio gregge, non nella mia coppa non sulla mia mensa, ma nel mio cuore. Dio mi aiuta. In qual modo t'aiuta? Il Signore è il sostegno della mia vita»[190].
[8]Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio,
Signore, loderò il tuo nome perché è buono;
[9]da ogni angoscia mi hai liberato
e il mio occhio ha sfidato i miei nemici.
«È questo il sacrificio che ti offrirò volontariamente: consacrerò a te il mio libero volere, la mia volontà stessa e il mio proposito; ti offrirò, annziché una vittima animale, il mio ringraziamento»[191].
«Salva, Signore, la tua Chiesa, che confida nella protezione del tuo Nome affinché, liberata dai nemici, ti glorifichi con una lode spontanea»[192].

Salmo 54

Richiesta di aiuto in una situazione convivenza impossibile. «Cristo chiede al Padre di non respingere la sua supplica che Egli innalza nella debolezza umana e mostra che cosa accadrà ai Giudei induriti, che persistono nei loro misfatti»[193].

 [2]Porgi l'orecchio, Dio, alla mia preghiera,
non respingere la mia supplica;
[3]dammi ascolto e rispondimi,

«Dio ascolta ovunque e sempre, ma non tutti meritano che Egli li ascolti. La voce dell’orante penetra certo nel suo udito, ma la preghiera merita di essere esaudita solo per la dignità delle cose richieste. Sono respinte le preghiere fatte nella superficialità e nella discordia, quelle appesantite dalle preoccupazioni del mondo»[194].
mi agito nel mio lamento e sono sconvolto
[4]al grido del nemico, al clamore dell'empio. Contro di me riversano sventura,
mi perseguitano con furore. [5]Dentro di me freme il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
[6]Timore e spavento mi invadono
e lo sgomento mi opprime.
L’avversione dei nemici preoccupa fortemente l’orante, sconvolto al punto da desiderare una fuga lontano dalla città, divenuta ormai troppo inospitale. «Cristo fu sconvolto dal grido del nemico, quando lo considerarono un samaritano e un indemoniato... (cf Gv 8,48), ma, in tutto questo, pur potendo chiamare in aiuto dodici legioni celesti, non si muove all’ira, non si inasprisce per poi vendicarsi»[195].
«È naturale che il tuo cuore si turbi, se dimentichi Colui nel quale credi. Le tue sofferenze ti sembrano intollerabili, perché non ripensi a ciò che ha sopportato per te Cristo. Se Cristo non ti viene in mente, egli per te dorme. Risveglia Cristo, riacquista la fede! Cristo in te dorme se tu ti dimentichi dei patimenti di Cristo; Cristo veglia in te quando te ne ricordi. E quando con tutto il cuore avrai contemplato ciò che egli ha sofferto, non sopporterai forse anche tu di buon animo i tuoi dolori, trovando una certa somiglianza fra quel che tu soffri e quello che ebbe a soffrire il tuo re? Quando, dunque, comincerai a consolarti e a rallegrarti con questi pensieri, è segno che Egli si è destato in te»[196].
[7]Dico: «Chi mi darà ali come di colomba,
per volare e trovare riposo?
[8]Ecco, errando, fuggirei lontano,
abiterei nel deserto.
[9]Riposerei in un luogo di riparo
dalla furia del vento e dell'uragano».
«Chi mi darà le ali come di una colomba, non come d’un corvo. La colomba cerca di allontanarsi da chi le reca molestia, ma non perde l'amore. Nessuno è tanto amico del gemito quanto la colomba. Ora, che cosa dice questi che ama? Non posso sopportare le ingiurie degli uomini. Non posso giovare loro. Se potessi riposare in qualche luogo (separato da loro con il corpo, non con l'amore) in modo che in me tale amore non sia turbato! Non posso giovar loro con le mie parole con i miei ragionamenti ma potrò essere loro utile con la mia preghiera»[197]. «Non potrai essere separato dal genere umano, finché vivi fra gli uomini. Osserva piuttosto il nostro Consolatore (Gesù), osserva come mischiò tra i suoi dodici uno che avrebbe dovuto tollerare con pazienza»[198].
 [10]Disperdili, Signore,
confondi le loro lingue:
ho visto nella città violenza e contese.

La città è dominata da un settenario di sventure (violenza, contesa, iniquità, travaglio, insidia, sopruso, inganno). «Dividili: perché? Perché hanno cospirato nel male. Ricorda quella celebre torre (Babele) .... Dio intervenne dividendo le loro lingue, per impedire che, comprendendosi, rendessero micidiale la loro superba unità. Per colpa degli uomini superbi furono divise le lingue; grazie agli umili Apostoli le lingue sono state riunificate. Lo spirito di superbia diversificò le lingue; lo Spirito Santo le ha riunificate»[199].
[11]Giorno e notte si aggirano
sulle sue mura,
[12]all'interno iniquità, travaglio e insidie
e non cessano nelle sue piazze
sopruso e inganno.

«C'è la fatica perché c'è l'iniquità; e poiché c'è l'ingiustizia, c'è anche il dolore. Ascoltino però colui che tende la sua mano: Venite a me, tutti voi che siete affaticati! Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete la pace per le vostre anime. Perché si affaticano? Perché non sono miti e umili di cuore. Dio si è fatto umile: si vergogni l'uomo di essere superbo!»[200].
 [13]Se mi avesse insultato un nemico,
l'avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario,
da lui mi sarei nascosto.
[14]Ma sei tu, mio compagno,
mio amico e confidente;
[15]ci legava una dolce amicizia,
verso la casa di Dio camminavamo in festa.
Il salmista viene tradito anche dall’amico più caro. Gesù sperimentò il tradimento da parte di Giuda, un suo discepolo[201]. «Talvolta mi hai dato un buon consiglio, qualche volta mi hai preceduto e mi hai dato un avvertimento salutare: siamo stati insieme nella Chiesa di Dio. Perché allora ci siamo divisi? Camminava un tempo assieme con me nella casa di Dio, in pieno accordo: ed ecco, s'è costruito un'altra abitazione dirimpetto alla dimora di Dio. Perché ha abbandonato quella casa in cui camminavamo in pieno accordo? Quel domicilio dove prendevamo insieme dolci cibi?»[202].
[16]Piombi su di loro la morte,
scendano vivi negli inferi;
perché il male è nelle loro case,
e nel loro cuore.

I persecutori non presentano alcun segno di ravvedimento, anzi agiscono con falsità e ipocrisia. «Scendono vivi all'inferno, perché sono ben consapevoli che è male, il male che compiono»[203].
[17]Io invoco Dio
e il Signore mi salva.
[18]Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro
ed egli ascolta la mia voce;
[19]mi salva, mi dà pace da coloro che mi combattono:
sono tanti i miei avversari.
[20]Dio mi ascolta e li umilia,
egli che domina da sempre. Per essi non c'è conversione
e non temono Dio.

L’orante chiede di essere protetto da Dio e che gli iniqui periscano. «Il corpo di Cristo e l'unità di Cristo nell'angoscia, nello sgomento, nel travaglio, nel turbamento della prova, quest’unico uomo, quando ha l'anima angustiata, grida dai confini della terra»[204].
[21]Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici,
ha violato la sua alleanza.
[22]Più untuosa del burro è la sua bocca,
ma nel cuore ha la guerra;
più fluide dell'olio le sue parole,
ma sono spade sguainate.
Giuda stesso fu maestro di finzione (Gv 12,6)[205].
[23]Getta sul Signore il tuo affanno
ed egli ti darà sostegno,
mai permetterà che il giusto vacilli.
Il salmista pronuncia espressioni di grande fiducia in Dio. «Anche nei vangeli il Signore ha allontanato da noi l’urgenza delle preoccupazioni, quando ha detto: Non affannatevi per il domani; al giorno basta la sua pena. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto vi sarà dato (Cf. Mt 6,33-34). Occorre gettare su di lui l’affanno; egli stesso infatti nutrirà, secondo quella parola: ad acque di sollievo mi ha ristorato (Sal 22,2). Egli è l’autore della vita, è il donatore del nutrimento, non solo terreno, ma anche spirituale»[206]. «Finché è ormeggiata alle ancore, la nave può ondeggiare, ma non è spinta lontano da terra; non ondeggerà in eterno, anche se per qualche tempo avrà dovuto traballare. Non lascerà vacillare il giusto in eterno»[207].
«Ora ci dona un consiglio molto salutare a sostegno della nostra debolezza. Le preoccupazioni della vita ci opprimono di continuo e se non le respingiamo, veniamo distrutti da esse. Lo attesta Salomone: come il verme consuma il legno e le tarme logorano un vestito, cosi la nostra tristezza consuma il cuore. Tuttavia, se le affidiamo al Signore, allora non soltanto non ci logorano più ma ci irrobustiscono»[208].
[24]Tu, Dio, li sprofonderai nella tomba
gli uomini sanguinari e fraudolenti:
essi non giungeranno alla metà dei loro giorni.
Ma io, Signore, in te confido.
«Dio li precipita nel pozzo della corruzione, non nel senso che sia lui il responsabile della loro colpa, ma perché egli è il giudice delle loro iniquità. Dio li ha abbandonati alle concupiscenze del loro cuore, ed essi hanno amato le tenebre, e non la luce; hanno amato la loro cecità, e non ciò che vedevano chiaramente»[209]. «Usando l'immagine del pozzo, ci esorta a sfuggire ai tormenti della Geenna. Il Signore è un giudice molto sollecito! Ci avvisa con premura affinché evitiamo di fare i peccati che ci condannerebbero»[210].
«Gesù Signore, tu eri prima del tempo e ha assunto la condizione umana; tradito da un discepolo tuo amico, hai affrontato la morte per noi che eravamo perduti. Ascolta ora le preghiere di chi ti supplica; concedi che, rimanendo costanti nella lode alla sera, al mattino  a mezzogiorno, veniamo protetti dalle avversità del mondo»[211].

Salmo 55

«Preghiera della Chiesa durante una persecuzione»[212].

[2]Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita,
un aggressore sempre mi opprime.
[3]Mi perseguitano sempre i miei nemici,
molti sono quelli che mi combattono.
 «Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito vino eccellente! … Se pensi d'essere esente da tribolazioni, non hai ancora cominciato ad essere cristiano. Tutti coloro che vogliono piamente vivere in Cristo, soffriranno persecuzioni (2 Tm 3,12). Se dunque non soffri alcuna persecuzione per Cristo, guarda se per caso non abbia tu ancora cominciato a vivere piamente in Cristo. Dal momento in cui lo avrai fatto, da allora sei come entrato nel torchio. Preparati ad essere schiacciato, se non vuoi essere arido, se non vuoi che niente scaturisca da te»[213].
 [4]Nell'ora della paura,
io in te confido.
[5]In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Il salmista «tiene a mostrarti perché non abbia timore; dice: Signore, io in te confido. Non predica una fiducia illimitata in sé stesso ma rivela la causa della sua sicurezza»[214].
[6]Travisano sempre le mie parole,
non pensano che a farmi del male.
[7]Suscitano contese e tendono insidie,
osservano i miei passi,
per attentare alla mia vita.
«Se così è accaduto con il Signore, non ricusi il corpo di subire ciò che prima è accaduto al Capo (Cristo): e così il corpo rimarrà unito al capo. Il tuo Signore è stato disprezzato, e tu vorresti essere onorato? Non pretendere per te ciò che prima non si è verificato in lui»[215].
[8]Per tanta iniquità non abbiano scampo:
nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.

«Signore, certe tue misure sembrerebbero dettate dall'ira, ma è un'ira paterna, la tua. Si adira il padre con il figlio che disprezza i suoi comandi, lo prende per l'orecchio, lo trascina per mano, lo conduce a scuola. Quanti hanno riempito la casa del Signore trascinati dalla sua ira, cioè, spaventati dalle tribolazioni e riempiti di fede! A questo mira, infatti, la tribolazione: a vuotare il vaso che è pieno di malvagità per ricolmarlo di grazia»[216].
[9]I passi del mio vagare tu li hai contati,
le mie lacrime nell'otre tuo raccogli;
non sono forse scritte nel tuo libro?
«Le sue lacrime, sia quelle versate da lui stesso, sia quelle versate dal Signore per noi, sono infatti al cospetto di Dio, e il profeta si servirà della loro intercessione per ottenere i beni promessi da Dio»[217].
[10]Allora ripiegheranno i miei nemici,
quando ti avrò invocato:
so che Dio è in mio favore.
«Non dice: Ho saputo che tu sei Dio, ma: Che tu sei il mio Dio. Dio è tuo quando ti soccorre; è tuo quando tu non sei estraneo a lui. Certamente egli è Dio di tutti; però lo è più propriamente di coloro che lo amano, che si tengono stretti a lui, che lo posseggono e lo adorano. Appartengono alla sua casa, come ad una sua grande famiglia, tutti i riscattati dal sangue prezioso dell'unico Figlio. Immensità del dono divino: essere noi suoi, e lui nostro!»[218].
[11]Lodo la parola di Dio,
lodo la parola del Signore,
[12]in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo? [13]Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
[14]perché mi hai liberato dalla morte.
Hai preservato i miei piedi dalla caduta,
perché io cammini alla tua presenza
nella luce dei viventi, o Dio.
«Quante volte le calamità dei mariti hanno comprovato la fedeltà coniugale! Le spose non amavano altro che il loro marito, e quindi non soltanto non lo abbandonavano ma gli usavano maggiori attenzioni. Ora, se degli esseri di carne possono essere amati castamente, in modo disinteressato, come dovremo amare Dio?… Io amo il mio Dio: nessuno mi può togliere questo amore, come pure nessuno mi può togliere ciò che do a lui, perché è racchiuso nel mio cuore. Che cosa mi farà l'uomo? Tolga pure ogni cosa! Mi potrà, forse, togliere le promesse che sono in me e che adempirò a lode di Dio?»[219].
«O Dio, che ci sostieni con grande forza nelle nostre battaglie contro le forze invisibili, e non permetti che i tuoi fedeli vengano sconfitti dai loro nemici, asciuga dai nostri occhi le lacrime che spargiamo per i nostri peccati. Mentre sosteniamo ancora continue lotte contro gli stimoli del nostro egoismo, possiamo piacere a te godendo della luce dei viventi»[220].

Salmo 56

Richiesta di protezione da uomini ingiusti e violenti. «Cristo, come uomo, prega nel corso della sua passione. Ricorda la gloria della sua risurrezione e celebra la grandezza del Padre»[221].

[2]Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te mi rifugio;

«Cristo, soffrendo nella passione, dice: Pietà di me, o Dio. Ora Colui che, insieme con il Padre. ha pietà di te, in te grida: Pietà di me. Il sentimento umano che in lui grida: Pietà di me è tuo; da te lo ha preso. Per liberare te, s'è rivestito di carne. E la carne grida: Pietà di me, o Dio, pietà di me! Lo grida l'uomo, anima e carne»[222].
mi rifugio all'ombra delle tue ali
«Chiede la misericordia, perché confida nel Signore, insegnando così che quanti credono, devono sperare nella misericordia di Dio. Ha mostrato poi quale sia l'importanza e quale l'esito della misericordia di Dio, dicendo: spererò all’ombra delle tue ali, finché sia passata l'ingiustizia. È proprio degli uccelli coprire con le ali la debolezza dei piccoli e difenderli così dalla violenza e dalla rapacità dei volatili. Il Signore evoca questa consuetudine come esempio per la sua sollecitudine, quando si rivolge a Gerusalemme che uccide i profeti: Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le sue e tu non hai voluto! (Mt 23,37). Il Santo spera all’ombra delle ali di Dio, finché passi l'ingiustizia, si sottragga cioè agli scandali del mondo, alle ingiustizie degli empi, alla debolezza dell'umiltà terrena»[223].
finché sia passato il pericolo
«Iniqui che nascono, dunque, e iniqui che muoiono; giusti che scompaiono e giusti che sopravvengono. Sino alla fine del mondo non verrà meno né l'ingiustizia che opprime né la giustizia che sopporta. All'ombra delle tue ali spererò, sino a che sarà passata l'iniquità. Cioè: tu mi proteggerai e mi offrirai la tua ombra affinché io non inaridisca alla vampa dell'iniquità»[224].
[3]Invocherò Dio, l'Altissimo,
Dio che mi fa il bene.
«Grida con la fede più che con la voce. La conoscenza della fede profetica si rallegra del futuro come del passato, e perciò grida a Dio che, nell’immutabile decisione di bene, lo ha già beneficato»[225]. «Se mi ha beneficato prima che io lo cercassi, non mi esaudirà quando grido a lui? Ci ha colmati di benefici, il Signore Dio, quando ci mandò il Salvatore nostro Gesù Cristo, venuto a morire per i nostri peccati e a risorgere per la nostra giustificazione. Per chi ha voluto che morisse il suo Figlio? Per degli empi. Gli empi non cercavano Dio, e Dio è venuto a cercarli. Per quanto, dunque, egli sia altissimo, la nostra miseria e il nostro gemito non sono lontani da lui»[226].
[4]Mandi dal cielo a salvarmi
dalla mano dei miei persecutori,
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.

«Mostra come sia dato mandato da Dio un Salvatore. Chi sia costui, ora non lo specifica, ma lo insegna in un altro passo, là dove dice: mandò la sua parola e li guarì (Sal 106,20). È la Parola di Dio che un tempo egli mandava e che si faceva il Salvatore di quanti erano degni della sua salvezza. Questa stessa Parola è definita misericordia, perché essa è al servizio dell’amore del Padre per gli uomini»[227].
[5]Io sono come in mezzo a leoni,
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua spada affilata.
«Non guardare alle mani inermi; guarda com'è armata la bocca. Dalla bocca è uscita la spada con cui Cristo è stato ucciso. I giudei avevano una spada cattiva, egli una spada buona; quelli frecce cattive, lui frecce buone. Sì, anche lui ha delle frecce, frecce buone, cioè parole buone, con cui colpisce il cuore fedele perché si muova ad amarlo»[228]. «Distruggono con la crudeltà del potere e feriscono con i dardi delle calunnie»[229].
[6]Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.

«Tutto questo sviluppo è auspicato non per la natura divina, ma per la debolezza umana. Il profeta non ignora che sarà collocato nei cieli, grazie all'assunzione della carne, dato che siamo stati resi concorporali  e partecipi di Cristo Gesù. Perciò, ha collegato alla debolezza della propria carne queste pene che sarebbero state patite nelle sofferenze del Signore e poi innalzate sopra i cieli: Hanno preparato dei lacci ai miei piedi, mi hanno piegato…»[230].
[7]Hanno teso una rete ai miei piedi,
mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa
e vi sono caduti.
«Osserva il malvagio che esulta: tale esultanza è la sua fossa. È migliore la tristezza della vittima che subisce l'ingiustizia, della gioia dell’aggressore che commette l'ingiustizia. La gioia di chi compie il male è appunto la sua fossa: chiunque vi cade, perde gli occhi»[231].
[8]Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
[9]Voglio cantare, a te voglio inneggiare:
svègliati, mio cuore,
svègliati arpa, cetra,
voglio svegliare l'aurora.
[10]Ti loderò tra i popoli, Signore,
a te canterò inni tra le genti.
[11]perché la tua bontà è grande fino ai cieli,
e la tua fedeltà fino alle nubi.
«Il mio cuore, la mia facoltà di pensiero è pronta. E Tu, allora, manda il tuo Spirito. Quando abiterà nella mia anima, io, secondo l’uso canterò e salmeggerò, offrendo il mio servizio con la potenza dello Spirito profetico»[232].
[12]Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
La gloria di Dio si manifesta come misericordia: «Nel cielo è la verità; qui invece, dov'è la nostra miseria, certamente è il luogo della misericordia. Al misero, infatti, deve usarsi misericordia. Non c'è bisogno di misericordia su in alto, dove non c'è nessun misero»[233].
«Difendi dall’iniquità, Signore, la tua povera famiglia che s’affretta a rifugiarsi all’ombra delle tue ali; soccorsi dalla tua misericordia, eviteremo di cadere nei raggiri insidiosi dei malvagi»[234].

Salmo 57

Un uomo oppresso chiede a Dio di intervenire contro i giudici corrotti. «Cristo condanna la malizia dei suoi persecutori giudei ed annuncia la loro punizione. Preannuncia la gioia dei giusti nel contemplare la disfatta degli iniqui»[235].

[2]Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
[3]Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze. [4]Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.

Requisitoria contro i giudici corrotti. Il traviamento fin dal seno materno non significa che il male sia come connaturato in loro che sono dominati da esso da lungo tempo.
Tutti gli uomini possono conoscere la verità ed agire con rettitudine: «La verità ha scolpito nei nostri cuori, per la mano stessa del Creatore, il principio: Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. A nessuno fu mai permesso di ignorare questo comandamento, anche prima che fosse data la legge. Affinché gli uomini non si lamentassero, poi, che mancava loro qualcosa, fu scritto sulle tavole ciò che essi non riuscivano a leggere nel proprio cuore. Non è vero che essi non avessero in cuore alcuna legge scritta ma si rifiutavano di leggerla»[236].
[5]Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
[6]per non udire la voce dell'incantatore,
del mago che incanta abilmente.
Continua la requisitoria contro i giudici corrotti: sono considerati incapaci di accogliere il messaggio della giustizia. «L’incantatore vuole trarre alla luce l’aspide; ma, siccome esso ama le tenebre nelle quali, tutto attorcigliato, si nasconde, per questo, cioè perché non vuole uscire, si dice che rifiuta anche di ascoltare le voci dalle quali si sente attratto… Lo Spirito di Dio ha detto che sono simili a quest'aspide coloro che non vogliono ascoltare la parola di Dio: coloro che si rifiutano non soltanto di metterla in pratica, ma anche d'ascoltarla per non doverla poi praticare»[237].
 [7]Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
[8]Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.[9]Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
[10]Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,
vivi li travolga il turbine.

La traduzione del testo ebraico (vv. 8 e 10) è incerta; il significato più probabile è questo prima che i malvagi possano attuare i loro disegni, saranno sconfitti. Dio rompe le mascelle quando la sua verità confuta le menzogne degli uomini falsi.
«Svaniranno come acqua che scorre. Ma non soltanto costoro. Tutto il mondo attuale rumoreggia, per un qualche tempo, e cerca chi trascinare con sé. Non vi spaventino gli empi, che rumoreggiano sugli scogli della loro alterigia, come acque irrompenti in una confluenza. Sono acque d'inverno: non possono sempre scaturire; è necessario che scorrano verso al loro sfocio, verso la loro fine»[238].
[11]Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.

LXX: il giusto laverà le sue mani nel sangue del peccatore; immagine iperbolica di vendetta, contraria allo spirito del Vangelo. I Padri danno un significato allegorico: «Il giusto, quando vede la pena del peccatore, progredisce; e la morte dell'uno giova alla vita dell'altro. Se, pertanto, tu vedi scorrere spiritualmente il sangue di coloro che sono morti nella loro coscienza, prendi nota del loro castigo e vatti a lavare le mani; cioè, per l'avvenire vivi più onestamente»[239]. «I santi di Dio possono lavare le loro mani e le loro azioni in modo accurato quando eliminano i peccati dai quali furono contaminati»[240].
[12]Gli uomini diranno: «C'è un premio per il giusto,
c'è Dio che fa giustizia sulla terra!».
«Ecco, prima che venga ciò che ci è stato promesso, prima che ci sia data la vita eterna, prima che gli empi siano gettati nel fuoco eterno, qui, in questa vita, c'è il frutto per il giusto. Quale frutto? Lieti nella speranza, pazienti nella tribolazione. Gode l'ubriaco, e non si allieterà il giusto? Nella carità è il frutto del giusto»[241].
«Dio di giustizia, concedi al tuo popolo di seguire la via della rettitudine, di amare la santità. Non gli accada che, per aver rifiutato di ascoltare la tua Parola, venga ferito dal morso del serpente velenoso»[242].

Salmo 58

Il salmista, aggredito da prepotenti e violenti, invoca la protezione di Dio. «Cristo prega per non essere vinto dai nemici e preannuncia in quale maniera avverrà la conversione degli ebrei alla fine della storia, a favore dei quali prega con grande carità»[243].

[2]Liberami dai nemici, mio Dio,
proteggimi dagli aggressori.
[3]Liberami da chi fa il male,
salvami da chi sparge sangue.
[4]Ecco, insidiano la mia vita,
contro di me si avventano i potenti.
Signore, non c'è colpa in me, non c'è peccato;
[5]senza mia colpa accorrono e si appostano.
«Ciò si è compiuto nella carne di Cristo e si compie anche in noi. Non rinunziano infatti, i nostri nemici (il diavolo e gli angeli suoi), a levarsi sopra di noi ogni giorno, a tentare di prendersi gioco della nostra debolezza e della nostra fragilità con inganni, suggerimenti, tentazioni, e a cercare di prenderci al laccio con tranelli di ogni genere, finché ancora viviamo qui in terra»[244].
Svègliati, vienimi incontro e guarda.
[6] Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d'Israele,
lèvati a punire tutte le genti;
non avere pietà dei traditori.
«È necessario che ad ogni ingiustizia, grande o piccola, segua una punizione, o da parte dell'uomo stesso che si pente, o da parte di Dio. Colui che si pente, già punisce se stesso. Per cui, fratelli, puniamo i nostri peccati, se vogliamo ottenere la misericordia di Dio. Quanto poi a Dio, egli non può avere misericordia di coloro che compiono l'ingiustizia nel senso che egli possa gradire e favorire il peccato, o non voglia sradicare le colpe. Esiste un'ingiustizia il cui reo non può ottenere misericordia da Dio. Voi chiederete, forse, quale sia questa ingiustizia? È la difesa dei peccati»[245].
[7]Ritornano a sera e ringhiano come cani,
si aggirano per la città.
[8]Ecco, vomitano ingiurie,
le loro labbra sono spade.
Dicono: «Chi ci ascolta?».
[9]Ma tu, Signore, ti ridi di loro,
ti burli di tutte le genti.
[10]A te, mia forza, io mi rivolgo:
sei tu, o Dio, la mia difesa.
[11]La grazia del mio Dio mi viene in aiuto,
Dio mi farà sfidare i miei nemici.
«Vedete, fratelli, che cosa accade nell'anima umana. Essa da se stessa non ha luce; da se stessa non ha forza… Avvicinatevi a lui, e sarete illuminati, poiché, allontanandovene, siete ottenebrati. Orbene, affiderò a te la mia forza: non mi allontanerò da te, non mi fiderò di me stesso. Affiderò a te la mia forza, perché tu, o Dio, sei il mio rifugio»[246].
[12]Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi,
disperdili con la tua potenza e abbattili,
Signore, nostro scudo.
[13]Peccato è la parola delle loro labbra,
cadano nel laccio del loro orgoglio
per le bestemmie e le menzogne che pronunziano.[14]Annientali nella tua ira,
annientali e più non siano;
e sappiano che Dio domina in Giacobbe,
fino ai confini della terra.

«I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. E vuol dire: Uccidi questa, non loro. Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Ma c'è qualcosa che in loro devi uccidere per adempiere ciò che è detto prima: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Dunque, Disperdili e trascinali significa: Non li abbandonare, mentre li disperdi; poiché, non abbandonandoli, avrai ancora modo di agire in loro, dal momento che non li uccidi. Che cosa, dunque, ucciderai? I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Che cosa ucciderai in loro? Ucciderai il Crocifiggi, crocifiggi!, ucciderai ciò che hanno gridato, non coloro che hanno gridato»[247].
[15]Ritornano a sera e ringhiano come cani,
per la città si aggirano
[16]vagando in cerca di cibo;
latrano, se non possono saziarsi.
[17]Ma io canterò la tua potenza,
al mattino esalterò la tua grazia
perché sei stato mia difesa,
mio rifugio nel giorno del pericolo.
[18]O mia forza, a te voglio cantare,
poiché tu sei, o Dio, la mia difesa,
tu, o mio Dio, sei la mia misericordia.
«Mio soccorso, a te inneggerò, perché tu, Dio, sei il mio protettore. Che cosa sarei stato, se tu non mi avessi soccorso? … Niente è incurabile per un medico onnipotente. Egli non abbandona nessuno; ma è necessario che tu voglia essere curato; è necessario che tu non ti sottragga alla sua mano. Ma, anche se tu non volessi curarti, la tua ferita ti spingerebbe a farlo. Mentre sei lontano ti richiama e ti spinge, in certo modo, a tornare da lui e ti attira mentre cerchi di sfuggirgli»[248].
«Signore Onnipotente, ogni giorno, al mattino, celebriamo la tua potenza e la misericordia, e ti invochiamo come nostra forza; fa che, liberati dall’oscurità della tenebra, possiamo essere avvolti dalla tua luce»[249].

Salmo 59

Un oracolo promette la vittoria al popolo di Dio, che lo rianima da una profonda fiducia, in seguito ad una desolante sconfitta.

[3]Dio, tu ci hai respinti, ci hai dispersi;
ti sei sdegnato: ritorna a noi. [4]Hai scosso la terra, l'hai squarciata,
risana le sue fratture, perché crolla.
[5]Hai inflitto al tuo popolo dure prove,
ci hai fatto bere vino da vertigini.

Il salmista si lamenta con Dio che avrebbe maltrattato il suo popolo. «Non è conforme né all’ira né alla misericordia che una volontà di compassione sia associata ad una volontà di vendetta. Solo a dei padri che si adirano con bontà si addice che la loro collera sia piena di compassione verso i peccati dei figli, … la punizione severa del momento deve giovare alla salvezza dello spirito. Il Padre respinge e umilia i suoi in modo da averne compassione, anche quando si adira»[250].
[6]Hai dato un segnale ai tuoi fedeli
perché fuggissero lontano dagli archi.
 [7]Perché i tuoi amici siano liberati,
salvaci con la destra e a noi rispondi.
V. 6: versetto di difficile interpretazione.
 [8]Dio ha parlato nel suo tempio:
«Esulto e divido Sichem,
misuro la valle di Succot.
[9]Mio è Gàlaad, mio è Manasse,
Efraim è la difesa del mio capo,
Giuda lo scettro del mio comando.
[10]Moab è il bacino per lavarmi,
sull'Idumea getterò i miei sandali,
sulla Filistea canterò vittoria».
Un oracolo sacerdotale assicura che i regni ostili confinanti verranno conquistati. Nell’interpretazione cristiana, la promessa preannuncia la diffusione del Vangelo in ogni nazione, ma con metodi conformi allo stile di Gesù. I Padri attribuiscono un significato allegorico alle denominazioni delle varie popolazioni: «Tutti questi popoli appartengono alla Chiesa e questa santa madre Chiesa è magnificata e dilatata ovunque tra i popoli. Galaad significa cumulo di testimoni: non sono altro che i dottori e i maestri della Chiesa. In essi sono conservate le testimonianze presenti nell’uno e nell’altro Testamento e con quelle devono difendere se stessi e tutti gli altri fedeli. Manasse significa dimenticanza; questa riguarda particolarmente coloro che, inebriati dal calice dello Spirito Santo, dimenticano tutte le cose della terra e desiderano solamente quelle del cielo. In Efraim, che significa fruttifero, dobbiamo scorgere gli uomini che rendono al Signore il frutto dell’opera buona»[251].
[11]Chi mi condurrà alla città fortificata,
chi potrà guidarmi fino all'Idumea?
[12]Non forse tu, o Dio, che ci hai respinti,
e più non esci, o Dio, con le nostre schiere?
[13]Nell'oppressione vieni in nostro aiuto
perché vana è la salvezza dell'uomo.
[14]Con Dio noi faremo prodigi:
egli calpesterà i nostri nemici.
«Vana è la salvezza attesa dagli uomini, in quanto non ha alcun valore vivere questa vita senza la misericordia di Dio; se non sarà spesa per guadagnare l’eternità, l’esistenza sarà per noi fonte di miserie, non di vita. Spera perciò da Dio l'aiuto nelle afflizioni, perché vana è la salvezza degli uomini. Farà prodezze, una volta che l’avrà ricevuto. Quando tutti saremo stati liberati dalla legge del peccato, rimarremo invece nella giustizia di Dio, e il nostro combattimento non sarà contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti del male e i potenti del mondo, e Dio ucciderà satana con il solo soffio della sua bocca. Allora nel nostro corpo immortale non regnerà più il peccato che prima ci affliggeva, e la morte sarà assorbita dalla vita in un confronto vittorioso, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo»[252].

Salmo 60

Richiesta di protezione in un’ora di angoscia, accompagnata da una supplica per il re. «Invocazione della Chiesa che chiede di essere protetta sotto le ali di Cristo»[253].

[2]Ascolta, o Dio, il mio grido,
sii attento alla mia preghiera.

Il mio grido: «È la nostra voce, nostra in quanto voce di noi tutti, di quanti siamo sparsi sull'intera faccia della terra, da oriente ad occidente. Il salmista parla come fosse un uomo solo perché comprendiate bene che questa è la nostra voce. Non è però un uomo solo: è l'unità [della Chiesa] che parla come per bocca di un solo individuo. In Cristo, infatti, siamo tutti un solo uomo»[254].
 [3]Dai confini della terra io t'invoco;
mentre il mio cuore viene meno,
guidami su rupe inaccessibile.
«Prega dai confini della terra, perché invoca a favore di tutti gli uomini della terra». «Nel suo amore per gli uomini, ogni anima amica di Dio languisce ed è tormentata vedendo la moltitudine di quelli che si perdono. Sempre farà lutto per molti: Chi è debole che io non sia debole? Chi subisce scandalo senza che io arda? (2 Cor 11,29)»[255].
«La nostra vita in questo esilio non può essere senza prove, e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Quest'uomo che grida dai confini della terra è nell'angoscia ma non è abbandonato… Cristo prese da te e fece sua la tentazione, affinché per suo dono tu ne riportassi vittoria. Se in lui noi siamo tentati, in lui noi vinciamo il diavolo»[256].
LXX: Mentre nel cuore ero nell’angoscia, sulla roccia mi hai sollevato. «Attesta di essere stato esaudito subito, a riprova della promessa: Mentre ancora mi starai invocando, ti dirò: Eccomi, sono con te».
[4]Tu sei per me rifugio,
torre salda davanti all'avversario.

«Annuncia chi sarà il salvatore: sarà sollevato sulla Roccia. Siamo diventati più forti e superiori ai demoni grazie a Cristo». «La torre è dinanzi a te: ricordati di Cristo e sarai entrato nella torre»[257].
[5]Dimorerò nella tua tenda per sempre,
all'ombra delle tue ali troverò riparo;

«Non è in me stesso che confido, ma nella protezione delle tue ali. La Parola è solita chiamare in questo modo le potenze della provvidenza di Dio, dalle quali è protetto l’amico di Dio e per l’eternità qui vi dimora; al presente, tuttavia, gode già della sua Chiesa e dello splendore della sua casa»[258].
[6]perché tu, Dio, hai ascoltato i miei voti,
mi hai dato l'eredità di chi teme il tuo nome.
«A Israele, tramite Mosé, era stata promessa la terra da cui scorre latte e miele; ha invece lasciato a noi di cercare quale sia l’eredità data a quelli che lo temono… Il salmo 15 ci rivela in che cosa consista questa eredità: Il Signore è porzione della mia eredità e del mio calice: sei tu che mi restituisci la mia eredità. Ed è gloriosa per me la mia eredità»[259].
[7]Ai giorni del re aggiungi altri giorni,
per molte generazioni siano i suoi anni.
[8]Regni per sempre sotto gli occhi di Dio;
grazia e fedeltà lo custodiscano. [9]Allora canterò inni al tuo nome, sempre,
sciogliendo i miei voti giorno per giorno.
Aggiungerai giorni su giorni agli anni dei re. «Si riferisce al re di cui noi siamo le membra. Il re è Cristo, il nostro capo, il nostro re. Hai dato a lui giorni su giorni; non soltanto i giorni di questa vita che ha fine, ma giorni oltre questi giorni, senza fine. Questa generazione è quella paragonata alla luna, per il fatto che la luna nasce, cresce, e muore; così sono le generazioni mortali. L'altra generazione è quella per la quale saremo rigenerati nella resurrezione e nella quale resteremo in eterno insieme con Dio, quando non saremo più paragonati alla luna, ma saremo come dice il Signore: Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,43)»[260]. La regalità appartiene a Davide, a Cristo e a tutti i suoi discepoli: «Questa è l’eredità di ogni santo: la vita, l’incorruttibilità, il Regno e la dimora eterna di Dio. Non solo per Israele è stata promessa questa eredità, ma per tutti coloro che temono il nome di Dio… Cristo rimarrà in eterno al cospetto di Dio; una volta che tutti i redenti saranno stati assunti come cittadini del regno dei cieli e saranno coeredi dell’eternità, Egli li consegnerà a Dio Padre, come membra del Regno»[261].
«Dio, Consolatore misericordioso nelle ansietà, proteggi la tua famiglia dai tuoi nemici. Custodiscila [ora] come in una rocca, e possa [un giorno] abitare nella dimora eterna»[262].

Salmo 61

Atto di fiducia in Dio ed esortazione a confidare in Lui. «Preghiera di un penitente che sollecita la sua anima ad essere sottomessa a Dio e ammonisce gli erranti a confidare nel Signore più che nei beni passeggeri di questo mondo»[263].

[2]Solo in Dio riposa l'anima mia;
da lui la mia salvezza.
[3]Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.

La ricerca di Dio compiuta dal profeta «è partita dall’insegnamento incerto delle opinioni umane… Trovata la sede della fede non sarà più smosso, perché ha conosciuto il suo salvatore e il suo sostegno. Dopo che è stata annunziata l’eternità di tutto l’uomo, dopo che si sono manifestate l’assunzione e l’accoglienza da parte di Dio della nostra carne terrena, dopo che è stata accordata la remissione dei peccati e la nostra umanità assunta siede nei cieli alla destra di Dio, che cosa rimane ancora all’ignoranza e all’angoscia degli uomini?»[264].
LXX: Non è forse soggetta a Dio l’anima mia? «Sebbene tu sia molto scossa, o anima mia, e non possegga più la stabilità della vita virtuosa, rimani sottomessa al Signore. Egli ti difenderà e ti consoliderà affinché tu non sia più così instabile. Egli salverà chi è stato sconvolto da altri e lo libererà da ogni disegno iniquo»[265].
[4]Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme,
come muro cadente,
come recinto che crolla?

«Tutto quanto hanno sofferto i profeti, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, è stato ammucchiato sopra l'uomo, poiché erano membra di Cristo anche quelle che precedettero l'avvento dell'incarnazione di Cristo. Come si fa, infatti, a pensare che non sia stato tra le membra di Cristo uno che apparteneva alla città che ha Cristo per re?»[266]. «Si rivolge contro le potenze avversarie (i demoni), perchè assalgono l'uomo che è già inclinato al male; l’uomo che, a motivo della sua debolezza naturale, è simile ad una parete inclinata, prossima alla caduta, vicina a diventare un cumulo di macerie»[267].
[5]Tramano solo di precipitarlo dall'alto,
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
e maledicono nel loro cuore.
LXX: Hanno deciso di togliermi l’onore. Ho corso assetato. Con la bocca benedicevano,
e maledicevano nel loro cuore.
[6]Solo in Dio riposa l'anima mia,
da lui la mia speranza.
[7]Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
[8]In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.


[9]Confida sempre in lui, o popolo,
davanti a lui effondi il tuo cuore,
nostro rifugio è Dio.

«Nessuna cosa occulta, nessun segreto si deve conservare nel cuore, quando si professa la fede in Dio. Dobbiamo effondere davanti a lui ogni sentimento, così da non avere fiducia in noi stessi, ma essere aiutati da lui, dinanzi al quale ci apriamo in pieno, come si fa per il peccato. Dobbiamo sciogliere davanti a lui i nostri cuori con lacrime e pianti… L’effusione dell’anima sta nel versare lacrime, perché con esse si deve pregare Colui che solo è aiuto fedele»[268].
[10]Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini,
insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio. [11]Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
[12]Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia;
[13]secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.
«L'ingiustizia è vana, l'ingiustizia non è niente; potente è solo la giustizia. La verità può essere per qualche tempo tenuta nascosta, non può essere vinta. Non sperate nell'ingiustizia e non bramate rapine. Tu non sei ricco; e vorresti per questo rubare? Che cosa trovi? Che cosa perdi? Trovi il denaro, ma perdi la giustizia! Vedi le cose che rubi; ma non vedi di chi tu stesso divieni preda? Non sai che il nemico va attorno come leone ruggente cercando chi ghermire? La preda che vorresti rubare è una trappola: tu la prendi e vi resti preso. Desidera Dio, che ci dona ogni cosa con abbondanza perché ne godiamo»[269].
«Assoggetta a te, Signore, le nostre anime poiché Tu sei la vera pazienza affinché, rinunciando alle ricchezze insicure e disprezzando ogni vanità terrena, seguiamo te»[270].

