giovedì 13 luglio 2017


SECONDO LIBRO DEI SALMI (41-71)

Agt: Agostino
Atn: Atanasio
Bsl: Basilio di Cesarea
Sign.: Bruno di Segni (o di Asti). Herb.:
Bruno di Würzburg
Eus: Eusebio di Cesarea
Css: Magno Aurelio Cassiodoro Crl: Cirillo di Alessandria
Ilr: Ilario di Poitiers
Org: Origene
Rmg: Remigio d’Auxerre
Tdt: Teodoreto di Cirro 






SALMO 41 

1 Al maestro del coro. Maskil. Dei figli di Core. 2 Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. 3 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? 4 Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?». 5 Questo io ricordo e l’anima mia si strugge: avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa. 6 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio. 7 In me si rattrista l’anima mia; perciò di te mi ricordo dalla terra del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar. 8 Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati. 9 Di giorno il Signore mi dona il suo amore e di notte il suo canto è con me, preghiera al Dio della mia vita. 10 Dirò a Dio: «Mia roccia! Perché mi hai dimenticato? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?». 11 Mi insultano i miei avversari quando rompono le mie ossa, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?». 12 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
Il salmista esprime il desiderio di poter riprendere a partecipare al culto del tempio per ritrovare Dio in pienezza. «Preghiera dei fedeli che desiderano il Signore; invitano se stessi a non turbarsi nelle avversità della vita, poiché sanno di poter contare sull’aiuto di Dio» (Herb. PL 142, 176 C)
2 Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.
Il salmista, non potendo frequentare il tempio, si strugge nel desiderio di esso: «Desidero e bramo celebrare il culto del mio Dio. Comparire davanti al volto di Dio significa onorarlo come dispone la Legge perché il culto era circoscritto alla sola Gerusalemme» (Tdt. PG 80, 1170 C)
La cerva rappresenta il credente che, libero ormai da ogni attaccamento, cerca la gioia in Dio: «Tu mi dirai, se sei cervo: Dio sa che io non sono più avaro, che non ardo più nel desiderio dell'adulterio, che non mi consumo nell'odio, nell'invidia e in altre colpe di questo genere. Dirai: non ho più queste gratificazioni e sto cercando qualche altro godimento. Desidera allora ciò che ti può dar gioia; anela alle fonti delle acque; Dio ha di che ristorarti» (Agt. 41,3 PL 36, 466)
Si parla di corsi d’acqua o sorgenti d’acqua, quindi di acqua sorgiva: «Cristo è una sorgente sempre viva; il salmista non parla di torrenti che possono dissecarsi, ma di una sorgente dalla quale sempre esce acqua» (Herb. PL 142 177 A). 
3 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?
«Chi dice queste cose? Se lo vogliamo, siamo noi. Qui, a parlare, non è un solo uomo, ma un solo corpo: il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Questa aspirazione è la voce dell'unità cristiana» (Agt. 41,1 PL 36, 464).
4 Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?».
«Gli increduli tra il popolo criticavano i credenti: dov’è il vostro Dio? All’udir queste espressioni di scherno, da parte anche di congiunti e conoscenti, i fedeli facevano ancora più lutto» (Eus. PG 23, 372 A – B). «I nemici mi deridono poiché ritengono che il tuo soccorso, Signore, sia inesistente» (Cf. Tdt. PG 80, 1170 D)
Gli autori del salmo (i figli di Core), rappresentano la minoranza del popolo rimasta fedele a Dio, la quale, pur subendo lo scherno degli increduli, intercede a favore di tutti: «Questi, come cervi, furono privati della loro sorgente a causa delle iniquità del popolo e perché Dio si era distolto da loro. Piangevano tra sé e le lacrime erano loro cibo, mentre giorno e notte gemevano sulla rovina del popolo» (Eus. PG 23, 372 A). Il dolore che nasce dalla carità non distrugge ma rafforza la persona: «Questo pianto nutre le anime, corrobora i sensi spirituali, ottiene il perdono dei peccati, ristora nell’intimo, lava le colpe» (Css. PL 70, 302 A)
5 Questo io ricordo e l’anima mia si strugge: avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa.
LXX: passerò al luogo della tenda meravigliosa fino alla casa di Dio.
Nel testo ebraico compare il ricordo nostalgico del passato; nel testo greco, invece, l’attesa del futuro. Si pensa, allora, agli annunci profetici della fine dell’esilio e alla ripresa del culto nel tempio (Cf. Tdt. PG 80, 1172 A).
Il futuro del cristiano sta nella vita eterna, della quale ora già godiamo un’anticipazione: «Nella casa del Signore eterna è la festa. Il festoso coro degli angeli è eterno; il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Da quella eterna e perpetua festa risuona un non so che di dolce alle orecchie del cuore; purché non sia disturbata dai rumori del mondo. Il suono di quella festa ... rapisce il cervo alle fonti delle acque» (Agt. 41,9 PL 36, 469 e 470).
6 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
L’anima del cristiano è salva nella speranza, non gode ancora della pienezza della redenzione e per questo è soggetta alla tristezza: «Forse che già bevo a quella fonte, senza più alcun timore? Forse che sto sicura da ogni desiderio come se già li avessi tutti vinti e domati? Forse il diavolo mio nemico non veglia contro di me? Non vuoi che mi turbi mentre sono ancora nel secolo, esule dalla casa del mio Dio?» (Agt. 41,10 PL 36, 471).
7 In me si rattrista l’anima mia; perciò di te mi ricordo dalla terra del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar. 8 Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati.
Il salmista si trova nella zona delle sorgenti del Giordano. Nel rumore assordante delle cascate, che gli ricorda quello dell’abisso primordiale, vede simboleggiata la sua acuta sofferenza. Si sente come una pietra percossa di continuo dal precipitare dei flutti. «Le tue ondate sono passate su di me, tuttavia so bene, e sono del tutto convinto, che non c’è alcun momento nel quale tu non usi misericordia» (Eus. PG 23, 376 D)
«L’abisso dei peccati invoca l’abisso della misericordia di Dio»» (Atn. PG 27, 204 A).
9 Di giorno il Signore mi dona il suo amore e di notte il suo canto è con me, preghiera al Dio della
mia vita.
«Di giorno, ossia nella prosperità, Dio ha chiesto di saper accogliere [i doni] della sua
misericordia e di condividerli con altri. Di notte, ha comandato il cantico, cioè di saper gioire anche
nelle tribolazioni (Cf. 1 Ts 1,6). Di giorno Egli annuncia la misericordia, ma di notte la fa sperimentare in un modo ancora più sensibile» (Herb. PL 142, 179 A).
10 Dirò a Dio: «Mia roccia! Perché mi hai dimenticato? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?». 11 Mi insultano i miei avversari quando rompono le mie ossa, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?».
Quando noi ci lamentiamo dell’agire di Dio nei nostri confronti, dimentichiamo che Egli potrebbe lamentarsi di noi molto di più: «Signore, non mi sono dimenticato di te. Conosco le tue misericordie e compassioni, perciò custodisco presso di me il tuo cantico. Tu, però, ti sei dimenticato di me. Voglio sapere il motivo per cui tutti i tuoi flutti, cioè le tentazioni e queste avversità si sono riversate su di me, perché lo hai permesso tu. Dicendo questo, il coro dei profeti fa sua la condizione del popolo. Risponde a loro quella parola del Vangelo: Quante volte avrei voluto radunare i tuoi figli come la gallina raduna i pulcini sotto le ali ma voi non avete voluto (Mt 23,27)» (Eus. PG 23, 377 B – C).
12 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
L’orante vuole liberarsi da un sentimento depressivo: «Spesso il salmista invita a fuggire la cattiva tristezza perché sempre si oppone al bene: infrange la pazienza, estingue la luce dell’amore, indebolisce il desiderio e il vigore della speranza, sconvolge l’intera esistenza» (Herb. PL 142, 181 B)