Salmo 62

Il fedele riafferma la sua unione con Dio e si mostra certo di superare le grandi difficoltà della vita. «La Chiesa, desidera sperimentare la potenza del Signore; rende grazie a Lui, perché, per la sua protezione, scampa alle tempeste di questo mondo»[271].

[2]O Dio, tu sei il mio Dio,
«Si rivolge al Dio di tutti ma lo invoca come fosse [soltanto] il suo Dio»[272]. «L’ho chiamato mio Dio, perché non mi trascina il desiderio di nessuna delle realtà terrestri»[273].
all'aurora ti cerco,

Il verbo ebraico allude all’aurora (‘ascahareka). «L’uomo interessato a rendere grazie a Dio e a conoscerlo, fa coincidere l’inizio del giorno con l’inizio della preghiera»[274]. I Padri latini hanno pensato alla veglia (ad te vigilo): «Brutta cosa è il sonno dell'anima! Tanto brutta quanto bello è il sonno del corpo, con il quale si ristora la salute. Sonno dell'anima è dimenticare Dio; e ogni anima che dimentica il suo Dio dorme»[275].
di te ha sete l'anima mia,

«La preghiera non è fatta tanto di parole, quanto di sentimento»[276]. «Chiunque vuole ottenere qualcosa, brucia dal desiderio... Osservate quanti desideri vi siano nel cuore degli uomini: uno desidera molto denaro, un altro una casa grande, una moglie, onori terreni... Tutti gli uomini ardono dal desiderio; ma quanto è difficile trovare uno che dica: Di te l'anima mia ha avuto sete!»[277]. «Gli angeli non provano la sete che proviamo noi, non provano la fame che noi conosciamo, ma sono sazi di verità, di luce, di sapienza immortale. Per questo sono beati. Dalla loro sede beata, verso la quale noi ora siamo incamminati, essi attendono noi esuli. Hanno compassione di noi, e per ordine del Signore ci aiutano a tornare a quella patria che abbiamo con essi in comune, perché possiamo saziarci insieme con loro, alla fonte di verità e di eternità»[278].
a te anela la mia carne,

«Anche il suo corpo era proteso a Dio, in quanto reso casto e purificato dal suo dedicarsi a Dio»[279]. «Come alla nostra anima è promessa la beatitudine, così alla carne nostra è promessa la resurrezione»[280].
LXX: quante volte (posaplôs) di te la mia carne. «Il desiderio di te, o Signore, mi impedisce di continuare a dormire e mi muove al tuo culto. Quanto [vuole] te la mia carne! Quest'ultima espressione è stata interpretata da Teodozione nel senso di in quanti modi; Aquila la traduce: [la mia anima] è tutta intenta; Simmaco: brama. Ho riportato le tre versioni per far notare come il termine non venga mai scomposto in due parti, in modo da separare pos da aplôs [quam da multipliciter]. La preghiera, allora, si esprime con un termine unitario che indica un desiderio molto intenso. La carne si pone in sintonia con il  sentimento d'amore dell'animo e non contrasta la sua brama. Il salmista vuole dire: con la mia anima e il mio corpo desidero e ho sete di te, come bramo dissetarmi con acqua dolcissima e limpidissima»[281].
Se il cristiano «ha bisogno di pane, di acqua… deve chiedere tutto questo a Dio e non ai demoni o agli idoli o a non so quale potere di questo mondo. Vi sono infatti alcuni i quali, quando soffrono la fame (dico della fame fisica), abbandonano Dio e pregano Mercurio... Coloro invece che hanno davvero sete di Dio, debbono sentirla sempre e dovunque, nell'anima e nella carne, poiché Dio, come dà all'anima il suo pane, cioè, la parola della verità, così dà anche alla carne ciò che le è necessario: poiché Dio ha fatto sia l'anima, che il corpo»[282].
come terra deserta,
arida, senz'acqua.

Il salmista si sente come una terra arida bisognosa di pioggia (come terra…), oppure allude alla sua attuale dimora nel deserto (in una terra arida…). «Come una capagna che non avesse ricevuto l’acqua consueta potrebbe dire di averne sete… Con queste parole può anche designare il deserto stesso nel quale aveva dovuto stabilirsi, fuggendo da Saul. Trovandosi qui, lontano dall’arca di Dio e dalla tenda-santuario, ne desiderava la vista»[283].
[3]Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.

La lontananza dal santuario, non ha impedito al salmista di incontrare Dio: «La solitudine del deserto non mi ha procurato alcun danno ma, come se mi trovassi all’interno del santuario, ti ho offerto la mia lode. Mi sono posto davanti a te, contemplando la tua potenza ineffabile. Nessun ti comprende, ma può conoscerti contemplandoti nelle tue creature. [Il cristiano, che proviene dal paganesimo, dica a sua volta: mi sono presentato a te nel santuario, in questo tempio dove Tu [Signore] ti sacrifichi, in un sacrificio incruento, dove ti distribuisci senza diminuire nella tua ricchezza, dove ti doni in cibo, senza esaurirti]»[284].
[4]Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
«È un grande dono l’essere nati ma poiché la nostra vita è piena di ansietà e sofferenze, dobbiamo sperare di più nella misericordia di Dio che nella nostra vita; per la legge del peccato, la morte fa seguito alla vita, ma la vita ristabilirà l’eternità a partire dalla morte»[285]. «Preferisco vivere nella tua grazia e contare sulla tua misericordia, piuttosto che avere una vita da ricco e da potente, svuotata dalle preoccupazioni e corrosa da mille affari, schiavo della gola e delle comodità, e apro la mia bocca alla tua lode»[286]. «Molte sono le vite umane, ma Dio promette una sola vita; non ce la dona per i nostri meriti, ma per la sua misericordia. Che cosa infatti abbiamo noi compiuto di bene, da meritarla? Se è giusto che il peccatore venga punito, fu un tratto della sua misericordia non punire il peccatore ma giustificarlo: fare del peccatore un giusto. La misericordia di lui è migliore delle vite. Di quali vite? Di quelle che gli uomini si sono scelte. Diverse sono le vite, ma la tua misericordia è migliore di esse. Migliore è ciò che tu dài a chi s'è ravveduto, che non quello che scelgono per sé i malvagi. Tu doni una sola vita, che però è da preferirsi a tutte le nostre vite, quali che siano quelle che noi possiamo scegliere in questo mondo»[287].
[5]Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.

«Cristo levò le mani e offrì per noi se stesso in sacrificio a Dio, e per mezzo di tale sacrificio sono stati cancellati tutti i nostri peccati. Pensa che le stesse mani che innalzi a Dio per ottenere ciò che vuoi, devi impiegarle nel compiere opere buone, affinché non si vergognino quando si dovranno sollevare a Dio»[288].
 [6]Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

«Ritengo che la possibilità di lodarti sia per l’anima un solido nutrimento, un cibo ricco e gustoso. La meditazione delle tue parole offre una soddisfazione che non viene meno e un vero piacere»[289]. «Dio ama chi dona con gioia (2 Cor 9,7). L'anima pingue, come potrebbe esserlo se non fosse saziata dal Signore? Se qui è così pingue, quanto più non lo sarà nel secolo futuro, quando Dio stesso ci nutrirà?»[290].
[7]Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
[8]a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
«Il salmista si preoccupa soltanto di piacere a Dio. Di Lui soltanto si ricorda a letto, a Lui pensa al mattino prolungando il ricordo della notte. Dio è il suo aiuto ed egli esulta all’ombra delle sue ali»[291]. «Se tu non mi proteggessi, dato che sono un pulcino, il falco mi rapirebbe. …Senza la protezione di Dio, non sei nulla. Cerchiamo di restare sempre sotto la sua protezione: se rimaniamo sempre piccoli sotto di lui, saremo veramente grandi in lui»[292].
[9]A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

«La forza dell’amore fa sì che ci sentiamo uniti a coloro che amiamo, anche se assenti; il luogo o il tempo non porteranno via un affetto radicato. Il profeta è stretto a Dio, e le lusinghe del mondo o i vizi del corpo non potranno sottrargli l’amore verso di lui, perché chi si stringe a Dio, è un solo spirito con lui (1 Cor 6,17)»[293]. «Non posso, neppure per poco, distogliere la mia mente dal tuo ricordo. Infuocato da incantesimo che mi ha reso febbricitante, mi attacco a te nel mio desiderio, e, nel ricordati, mi incollo a te. Dopo aver manifestato il suo sentimento, ci fa conoscere il risultato del suo ardore: la tua destra mi ha sostenuto; vedendo che mi trovavo in questo stato, hai pensato che fosse giusto venire in mio aiuto»[294].
[10]Ma quelli che attentano alla mia vita
scenderanno nel profondo della terra,
[11]saranno dati in potere alla spada,
diverranno preda di sciacalli.

«Hanno cercato l'anima mia per rovinarmi. Con quale risultato? Non sarebbero certo riusciti a sottrarmi il glutine col quale l'anima mia è unita a te. Ebbene, per quel glutine e per la tua potentissima destra, invano hanno cercato l'anima mia. Queste parole potrebbero essere riferite a tutti coloro che in passato, in varie epoche, hanno perseguitato la Chiesa, come pure a quelli che lo vorrebbero fare oggi. Scenderanno nel più profondo della terra. Che cos'è il più profondo della terra? Sono le terrene cupidigie. È meglio camminare da vivi sopra la terra, che sprofondare sotto terra per il desiderio. Chiunque infatti con il rischio di perdersi desidera le cose terrene è sotto la terra. Avendo preferito a se stesso la terra, ha come posto la terra sopra di sé, e se stesso sotto la terra[295].
[12]Il re gioirà in Dio,
si glorierà chi giura per lui,
perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.
«Il profeta mostra la letizia di Cristo che spesso ha esultato di gioia davanri al Padre per la salvezza degli uomini»[296].
«O Dio, Luce di vita eterna, illumina con il tuo eterno splendore i fedeli che fin dal mattino vigilano per te; le nostre labbra ti lodino, la nostra vita sia un rendimento di grazie, la nostra preghiera mattutina ti glorifichi»[297].

Salmo 63

Invocazione a Dio perché sconvolga il disegno dei malvagi. «Nel salmo Cristo parla della sua passione»[298].

[2]Ascolta, Dio, la voce, del mio lamento,
dal terrore del nemico preserva la mia vita.
[3]Proteggimi dalla congiura degli empi
dal tumulto dei malvagi.
Il salmista non chiede di essere senza nemici ma che la sua anima sia liberata dal timore del nemico: «che la sua anima sia custodita senza tremore, senza paura né timore. Rimanendo nella tranquillità potrà dire, come Paolo: in tutto siamo tribolati, ma non angustiati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non rovinati»[299].
[4]Affilano la loro lingua come spada,
scagliano come frecce parole amare
[5]per colpire di nascosto l'innocente;
lo colpiscono di sorpresa e non hanno timore.
[6]Si ostinano nel fare il male,
si accordano per nascondere tranelli;
dicono: «Chi li potrà vedere?».
[7]Meditano iniquità, attuano le loro trame:
un baratro è l'uomo e il suo cuore un abisso.
La malvagità si manifesta come falsità difesa con ostinazione. «Siamo posti infatti tra le più spaventose tempeste del mondo e le più gravi empietà del genere umano contro Dio. La nostra professione di fede in lui, autentica e vera, ora è derisa dalla filosofìa, ora è aggredita dagli eretici, ora condannata dall'inclinazione all'avarizia, ora turbata dall'attaccamento all'ambizione. Il nostro spirito non è capace di dissimulare, tollerare, evitare, rintuzzare tutto ciò, se non è istruito da Dio... Mentre incombono i pericoli ricordati prima, dai quali sono messe alla prova la nostra fede e la nostra speranza, si eleva una preghiera a colui che solo può portarvi rimedio».
 [8]Ma Dio li colpisce con le sue frecce:
all'improvviso essi sono feriti,
[9]la loro stessa lingua li farà cadere;
chiunque, al vederli, scuoterà il capo.
[10]Allora tutti saranno presi da timore,
annunzieranno le opere di Dio
e capiranno ciò che egli ha fatto.  [11]Il giusto gioirà nel Signore
e riporrà in lui la sua speranza,
i retti di cuore ne trarranno gloria.
«Chi sono i retti di cuore? Sono coloro i quali, qualunque cosa soffrano in questa vita, non l'attribuiscono a una mancanza di senno in Dio ma alla sua Provvidenza che vuol medicarli. Non presumono della propria giustizia, tanto da credere ingiuste le pene che soffrono né tacciano d'ingiustizia lo stesso Dio che non fa soffrire di più coloro che hanno commesso più peccati… Lasciati curare. Sa il suo mestiere colui che conosce la tua ferita. … Non è forse questo che ha voluto insegnarti il tuo Signore, della cui passione or ora parlavamo? Ascolta la sua voce: Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu, o Padre»[300].
Dio, Difesa sicura dei tuoi fedeli, proteggi la tua Chiesa dalla congiura dei malfattori che cercano di aggredirla in modo nascosto; fa che, mantenendosi fedele alla verità, partecipi alla gioia perenne dei giusti [301].

Salmo 64

Salmo di ringraziamento per i benefici ricevuti da Dio nel culto e nei doni della natura lungo il corso dell’anno. «Il popolo liberato dal peccato, chiede che la sua preghiera venga esaudita e celebra Dio, esaltando i molteplici modi in cui manifesta la sua potenza»[302].

Alcune versioni, riportano questo titolo: Cantico di Geremia e di Ezechiele e del popolo condannato all’esilio, in partenza per l’esilio[303]. Teodoreto contesta l’autenticità del titolo e pensa che il salmo, caso mai, possa risalire al momento in cui Israele si trovava deportato a Babilonia[304].
Agostino si serve del titolo per parlare di due città, Gerusalemme o Babilonia, che segnalano due forme di vita opposte: «A queste due città danno origine due amori: l'amore di Dio è all'origine di Gerusalemme; l'amore del mondo a quella di Babilonia. Chieda dunque ciascuno a se stesso che cosa ami e vedrà di quale città è cittadino. Se scoprirà di essere cittadino di Babilonia, estirpi la cupidigia e faccia fiorire la carità; se invece scoprirà di essere cittadino di Gerusalemme, sopporti la prigionia e speri nella libertà»[305].
[2]A te si deve lode, o Dio, in Sion;
a te si sciolga il voto in Gerusalemme.

[Nella nuova versione: per te il silenzio è lode. ] Cantare in terra d’esilio non è come celebrare a Gerusalemme, il luogo deputato per il culto: «Soltanto quanti sono nella Chiesa di Dio, avendo appreso dal Salvatore stesso l’inno che conviene, esprimono al Padre una lode degna della divinità»[306]. Chi vive in questo mondo (di cui è simbolo Babilonia) può estraniersi da esso e collocarsi a Gerusalemme con il cuore, vivere una comunione profonda con Dio: «…sono in Babilonia con la carne ma non vi sono con il cuore. La mia voce, pertanto, non si leva da Babilonia, perché non canto con la carne, ma con il cuore. Anche i cittadini di Babilonia odono le mie labbra emettere dei suoni, ma il canto del cuore lo ode soltanto il fondatore di Gerusalemme»[307].
[3]A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale.

Apertura universalistica: Dio è per ogni uomo, «non soltanto la sola nazione dei giudei, ma ogni carne, ogni stirpe umana…»[308]. «Annuncia la chiamata di tutte le nazioni, secondo la profezia di Gioele: Effonderò il mio spirito sopra ogni carne» (Gl 3,1)[309].
 [4]Pesano su di noi le nostre colpe,
ma tu perdoni i nostri peccati.
LXX: Parole di iniquità hanno pesato su di noi. «Tu, però, Signore non ci hai disprezzati, ci hai inviato quella Propiziazione [Cristo], grazie alla quale ti sei riconciliato con noi: Dio lo ha stabilito  come propiziazione mediante la fede, nel suo sangue… (Rm 3,25)»[310].
[5]Beato chi hai scelto perché ti stia vicino,
abiterà nei tuoi atrii.
 Ci sazieremo dei beni della tua casa,
LXX: Beato chi hai scelto e preso con te. Essere chiamati da Dio e abitare nei suoi atri significa godere della comunione con Lui e ricevere i suoi beni, in cielo ma anche già sulla terra: «Atri del Signore sono le dimore del cielo, delle quali è detto nel Vangelo: Presso il Padre mio ci sono molte dimore (Gv 14,2). Ma se casa di Dio è la sua Chiesa a buon diritto essi dicono: Beato chi ha già conseguito l’elezione [in cielo]… ma già da qui amiamo godere i beni della tua casa, cioè i divini discorsi e i carismi del santo Spirito»[311].

 […ci sazieremo] della santità del tuo tempio.
[6]Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,
speranza dei confini della terra
e dei mari lontani.
«Tempio celeste, veramente degno di Dio, in cui contemplare la dimora del Dio dell’universo, è il suo Verbo Unigenito, nel quale si è compiaciuto di far abitare la pienezza della divinità (Col 1,19; 2,9)»[312]. Secondo Atanasio (seguendo 1 Cor 3,17), il tempio è la stessa comunità cristiana[313].
La speranza dei confini della terra
e dei mari lontani evoca la promessa fatta a Giacobbe: dalla sua discendenza sarebbe provenuto un Re che sarebbe stato la speranza per tutti gli uomini (Cf. Gn 49,10)[314].
[7]Tu rendi saldi i monti con la tua forza,
cinto di potenza.
[8]Tu fai tacere il fragore del mare,
il fragore dei suoi flutti,
tu plachi il tumulto dei popoli.

Dio, dando ordine alla massa caotica delle acque, prima nel momento della creazione e poi lungo la storia (il tumulto dei popoli), offre di continuo al suo popolo un luogo vivibile: «Chi, osservando le insurrezioni contro le Chiese, le persecuzioni, le minaccie, chi non chiamerebbe questi monti innalzati, mare davvero burrascoso, e non direbbe rombo di marosi, le bestemmie degli empi? Tutto ciò il Salvatore di tutti i confini della terra, con la sua forza, sa sempre umiliarlo con un solo cenno»[315].
LXX: Tu sconvolgi la profondità del mare; chi può resistere al rumore dei suoi flutti? La versione greca non parla di un Dio pacificatore ma della potenza di Dio che può scuotere e dominare la massa delle acque. «Sconvolgi il mare quando vuoi renderlo agitato e di nuovo lo riporti alla bonaccia, al punto tale che da esso non si avverte più alcun suono. Compi tutto questo con la tua forza grandiosa, che supera ogni comprensione»[316].
[9]Gli abitanti degli estremi confini
stupiscono davanti ai tuoi prodigi:
di gioia fai gridare la terra,
le soglie dell'oriente e dell'occidente.
Gli uomini colgono con stupore i benefici della natura e vedono in essi un segno della divinità. Uno stupore ancora maggiore venne suscitato nel mondo dal Vangelo, dalla predicazione di Gesù e da quella degli apostoli. «Gli uomini, presi da timore vedendo i miracoli compiuti dagli apostoli, abbandonaro l’antico errore, conobbero il vero Dio, gli offrirono un canto gioioso di riconoscenza, all’alba e al tramonto»[317].
LXX: le uscire del mattino e della sera le colmerai di gioia.
[10]Tu visiti la terra e la disseti:
la ricolmi delle sue ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu fai crescere il frumento per gli uomini.

I doni offerti da Dio sono i beni della terra ma anche i doni dello Spirito: «In che modo ha arricchito la terra, colmandola di frutti abbondanti? Ce lo spiega: il fiume di Dio si è riempito d’acque. Ha donato agli uomini il proprio fiume, lo Spirito Santo che scaturisce dalla sorgente che è in te (cf. Gv 4,14 e 7,38)»[318].
Così prepari la terra:
[11]Ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge
e benedici i suoi germogli.

«Solchi dell’anima sono i suoi pensieri più profondi e quella segreta potenza della coscienza, voltata e rivoltata dalla Parola di Dio. Gli uomini che hanno ricevuto i semi celesti, producono frutti rigogliosi. Se vedi persone che nella Chiesa progrediscono in Cristo, comprenderà la grandezza dei doni promessi in questo testo profetico»[319].
[12]Coroni l'anno con i tuoi benefici,
al tuo passaggio stilla l'abbondanza. [13]Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.
[14]I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di grano;
tutto canta e grida di gioia.
Secondo il comune sentire dei Padri, ora il salmista celebra la provvidenza divina ma soprattutto l’abbondanza dei doni dello Spirito elargiti alla Chiesa.
«Alle genti non era stata inviata alcuna parola di Dio: al solo popolo di Israele avevano predicato i profeti. Venne il Signore; e in mezzo allo stesso popolo dei giudei ci fu del grano, persone che credettero»[320].
«Dio, speranza dei confini della terra, ascolta la preghiera accorata della tua famiglia; arricchiscila con i doni dello Spirito Paraclito quando, alternando al canto acclamazioni di gioia, celebra la tua lode e così potrà produrre frutti abbondanti»[321].

SALMO 65

Lode a Dio e ringraziamento per il soccorso ottenuto nelle tribolazioni. «Voce della Chiesa che esorta tutti gli uomini a godere della resurrezione del Signore»[322].

Acclamate a Dio da tutta la terra,
[2]cantate alla gloria del suo nome,
date a lui splendida lode.

«Alalagmos - tradotto in latino con grida d’acclamaziome gioiosa – indica il grido di un esercito in battaglia o che proclama il successo della vittoria. Nel combattimento di questa vita, siamo invitati da Dio a giubilare con voce d’esultanza. Chiunque è fuori della Chiesa, ascolti la voce del popolo in preghiera»[323]. «Lo Spirito Santo cantava e salmeggiava con grande gioia, mediante il profeta che l’aveva accolto dentro di sé… È ben giusto che ci venga comandato di acclamare a Dio con le nostre preghiere, e di cooperare alla vittoria del nostro re con gemiti ineffabili»[324].
[3]Dite a Dio: «Stupende sono le tue opere!
Per la grandezza della tua potenza
a te si piegano i tuoi nemici.
[4]A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
«Lo Spirito profetico ordina a tutti noi di considerare con ogni attenzione le opere di Dio, e di fissarvi il pensiero, in modo che le grandi opere della sua sapienza ci riempiano di timore e stupore»[325]. «Dobbiamo proclamarlo come il Dio di tutte le opere del mondo… Alcuni pensano che esse avrebbero avuto inizio per caso, altri che sarebbero esistite per sempre. Così sono del parere che l’universo stesso sia una divinità; o nel senso che esso sia sorto per virtù propria quando ha voluto, oppure, privo com’è di inizio, sia anche privo di uno che lo domini con la sua volontà… Tutta la nostra stirpe, adori e inneggi all’Altissimo»[326].
[5]Venite e vedete le opere di Dio,
mirabile nel suo agire sugli uomini.
[6]Egli cambiò il mare in terra ferma,
passarono a piedi il fiume;
per questo in lui esultiamo di gioia.

Il versetto menziona il passaggio del mar Rosso. «Dio stesso caccerà i vostri egiziani spirituali, cioè i maligni demoni che un tempo tiranneggiavano le vostre anime. Se il mare degli uomini gonfia i suoi flutti contro di voi, fatevi coraggio, perché avete l’esempio ben chiaro del mare mutato in terraferma»[327].
[7]Con la sua forza domina in eterno,
il suo occhio scruta le nazioni;
i ribelli non rialzino la fronte.
«Lo capirai ascoltando il Salvatore che dice: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18)[328].
[8]Benedite, popoli, il nostro Dio,
fate risuonare la sua lode;
[9]è lui che salvò la nostra vita
e non lasciò vacillare i nostri passi.
«Non elevate inni e lodi a Dio solo per le sue opere di un tempo, ma anche per i benefici fatti proprio a noi che ora parliamo»[329].
[10]Dio, tu ci hai messi alla prova;
ci hai passati al crogiuolo, come l'argento.
[11]Ci hai fatti cadere in un agguato,
hai messo un peso ai nostri fianchi.
[12]Hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste;
ci hai fatto passare per il fuoco e l'acqua,
ma poi ci hai dato sollievo.
«Gli uomini di Dio, mediante le prove e le persecuzioni che sorgono contro di loro, sono purificati da ciò che hanno di estraneo nella loro anima, derivato dalla mescolanza con l’elemento carnale. Non era tuo volere che fossimo aggrediti in tal modo, Tu però hai permesso che ciò accadesse»[330]. Il fuoco è la passione dell’ira e l’acqua la sottomissione ai piaceri scomposti: «Quelli che passano attraverso il fuoco di un'ira ardente o attraverso l'acqua dell'impeto del piacere e del desiderio, non vengono trattenuti da queste passioni, ma trovano il riposo»[331].
[13]Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti,
[14]i voti pronunziati dalle mie labbra,
promessi nel momento dell'angoscia.
[15]Ti offrirò pingui olocausti
con fragranza di montoni,
immolerò a te buoi e capri.
«Offrono a Dio, come sacrificio, l’olocausto di se stessi, con il quale hanno dato testimonianza, pieni di fiducia nelle suppliche che avevano rivolto a lui»[332].
[16]Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
[17]A lui ho rivolto il mio grido,
la mia lingua cantò la sua lode.
[18]Se nel mio cuore avessi cercato il male,
il Signore non mi avrebbe ascoltato.
[19]Ma Dio ha ascoltato,
si è fatto attento alla voce della mia preghiera.[20]Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.
[17] «Parla di un grido interiore, che non cessa di prorompere, emesso da un cuore infiammato»[333]. «Ci sono grida dell’anima che non si emettono con la lingua, ma che si levano verso Dio con indicibile potenza. Non solo ci davamo a preghiere, suppliche e invocazioni a Dio, ma a fatti ci distoglievamo da ogni iniquità. Se avessimo avuto pensieri del genere, non saremmo stati esauditi»[334]. [18] «Se nel corso della preghiera, mentre chiedevo il dono della libertà e del rimpatrio [dall’esilio], avessi pensato di fare qualcosa di male, in seguito al mio ritorno, non avrei certo ottenuto il dono della benevolenza divina»[335]. «La preghiera è chiaramente legata alla misericordia, poiché prego per ottenere la misericordia di Dio»[336].
«Infondi nel nostro cuore il desiderio di celebrare la gloria del tuo Nome, Signore e concedi a noi, di sfuggire a tutti i pericoli della vita, come ad un incendio; condotti da te, giungeremo al riposo eterno»[337].

Salmo 66

Richiesta di benedizione. «Il profeta chiede di ricevere la benedizione insieme a tutti i fedeli e dichiara che deve essere onorato il Signore che governa i popoli con rettitudine»[338].

[2]Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
[3]perché si conosca sulla terra la tua via,
fra tutte le genti la tua salvezza. [4]Ti lodino i popoli, Dio,
ti lodino i popoli tutti.

«La prima richiesta, invoca la misericordia divina e poi la sua benedizione, che consiste nell’essere illuminati dalla luce del suo volto: l’uomo, infatti, non può vederlo se non viene avvolto dal fulgore del suo stesso splendore»[339]. «Illumina il tuo volto su di noi, affinché, ricolmi della luce del tuo volto, trasmettiamo luce a tutti gli uomini. Se non possediamo tutto ciò, in nessun modo siamo in grado di realizzare un’impresa tanto grande»[340].
Nella Bibbia benedire significa anche rendere capaci di fecondità. «Ma noi, sapendo che c’è anche una prole dell’anima e che i discepoli sono figli dei maestri, preghiamo per poter ottenere tale benedizione»[341].
  [5]Esultino le genti e si rallegrino,
perché giudichi i popoli con giustizia,
governi le nazioni sulla terra.
«Hanno verificato che nessuno viene trascurato o dimenticato: Tu giudichi tutti, pronunzi sentenze di giustizia, convertendo alla verità gli erranti e correggendo quanti vi resistono»[342].
[6]Ti lodino i popoli, Dio,
ti lodino i popoli tutti.
«Lo Spirito Santo insiste a ripetere le stesse parole, come godendo della comune salvezza di tutti gli uomini. Per questo ricomincia una seconda e una terza volta, e non vuole lasciare questo evangelico canto di salvezza»[343].

[7]La terra ha dato il suo frutto.

«Gli uomini, che provengono dalla terra, non ignorano più Dio, il Signore di tutti. Dopo che Egli si mostrò nel mondo e abitò tra di loro, come insegna il Profeta (Baruc 3,38), essi hanno trovato la via della sapienza ed ora sono in grado di offrirgli il frutto gradevole della loro devozione»[344].
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
[8]ci benedica Dio
e lo temano tutti i confini della terra.
«Dio moltiplichi le sue benedizioni. Il primo frutto della terra maturò a Gerusalemme. Lì ebbe origine la Chiesa: ivi discese lo Spirito Santo e ricolmò i santi riuniti insieme. Pieni di timore, accogliendo la pioggia divina, diedero nella confessione un frutto talmente grande, che mettevano in comune ogni loro proprietà per distribuirne ai poveri. Grande frutto fu raccolto in quel luogo! Solo quella terra doveva dare il suo frutto? Ci benedica Dio, il nostro Dio; ci benedica Dio! Ci benedica ancora!»[345].
«Fa risplendere, Signore, il tuo volto su di noi ed effondi la tua misericordia con una larga benedizione»[346].

Salmo 67

Un solenne ringraziamento (2-17) precede il trionfale ingresso nel tempio (18 ss). «Il profeta preannuncia la venuta di Cristo; dichiara che l’arroganza dei suoi nemici deve essere umiliata; celebra poi l’ascensione al cielo del Signore»[347].

Alcuni versetti appaiono oscuri e di difficile interpretazione.
[2]Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.

Il popolo inizia il rito di ringraziamento con il grido con cui, un tempo, accompagnava l’Arca nel deserto ed invoca la salvezza dai nemici. «È tempo che Tu sorga, Signore, per procurare agli uomini la salvezza»[348]. Ci sono uomini che vogliono essere nemici di Dio e lo odiano ma «Dio non è nemico di nessuno; quelli che s’allontanano da lui, si costituiscono da se stessi suoi nemici, attirando su di sé la rovina»[349]. «Fuggono perché hanno timore, non perché riescano a nascondersi; e fuggono non dal volto di chi non vedono ma da quel volto che sono costretti a vedere»[350].
[3]Come si disperde il fumo, tu li disperdi;
come fonde la cera di fronte al fuoco,
periscano gli empi davanti a Dio.
[4]I giusti invece si rallegrino,
esultino davanti a Dio
e cantino di gioia. [5]Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
spianate la strada a chi cavalca le nubi:
«Signore» è il suo nome,
gioite davanti a lui.
I malvagi, al manifestarsi dell’azione di Dio, si dileguano e svaniscono poiché la malizia non resiste alla forza luminosa di Dio e della verità. Davanti a Gesù, si dispersero anche i demoni: «Fondendo come cera di fronte al fuoco, gridavano: Lasciaci! Che c’è tra noi e te, Figlio di Dio? (Mt 8,29). Gli invisibili raggi della sua divinità, infatti, si presentavano ai demoni come tormenti e dolori»[351]. «Si allude forse a coloro la cui ostinazione si scioglie nelle lacrime della penitenza, tuttavia con tali parole si può intendere anche la minaccia del futuro giudizio»[352].

 [6]Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
[7]Ai derelitti Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri;
solo i ribelli abbandona in arida terra.
 [8]Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,
quando camminavi per il deserto,
[9]la terra tremò, stillarono i cieli
davanti al Dio del Sinai,
davanti a Dio, il Dio di Israele.

Dio dispiega la sua grande forza soprattutto nel soccorrere i miseri e l’evento tipico è stato la liberazione d’Israele dalla schiavitù in Egitto.
[6] A rappresentare i poveri, amati da Dio, sono soprattutto orfani e vedove: «Con orfani e con vedove (cioè con coloro che sono privi di appoggi e di speranze terrene) il Signore costruisce per sé il tempio». «Spesso gli orfani sono stati allevati e istruiti meglio che da parte dei genitori e sono anche diventati uomini insigni. Anche donne, provate dalla sventura della vedovanza, hanno avuto vita serena e dedita a Dio. Dio, più di qualunque padre si occupa dei figli ed è per le vedove, soccorso e vindice»[353].
[7] Menzione della liberazione dall’Egitto, operata per i derelitti. Essa pteannuncia una liberazione ancora più significativa, quella dal peccato e dalla morte: «Ha sciolto dalle catene i prigionieri del diavolo, dando loro la remissione dei peccati. Ha anche risuscitato con sé quanti erano prigionieri della morte dai tempi antichi»[354]. «Chiama prigionieri gli uomini che erano avvinti in modo stretto dai loro peccati. Anuncia che li avrebbe liberati e resi forti. Tra questi ci furono Matteo, Giacomo d’Alfeo, Zaccheo: liberati dalle catene dei loro peccati, combatterono con grande energia il diavolo che li aveva sconfitti. Il Signore rese forti gli uomini un tempo vinti: Non solo! A quelli che erano coperti da un cumulo di malvagità e che mandavano cattivo odore come se si trovassero in un sepolcro, ossia nel corpo in cui abitavano, anche a loro donò la salvezza insieme agli altri»[355].
[8-9] Rievocazione dei prodigi dell’Esodo: «La terra si scuoteva per la gioia mentre i cieli stillavano. Stillavano il cibo provveduto in modo miracoloso ai viandanti nel deserto e le parole divine che sono un cibo per le anime…[356]
[10]Pioggia abbondante riversavi, o Dio,
rinvigorivi la tua eredità esausta.
[11] E il tuo popolo abitò il paese
che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.
LXX: pioggia volontaria. È «la stessa grazia, nel senso che essa è data gratuitamente senza essere stata preceduta da alcun merito acquistato con le opere. Perché, se è grazia, non deriva dalle opere: altrimenti la grazia non sarebbe più grazia». «È la parola evangelica»[357]. «Chiama pioggia l'elargizione dell'insegnamento; la denomina volontaria perchè richiede la libera scelta. Nessuno viene irrigato per costrizione; soltanto chi aderisce per convinzione, gode della grazia»[358].
«L'eredità viene definita esausta. È stata resa debole dalla violenza dei malvagi. Il Signore ha detto a Paolo: Ti basta la mia grazia; la mia forza si manifesta pienamente  nella debolezza (2 Cor 12,2). Tu, Signore,  rafforzi e rinvigorisci i lottatori quando vengono aggrediti»[359].
LXX aggiunge: Il Signore ha dato la parola a coloro che avangelizzano.  Gli evangelizzatori «erano semplici pescatori, pubblicani e calzolai ma furono scelti per istruire filosofi e retori, quanti erano orgogliosi della loro abilità dialettica. Dice che, avendo attinto da là [dal Signore] la vasta portata della loro dottrina, offrono a tutti la possibilità di essere irrigati»[360].
Il testo  del vv. 12-14 è  corrotto e costringe a differenti ipotesi interpretative: [12]Il Signore annunzia una notizia,
le messaggere di vittoria sono grande schiera
[13]«Fuggono i re, fuggono gli eserciti. Nel campo, presso la casa, ci si divide la preda (oppure: colei che dimora in casa divide le spoglie).
[14] Non restate a dormire nei recinti! (oppure: Mentre voi dormite tra gli ovili)
splendono d'argento le ali della colomba,
le sue piume di riflessi d'oro».
[15]Quando disperdeva i re l'Onnipotente,
nevicava sullo Zalmon.

Viene annunciata una vittoria strepitosa. La colomba splendente è forse Israele stesso (cf Os 7,11) che si arricchisce del bottino degli sconfitti. I nemici sbaragliati sono paragonati a fiocchi di neve che scendono sui monti, in dispersione.
La LXX offre una versione congetturale di ardua comprensione: «Il re delle schiere è del diletto, e il diletto divide il bottino per la bellezza della casa. Se dormirete tra le sorti, le ali della colomba saranno argentate e il suo dorso scintillante d’oro. Mentre il Celeste distribuirà i re sulla sua eredità, splenderanno come neve sul Salmon».
 [16]Monte di Dio, il monte di Basan,
monte dalle alte cime, il monte di Basan. [17]Perché invidiate, o monti dalle alte cime,
il monte che Dio ha scelto a sua dimora?
Il Signore lo abiterà per sempre.

Il monte di Basan, luogo della battaglia, è l’Hermon. Gli alti monti sono stati scartati a vantaggio di un piccolo monte, il Sion, dove Dio dimora nel tempio. Egli ama glorificarsi negli uomini e nelle cose umili.
LXX: Il monte di Dio è monte fertile, molto ricco, monte fertile! Il monte molto ricco rappresenta Cristo: «Cristo è il solo nel quale Dio si è compiaciuto di abitare, e nel quale il Padre dimorerà nei secoli senza fine. Non è ammesso paragonarlo ad altri. Il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre. Si è compiaciuto di far abitare in lui la pienezza della divinità (Col 1,19). Per l’eternità il Padre dimora nel Figlio»[361].
«Paolo, uno di questi monti, uno che svetta di molto sugli altri, dopo aver detto che aveva lavorato più di tutti i suoi coapostoli, precisa: Non io, però, ma la grazia di Dio con me. Nessuno osi paragonare quel monte che è il più bello tra tutti i figli degli uomini, [ossia il Cristo] ai monti che sono gli stessi figli degli uomini (poiché non sono mancati coloro che lo identificavano con Giovanni Battista, con Elia oppure Geremia o uno degli altri profeti)»[362].
[18] I carri di Dio sono migliaia e migliaia:
il Signore è tra loro, sul Sinai, nel santuario.

Inizia la descrizione della processione trionfale al tempio: Dio, scortato dalle schiere celesti, entra nel santuario, seguito dai prigionieri catturati. Ora il Sinai, il monte della rivelazione, si è come trasferito a Sion, il colle del tempio e in esso il Signore continua a manifestarsi come liberatore.
LXX: Il carro di Dio è composto di miriadi, miglia di uomini festanti. Il Signore è in mezzo a loro, sul Sinai, nel santuario. «Dio ha potenze che lo servono e gli rendono culto: Miriadi di miriadi lo servivano e migliaia di migliaia stavano al suo cospetto (Dn 7,10)»[363]. «Con questa parola si è voluto insomma significare una moltitudine sterminata di santi e di fedeli, i quali, portando Dio, son divenuti in qualche modo il cocchio di Dio. Incorporandosi in questa, moltitudine e governandola, Cristo la conduce al fine, come un suo cocchio diretto a qualche meta»[364].
[19]Sei salito in alto conducendo prigionieri,
hai ricevuto uomini in tributo:
anche i ribelli abiteranno
presso il Signore Dio.
[LXX. Salendo in alto, hai condotto schiava la stessa schiavitù; hai ricevuto doni per l’uomo, anche se erano ribelli: vi porrai [in essi] la tua dimora. I Padri vedono preannunciata in questa salita l’ascensione di Gesù presso il Padre. «Non sarebbe salito se prima non fosse disceso. Colui che è disceso, è lo stesso che è asceso al di sopra di tutti per riempire il tutto (Ef 4,10). Ha anche ricevuto doni tra gli uomini, doni che gli venivano dal Padre: gli uomini ricevuti in eredità con i quali ha costituito la Chiesa»[365]. Paolo [citando questo versetto] non dice che il Signore ha ricevuto doni ma che è stato lui stesso a profonderli. «In realtà è vero l’uno e l’altro. Dopo aver ricevuto la fede da coloro che si avvicinavano a Lui, diede loro la sua grazia»[366]. Anche se erano ribelli… : «Non hai guardato alla loro malvagità inveterata. Hai visto che erano ribelli ma hai continuato lo stesso a beneficarli, fino a renderli un luogo della tua abitazione»[367].
[20]Benedetto il Signore sempre;
ha cura di noi il Dio della salvezza.
[21]Il nostro Dio è un Dio che salva;
il Signore Dio libera dalla morte.
[22]Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici,
la testa altèra (oppure: la testa dai lunghi capelli) di chi percorre la via del delitto.
[20] LXX: Benedetto il Signore, benedetto il Signore di giorno in giorno; ci condurrà a buon fine il Dio della salvezza. «Il Signore merita di essere lodato in continuità perché ha agito con grande bontà. L’autore della nostra salvezza, per noi oggi aprirà una strada affinché non rischiamo di perdere i benefici che ci ha elargiti»[368].
[21] Nella liberazione dalla morte, I Padri scorgono una menzione alla discesa di Gesù agli inferi e alla liberazione degli antichi Padri. «Solo lui che è un Dio che salva ha trovato le vie d’uscita per sfuggire alla morte… Lui che ha aperto le uscite della morte schiaccia la testa ai suoi nemici che prima erano passati sopra le teste degli uomini e le avevano calpestate con i piedi»[369].
[22] Significato controverso: Dio cattura i nemici afferrandoli per i capelli (?). «Dio schiaccerà la testa dei suoi nemici: la testa chiomata di coloro che camminano nei loro delitti, cioè di coloro che si inorgogliscono e vanno superbi delle loro colpe, mentre dovrebbero umiliarsene e dire: Signore, sii benigno con me che sono peccatore. Ma il Signore schiaccerà loro la testa, perché chi si esalta sarà umiliato»[370].
[23]Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare,
li farò tornare dagli abissi del mare,
[24]perché il tuo piede si bagni nel sangue,
e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici».
[23] Dio fa tornare dai luoghi più lontani, dalle regioni remote e dagli abissi. «Osserva quali grandi imprese abbia compiuto il Signore! Fa tornare da Basan e dagli abissi del mare le anime che un tempo erano là sprofondate»[371].
[24] Immagini crude per evidenziare la disfatta ignominiosa dei nemici.
[25]Appare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.
[26]Precedono i cantori, seguono ultimi i citaredi,
in mezzo le fanciulle che battono cèmbali.
[27]«Benedite Dio nelle vostre assemblee,
benedite il Signore, voi della stirpe di Israele».
[28]Ecco, Beniamino, un piccolo che
guida i capi di Giuda, la loro schiera,
i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.
Nel corteo è rappresentato tutto Israele festante, anche se vengono menzionate soltanto due tribù del Nord (Zabulon e Neftali) e due del Sud (Giuda e Beniamino).
Paolo, discendente dalla tribù di Beniamino, ha incarnato la figura dell’avo qui chiamato un piccolo poiché Egli stesso ha dichiarato: sono l’ultimo degli apostoli[372].
[29]Dispiega, Dio, la tua potenza,
conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.
[30]Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
a te i re porteranno doni.
[31]Minaccia la belva dei canneti,
il branco dei tori con i vitelli dei popoli:
si prostrino portando verghe d'argento;
disperdi i popoli che amano la guerra.
[32]Verranno i grandi dall'Egitto,
l'Etiopia tenderà le mani a Dio.
Il popolo chiede di essere liberato anche nel futuro: gli sconfitti dovranno portare i tributi al tempio. Le belve sono un’immagine dei nemici ostili e pericolosi..
«Prega chiedendo che vengano tolti gli impedimenti perché la Parola possa correre senza ostacoli. Già vedeva le persecuzioni che sarebbero sorte contro l’annuncio evangelico e vedeva le belve spirituali dalle quali pregava di essere liberato»[373].
L’Etiopia tenderà le mani a Dio… Tutti i popoli riconosceranno il Signore, anche i più lontani (come l’Etiopia). L’etiope, di cui fanno menzione gli Atti degli apostoli (At 8,1-10 rappresenta un annuncio della conversione di tutte le altre genti[374]. «Dio è forse Dio soltanto dei giudei? Non lo è forse anche delle genti? Pertanto l'Etiopia, che sembra essere la più remota fra le genti, è giustificata dalla fede, senza le opere della legge. Non ha infatti opere della legge di cui gloriarsi sì da poter essere giustificata. E neppure antepone alla fede i propri meriti, ma con la fede previene le sue opere»[375].
[33]Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore;
[34]egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni,
ecco, tuona con voce potente. [35] Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà su Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
[36]Terribile sei, Dio, dal tuo santuario;
il Dio d'Israele dà forza e vigore al suo popolo,
sia benedetto Dio.
[33] Tuona con voce potente: da questo è possibile definire la maestà di colui che era nel principio presso Dio, il Dio Verbo: la sua voce non è come quella degli altri uomini[376]. «Colui che come agnello è stato senza voce dinanzi al tosatore, ecco, darà la sua voce: non la voce della debolezza, come di colui che deve essere giudicato, ma la voce della potenza, come di chi giudicherà… Perché dite che ogni speranza è vana, o infedeli? Perché il servo malvagio seguita a brontolare tra sé: Il mio Signore tarda a venire? Ecco, emetterà la sua voce, una voce di potenza»[377].
[36] Egli rende il suo popolo santo capace di dire: tutto posso in Colui che mi da la forza (Fil 4,13)[378]. «Dio benedetto, darà forza al suo popolo che ora è fragile e debole. Abbiamo infatti questo tesoro in vasi di argilla. Allora invece, quando si sarà compiuta anche la gloriosa trasformazione dei nostri corpi, egli darà potenza e forza al suo popolo. Egli stesso dunque darà a noi quella virtù che ha già dato alla sua carne e che l'Apostolo chiama: la potenza della sua resurrezione e la fortezza con la quale verrà distrutta quella nemica che è la morte. Così abbiamo finalmente terminato con l'aiuto di Dio questo salmo assai lungo e difficile a comprendersi. Benedetto Iddio! Amen»[379].
«Signore onnipotente, tu offri ai giusti un banchetto spirituale per comunicare loro la tua gioia: concedi al tuo gregge di comprendere il valore salvifico della tua morte e di saperti glorificare come Vincitore, seduto alla destra del Padre»[380].

Salmo 68

Supplica di un fedele che si sente alienato da Dio e dalla comunità. «Cristo chiede a Dio Padre di essere salvato e che la speranza dei fedeli, riposta nella sua risurrezione, non sia delusa[381].

 [2]Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
[3]Affondo nel fango e non ho sostegno;
sono caduto in acque profonde
e l'onda mi travolge.
Il salmista paragona la sua situazione di pericolo a quella di chi rischia d’annegare, a causa soprattutto dell’ostilità accanita degli avversari.
«Chiamandole acque, [Gesù] insegna, che le tentazioni e le insidie contro di lui sono penetrate fino alla sua anima»[382]. Per testimoniare queste sue sofferenze interiori, Eusebio cita i detti: «Ora l’anima mia è turbata (Gv 12,27)»; «Triste è l’anima mia fino alla morte (Mt 26,38)». Ricorda la vicenda del profeta Giona gettato in mare e la sua invocazione nel ventre del pesce (Gn 2,6ss). «Le profondità del mare indicano le regioni della morte, dalle quali soltanto il nostro Signore e Salvatore, dopo esservi disceso, è ritornato. Nel salmo precedente si diceva: del Signore Dio sono le uscite dalla morte… li farò tornare dalle profondità del mare»[383].
[4]Sono sfinito dal gridare,
riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio.

«Anche questo lo vediamo compiuto nel Vangelo secondo Giovanni quando si dice che Gesù, stando in piedi, gridava dicendo: Chi ha sete, venga a me e beva». [384] «Se uno considera che da allora fino adesso, per tutta la terra abitata, nelle sue Chiese Egli grida, esortando ad accorrere alla sua bevanda vivificante, e richiamando quanti erano morti per i peccati che conducono alla morte. Questa espressione indica l’assiduità del suo gridare: non ha smesso dopo aver gridato una volta sola, ma, mediante i suoi discepoli, sempre grida e si rivolge a gran voce alle anime di tutti»[385].
I miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio… «Si serve come immagine di quando alcuni aspettano che ritorni una persona importante che se n’è andata e continuano a guardare in strada. Mi sento sempre più stanco mentre attendo il tuo aiuto»[386].
 [5]Più numerosi dei capelli del mio capo
sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano:
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?
«Accettò la croce come se avesse commesso qualche delitto e prega per ciò che a lui era stato imputato in modo ingiusto»[387].
[6]Dio, tu conosci la mia stoltezza
e le mie colpe non ti sono nascoste.
[7]Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti;
per me non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele.
«Dichiara di essere il più folle fra gli uomini e di non aver saggezza d’uomo e tuttavia ha appreso da Dio stesso la sapienza spirituale e ha conosciuto la scienza dei santi»[388]. I Padri, nell’attribuire a Cristo queste espressioni, trascendono il senso immediato ed interpretano in questo modo: Egli possiede la follia di Dio che si contrappone alla sapienza umana. «I sapienti di questo mondo calunniano il mio insegnamento, lo respingono come folle e stolto a motivo della croce ignominiosa. Ti supplico e ti prego, o Padre, di custodire nella fermezza quanti credono in me, perché non restino confusi»[389].
Le colpe di Gesù sono in realtà le nostre che Egli ha preso su di sé: «Ha lavato i nostri peccati, e per noi è divenuto maledizione. Queste colpe le ho prese su di me a favore degli uomini»[390].
 [8]Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
[9]sono un estraneo per i miei fratelli,
un forestiero per i figli di mia madre.
Dato che i giudei, a motivo della novità del suo insegnamento, conideravano Gesù «uno straniero, Egli deceva loro: Perché non capite il mio linguaggio? Perché non potete ascoltare la mia parola? Lo trattavano da straniero anche quando lo rimproveravano: Non diciamo bene che sei un samaritano e che hai un demonio? È dunque in questo senso che è divenuto straniero ed estraneo per i figli di sua madre»[391].
[10]Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.

«Gesù, con tutta franchezza, aveva rimproverato quelli che facevano della casa del Padre una casa di mercato. Per questo gli tendevano insidie. L’evangelista aggiunge: i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi ha divorato (Gv 2,13-17)». [392]
[11]Mi sono estenuato nel digiuno
ed è stata per me un'infamia. [12]Ho indossato come vestito un sacco
e sono diventato il loro scherno.
 [13]Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,
gli ubriachi mi dileggiavano.
«Facendo un tale raffronto Cristo dice di aver digiunato, perché aveva una fame davvero grande della fede degli uomini, eppure non poteva trovarla… Per sacco s’intendono la tristezza e le lacrime, come quando il Signore, turbato al vedere la fragilità umana, pianse»[393].
[14]Ma io innalzo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.
[15]Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici
e dalle acque profonde.
[16]Non mi sommergano i flutti delle acque
e il vortice non mi travolga,
l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.
Il salmista chiede che Dio che l’esaudisca, a motivo della sua misericordia[394].
Gesù poi, con la sua missione ha inaugurato il tempo decisivo della benevolenza del Padre: «Il tempo della benevolenza è quello in cui, grazie alla sua incarnazione, ha liberato dalla morte incombente il mondo che versava in pericolo. Ne parla anche san Paolo: Ecco ora il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza (2 Cor 6,2). È il tempo che ha superato tutti i secoli, il tempo in cui ha rinvigorito il mondo che cadeva… Spiega il motivo di questo intervento: se non ci fosse stata la grandezza della misericordia, non avremmo potuto essere redenti noi che eravamo schiavi»[395].
[17]Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
[18]Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.
«Per la tua bontà, non per il mio merito»[396]. «Ricorda spesso questa tenerezza perché sa che essa è l’avvocato dei miseri e, davanti ad essa, svaniscono tutti i peccati, anche se molto numerosi»[397]. Cristo «supplica che il Padre si volga a lui e non distolga da lui il suo volto, affinché, come grande arbitro, valuti la lotta che sostiene»[398].
[19]Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.
[20]Tu conosci la mia infamia,
la mia vergogna e il mio disonore;
davanti a te sono tutti i miei nemici.
[21]L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.
Ho atteso compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
[22]Hanno messo nel mio cibo veleno
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.
«Tutto questo è accaduto alla lettera, e il Vangelo ce lo narra. Dobbiamo quindi intendere che lì si realizzava ciò che era stato predetto tanto tempo prima nel nostro testo ….Aveva preso un cibo soave, quando aveva mangiato la Pasqua insieme con i suoi discepoli, e in esso aveva mostrato il sacramento del suo corpo. In questo cibo così soave, chi è che introduce il fiele se non i contraddittori del Vangelo, come un tempo i persecutori di Cristo? Peccarono meno i giudei crocifiggendolo mentre camminava in terra, di quanto non pecchino adesso coloro che lo disprezzano mentre egli siede in cielo. Ciò che fecero allora i giudei quando gli porsero da bere quell'amara bevanda, aggiungendola al cibo che egli già aveva ricevuto, la stessa cosa fanno ora coloro che, vivendo male, seminano scandali nella Chiesa»[399].
 [23]La loro tavola sia per essi un laccio,
una insidia i loro banchetti.
[24]Si offuschino i loro occhi, non vedano;
sfibra per sempre i loro fianchi. [25]Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
[26]La loro casa sia desolata,
senza abitanti la loro tenda;
[27]perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.
[28]Imputa loro colpa su colpa
e non ottengano la tua giustizia.
[29]Siano cancellati dal libro dei viventi
e tra i giusti non siano iscritti.
Il salmista invoca l’applicazione della legge del taglione contro i suoi nemici: «A causa di tutte queste violenze, implora una giusta sentenza e chiede che i persecutori subiscano essi stessi quanto hanno fatto contro gli altri»[400].
I Padri non li interpretano come una richiesta ma come una previsione dolorosa di quanto sarebbe accaduto, soprattutto ai persecutori di Gesù[401]. «Le parole: Al loro cospetto diventi una trappola non sono un desiderio che così accada ma una profezia del futuro. Non lo dice augurandosi che le cose si verifichino ma constatando che purtroppo si verificheranno. È, questa, una distinzione che noi vi abbiamo spesso sottolineata e di cui voi dovete ricordarvi, affinché ciò che il profeta presagisce ed annunzia mosso dallo Spirito di Dio non sembri imprecazione d'un animo iroso e maldisposto»[402].
 [30]Io sono infelice e sofferente;
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

«[Cristo] soffriva per quelli che si perdevano. Proprio perché soffriva, esclamava: O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? (Mt 17,17)»[403].
«Io sono povero e sofferente. È tutto intero il suo corpo che dice queste parole. Il corpo di Cristo, in questa terra, è povero e sofferente. Siano pur ricchi i cristiani; è un fatto che, se sono cristiani, sono poveri. A paragone delle ricchezze celesti nelle quali sperano, stimano sabbia ogni ricchezza terrena»[404].
[31]Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie,
[32]che il Signore gradirà più dei tori,
più dei giovenchi con corna e unghie.
«Caprai questo rendimento di grazie con cui il Figlio magnifica il Padre, ricordando ai misteri del Nuovo Testamento [all’Eucaristia], con i quali, per tutta la terra, la Chiesa offre a Dio il rendimento di grazie, come è stata istruita a fare»… Se i giudei vanno fieri dei sacrifici [d’animali], sappiano che sono molto meglio, e a Dio più graditi, il mio rendimento di grazie e la mia lode»[405].
[33]Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
[34]poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
[35]A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.
«Il Signore ha infatti esaudito i poveri; e non ha disprezzato i suoi in ceppi. Offeso dai servi, li ha ridotti in ceppi; ma, quando gridavano dalle loro catene, non li ha disprezzati. Quali sono queste catene? La condizione mortale, la corruttibilità della carne, ecco le catene con le quali siamo legati. Quando gli uomini vogliono essere ricchi cercano degli stracci per avvolgere le catene»[406].
[36]Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.

«Perché Dio salverà Sion. Non cessa di restaurare la sua Chiesa; incorpora al suo Unigenito le genti fedeli; non priva del premio promesso coloro che credono in lui. Dio salverà Sion e saranno ricostruite le città di Giudea. Si riferisce alle chiese. Nessuno dica: Quando si verificherà questa restaurazione delle città di Giudea? Se tu volessi davvero riconoscere questa restaurazione ed essere pietra viva, tanto da far parte di essa! Anche ora vengono costruite le città della Giudea. Giuda infatti significa confessione; e con la confessione dell'umiltà si ricostruiscono le città della Giudea: dalle quali restano fuori i superbi che si vergognano di confessare»[407].
[37]La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
«Qual è dunque la discendenza dei suoi servi? Forse tu dirai: Sono i giudei nati da Abramo; e noi, che non siamo nati da Abramo, come possederemo questa città? Ma non sono certo discendenti di Abramo quei giudei ai quali diceva il Signore: Se siete figli di Abramo, fate ciò che faceva Abramo. Discendenti dei suoi servi sono quindi gli imitatori della fede dei suoi servi»[408].
«Signore d’immensa bontà, vieni in nostro soccorso e salvaci in verità; estratti dal fango del peccato, possiamo essere iscritti, proprio da te, nel libro della vita»[409].

Salmo 69

Supplica di chi si trova in estremo pericolo. «Voce dei martiri e dei confessori che chiedono di essere liberati dalle insidie dei persecutori»[410].

[2]Vieni a salvarmi, o Dio,
vieni presto, Signore, in mio aiuto.

«Quanto più sei grande, tanto più umiliati e davanti al Signore troverai grazia! (Sir 3,18). Con sentimenti d’umiltà, facendosi piccolo e guardando alla grande ricchezza della bontà di Dio, il re Davide definisce se stesso povero e misero. Come se a nulla gli giovassero né la ricchezza, né il regno; né la giustizia che aveva raggiunto, chiedeva l’aiuto che viene da Dio solo»[411].
«Cristo invoca il Padre a favore del genere umano e gli chiede che venga a soccorerlo»[412].
«In questo salmo risuona la voce di persone sofferenti; anche la voce dei martiri… Non resta più nessuno, ormai, che osi insultare apertamente i cristiani; e tuttavia soffriamo ancora. Ci sono ancora i nemici dei martiri; e, poiché non possono perseguitarli con le parole e con la spada, li perseguitano con i loro cattivi costumi. E volesse il cielo che avessimo a rammaricarci solo dei pagani! Purtroppo, invece, ci tocca vedere, anche fra coloro che portano sulla loro fronte il segno di Cristo, gente che sulla stessa fronte porta il marchio della propria dissolutezza... Tra tutte queste cose noi gemiamo, ed esse costituiscono la nostra persecuzione, sempre che ci sia in noi la carità che dice: Chi si ammala, e io non mi ammalo? Chi è scandalizzato, e io non brucio?»[413].
 [3]Siano confusi e arrossiscano
quanti attentano alla mia vita.
Retrocedano e siano svergognati
quanti vogliono la mia rovina.
[4]Per la vergogna si volgano indietro
quelli che mi deridono.

«Quanto è opportuna questa preghiera! Il salmista non chiede di essere protetto dagli uomini che insiadono le sue ricchezze o i suoi beni ma da quelli che insidiano la sua anima, dai demoni e dai suoi collaboratori, gli uomini iniqui»[414]. «Cristo, vedendo insorgere quelli che insidiavano il suo insegnamento e il grande corpo della sua Chiesa, eleva in profezia questa preghiera, per scongiurare il male che sarebbe venuto dagli avversari e per insegnare alla sua Chiesa come bisogna pregare»[415].
[5]Gioia e allegrezza grande
per quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Dio è grande»
quelli che amano la tua salvezza.

«Si rallegrino coloro che ti cercano. Non avranno, dunque, da rallegrarsi coloro che cercano se medesimi, coloro che tu per primo hai cercati, prima che essi cercassero te. Quella pecora non cercava ancora il pastore; se ne era andata dal gregge. E il pastore scese a lei, la cercò e la riportò a casa sulle sue spalle. O pecora, tu ora lo cerchi. E potrà non curarsi di te, lui che per primo ti ha cercata, quando tu lo disprezzavi e non lo cercavi? Comincia, finalmente, a cercare colui che per primo ti ha cercata e ti ha riportata sulle sue spalle»[416].
 [6]Ma io sono povero e infelice,
vieni presto, mio Dio;
tu sei mio aiuto e mio salvatore;
Signore, non tardare.
«È proprio di chi si trova in pericolo considerare tardivo anche il soccorso che viene dato con  estrema prontezza. Dio, però, agisce sempre come deve e a suo tempo. Siamo noi che consideriamo lento l’intervento a cui aspiriamo con desiderio intenso»[417]. «Il Signore può compiere infinitamente di più di quanto noi possiamo chiedere e comprendere»[418].
«Dio eterno, soccorso che non viene mai meno, affrettati ad aiutare il tuo popolo che ti supplica e fa che, superato l’assalto del male, veniamo rinforzati sempre dalla tua solidarietà»[419].

Salmo 70

Preghiera di un anziano, fiducioso in Dio, che invoca il suo aiuto in un momento di grave difficoltà. «Voce dei fedeli che chiedono di essere liberati dalla malizia di uomini malvagi per poter, in seguito, rendere grazie al Signore con un fervore ancora più intenso»[420].

«Conviene unire questo salmo a quelli che lo precedono, perché ha molta affinità con quelli[421].
[1]In te mi rifugio, Signore,
ch'io non resti confuso in eterno.

«Queste espressioni si possono interpretare sia come dette dal Salvatore, sia da parte di ogni giusto. Contengono un insegnamento che ci istruisce a coltivare buone disposizioni, mettendo tutto al secondo posto, e fondando nel Signore soltanto tutte le nostre speranze. Quanti, invece, fondano le loro speranze nelle ricchezze, o in cariche mondane, o nella familiarità con i principi e nella loro protezione, o in qualche altra cosa mortale e peritura, si espongono alla confusione» [422].
[2]Liberami, difendimi per la tua giustizia,
porgimi ascolto e salvami.
«Difendimi per la tua giustizia. Nella tua giustizia, non nella mia. Qual è mai infatti la mia giustizia? Ho cominciato con la colpa e, se sono giusto, lo sono per la tua giustizia. Sono giusto per la giustizia che tu mi hai data: la quale, se è mia, non cessa d'essere tua, in quanto da te è stata data a me»[423].
[3]Sii per me rupe di difesa,
baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.
[4]Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio,
dalle mani dell'iniquo e dell'oppressore.
«Il coro degli apostoli sapendo che Dio aveva annunciato che si sarebbe manifestato come un muro di fuoco tutto all'intorno, a protezione dei credenti, gli chiede di compiere la promessa. Egli è la roccia sopra la quale abbiamo poggiato la costruzione ed è anche la cerchia muraria che ci abbraccia affinché non veniamo offesi dall'assalto del male[424]». «Perché mai fuggivi da Dio, o Adamo…? Perché avevi paura della presenza del Signore vicino al quale eri solito allietarti? Te ne eri allontanato ed eri perduto. Da allora sei prigioniero; ed ecco ti si viene a trovare; non sei abbandonato. … Ecco, Dio stesso è divenuto il luogo del tuo rifugio, egli che prima ti incuteva timore. Un luogo difeso - dice - sii tu per me, affinché io possa salvarmi. Non sarò salvo se non in te. Se tu non sarai il mio riposo, la mia malattia non potrà essere guarita»[425].
 [5]Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
[6]Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;
a te la mia lode senza fine.

Il versetto può presentare un significato collettivo e riferirsi alla nascita e alla giovinezza del popolo: «Chiama giorno natalizio e parto il momento dell’uscita dall’Egitto»[426].
Significato personale: «Se la potenza di Dio non vigilasse e custodisse ciò che è portato in grembo, questi non potrebbe strutturarsi, nè rimanere in vita»[427]. «L’aver sperato in Dio fin dalla giovinezza, lo si può dire anche di Davide. Quando pascolava le pecore, con fede e speranza in Dio affrontava leoni ed orsi per salvare le pecore; pur essendo ragazzo, cacciava via da Saul lo spirito cattivo… Per chiunque Dio abbia degnato della sua elezione fin dalla giovinezza, vale la stessa dichiarazione»[428].
[7]Sono parso a molti quasi un prodigio:
eri tu il mio rifugio sicuro.
Senso collettivo: dopo i prodigi dell’Esodo, il Signore ha continuato a manifestare nella vicenda d’Israele altri segni della sua azione: «Dopo quel glorioso inizio, ho vissuto molteplici vicissitudini al punto da apparire come una manifestazione prodigiosa e come un segno»[429].
Senso personale: «Un fedele diventa un prodigio in questo mondo, quando segue cose diverse da quelle che ama la massa dei peccatori. Come potrebbe non essere visto come un prodigio colui il quale si comporta contro l’opinione dei più?[430]».
[8]Della tua lode è piena la mia bocca,
della tua gloria, tutto il giorno.
[9]Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.
«Ti prego affinché, fino all’ultima ora della mia vita, la mia bocca si riempia della tua lode e si riempia al punto che non vi sia più spazio per pronunciare qualcosa di diverso o per conversare con gli uomini… Che io non faccia altro sino alla morte, se non aver la mia bocca ricolma della tua lode»[431]. «Che significa: Tutto il giorno? Senza interruzione. Nelle prosperità, perché mi consoli; nelle avversità, perché mi correggi. Prima che io fossi, perché tu mi hai fatto; ora che sono, perché mi hai salvato. Dopo aver peccato perché mi hai perdonato; una volta convertito perché mi hai aiutato; e quando avrò perseverato perché mi avrai incoronato»[432].
La vecchiaia, per il popolo d’Israele, corrisponde all’epoca dell’esilio[433].
[10]Contro di me parlano i miei nemici,
coloro che mi spiano congiurano insieme:
[11]«Dio lo ha abbandonato,
inseguitelo, prendetelo,
perché non ha chi lo liberi». [12]O Dio, non stare lontano:
Dio mio, vieni presto ad aiutarmi.
[13]Siano confusi e annientati quanti mi accusano,
siano coperti d'infamia e di vergogna
quanti cercano la mia sventura.
I nemici del salmista lo aggrediscono con violenza perché sono convinti che egli sia privo dell’aiuto di Dio, anzi lo considerano forse castigato da lui. Proprio perché si trova nell’angustia, l’orante insiste nella speranza in Dio e nella supplica, fino ad anticipare il ringraziamento.
«Tutto questo è stato detto di Cristo…. Come sarebbe stato catturato, se essi per primi nel loro cuore non avessero detto: Dio lo ha abbandonato? Tuttavia, fratelli, con un riferimento più accessibile, possiamo pensare che tutte queste parole vengano pronunziate dalle membra di Cristo, e sentire in esse la nostra stessa voce. Egli infatti ha potuto pronunciarle in quanto era nostro rappresentante: non quindi per la sua potenza e maestà, ma per quello che era diventato per noi; non come nostro creatore, ma come partecipe della nostra umanità»[434].
 [14]Io, invece, non cesso di sperare,
moltiplicherò le tue lodi.
[15]La mia bocca annunzierà la tua giustizia,
proclamerà sempre la tua salvezza,
che non so misurare.
[16]Dirò le meraviglie del Signore,
ricorderò che tu solo sei giusto.
«Ho ricevuto un'infinità di benefici ma, poiché sono solo un uomo, non posso corrispondere degnamente. Chiedo che la tua sapienza colmi di lode la mia bocca e soltanto, allora, riuscirò, sia pure con fatica, celebrare la tua gloria»[435]. «La giustizia del Padre è l'Unigenito. Secondo l'insegnamento dell'apostolo, noi siamo diventati giusti per mezzo di Lui»[436].

[17]Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza
e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.
[18]E ora, nella vecchiaia e nella canizie,
Dio, non abbandonarmi,
finché io annunzi la tua potenza,
a tutte le generazioni le tue meraviglie. [19]La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo,
tu hai fatto cose grandi:
chi è come te, o Dio?
Significato collettivo: il salmista guarda a tutta la storia d’Israele. «Cristo prega per la sua Chiesa, perché non sia respinta nel prolungarsi del suo permanere sulla terra; se le venisse meno la forza, non avvenga che essa sia abbandonata»[437].
Significato personale: «Per vecchiaia intende dire debolezza. Chiede allora: Non permettere Signore che talora mi trovi in stato di debolezza! In altre parole chiede di non perdere la speranza in Cristo, perché è Lui la nostra forza. Non abbandonarsi quando declinano le mie forze. Se mi accadrà di cadere in peccato, perché sono un uomo, Signore, non abbandonarmi a causa del mio peccato, ma chiamami a te, dal momento che sei Buono»[438].

[20]Mi hai fatto provare molte angosce e sventure:
mi darai ancora vita,
mi farai risalire dagli abissi della terra,
[21]accrescerai la mia grandezza
e tornerai a consolarmi.
Il salmista ritiene che la liberazione, ottenuta contro le previsioni degli avversari, sia come un ritorno in vita. Un esempio concreto è il ritorno dall’esilio, visto dal profeta Ezechiele come una risalità dalla morte (Ez 38,12). A sua volta, Gesù ha sperimentata una risalita dagli inferi[439]. «Dio Padre ha accresciuto la grandezza del suo Unigenito, facendogli vedere tante e cattive tribolazioni. Come un arbitro di una gara esercita il suo atleta mettendolo contro molti, per mostrare meglio il suo valore, allo stesso modo anche il Padre, per rendere manifesta a tutti la magnificenza del suo Figlio, lo ha circondato di molte e cattive tribolazioni»[440].
 [22]Allora ti renderò grazie sull'arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio;
ti canterò sulla cetra, o santo d'Israele.
[23]Cantando le tue lodi, esulteranno le mie labbra
e la mia vita, che tu hai riscattato.
[24]Anche la mia lingua tutto il giorno
proclamerà la tua giustizia,
quando saranno confusi e umiliati
quelli che cercano la mia rovina
Il salmista prevede e celebra il ritorno dall’esilio[441]. Si attesta il grande valore della lode espressa dai fedeli: «Le moltitudini che per tutta la terra, con una sola sinfonia e armonia, inneggiano al Dio che tutto trascende, sono migliori di un salterio materiale e tramite di oro, il Figlio dichiara di salmeggiare Lui stesso al Padre… Le sue labbra e la sua lingua che medita la giustizia del Padre, sono quelli che nella sua Chiesa si sono consacrati ad applicarsi alle divine Scritture»[442].
«Re di infinita grandezza, che siedi sopra il trono più alto, tu non vuoi che i fedeli che sperano in te rimangano delusi per sempre e coperti di vergogna. Riempi le nostra labbra della tua lode e rendici costanti in questo esercizio poiché sei Tu che ispiri ogni sentimento retto»[443].

Salmo 71

Invocazione per il re, vicario di Dio in terra. «Il profeta preannuncia la venuta di Cristo ed afferma che tutti i re dovranno adorarlo perché ha redento l’umanità dal dominio del diavolo»[444].

Dio, dà al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;

Il salmista, chiede che il re, per prima cosa, facendo prevalere la giustizia e reprimendo ogni prepotenza, venga in soccorso degli oppressi (1-4).
«Secondo il costume delle Scritture, si ripete lo stesso concetto. Infatti le parole il tuo giudizio, le ripete con espressione alquanto diversa: la tua giustizia. E parimenti il termine al re è ripetuto con al figlio del re»[445].
«O Dio dà al re il tuo giudizio, cioè al tuo Unigenito Verbo. Hai stabilito che Egli si mostrasse sulla terra perché regnasse anche sulla terra e non soltanto nei cieli»[446]. «La giustizia del Padre è data dunque al Figlio del re, che procede dal seme di Davide secondo la carne…»[447]. «La causa dell’incarnazione del Verbo consisteva nel giudicare l’arroganza di Satana. Prima di essere crocifisso Cristo disse: Ora si compie il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo viene cacciato (Gv 12,31)»[448].
[2]regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.
«Secondo la nota abitudine biblica di ripetere i concetti, il tuo popolo, viene ripetuto dopo con i tuoi poveri. Il popolo di Dio deve essere povero, cioè non superbo ma umile. Beati i poveri di spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Di questa povertà fu povero il beato Giobbe; e ciò anche prima di perdere le sue grandi ricchezze terrene. … ci sono alcuni che abbastanza facilmente distribuiscono tutte le loro ricchezze ai poveri, ma poi non sono altrettanto disposti a divenire essi stessi poveri di Dio. Credono di avere risorse loro proprie e si gloriano come se non le avessero ricevute: ricchi di sé, non poveri di Dio; pieni di sé, non bisognosi di Dio»[449].
 [3]Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
[4]Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l'oppressore.

«Bisognava che i poveri di Dio e il suo popolo, che viveva tra gli uomini, fossero giudicati con giustizia. Se un re non avesse fatto questo, non sarebbe stato accettato. Cristo si è scelto un popolo peculiare e quelli che chiama i suoi poveri, li proclama anche beati. L’apostolo, a proposito della iustizia, insegna: Non mi vergogno del Vangelo perché in esso è rivelata la giustizia di Dio [ossia la sua fedeltà] (Rm 1,16). Riguardo ai poveri, spiega: Non ci sono tra voi molti sapienti, molti nobili, molti potenti (1 Cor 1,26-29)»[450].
[5]Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.
Il salmista celebra la durata del regno messianico. «Il sole illumina tutto l’universo, rimanendo e restando sino alla consumazione del secolo. Finché il sole allieterà l’universo, allo stesso modo anch’Egli illuminerà le anime degli uomini. Come la luna piena, si dice che continuerà a restare per generazioni e generazioni»[451]. «La moltitudine di giusti sorta come la luce, assieme al loro Astro [il Cristo], la vedrai nella moltitudine dei suoi martiri e di coloro che nella Chiesa vivono vita angelica…»[452].
[6]Scenderà come pioggia sull'erba,
come acqua che irrora la terra.
[7]Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.

Pioggia ed acqua sono immagine di benedizione.
LXX: E discenderà come pioggia sul vello, e come gocce stillanti sulla terra. «Ricorda quanto fu fatto dal giudice Gedeone e sottolinea che tutto aveva il suo fine in Cristo. Gedeone un giorno domandò un segno al Signore e gli chiese che fosse bagnato dalla pioggia soltanto il vello disteso sull'aia, e l'aia restasse asciutta; e appresso chiese che soltanto il vello restasse asciutto, mentre la pioggia doveva bagnare l'aia. Così precisamente accadde. Nell'allegoria, quel vello asciutto rappresentava l'antico popolo d'Israele, posto come nell'aia, cioè in, mezzo al mondo… Ma ora noi vediamo che il popolo giudaico è rimasto asciutto nei confronti della grazia di Cristo, mentre su tutta la terra e su tutte le genti piove dalle nubi la pienezza della grazia cristiana»[453].
[8]E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. [9]A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,
lambiranno la polvere i suoi nemici.

Il salmista celebra l’estensione sconfinata del regno messianico. «Saprai come abbia avuto compimento questa parola, considerando come ovunque sulla terra le Chiese di Dio proclamino Signore il suo Cristo»[454].
[10]Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,
i re di Seba e di Saba offriranno tributi.
[11]A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni.
«La profezia dichiara che i regni della zona orientale e quelli a occidente del sole avrebbero portato doni a Colui che è preannunciato»[455].
[12]Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,
[13]avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri.
[14]Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
Il regno del Messia prevede una politica a favore dei poveri.
«Il povero rappresenta l’umanità che in quel momento era priva di Dio»[456]. «Considera povero e misero il popolo dei pagani. Lo attesta il Salvatore stesso dicendo per bocca d’Isaia: lo Spirito del Signore è su di me e per questo mi ha unto per inviarmi ad annunciare ai poveri il lieto annunzio (Cf Is 61,1). Erano davvero poveri gli erranti, gli uomini del tutto privi del tesoro delle virtù, privi della conoscenza della verità. Come dice Paolo, non avevano alcuna speranza né Dio in questo mondo (Ef 2,12)»[457].
[15]Viva e gli sarà dato oro di Arabia;

«…proprio dall'Arabia ricevette oro il re Salomone; e questo particolare, in forza dell'allegoria, si applica nel nostro salmo al vero Salomone [Cristo]. Viene dunque profetizzato in queste parole che anche i sapienti di questo mondo avrebbero ben presto creduto in Cristo, intendendo con Arabia i popoli pagani e con oro la sapienza»[458].
si pregherà per lui ogni giorno,
sarà benedetto per sempre.

Pregare per lui è stato inteso in diversi modi: 1. pregare in relazione a Lui (ossia facendo propria la sua invocazione); 2. pregare a suo favore; 3. pregare Dio per mezzo di Lui (contando sulla sua intercessione).
Agostino accoglie le prime due interpretazioni: «Alcuni hanno tradotto la parola greca perì autou: Riguardo a lui, altri Per lui. Ma che significa: Riguardo (o in riferimento) a lui, se non ciò che chiediamo con l'invocazione: Venga il tuo regno? L'avvento di Cristo infatti presenterà ai fedeli la visione del regno di Dio. La traduzione Per lui è più difficile a comprendersi, a meno che non si intenda che si prega per lui quando si prega per la Chiesa, che è il suo corpo. Era stato infatti preannunziato il grande sacramento di Cristo e della Chiesa nelle parole: Saranno due in una sola carne»[459]. Cirillo evidenzia il valore della terza interpretazione: «Chi sono quelli che pregano per Lui? Proprio noi che abbiamo ricevuto il dono di credere in Lui. Quando innalziamo a Dio le nostre preghiere, chiediamo che l’abbondanza di grazie ci sia concessa per mezzo di Crusto»[460].
 [16]Abbonderà il frumento nel paese,
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano,
la sua messe come l'erba della terra.
Il salmista celebra la prosperità del regno messianico.
«… quale altro frutto dovremo intendere che si eleva al di sopra di questo Libano, se non quello di cui l'Apostolo dice, parlando della carità: una via ancora più eccellente vi mostro (1 Cor 12,31)? Tra i doni divini infatti la carità è quello che viene posto per primo, là dove si dice: frutto dello spirito è la carità (Gal 5,22), e da esso tutti gli altri provengono come di conseguenza»[461].
 [17]Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.

Nessuna di queste qualità si addicono a Salomone e perciò è necessario che il contenuto del salmo sia attribuito a Gesù Cristo[462]. «Paolo dice che il mistero di Cristo esisteva gà prima ancora della creazione del mondo. Era nascosto da secoli eterni ma si è manifestato negli ultimi tempi. Se Cristo fu predestinato, anche noi siamo stati predestinati in qualche modo con Lui»[463].
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.

«In lui si adempie la promessa fatta ad Abramo. Non dice infatti [il sacro testo]: Nei discendenti, come se fossero molti; ma parla come di un solo. Dice: E nella tua discendenza, che è Cristo (Gal 3,16). Ad Abramo, dunque, era stato detto: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le tribù della terra (Gen 22,18)»[464].
[18]Benedetto il Signore, Dio di Israele,
egli solo compie prodigi.
[19]E benedetto il suo nome glorioso per sempre,
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.
«Raccontando tutte le sue opere compiute nel tempo dell’incarnazione, lo glorifica dicendogli: Tu se il Dio d’Israele, Tu solo potevi compiere tutte queste meraviglie, annullare la potenza di Satana e liberare gli uomini sottomessi alla sua tirannia»[465].
«Invochiamo, o Dio Onnipotente, il tuo Nome, benedetto ancora prima del tempo, e ti chiediamo di sconfiggere il nostro avversario il diavolo, per ricevere, poi, la tua pace e i doni della tua fedeltà»[466].