Salmo 42 

1 Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente spietata; liberami dall’uomo perfido e perverso. 2 Tu sei il Dio della mia difesa: perché mi respingi? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico? 3 Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora. 4 Verrò all’altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. A te canterò sulla cetra, Dio, Dio mio. 5 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
1 Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente spietata; liberami dall’uomo perfido e perverso. 2 Tu sei il Dio della mia difesa: perché mi respingi? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?
3 Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora.
Il fedele chiede di essere accompagnato, come da una scorta, di due personificazioni di virtù divine: verità e luce.
La LXX mette i verbi al passato: mi hanno guidato e mi hanno portato al tuo monte santo. Tdt. e i Padri preferiscono la versione con i verbi al futuro, correggendo il testo: «Chiedo di poter godere del soccorso divino. Grazie ad esso, sarò liberato da questa durissima schiavitù e potrò ritornare in patria. Nel tempio riconsacrato, riprendero il culto stabilito» (Tdt. PG 80, 1176 C) L’ultima liberazione non corrisponde al ritorno in patria dall’esilio ma alla venuta del Messia e, infine, all’ingresso nella vita eterna: «Implora che vengano inviate la luce che allora non era ancora brillata sulla terra e la verità... Lo stesso Salvatore lo insegna di persona, dicendo: Io sono la luce (Gv 8,12), la verità e la vita (Gv 14,6). Ha felicemente collegato la luce alla verità poiché ciò che è la luce sensibile per gli occhi del corpo, lo è la verità per l’anima» (Eus. PG 23, 381 B – D).
4 Verrò all’altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. A te canterò sulla cetra, Dio, Dio mio. 5 Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

«Desidero ritornare dall’esilio, bramo poter avvicinarmi all'altare che ho tanto amato. Desidero contemplati nel culto poiché tu mi concedi il dono di una grande gioia e mi colmi di ogni bene desiderato. Là canterò con la cetra i canti rituali. Qui, in Babilonia, abbiamo appeso ai salici le nostre cetre, non potendo celebrare il tuo culto in modo contrario dalla Legge (Cf. Sal 136)» (Tdt. PG 80, 1177 A)
Verrò all’altare: «Questo altare si trova in cielo, questo altare è l’umanità del nostro Salvatore» (Sign. PL 164, 848 C)
Nella LXX, invece di al Dio della mia gioiosa esultanza, c’è al Dio che rallegra la mia giovinezza: «Andrò presso Dio che allieta la mia giovinezza spirituale» (Cf. Eus. PG 23, 381 B); «Chiama giovinezza la gioia che rinnova l’anima» (Atn. PG 27, 204 C); «Per giovinezza s’intende il rinnovamento di vita. Dio restaura ogni cosa. Ciò che era decaduto, lo ridona ai credenti rinnovato mediante quella giovinezza che è la fede ferma» (Herb. PL 142, 181 A) 


Salmo 43 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Maskil. 2 Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, i nostri padri ci hanno raccontato l’opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi. 3 Tu, per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti, per farli prosperare hai distrutto i popoli. 4 Non con la spada, infatti, conquistarono la terra, né fu il loro braccio a salvarli; ma la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto, perché tu li amavi. 5 Sei tu il mio re, Dio mio, che decidi vittorie per Giacobbe. 6 Per te abbiamo respinto i nostri avversari, nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori. 7 Nel mio arco infatti non ho confidato, la mia spada non mi ha salvato, 8 ma tu ci hai salvati dai nostri avversari, hai confuso i nostri nemici. 9 In Dio ci gloriamo ogni giorno e lodiamo per sempre il tuo nome. 10 Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna, e più non esci con le nostre schiere. 11 Ci hai fatto fuggire di fronte agli avversari e quelli che ci odiano ci hanno depredato. 12 Ci hai consegnati come pecore da macello, ci hai dispersi in mezzo alle genti. 13 Hai svenduto il tuo popolo per una miseria, sul loro prezzo non hai guadagnato. 14 Hai fatto di noi il disprezzo dei nostri vicini, lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno. Ci hai resi la favola delle genti, su di noi i popoli scuotono il capo. 16 Il mio disonore mi sta sempre davanti e la vergogna copre il mio volto, 17 per la voce di chi insulta e bestemmia davanti al nemico e al vendicatore. 18 Tutto questo ci è accaduto e non ti avevamo dimenticato, non avevamo rinnegato la tua alleanza. 19 Non si era vòlto indietro il nostro cuore, i nostri passi non avevano abbandonato il tuo sentiero; 20ma tu ci hai stritolati in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti nell’ombra di morte. 21 Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio e teso le mani verso un dio straniero, 22forse che Dio non lo avrebbe scoperto, lui che conosce i segreti del cuore? 23Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. 24Svégliati! Perché dormi, Signore? Déstati, non respingerci per sempre! 25Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? 26La nostra gola è immersa nella polvere, il nostro ventre è incollato al suolo. 27 Àlzati, vieni in nostro aiuto! Salvaci per la tua misericordia!
La comunità di fede, che ha conosciuto un tempo la grazia di Dio, ora si lamenta di essere trascurata e dimenticata; gli chiede, perciò, di riprendere ad operare a suo favore, come un tempo.
«Supplica dei martiri o dei confessori che chiedono, nel giudizio futuro, di ottenere giustizia sui nemici» (Herb. PL 142, 181 C).
L’interpretazione patristica si muove su tre direttrici, collegabili a tre gruppi di persone.
1.
I Maccabei: la preghiera viene attribuita alla famiglia dei Maccabei, in un momento di sconforto nelle ostilità contro Antioco Epifane, una guerra condotta in difesa della fede. Questi combattenti, dopo aver rievocato le azioni prodigiose compiute da Dio a favore del popolo nel tempo dell’uscita dall’Egitto e dell’ingresso nella terra, elevano una lamentazione perché al presente si sentono abbandonati da Dio. Si vedono consegnati ai nemici come fossero pecore da macello. Invitano Dio a farvi vivo e a soccorerli. Teodoreto preferisce questa ambientazione fondandola su analogie storiche tra la situazione del salmista e quella dei combattenti ebrei. Nel suo commento segue il senso letterale cercando semplicemente di chiarirlo con riferimenti storici alla guerra maccabaica (Cf. Tdt. PG 80, 1177 D – 1185 D). Conclude l’esposizione con questo messaggio: «La grazia dello Spirito Santo ha predetto tutti questi eventi, insegnando a tutti i fedeli che avrebbero sperimentato tali sventure, a sopportare con coraggio gli accadimenti e a chiedere a Dio la liberazione. Quegli uomini ammirevoli, i Maccabei, agirono in questo modo. Con le loro invocazioni ottennero la riconciliazione con Dio, e, combattendo dietro la sua ispirazione, vinsero i nemici e ottenero ai loro compatrioti la libertà di un tempo» (Tdt. PG 80, 1186 C – D)
2. I figli di Core. Il salmo viene inteso in continuità col precedente, dal momento che entrambi sono attribuiti agli stessi compositori: i figli di Core. Costoro rappresentano il resto fedele del popolo e vogliono formare una cosa sola con esso. Si caricano delle colpe di tutti e trasferiscono i loro meriti, dovuti alla loro fedeltà, a tutti i loro fratelli, come appartenessero a loro. Questo tipo di interpretazione è offerta da Eus. di Cesarea. Commentando il v. 18 (tutto questo ci è accaduto, ma non ti abbiamo dimenticato), così afferma: «Il coro dei profeti, e quanti nel popolo operavano rettamente, offrono il proprio sacrificio spirituale con la loro preghiera per il popolo, presentando a Dio a favore della moltitudine le loro opere buone.... I profeti prendendo su di sé i patimenti del popolo, dicevano di avere anch’essi sofferto tali cose e condividevano con tutti le loro opere rette. Non ignoravano di essere membra dell’intero corpo; ciò implica che quando soffre anche un membro solo, tutte le membra soffrano con lui, e quando a sua volta, un membro è glorificato, tutte le membra gioiscono con lui» (Eus. PG 23, 388 A – B)
3. I martiri cristiani. La fedeltà dei Maccabei traspare anche in quella dei martiri cristiani. Agt. sulla scorta di un riferimento di San Paolo che cita questo salmo (Rm 8,36), vede anticipata nelle suppliche dei figli di Core, quella dei martiri cristiani. Questa interpretazione verrà ripresa nei Commentatori medievali (Cf. Agt. 43,1 e 26 PL 36, 482 e 493; Herb. PL 142, 181 C – 186 C; Sign. PL 164, 347 C – 854 A). 