[1] Bruno di Würzburg, PL 142, 176 C : «Vox fidelium Dominum desiderantium, animaeque suae dicentium, ne Deo adjutore in hoc saeculo turbetur».
[2] Teodoreto PG 80, 1170 C : «Ποθῶ δὲ, φησὶ, καὶ διψῶ τὴν τοῦ ζῶντος Θεοῦ μου λατρείαν. Τὸ γὰρ ὀφθῆ ναι τῷ προσώπῳ τοῦ Θεοῦ, τὸ λατρεύειν αὐτῷ κατὰ τὸν νόμον λέγει· τῇ δὲ Ἱερουσαλὴμ ἡ τοιαύτη περιώρισται λατρεία».
[3] Agostino, PL 36, 466 (3) : «Dicturus enim es forte iam mihi, si cervus es: Deus novit non me iam avarum, non me iam cuiusquam rem concupiscere, non adulterii cupiditate flagrare, non cuiusquam odio invidiaque tabescere, et caetera huiusmodi; dicturus es: Non habeo haec: et quaeris forte unde delecteris. Desidera unde delecteris; desidera ad fontes aquarum: habet Deus unde te reficiat, et impleat venientem ad se».
[4] Bruno di Würzburg, PL 142 177 A : «Fons enim semper irriguus est Christus: unde non dixit ad fluenta, quia siccari possunt; fons autem semper fluit» (= Cassiodoro, Expositio…, p. 380 (44-48)).
[5] Agostino, PL 36, 464 (1) : «Quis ergo est qui hoc dicit? Si volumus, nos sumus. Tamen non unus homo est, sed unum corpus est: corpus autem Christi Ecclesia est. Nec in omnibus qui intrant Ecclesiam, invenitur tale desiderium: sed tamen quicumque suavitatem Domini gustaverunt, et quod eis sapit agnoscunt in Cantico, non putent se solos esse; …et cuiusdam unitatis christianae esse vocem hanc».
[6] Eusebio, PG 23, 372 A – B : «Ὁ δὲ τῶν προφητῶν χορὸς, … τὴν τῶν πολλῶν ἀπώλειαν ἑαυτοῦ εἶναι ζημίαν ἡγούμενος, τοὺς ὑπὲρ ἁπάντων ἀνεδέχετο θρήνους· Οὐ γὰρ δήπου οἱ ἐχθροὶ καὶ πολέμιοι καθ' ἑκάστην ἡμέραν ταῦτα αὐτοῖς ἔλεγον·  ἀλλ' εἰκὸς τοὺς ἐν τῷ ἔθνει ἀπίστους ὡς μάτην θεοσεβοῦντας καὶ εἰκῆ μοχθοῦντας τοὺς προφήτας καταμέμφεσθαι καὶ λέγειν αὐτοῖς·  Ποῦ ἐστιν ὁ Θεός σου; Ἃ δὴ παρὰ τῶν ἀδελφῶν καὶ συγγενῶν, καὶ γνωρίμων ἀκούοντες, τὰ τοῦ πένθους ἐπέτεινον»·
[7] Teodoreto, PG 80, 1170 D : «Οἱ γὰρ δυσμενεῖς ἐπιτωθάζουσί μοι, τὴν σὴν κηδεμονίαν προσφέροντες ὡς ἀσθενῆ, καὶ τῆς αὐτῶν ῥώμης περιγενέσθαι μὴ δυνηθεῖσαν».
[8] Eusebio, PG 23, 372 A : «Αὗται τοίνυν αἱ ἔλαφοι, τῆς πηγῆς διαλειπούσης αὐτὰς διὰ τὰς ἀνομίας τοῦ λαοῦ, καὶ ἀποστραφέντος τοῦ Θεοῦ, καθ' ἑαυτὰς ἀπεκλαίοντο, καὶ τοῖς ἑαυτῶν δάκρυσιν ἐχρῶντο τροφῇ, νυκτὸς καὶ ἡμέρας τὴν ἀπώλειαν τοῦ λαοῦ ἀποθρηνοῦσαι».
[9] Cassiodoro, Expositio…, p. 381 (72-74) : «Fletus ille cibus est animarum, corroboratio sensuum, absolutio peccatorum, refectio mentium, lavacra culparum».
[10] Cf. Teodoreto, PG 80, 1172 A.
[11] CF. Eusebio, PG 23, 373 A.
[12] Agostino, PL 36, 469 e 470 (9) : «Tabernaculum eius in terra, Ecclesia eius est adhuc peregrina, …in tabernaculo invenitur via, per quam venitur ad domum.… In domo Dei festivitas sempiterna est… Festum sempiternum, chorus Angelorum: vultus praesens Dei, laetitia sine defectu… De illa aeterna et perpetua festivitate sonat nescio quid canorum et dulce auribus cordis: sed si non perstrepat mundus. Ambulanti in hoc tabernaculo et miracula Dei in redemptionem fidelium consideranti, mulcet aurem sonus festivitatis illius, et rapit cervum ad fontes aquarum».
[13] Agostino, PL 36, 471 (10) : «Numquid iam bibo de fonte illo, nihil metuens? … iam de cupiditatibus omnibus tamquam edomitis victisque secura sum? Nonne adversus me diabolus vigilat hostis meus? Non vis ut conturbem te posita in saeculo, et peregrina adhuc a domo Dei mei?».
[14] Eusebio, PG 23, 376 D : «Εἰ καὶ πᾶσαι, φησὶν, αἱ καταιγίδες σου καὶ τὰ κύματά σου ἐπάνω μου παρῆλθον, ἀλλ' εὖ οἶδα καὶ πέπεισμαι ἀκριβῶς, ὅτι οὐκ ἔστι καιρὸς ἐν ᾧ οὐκ ἐλεεῖς».
[15] Atanasio, PG 27, 204 A : «Ἄβυσσος ἡ τῶν ἁμαρτιῶν ἐπικαλεῖται τὴν ἄβυσσον τῆς εὐσπλαγχνίας τοῦ Θεοῦ».
[16] Bruno di Würzburg, PL 142, 179 A : «In die, id est prosperis praecepit Deus misericordiam suam intelligere et aliis facere, et nocte praecepit canticum, id est in adversis exultationem. Unde Apostolus : in tribulationibus gaudentes. Vel in die prosperitatis docet eam, sed nocte tribulationis eam manifestat clarius».
[17] Eusebio, PG 23, 377 B - C: «Ἐγὼ μὲν γάρ σου οὐκ ἐπιλέλησμαι· ἀλλ' οἶδά σου τὰ ἐλέη καὶ τοὺς οἰκτιρμούς · διὸ καὶ τὴν ᾠδήν σου παρ' ἐμαυτῷ ἀδιαλείπτως φυλάττω· σὺ δέ μου ἐπελάθου·  διὰ τί; Τὴν αἰτίαν μαθεῖν βούλομαι, δι' ἣν πάντες οἱ μετεωρισμοί σου καὶ τὰ κύματά σου, οἱ πειρασμοὶ δηλαδὴ καὶ τοσαῦται περιστάσεις ἐπ' ἐμὲ διῆλθον, σοῦ συγχωροῦντος. Εἶπε δ' ἂν αὐτῷ ἐρωτήσαντι καὶ φάντι· Διὰ τί μου ἐπελάθου;  τὸ ἐν Εὐαγγελίῳ λεχθέν· Ποσάκις ἠθέλησα ἐπισυναγαγεῖν τὰ τέκνα σου, ὃν τρόπον ὄρνις ὑποσυνάγει τὰ νοσσία ὑπὸ τὰς πτέρυγας, καὶ οὐκ ἠθελήσατε;».
[18] Bruno di Würzburg, PL 142, 181 B : «Frequenter admonet tristitiam fugiendam istius saeculi, quoniam bonis rebus semper adversa est. Per hanc enim robor patientiae frangitur, charitate lumen extinguitur, spei desiderium virtusque mollescit, et omnis vita confunditur» (= Cassiodoro, Expositio..., p. 390 (113-118)
[19] Bruno di Würzburg, PL 142, 180 A : «Vultus nostri mirificum salutare, quem anima fidelium ardenter sitiunt servulorum, tribue, ut dum te (visibili lacrymarum imbre pasti) requirimus, invisibiliter te intra pectoris nostri tabernaculum collocemus».
[20] Bruno di Würzburg, PL 142, 180 A : «Vox Ecclesiae orantis: ut in novissimo examine ab infidelibus dividatur, et de suo introitu ad Deum».
[21] Teodoreto, PG 80, 1176 B : «Τὸ δὲ, ἱνατί, οὐχ ὡς ἐγκαλοῦντες λέγουσιν, ἀλλ' ὡς αὐτοὶ τῆς τῶν ἄλλων παρανομίας οὐ κοινωνήσαντες, καὶ σὺν ἐκείνοις ἔρημοι τῆς ἄνωθεν προνοίας γενό μενοι· κοινὴν δὲ ὅμως ὑπὲρ ἁπάντων ποιοῦνται τὴν ἱκετείαν».
[22] Teodoreto, PG 80, 1176 C : «Τῆς θείας ἐπικουρίας ἀπολαῦσαι παρακαλῶ· διὰ ταύτης με γὰρ δυνατὸν καὶ τῆς πικρᾶς ἀπαλ λαγῆναι δουλείας, καὶ εἰς τὴν γῆν τὴν πατρῴαν ἐπαν ελθεῖν, καὶ ἐν τῷ ἀφιερωμένῳ ναῷ τὴν νενομισμέ νην λατρείαν προσενεγκεῖν».
[23] Eusebio, PG 23, 381 B – D : «Σαφῶς δὲ διὰ τούτων ὁ χορὸς ὁ προφητικὸς παρακαλεῖ τὸ φῶς ἀποσταλῆναι τοῦ Θεοῦ καὶ τὴν ἀλήθειαν αὐτοῦ, ὡς μηδέπω τότε φαῖνον ἐπὶ τῆς γῆς, μηδὲ τῆς ἀληθείας ὑπαρχούσης πως σὺν ἀνθρώποις... Διδάσκει δὲ καὶ αὐτὸς ὁ Σωτὴρ αὐτοπροσώπως λέγων·Ἐγώ εἰμι τὸ φῶς καὶ ἡ ἀλήθεια καὶ ἡ ζωή. ....καλῶς δὲ συνῆψε τὸ φῶς τῇ ἀληθείᾳ· ὅπερ γὰρ φῶς αἰσθητὸν ὀφθαλμοῖς σώματος, τοῦτο ἀλήθεια τοῖς τῆς ψυχῆς ὀφθαλμοῖς».
[24] Teodoreto, PG 80, 1177 A : «Ἱμείρομαι δὲ τῆς ἐπανόδου, φησὶ, τὸ τριπόθητόν σου θυσιαστήριον ἰδεῖν ἐφιέμενος, καὶ δι' ἐκείνου σὲ τὸν Δεσπότην θεάσασθαι, ὃς εὐφροσύνης παντοδαπῆς, καὶ θυμηδίας ἀφορμάς μοι παρέχεις. Ἐκεῖ δὲ μετὰ κιθάρας τὰς συνήθεις ὑμνῳδίας ποιήσομαι· ἐν Βαβυλῶνι γὰρ, ἐπὶ τῶν ἰτεῶν ἐκρεμάσαμεν τὰ ὄργανα ἡμῶν, παράβασιν τοῦ νόμου τὴν ἔξω τοῦ σοῦ τόπου λατρείαν ἡγούμενοι».
[25] Bruno di Asti, PL 164, 848 C : «Hoc altare in coelis est, hoc altare Salvatoris nostri Humanita est… omnes homines in hac aetate [in juventute] resurgere habent».
[26] Cf. Eusebio, PG 23, 381 B : «καὶ πρὸς σὲ τὸν Θεὸν ἐλεύσομαι τὸν εὐφραίνοντα τὴν νεότητά μου τὴν πνευματικήν».
[27] Atanasio, PG 27, 204 C : «Νεότητα δὲ καλεῖ τὴν εὐφροσύνην, τὴν καὶ ἀνανεουμένην αὐτῶν τὴν ψυχήν ».
[28] Bruno di Würzburg, PL 142, 181 A : «Juventutem hic pro novitate ponit vitae, quia Dominus  omnia reparans de vetustate defecta, in novitatem firmae fidei juventutis reddidit validissimum firmitatem credentibus».
[29] Bruno di Würzburg, PL 142, 181 C : «Te fontem luminis perpetui, onnipotens Deus, invocamus et quaesumus tu emissam veritatem tuam cordibus nostris novae nos lucis claritate perfundas».
[30] Bruno di Würzburg, PL 142, 181 C : «Verba martyrum, sive confessorum precantium ut in futuro judicio de inimicis vindicentur».
[31] Cf. Teodoreto, PG 80, 1177 D – 1185 D.
[32] Teodoreto, PG 80, 1186 C – D : «Ταῦτα δὲ ἅπαντα προεῖπεν ἡ τοῦ Πνεύματος χάρις, τοὺς ἐν ἐκείνοις τοῖς δεινοῖς ἐσομένους δι δάσκουσα, καὶ γενναίως ἐνεγκεῖν τὰ προσπίπτοντα, καὶ παρὰ τοῦ Θεοῦ τῶν ὅλων αἰτῆσαι τὴν τούτων ἀπαλλαγήν.  Ὅπερ δὴ καὶ δεδράκασιν οἱ θαυμάσιοι ἄνδρες ἐκεῖνοι. Τοῖς γὰρ λόγοις τὸν Θεὸν ἱλεώσαντο, καὶ ὑπ' αὐτοῦ στρατηγούμενοι τοὺς πολεμίους ἐτρέ ψαντο, καὶ τὴν προτέραν ἐλευθερίαν ὁμοφύλοις προὐξένησαν».
[33] Cf. Eusebio, PG 23, 384 A – 389 D.
[34] Eusebio, PG 23, 388 A – B : « ὁ χορὸς ὁ προφητικὸς, καὶ οἱ ἐν τῷ λαῷ κατορθοῦντες τὴν λογικὴν αὐτῶν θυσίαν διὰ τῆς ὑπὲρ τοῦ λαοῦ εὐχῆς ἀναπέμπουσι, τὰ οἰκεῖα κατορθώματα ἀντὶ θυσίας καὶ θυμιάματος εὐώδους ὑπὲρ τοῦ πλήθους τῷ Θεῷ προσάγοντες. ... ἀλλ' ὥσπερ τὰ πάθη τοῦ λαοῦ εἰς ἑαυτοὺς ἀνελάμβανον οἱ προφῆται, καὶ αὐτοὶ ταῦτα πεπονθέναι ἔφασκον· οὕτω τὰ ἑαυτῶν κατορθώματα κοινοποιοῦσιν εἰς πάντας. Οὐ γὰρ ἠγνόουν ἑαυτοὺς εἶναι μέλη τοῦ παντὸς σώματος· ἀκόλουθον δὲ ἦν, πάσχοντος μέλους ἑνὸς, συμπάσχειν πάντα τὰ μέλη, καὶ δοξαζομένου πάλιν μέλους, συγχαίρειν πάντα τὰ μέλη».
[35] Cf. Agostino, PL 36, 482 (1) – 493 (26); Bruno PL 142, 181 C – 186 C; Bruno da Asti, PL 164, 347 C – 854 A.
[36] Bruno di Würzburg, PL 142, 186 C : «Esuge, Domine, in auxilium nostrum, et erue nos ab opprobiis viciorum: et qui coram patribus nostris inimicarum gentium regna vicisti, a persequentibus inimicis vultus tui illuminatione nos eipe».
[37] Bruno di Würzburg, PL 142, 186 C : «Propheta Spiritu Sancto repletus, incarnationem Domini Criristi se eructare promittit, et mysticis virtutibus sponsam Christi describit Ecclesiam».
[38] Eusebio, PG 23, 396 A : «δηλῶν, ὅτι ὄργανον ἦν ἡ προφητικὴ γλῶσσα ἑτέρου τοῦ χρωμένου αὐτῇ, ἁγίου Πνεύματος».
[39] Cf. Basilio, PG 29, 394 A.
[40] Atanasio PG 27, 208 B : «Τοῦτό φησιν ὁ Πατὴρ περὶ τοῦ Υἱοῦ· γεγένηται γὰρ Θεὸς ἐκ Θεοῦ». Cf. Agostino, PL 36, 496 (4).
[41] Atanasio, PG 27, 208 C : «Τὴν σύγκρισιν τοῦ ἀγαθοῦ Πνεύματος ἔστιν ἰδεῖν ἀφ' ὧν ὁ Ἰωάννης φησὶν, ὅτι Ὁ νόμος διὰ Μωσέως ἐδόθη, ἡ δὲ χάρις καὶ ἡ ἀλήθεια διὰ Ἰησοῦ Χριστοῦ ἐγένετο.  Κάλαμος γὰρ καλὸς καὶ ὁ Μωσέως·  ἔγραψε γὰρ ἡμῖν νόμον παιδαγωγόν·  ἀλλὰ οὐ τοιοῦτος ὡς καὶ ἔγραψε τὰ ὀνόματα ἡμῶν ἐν οὐρανοῖς».
[42] Atanasio, PG 27, 209 A : «Ἔστι δὲ καὶ ὡραῖος μὲν τοῖς ἐπεγνωκόσι τὴν ἐπιφάνειαν αὐτοῦ, καὶ τὸ ὑπερκόσμιον κάλλος κατανοεῖν δυναμένοις».
[43] Eusebio PG 23, 396 C : «Εἰ γὰρ καὶ τὰ μάλιστα εἷς τις γέγονας καὶ αὐτὸς υἱῶν τῶν ἀνθρώπων, καὶ κατηριθμήθης τοῖς ἐπὶ γῆς πολιτευσαμένοις· ἀλλ' οὐκ ἔστι παραβάλλειν τῷ κάλλει σου ἕτερον. Δῆλον δὲ, ὅτι κατὰ τὴν ἀρετήν».
[44] Cf. Basilio, PG 29, 396 C.
[45] Cf Basilio PG, 29, 398 B – C.
[46] Atanasio, PG 27, 208 D : «Γλυκύφωνος γὰρ ὁ Κύριος ἡμῶν λέγων· Ἐγὼ ἦλθον ἵνα ζωὴν ἔχωσι, καὶ περισσότερον ἔχωσι καὶ, Ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος ὁ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ καταβάς·  καὶ, διδοὺς ζωὴν τῷ κόσμῳ».
[47] Eusebio, PG 23, 396 D – 397 A : « Μωϋσῆς μὲν οὖν εὗρε μίαν τινὰ χάριν·  καὶ Νῶε πάλιν εὗρέ τινα χάριν ... Ἐπεὶ δὲ τοῦ Ἀγαπητοῦ πᾶσα ἡ πατρικὴ εἰς αὐτὸν ἐκενώθη χάρις·  ἦν γὰρ ὁ Πατὴρ λαλῶν ἐν Υἱῷ·  ἔνθεν καὶ ἡ διακονησαμένη τὴν εἰς ἀνθρώπους αὐτοῦ πάροδον κεχαριτωμένη ἐλέχθη.  Ἐν αὐτῷ γὰρ εὐδόκησε πᾶν τὸ πλήρωμα τῆς θεότητος κατοικῆσαι σωματικῶς διὸ πάντες οἱ ἅγιοι ἐκ τοῦ πληρώματος αὐτοῦ εἰλήφασιν».
[48] Basilio, PG 29, 400 A : «Arbitramur itaque illud tropice referri ad vivum sermonem Dei, ut carni coniugatur: qui est efficax et penetrantior omni gladio ancipiti».
[49] Basilio, PG 29, 400 D : «... hominum curam per carnem aggressus, impende diligentiam summam costantemque et numquam deficientem».
[50] Teodoreto, PG 80, 1189 C : «Ἔστι δὲ ἀκοῦσαι αὐτοῦ τοῦ Κυρίου λέγοντος, Μάθετε ἀπ' ἐμοῦ, ὅτι πρᾶός εἰμι, καὶ ταπεινὸς τῇ καρδίᾳ, καὶ εὑρήσετε ἀνάπαυσιν ταῖς ψυχαῖς ὑμῶν. Καὶ πάλιν, Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς, καὶ ἡ ἀλήθεια, καὶ ἡ ζωή.  Καὶ πρὸς τὸν θεσπέσιον Ἰωάννην·  Ἄφες ἄρτι, οὕτω γὰρ πρέπον ἡμῖν ἐστι πληρῶσαι πᾶσαν δικαιοσύνην. Καὶ διὰ τούτων τοῦ ἀλάστορος τὴν τυραννίδα κατέλυσε, καὶ τὸν θάνατον ἔλυσε, καὶ τοῖς πεπιστευκόσι παρέσχε τὴν σωτηρίαν».
[51] Basilio, PG 29, 401 B : «Acutae potentis sagittae sermones sunt appositi ac solertes, qui auditorum pertigunt corda, feriuntque et sauciant animas sensu facili ac prompto praeditas. Verba enim sapientium sicut stimuli boni».
[52] Basilio, PG 29, 401 D - 403 A : «Intelligere autem possis sagittas acutas eos etiam, qui ad disseminandum in universo orbe Evangelium missi sunt; qui quod exacuissent sese, operibus justitiae fulgebant, et subtiliter in discentium animos irripebant».
[53] Atanasio, PG 27, 209 D : «πειδ, τν τροπν παθοσα, νθρώπων φύσις καταλείψασα τν δικαιοσύνην γάπησε τν νομίαν, ταύτ τοι γέγονεν νθρωπος Μονογενς, κατορθν ν αυτ τ νθρώπων φύσει τ γαπν δικαιοσύνην κα μισεν νομίαν·  κα τς νανθρωπήσεως ατη ατία.  Διό φησιν· Δι τοτο χρισέ σε Θεός.  Δι τοτο δ, ποον;  στε κα τος ν μεθέξει σου γενομένους γαλλισθαι·  τε δ ς λεημένους δι τ κατωρθσθαι ατος δι σο τ γαπν δικαιοσύνην κα μισεν νομίαν.  Δι τοτο χρισέ σε Θες, Θεός σου.  π τοτο λειψέ σε Θες, Θεός σου, φησί·  τ γρ χρισεν, λειψεν ρμηνεύεται».
[54] Cf. Basilio, PG 29, 405 A.
[55] Atanasio, PG 27, 209 D - 212 A : «Ἱμάτια τοῦ Μονογενοῦς νοηθεῖεν ἂν δυνάμεις, μεγαλοπρέπεια, δόξα, κατὰ τό· Ὁ Κύριος ἐβασίλευσεν, εὐπρέπειαν ἐνεδύσατο, ἐνεδύσατο Κύριος δύναμιν καὶ περιεζώσατο. Αὕτη δὴ οὖν ἡ δόξα αὐτοῦ καὶ ἡ μεγαλοπρέπεια εὐώδης γέγονεν ἡμῖν, καὶ ὡς ἐν τάξει θυμιάματος παντὸς κατὰ τὸ ἀλλαχοῦ εἰρημένον· Μύρον ἐκκενωθὲν ὄνομά σου· καὶ τὸ, Εἰς ὀσμὴν εὐωδίας σου δραμοῦμαι».
[56] Eusebio, PG 23, 401 C – D : «Αἱ μὲν θυγατέρες τῶν βασιλέων, Χριστοῦ δηλαδὴ καὶ τῆς Ἐκκλησίας αὐτοῦ, αἱ κατὰ μέρος ἦσαν ψυχαί. Αὐτὴ δὲ ἡ βασίλισσα ἡ μήτηρ τῶν θυγατέρων παρέστη ἐκ δεξιῶν αὐτοῦ ἐν ἱματισμῷ διαχρύσῳ περιβεβλημένη, πεποικιλμένη.  Τίς δ' ἂν εἴη αὐτὴ ἀλλ' ἢ πᾶσα καθολικὴ Ἐκκλησία, ἡ ἀπὸ περάτων γῆς ἕως περάτων ἐκ πάντων ἐθνῶν συνειλεγμένη; ... Κυριώτερον δ' ἂν εἴποις διὰ τούτου τὴν ἐπουράνιον δηλοῦσθαι Ἐκκλησίαν, ἥτις ἐστὶ μήτηρ τῶν ἐπὶ γῆς ἁγίων ἀνδρῶν.... ἣ καὶ τὸ βασιλικὸν ἔνδυμα περιτίθησι, τὸ φωτοειδὲς τῆς ἀφθαρσίας ἔνδυμα».
[57] Atanasio, PG 27, 212 B – C : «Βασίλισσα μὲν ἡ Ἐκκλησία, ὡς νύμφη γενομένη τοῦ μεγάλου βασιλέως·  ἡ δὲ στάσις ἡ ἐκ δεξιῶν τὴν τιμὴν ση μαίνει ἧς ἀπολαύσει ἐν τῷ μέλλοντι αἰῶνι·  ἱματι σμὸς δὲ αὐτῆς ποικίλος πίστις, ἐλπὶς, ἀγάπη· ἔχει δὲ καὶ ἕτερον ἱμάτιον λαμπρότερον, τὸν Χριστὸν αὐ τόν.   Ὅσοι γὰρ, φησὶν, εἰς Χριστὸν ἐβαπτίσθητε, Χριστὸν ἐνεδύσασθε».
[58] Cirillo, PG 69, 1044 A-B : Τετήρηται δὲ καὶ εἰς δεῦρο παρ' ἡμῖν, τὸ χρῆναι τοὺς ἐπιστρέφοντας εἰς τὴν τῆς ἀληθείας ἐπίγνωσιν, ἐπιλανθάνεσθαι τρό πον τινὰ τοῦ οἴκου τοῦ πρώτου πατρὸς καὶ τοῦ λαοῦ αὐτοῦ.  Εἰσιόντας γοῦν ἐπὶ τὸ σωτήριον βάπτισμα, εἶτα στραφέντας πρὸς δυσμὰς, βοᾷν ἀναπείθομεν· Ἀποτάσσομαί σοι, Σατανᾶ, καὶ πᾶσι τοῖς ἔργοις σου, καὶ πᾶσι τοῖς ἀγγέλοις σου, καὶ πάσῃ τῇ πομπῇ σου, καὶ πάσῃ τῇ λατρείᾳ σου.  Ὁποῖον δ' ἕξει μισθὸν ἡ Χριστοῦ θυγάτηρ ταῦτα ποιοῦσα, ἑξῆς παρ ίστησι λέγων· Καὶ ἐπιθυμήσει ὁ βασιλεὺς τοῦ κάλλους σου, ὅτι αὐτός ἐστιν κύριός σου.  Ἐὰν γὰρ, φησὶν, καθαρθεῖσα λήθην ποιήσαιο τῶν προτέρων κακῶν, καὶ τὸ φυσικὸν κάλλος τῆς ψυχῆς τὸ κατ' εἰ κόνα Θεοῦ πεποιημένον ἀναλαβοῦσα, τὸν ἀγαπητὸν τοῦ Θεοῦ ἕξεις ἐρώμενον·  αὐτὸς γὰρ ὁ μέγας βασιλεὺς ἐπιθυμήσει τοῦ κάλλους σου».
[59] Bruno da Asti, PL 164, 858 B : «Quamvis hoc de tota catholica et universali Ecclesia convenienter intelligi possit, ego tamen de beata Virgine Maria singulariter exponam, quae totius Ecclesiae, domina est».
[60] Agostino, PL 36, 511 (27) : «Tyrus vicina huic terrae ubi prophetia erat, significabat Gentes credituras Christo. Inde erat illa Chananaea…».
[61] Agostino, PL 36, 512 (29) : «Omnis gloria eius filiae regis intrinsecus… Quae sunt interiora pulchritudinis? Conscientiae. Ibi videt Christus, ibi amat Christus, ibi alloquitur Christus, ibi punit Christus, ibi coronat Christus. Sit ergo eleemosyna tua in occulto; quia omnis gloria eius filiae regis intrinsecus».
[62] Basilio, PG 29, 413 B : «Nam pro illis nati sunt et filii per Christum, facientes opera Abrahae et ideo aeque onorati ac ipsi, quod eadem egerunt quae illi, ob quae honoribus magnis dignati sunt Patres».
[63] Bruno di Würzburg, PL 142, 190 B : «Christe Domine, Verbum Patris (per quem cuncta creata sunt et creantur), custodi quaesumus Ecclesiam tuam variegate gentium congregatam, ut dum te ex ipsa credulitate justitia corde puro diligimus, principatum aeterni saeculi cum patribus mereamur».
[64] Bruno di Würzburg, PL 142, 190 C : «Vox fidelium in perturbatione seeculi Deo protectore nihil timentium».
[65] Basilio PG 29, 418 C : «Illi qui potest dicere: Omnia possum in eo qui me confortat Cristo, virtus est Deus. Multorum quidam est dicere: Deus noster refugium; et Domine, refugium factus est nobis: id vero eodem ac propheta animo dicere, perquam paucorum est. Pauci enim sunt qui humana non mirentur, sed toti pendant ex Deo, ipsumque spirent, ac in ipso omnem spem ac fiduciam habeant».
[66] Basilio, PG 29, 420 A : «Invenit autem afflictio omnen justum... Nos enim ceu animata animalia deprehendunt tribulationes, quae patientiam producunt, et per patientiam probationem, et per probationem, spem. ... Sed qui generose et intrepide tribulationis tentationem sustinuerit, dicet: In his omnibus superamus propter eum qui dilexit nos. Ac tantum abest ut animum despondeat, ut etiam gloriandi occasionem ex malorum magnitudine desumat, dicens: non solum autem, sed et gloriamur in tribulationibus».
[67] Basilio, PG 29, 416 D - 417 B : «Sed et qui Deum agnoscunt, in ferendo de rebus judicio errant... ac quaedam petunt ut bona, eis saepe non conducibilia, alia vero ut mala declinant, quae sibi aliquando multum allatura erant emolumenti... Unum porro vitandum tibi est, peccatum videlicet, et unicum ex malis refugium tibi sit Deus».
[68] Cf. Basilio, PG 29, 422 B – C.
[69] Teodoreto, PG 80, 1202 C : «Καθάπερ γὰρ ἡ τοῦ παραδείσου πηγὴ εἰς τέσσαρας ποταμοὺς διηρέθη·  οὕτως οὗτος ὁ τοῦ Θεοῦ ποταμὸς μυρίας ἔσχε καὶ ἀριθμοῦ κρείττους διώρυγας, εἰς πάντα τῶν ἀνθρώπων τὰ φῦλα διαδραμούσας».
[70] Teodoreto, PG 80, 1204 B . «Τοῦτο καὶ ὁ Κύριος ἐν τοῖς ἱεροῖς Εὐαγγε λίοις ὑπέσχετο·  Ἰδοὺ ἐγὼ μεθ' ὑμῶν εἰμι πάσας τὰς ἡμέρας, ἕως τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος. Καὶ, Ὅπου δύο ἢ τρεῖς εἰσι συνηγμένοι εἰς τὸ ἐμὸν ὄνομα, ἐκεῖ εἰμι ἐν μέσῳ αὐτῶν».
[71] Cf. Basilio, PG 29, 426 B – C.
[72] Basilio, PG 29, 427 A : «qui se per opera Deo non conjungit, nec approprinquat, opera illius puris mentis oculis videre non potest… Paterna vox est, expansis ulnis ad se invitantis eos qui hactenus rebelles fuere...».
[73] Basilio, PG 29, 427 B : «Vides pacificum animum Domini virtutum? …Qui sane Dominus cum sit virtutum… nusquam tamen ullum vulnerat adversariorum, neminem prosternit, attingit neminem».
[74] Basilio, PG 29, 427 C – D e 430, B : «Quamdiu quidem alienis a Deo rebus vacamus, Dei notitiam suscipere non possumus... imo interiorem nostram domum occupatam teneamus, adeo ut prius in nobis ipsis Christum per Spiritum excipiamus hospitio».
[75] Bruno di Würzburg, PL 142, 192 C : «Perspicuum in imminenti tribulatione refugium misericors Deus, sanctifica impetu aeterni fluminis habitaculum cordis nostri: ut te Deo virtutum nobiscum operante, terrena praelia confutemus».
[76] Bruno di Würzburg, PL 142, 192 C : «Vox Ecclesiae Deum laudantis, Ascensionemque ejus praedicantis».
[77] Atanasio, PG 27, 217 B : «Ὕψιστος μὲν διὰ τὴν Ἐκκλησίαν γενόμενος, φοβερὸς δὲ κατὰ τῶν ἐχθρῶν. Βασιλεὺς μέγας ἐπὶ πᾶσαν τὴν γῆν.  Οὐκ ἔτι, φησὶν, οἱ πονηροὶ τῶν ἐπὶ γῆς ἄρχουσιν. Δέδωκε γὰρ αὐτοῖς πατεῖν ἐπάνω ὄφεων καὶ σκορπίων, καὶ αὐτὰ τὰ ἔθνη τῶν πονηρῶν δαιμόνων ὑπέταξεν αὐτῶν τοῖς ποσίν».
[78] Agostino, PL 36, 526 (4) : «Omnes gentes plaudite manibus: quoniam rex omnis terrae Deus. Non enim illi sufficit unam gentem habere sub se: ideo tantum pretium ex latere dedit, ut emeret orbem terrarum. Rex magnus super omnem terram. Dominus emit nos, ut alieni ab eo non essemus».
[79] Atanasio, PG 27, 217 B – C : «Καὶ τίς ἂν εἴη ἡ κληρονομία Κυρίου ἢ περὶ ἧς λέλεκται παρὰ τοῦ Πατρὸς, Αἴτησαι ἀπ' ἐμοῦ, καὶ δώσω σοι ἔθνη τὴν κληρονομίαν σου;  Τὴν καλλονὴν Ἰακὼβ ἣν ἠγάπησεν.  Τὴν καλλονὴν Ἰακώβ φησι τὴν προφητείαν τὴν περὶ τῶν ἐθνῶν, περὶ ἧς εἶπεν·  Καὶ αὐτὸς ἔσται προσδοκία ἐθνῶν· Αὕτη δὲ καὶ ἠγαπημένη ἐστίν.  Καὶ τίνι ἠγαπημένη ἢ τῷ τὴν ψυχὴν αὑτοῦ τεθεικότι ὑπὲρ αὐτῆς; Ταύτην οὖν τὴν ἠγαπημένην, φησὶν, ἐξελέξατο».
[80] Cirillo, PG 69, 1054 C : «Ἀνέβη μὲν γὰρ ἐν τοῖς οὐρανοῖς νῦν ἐμφανισθῆναι τῷ προσώπῳ τοῦ Θεοῦ ὑπὲρ ἡμῶν, ἀλλ' ἦν τοῖς ἐν οὐ ρανῷ πνεύμασιν θέαμα ξένον θεοπρεπεῖ δόξῃ δια πρέπων ἄνθρωπος, καὶ ἐν ὑπεροχαῖς ὁρώμενος ταῖς ἐπέκεινα λόγου».
[81] Agostino, PL 36, 528 (7) : «Quid est iubilatio, nisi admiratio gaudii, quae verbis non potest explicari? Quomodo admirati sunt gaudentes discipuli, videntes ire in coelum quem planxerunt mortuum: revera gaudio huic verba non sufficiebant, restabat iubilare quod nemo poterat explicare».
[82] Atanasio, PG 27, 217 C : «Ἐπειδὴ οἱ ἄγγελοι, φησὶ, τὸν ἀναβαίνοντα ὑμνοῦσι, καὶ ὑμεῖς, ὦ ἔθνη, τὴν αὐτὴν ἀποσώζοντες λειτουργίαν, ψάλατε τῷ βασιλεύσαντι Θεῷ τῆς γῆς τῶν γὰρ κατὰ Θεὸν εὐθυμούντων ἐστὶ τὸ ψάλλειν. Εὐθυμεῖ, φησὶν, ἐν ὑμῖν τις;  ψαλλέτω».
[83] Agostino, PL 36, 529-530 (10) : «Coeli sunt sedes sancta eius? Vis et tu esse sedes eius? Noli putare te esse non posse: para illi locum in corde tuo; venit, et libenter sedet… Et revera, fratres, omnes homines qui bene vivunt, qui bene agunt, secundum caritatem piam conversantur, nonne Deus in illis sedet, et ipse iubet?».
[84] Eusebio PG 23, 416 B : «Καὶ ὁ Θεοδοτίων δὲ, εἷς καὶ αὐτὸς τῶν ἐπιμελῶς ἑρμηνευσάντων τυγχάνων, ὁμοίως τῷ Συμμάχῳ ἡρμήνευσεν εἰπών·  Ἄρχοντες λαῶν συνήχθησαν, λαὸς τοῦ Θεοῦ Ἀβραάμ. Διὰ τί δὲ οἱ Ἑβδομήκοντα, μετὰ τοῦ Θεοῦ Ἀβραὰμ, εἰρήκασι; Ἐπειδὴ ἡ Ἑβραϊκὴφωνὴ τοῖς αὐτοῖς στοιχείοις γράφει τὸ, μετὰ, καὶ τὸ, λαός.  Εἴρηται γὰρ, ἀμ' Ἐλοΐμ·  ὃ δύναται καὶ, μετὰ τοῦ Θεοῦ, λέγεσθαι, καὶ, λαὸς τοῦ Θεοῦ.».
[85] Agostino, PL 36, 530 (11) : «Modo omnes, conversi ad Dominum filii Abrahae facti sumus; non ducendo ab illo carnem, sed imitando fidem. Principes ergo populorum convenerunt cum Deo Abraham. Principes populorum: Gentium principes, non unius populi principes, sed principes populorum omnium, convenerunt cum Deo Abraham».
[86] Bruno di Würzburg, PL 142, 194 B : «Rex omnium saeculorum Deus (cujus regnum super omnes populos dilatatur), subjice, quaesumus, gentes vitiorum sub pedibus nostris: ut dum tibi sapienter Deo nostro psallimus: tuo eas auxilio superemus».
[87] Bruno di Würzburg, PL 142, 194 B : «Vox prophetae laudantis Deum, quae Ecclesiam suam dilataverit».
[88] Cassiodoro, Expositio…, p. 425 (27-28) : «Magnus quia potenter omnia fecit. Laudabilis, quia pulchre et mire fecit».
[89] Eusebio, PG 23, 417 D – 420 A : «Νοήσεις δὲ ὅπως μέγας εἴρηται, ἀναβλέψας εἰς τὸν οὐρανὸν, καὶ τὸν σύμπαντα περιαθρήσας κόσμον, ....ἀλλὰ καὶ σοφίᾳ μέγας ἐστὶ καὶ ἀγαθότητι καὶ ἀνεξικακίᾳ καὶ φιλανθρωπίᾳ».
[90] Eusebio, PG 23, 420 B e C : «Πόλις δὲ τοῦ Θεοῦ ἡμῶν ἡ Ἐκκλησία. Ὄρος δὲ τοῦ Θεοῦ ἐπάξιον αὐτὸς ὁ οὐρανός. Ἐπειδὴ δὲ καὶ τοὺς ἐπὶ γῆς ἀνθρώπους οὐκ ἀπηξίωσε τῆς οἰκείας βασιλείας».
[91] Cassiodoro, Expositio…, p. 425 (38-41) : «Mons autem sanctus Christus est Dominus, fundamentum et culmen Ecclesiae suae».
[92] Atanasio, PG 27, 220 A : «Ὄρος δὲ ἐνταῦθα τὴν Ἐκκλησίαν φησὶ, διὰ τὸ ὑψηλὸν τῶν περὶ Θεοῦ δογμάτων».
[93] Atanasio, PG 27, 220 A : «…εἰς πᾶσαν γὰρ τὴν γῆν τὸ ἀγαλλίαμα τῆς αὐτοῦ θεοφανείας καὶ τὴν χάριν ἐπλάτυνεν»
[94] Alla lettera yarktè zaphon: estremità del settentrione oppure vette dello Zafon (monte un tempo dedicato ad una divinità cananea): il Sion sarebbe il vero luogo della presenza di Dio che soppianta gli altri luoghi di culto(?). Traduzioni possibili: il monte Sion è all’estremità settentrionale di Gerusalemme; è all’estremità settentrionale del mondo intero, ossia il suo polo; i monti attorno a Sion sono dei baluardi naturali, simbolo della protezione di Dio.
[95] Eusebio, PG 23, 421 A : «Παρὰ μὲν οὖν τοῖς παλαιοῖς ἐλέγετο·  Ἀπὸ Βοῤῥᾶ ἐκκαυθήσεται τὰ κακὰ ἐπὶ πάντας τοὺς κατοικοῦντας τὴν γῆν. Ἐπεὶδὲ ἡ βασιλεία τοῦ Θεοῦ, ἐπὶ τῆς γῆς συστᾶσα, ἤλασε τοὺς τὰ πλευρὰ τοῦ Βοῤῥᾶ πάλαι κρατοῦντας, … κρείττων τε γεγένηται τῶν κακῶν τῶν πάλαι τὸν Βοῤῥᾶν πληρούντων…».
[96] Atanasio, PG 27, 220 C : «Αἱ βάρεις οἱ μεγάλοι καὶ ἐξαίρετοι τῆς τοῦ Θεοῦ πόλεως οἱ ἐν αὐτῇ ὑπερέχον τες εἶεν ἄν».
[97] Eusebio, PG 23, 421 D : «Τὸ μὲν γὰρ πᾶν θεοσεβὲς πολίτευμα τὸ καθ' ὅλης τῆς οἰκουμένης συνεστὼς ἡ μεγάλη νοεῖται πόλις τοῦ βασιλέως·  αἱ δὲ κατὰ τόπον ἐκκλησίαι τυγχάνουσιν αἱ βάρεις, ὧν μέσος ἀεὶ ὢν ὁ εἰρηκὼς Θεός·  Ὅπου δύο ἢ τρεῖς συνηγμένοι, ἐκεῖ εἰμι ἐν μέσῳ αὐτῶν·  καὶ, Ἰδοὺ ἐγὼ μεθ' ὑμῶν εἰμι πάσας τὰς ἡμέρας ἕως τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος».
[98] Eusebio, PG 23, 421 D : «Ἀφανοῦς γὰρ ὄντος τοῦ Θεοῦ καὶ ἀοράτου, τότε μάλιστα ἡ παρουσία αὐτοῦ γινώσκεται, ὅταν, πολεμίων ἐπιθεμένων τῇ αὐτοῦ πόλει, τὴν ἀντίληψιν αὐτῇ παρέχει…»
[99] Cassiodoro, Expositio…, p. 427 (109-11) : «Primo eos dicunt vidisse, postea admiratos, deinde conturbatos et ad postremum tremore concussos».
[100] Eusebio PG 23, 425 A : «Διὸ τοῖς ταῦτα φάσκουσιν ἔλεγεν ὁ Σωτήρ· Πολλοὶ προφῆται καὶ δίκαιοι ἐπεθύμησαν ἰδεῖν ἃ ὑμεῖς βλέπετε·  καὶ, Ὑμῶν δὲ μακάριοι οἱ ὀφθαλμοὶ, ὅτι βλέπουσιν.  Ἁρμόζοι δ' ἂν καὶ ἡμῖν ἡ τοιαύτη φωνὴ, τὰ ὅμοια τεθεαμένοις κατὰ τοὺς ἡμετέρους χρόνους».
[101] Teodoreto, PG 80, 1213 C : «Αὐτοῦ γάρ ἐστι φωνὴ, Ἐπὶ ταύτῃ τῇ πέτρᾳ οἰκοδομήσω τὴν Ἐκκλησίαν, καὶ πύλαι ᾅδου οὐ κατισχύσουσιν αὐτῆς».
[102] Cassiodoro, Expositio…, p. 428 (158-160) : «Misericordiam dicunt Dominum Christum, qui exorbitanti mundo misertus est; et ad hoc tantum se voluit videri, ut omnis credens potuisset absolui».
[103] Teodoreto, PG 80, 1213 D : «Προσδεχόμεθα, φησὶ, ταύτην σου τὴν ἐπικουρίαν, ὦ Δέσποτα, τῶν σῶν ἐπαγγελιῶν εἰδότες τὸ ἀψευδές. Σὺ γὰρ εἶπας·  Μεθ' ὑμῶν  εἰμι πάσας τὰς ἡμέρας, ἕως τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος».
[104] Cirillo, PG 69, 1061 D : «Τὸ ὑπελάβομεν ἐν τούτοις ἢ ἐκληπτέον ἀντὶ τοῦ Εἰκάσαμεν, ἐνενοήσαμεν, ἢ διετέθημεν βεβαίως ἀραρότως, ὅτι τὸ ἔλεός σου πάντη τε καὶ πάντως ὑπάρξει τοῖς ἐν μέσῳ γεγονόσι τοῦ ναοῦ. Οὐ γάρ τοί φαμεν τοῖς ἀπίστοις ὅτι ἡ τῶν παρὰ Θεοῦ χαρισμάτων ἐκνεμηθήσεται μέθεξις, ἀλλὰ τοῖς ἤδη πιστεύσασιν. Εἴρηται γὰρ τοῖς ἀρχαιοτέροις, ὅτι Τὸ Πνεῦμά μου ἐφέστηκεν ἐν μέσῳ ὑμῶν, θαρσεῖτε».
[105] Teodoreto, PG 80, 1216 A : «Οἱ ψευδώνυμοι θεοὶ οὐκ ἔχουσι συμβαίνουσαν τῇ προσηγορίᾳ τὴν δύναμιν· οὐ γάρ εἰσιν ὃ καλοῦνται. Τῷ δὲ σῷ ὀνόματι, Δέσποτα, ἕπεται τὰ ἔργα κηρύττοντα τὴν τῆς προσηγορίας ἀλήθειαν».
[106] Bruno di Würzburg, PL 142, 196 A : «Circumdate Sion, id est defendite Ecclesiam in credulitate vestra; complectimini eam in charitate».
[107] Atanasio, PG 27, 221 B - C : «Ταῦτα τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον τοῖς ἀποστόλοις παρακελεύεται, οἱονεὶ τεῖχος αὐτοὺς γενέσθαι τῆς Σιὼν, τουτέστιν τοῦ θεοσεβοῦς πολιτεύματος.  Διηγήσασθε ἐν τοῖς πύργοις αὐτῆς. Καὶ τίνες ἂν εἶεν οἱ πύργοι τῆς Ἐκκλησίας ἢ οἱ κατὰ καιρὸν αὐτῆς ἡγούμενοι καὶ οἱ δίκαιοι, οἷς καὶ διηγοῦνται τὰ μεγαλεῖα τοῦ Θεοῦ οἱ ἀπόστολοι;».
[108] Cassiodoro, Expositio…, p. 430 (228-230) : «Christum significant, ostendentes eum digito tamquam praesentem».
[109] Bruno da Asti, PL 164, 868 D : «Sufficit igitur nobis hoc in Ecclesia praedicare; quia Christus Deus, et rex noster est in aetenum, et quia ipse nos regit et doligit, numquam de ejuus regimine recedamus, neque unquam ad aliam doctrinam transeamus, et quaecumque preacipit humilter faciamus, et nullum alium rectorem suscipiamus, et suffici nobis».
[110] Bruno di Würzburg, PL 142, 196 C : «Laudabilis atque terribilis Deus, qui in coelesti Jerusalem princeps magnificus inveniris: dilata mentem nostram spiritali intelligentia, ut misericordia tua in nostri pectoris templo suscepta, digni narratione tui nominis habeamur».
[111] Bruno di Würzburg, PL 142, 196 C : «Vox Christi de meritis justorum, poenis impiorum, et ne divites in hoc saeculo timeantur».
[112] Basilio, PG 29, 433 A e D: «Quis adeo vocalis praeco, ut inclamet quod a tot auribus simul audiatur? Siquidem concionator, et qui omnes praeconio cogit, Paracletus est, ille Spiritus veritatis... Quapropter et Ecclesia ex omnibus collecta est conditionibus, ut nemo qui exsors sit utilitatis relinquatur. Simul autem pacis etiam conciliatrix est communitas vocationis, adeo ut qui hactenus inter se in moribus dissenserant, ob hunc conventum mutuae assuescant charitati».
[113] Basilio, PG 29, 436 B : «Si bonum in corde prius non fuerit repositum, quomodo thesaurum per os proferet qui non possidet illum in occulto? Quae enim a Spiritu doceor, ea vobis annuntio, nihil dicens qod meum sit». Cf Teodoreto, PG 80, 1220 B-C.
[114] Cf. Teodoreto, PG 80, 1221 C.
[115] Cf. Basilio, PG 69, 457 A.
[116] Bruno di Würzburg, PL 142, 190 D : «Dives enim dictus est a divo, qui quasi Deus creditur nihil indigere: per quem impium debemus accipere».
[117] Teodoreto, PG 80, 1224 A : «Ἐγὼ μὲν, φησὶ, δέδια καὶ τρέμω τὴν προσδοκωμένην ἡμέραν· ὑμεῖς δὲ οἱ τῷ πλούτῳ κομῶντες, ἐκεί νης μὲν οὐδεμίαν ποιεῖσθε φροντίδα, τῇ δὲ ὑπερηφανίᾳ τῆς περιουσίας μεγαλαυχούμενοι, ὡς μονίμοις θαῤῥεῖτε τοῖς ῥέουσιν».
[118] Cf. Basilio PG 29, 439 A.
[119] Cf. Basilio PG 29, 441 A.
[120] Teodoreto PG 80, 1224 B : «Ὁ γὰρ τοὺς ὑπὲρ εὐ σεβείας καὶ δικαιοσύνης ὑπομείνας ἱδρῶτας, καὶ τοὺς ὑπὲρ αἰωνίων ἀγαθῶν ἀναδεξάμενος πόνους, τὴν ἀνώλεθρον ἔχει ζωὴν τῶν πόνων καρπόν».
[121] Basilio, PG 29, 447 A : «Quorum enim vita mortuis operibus ex omni peccato scaturientibus repleta est, horum domus sepulcra sunt in aeternum. Qui enim mortuus est per peccata, non domum habitat, sed sepulcrum, cum anima ejus morta sit».
[122] Basilio, PG 29,  450 C : « At certe vis intelligendi et conoscendi Conditorem suum inest etiam in hominibus. Aliquam gratiae propriae partem in hominem immisit, ut simile per simile cognoscat».
[123] CF, Basilio, PG 29, 451 A.
[124] Basilio, PG 29, 454 C : «Palam praedicit Domini ad inferos descensum, qui una cum aliis ipsius etiam Prophetae animam liberabit, ut ne illic remaneat».
[125] Bruno di Würzburg, PL 142, 206 A : «Si ergo nunc unusquique oppresso paupere dives efficitur, noli timere, cito praeterit, et nihil secum de his quae rapuerat tollit, Domino dicente: Stulte, hac nocte animam tuam repetunt, quae autem parasti cujus erunt? Cur enim timeamus divitem, qui moritur pauper, nec aliud secum valet portare, nisi unde possit ardere? Onera quae non videbas trasmittit ingentia secum in gehennam».
[126] Bruno di Würzburg, PL 142, 200 C : «Reple, Domine, os nostrum sapientia tua: ut memores te hominem factum, nosque redemisse de tartaro, mereamur vultus tui lumine decorari».
[127] Bruno di Würzburg, PL 142, 200 D : «Vox Sinagogae de primo et secundo adventu Christi, ipsius admonitio, ut ei sacrificium laudis fideles offerant»
[128] Agostino, PL 36, 566-567 (4) : «Quod vero Ex Sion species decoris eius, quod inde coepit decus Evangelii eius, quod inde annuntiari coepit speciosus forma prae filiis hominum, concordat verbis Domini dicentis: Incipientibus ab Ierusalem».
[129] Agostino, PL 36, 568 (6) : «Non silet, et silet: non silet a monendo, silet a vindicando; non silet a praecepto, silet a iudicio. Patitur enim peccatores quotidie mala facientes, Deum non curantes, non in conscientia sua, non in coelo, non in terra: non eum latent haec omnia, et universaliter omnes admonet, et quando aliquos flagellat in terra, admonitio est, nondum damnatio. Silet ergo a iudicio, occultus in coelo est, adhuc interpellat pro nobis: patiens est super peccatores, non exercens iram, sed exspectans poenitentiam».
[130] Eusebio, PG 23, 436 A : «Προλαμβάνον δὲ τὸ πῦρ τὴν αὐτοῦ βασιλείαν καθαίρει, πᾶσαν ὕλην καυστὴν ἀναλίσκον, πρὸς τὸ μὴ ξύλα, μὴ χόρτον, μὴ καλάμην πρὸ προσώπου αὐτοῦ φαίνεσθαι. Πῦρ δὲ ἐνταῦθα τὴν διδασκαλίαν τοῦ Θεοῦ Λόγου λέγει·  ὅτι περ πῦρ καίει μὲν τὰς μοχθηρὰς ἕξεις, δοκιμάζει δὲ τοὺς καθαρούς».
[131] Eusebio, PG 23, 436 C : «Τὸ Ἑβραϊκὸν καὶ οἱ λοιποὶ, Συναγάγετέ μοι, φασίν· ὡς γὰρ ἐν Εὐαγγελίοις εἴρηται· Καὶ ἀποστελεῖ τοὺς ἀγγέλους αὐτοῦ, καὶ συνάξουσι πάντα τὰ ἔθνη·  οὕτω καὶ νῦν τοῖς αὐτοῖς ἐπιτάττει».
[132] Eusebio, PG 23, 436 D : «Τροφὴ δὲ Θεοῦ περὶ ἧς εἶπεν· Ἐπείνασα, καὶ ἐδώκατέ μοι φαγεῖν·  ἐδίψησα, καὶ ἐποτίσατέ με·  ὑφ' ὧν τρεφόμενος λέξω·  Ἐφ' ὅσον ἐποιήσατε ἑνὶ τούτων τῶν ἐλαχίστων, ἐμοὶ ἐποιήσατε».
[133] Agostino, PL 36, 576 (15) : «Est quidam ignis flagrantissimae caritatis: animus inflammetur caritate, arripiat eadem caritas membra in usum suum, non ea permittat militare cupiditati, ut totus exardescat igne amoris divini qui vult offerre Deo holocaustum».
[134] Agostino PL 36, 578 (21-22) : «O sacrificium gratuitum, gratia datum! Non quidem hoc emi quod offerrem, sed tu donasti: nam nec hoc haberem… Et haec immolatio sacrificii laudis, gratias agere illi a quo habes quidquid boni habes, et cuius misericordia tibi dimittitur quidquid tuum mali habes. Immola Deo sacrificium laudis: et redde Altissimo preces tuas. Hoc odore Dominus delectatur. Redde Altissimo preces tuas. Non enim praesumere debes de viribus tuis... Me invoca in die tribulationis: eruam te, et glorificabis me. Ad hoc enim permisi diem tribulationis tibi fieri: quia forte si non tribulareris, non invocares me; cum tribularis autem, invocas me; cum invocas me, eximam te; cum eximam te, glorificabis me, ut iam non discedas a me».
[135] Eusebio, PG 23, 437 B : «Ἐπὶ τὸ χεῖρον ἐβάδιζες καταφρονῶν τῆς ἐμῆς χρηστότητος καὶ τῆς ἀνοχῆς καὶ τῆς μακροθυμίας· διὸ λοιπὸν οὐκ ἀνέξομαι. Καὶ γὰρ διέκεισό με τὰς σὰς ἀποδέχεσθαι πράξεις, ἢ καὶ μηδένα τούτων μεμνῆσθαι. Ἀλλ' ἐγώ σε διελέγχων πρὸ τῶν σῶν ὀφθαλμῶν ἅπαντα θήσω, ὅπως ὁρῶν αἰσχυνθῇς».
[136] Bruno di Würzburg, PL 142, 204 D : «Iter beatissimam psalmodiam appellat, quod non pedibus sed puris mentibus ambulatur, et ducit ad Christum. O gloriosa semita, quae ducit ad coeli terraeque Creatorem».
[137] Bruno di Würzburg, PL 142, 204 D - 205 A : «Deorum Domine, te rogamus, uti nos suscipias in sacrificio laudis, quo sine onere peccati tuas justitias enarrantes, iter illud quod salutare tuum tendit gradiamur».
[138] Bruno di Würzburg, PL 142, 205 A : «Vox poententiam agentis».
[139] Teodoreto, PG 80, 1240 B : «Ὑπὸ ταύ της τοίνυν φωτιζόμενος τῆς ἀκτῖνος, καὶ προφητικοῖς προορῶν ὀφθαλμοῖς, ὡς καὶ ὁ λαὸς ὁ ὑπ' αὐτοῦ βα σιλευόμενος περιπεσεῖται παρανομίαις, καὶ τίνων ὑπὲρ τούτων εὐθύνας ἐξανδραποδισθήσεται, καὶ μέτ οικος ἐν Βαβυλῶνι γενήσεται, συνέγραψε τὸν πα ρόντα ψαλμὸν, καὶ τὰ οἰκεῖα τραύματα θεραπεύων, καὶ τῷ λαῷ κατασκευάζων κατάλληλον φάρμακον, καὶ μὲν δὴ καὶ πᾶσιν ἡμῖν, ὅσοι τραυματίαι γινόμενοι θεραπείας δεόμεθα».
[140] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 454 (77-88).
[141] Cassiodoro, Expositio…, p, 455 (108-112) : «Multitudo enim indulgentiae divinae, magnitudinem peccatorum quamlibet exsuperat… Multo enim maior est Domini misericordia, quamvis peccata nostra videantur ingentia».
[142] Teodoreto, PG 80, 1240 C : «Τὰ γὰρ μεγά λα τῶν τραυμάτων ἰσομέτρων δεῖται φαρμάκων, καὶ ὁ χαλεπῇ νόσῳ περιπεσὼν, πλείονος χρῄζει κηδεμονίας, καὶ ὁ μεγάλα πλημμελήσας μεγάλης φιλανθρωπίας δεῖται»
[143] Gero di Reichersperg, PL 193, 1604 A - B : «Misericordia Dei tanta est ut de coelo mundi Cratorem deposuerit, terreno corpore induerit, Patri aequalem aeternitate nobis coequaverit mortalitate… Christus est fons misericordiae, in quo lotus est David, Petrus, Zachaeus, Paulus, Maria, latro et alii innumerabiles»
[144] Gero di Reichersperg, PL 193, 1604 B - C : «Similitudo trahitur a cera, cui impressa est deformis imago, qua deleta reformatur cera ad exprimendum pulchram imaginem. Ille namque solus in vitae libro scribitur, cujus omnis iniquitas deletur».