Salmo 44

1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Dei figli di Core. Maskil. Canto d’amore. 2 Liete parole mi sgorgano dal cuore: io proclamo al re il mio poema, la mia lingua è come stilo di scriba veloce. 3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò Dio ti ha benedetto per sempre. 4 O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto, 5 e avanza trionfante. Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia. La tua destra ti mostri prodigi. 6 Le tue frecce sono acute – sotto di te cadono i popoli –, colpiscono al cuore i nemici del re. 7 Il tuo trono, o Dio, dura per sempre; scettro di rettitudine è il tuo scettro regale. 8 Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni. 9 Di mirra, àloe e cassia profumano tutte le tue vesti; da palazzi d’avorio ti rallegri il suono di strumenti a corda. 10 Figlie di re fra le tue predilette; alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
11 Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; 12 il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio. 13 Gli abitanti di Tiro portano doni, i più ricchi del popolo cercano il tuo favore. 14 Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito. 15 È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate; 16 condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re. 17 Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli; li farai prìncipi di tutta la terra. 18 Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni; così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Canto d’amore (TM) o per il Diletto (LXX). Componimento poetico creato in occasione delle nozze di un re d’Israele, con una principessa fenicia. «Il Profeta, pieno di Spirito Santo, si propone di parlare dell’incarnazione di Cristo Signore e celebra la Chiesa, Sposa di Cristo, a motivo delle sue qualità spirituali» (Herb. PL 142, 186 C)