[145] Cassiodoro, Expositio…, p. 455 (116-119) : «Prudentissime autem delictis nullum volebat rimanere vestigium, quondam ille solus in libro vitae conscribitur, cuius omnia peccata delentur».
[146] Gero di Reichersperg, PL 193, 1604 C : «Prius lavasti me de fonte baptismatis: iam amplius lava me de fonte lacrymarum. Lavasti me in baptismo ab originali, munda me nunc a peccato actuali».
[147] Teodoreto, PG 80, 1242 B : «Οὐδὲ γὰρ μετὰ τὴν ἀπὸ σοῦ γενομένην ἄφεσιν, λήθην ἐδεξάμην τῆς ἁμαρτίας, ἀλλὰ διηνεκῶς ὁρῶ τῶν ἐμῶν κακῶν τὰς εἰκόνας, καὶ τὰς τολμηθεί σας παρανομίας· καὶ νύκτωρ ὀνειροπολῶ, καὶ μεθ' ἡμέραν φαντάζομαι.  Τοῦτο δὲ ποιεῖν τοὺς ἁμαρ τάνοντας καὶ αὐτὸς ὁ Θεὸς διὰ Ἡσαΐου κελεύει. Ἐγὼ γάρ εἰμι, φησὶν, ὁ ἐξαλείφων τὰς ἀνομίας σου, καὶ οὐ μὴ μνησθῶ τῶν ἀδικιῶν σου. Σὺ δὲ μνήσθητι, καὶ κριθῶμεν· λέγε σὺ τὰς ἀνομίας σου πρῶτος, ἵνα δικαιωθῇς».
[148] Atanasio, PG 27, 240 B : «Τοὺς πάντων ἀποκρυψάμενος ὀφθαλμοὺς ἐν τῷ παρανομήματι, τοὺς σοὺς μόνους οὐ διέλαθον».
[149] Teodoreto, PG 80, 1244 A : «Καὶ οὕτω κρίσεως γὰρ γινομένης, καὶ τῶν εἰς ἐμὲ παρὰ σοῦ γενομένων φερομέ νων εἰς μέσον, καὶ τῶν παρ' ἐμοῦ τετολμημένων παρεξεταζομένων ἐκείνοις, σὺ μὲν ἀποφανθήσῃ καὶ δίκαιος καὶ φιλάνθρωπος, ἐγὼ δὲ παράνομος ὀφθή σομαι καὶ ἀχάριστος».
[150] Teodoreto, PG 80, 1244 B – C : «Τοῦτο τοίνυν εἰπεῖν βού λεται, ὅτι τῶν ἡμετέρων προγόνων κρατήσασα ἡ ἁμαρτία, ὁδόν τινα καὶ τρίβον διὰ τοῦ γένους εἰργάσατο.... Διδασκόμεθα δὲ διὰ τούτων ἁπάντων, οὐχ ὅτι φυσικὴ τῆς ἁμαρτίας ἡ ἐν έργεια (ἢ γὰρ ἂν ἦμεν ἐλεύθεροι τιμωρίας, εἴπερ τοῦθ' οὕτως εἶχεν), ἀλλ' ὅτι ῥέπει ἡ φύσις περὶ τὸ πταίειν, ὑπὸ τῶν παθημάτων ἐνοχλουμένη… νικᾷ δὲ ὅμως ἡ γνώμη, πόνοις συνεργοῖς κεχρημένη.  Οὐ τοίνυν, ὥς τινες ὑπέλαβον, τοῦ γάμου κατηγορεῖ, καὶ τὴν γαμικὴν κοινωνίαν παρανομίαν καλεῖ». Cf. Atanasio, PG 27, 240 D : «Anche noi, coinvolti nella colpa della nostra madre, diciamo di essere stati generati nel peccato. Mostra come, già dalle origini, la nostra natura sia caduta nel peccato, a causa della trasgressione di Eva e come nasciamo condizionati dalla maledizione (Διὰ τοῦτο καὶ ἡμεῖς, τῇ τῆς μητρὸς καταπίπτοντες καταδίκῃ, κισσᾶσθαι λέγομεν ἐν ἁμαρτίαις.  Δείκνυσιν, ὡς ἐξ ἀρχῆς ἡ ἀνθρώπων φύσις ὑπὸ τὴν ἁμαρτίαν πέπτωκεν ὑπὸ τῆς ἐν Εὔᾳ παραβάσεως, καὶ ὑπὸ κατάραν ἡ γέννησις γέγονεν)».
[151] Bruno di Würzburg, PL 142, 206 C : «Lavabis me, hoc est per poenitentiam. Per hyssopum igitur Christi sanguinem intelligit, qui non solum inquinamenta detergit, sed etiam super nivem puritatem relucentis animae ostendit, quia spiritalis anima longe supra corpora mundana (quorum nullum nive albius est) resplendet».
[152] Teodoreto, PG 80, 1248 B : «Ταύτης μοι, φησὶ, τῆς εὐφροσύνης τὰ ὦτα ἔμπλησον, τὴν τελείαν κάθαρσιν ὑπισχνούμενος, ἵνα εἰς ἅπαντα ἡ θυμηδία διαδράμῃ τὰ τοῦ σώματος μόρια· καὶ τὰ νῦν τῇ κακουχίᾳ τεταπεινωμένα ὀστᾶ, ἀνθήσῃ πάλιν, καὶ ἀπολάβῃ τὴν οἰκείαν ἰσχύν».
[153] Gero di Reichersperg, PL 193, 1606 A : «Per ossa etiam intelligitur ratio et liberum arbitrium, in peccata inclinata Haec exultabunt cum restitues vim rationis et facultatem liberi arbitrii. Dum enim homo peccatis delectatur, ratio excaecatur, liberum arbitrium debilitatur».
[154] Cf. Bruno da Asti, PL 164, 881 D – 882 A. «Expelle omnem vanitatem… ibi est enim origo et fons boni et mali, ibi vitia oriuntur, ibi radices figunt, quae nisi cito evuksa fuerint, supra modum in immensum crescunt. “Ex corde enim exent cogitationes malae, furta, adulteria, perjuria, homicida, falsa testimonia, et similia, quae conquinant hominem. Unde scriptum est: omni custodia serva cor tuum, quia ex ipso vita procedit».
[155] Teodoreto, PG 80, 1248 B – C : «Ἐπειδὴ τὸ γῆρας ἐδεξάμην τῆς ἁμαρτίας, τῇ σῇ με φιλανθρωπίᾳ νεούργησον.  Ταῦτα καὶ δι' Ἰεζε κιὴλ τοῦ προφήτου τοῖς ἐν Βαβυλῶνι δορυαλώτοις ὁ Δεσπότης ὑπέσχετο.  Δώσω γὰρ αὐτοῖς, φησὶ, καρδίαν καινὴν, καὶ πνεῦμα καινόν.  Πνεῦμα δὲ οὐ τὸ πανάγιον λέγει, ἀλλὰ τοῦ λογικοῦ τὴν ὁρμήν· τουτέστι, τῇ μακρᾷ ταύτῃ παιδεύσας παιδείᾳ καὶ διδάξας ὑμᾶς, οἵους ἡ ἁμαρτία φύει καρποὺς, τὴν ἀρετὴν αἱρεῖσθαι παρασκευάσω. Τοῦτο κἀνταῦθα ὁ μακάριος ᾔτησε Δαβὶδ, τήν τε βλαβεῖσαν αὐτοῦ νεουργηθῆναι καρδίαν, καὶ τὸ λογικὸν ῥωσθῆναι, ὥστε τὴν θείαν τρέχειν ὁδόν».
[156] Eusebio, PG 23, 440 D : «Πλείστης δὲ παρ' Ἑβραίοις τῆς κοινότερον σωτηρίας σου λεγομένης καὶ τοῦ σωτηρίου σου δηλοῦται διαφορά. Γράφεται γὰρ τὸ μὲν σωτήριόν σου παρ' αὐτοῖς, Ἰησουὰχ, σαφῶς δηλοῦν τοὔνομα τοῦ Σωτῆρος ἡμῶν Ἰησοῦ· συμφώνως γὰρ οὕτως ἑρμηνεύουσιν ἅπαντες· τὸ δὲ, σωτηρία σου, Οἰσουάθ».
[157] Cf. Bruno da Asti, PL 164, 882 B.
[158] Teodoreto, PG 80, 1249 B : «Τῆς σῆς πάλιν ἀπολαύων φιλανθρωπίας ἀρχέτυπον ἔσομαι μετανοίας τοῖς τὸν παράνομον βίον ἀσπαζομένοις· ἔσομαι δὲ καὶ κήρυξ τῆς σῆς ἀγαθότητος, καὶ προτρέψω δυσσεβεῖς ἀνθρώπους, καὶ παρανόμους, τῇ σῇ προσδραμεῖν ἱκετείᾳ».
[159] Cf. Teodoreto, PG 80, 1249 B.
[160] Teodoreto, PG 80, 1249 C : «Ἡ γὰρ ἁμαρτία πέφυκε τὴν γλῶσσαν δεσμεῖν, ἐμφράττειν τὸ στόμα, ἄγχειν, σιωπᾷν ἀναγκάζειν.  Ἀντι βολεῖ τοίνυν ὁ προφήτης, διὰ τῆς ἀφέσεως τῆς προ τέρας παῤῥησίας μεταλαχεῖν, καὶ τὴν γλῶτταν εἰς ὑμνῳδίαν κινῆσαι».
[161] Cf. Bruno da Asti, PL 164, 883 B.
[162] Cf. Teodoreto, PG 80, 1252 C.
[163] Teodoreto, PG 80, 1252 D : «…ἱκετεύει τὴν νέαν ἀναφανῆναι Σιὼν, καὶ τὴν ἐπουράνιον Ἱερουσαλὴμ ἐπὶ γῆς πολισθῆναι, καὶ ὅτι τάχιστα παρασχεθῆναι τὴν καινὴν πολιτείαν, τὴν οὐκ ἄλογα προσφέρουσαν θύματα, ἀλλὰ τὴν τῆς δικαιοσύνης ἀναφορὰν καὶ θυσίαν, καὶ τὰ λογικὰ καὶ ζῶντα ὁλοκαυτώματα, περὶ ὧν μακάριος λέγει Παῦλος, Παρακαλῶ ὑμᾶς, ἀδελφοὶ, διὰ τῶν οἰ κτιρμῶν τοῦ Θεοῦ παραστῆσαι τὰ σώματα ὑμῶν θυσίαν ζῶσαν...».
[164] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 468, 21.
[165] Bruno di Würzburg, PL 142, 208 C : «Profluae miserationis ineffabile nomen Trinitatis, Deus, qui humani pectoris antrum emundans vitiis, super candorem efficis nivis, innova, quaesumus, in visceribus nostris Spiritum Sanctum, quo laudem tuam annuntiare possimus: ut recto principalisque spiritu confirmati, mereamur aeternis sedibus in Jerusalem coelesti componi».
[166] Bruno di Würzburg, PL 142, 208 C : «Vox prophetae de Juda vel Antichisto».
[167] Cf. Cassiodoro, Expositio…, p. 472 (27-28); Bruno di Asti, PL 164, 884 C.
[168] Eusebio, PG 23, 448 B : «Καί μοι δοκεῖ τὸν ἐναντίον τρόπον διαγράφειν ὁ παρὼν λόγος τῷ προεξομολογησαμένῳ ἐν τῷ νʹ ψαλμῷ. Ἐν ἐκείνῳ μὲ γὰρ ὀλισθήσας ἐν κακίᾳ ἅπαξ, ποτὲ μετεγίνωσκε καὶ ἑαυτὸν ἔκοπτεν ἐξομολογούμενος, καὶ τὰ ἑαυτοῖ κακὰ ἀποκλαόμενος· ὁ δὲ δυνατὸς ἐν κακίᾳ τυφοῦται ἐπ' αὐτῇ, καὶ ἐγκαυχᾶται, ὡς ἐπὶ μεγάλῳ κατορθώματι σεμνυνόμενος».
[169] Teodoreto, PG 80, 1253 B.
[170] Agostino, PL 36, 604 (7) : «Opus est potentem esse, sed in bonitate, non in malitia. Aedificare domum paucorum est, destruere quivis ignarus potest. Seminare frumenta, excolere segetem paucorum est: una scintilla omnem segetem incendere quivis potest. Suscipere infantem, natum nutrire, educare, ad iuvenilem aetatem perducere, magnum officium est: occidere illum uno puncto temporis quivis potest. Ergo ea quae ad destructionem fiunt, facillime fiunt. Qui gloriatur, in Domino glorietur, … in bonitate glorietur».
[171] Agostino, PL 36, 606 (10) : «Dilexisti malitiam super benignitatem. Inique, inordinate, perverse vis levare aquam super oleum; demergetur aqua, oleum supereminebit. Ponere vis sub tenebris lucem; fugabuntur tenebrae, lux manebit. Super coelum terram vis collocare; pondere suo cadet terra in locum suum. Tu ergo mergeris diligendo malitiam super benignitatem. Nam nunquam benignitatem malitia superabit».
[172] Agostino, PL 36, 605 (8) : «Parva sibi poena est? Minaris ei: tu eum ei minaris, quo cum vis mittere in malum? Dimitte illum in se. Ut multum saevias, subrecturus es bestiis: in seipsum peior est bestiis. Bestia enim lacerare corpus eius potest: ipse cor suum sanum relinquere non potest. Interius in se ipse saevit, et tu exterius plagas inquiris? Imo ora Deum pro illo, ut liberetur a se. Verumtamen in hoc psalmo, fratres mei, non oratio est pro malis, aut contra malos, sed prophetia quid sit eventurum malis. Non itaque putetis ex malevolentia Psalmum aliquid dicere: dicitur enim in spiritu prophetiae».
[173] Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 320 C – D e 321 A.
[174] Eusebio, PG 23, 449 B - C : «Οὐδὲ γὰρ ἀπένευον τοῦ οἴκου τοῦ Θεοῦ· ἀλλ' ἔνδον ἐν αὐτῷ ὥσπερ ἐν γεωργίῳ Θεοῦ πεφυτευμένος, καὶ τῶν ναμάτων τῆς ἐν τῷ οἴκῳ τοῦ Θεοῦ πηγῆς ἀπολαύων, πολύκαρπος ἐγινόμην καὶ ἀειθαλὴς, κατὰ τὸ παράδειγμα τοῦ τῆς ἐλαίας φυτοῦ, ὅπερ ἐν τοῖς ἀειθαλέσι παρείληπται. Φεύγων γὰρ τὸν Σαοὺλ παρ' ἑτέροις τὰς διατριβὰς ἐποιεῖτο· ὅμως δ' οὖν οὐκ ἠγνόει ἑαυτὸν ἐν τῷ οἴκῳ τοῦ Θεοῦ πεφυτευμένον· οἶκον Θεοῦ νοῶν τὸ θεοσεβὲς πολίτευμα».
[175] Eusebio, PG 23, 449 C : «[Καὶ ἐπειδήπερ κατάκαρπος, οὐδὲ πικροὺς φέρων καρποὺς, γλυκεῖς δὲ καὶ πολλῆς γέμοντας φιλανθρωπίας,] εἰκότως ἐλαίας φυτῷ κατακάρπῳ παρεβάλλετο, τὸν εἰς τοὺς πέλας ἔλεον σημαίνοντος, καὶ τὴν εἰς ἅπαντας φιλανθρωπίαν τοῦ παραδείγματος».
[176] Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 322 C : «Non enim ipsa illa justitiae opera sufficient ad perfectae beatitudinis meritum... quia quamvis probabilis per justitiae operationem vita justorum sit, tamen per misericordiam Dei plus meriti consequetur».
[177] Agostino, PL 36, 642 (18) : «Amarum est saeculum, sed nomen tuum iucundum. Et si dulcia quaedam sunt in saeculo, sed cum amaritudine digeruntur. Praeponitur nomen tuum, non solum magnitudine, sed etiam iucunditate. Nomen ergo Dei iucundum est amantibus Deum super omnes iucunditates. Da mihi palatum cui iucundum est. Lauda mel quantum potes, exaggera dulcedinem eius quibus valueris verbis: homo nesciens quid sit mel, nisi gustaverit, quid dicas nescit. Si gustasti, in fructu tuo inveniatur, non in solis vocibus, tamquam tantummodo Gustate, et videte: tunc videbitis, si gustaveritis. Homini autem non gustanti, unde probas? Laudando iucunditatem nominis Dei, quantacumque dixeris, verba sunt: aliud est gustus».
[178] Bruno di Würzburg, PL 142, 210 C : «Totius mundana vanitatis destructor, Onnipotens, fac ut in domo tua sicut olivam fructiferam florere, ut in tuam misericordiam sperantes, ab iniquitatis maledicto salvemur».
[179] Bruno di Würzburg, PL 142, 210, C : «Ecclesia increpat eos qui corde vel opere corrumpuntur et fideles monet ut aequanimiter saeculi molestias sufferant».
[180] Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 329  (11) A –C .
[181] Bruno di Würzburg, PL 142, 212 B : «Respice de coelo sancto tuo, piissime Deus, pone terminum insipientiae nostrae, ut a terroribus vanis eruti, tibi soli de puritate cordis integra placeamus».
[182]  Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 337 A ss.
[183] Bruno di Würzburg, PL 142, 212, C : «Vox Ecclesiae de haereticis ad Christum».
[184] Agostino, PL 36, 622 (4) : «Hoc dicat Ecclesia latens inter Ziphaeos. Ne autem quondam ille infirmus, cum venerit fortis, ventilabro illo ad sinistram nos mittat; salvet nos in nomine suo, et iudicet nos in virtute sua».
[185] Eusebio, PG 23 465 B : «…ᾔδει γὰρ εἶναί τι ὄνομα τὸ ὑπὲρ πᾶν ὄνομα. [02202] Ὥσπερ γάρ ἐστί τινα ἐν ταῖς ἐπῳδαῖς κατὰ τῶν ἰοβόλων ἑρπετῶν ῥήματα καὶ ὀνόματα, τοσαύτην ἐμφαίνοντα δυνάμεως ἰσχὺν, ὡς κατακοιμίζειν ἢ καὶ νεκροῦν τὰ φοβερώτατα τῶν ἑρπετῶν· τὸν αὐτὸν τρόπον καὶ τὸ ὄνομα τὸ ὑπὲρ πᾶν ὄνομα ἠπίστατο σωτήριον μὲν τυγχάνειν τῶν σωτηρίας ἀξίων, τῶν δὲ ἐχθρῶν καὶ ἐναντίων δυνάμεων ἀπελατικόν».
[186] Agostino, PL 36, 624 (5) : «Fratres, admonemus vos et exhortamur in Domino, ut non petatis aliquid quasi fixum, sed quod vobis Deus expedire scit. Quid enim vobis expediat, omnino nescitis. Aliquando quod putatis prodesse, obest; et quod putatis obesse, hoc prodest. Aegri enim estis, nolite medico dictare quae vobis medicamenta velit apponere».
[187] Eusebio, PG 23, 465 D e 468 A : «Καὶ ὅρα πῶς οὐ διὰ μακρῶν ἐκτείνει τοὺς λόγους, ἀλλ' ἅτε Θεῷ τῷ πάντα εἰδότι διαλεγόμενος, αὐτῷ μόνον ὑπόμνησιν ποιεῖται, τὴν μακρὰν τῶν πραγμάτων ἀποσιωπῶν διδασκαλίαν. ... Οὐκ ἔστι γὰρ ὅτε πάντες οἱ θέλοντες εὐσεβῶς ζῇν οὐχὶ διώκονται, καὶ μὴ μισοῦνται μῖσος ἄδικον ὑπὸ τῶν τὸν ἐναντίον αἱρουμένων βίον».
[188] Agostino, PL 36, 625 (7) : «Qui alieni? Novo enim modo, fratres mei, volunt perdere genus sanctorum et ab huius saeculi spe abstinentium omnes qui spem habent in isto saeculo. Certe concreti sunt, certe simul vivunt. Vehementer sibi adversa sunt ista duo genera: unum eorum qui non ponunt spem nisi in rebus saecularibus et temporali felicitate, et alterum eorum qui spem suam in Domino Deo suo firmiter ponunt».
[189] Agostino, PL 36, 625 (7) : «Quando enim ponet ante conspectum suum Deum, ante cuius conspectum non est nisi saeculum? quomodo sit nummus super nummum, quomodo augeantur greges, quomodo impleantur apothecae».
[190] Agostino, PL 36, 625 (8) : «Omnes enim sancti adiuvantur a Deo, sed intus ubi nemo videt. Quomodo enim magna est poena impiorum conscientia, sic magnum gaudium piorum ipsa conscientia. Prorsus quamvis longe futura sint quae promittit, hodie mihi dulce et praesens est adiutorium, hodie in cordis mei gaudio invenio Domine; dedisti iucunditatem in cor meum: non in vineam meam, non in gregem meum, non in cuppam meam, non in mensam meam, sed in cor meum. Ecce enim Deus adiuvat me. Quomodo te adiuvat? Et Dominus susceptor est animae meae».
[191] Eusebio, PG 23, 469 C : «Ταύτην οὖν, φησὶν, ἑκουσίως θύσω σοι τὴν θυσίαν, αὐτὸ τὸ ἐπ' ἐμοὶ ἑκούσιον καὶ τὸ θέλημά μου καὶ τὴν ἐμὴν προαίρεσιν ἀνατιθείς σοι, τήν τε εὐχαριστίαν αὐτὴν ἀντὶ θυσίας σοι προσφέρων».
[192] Bruno di Würzburg, PL 142, 213, D : «Salvifica, Domine Ecclesiam tuam, tui nominis protectionem confitentem, ut despectis inimicis, voluntaria te confessione magnificet».
[193] Bruno di Würzburg, PL 142, 213 D : «Christus Patrem petit, ne ejus despiciatur oratio, quam ex infermitate carnis probatur expetere et quid obsinatis Judaeis in suis sceleribus persinstentibus debeat evenire ostendit».
[194] Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 349 A – B.
[195] Ilario, PL 9 350 A – B.
[196] Agostino, PL 36, 636 (10) : «Merito ergo forte turbatur cor tuum, quia excidit tibi in quem credideris: intolerabiliter pateris, quia non venit tibi in mentem quid pro te pertulerit Christus. Si in mentem non tibi venit Christus, dormit: excita Christum, recole fidem. Tunc enim in te dormit Christus, si oblitus es passiones Christi: tunc in te vigilat Christus, si meministi passionum Christi. Cum autem pleno corde intuitus fueris quid ille fuerit passus, nonne aequo animo et tu tolerabis? et fortasse gaudens, quia inventus es in aliqua similitudine passionum regis tui. Cum ergo ista cogitans consolari et gaudere coeperis, ille surrexit».
[197] Agostino, PL 36, 634 (8) : «Quis dabit mihi pennas? sicut columbae tamen, non sicut corvo. Columba a molestiis quaerit avolationem, sed non amittit dilectionem. …Nihil tam amicum gemitibus quam columba: die noctuque gemit, tamquam hic posita ubi gemendum est. Quid ergo dicit iste dilector? Convicia hominum ferre non possum…; prodesse illis non possum: utinam requiescam alicubi ab eis separatus corpore, non amore; ne in me conturbetur ipsa dilectio: verbis meis et collocutione mea prodesse non possum, orando pro eis forsitan prodiero».
[198] Agostino, PL 36, 635 (9) : «Non enim a genere humano separatus esse poteris, quamdiu in hominibus vivis. Attende potius consolatorem illum Dominum… attende quia duodecim suis miscuit unum quem pateretur».
[199] Agostino, PL 36, 635 (9) : «Divide, quare? Quia in malum conspiraverunt. Turrem illam recordare…: at ubi illa collectio in conspirationem superbiae praecipitata est, pepercit illis Deus ut divideret linguas, ne se intellegendo perniciosam facerent unitatem. Per superbos homines divisae sunt linguae, per humiles Apostolos congregatae sunt linguae: spiritus superbiae dispersit linguas, Spiritus sanctus congregavit linguas».
[200] Agostino, PL 36, 637 (13) : «Et ideo labor ibi, quia iniquitas ibi: quia iniustitia ibi, ideo et labor ibi. Sed audiant extendentem manus: Venite ad me omnes qui laboratis... Discite a me, inquit, quia mitis sum et humilis corde, et invenietis requiem animabus vestris. Unde enim illi laborant, nisi quia non sunt mites et humiles corde? Deus humilis factus est, erubescat homo esse superbus».
[201] Cf. Ilario PL 9, 354 A.
[202] Agostino, PL 36, 639 (15) : «Forte aliquando bonum consilium dedisti, forte aliquando praecessisti me, et salubre aliquid monuisti: in Ecclesia Dei simul fuimus. …In domo Dei ambulavimus cum consensu. Unde ergo dissensio? Qui intus erat, foris factus est. Ambulavit mecum in domo Dei cum consensu: aliam domum erexit contra domum Dei. Quare illa relicta est, ubi ambulavimus cum consensu? quare illa deserta est, ubi dulces simul capiebamus cibos?».
[203] Agostino, PL 36, 640 (16) : «ideo ad inferos viventes descendunt, quia malum quod faciunt, malum esse noverunt».
[204] Agostino, PL 36, 640 (17) : «Corpus Christi et unitas Christi in angore, in taedio, in molestia, in conturbatione exercitationis suae; ille unus homo, in uno corpore posita unitas, cum taederet animam eius exclamans a finibus terrae».
[205] Ilario PL 9, 356 A.
[206] Ilario PL 9, 356 B e C.
[207] Agostino, PL 36, 644 (24) : «Fluctuat navis in anchoris, sed non longe a terra proicitur; nec in aeternum fluctuabit, etsi ad tempus fluctuat. Fluctuans loquitur, sed non in aeternum fluctuabit; nam anchora ligatur, anchora spes eius est. Non dabit in aeternum fluctuationem iusto».
[208] Cassiodoro, Expositio..., p. 496, 382-386 :  «… saluberrimum consilium nostris infirmitatibus dedit. Cogitatio enim saeculi nos semper affligit, quam si non abiciamus, atterimur; sicut Salomon ait: Quemadmodum vermis ligno et tinea vestimento, ita tistitia viri nocet cordi. Sed quando iactatur in Domunum, non solum nos non consumit, sed etiam nutrit».
[209] Agostino, PL 36, 645 (25) : «Deducit illos Deus in puteum corruptionis, non quod ipse sit auctor culpae ipsorum, sed quod ipse sit iudex iniquitatum eorum. Tradidit enim eos Deus in concupiscentias cordis eorum: amaverunt enim tenebras, et non lucem; dilexerunt caecitatem, et non visionem»; applica il versetto ai circoncellioni che giravano armati e competevano violenze contro i cattolici (26).
[210] Cassiodoro, Expositio…, pp. 496-497, 406-409 «Ex putei siquidem similitudine, gehennae tormenta nos admonet formidare. O pietas inaudita iudicantis! Totum hominibus predicitur, ut culpa plectibilis evitetur».
[211] Bruno di Würzburg, PL 142, 218 D – 219 A : «Jesu Domine, qui ante specula manens, conditionem humanam suscipiens, ab unanimo discipulo proditus, mortem subisti pro perditis, exaudi orationem supplicum et presta, ut, te vespero et mane meridieque laudantes, mereamur ab hujus saeculi tempestatibus defensari»
[212] Bruno di Würzburg, PL 142, 219 A : «Vox Ecclesiae in persecutione positae».
[213] Agostino, PL 36, 649 (4) : «Primus botrus in torculari pressus est Christus. Cum ille botrus passione expressus est, manavit illud unde calix inebrians quam praeclarus est! Si putas te non habere tribulationes, nondum coepisti esse christianus. Et ubi est vox Apostoli: Sed et omnes qui volunt in Christo pie vivere, persecutiones patientur? Si ergo non pateris ullam pro Christo persecutionem, vide ne nondum coeperis in Christo pie vivere. Cum autem coeperis in Christo pie vivere, ingressus es torcular; praepara te ad pressuras; sed noli esse aridus, ne de pressura nihil exeat».
[214] Agostino, PL 36, 650 (6) : «…potius te fecit intellegere unde non timebit; Ego vero, inquit, in te sperabo, Domine: non dixit praesumptionem suam, sed causam praesumptionis suae».
[215] Agostino, PL 36, 652 (8) : «Si sic et in ipsum Dominum, non dedignetur ergo corpus quod praecessit in capite, ut corpus haereat capiti. Contemptus est Dominus tuus, et tu te honorari vis ab eis qui longe facti sunt a sanctis? Noli tibi arrogare velle quod in illo non praecessit».
[216] Agostino, PL 36, 655 (13) : «Imples tribulationibus omnia, ut in tribulationibus positi homines recurrant ad te, ne deliciis et securitate perversa seducantur. A te ira videtur, sed paterna. Irascitur pater filio contemptori praeceptorum suorum: aurem vellit, manu trahit, ad scholam ducit. In ira populos deduces. Quam multi ingressi sunt, quam multi impleverunt domum Domini, in ira eius deducti, id est tribulationibus territi, et fide impleti! Ad hoc enim exagitat tribulatio, ut exinaniat vas quod plenum est nequitia, ut impleatur gratia».
[217] Cf. Ilario, PL 9, 560 D.
[218] Agostino, PL 36, 657 (16) : «Non ait: Scivi quia Deus es; sed, quia Deus meus es tu. Tuus est enim, cum tibi subvenit; tuus est, cum tu ab illo alienus non es. Omnium quidem Deus est: sed eorum Deus proprie dicitur, qui eum diligunt, qui eum tenent, qui illum possident, qui illum colunt; tamquam de domo ipsius, magna sunt familia eius, redempti magno sanguine unici Filii».
[219] Agostino, PL 36, 658. 659 (17. 19) : «Probata sunt multa casta coniugia calamitatibus maritorum: ne aliud amare quam maritum putarentur, non solum non deseruerunt, sed amplius obsecutae sunt. Si ergo maritus carnalis gratis diligitur, si caste diligitur; et uxor carnalis gratis diligitur, si caste diligitur: Deus quomodo diligendus est… En amo Deum meum; nemo hunc mihi eripit: quod illi dem nemo mihi eripit, quia in corde inclusum est. Merito dicitur in illa superiore fiducia: Quid faciat mihi homo? …auferat omnia: numquid aufert vota quae in me sunt, quae reddam laudis Deo?».
[220] Bruno di Würzburg, PL 142, 221 B : «Bellorum invisibilium optime propugnator, qui in te fidentes ab inimicis obrui non permittis, exterge precamur ab oculis nostris peccati lacrymam, ut dum carnalia bella comprimimus, placere tibi in lumine viventium mereamur».
[221] Bruno di Würzburg, PL 142, 221 C : «Ut Christus secundum humanitatem qua passus est orat, et resurrectionis suae gloria commemorat, Patrique laudes decantat».
[222] Agostino, PL 36, 664 (5) : «Christus in passione dicit: Miserere mei, Deus. Qui cum Patre miseretur tui, in te clamat: Miserere mei. Etenim quod de illo clamat: Miserere mei, tuum est: a te hoc accepit, propter te liberandum carne indutus est. Caro ipsa clamat: Miserere mei, Deus, miserere mei: homo ipse, anima et caro».
[223] Cf. Ilario, PL 9, 363 D – 364 A.
[224] Agostino, PL 36, 665 (6) : «…sic alii iusti eunt, et alii nascuntur. Usque in finem saeculi nec iniquitas deerit premens, nec iustitia patiens. Et in umbra alarum tuarum sperabo, donec transeat iniquitas: id est, tu proteges me, et ut ab aestu iniquitatis non arescam, tu umbraculum praebebis mihi».
[225] Ilario, PL 9, 364 B.
[226] Agostino, PL 36, 666 (8) : «Si antequam eum quaererem benefecit mihi, clamantem me non exaudiet? Bene enim nobis fecit Dominus Deus mittendo nobis Salvatorem nostrum Iesum Christum, ut moreretur propter delicta nostra, et resurgeret propter iustificationem nostram. Pro qualibus mori voluit Filium suum? Pro impiis. Impii autem non quaerebant Deum, et quaesiti sunt a Deo. Sic est ergo ille altissimus, ut non sit ab illo longe miseria nostra et gemitus noster».
[227] Eusebio, PG 23, 508 D: «Εἰπὼν δὲ, Ἐξαπέστειλεν ἐξ οὐρανοῦ καὶ ἔσωσέ με, ἐμφαίνει ἀπεστάλθαι τινὰ Σωτῆρα ἐκ τοῦ Θεοῦ. Τίνα δὲ τοῦτον νῦν μὲν οὐ παρέστησεν, ἐν ἑτέρῳ δὲ διδάσκει, ἔνθα φησίν· Ἀπέστειλε τὸν λόγον αὐτοῦ, καὶ ἰάσατο αὐτοὺς... Οὐκοῦν λόγος ἦν Θεοῦ, ὁ καὶ πάλαι ἀποστελλόμενος, καὶ τῶν ἀξίων τῆς αὐτοῦ σωτηρίας Σωτὴρ γιγνόμενος, ὃν καὶ ὁ Δαυῒδ ἀκριβῶς εἰδὼς ἔλεγεν· Ἐξαπέστειλεν ἐξ οὐρανοῦ καὶ ἔσωσέ με.  Τὸν μὲν οὖν σωτηρίας ἄξιον ἔσωζε διὰ τοῦ Σωτῆρος ὁ Ὕψιστος· … Ὥσπερ δὲ Λόγος νοεῖται ἰάσεως καὶ σωτηρίας ποιητικὸς, οὕτως ἐπὶ τοῦ παρόντος ὁ αὐτὸς ἔλεος ὠνόμασται, ὡς ἂν ὑπηρετικὸς ὢν τῆς τοῦ Πατρὸς φιλανθρωπίας».
[228] Agostino, PL 36 669 (12) : «Noli attendere inermes manus, sed os armatum: inde gladius processit quo Christus occideretur… Illi malum gladium, ille bonum: illi sagittas malas, ille bonas. Nam habet et ipse sagittas bonas, verba bona, unde sagittat cor fidele, ut ametur».
[229] Ilario, PL 9, (5) 365 C.
[230] Ilario PL 9, 366 B (7).
[231] Agostino, PL 36 671 (14) : «Vides illum qui exsultat: ipsa exsultatio est fovea ipsius. Melior est enim tristitia iniqua patientis, quam laetitia iniqua facientis. Ipsa laetitia iniqua facientis, ipsa est fovea: illuc quisque cum ceciderit, oculos perdit».
[232] Eusebio, PG 23, 513 A : «Ἡ μὲν οὖν ἐμὴ καρδία καὶ τὸ διανοητικὸν ἕτοιμον τυγχάνει, φησί. Σὺ δὲ λοιπὸν κατάπεμπέ σου τὸ Πνεῦμα. Ἐπιστάντος γὰρ αὐτοῦ καὶ ἐποχουμένου τῇ ἐμῇ ψυχῇ, συνήθως ᾄσομαι καὶ ψαλῶ, τὴν ἐμαυτοῦ διακονίαν καὶ ὑπηρεσίαν παρέχων τῇ δυνάμει τοῦ προφητικοῦ Πνεύματος».
[233] Agostino, PL 36, 672  (17) : «Ibi veritas: hic autem in nostra miseria utique misericordia. Misero enim praebenda est misericordia. Non enim opus est misericordia sursum, ubi nullus est miser».
[234] Bruno di Würzburg, PL 142, 223 D : «Transfer, Domine, iniquitatem familiae humilis, sub tuarum alarum umbra sperantis, ut missa de caelo misericordia tua, nequissimis insidiarum foveis eruamur».
[235] Bruno di Würzburg, PL 142, 223 C : «Christus exprobrat nequitiam Judeorum, et eorum retributiones declarat, ac de laetitia justorum, cum ultionem viderint peccatorum».
[236] Agostino, PL 36, 673 (1) «Quandoquidem manu formatoris nostri in ipsis cordibus nostris veritas scripsit: Quod tibi non vis fieri, ne facias alteri. Hoc et antequam Lex daretur nemo ignorare permissus est, ut esset unde iudicarentur et quibus Lex non esset data. Sed ne sibi homines aliquid defuisse quaererentur, scriptum est et in tabulis quod in cordibus non legebant. Non enim scriptum non habebant, sed legere nolebant».
[237] Agostino, PL 36, 679 (7) «utique in lucem vult educere; illa autem amando tenebras suas quibus se involutans occultat, dicitur quod cum exire noluerit, recusans tamen audire illas voces quibus se cogi sentit, allidit unam aurem terrae, et de cauda obturat alteram, atque ita voces illas quantum potest evitans, non exit ad incantantem. Huic similes dixit Spiritus Dei quosdam non audientes verbum Dei, et non solum non facientes, sed omnino ne faciant audire nolentes».
[238] Agostino, PL 36, 685 (16) «Spernentur tamquam aqua decurrens. Sed non solum ipsi: totum hoc saeculum ad tempus perstrepit, et quaerit quem trahat. Omnes impii, omnes superbi, sonantes ad saxa superbiae suae quasi aquis irruentibus et confluentibus, non vos terreant; hiemales aquae sunt, semper manare non possunt: necesse est decurrant in locum suum, in finem suum».
[239] Agostino, PL 36, 691 (21) «Iustus quando videt poenam peccatoris, proficit ipse: et mors alterius valet ad vitam alterius. Si enim spiritaliter sanguis currit de his qui intrinsecus moriuntur, tu videns talem vindictam, lava illic manus tuas; de caetero mundius vive».
[240] Bruno da Asti, PL 164, 906 C : «Numquam melius manus su set opera sua (quae per manus significantur) sancti Dei lavare possunt, quam peccata interficiendo, quorum contagiane fuerunt maculatae».
[241] Agostino, PL 36, 691 (22) «Ecce antequam veniat quod promittitur, antequam detur vita aeterna, antequam impii proiciantur in ignem aeternum, hic in hac vita est fructus iusto. Qui fructus? Spe gaudentes, in tribulatione patientes… Gaudet ebriosus, et non gaudet iustus? In caritate est fructus iusto».
[242] Bruno di Würzburg, PL 142, 225 D – 226 A: «Justissime Domine, concede popolo tuo sequi justitiam, diligere recta, ne a veritate tua auditum avertens, a venefici serpentis morsibus saucietur».
[243] Bruno di Würzburg, PL 142, 226 A : «Christus orat, ne ei inimici nocere praevaleant dicitque quemadmodum in fine speculi convertendi sint Judaei, pro quibus et oratio mirabili pietate depromitur».
[244] Agostino, PL 36, 694 (4) «Factum est hoc in carne Christi, fit et in nobis. Neque enim cessant inimici nostri, diabolus et angeli eius, insurgere super nos quotidie, et illudere velle infirmitati et fragilitati nostrae, deceptionibus, suggestionibus, tentationibus, et quibuscumque laqueis irretire, cum in terra adhuc vivimus».
[245] Agostino, PL 36, 701 (13) «Iniquitas omnis, parva magnave sit, puniatur necesse est, aut ab ipso homine poenitente, aut a Deo vindicante. Nam et quem poenitet, punit seipsum. Ergo, fratres, puniamus nostra peccata, si quaerimus misericordiam Dei. Non potest Deus misereri omnium operantium iniquitatem quasi blandiens peccatis, aut non eradicans peccata».
[246] Agostino, PL 36, 703 (18) «Videte enim quid est, fratres, in anima humana. Non habet ex se lumen, non habet ex se vires: … Accedite ad eum, et illuminamini; quia recedendo tenebramini. Fortitudinem meam ad te custodiam, quia Deus susceptor meus es».
[247] Agostino, PL 36, 708 (II, 3) «Delicta oris eorum, sermonem labiorum eorum, hoc est, illum occide, non ipsos. Non ergo occideris eos, nequando obliviscantur legis tuae: sed est quod in illis occidas, ut impleas quod supra dictum est: Non miserearis omnium qui operantur iniquitatem. Disperge ergo illos, et deduc eos: id est, noli deserere, cum dispergis; quia non deserendo habes quid in illis agas, cum ipsos non occidis. Quid ergo occides?... Quid in illis occides? Crucifige, crucifige; quod clamaverunt, non qui clamaverunt».
[248] Agostino, PL 36, 712 (II,11) «Quia factus es susceptor meus, et refugium meum in die tribulationis meae. Adiutor meus tibi psallam, quia tu Deus susceptor meus es. Quid eram, nisi subvenires? … Omnipotenti medico nihil est insanabile; non renuntiat ad aliquem: opus est ut tu curari velis, opus est ut manus eius non refugias. Sed etsi nolis curari, vulnus tuum admonet ut cureris: et aversum revocat, et refugientem quodammodo ad se redire compellit, et attrahit».
[249] Bruno di Würzburg, PL 142, 229 C – D: «Omnipotens Domine, cujus virtutem atque misericordiam matutino laudamus in tempore: quo fortitudinem nostram te oremus et quaesumus, ut ab omni obscuritate tenebrarum eruti, matutino lumine decoremur».