2 Liete parole mi sgorgano dal cuore: io proclamo al re il mio poema, la mia lingua è come stilo di scriba veloce.
Il salmista avverte di scrivere mosso da una forte ispirazione interiore. «La lingua del profeta era come lo strumento di un altro che se ne serviva, vale a dire dello Spirito Santo» (Eus. PG 23, 396 A).
Anche oggi la lingua del giusto, mossa dallo Spirito Santo, scrive parole di vita eterna nel cuore dei credenti. Lo Spirito scrive i suoi pensieri, non più su tavolette di pietra, ma di carne, in noi stessi, secondo il grado di purezza cui saremo giunti (Cf. Bsl. PG 29, 394 A).
Atanasio nell’effondersi della Parola, vede un’allusione alla generazione eterna del Verbo dal Padre: «A parlare è Dio Padre, riguardo al Figlio, generato come Dio da Dio» (Atn. PG 27, 208 B).
3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò Dio ti ha benedetto per sempre.
«Cristo è bello per coloro che riescono ad accogliere la sua manifestazione e che sono in grado di intuire la sua bellezza che trascende questo mondo» (Atn. PG 27, 209 A). «Non c’è nessun uomo con il quale la tua bellezza possa essere confrontata. È però evidente che tale bellezza riguarda la tua santità» (Eus. PG 23, 396 C). Il salmista contempla lo splendore del Signore ed è colpito dai fulgori che ne derivano. Percosso dalla visione di così grande bellezza, si sente spinto ad amarla. Quando questa si manifesta all’uomo, tutto ciò che prima era amato diviene secondario; Paolo quando vide lo splendore del Signore, giudicò tutto come spazzatura per acquistare Cristo (cf. Fil 3,8) (Cf. Bsl. PG 29, 396 C).
sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre.
«La bellezza dello sposo, ossia la sua forza d’attrazione, affiora nella sapienza del parlare. È scritto nel Vangelo: si stupivano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca (Lc 4,22). La grazia gli fu data come premio del suo valore: si abbassò e perciò Dio lo esaltò (cf. Fil 2,8)» (Cf Bsl. PG, 29, 398 B – C). «È dolce sentire il Signore pronunciare parole come queste: Sono venuto perché abbiano vita e l'abbiano in abbondanza (Gv 10,10) e Io sono il pane vivo disceso dal cielo e Sono colui che dona la vita al mondo (Gv 6,41)» (Atn. PG 27, 208 D). «Mosè aveva ricevuto una certa grazia; anche Noè aveva ottenuto una certa grazia... Nel Diletto si è riversata, invece, tutta la grazia del Padre. Il Padre infatti parlava nel Figlio (anche Maria che è stata tramite della sua venuta tra gli uomini, è detta piena di grazia). Il Padre si è compiaciuto di far dimorare in lui, corporalmente, tutta la pienezza della divinità, e perciò tutti i santi hanno ricevuto dalla pienezza di lui» (Eus. PG 23, 396 D – 397 A).
4 O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto, 5 e avanza trionfante. Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia.
Dopo la sapienza, il poema esalta ora la forza del re, rappresentata plasticamente nella spada al fianco. «Noi pensiamo che in senso figurato queste immagini si debbano riferire alla viva parola di Dio, capace di adattarsi alla carne. La sua parola è operosa e più affilata di una spada a doppio taglio...» (Bsl. PG 29, 400 A).
LXX: Avanza e trionfa. «Avendo cominciato ad occuparti degli uomini mediante la tua carne, rendi ora ferma e costante la tua cura verso di noi, e fa che essa non venga mai meno» (Bsl. PG 29, 400 D)
«Ascoltiamo il Signore stesso dire ai discepoli: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,10); Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11,29); a Giovanni Battista dice: Lascia che adempiamo ogni giustizia (Mt 3,15). Mediante queste virtù, rovesciò la tirannia diabolica, distrusse la morte, donò la salvezza ai credenti» (Tdt. PG 80, 1189 C).
La tua destra ti mostri prodigi. 6 Le tue frecce sono acute – sotto di te cadono i popoli –, colpiscono al cuore i nemici del re.
«Frecce acuminate del Potente sono le parole efficaci: raggiungono il cuore degli ascoltatori, battono e colpiscono le anime sensibili. Le parole dei sapienti sono come pungoli (Sir 12,11)» (Bsl. PG 29, 401 B) «Frecce acuminate furono gli apostoli inviati ad evangelizzare su tutta la terra. Dopo aver reso acuti se stessi, risplendevano per le opere di giustizia e si insinuarono finemente nell’animo dei discepoli» (Bsl. PG 29, 401 D - 403 A).
7 Il tuo trono, o Dio, dura per sempre; scettro di rettitudine è il tuo scettro regale.
Dopo aver decantato la bellezza e la potenza del re, il salmista ne celebra la sapienza amministrativa; nella sua persona si manifesta Dio stesso.
8 Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.