[250] Cf. Ilario, PL 9, 385 A.
[251] CF. Bruno da Asti, PL 164, 914 A - B.
[252] Cf. Ilario, PL 9, 390 D – 391 A
[253] Bruno di Würzburg, PL 142, 232 C : «Vox Ecclesiae petentis, ut sub alarum Cristi velamine protegatur».
[254] Agostino, PL 36, 723 (1) :  «Vocem autem in isto psalmo, si in membris eius et in corpore sumus, sicut illo exhortante praesumere audemus, nostram debemus agnoscere, non alicuius extranei. Nostram autem non sic dixi, quasi eorum tantum qui in praesentia sumus modo; sed nostram qui sumus per totum mundum, qui sumus ab oriente usque in occidentem. Et ut noveritis sic esse vocem nostram, loquitur hic quasi unus homo: non est autem unus homo, sed tamquam unus unitas loquitur. In Christo autem nos omnes unus homo; quia huius unius hominis caput est in coelo, et membra adhuc laborant in terra: et quia laborant, videte quid dicat».
[255] Eusebio, PG 23, 577 A- B : «ἐπειδὴ «πλατεῖα καὶ εὐρύχωρος ἡ ὁδὸς ἡ ἀπάγουσα εἰς τὴν ἀπώλειαν·» οὕτως πάλιν ὁ αὐτὸς πενθεῖ πολλοὺς, περὶ ὧν ἔλεγε· «Πενθήσω πολλοὺς τῶν προημαρτηκότων, καὶ μὴ μετανοησάντων ἐπὶ τῇ ἁμαρτίᾳ καὶ ἀνομίᾳ καὶ ἀσεβείᾳ ᾗ ἔπραξαν.». Ὁδ' αὐτὸς ὑπεραλγῶν καὶ ὑπερπάσχων ἑτέρων ἐβόα· «Τίς ἀσθενεῖ, καὶ οὐκ ἀσθενῶ;».
[256] Agostino, PL 36, 724 (3) : «Namque vita nostra in hac peregrinatione non potest esse sine tentatione: quia provectus noster per tentationem nostram fit, nec sibi quisque innotescit nisi tentatus, nec potest coronari nisi vicerit, nec potest vincere nisi certaverit, nec potest certare nisi inimicum et tentationes habuerit. Angitur ergo iste a finibus terrae clamans, sed tamen non relinquitur. …In Christo enim tu tentabaris, quia Christus de te sibi habebat carnem, de se tibi salutem; de te sibi mortem, de se tibi vitam; de te sibi contumelias, de se tibi honores; ergo de te sibi tentationem, de se tibi victoriam. Si in illo nos tentati sumus, in illo nos diabolum superamus. Attendis quia Christus tentatus est, et non attendis quia vicit? Agnosce te in illo tentatum, et te in illo agnosce vincentem».
[257] Agostino, PL 36, 726 (5) : «Ante te est turris: recordare Christum, et intra in turrem».
[258] Eusebio, PG 23, 580 A : «Οὐ γὰρ ἐπ' ἐμαυτῷ, φησὶν, εὐθαρσήσω, ἀλλ' ἐπὶ τῇ σκέπῃ τῶν σῶν πτερύγων. Οὕτω δὲ καλεῖν εἴωθεν ὁ Λόγος τὰς προνοητικὰς τοῦ Θεοῦ δυνάμεις, ὑφ' ἃς σκεπάζεται ὁ θεοφιλὴς, μηδέποτε τῆς σκέπης ἀναχωρῶν τοῦ Θεοῦ, ἀλλὰ δι' αἰῶνος ἔνδον ἐν αὐτῇ κατοικῶν·  καὶ ἤδη μὲν ἀπολαύων τῆς Ἐκκλησίας αὐτοῦ καὶ τῆς εὐπρεπείας τοῦ οἴκου αὐτοῦ ».
[259] Eusebio PG 23, 581 A – B : «Τῷ μὲν οὖν Ἰσραὴλ τὴν ῥέουσαν μέλι καὶ γάλα ἐπήγγελται διὰ Μωϋσέως·  τοῖς δὲ φοβουμένοις ὁποίαν ἔδωκε κληρονομίαν, εἴασε ζητεῖσθαι. καὶ ἐν τῷ ιεʹ δὲ ψαλμῷ ἡ αὐτὴ κληρονομία ἐδηλοῦτο κατὰ τὸ, «Κύριος ἡ μερὶς τῆς κληρονομίας μου καὶ τοῦ ποτηρίου μου, σὺ εἶ ὁ ἀποκαθιστῶν τὴν κληρονομίαν μου ἐμοί.  Καὶ γὰρ ἡ κληρονομία μου κρατίστη μοί ἐστιν».
[260] Agostino, PL 36 727-728 (8): «Dies super dies regis adicies annos eius. Hic est ergo rex cuius membra sumus. Rex Christus est, caput nostrum, rex noster. Dedisti illi dies super dies; non solum istos dies in isto tempore cum fine, sed dies super istos dies sine fine. Generationis huius et generationis futurae: generationis huius quae comparatur lunae, propter quod luna nascitur, crescit, perficitur, senescit et occidit; sic sunt generationes istae mortales: et generationis qua regeneramur resurgendo, et permanebimus in aeternum cum Deo, quando iam non sicut luna, sed quod ait Dominus: Tunc iusti fulgebunt sicut sol in regno Patris sui»
[261] Cf. Ilario, PL 9, 393 A – B.
[262] Bruno di Würzburg, PL 142, 234 A : «Anxietatum nostrarum, misericordiosissime consolator Deus, protese familiam tuam a facie inimici, ut a te turre fortitudinis premunita, inhabitare tabernacula mereatur aeterna».
[263] Bruno di Würzburg, PL 142, 234 B : «Vox conversi dicentis animam suam Deo esse subiectam, monentisque errantes, ut magis in Domino quam in caduca hujus mundi felicitate confidane».
[264] Cf. Ilario PL 9, 396 B- C.
[265] Atanasio, PG 27, 276 A : «Εἰ καὶ σεσάλευσαι, φησὶ, ὦ ψυχὴ, καὶ τῆς κατ' ἀρετὴν ἐξέπεσας στάσεως, ἀλλ' ὑποτάγηθι τῷ Κυρίῳ. Ὅτι δὴ αὐτός σου καὶ ἀντιλήψεται, καὶ σώσει τοῦ μὴ ἐπὶ πλεῖον σαλεύεσθαι. Καὶ γὰρ αὐτὸς Θεός μου. Καὶ γὰρ αὐτὸς παρέξει τὴν σωτηρίαν ἀδικουμένῳ παρ' ὑμῶν, καὶ ἀπαλλάξει πάντως ὑμῶν τῆς μοχθηρίας».
[266] PL 36, 731 (4) : «Quidquid passi sunt Prophetae a sanguine Abel iusti usque ad sanguinem Zachariae, appositum est super hominem, quia praecesserunt adventum incarnationis Christi quaedam membra Christi: sicut in nascente quodam, nondum quidem procedente capite, processit manus, sed tamen capiti connectebatur et manus. Nolite ergo putare, fratres, omnes iustos qui passi sunt persecutionem iniquorum, etiam illos qui venerunt missi ante Domini adventum praenuntiare Domini adventum, non pertinuisse ad membra Christi. Absit ut non pertineat ad membra Christi, qui pertinet ad civitatem quae regem habet Christum».
[267] Atanasio, PG 27, 276 A : «Τῶν ἀντικειμένων δυνάμεων καταβοᾷ· ὅτι δὴ νενευκυίᾳ τῇ τοῦ ἀνθρώπου φύσει ἐπὶ τὰ πονηρὰ ἐπιτίθενται, καὶ ὁμοίᾳ πως οὔσῃ διὰ τὴν φυσικὴν ἀσθένειαν κλίναντι τοίχῳ καὶ καταπίπτειν μέλλοντι, καὶ φραγμῷ ἀνα τετραμμένῳ».
[268] Cf. Ilario, PL 9, 399 A.
[269] PL 36, 740, (16) «Nolite sperare super iniquitatem. Vana est iniquitas, nihil est iniquitas; potens non est nisi iustitia. Occultari potest ad tempus veritas; vinci non potest. Florere potest ad tempus iniquitas, permanere non potest. Nolite sperare super iniquitatem: et in rapinam ne concupiscatis. Non es dives, et rapere vis? Quid invenis? quid perdis? O lucra damnosa! Invenis pecuniam; perdis iustitiam… Quid rapias, vides: a quo rapiaris, non vides? Nescis circuire inimicum tamquam leonem rugientem, et quaerentem quid rapiat? Praeda illa quam vis rapere, in muscipula est: tenes, et teneris. In rapinam ergo ne concupiscas, o pauper! sed concupisce in Deum qui praestat nobis omnia abundanter ad fruendum».
[270] Bruno di Würzburg, PL 142, C : «Subde tibi, Domine, animas nostras, quondam tu es patientia vera, ut renuentes incerta divitiarum, te solum, contempta omni mondana vanitate, sequamur».
[271] Bruno di Würzburg, PL 142, D : «Ecclesia desiderans Domini videre virtutem, ait gratias, quia sub protectione Domini procellas mundi evasit».
[272] Ilario, p. 325.
[273] Eusebio, PG 23, 604 D : «Διὰ ταῦτα γὰρ Θεόν μου προσεῖπον, ἐπειδήπερ οὐδενὸς τῶν ἐπιγείων, ἀλλ' οὐδὲ τῶν ὀφθαλμοῖς σαρκὸς ὁρωμένων περιέλκει με πόθος».
[274] Ilario, p. 325.
[275] Agostino, PL 36 750 (4) : «…malus enim est somnus animae. Bonus somnus corporis, quo reparatur valetudo corporis. Somnus autem animae est oblivisci Deum suum. Quaecumque anima oblita fuerit Deum suum, dormit».
[276] Ilario p.326.
[277] Agostino PL 36, 750-751 (5) : «Omnis qui sibi vult aliquid praestari, in ardore est desiderii: ipsum desiderium sitis est animae. Et videte quanta desideria sint in cordibus hominum: alius desiderat… amplam pecuniam, alius domum magnam, alius uxorem, alius honores, alius filios… Ardent omnes homines desiderio; et vix invenitur qui dicat: Sitivit tibi anima meae».
[278] Agostino PL 36, 751 (6) : «et modo Angeli non sitiunt quomodo nos, non esuriunt quomodo nos; sed habent saginam veritatis, lucis, immortalis sapientiae. Ideo beati sunt; et de tanta beatitudine, quia in illa sunt civitate Ierusalem coelesti, unde nos modo peregrinamur, attendunt nos peregrinos, et miserantur nos, et iussu Domini auxiliantur nobis, ut ad illam patriam communem aliquando redeamus, et ibi cum illis fonte dominico veritatis et aeternitatis aliquando saturemur».
[279] Eusebio, PG 23, 604 C : «οὐχ ἡ ψυχὴ μόνη τοῦ Δαυῒδ πρὸς τὸν Θεὸν τέτατο, ἀλλὰ καὶ αὐτὴ ἡ σὰρξ καὶ τὸ σῶμα αὐτοῦ, ἁγνεύοντος δηλαδὴ καὶ καθαρεύοντος διὰ τὸ τῷ Θεῷ σχολάζειν».
[280] Agostino, PL 36, 751-752 (6) : «Quomodo animae nostrae promittitur beatitudo, sic et carni nostrae promittitur resurrectio».
[281] Cf. Teodoreto, PG 80, 1336 C – 1337 A.
[282] Agostino, PL 36, 752 (7) : «Quamquam, fratres mei, boni christiani et fidelis etiam in hoc saeculo caro Deo sitit: quia si opus est carni pane, si opus est aqua, si opus est vino, si opus est nummo, si opus est iumento carni huic, a Deo petere debet, non a daemoniis, et idolis, et a nescio quibus potestatibus huius saeculi. Sunt enim qui, quando famem patiuntur in isto saeculo, dimittunt Deum, et rogant Mercurium, aut rogant Iovem ut det illis, aut quam dicunt Coelestem, aut aliqua daemonia similia: non Deo sitit caro ipsorum. Qui autem Deo sitiunt, undique debent sitire, et anima, et carne: quia et animae Deus dat panem suum, id est verbum veritatis; et carni Deus dat quae necessaria sunt, quia Deus fecit et animam et carnem».
[283] Eusebio, PG 23, 605 A : «Ὥσπερ γὰρ φυσικοῖς λόγοις τὴν γῆν αὐτήν φαμεν διψῇν ὕδατος, οὕτω καὶ ἡ σάρξ μου ἐδίψησέ σοι .... Δύναται δὲ καὶ τὴν ἔρημον αὐτὴν σημαίνειν διὰ τούτων, ἐν ᾗ φεύγων τὸν Σαοὺλ τὰς διατριβὰς ἐποιεῖτο. Πάντως γάρ που ἐν ταύτῃ τυγχάνων καὶ μακρὰν ἀπῳκισμένος τῆς κιβωτοῦ τοῦ Θεοῦ καὶ τῆς τοῦ ἁγιάσματος σκηνῆς, ἐν ᾗ τὰς κατὰ νόμον ἐποιοῦντο λατρείας, τούτων ἐπόθει τὴν θέαν».
[284] Teodoreto, PG 80, 1337 A – B : «Οὐδεμίαν ἀπὸ τῆς ἐρημίας βλάβην εἰσεδεξάμην·  ἀλλ' ὡς παρ' αὐτὴν ἑστηκὼς τὴν ἱεράν σου σκηνὴν, οὕτως σοι τὴν ὑμνῳδίαν προσφέρω.   Παρίσταμαι δέ σοι, τὴν ἄῤῥητον φανταζόμενος δύναμιν.  Ἐπειδὴ γὰρ ἡ σὴ φύσις ἀνέφικτος, ἀπὸ τῶν ὑπὸ σοῦ γινο μένων λαμβάνω τῆς δοξολογίας τὰς ἀφορμάς. [Ο δὲ ἐξ ἐθνῶν πεπιστευκὼς λαὸς διηνεκῶς ἂν εἴποι· Οὕτως ἐν τῷ ἁγίῳ ὤφθην σοι·  τουτέστιν ἐν τῷ ναῷ·  ἐν ᾧ θύῃ ἀθύτως καὶ μερίζῃ ἀμερίστως καὶ ἐκδαπανᾷ μένων ἀδαπάνητος]».
[285] Ilario, p. 329.
[286] Teodoreto, PG 80, 1337 B : «Πάσης τῆς ζωῆς τῆς τῶν πλουτούντων, καὶ τῆς τῶν δυναστευόντων, καὶ ἀφρόντιδος, καὶ πολυφρόντιδος, καὶ ἁβροδιαίτου, καὶ ἀνειμένης, τὸν σὸν ἔλεον προαιροῦμαι, καὶ εἰς τὴν σὴν ὑμνῳδίαν τὰ χείλη κινῶ».
[287] Agostino, PL 36, 754 (12) : «Multae sunt vitae humanae; sed Deus unam vitam promittit; et non illam dat nobis quasi propter merita nostra, sed propter misericordiam suam. Quid enim boni egimus, ut illud mereremur? … Cum iustum sit ut puniatur peccator, pertinuit ad misericordiam ipsius non punire peccatorem, sed iustificare, et de peccatore facere iustum. Ergo misericordia ipsius melior super vitas. Quas vitas? Quas sibi homines elegerunt. Alius elegit sibi vitam negotiandi, alius vitam rusticandi, alius vitam fenerandi, alius vitam militandi. Diversae sunt vitae, sed melior est misericordia tua super vitas nostras. Melius est quod das correctis, quam quod eligunt perversi. Unam vitam donas, quae praeponatur omnibus nostris, quascumque in mundo eligere potuerimus».
[288] Agostino, PL 36, 755 (13) : «Ecce levavit ille manus, et obtulit pro nobis sacrificium Deo seipsum, et per illud sacrificium deleta sunt omnia peccata nostra. …Quia enim manus istae levantur ut impetres quod vis, ipsas manus cogitas in bonis operibus exercere, ne erubescant levari ad Deum».
[289] Teodoreto, PG 80, 1337 C : «Τὴν δὲ σὴν ὑμνῳδίαν πιότητα ὑπολαμβάνω ψυχῆς·  καὶ πιμελῆ καὶ εὐτραφῆ ταύτην οἶμαι γίνεσθαι. Χλιδὴ γὰρ μόνιμος, καὶ τρυφὴ, τῶν σῶν λογίων ἡ μελέτη».
[290] Agostino, PL 36, 756 (14) : «Hilarem datorem diligit Deus. Pinguis anima unde esset pinguis, nisi a Domino saturaretur? Et tamen quantumlibet hic sit pinguis, quid erit in illo futuro saeculo, quo nos pascet Deus?».
[291] Ilario, p. 331.
[292] Agostino, PL 36, 757 (16) : «Si me non protegas quia pullus sum, milvus me rapiet… Sine protectione Dei nihil es. Semper ab illo protegi velimus: tunc semper in illo magni esse poterimus, si semper sub illo parvuli simus».
[293] Ilario, p. 331.
[294] Teodoreto, PG 80, 1340 B : «Οδ πρς βραχ, φησ, τν μν λογισμν τς σς ποστσαι δύναμαι μνήμης· λλ φίλτρ θερμ πυρευόμενος, οόν τινι κόλλ τ μνήμ τ σ πόθ προσδέδεμαι. Ετα δείκνυσι τν το πόθου καρπόν.  μο δ ντελάβετο δεξιά σου. Οτω γάρ με διακείμενον ρν, τς σς ξιος προμηθείας».
[295] Agostino, PL 36, 759 (18) : «Quaesierunt animam meam ut perderent me. Quid facturi? Non enim rapturi erant gluten, quo adhaesit anima mea post te. Ergo propter illud gluten et propter potentissimam dexteram tuam, in vanum quaesierunt animam meam. Quotquot persecuti sunt, vel persequi cupiunt Ecclesiam, potest de his hoc intellegi… Introibunt in inferiora terrae. Quae sunt inferiora terrae? Terrenae cupiditates. Melius est carne ambulare super terram, quam cupiditate ire sub terram. Omnis enim qui contra salutem suam cupit terrena, sub terra est: quia terram sibi praeposuit, terram super se posuit, et se subter fecit».
[296] Ilario, p. 333.
[297] Bruno di Würzburg, PL 142, 238 D : «Ad te diluculo vigilantibus, lumen largire perpetuum, ductor lucis aeternae, ut te labia nostra laudent, te vita benedicat, te meditatio matutina glorificet».
[298] Bruno di Würzburg, PL 142, 230 A : «Christus per totum hunc psalmum de sua passione loquitur».
[299] Eusebio, PG 23, 616 D : «…τὴν δὲ αὐτοῦ ψυχὴν ἄτρομον καὶ ἀπτόητον, καὶ ἄφοβον διατηρεῖσθαι, ὅπως, ἐν ἕξει γενόμενος ἀταραξίας, λέγῃ καὶ αὐτὸς ὁμοίως Παύλῳ· «Ἐν παντὶ θλιβόμενοι, ἀλλ' οὐ στενοχωρούμενοι· διωκόμενοι, ἀλλ' οὐκ ἐγκαταλειπόμενοι·  καταβαλλόμενοι, ἀλλ' οὐκ ἀπολλύμενοι».
[300] Agostino, PL 36 770-771 (18) : «Qui sunt recti corde? Qui omnia quaecumque in hac vita patiuntur, non ea tribuunt insipientiae, sed consilio Dei ad medicinam suam; nec praesumunt de iustitia sua, ut putent se iniuste pati quod patiuntur, aut ideo esse Deum iniustum, quia non plura patitur qui plus peccat… Sine curare; novit quid agat, qui vulnus novit… Patere ergo quidquid pateris recto corde: novit Deus quid tibi donet, quid tibi subtrahat. Quod tibi donat, ad consolationem valeat, non ad corruptionem; et quod tibi subtrahit, ad tolerantiam valeat, non ad blasphemiam… Quanto melius ad rectitudinem Dei corrigis cor tuum? Nonne hoc te docuit Dominus tuus, de cuius passione modo loquebamur? Audi vocem ipsius: Verum non quod ego volo, sed quod tu vis, Pater».
[301] Bruno di Würzburg, PL 142, 240 D : «Tutela omnium credentium, Deus, custodi Ecclesiam tuam a conventu malignantium, qui eam occultis jaculis impugnare nituntur, ut te salubri rectoque retinens intellectu, justorum meritis perpetualiter collaetetur».
[302] Bruno di Würzburg, PL 142, 241 A : «Populus a peccato liberatus, orationem suam postulat exaudiri, diversa laudes Domini potentiamque enuntians».
[303] Cf. Atanasio PG 27, 283 A; Teodoreto, PG 80, 1345 B-C; Agostino, PL 36, 773 (2).
[304] Cf. Teodoreto, PG 80, 1345 B-C.
[305] Agostino, PL 36, 773 (2) : «Duas istas civitates faciunt duo amores: Ierusalem facit amor Dei; Babyloniam facit amor saeculi. Interroget ergo se quisque quid amet, et inveniet unde sit civis: et si se invenerit civem Babyloniae, exstirpet cupiditatem, plantet caritatem; si autem se invenerit civem Ierusalem, toleret captivitatem, speret libertatem. Multi enim cives sanctae matris Ierusalem cupiditatibus Babyloniae corrupti tenebantur, et ipsa corruptione cupiditatum tamquam cives inde facti erant….».
[306] Eusebio, PG 23, 625 D : «Μόνοι δὲ οἱ ἐν τῇ Ἐκκλησίᾳ τοῦ Θεοῦ τὸν πρέποντα ὕμνον παρ' αὐτοῦ δεδιδαγμένοι τοῦ Σωτῆρος ἐπαξίως τὸν Πατέρα θεολογοῦσιν».
[307] Agostino, PL 36, 774 (3) : «… ibi sum; sed carne, non corde. Cum autem duo quaedam dixerim, quia ibi sum carne, non corde; unde canto, non ibi: non enim carne canto, sed corde. Carnem quidem sonantem audiunt et cives Babyloniae; cordis autem sonum audit conditor Ierusalem».
[308] Eusebio, PG 23, 624 C : «Οὐκέτι γὰρ μόνον τὸ Ἰουδαίων ἔθνος, ἀλλὰ καὶ πᾶσα σὰρξ, τουτέστι πᾶν γένος ἀνθρώπων».
[309] Atanasio PG 27, 284 B : «Εὐαγγελίζεται διὰ τούτων τὴν κλῆσιν ἁπάντων τῶν ἐθνῶν, κατὰ τὸ εἰρημένον παρὰ τοῦ Ἰωήλ· Ἐκχεῶ ἀπὸ Πνεύματός μου ἐπὶ πᾶσαν σάρκα».
[310] Eusebio, PG 23 629 B : «Ἀλλ' οὗτοι μὲν «κατεδυνάστευσαν ἡμῶν,» κατὰ τὸν Σύμμαχον·  σὺ δ' οὐχ ὑπερεῖδες ἡμᾶς, Δέσποτα· ἱλάσω δὲ τὰς ἀσεβείας ἡμῶν, καταπέμψας ἡμῖν τὸν ἱλασμὸν, δι' οὗ κατέστης ἡμῖν ἵλεως, ὑπερβὰς ἡμῶν τὰς ἀσεβείας.  Τίς δέ ἐστιν ὁ ἱλασμὸς, διδάσκει λέγων ὁ Ἀπόστολος περὶ τοῦ Σωτῆρος· «Ὃν προέθετο ὁ Θεὸς ἱλαστήριον διὰ πίστεως ἐν τῷ αὐτοῦ αἵματι·» καὶ πάλιν».
[311] Eusebio Pg 23, 630 D e 631 B : «Αὐλαὶ δὲ τοῦ Κυρίου εἰσὶν αἱ κατ' οὐρανὸν μοναὶ, περὶ ὧν εἴρηται ἐν Εὐαγγελίῳ·  «Πολλαὶ μοναὶ [23.632] παρὰ τῷ Πατρί.». Εἰ δὲ καὶ οἶκος Θεοῦ ἡ Ἐκκλησία αὐτοῦ ἐστι κατὰ τὸν Ἀπόστολον φήσαντα· εἰκότως φασὶν, ὅτι Ὁ μὲν μακάριος ἤδη τῆς παρὰ σοὶ τετύχηκεν ἐκλογῆς· ἡμεῖς δὲ οἱ μηδέπω τοιοῦτοι, ἔτι δὲ περιβεβλημένοι ἀγαπῶμεν ἐντεῦθεν ἤδη τῶν ἐν τῷ οἴκῳ σου ἀγαθῶν ἀπολαύοντες, λόγων δηλαδὴ θείων καὶ τῶν τῆς σοφίας μαθημάτων τε καὶ χαρισμάτων τοῦ ἁγίου Πνεύματος, οἷς κεκόσμηται ὁ οἶκος τοῦ Θεοῦ».
[312] Eusebio, PG 23, 633 B : «Ναὸς δὲ ἐπουράνιος καὶ ἀληθῶς ἐπάξιος τοῦ Θεοῦ, ἐν ᾧ κατοικῶν ἐπινοεῖται ὁ τῶν ὅλων Θεὸς, τίς ἂν γένοιτο, ἢ ὁ μονογενὴς αὐτοῦ Λόγος, εἰς ὃν εὐδόκησε πᾶν τὸ πλήρωμα τῆς θεότητος κατοικῆσαι».
[313] Cf. Atanasio PG 27, 284 C.
[314] Cf. Teodoreto, PG 80, 1349 B.
[315] Eusebio, PG 23, 637 D – 640 A . «Τίς δὲ τὰ ὑψώματα τῶν κατὰ χρόνους ἀρχόντων καὶ τὰς κατὰ τῆς Ἐκκλησίας τοῦ Θεοῦ ἐπαναστάσεις, τούς τε διωγμοὺς καὶ τὰς ἀπειλὰς τῶν ἀσεβῶν ἀνδρῶν τεθεαμένος, οὐκ ἂν εἴποι ὄρη εἶναι ὑψούμενα καὶ θάλασσαν ἀληθῶς κυμαίνουσαν, ἦχόν τε κυμάτων τὰς τῶν ἀσεβῶν καὶ ἀθέων βλασφημίας;  Ἃ δὴ πάντα ἐν τῇ ἰσχύϊ αὐτοῦ ὁ Σωτὴρ πάντων τῶν περάτων τῆς γῆς μιᾷ ῥοπῇ ταπεινοῦν εἴωθεν· ὡς τοὺς ὁρῶντας τὴν πτῶσιν αὐτῶν καὶ τὴν ἀπώλειαν ταράττεσθαι».
[316] Teodoreto, PG 80, 1352 A e B : « τὴν δὲ θάλασσαν κινεῖς ὅτε βούλει, καὶ πάλιν κατευνάζεις, ἧς οὐδὲ ἦχος τίς ἐστι τοῖς ἀκούουσιν· ἐπιτελεῖς δὲ τούτων ἕκα στον, δυνάμει χρώμενος ἀῤῥήτῳ καὶ ἀμετρήτῳ».
[317] Cf Teodoreto PG 80, 1353 B : « Τῷ γὰρ φόβῳ τῶν θαυμάτων καταπλαγέντες οἱ ἄνθρωποι, τὴν προτέραν πλάνην καταλιπόντες, καὶ τὸν ὄντα γνόντες Θεὸν, καὶ ἀρχομένης καὶ ληγούσης ἡμέρας τὴν τερπνὴν καὶ ἀρεστὴν τῷ Θεῷ προσφέρουσιν ὑμνῳδίαν».
[318] Eusebio, PG 23, 640 D : «Τὸν γὰρ σεαυτοῦ ποταμὸν τοῦ ἁγίου Πνεύματος, τὸν ἀπὸ τῆς·  ἐν σοὶ  πηγῆς ἀναβλυσταίνοντα, τοῖς ἐπὶ γῆς οἰκοῦσι δωρησάμενος, τὴν λογικὴν καὶ νοερὰν αὐτῶν χώραν γῆν ὀνομαζομένην, πολλῷ τῷ ῥεύματι κατακλύσας, μεθύσας τοῖς τῆς σοφίας ὀμβρήμασιν, «ἐπλήθυνάς τε τοῦ πλουτίσαι αὐτὴν» τοῖς τοῦ ἁγίου Πνεύματος διαφόροις χαρίσμασι».
[319] Eusebio, PG 23, 641 D . «Αὔλακες δὲ ψυχῆς εἶεν ἂν οἱ κατὰ βάθους αὐτῆς λογισμοὶ, καὶ τῆς συνειδήσεως αὐτῆς ἡ κρύφιος καὶ τοὺς πολλοὺς λανθάνουσα δύναμις, ἣν ὁ τοῦ Θεοῦ λόγος ἀρότρου δίκην ἀνατέμνων καὶ μεταβάλλων, λεῖον ἀπεργάζεται· .... οἱ κατηξιωμένοι τῆς αὐτοῦ χάριτος, τὰ ἐξ οὐρανῶν σπέρματα ταῖς αὐτῶν ψυχαῖς ἀποδεξάμενοι, καρποὺς εὐθαλεῖς παρέχουσιν».
[320] Agostino, PL 36, 784 (17): «Nullum verbum Dei missum est ad Gentes: soli populo Israel praedicaverunt Prophetae. Ventum est ad Dominum; crediderunt frumenta in ipso populo Iudaeorum».
[321] Bruno di Würzburg, PL 142, 243 D e 244 A : «Spes omnium finium terrae: exaudi orationem supplicem familiare tuae, ut dum te plausu consono Hymno modulante persultat, infusione paraclyti decorata, multiplici fructu pinguescat».
[322] Bruno di Würzburg, PL 142, 244 A : «Vox Ecclesiae universitatem hortantis, ut de Domini resurrezione congaudeat».
[323] Ilario, p. 362.
[324] Eusebio, PG 23, 648 A : «Ἦδε γὰρ καὶ ἔψαλλε τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον σὺν πολλῇ χαρᾷ διὰ τῆς ὑποδεξαμένης αὐτὸ… δίκην τῶν ἐν πολέμοις ἀναφωνούντων καὶ ἀλαλαζόντων στρατιωτῶν, οἳ τῇ δυνάμει τῆς φωνῆς καταπληκτικοὺς καὶ φοβεροὺς ἑαυτοὺς τοῖς πολεμίοις ἐμφαίνουσιν.  Ἐπεὶ τοίνυν τοὺς ἡμετέρους ἐχθροὺς, τοὺς πάλαι τὴν ψυχὴν ἡμῶν εἰς τὴν πολύθεον πλάνην ᾐχμαλωτικότας, ἐλαύνων καὶ πολεμῶν ὁ Σωτὴρ ἡμῶν, καὶ πάντας ἡμᾶς τοὺς αὐτοῦ στρατιώτας κατ' αὐτῶν ὁπλίζει, εἰκότως διὰ τῶν πρὸς τὸν Θεὸν εὐχῶν ἀλαλάζειν κελευόμεθα».
[325] Eusebio, PG 23, 650 B : « Ἔτι πρὸς τούτοις τὸ Πνεῦμα τὸ προφητικὸν παρακελεύεται πᾶσιν ἡμῖν τεθεωρημένως ἐνατενίζειν τοῖς ἔργοις τοῦ Θεοῦ, καὶ τὸν νοῦν ἐφιστᾷν, ὅπως φόβου καὶ ἐκπλήξεως γέμῃ τὸ τῆς σοφίας αὐτοῦ μεγαλουργήματα».
[326] Ilario, p. 364.
[327] Eusebio, PG 23, 652 D -653 A : «Τούτοις δὴ οὖν αὐτοῖς ὑποδήμασι χρησάμενοι, θαρσεῖτε, ὡς καὶ τοὺς ὑμετέρους νοητοὺς Αἰγυπτίους, δαίμονας πονηροὺς, τοὺς πάλαι καταδυναστεύοντας τῶν ὑμετέρων ψυχῶν, ἀπελάσει ὁ αὐτὸς Θεός. Κἂν κυμαίνῃ δὲ ἡ τῶν ἀνθρώπων θάλασσα, κἂν ὁ τῶν ἀθέων καὶ ἀσεβῶν βίος κλύδωνας καὶ κινδύνους ἐγείρῃ καθ' ὑμῶν· θαρσεῖτε ὑμεῖς, ἐναργὲς ἔχοντες ὑπόδειγμα τὴν πάλαι στραφεῖσαν θάλασσαν εἰς ξηράν».
[328] Eusebio, PG 23, 653 D : «Νοήσεις δὲ καὶ τοῦτο αὐτοῦ λέγοντος ἀκούων τοῦ Σωτῆρος· «Ἐδόθη μοι πᾶσα ἐξουσία ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς».
[329] Eusebio, PG 23, 660 A-B : «Μὴ γὰρ ἐπὶ τοῖς παλαιοῖς, φησὶ, μόνοις ἔργοις τοῦ Θεοῦ, ἃ διὰ τῶν ἔμπροσθεν ἐδηλοῦτο, τὸν ὕμνον αὐτῷ καὶ τὰς αἰνέσεις ἀναπέμπετε».
[330] Eusebio, PG 23, 661 B : «…οἱ τοῦ Θεοῦ ἄνδρες, ὅσον ἀλλότριον ἐν τῇ ἑαυτῶν ψυχῇ ἐκ τῆς περὶ τὴν σάρκα συμπλοκῆς ἐφειλκύσαντο, τοῦτο πᾶν ἐν τοῖς πειρασμοῖς, καὶ τοῖς κατ' αὐτῶν ἐπανισταμένοις διωγμοῖς ἀπορύπτονται, πυρούμενοι καὶ καθαιρόμενοι διὰ τῆς τοιᾶσδε χωνείας, ὡς πᾶσαν ἀποβαλεῖν ἁμαρτίας κηλίδα, ἥντινά ποτε, ὡς ἄνθρωποι, ἔν τισιν ἐλαττώμασι γενόμενοι προσεκτήσαντο».
[331] Cirillo, PG 69, 1136 D : «Ἀλλὰ καὶ οἱ διὰ πυρὸς καὶ ὕδατος τοῦ ζέοντος θυμοῦ, καὶ τῆς διακεχυμένης ἡδονῆς καὶ ἐπιθυμίας διελθόντες, καὶ μὴ ἐναπομείναντες τούτοις τοῖς πάθεσιν, εὑρίσκουσι τὴν ἀνάψυξιν».
[332] Eusebio, PG 23, 665 B : «…τὰ ἑαυτῶν ὁλοκαυτώματα, ἐν οἷς ἐμαρτύρησαν, δίκην θυσίας τῷ ἑαυτῶν προσφέρουσι Θεῷ, πολλῇ παῤῥησίᾳ χρώμενοι ἐφ' αἷς ηὔξαντο εὐχαῖς».
[333] Cirillo, PG 69, 1140 A : «Τὴν ἔνδον ἐνταῦθα λέγει κραυγὴν τὴν σύντονον, ἣν ἡ πεπυρωμένη καρ δία ἔτικτεν».
[334] Eusebio, PG 23, 669 C e 669 D : «ᾔδειμεν γὰρ, ὅτι καὶ σιωπώντων ἀκούει ὁ Θεὸς, καί εἰσι κραυγαὶ ψυχῆς οὐ διὰ γλώττης προφερόμεναι, ἀῤῥήτῳ δὲ δυνάμει πρὸς τὸν Θεὸν ἀναπεμπόμεναι… Ἀλλ' οὐ μόνον ταῖς εὐχαῖς ἐσχολάζομεν καὶ ταῖς πρὸς τὸν Θεὸν δεήσεσι καὶ ἱκετηρίαις· [05452] ἀλλὰ καὶ ἔργοις αὐτοῖς ἀπεστρεφόμεθα μὲν πᾶσαν ἀδικίαν, ὡς μηδὲ ἐμβλέπειν αὐτῇ ἐθέλειν, ἢ καὶ τῷ νῷ ἐνθυμεῖσθαί τι ἄδικον. Εἰ γάρ τι τοιοῦτον ἐνενοοῦμεν, οὐδ' εἰσακούεσθαι ἄξιοι ἂν ἦμεν».
[335] Cirillo, PG 69, 1140 B : «Εἰ παρακαλῶν, φησὶ, τῆς δουλείας ἀπαλλαγῆναι καὶ τῆς ἐπανόδου τυχεῖν, ἄδικά τινα δράσσειν μετὰ τὴν ἐπάνοδον ἐφαντάσθην, τῆς θείας εὐμενείας μὴ τύχοιμι ».
[336] Cirillo, PG 69, 1140 C : «Ἡ δὲ προσευχὴ, καὶ τὸ ἔλεον δηλονότι·  διὰ γὰρ τῆς προσευχῆς τὸν ἔλεον αἰτοῦμαι παρὰ Θεῷ».
[337] Bruno di Würzburg, PL 142, 247 C : «Insinua, Domine, menti nostrae gloriam laudis tuae, ut dum hujus saeculi incendia devitamus, in aeterna refrigeria te praesule trasferamur»[337]
[338] Bruno di Würzburg, PL 142, 247 C : «Propheta supplicat, ut cum fidelibus mereatur benedici, illique confitendum dicit, qui populos judicat in aequitate».
[339] Bruno di Würzburg, PL 142, 247 D : «Prima deprecatio, ut misericordiam suam nobis praebeat Deus, deinde benedictionem suam: Haec autem est petitio benedictionis, ut illuminet vultum suum super nos; illum enim humanus videre non potest sensus, nisi qui splendoris ipsius fuerit claritate perfusus».
[340] Eusebio, PG 23, 673 B «… καὶ τὸ πρόσωπόν σου ἐπίφανον ἐφ' ἡμᾶς, ἵνα πληρωθέντες φωτὸς ἐκ τοῦ προσώπου σου, καταλάμψωμεν πάντας ἀνθρώπους. Εἰ γὰρ μὴ ταῦθ' ἡμῖν ὑπάρξειεν, οὐδέν ἐσμεν ἡμεῖς πρὸς τὴν τοῦ τηλικούτου πράγματος κατόρθωσιν.
[341] Eusebio, PG 23, 672 D : «Ἡμεῖς δὲ, εἰδότες, ὡς ἔστι καὶ ψυχῆς ἔκγονα, διδασκάλων τε παῖδες οἱ μαθητευόμενοι, τοιαύτης ἀξιοῦμεν τυχεῖν εὐλογίας».
[342] Teodoreto, PG 80, 1373 A : « Ἔγνω σαν γὰρ ὅτι οὐδὲν τῶν ὄντων ἀτημέλητον, οὐδὲ ἀκηδεμόνευτον· ἀλλὰ πάντων ὑπάρχεις κριτὴς, δικαίας ἐκφέρων τὰς ψήφους· καὶ ὁδηγῶν μὲν τοὺς πλανωμένους πρὸς τὴν ἀλήθειαν, τοὺς δὲ πεί θεσθαι μὴ βουλομένους κολάζων».
[343] Eusebio, PG 23, 676 A : «Ἐπὶ ταῖς χρησταῖς καὶ ἀγαθαῖς ἐπαγγελίαις εὐφραινόμενον τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον, ταῖς αὐταῖς ἐνδιατρίβει φωναῖς, ὥσπερ ἐντρυφῶν τῇ κοινῇ πάντων ἀνθρώπων σωτηρίᾳ. Διὸ ἐπαναλαμβάνει δεύτερον καὶ τρίτον, καὶ οὐ βούλεται ἀναχωρεῖν τοῦ σωτηρίου καὶ εὐαγγελικοῦ ᾄσματος».
[344] Teodoreto, PG 80, 1373, B : «Οὐκ ἔτι γὰρ ἀγνοοῦσιν οἱ ἐξ αὐτῆς τὸν ἐπὶ πάντων Θεόν·  ὃς, κατὰ τὸν Προφήτην, ἐξεῦρε πᾶσαν ὁδὸν ἐπιστήμης·  μετὰ τοῦτο ἐπὶ γῆς ὤφθη, καὶ ἐν τοῖς ἀνθρώ ποις συνανεστράφη·  οὗ δὴ χάριν, τὸν ἥδιστον αὐ τῷ προσφέρουσι τῆς εὐσεβείας καρπόν».
[345] Agostino, PL 36, 810 (9) : «Benedicat, sicut iam dixi; etiam atque etiam benedicat, multiplicet benedicendo… praecessit fructus terrae in Ierusalem. Inde enim coepit Ecclesia: venit ibi Spiritus sanctus, et implevit sanctos in unum congregatos. Impleti sunt Spiritu Dei, conversi sunt qui ibi erant; timentes, et suscipientes imbrem divinum, dederunt in confessione tantum fructum, ut omnia sua in commune conferrent, distribuentes pauperibus; ut nemo diceret aliquid proprium, sed essent illis omnia communia, et haberent animam unam et cor unum in Deum. Magnus ibi fructus: terra dedit fructum suum, et magnum fructum, et optimum fructum. Numquid terra illa sola debuit dare fructum suum? Benedicat nos Deus, Deus noster; benedicat nos Deus. Adhuc benedicat».
[346] Bruno di Würzburg, PL 142, 248 D : «Illumina, Domine, vultum tuum super nos, et misericordiam nobis uberem benedictionemque largire».
[347] Bruno di Würzburg, PL 142, 248 D : «Propheta Cristi adventum annuntiat, inimicorum ejus superbiam comprimendam, et de ejus assumptione in coelos».
[348] Teodoreto, PG 80, 1376 A : «Καιρὸς, φησὶν, ἀναστῆναί σε, Δέσποτα, καὶ τὴν τῶν ἀνθρώπων πραγμα τεύσασθαι σωτηρίαν».
[349] Eusebio, PG 23, 681 C : «… οὐδενὸς ἐχθρὸς αὐτός. Οἱ δὲ μακρύνοντες ἑαυτοὺς ἀπ'αὐτοῦ, καὶ ἐχθροποιοῦντες ἑαυτοὺς, ἐπισπῶνται τὴν ἀπώλειαν».
[350] Agostino, PL 26, 814, 2 : «Fuga quippe animi, est timor. Nam carnali fuga, quo fugiunt ab eius facie qui ubique praesentiae suae demonstrat effectum? Quo abibo, inquit ille, a spiritu tuo, et a facie tua quo fugiam ? Animo ergo, non corpore fugiunt; timendo scilicet, non latendo; nec ab ea facie quam non vident, sed ab ea quam videre coguntur».
[351] Eusebio, PG 23, 684 C : «… οἱ δ' αὐτοὶ, τηκόμενοι ὡς κηρὸς ἀπὸ προσώπου πυρὸς, ἐβόων λέγοντες· «Ἔα· τί ἡμῖν καὶ σοὶ, Υἱὲ Θεοῦ; [00097] Ἦλθες πρὸ καιροῦ βασανίσαι ἡμᾶς».
[352] Agostino, PL 26, 814, 3 : «Quamquam fortasse eos hoc loco significaverit, quorum duritia in poenitentiae lacrymas solvitur : tamen etiam illud intellegi potest, ut futurum iudicium comminetur».
[353] Eusebio, PG 23, 688 B-C : «Καὶ ἄλλως δὲ, τοῦ περὶ Προνοίας λόγου γένοιτ' ἂν ἡ διάνοια παραστατικὴ, διδάσκουσα, ὅτι χῆραι καὶ ὀρφανοὶ ἔρημοι καὶ ἀπερίστατοι καταλείπονται ἐν τῷ βίῳ οὐκ ἄνευ λόγου καὶ σοφίας Θεοῦ, ἀλλ' εἰς δόξαν αὐτοῦ καὶ εἰς ἔνδειξιν τῆς αὐτοῦ θείας ἐπισκοπῆς.  Πολλάκις γοῦν οἱ γονέων ἐστερημένοι παῖδες ὀρφανοὶ μᾶλλον τῶν ὑπὸ πατράσι τραφέντων λόγων καὶ παιδείας μετέσχον, μακρόβιοί τε καὶ πολυχρόνιοι γεγόνασι·  καὶ οὐ μόνον τροφῆς ηὐπόρησαν, ἀλλὰ καὶ εἰς ἐπισήμους ἄνδρας προῆλθον.  Καὶ γυναῖκες ὡσαύτως χηρείαν δυστυχήσασαι μᾶλλον τῶν ἐν συζυγίᾳ βίον εὔθυμον καὶ ἄλυπον καὶ θεοσεβῆ διεξῆλθον·  τοῦ Θεοῦ τοῖς μὲν ὀρφανοῖς ὑπὲρ πάντα πατέρα καταστάντος, ταῖς δὲ χήραις ἀντιλήπτορος καὶ ἐκδίκου».
[354] Eusebio, PG 23, 692 A : «Τοὺς γὰρ πάλαι δεσμοῖς διαβολικοῖς κατεσφιγμένους, καὶ τῇ πολυθέῳ καὶ δαιμονικῇ πλάνῃ προστετηκότας, λύσας τῶν δεσμῶν ἐξήγαγε, δοὺς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν.  Ἀλλὰ καὶ τοὺς ἐν τῷ θανάτῳ δεσμίους ὄντας ἐξ αἰῶνος συνανέστησεν ἑαυτῷ, λύσας τῶν πικρῶν τοῦ θανάτου δεσμῶν.  Καὶ τοῦτο ἔπραξεν «ἐν ἀνδρείᾳ·» ἀνδρὸς γὰρ σχῆμα λαβὼν, καὶ δι' ἀνθρωπείου σώματος ἀνδρισάμενος, ἐξήγαγε τῶν δεσμῶν τοὺς προλεχθέντας».
[355] Teodoreto, PG 80, 1380 A-B : «Πεπεδημένους δὲ, τοὺς τὰ τῆς ἁμαρτίας πε ρικειμένους δεσμά·  οὓς λυομένους ἀνδρείους ἀποτε λεῖσθαι προείρηκε. Τοιοῦτος ἦν ὁ Ματθαῖος, τοιοῦτος ὁ Ἰάκωβος ὁ Ἀλφαίου, τοιοῦτος ὁ Ζακχαῖος·  οἳ τῶν τῆς ἀδικίας ἀπαλλαγέντες δεσμῶν, ἀνδρικῶς μάλα τὸν κατὰ τοῦ πεδήσαντος ἀνεδέξαντο πόλεμον. Οὐ μόνον δὲ, φησὶ, τοὺς πεπεδημένους ἀνδρείους ἐργάζεται·  ἀλλὰ καὶ τοὺς εἰς ἄκρον δυσσεβείας ἐληλακότας, καὶ ὡς ἐν τάφοις δυσώδεσι, τοῖς οἰκείοις σώμασι κατοικοῦντας. Καὶ τούτους γὰρ μετ' ἐκείνων ἀξιώσει τῆς σωτηρίας».
[356] Eusebio, PG 23, 692 C : «Ἡ μὲν οὖν γῆ χαίρουσα ἐσείετο·  οἱ δὲ οὐρανοὶ ἔσταξαν.  Τί δὲ ἔσταξαν, ἀλλ' ἤτοι τὴν τροφὴν τὴν παραδόξως ἐνεχθεῖσαν τοῖς ἐπὶ τῆς ἐρήμου, ἢ καὶ τοὺς θείους λόγους τε καὶ νόμους τροφὴν ὄντας ψυχῶν λογικῶν…».
[357] Eusebio, PG 23, 692 C : «Λόγος δὲ ἦν εὐαγγελικὸς ἡ βροχὴ ἡ ἑκουσία».
[358] Teodoreto, PG 80, 1381 A : «Ὑετὸν γὰρ τῆς διδασκαλίας τὴν ἀρδείαν καλεῖ·  ἑκούσιον δὲ αὐτὴν προσηγόρευσε, διὰ τὸ τῆς γνώ μης αὐθαίρετον.  Οὐ γὰρ ἀνάγκῃ τις ἄρδεται, ἀλλὰ τῇ διδασκαλίᾳ πειθόμενος, ἀπολαύει τῆς χάριτος».
[359] Teodoreto, PG 80, 1381 B : «… ἀσθένειαν δὲ τὰς τῶν δυσσεβῶν ἐπαναστάσεις ἐκά λεσεν.  Οὕτως καὶ ὁ Κύριος πρὸς τὸν Παῦλον ἔφη·  Ἀρκεῖ σοι ἡ χάρις μου·  ἡ γὰρ δύναμίς μου ἐν ἀσθενείᾳ τελειοῦται.  Ἀλλὰ καὶ ἐν τῷ τῆς ἐπανα στάσεως καιρῷ, σὺ βεβαιοῖς καὶ στηρίζεις τοὺς ἀθλητάς».
[360] Teodoreto, PG 80, 1384 A : «Κύριος δώσει ῥῆμα τοῖς εὐαγγελιζομένοις δυνάμει πολλῇ.  Οὓς ἄνω ζῶα προσηγόρευσεν, εὐαγ γελιστὰς ἐνταῦθα καλεῖ.  Καὶ ἐπειδὴ ἁλιεῖς ἦσαν, καὶ τελῶναι, καὶ σκυτοτόμοι, ἐχειροτονήθησαν δὲ φιλοσόφων, καὶ σοφιστῶν, καὶ ῥητόρων, καὶ τῶν ἐπὶ εὐγλωττίᾳ βρενθυομένων διδάσκαλοι, εἰκότως διδάσκει πόθεν ἀρυόμενοι τῆς διδασκαλίας τὰ νάμα τα, τὴν ἀρδείαν προσφέρουσιν».
[361] Eusebio, PG 23, 700 D : «Τὸ ὄρος ὃ ηὐδόκησεν ὁ Θεὸς κατοικεῖν ἐν αὐτῷ· καὶ γὰρ ὁ Κύριος κατασκηνώσει εἰς τέλος». Μόνον γάρ ἐστι τοῦτο ἐν ᾧ ηὐδόκησεν ὁ Θεὸς κατοικεῖν, καὶ ἐν ᾧ ὁ Πατὴρ κατασκηνοῖ εἰς ἀπείρους αἰῶνας· διὸ οὐ προσήκει ἕτερον ἀντιπαραβάλλειν αὐτῷ.  Εἰ γὰρ καὶ λέλεκται περὶ ἑτέρων τὸ, «Ἐνοικήσω ἐν [23.701] αὐτοῖς καὶ ἐμπεριπατήσω, καὶ ἔσομαι αὐτῶν Θεὸς, καὶ αὐτοὶ ἔσονταί μου λαός·» ἀλλ' οὐχ οὕτως ἐνοικεῖ καὶ ἐμπεριπατεῖ ἐν τούτοις, ὡς ἐν τῷ αὐτοῦ ὄρει·  ὁ γὰρ Πατὴρ ἐν τῷ Υἱῷ καὶ ὁ Υἱὸς ἐν τῷ Πατρί·  «καὶ ἐν αὐτῷ ηὐδόκησε πᾶν τὸ πλήρωμα τῆς θεότητος κατοικῆσαι·» καὶ οὐ ποτὲ μὲν ᾤκησεν ἐν αὐτῷ, ἄλλοτε δὲ αὐτοῦ ἀπέστη·  ἀλλ' εἰς τὸ ἄπειρον τέλος ἀεὶ ὁ Πατὴρ ἐν τῷ Υἱῷ κατοικεῖ».
[362] Agostinp, PL 36, 827 (23) : «Unus quippe ipsorum montium multum excellens cum dixisset, quod plus illis omnibus laboraverit: Non autem ego, inquit, sed gratia Dei mecum. Ne quis ergo auderet etiam montem speciosum forma prae filiis hominum montibus filiis hominum comparare; quoniam non defuerunt qui eum dicerent, alii Ioannem Baptistam, alii Eliam, alii Ieremiam, aut unum ex Prophetis».
[363] Cf. Eusebio PG 23, 702 B: «…ὸ δὲ τούτων πλῆθος καὶ Δανιὴλ ὁ προφήτης ἐν τῇ θεοπτίᾳ παρίστησι λέγων·  Μύριαι μυριάδες ἐλειτούργουν αὐτῷ, καὶ χίλιαι χιλιάδες παρειστήκεισαν ἔμπροσθεν αὐτοῦ».
[364] Agostino, PL 36, 828 (24) : «Ingentem itaque multitudinem sanctorum atque fidelium, qui portando Deum fiunt quodammodo currus Dei, significavit hoc nomine. Hanc immanendo et regendo perducit in finem tamquam currum suum velut in locum aliquem destinatum. Initium enim Christus; deinde qui sunt Christi in praesentia eius; deinde finis ».
[365] Cf. Eusebio PG 23, 704 A : « Ἀλλὰ καὶ ἔλαβε δόματα ἐν ἀνθρώποις, τοῦ Πατρὸς αὐτῷ δεδωρημένου, καθ' ἣν ἐπήγγελται πρὸς αὐτὸν ἐπαγγελίαν, φήσας· Αἴτησαι παρ' ἐμοῦ, καὶ δώσω σοι ἔθνη τὴν κληρονομίαν σου καὶ τὴν κατάσχεσίν σου τὰ πέρατα τῆς γῆς. Ταῦτα δὲ τὰ δόματα «ἐν ἀνθρώποις» παρὰ τοῦ Πατρὸς λαβὼν, συνεστήσατο τὴν Ἐκκλησίαν αὐτοῦ».
[366] Teodoreto, PG 80, 1388 C : «Ἔλαβες δόματα ἐν ἀνθρώποις. Ὁ Ἀπόστολος ἔδωκεν εἴρηκεν·  ἀμφότερα δὲ γεγένηνται.  Λαμβάνων γὰρ παρὰ τῶν προσιόντων τὴν πίστιν, δωρεῖται τὴν χάριν».
[367] Teodoreto, PG 80, 1388 D : «Οὐκ ἀπέβλεψας, φησὶν, εἰς τὴν προτέ ραν αὐτῶν ἀπείθειαν·  ἀλλὰ καὶ ἀντιλέγοντας ὁρῶν, ἐπέμεινας εὐεργετῶν, ἕως αὐτοὺς οἰκητήριον οἰκεῖον ἀπέφῃνας».
[368] Teodoreto, PG 80, 1389 : «Ἀεὶ, φησὶν, ὑμνεῖ σθαι δίκαιος εἶ, τοσαύτῃ φιλανθρωπίᾳ χρησάμενος.  Κατευοδώσει ἡμῖν ὁ Θεὸς τῶν σωτηρίων ἡμῶν.  Ὁ τὴν σωτηρίαν ἡμῖν, φησὶ, δωρησάμενος, οὗτος ἡμῖν καὶ τὴν ὁδὸν ἐξομαλίσει, ὥστε τοσούτων μὴ διαμαρτεῖν ἀγαθῶν».
[369] Eusebio, PG 23, 704 D : «Μόνος γὰρ οὗτος Θεὸς ὢν τοῦ σώζειν ἐξόδους εὕρετο τοῦ θανάτου.  Ἐπειδὴ πᾶς ἄνθρωπος εἰς μὲν τὴν εἴσοδον τοῦ θανάτου ἔφθασεν, οὐκέτι δὲ καὶ διεξελθεῖν αὐτὸν δεδύνηται….
[370] Agostino, PL 36, 831 (30) : «Verumtamen Deus conquassabit capita inimicorum suorum; verticem capilli perambulantium in delictis suis: id est nimis se extollentium, nimis superbientium in delictis suis; in quibus saltem humiles esse deberent, dicentes: Domine, propitius esto mihi peccatori. Sed conquassabit eorum capita; quoniam qui se exaltat, humilabitur».
[371] Eusebio, PG 23, 708 B «Ὁρᾷς ὁποῖα κατορθώματα εἰργάσατο καταβὰς εἰς τοὺς βυθοὺς τῆς θαλάσσης ὁ Κύριος;….ἐπιστρέψαι δὲ ἐποίει ἀπὸ Βασὰν καὶ ἀπὸ βυθῶν τῆς θαλάσσης τὰς πάλαι καταπεποντωμένας αὐτόσε ψυχάς».
[372] Cf. Eusebio, PG 23, 712 B.
[373] Eusebio PG 23, 713 D : «οὕτω πάλιν εὔχεται τὰ κωλύματα ἐκποδὼν ἀρθῆναι ἐκ μέσου, ὅπως ἀκωλύτως ὁ λόγος διαδράμῃ ...Συνεώρα γὰρ τῇ προγνώσει τοὺς μέλλοντας ἐπανίστασθαι τῷ εὐαγγελικῷ κηρύγματι διωγμοὺς καὶ τοὺς νοητοὺς θῆρας, ὧν ηὔχετο ῥυσθῆναι».
[374] Cf. Eusebio, PG 23, 717 B.
[375] Agostino, PL 36, 838 (41) : «Ac per hoc nihil aliud dictum est, quam Aethiopia praeveniet manus suas Deo, id est, credendo in Deum praeveniet opera sua. Existimo enim, inquit Apostolus, iustificari hominem per fidem sine operibus Legis. An Iudaeorum Deus tantum? nonne et Gentium? Sic ergo Aethiopia, quae videtur extrema Gentium, iustificatur per fidem sine operibus Legis.».
[376] Cf. Eusebio PG 23, 720 B
[377] Agostino, PL 36, 839 (42) : «Ille qui sicut agnus coram tondente se fuit sine voce, ecce dabit vocem suam: nec vocem infirmitatis, tamquam iudicandus; sed vocem virtutis, tamquam iudicaturus. Non enim Deus occultus, sicut prius, et in hominum iudicio non aperiens os suum; sed Deus manifestus veniet; Deus noster, et non silebit. Quid desperatis, infideles? quid irridetis? Quid dicit servus malus: Tardat Dominus meus venire? Ecce dabit vocem suam, vocem virtutis».
[378] Cf. Eusebio PG 23, 721 B.
[379] Agostino, PL 36, 340 (44) : «Ipse dabit virtutem et fortitudinem plebi suae benedictus Deus: nunc fragili et infirmae. Habemus enim thesaurum istum in vasis fictilibus. Tunc vero, etiam corporum gloriosissima commutatione, ipse dabit virtutem et fortitudinem plebi suae. Seminatur enim hoc corpus in infirmitate; surget in virtute. Ipse ergo dabit virtutem quam in sua carne praemisit, de qua dicit Apostolus: Virtutem resurrectionis eius. Fortitudinem autem, qua inimica destruetur mors. Quoniam itaque prolixum, et ad intellegendum difficilem Psalmum tandem aliquando, ipso adiuvante, finivimus. Benedictus Deus. Amen».
[380] Bruno di Würzburg, PL 142, 256 D: «Dominator Domine, qui justis spirituale epulum tribues, facis eos in laetitia delectari, concede gregi tuo, mortem tuam intelligere, teque triumphatorem mortis sedentem ad Patris dexteram confiteri».
[381] Bruno di Würzburg, PL 142, 256 D: «Christus deprecatur ut salvus fiet a Patre; postulat ne decipiatur spes fidelium, in ejus resurrecione confisa…»
[382] Eusebio, PG 23, 725 B : «Πειρασμοὺς δὲ καὶ διωγμοὺς καὶ ἐπαναστάσεις ἀσεβῶν ἀνδρῶν ὕδατα καλεῖν εἴωθεν ὁ Λόγος».
[383] Eusebio, PG 23, 728 B : «Οὐκοῦν καὶ ἐν τοῖς προκειμένοις τὰ βάθη τῆς θαλάσσης τὰ τοῦ θανάτου χωρία αἰνίττεται, ἔνθα μόνος καταβὰς ὁ Σωτὴρ καὶ Κύριος ἡμῶν διεξῆλθεν. Διὸ ἐν τῷ πρὸ τούτου ψαλμῷ ἐλέγετο· Καὶ τοῦ Κυρίου αἱ διέξοδοι τοῦ θανάτου καὶ πάλιν·  «Εἶπε Κύριος· Ἐκ Βασὰν ἐπιστρέψω, ἐπιστρέψω ἐκ βυθῶν θαλάσσης».
[384] Eusebio, PG 23, 729 B : «Καὶ ταῦτα ἐν τῷ κατὰ Ἰωάννην ἐπληροῦτο Εὐαγγελίῳ· ἐν ᾧ εἱστήκει ὁ Ἰησοῦς καὶ ἔκραζε λέγων· Ἐάν τις διψᾷ, ἐρχέσθω πρὸς μὲ καὶ πινέτω»
[385] Eusebio, PG 23, 729 D – 731 A : «Εἰ δὲ ἐπιστήσειέ τις, ὡς ἐξ ἐκείνου καὶ εἰς δεῦρο καθ' ὅλης τῆς ἀνθρώπων οἰκουμένης ἐν ταῖς ἐκκλησίαις αὐτοῦ βοᾷ, σπεύδειν ἐπὶ τὸ ζωοποιὸν αὐτοῦ πόμα παρακαλῶν, καὶ τοὺς ταῖς πρὸς θάνατον ἁμαρτίαις νενεκρωμένους ἀνακαλούμενος· Τὸ γὰρ παράμονον αὐτοῦ τῆς βοῆς διὰ τούτων σημαίνει. Οὐ γὰρ ἅπαξ ποτὲ βοήσας παρῆλθεν·  ἀλλ' ἀεὶ βοᾷ καὶ κέκραγεν εἰς τὰς πάντων ψυχὰς διὰ τῶν αὑτοῦ μαθητῶν».
[386] Teodoreto, PG 80, 1401 B : «Ἐκ μεταφορᾶς δὲ αὐτὸ τέθεικε τῶν συνήθη τινὰ καὶ γνώριμον ἐξ ἀποδημίας ἐπανιόντα προσμενόντων, καὶ τὰς ὁδοὺς περισκοπούντων.  Ἀπέκαμον, φησὶν, ἀναμένων τὴν σὴν βοήθειαν».
[387] Cassiodoro, p. 607 (149-151) : «Christus autem peccata non rapuit, delicta nescivit et tamen crucem, quasi aliquod delictum perpetrasset, excepit et solvit pro nobis quod pro se iuste non pertulit».
[388] Eusebio, PG 23, 733 D : «Καὶ ἐν τούτοις γὰρ πάντων μὲν ἀνθρώπων ἀφρονέστατον ἑαυτὸν εἶναι λέγει, καὶ φρόνησιν ἀνθρώπου μὴ ἐσχηκέναι· ὅμως δὲ παρ' αὐτοῦ τοῦ Θεοῦ δεδιδάχθαι τὴν πνευματικὴν σοφίαν, καὶ τὴν γνῶσιν τῶν ἁγίων ἐγνωκέναι».
[389] Eusebio, PG 23, 734 B : «Ἐπειδὴ τὴν ἐμὴν διδασκαλίαν οἱ σοφοὶ τοῦ αἰῶνος τούτου διαβάλλουσιν, ἐλαύνουσί τε αὐτὴν ὡς μεστὴν ἀφροσύνης καὶ μωρίας διὰ τὸν ἐπονείδιστον σταυρὸν, ἀντιβολῶ καὶ δέομαι, τοὺς εἰς ἐμὲ πιστεύοντας φυλάττεσθαι ὑπὸ σοῦ ἀδιατρέπτους, ὡς μήποτε καταισχυνθῆναι».
[390] Eusebio, PG 23, 734 A : «Καὶ ἄλλως, εἰ τὰς ἡμετέρας ἀνεμάξατο ἁμαρτίας, καὶ γέγονεν ὑπὲρ ἡμῶν κατάρα, ὡς λέγεσθαι περὶ αὐτοῦ·... Καὶ ταύτας, φησὶ, τὰς πλημμελείας ὑπὲρ ἀνθρώπων ἀνεδεξάμην».
[391] Eusebio, PG 23, 740 B : «Διὸ ἔλεγεν αὐτοῖς, ἐπειδὴ ξένον αὐτὸν ἐνόμιζον·  «Διὰ τί τὴν λαλιὰν τὴν ἐμὴν οὐ γινώσκετε;  ὅτι οὐ δύνασθε ἀκούειν τὸν λόγον τὸν ἐμόν.». Ξένον δὲ αὐτὸν πάλιν ἡγοῦντο λέγοντες·  «Οὐ καλῶς ἡμεῖς λέγομεν ὅτι Σαμαρείτης εἶ σὺ, καὶ δαιμόνιον ἔχεις;». Οὕτω τοίνυν ξένος καὶ ἀλλότριος γέγονε τοῖς υἱοῖς τῆς μητρὸς αὐτοῦ».
[392] Eusebio, PG 23, 740 B-C : «Ἐπειδὴ γὰρ, πολλῇ παῤῥησίᾳ χρώμενος, τοὺς τὸν οἶκον τοῦ Πατρὸς αὐτοῦ οἶκον ἐμπορίου καὶ σπήλαιον λῃστῶν ποιοῦντας ἤλεγχέ τε καὶ ἤλαυνε, τούτου χάριν ἐπεβούλευον αὐτῷ· «Ἐμνήσθησαν οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ, ὅτι γεγραμμένον ἐστίν· Ὁ ζῆλος τοῦ οἴκου σου κατέφαγέ με».
[393] Cassiodoro, p. 610 (261-263) : «… ieiunasse se dicit Dominus Christus, quia hominum fidem quam valde esuriebat, minime poterat invenire». p. 611 (278-280) «Per cilicium tristitia significatur et lacrimae, quando Dominus humani generis imbecillitate permotus, … flevit».
[394] Cf Teodoreto PG 80, 1404, D.
[395] Cassiodoro, p. 612 (321-331) : «Illud tempus est beneplaciti, quando incarnationis suae beneficio periclitantem mundum ad imminenti liberavit exitio… De quo apostolus ait: ecce nunc tempus acceptabile, ecce nunc dies salutis. Tempus quod vicit omnia saecula; tempus quod mundum reparavit labentem… Sed hoc tempus quomodo provenerit decenter exponit; ait enim: in mutitudine misericordiae tuae. Nam si multitudo misericordiae non fuisset, nequaquam redimi poteramus obnoxii. Non enim parva misericordia fuit, quae tam ingentia peccata superavit».
[396] Teodoreto, PG 80, 1405 B : «Διὰ τὴν σὴν φιλανθρωπίαν, οὐ διὰ τὴν ἐμὴν ἀξίαν».
[397] Cassiodoro, p. 614 (402-406) : «Ad ipsam  semper redit, quam debilibus scit patronam, cui omnia peccata cedunt, quamvis numerosissima comprobentur».
[398] Eusebio, PG 23, 745 C-D : «Ἐν οἷς παρακαλεῖ ἐπιβλέψαι, καὶ μὴ ἀποστρέψαι τὸ πρόσωπον ἐξ αὐτοῦ·  ἵν' ὥσπερ μέγας ἀγωνοθέτης δοκιμάσῃ τὸν ἀγῶνα ὃν ὑπέστη καὶ τὴν ὑπομονὴν καὶ τὴν ταπείνωσιν, ἐφ' ᾗ σεμνυνόμενος ἀξιοῖ τὸν Πατέρα μὴ ἀποστρέψαι τὸ πρόσωπον ἐξ αὐτοῦ, ἀλλ' ἐπιβλέψαι εἰς αὐτόν».
[399] Agostino, PL 36, 858-859 (6) : «Factum est quidem ad litteram, et Evangelium hoc nobis indicat. Verumtamen sic accipiendum et impletum quod hic fuerat ante praedictum...  Acceperat autem ipse escam suavem, quando pascha manducavit cum discipulis suis: ibi sacramentum sui corporis demonstravit. In hanc escam tam suavem... quis est qui dat fel, nisi contradictores Evangelii, tamquam illi persecutores Christi? Minus enim peccaverunt Iudaei crucifigentes in terra ambulantem, quam qui contemnunt in coelo sedentem. Quod ergo fecerunt Iudaei, ut in escam quam iam acceperat darent bibendum amarum illum potum, hoc faciunt qui male vivendo scandalum inferunt Ecclesiae»
[400] Teodoreto, PG 80, 1408 D : «Διὰ πάντων δὲ τὴν δικαίαν ψῆφον αἰτεῖ·  καὶ οἷς δεδράκασιν ὑποβληθῆναι αὐτοὺς ἱκετεύει».
[401] Cf. Eusebio, PG 23, 740 D; Cassiodoro, p. 616 (485-487): «Non maledicendi voto, sed quod erat emersurum praedicit, …Iudaeis digna factis pronuntiat esse ventura» : «Non col desiderio di maledire, ma preannunciando ciò che sarebbe accaduto, dichiara ciò che sarebbe capitato ai Giudei».
[402] Agostino, PL 36, 859 (7) : «Fiat ergo mensa eorum coram ipsis in muscipulam. Coram ipsis fiat in muscipulam, non optantis est, sed prophetantis; non ut fiat, sed quia fiet. Hoc saepe commendavimus, et meminisse debetis, ne quod praesaga mens in Spiritu Dei dicit, malevole imprecari videatur».
[403] Eusebio, PG 23, 760 A : «Ἤλγει γὰρ ἐπὶ τοῖς ἀπολλυμένοις, καὶ ὑπερέπασχε τῶν μὴ προσιόντων τῇ δι' αὐτοῦ προξενουμένῃ σωτηρίᾳ. Διὸ ὥσπερ ἀλγῶν ἐβόα·  «Ὦ γενεὰ ἄπιστε καὶ διεστραμμένη, ἕως πότε μεθ' ὑμῶν εἰμι;  ἕως πότε ἀνέχομαι ὑμῶν;»».