«In seguito ad un cambiamento doloroso, l'umanità abbandonò la giustizia e preferì l'iniquità. Allora l'Unigenito si fece uomo per rettificare in se stesso il comportamento degli uomini, amando la giustizia e aborrendo la malvagità. Quale fu, allora, la causa dell'incarnazione? Voleva che gli uomini divenissero partecipi di Lui e conoscessero la sua gioia. Raggiunti dalla misericordia, fossero in grado di amare la giustizia e odiare l'iniquità... Per questo Dio ti unse, anzi ti ungesti (per la lotta)» (Atn. PG 27, 209 D) Un crisma particolare distingueva i sacerdoti e i re, ma la carne del Signore fu unta con la presenza dello Spirito Santo, chiamato qui olio di gioia. Qualsiasi frutto dello Spirito produce letizia. Agli uomini che furono partecipi di Cristo, fu data una qualche comunione con lo Spirito, invece sul Figlio di Dio, discese e rimase senza alcuna misura (Cf. Bsl. PG 29, 405 A).
9 Di mirra, àloe e cassia profumano tutte le tue vesti; da palazzi d’avorio ti rallegri il suono di strumenti a corda.
Concluso l’elogio dello sposo, il salmista descrive i particolari della festa. Si parla ora dell’abito nuziale. «Le vesti dell'Unigenito rappresentano le sue qualità, la potenza, lo splendore, in sintonia con il salmo: Il Signore regna, si riveste di splendore; si riveste il Signore e si cinge di potenza (Sal 93,1). Queste qualità, furono per noi un buon odore, un’essenza di incenso, come è detto altrove: Profumo effuso è il tuo Nome e Corriamo, attirati dal tuo profumo» (Atn. PG 27, 209 D - 212 A).
10 Figlie di re fra le tue predilette; alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
«Le figlie di re, cioè di Cristo e della sua Chiesa, sono le singole anime ma la regina stessa sta alla sua destra. Chi è costei se non l’intera Chiesa cattolica proveniente da tutte le genti? Più precisamente con ciò si indica la Chiesa celeste che è madre dei santi che sono sulla terra. Essa è vestita dell’abito regale, della veste luminosa dell’incorruttibilità» (Eus. PG 23, 401 C – D).
«La regina è la Chiesa, Sposa di un re così grande. La collocazione alla destra significa l’onore che riceverà nel secolo futuro. La sua veste preziosa è costituita dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Possiede una veste ancora più splendida, cioè lo stesso Cristo. Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Atn. PG 27, 212 B – C).
11 Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; 12 il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
La principessa straniera viene invitata a compiere lo stesso percorso spirituale di Abramo: abbandonare le divinità per aderire a Dio solo. «Vedi come anche noi facciamo la stessa cosa. I battezzandi, che si sono convertiti alla verità, devono dimenticare la casa del padre e il loro popolo. Infatti, nel ricevere il battesimo, dopo che si sono rivolti verso occidente, li esortiamo a dire con forza: “Rinuncio a te, satana....”. Il salmista, per mostrare alla figlia il dono che riceverà da Cristo, subito aggiunge: “Il te si compiacerà della tua bellezza”. Una volta purificata, la tua anima ritroverà di nuovo la bellezza con la quale fu creata ad immagine di Dio e otterrai come amante il Figlio amato da Dio» (Crl. PG 69, 1044 A-B).
«Sebbene questa esortazione sia rivolta a tutta la Chiesa, mostrerò come convenga in modo particolare alla Vergine Maria, che è la signora della Chiesa...» (Sign. PL 164, 858 B).
13 Gli abitanti di Tiro portano doni, i più ricchi del popolo cercano il tuo favore.
I concittadini della sposa vengono dalla Fenicia a renderle omaggio. Per i Padri prefigurano la fede dei pagani: «Tiro, vicina a questa terra ove era pronunziata la profezia, significava le genti che avrebbero creduto in Cristo. Di lì veniva la donna Cananea» elogiata da Gesù per la sua fede» (Agt. 44,27 PL 36, 511)
14 Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito. 15 È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate; 16 condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re.
LXX: La bellezza della figlia del re è interiore: «Ogni gloria della figlia del re è interiore... Qual è questa interiore bellezza? Quella della coscienza. Ivi Cristo vede, ivi Cristo ama, ivi Cristo parla, ivi Cristo punisce, ivi Cristo corona. Sia dunque nascosta la tua elemosina perché ogni gloria della figlia del re è interiore» (Agt. 44,29 PL 36, 512).
17 Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli; li farai prìncipi di tutta la terra. 18 Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni; così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Augurio di fecondità rivolto agli sposi.
Esiste anche una discendenza spirituale: i cristiani possono mostrare le virtù dei grandi Patriarchi e succedere, così, a loro: «Al posto dei patriarchi, per mezzo di Cristo, le nacquero dei figli che compirono le opere di Abramo, e furono onorati come quelli, per aver compiuto opere eguali alle 
 loro» (Bsl. PG 29, 413 B). 


Salmo 45 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Per voci di soprano. Canto. 2 Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. 3 Perciò non temiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare. 4 Fremano, si gonfino le sue acque, si scuotano i monti per i suoi flutti. 5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo. 6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. 7 Fremettero le genti, vacillarono i regni; egli tuonò: si sgretolò la terra. 8 Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe. 9 Venite, vedete le opere del Signore, egli ha fatto cose tremende sulla terra. 10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi. 11 Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. 12 Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Nell’irrompere delle forze primordiali del caos, il credente non s’atterrisce perché confida in Dio. «Preghiera dei credenti che non provano paura, neppure nello sconvolgimento del mondo, a motivo della protezione divina» (Herb. PL 142, 190 C).
2 Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
LXX: aiuto nelle tribolazioni che troppo a lungo ci hanno gravato. «La forza del credente che può dire: tutto posso in Colui che mi dà forza (Fil 4,13), è Dio stesso. Dire questo con la stessa convinzione del Profeta, lo possono pochissimi. Pochi infatti sono coloro che non si lasciano condizionare dalle cose umane, ma che dipendono interamente da Dio, che anelano a lui e che ripongono in lui ogni speranza» (Bsl. PG 29, 418 C). 

3 Perciò non temiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare. 4 Fremano, si gonfino le sue acque, si scuotano i monti per i suoi flutti.

«Le tribolazioni visitano sempre il giusto... Ci sorprendono come una preda, e producono in noi pazienza, e attraverso la pazienza, virtù provata, e, attraverso la virtù provata, speranza (cf Rm 5,3-4). Il credente che avrà affrontato la prova con coraggio e tenacia, potrà dire: in tutte queste cose siamo più che vincitori per mezzo del Signore che ci ha amati (Rm 8,37). È tanto lontano dallo scoraggiarsi da trarre anzi motivo di gloria dal numero delle sue avversità, al punto da affermare: ci gloriamo anche nelle tribolazioni...(Rm 5,3)» (Bsl. PG 29, 420 A).
«Anche coloro che riconoscono Dio, sbagliano nel giudicare... Chiedono, ritenendole buone, cose che spesso non gioveranno, e rifuggono da altre ritenendole cattive, mentre potrebbero essere loro molto utili. Soltanto dal peccato devi rifuggire e cercare un solo rifugio dal male, Dio» (Bsl. PG 29, 416 D-417 B).
5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Viene descritta la pace di Gerusalemme.
LXX: Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio; l’Altissimo ha santificato la sua dimora. «Il giusto beve l’acqua viva già da ora, ma ne berrà con maggior abbondanza in seguito, quando sarà diventato membro della città di Dio; berrà di quel fiume che sempre cresce e che può inondare di gioia la città di Dio. Il fiume di Dio è lo Spirito Santo che zampilla in coloro che se sono degni. Il Signore dice: Se uno crede in me, fiumi d’acqua viva scaturiranno dal suo seno (Gv 7,38). Ancora: Se uno beve dell’acqua che gli darò, sgorgherà in lui una sorgente che spinge fino alla vita eterna (Gv 4,13. Città rallegrata dalla piena dello Spirito Santo sono tutti questi credenti» (Cf. Bsl. PG 29, 422 B–C). «La sorgente del paradiso terrestre era diviso in quattro fiumi, ma ora il fiume di Dio si dirama in molteplici rivi, in un numero incalcolabile, perché raggiunge ogni uomo» (Tdt. PG 80, 1202 C)
6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
«Il Signore ha promesso nel Vangelo: Sono con voi ogni giorno, fino alla fine dei secoli (Mt 28,20), Ancora: Dove due o tre sono radunati nel mio Nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)» (Tdt. PG 80, 1204 B).
7 Fremettero le genti, vacillarono i regni; egli tuonò: si sgretolò la terra. 8 Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Dio, respingendo un assalto di popoli contro Gerusalemme, si rivela come il Dio con noi.
Immagina una città assediata, pronta a capitolare; immagina poi uno stratega dalla forza invitta che compaia all’improvviso e la liberi, turbando gli assalitori già con la sua voce possente. Una simile speranza è offerta dal Salvatore alla città di Dio. Egli si manifesta come l’Emanuele; il nostro Liberatore è stato generato dalla santa Vergine (Cf. Bsl. PG 29, 426 B – C).
9 Venite, vedete le opere del Signore, egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Dio ci invita di continuo ad avvicinarci a Lui: «è la voce di un padre, che a braccia aperte chiama a sé coloro che fino a poco prima si sottraevano... » (Bsl. PG 29, 427 A). Invita gli uomini ad avvicinarsi al Signore perché possano vedere le sue opere. Non si riesce a scorgere bene un oggetto che è troppo lontano dall’occhio. Per i beni spirituali vale lo stesso. Prima dobbiamo avvicinarci, per poter scorgere con chiarezza: «colui che non si avvicina e non si rende familiare a Dio con le proprie azioni, non può vedere, con gli occhi della mente purificati, le sue opere». *
10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi.
Il Signore fa cessare le guerre esteriori ed interiori. «Vedi com’è pacifico l’animo del Signore? Egli, pur essendo il Signore degli eserciti, non ferisce mai neppure un avversario, nessuno atterra, con nessuno viene a battaglia» (Bsl. PG 29, 427 B).
11 Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. 12 Il Signore degli eserciti è con noi, nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Fermatevi oppure prendete tempo per.... (scholàsate) (LXX). «Fino a quando siamo presi da occupazioni estranee a Dio, non possiamo avvicinarci a Lui per conoscerlo. Procuriamo di tenere sempre occupata nel bene la nostra dimora interiore in modo da ospitare in noi stessi Cristo, per mezzo dello Spirito Santo» (Bsl. PG 29, 427 C – D e 430, B). 