[404] Agostino, PL 36, 863 (14) : «Pauper et dolens ego sum. Totum corpus eius hoc dicit. Corpus Christi in hac terra pauper est et dolens. Sed sint divites Christiani. Prorsus si Christiani sunt, pauperes sunt; in comparatione divitiarum coelestium quas sperant, omne aurum suum arenam deputant».
[405] Eusebio, PG 23, 760 B : «Νοήσεις δὲ τὴν εὐχαριστίαν καὶ τὴν αἴνεσιν δι' ἧς ὁ Υἱὸς μεγαλύνει τὸν Πατέρα, ἐπιστήσας τοῖς μυστηρίοις τῆς Καινῆς Διαθήκης, ἐν οἷς καθ' ὅλης τῆς οἰκουμένης ἡ Ἐκκλησία τοῦ Θεοῦ τὰς εὐχαριστίας καὶ τὰς λογικὰς καὶ ἀκάπνους λατρείας ἀναφέρειν τῷ Θεῷ παρείληφεν. Αὕτη δὲ ἡ αἴνεσις καὶ ἡ εὐχαριστία πολὺ κρείττων τυγχάνει τῶν σωματικῶν θυσιῶν, τῶν κατὰ τὸν Μωϋσέως νόμον πάλαι προσαγομένων».
[406] Agostino, PL 36, 864 (18) : «Quoniam exaudivit pauperes Dominus; et compeditos suos non sprevit. Offensus a servis, fecit eos compeditos; sed clamantes de compedibus non contempsit. Quae sunt istae compedes? Mortalitas, corruptibilitas carnis, compedes sunt quibus ligati sumus. Et vultis nosse istarum compedum gravitatem? Inde dicitur: Corpus quod corrumpitur, aggravat animam. Quando homines in saeculo divites esse volunt, istis compedibus pannos quaerunt».
[407] Agostino, PL 36, 865 (20) : «Quoniam Deus salvam faciet Sion. Reparat Ecclesiam suam: gentes fideles incorporat Unigenito suo; non fraudat credentes in se praemio promissionis suae. Quoniam Deus salvam faciet Sion: et aedificabuntur civitates Iudaeae. Ipsae sunt Ecclesiae. Nemo dicat: Quando erit istud ut aedificentur civitates Iudaeae? O si velis agnoscere structuram, et esse lapis vivus, ut intres in eam! Et nunc civitates Iudaeae aedificantur. Iuda enim Confessio interpretatur. De confessione humilitatis aedificantur civitates Iudaeae; ut foris ab eis superbi remaneant, qui confiteri erubescunt».
[408] Agostino, PL 36, 865 (21) : «Iam ergo, semen servorum eius qui sunt? Forte dicis, Iudaei nati de Abraham: nos autem qui non sumus nati de Abraham, quomodo habebimus istam civitatem? Sed non sunt semen Abrahae illi Iudaei quibus dictum est: Si filii Abrahae estis, facta Abrahae facite. Semen ergo servorum eius, imitatores fidei servorum eius obtinebunt eam».
[409] Bruno di Würzburg, PL 142, 263 D : «Benignissime Domine, exaudi nos in veritate salutis tuae, ut eruti a squalore peccati, mereamur in libro vitae digito coelesti conscribi».
[410] Bruno di Würzburg, PL 142, 263 D : «Vox martyrum et confessorum deprecantium, ut a persequentium periculis liberentur».
[411] Eusebio, PG 23, 769 A : «Ὅσῳ μέγας εἶ, τοσούτῳ ταπεινοῦ σεαυτὸν, καὶ ἐνώπιον Κυρίου εὑρήσεις χάριν.». Διὸ μετριοφρονῶν καὶ ταπεινοφρονῶν καὶ ἀληθῶς σμικρύνων ἑαυτὸν, καὶ πρὸς τὸ μέγεθος ἀφορῶν τοῦ πλούτου τῆς χρηστότητος τοῦ Θεοῦ, πτωχὸν καὶ πένητα ἑαυτὸν διὰ τῶν προκειμένων ὠνόμασε·  καὶ ἀρχόμενος δὲ τοῦ λόγου, ὡς μηδὲν αὐτῷ συμβαλλομένου, μήτε πλούτου, μήτε βασιλείας, μήτε τῆς τοῦ παντὸς ἔθνους βοηθείας, μήτε τῆς ἐξ ἀσκήσεως πορισθείσης αὐτῷ δικαιοσύνης, τὴν παρὰ μόνου τοῦ Θεοῦ βοήθειαν ἐξῄτει λέγων· «Ὁ Θεὸς, εἰς τὴν βοήθειάν μου πρόσχες».
[412] Cirillo, PG 69, 1177 B : «Δύναται δὲ καὶ ἀπὸ Χριστοῦ προσ άγεσθαι ὑπὲρ τῆς ἀνθρωπότητος, ἀξιούσης εἰς τὸ βοη θῆσαι αὐτῇ διαναστῆναι τὸν Θεόν».
[413] Agostino, PL 36, 2 : «Est ergo in hoc psalmo vox contribulatorum; et ideo utique martyrum… iam nullo remanente qui palam Christianis audeat insultare, adhuc tamen gemimus; adhuc illi inimici Martyrum, quia vocibus et ferro non possunt, eos sua luxuria persequuntur. Atque utinam Paganos tantummodo doleremus! Videmus etiam portantes in fronte signum eius, simul in ipsa fronte portare impudentiam luxuriarum... Et inter haec gemimus, et haec persecutio nostra est, si est in nobis caritas quae dicat: Quis infirmatur, et non ego infirmor? quis scandalizatur, et non ego uror?».
[414] Cirillo, PG 69, 1177 C : «Ἀξία δὲ τοῦ Δαβὶδ ἡ εὐχή·  οὐ γὰρ κατεύχεται τῶν εἰς χρή ματα ἐπιβουλευόντων, ἢ περὶ γῆς ὅρων, ἀλλὰ τῶν εἰς ψυχὴν, ἤτοι δαιμόνων, καὶ τῶν συνεργούντων τοῦτοις πονηρῶν καὶ ἀπίστων ἀνθρώπων».
[415] Eusebio, PG 23, 769 C : «Εἰ δὲ ἐπὶ τὸν Σωτῆρά τις ἀναφέροι ταῦτα διὰ τὴν ἀποδοθεῖσαν αἰτίαν, ἐρεῖ, ὅτι τοὺς ἐπιβουλεύοντας αὐτοῦ τῷ λόγῳ καὶ τῇ διδασκαλίᾳ, τῷ τε μεγάλῳ σώματι τῆς Ἐκκλησίας αὐτοῦ θεωρῶν ἐπανισταμένους, καὶ τοὺς διωγμοὺς συνεχῶς κατ' αὐτῆς ἐνεργοῦντας, ἀποτροπιαζόμενος αὐτῶν τὴν κακίαν, ταύτην προφητικῶς ἀνέπεμπε τὴν εὐχὴν, οὕτω δεῖν εὔχεσθαι διδάσκων τὴν Ἐκκλησίαν αὐτοῦ».
[416] Agostino, PL 36, 6 : «Exsultent, et iucundentur in te, omnes qui quaerunt te. Non iucundabuntur ergo qui quaerunt se, quos prior quaesisti antequam quaererent te. Nondum quaerebat ovis illa pastorem; aberraverat a grege: et descendit ad eam; quaesivit eam, reportavit in humeris suis. Contemnet te, o ovis, quaerentem se, qui prior quaesivit contemnentem se, et non quaerentem se? Iam ergo quaerere eum incipe, qui prior quaesivit te, et reportavit in humeris suis».
[417] Cassiodoro
[418] Agostino, PL 36, 8 : «Vide tamen quid dicat: Ei autem qui potest super omnia facere superabundantius quam petimus et intellegimus».
[419] Bruno di Würzburg, PL 142, 265 A : «Inexhausti adjutorii, Deus aeternae, ad adjuvandum familiae supplici festinus occurre, ut evictis malorum opprobriis, tuis sempre auxiliis muniamur».
[420] Bruno di Würzburg, PL 142, 265 B : «Vox devotorum, qui ab humanis iniquitatibus se petunt liberari, ut Domino gratias liberius referre possint».
[421] Eusebio, PG 23, 772 D : «Εἴποι δ' ἄν τις προσήκειν συμπεριλαμβάνειν αὐτὸν τοῖς  πρὸ αὐτοῦ τεταγμένοις, διὰ τὸ πολλὴν πρὸς αὐτὰ σώζειν ἀκολουθίαν»
[422] Eusebio, PG 23, 773 B - C : «Εἴτ' οὖν ἐκ προσώπου τοῦ Σωτῆρος, εἴτε ἐκ προσώπου παντὸς δικαίου, τῶν προκειμένων ἀκουστέον. Περιέχει γὰρ διδασκαλίαν παιδεύουσαν ἡμᾶς μετὰ διαθέσεως ὑγιοῦς πάντα μὲν δεύτερα τίθεσθαι, ἐπὶ μόνον δὲ τὸν Κύριον τὰς ἑαυτῶν ἀναρτᾷν ἐλπίδας, ὥστε λέγειν αὐτῷ διαθέσει γνησίᾳ. «Ἐπὶ σοὶ, Κύριε, ἤλπισα, μὴ καταισχυνθείην εἰς τὸν αἰῶνα». Οἱ γὰρ ἐπὶ πλούτῳ καὶ πολλῇ περιουσίᾳ βίου, ἢ ἐπὶ ἀξιώμασι κοσμικοῖς, ἢ ἐπὶ ἀρχόντων οἰκειότητι καὶ προστασίᾳ, ἐφ' ἑτέρῳ τινὶ τῶν θνητῶν καὶ ἐπικήρων τὰς ἑαυτῶν ἀνατιθέντες ἐλπίδας, αἰσχύνην ὀφλήσουσιν».
[423] Agostino, PL 36, 377 (4) : «In tua iustitia erue me, et exime me. Non in mea, sed in tua... Quia mea quid? Praecessit iniquitas. Et cum ero iustus, tua iustitia erit: quia iustitia mihi abs te data iustus ero; et sic erit mea, ut tua sit, id est abs te mihi data».
[424] Atanasio, PG 27, 316 C – D : «Εἰδὼς ὁ ἀποστολικὸς χορὸς, ὡς αὐτὸς ἐπήγγελται τοῖς εἰς αὐτὸν πιστεύουσιν ἔσεσθαι τεῖχος πυρὸς κυκλόθεν, τὴν τοιαύτην ὑπόσχεσιν ἔργῳ εἰς ἑαυτὸν πληροῦσθαι παρακαλεῖ. Ὅτι στερέωμά μου καὶ καταφυγή μου εἶ σύ.  Αὐτὸς γάρ ἐστιν ἡ πέτρα, ἐφ' ἣν οἱ οἰ κοδομηθέντες τὸν θεμέλιον ἔχομεν·  καὶ αὐτὸς τὸ τεῖ χος τὸ συνέχον ἡμᾶς, πρὸς τὸ μηδὲν παθεῖν ἐξ ἐπι δρομῆς κακῶν».
[425] Agostino, PL 36, 378 (5) : «Ubi est quod ab illo fugiebas, Adam, et te inter paradisi ligna abscondebas? Ubi est quod eius faciem formidabas, ad quem gaudere consueveras? Abiisti, et periisti: captivatus es, et ecce visitaris, et ecce non dimitteris; … Ecce ipse Deus factus est locus refugii tui, qui primo erat metus fugae tuae. In locum munitum, inquit, mihi esto, ut salvum facias me. Non ero salvus nisi in te: nisi tu fueris requies mea, sanari non poterit aegritudo mea».
[426] Teodoreto, PG 80, 1420 B : «Γέννησιν καὶ τόκον καλεῖ τὴν ἐξ Αἰγύπτου ἔξοδον».
[427] Eusebio, PG 23, 777 A : «Εἰ γὰρ μὴ Θεοῦ δύναμις ἐφρούρει καὶ ἐφύλαττε τὸ κατὰ γαστρὸς κυϊσκόμενον, οὐδ' ἂν συνέστη, οὐδ' ἂν μετέσχε ζωῆς».
[428] Eusebio, PG 23, 776 C : «Τὸ μὲν ἐκ νέας ἡλικίας ἐπὶ τὸν Θεὸν ἐλπίζειν λέγοιτ' ἂν καὶ περὶ τοῦ Δαυΐδ.  Ἐπείπερ, νέος ὢν καὶ ποιμαίνων τὰ πρόβατα, πίστει καὶ ἐλπίδι τῇ εἰς τὸν Θεὸν καὶ λέουσι καὶ ἄρκτοις ἐπῄει τῆς τῶν προβάτων σωτηρίας ἕνεκα... Ἀλλὰ καὶ παιδάριον ὢν ἤλαυνε τὸ πνεῦμα τὸ πονηρὸν ἀπὸ τοῦ Σαοὺλ δυνάμει πίστεως καὶ ἐλπίδος τῆς εἰς τὸν Θεόν.  Ἐπειδὰν καὶ πᾶς ὁ ἐκ νέας ἡλικίας τῆς κατὰ Θεὸν ἐκλογῆς κατηξιωμένος, οἷος ἦν Τιμόθεος ἐκ παιδὸς ἅγια Γράμματα μεμαθηκὼς τὸ, «Ἡ ἐλπίς μου ἐκ νεότητός μου».
[429] Teodoreto, PG 80, 1421 A . «Ἀλλὰ μετ' ἐκείνην τὴν περιφάνειαν, πολλὴν ἐδεξάμην τὴν μεταβολήν· ὡς τέρας τι καὶ σημεῖον τοῖς πολλοῖς νομισθῆναι τὰ κατ' ἐμέ».
[430] Cassiodoro, p. 631 (146-151) : «Prodigium in hoc saeculo fit fidelis quando alia sectatur quam potest amare peccantium multitudo… Quemadmodum ergo non potest videri prodigium, qui se contra multorum conoscitur tractare consensum?».
[431] Eusebio, PG 23, 777 D : «Ἤδη μὲν κατὰ τὸν παρελθόντα χρόνον ὕμνησίς μου, φησὶν, ἐν σοὶ γέγονε διαπαντός· πλὴν ἀλλὰ καὶ περὶ τοῦ μέλλοντος δέομαι, ὡς ἂν μέχρις ἐσχάτης ὥρας τοῦ βίου τὸ στόμα μου τῆς σῆς αἰνέσεως πληρῷτο, καὶ οὕτως γε πληρῷτο, ὡς μηδένα χώραν σχολάζουσαν ἔχειν πρὸς τὸ ἄλλο τι φθέγγεσθαι, μηδὲ ἀνθρώποις ὁμιλεῖν…, μηδὲ μέχρις ἐσχάτης τελευτῆς ἄλλο τί με πράττειν ἢ πληροῦσθαι τὸ στόμα μου τῆς σῆς αἰνέσεως καὶ τῆς σῆς μεγαλο πρεπείας».
[432] Agostino, PL 36, 381 (10) : «Quid est, tota die? Sine intermissione. In prosperis, quia consolaris; in adversis, quia corrigis; antequam essem, quia fecisti; cum essem, quia salutem dedisti: cum peccassem, quia ignovisti; cum conversus essem, quia adiuvisti; cum perseverassem, quia coronasti».
[433] Cf Teodoreto, PG 80, 1421 B : «Ἐπειδὴ γὰρ νεότητα τὴν ἐξ Αἰγύπτου προσηγόρευσεν ἔξοδον, γῆρας ἐκάλεσε τὸν τῆς αἰχμαλωσίας καιρόν».
[434] Agostino, PL 36 (12) : «Dictum est hoc de Cristo… Quando prehenderetur, nisi illi primo in corde suo dicerent: Deus dereliquit eum?... Familiarius tamen hoc, fratres, accipiamus ex membris Christi, et vocem nostram in his verbis agnoscamus: quia et ille tales voces ex persona nostra habuit, non ex potentia et maiestate sua; sed ex eo quod factus est propter nos, non secundum id quod erat qui fecit nos».
[435] Atanasio, PG 27, 317 C : «Ἐπειδὴ τῶν τοιούτων ὑπαρχθεισῶν μοι εὐεργεσιῶν, ἄνθρωπος ὢν, οὐ δύνα μαι τὰς ἀξίας ἀποδοῦναι ἀμοιβάς·  τούτου χάριν ἐκ τῆς σῆς σοφίας αἰνέσεώς μου τὸ στόμα πληρωθῆναι ἀξιῶ· οὕτω γὰρ καὶ μόλις τὴν σὴν δόξαν ὑμνῆσαι δυνήσομαι»
[436] Atanasio, PG 27, 320 B : « Δικαιοσύνη γὰρ τοῦ Πατρὸς ὁ Μονογενὴς αὐτοῦ.  Ἐγεννήθη γὰρ ἡμῖν δικαιοσύνη ἀπὸ Θεοῦ κατὰ τὸν ἱερὸν Ἀπόστολον».
[437] Eusebio, PG 23, 785 A : «Κατὰ γὰρ ἑτέραν ἐκδοχὴν ὑπερεύχεται τῆς Ἐκκλησίας αὐτοῦ, ἵνα ἐν καιρῷ τῆς κατὰ γῆν μακρότητος μὴ ἀποῤῥιφθείη·  εἰ δὲ καὶ τότε ἐκλείπει ἡ ἰσχὺς αὐτῆς, μηδὲ τότε ἐγκαταλειφθείη.  Συμβαίνει γὰρ πολλάκις ἐκλείπειν κατὰ τοὺς καιροὺς τῶν διωγμῶν, ἐπειδὰν οἱ πολλοὶ τοῦ σώματος τῆς Ἐκκλησίας δι' ἀσθένειαν πίστεως ἐξομνύονται τὴν πίστιν».
[438] Atanasio PG 27,  318 D -320 A : « Γῆρας ἐν ταῦθα τὴν ἀσθένειάν φησι. Λέγει οὖν, ὅτι Μὴ γένοιτο, ὦ Δέσποτα, καιρὸς καθ' ὃν ἀσθενὴς ὢν ἐπιδειχθείην! Εὔχεται οὖν μηδέποτε τῆς εἰς Χριστὸν ἐλπίδος ἐκπε σεῖν. Αὐτὸς γάρ ἐστιν ἡ ἰσχὺς ἡμῶν.  Ἐν τῷ ἐκλείπειν τὴν ἰσχύν μου μὴ ἐγκαταλίπῃς με.  Εἰ καὶ συνέβη ἄνθρωπον ὄντα, φησὶ, ποτὲ ἁμαρτεῖν, μὴ διὰ τὴν ἁμαρτίαν ἐγκαταλίπῃς με, Κύριε· ἀλλὰ ἀνακά λεσαι πάλιν ὡς φιλάνθρωπος ».
[439] Teodoreto, PG 80, 1428 A : «Ἀναβιώσεως, φησὶ, τινὸς ὑπο λαμβάνω τετυχηκέναι· παρὰ δόξαν ἀνθρωπίνην τοσ ούτων ἀπαλλαγεὶς συμφορῶν.  [Εἴποι δ' ἄν τις ταῦτα καὶ ἐκ προσώπου τῆς ἀνθρωπείας εἰρῆ σθαι φύσεως. Ἐκ γὰρ τῶν ἀβύσσων τῆς γῆς ἀν ήγαγε ταύτην ὁ καταβὰς εἰς τὰ κατώτερα μέρη τῆς γῆς, τουτέστιν ὁ ἐκ Θεοῦ Θεὸς, ὁ διὰ ταύτην ἑλό μενος καὶ ἄνθρωπος γενέσθαι.] Τοῦτο καὶ διὰ τοῦ Ἰεζεκιὴλ ὁ Θεὸς ἔφη·  Ὅτι ἀνοίξω τοὺς τάφους ὑμῶν, καὶ ἀνάξω ὑμᾶς ἐκ Βαβυλῶνος· τουτέστι, τὴν ἀνθρωπίνην ἀπόγνωσιν λύσω, καὶ παρὰ τὰς τῶν πολεμίων ἐλπίδας τὴν ἐπάνοδον ὑμῖν δωρήσομαι».
[440] Eusebio, PG 23, 788 A : «Πῶς δὲ ἐπλεόνασεν ὁ Πατὴρ τὴν μεγαλοσύνην τοῦ Μονογενοῦς αὐτοῦ, ἢ διὰ τοῦ δεῖξαι αὐτῷ θλίψεις πολλὰς καὶ κακά;  Ὥσπερ γάρ τις ἀγωνοθέτης, πολλοῖς παραβάλλων τὸν ἑαυτοῦ ἀθλητὴν, μειζόνως αὐτοῦ τὴν ἀνδρείαν ἐπιδείκνυσι, νικητὴν αὐτὸν ἁπάντων ἀνακηρύττων· τὸν αὐτὸν τρόπον καὶ ὁ Πατὴρ, τὴν μεγαλοσύνην τοῦ Υἱοῦ τοῖς πᾶσι φανερὰν ἐπιδεικνὺς, θλίψεις πολλὰς καὶ κακὰ περιέβαλλεν αὐτῷ, ὡς ἂν τὰ κατὰ πάντων ἀράμενος νικητήρια, παρὰ τοῖς πᾶσι κηρυχθείη».
[441] Cf. Teodoreto, PG 80, 1428 C.
[442] Eusebio, PG 23, 788 D e 789 A : «Παντὸς γὰρ κρείττονα σωματικοῦ ψαλτηρίου τυγχάνει τὰ πλήθη τὰ καθ' ὅλης τῆς οἰκουμένης συμφωνίᾳ μιᾷ καὶ ἁρμονίᾳ τὸν ἐπὶ πάντων Θεὸν ὑμνοῦντα, δι' ὧν ὁ Υἱὸς τῷ Πατρὶ ψάλλειν ὁμολογεῖ φάσκων· ...  «Καὶ γὰρ ἐγὼ ἐξομολογήσομαί σοι ἐν σκεύεσι ψαλμοῦ τὴν ἀλήθειάν σου, ὁ Θεός». Χείλη δὲ καὶ γλῶσσαν αὐτοῦ μελετῶσαν τὴν δικαιοσύνην τοῦ Πατρὸς οὐκ ἂν ἁμάρτοις εἰπὼν τοὺς ἐν τῇ Ἐκκλησίᾳ αὐτοῦ ἀσκήσει θείων λόγων ἑαυτοὺς ἀνατεθεικότας».
[443] Bruno di Würzburg, PL 142, 269 D e 270 A : «Excelsi solii, regnator immense, qui sperantes in te, damnari aeterna confusione non pateris: reple, quaesumus, labia nostra laude tua, et in his nos semper meditationibus bonorum insinuator exerce».
[444] Bruno di Würzburg, PL 142, 270 A : «Propheta Cristi adventum praecinens: ab omnibus regibus eum dicit adorandum, quia humanum genus a diaboli protestate redemit».
[445] Agostino, PL 36, 902 (2) : «More autem Scripturae idem repetitur. Nam quod dixit, iudicium tuum; hoc aliter dixit: iustitiam tuam: et quod dixit, regi; hoc aliter dixit, filio regis; sicut est illud».
[446] Eusebio, PG 23, 793 B : «Ὁ Θεὸς, τὸ κρίμα σου τῷ βασιλεῖ δὸς,» δῆλον δ' ὅτι τῷ Μονογενεῖ Λόγῳ σου. Ἐπειδὴ γὰρ ἔκρινας αὐτὸν ἐπὶ γῆς ὀφθῆναι, ἵνα μὴ μόνον τῶν κατ' οὐρανῶν, ἀλλὰ καὶ τῶν ἐπὶ γῆς βασιλεύῃ…»
[447] Eusebio, PG 23, 796 A : «Αὕτη τοίνυν ἡ τοῦ Πατρὸς δικαιοσύνη τῷ Υἱῷ τοῦ βασιλέως δέδοται τῷ ἐκ σπέρματος Δαυῒδ κατὰ σάρκα γενομένῳ».
[448] Atanasio, PG 27, 324 B : «Αὕτη τῆς ἐνανθρωπήσεως ἡ αἰτία τὸ κρῖναι τὴν καθ' ἡμῶν πλεονεξίαν τοῦ Σατανᾶ·  διὸ καὶ μέλλων σταυροῦσθαι ἔφασκε· Νῦν ἡ κρίσις ἐστὶ τοῦ κόσμου τούτου· ὁ ἄρχων τοῦ κόσμου τούτου ἐκβληθήσεται ἔξω».
[449] Agostino, PL 36, 902 (3) : « Quod autem ait prius, populum tuum; hoc ait posterius, pauperes tuos… more illo repetitionis. Ubi sane demonstrat populum Dei pauperem esse debere, id est, non superbum, sed humilem. Beati enim pauperes spiritu, quoniam ipsorum est regnum coelorum. Qua paupertate etiam beatus Iob pauper fuit, et antequam magnas illas terrenas divitias amisisset. Quod ideo commemorandum putavi, quoniam sunt quidam qui facilius omnia sua pauperibus distribuunt, quam ipsi pauperes Dei fiant... De suo quippe habere se putant, et gloriantur quasi non acceperint 14: divites sui, non pauperes Dei; abundantes sibi, non egentes Deo».
[450] Eusebio, PG 23, 796 B : «Ἔδει γὰρ τοὺς πτωχοὺς τοῦ Θεοῦ καὶ τὸν ἐν ἀνθρώποις λαὸν αὐτοῦ ὑπὸ τοῦ υἱοῦ τοῦ βασιλέως διακρίνεσθαι ἐν δικαιοσύνῃ· ἐπεὶ μὴ ἐχώρουν ἄλλως δέξασθαι τὸν βασιλέα. Διόπερ μορφὴν δούλου λαβὼν καὶ σχήματι εὑρεθεὶς ὡς ἄνθρωπος, δι' οὗ ἀνείληφεν Υἱοῦ ἀνθρώπου ἐξ ἁπάντων τῶν ἐθνῶν κατὰ τοῦ δικαίου λόγον, «ἐξελέξατο ἑαυτῷ λαὸν περιούσιον,» καὶ τοὺς καλουμένους αὐτοῦ πτωχοὺς, οὓς καὶ μακαρίζων ἔλεγε· «Μακάριοι οἱ πτωχοὶ τῷ πνεύματι, ὅτι αὐτῶν ἐστιν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν». Καὶ ἄλλως δὲ περὶ τῆς δικαιοσύνης διδάσκει ὁ Ἀπόστολος λέγων·  «Οὐ γὰρ ἐπαισχύνομαι τὸ Εὐαγγέλιον·  δύναμις γὰρ Θεοῦ ἐστιν εἰς σωτηρίαν παντὶ τῷ πιστεύοντι, Ἰουδαίῳ τε πρῶτον καὶ Ἕλληνι. Δικαιοσύνη γὰρ ἐν αὐτῷ ἀποκαλύπτεται.». Καὶ περὶ τῶν πτωχῶν πάλιν ὁ αὐτὸς διασαφεῖ λέγων· «Βλέπετε γὰρ τὴν κλῆσιν ὑμῶν, ἀδελφοί·  ὅτι οὐ πολλοὶ σοφοὶ κατὰ σάρκα, οὐ πολλοὶ εὐγενεῖς, οὐ πολλοὶ δυνατοί».
[451] Eusebio, PG 23, 800 B : «…ἡλίῳ δὲ παραπλησίως τὸν σύμπαντα καταλάμπει κόσμον, διαμένει τε καὶ συμπαραμένει ἄχρι τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος. Εἰς ὅσον γὰρ ἥλιος τὸν σύμπαντα φαιδρύνει κόσμον, εἰς τοσοῦτον καὶ αὐτὸς τῷ ἡλίῳ συμπαραμένων καὶ συνεκτεινόμενος τὰς τῶν ἀνθρώπων φωτίζει ψυχάς· [01878] ὡσαύτως δὲ καὶ σελήνῃ πλησιφαεῖ παραπλησίως εἰς γενεὰς γενεῶν λέγεται διαρκεῖν.
[452] Eusebio, PG 23, 801 C : «Τὸ δὲ πλῆθος τῶν δικαίων τῶν ἐν ταῖς ἡμέραις τοῦ Σωτῆρος ἀνθούντων καὶ φωτὸς δίκην ἀνατελλόντων ὁμοίως τῷ ἑαυτῶν φωστῆρι νοήσεις ἀπὸ τοῦ πλήθους τῶν ἁπανταχοῦ γῆς μαρτύρων αὐτοῦ καὶ τῶν κατὰ τὴν Ἐκκλησίαν αὐτοῦ τὸν ἀγγελικὸν ἐν παντελεῖ ἁγνείᾳ κατορθούντων βίον».
[453] Agostino, PL 36, 907 (9) : «Recoluit et admonuit illud quod factum est per iudicem Gedeon, de Christo id habere finem. Petiit quippe ille signum a Domino, ut in area positum solum vellus complueretur, et sicca esset area; et rursum solum vellus siccum esset, et complueretur area; et ita factum est. Quod significavit, tamquam in area in toto orbe terrarum, siccum vellus fuisse priorem populum Israel. Idem ipse ergo Christus descendit sicut pluvia in vellus, cum adhuc area sicca esset; … Sed quoniam sequitur, Gentes autem super misericordia glorificare Deum 52; ut accedente tempore compleretur quod per Prophetam dicit: Populus quem non cognovi servivit mihi: in obauditu auris obedivit mihi 53: videmus iam gratia Christi siccam remansi se gentem Iudaeorum, totumque orbem terrarum in omnibus gentibus christianae gratiae plenis nubibus complui».
[454] Eusebio, PG 23, 804 C : «Γνῴης δ' ἂν τοῦ λόγου τὸ ἀποτέλεσμα συνιδὼν ὅπως ἁπανταχοῦ γῆς αἱ τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησίαι τὸν Χριστὸν αὐτοῦ Κύριον ἀναγορεύουσιν».
[455] Eusebio, PG 23, PG 23, 808 D : «Πλὴν ἀλλὰ σημαίνει ἡ προφητεία διὰ τούτων τὰς κατὰ τὸ ἀνατολικὸν κλίμα βασιλείας καὶ τὰς πρὸς δυσμὰς ἡλίου δῶρα τῷ θεσπιζομένῳ προσοίσειν, οὕτω πως σημαινομένων τῶν ὑπὸ τὰς βασιλείας ἐθνῶν».
[456] Teodoreto, PG 80, 1436 D : «… πτωχὸν δὲ τὴν ἀνθρωπείαν φύσιν, ὡς ἔρημον γενομένην τηνικαῦτα Θεοῦ».
[457] Cirillo PG 69, 1184 A : «Καὶ τίνα δέ φησιν ἐν τούτοις πτωχὸν καὶ πένητα, ἢ δῆλον ὅτι τὸν ἐξ ἐθνῶν λαόν; Οὕτω γὰρ αὐτῶν καὶ ὁ Σωτὴρ διεμέμνητο λέγων διὰ φωνῆς Ἡσαΐου· Πνεῦμα Κυρίου ἐπ' ἐμὲ, οὗ εἵνεκεν ἔχρισέ με, εὐαγγελίσασθαι πτωχοῖς ἀπέσταλκέ με. Πτωχοὶ γὰρ ἦσαν οἱ πλανώμενοι, πλοῦτον μὲν οὐκ ἔχοντες τὸν ἐξ ἀρετῶν, ἐστερημένοι δὲ καὶ τῆς ἀληθοῦς γνώσεως· καὶ, καθά φησιν ὁ μακάριος Παῦλος, ἐλπίδα μὴ ἔχοντες, καὶ ἄθεοι ἐν τῷ κόσμῳ».
[458] Agostino, PL 36, 911 (17) : «Sed quid est, et dabitur ei de auro Arabiae? Nam quod inde aurum etiam ille Salomon accepit, in hoc psalmo figurate transiectum est in alium verum Salomonem... Sic ergo prophetatum est, etiam sapientes huius mundi in Christo fuisse credituros. Per Arabiam autem Gentes intellegimus: per aurum sapientiam…».
[459] Agostino, PL 36, 911 (17) : «Quod habet graecus, perì autou, aliqui interpretati sunt, de ipso; aliqui, pro ipso, vel pro eo. Quid est autem, de ipso, nisi forte quod oramus dicentes: Adveniat regnum tuum? Christi namque adventus praesentabit fidelibus regnum Dei. Pro eo vero quomodo intellegatur, angustum est; nisi quia cum oratur pro Ecclesia, pro ipso oratur, quia corpus est eius. De Christo quippe et Ecclesia praemissum est sacramentum magnum: Erunt duo in carne una…».
[460] Cirillo PG 69, 1184 A : «Καὶ τίνες οἱ προσευξάμενοι, ἢ δῆλον ἡμεῖς οἱ τὴν αὐτοῦ παρα δεξάμενοι πίστιν;  Ἀνατείνοντες γὰρ πρὸς Θεὸν τὰς εὐχὰς, τὴν τῶν ἀγαθῶν χορηγίαν αἰτοῦμεν δοθῆναι διὰ Χριστοῦ».
[461] Agostino, PL 36, 912 (18) : «quis alius fructus intellegendus est, qui super hunc Libanum extollitur, nisi de quo Apostolus dicit de caritate sua locuturus: Adhuc supereminentem viam vobis demonstro? Haec enim et in primo proponitur munerum divinorum, ubi ait. Fructus autem spiritus est caritas; atque inde caetera utique consequentia contexuntur».
[462] Cirillo PG 69, 1184 C : «Σκόπει δὲ ὡς οὐχ ἁρμόσει τῷ Σολομῶντι τῷ ἐκ τῆς Οὐρίου οὐδὲν τῶν εἰρημένων ἐν τῷ ψαλμῷ, .... Ἐκ πάντων οὖν δῆλον ὅτι εἰς τὸν Κύριον ἡμῶν Ἰησοῦν Χριστὸν λέλεκται».
[463] Cirillo PG 69, 1184 B : « Καὶ γὰρ πρὸ καταβολῆς κόσμου τὸ Χριστοῦ μυστήριόν φησιν·  ὃ, καθὼς ὁ πάνσοφος γράφει Παῦλος, σεσίγηται μὲν χρόνοις αἰωνίοις, ἐφανερώθη δὲ ἐν ἐσχάτοις τοῦ αἰῶνος καιροῖς.  Εἰ τοίνυν προεγνώσθη Χριστὸς, προεγνώ σμεθά που πάντως καὶ ἡμεῖς σὺν αὐτῷ».
[464] Agostino, PL 36, 913 (19) : «In ipso quippe impletur quod promissum est Abrahae. Non enim dicit: In seminibus, tamquam in multis; sed tamquam in uno: Et semini tuo, quod est Christus. Abrahae autem dicitur: In semine tuo benedicentur omnes tribus terrae».
[465] Cirillo, PG 69, 1184 C : «Διεξελθὼν πάντα ἃ κατώρθωσεν ἐν τῇ οἰκονομίᾳ, ὕμνον ἀναπέμπει αὐτῷ λέγων, ὡς Αὐτὸς εἶ ὁ Θεὸς Ἰσραὴλ, ὁ μόνος δυνηθεὶς ταῦτα ποιῆσαι τὰ θαυμάσια, ἢ τὸ καταργῆσαι τὴν δυνα στείαν τοῦ Σατανᾶ, καὶ ἐξελέσθαι τοὺς ἐπιβουλευομένους τῆς τῶν δαιμόνων τυραννίδος».
[466] Bruno di Würzburg, PL 142, 273 C : «Nomen tuum, onnipotens Deus, ante cuncta saecula benedictum invocantes, oremus ut umiliato calunniatore, pacem popolo tuo jiustitiamque largiri digneris».

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