Salmo 46 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo. 2 Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, 3 perché terribile è il Signore, l’Altissimo, grande re su tutta la terra. 4 Egli ci ha sottomesso i popoli, sotto i nostri piedi ha posto le nazioni. 5 Ha scelto per noi la nostra eredità, orgoglio di Giacobbe che egli ama. 6 Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. 7 Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni; 8 perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. 9 Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo. 10 I capi dei popoli si sono raccolti come popolo del Dio di Abramo. Sì, a Dio appartengono i poteri della terra: egli è eccelso.
I popoli, dopo aver visto una manifestazione della sua grandezza, vogliono aderire al Dio di Abramo e formare un unico popolo con i suoi discendenti. «Preghiera della Chiesa che loda il Signore Dio ed annuncia la sua Ascensione» (Herb. PL 142, 192 C).
2 Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, 3 perché terribile è il Signore, l’Altissimo, grande re su tutta la terra.
Dio è terribile, altissimo, grande; sconfigge i popoli che si oppongono all’insediamento di Israele nella terra promessa.
«Il Signore è altissimo per la Chiesa, terribile contro i nemici. Re grande su tutta la terra: i malvagi non dominano più sugli uomini. Ha dato ai discepoli il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e ha sottomesso ai loro piedi tutta la schiera dei demoni (Cf. Lc 10,18)» (Atn. PG 27, 217 B).
4 Egli ci ha sottomesso i popoli, sotto i nostri piedi ha posto le nazioni. 5 Ha scelto per noi la nostra eredità, orgoglio di Giacobbe che egli ama.
Gesù, invece, non ha assoggettato i popoli ma li ha redenti morendo sulla croce per tutti. «Popoli tutti battete le mani, perché Dio è il re di tutta la terra. Non gli basta avere sotto di sé un solo popolo; ha versato dal suo fianco un così grande prezzo, che ha potuto riscattare la terra intera. Riscattandoci, ci ha reso suoi amici» (Agt. 46,6 PL 36, 526)
«Che cos'è questa eredità? Sono gli uomini che il Padre suggerì a Cristo (di salvare) quando disse: Chiedi a me e ti darò i popoli in eredità (Sal 2,8). Vanto di Giacobbe è il messaggio profetico rivolto alle nazioni nel quale si annuncia: i popoli spereranno in Lui (Gen 49,10)» (Atn. PG 27, 217 B – C).
6 Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. 7 Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni; 8 perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte.
Il salmista immagina che, dopo aver vinto in battaglia, Dio ascenda verso il monte del tempio per insediarsi di nuovo sul suo trono.
Cristo, dopo aver vinto il peccato e la morte, ritorna presso il Padre. «Ascende nei cieli per comparire davanti al Padre per noi; nei cieli appariva una visione straordinaria per gli angeli: l'uomo adornato di gloria divina e innalzato al di sopra di ogni aspettativa» (Crl. PG 69, 1054 C).
Le acclamazioni sono un corrispettivo del giubilo. «Ascende Dio tra il giubilo. Che cosa è il giubilo se non la gioia ammirata che non riesce ad esprimersi a parole? I discepoli quando videro salire al cielo colui che avevano pianto morto si meravigliarono, colmi di gioia; siccome per questa gioia non bastavano le parole, non restava loro che esprimere con il giubilo ciò che nessuno poteva spiegare» (Agt. 46,7 PL 36, 528)
«Chiama voce di tromba le lodi innalzate dagli angeli che lo accompagnavano nella sua ascesa. Dal momento che gli angeli celebrano il Signore che sale, anche voi, o popoli, imitando lo stesso
servizio, inneggiate al Dio che regna su tutta la terra. Chi possiede la gioia che è conforme a Dio può salmeggiare. Chi di voi si sente gioioso? Salmeggi!» (Atn. PG 27, 217 C).
9 Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo.
Dio siede sul suo trono nel tempio di Gerusalemme e in cielo.
Cristo siede presso il Padre e in ogni credente. «I cieli sono il suo santo trono? Vuoi anche tu essere il suo trono? Non credere di non poterlo essere; prepara per lui un posto nel tuo cuore; egli viene, e volentieri vi si stabilisce... E di fatto, fratelli, forse che Dio non dimora in tutti gli uomini che vivono bene e si comportano secondo la pia carità?» (Agt. 46,10 PL 36, 529-530)
10 I capi dei popoli si sono raccolti come popolo del Dio di Abramo. Sì, a Dio appartengono i poteri della terra: egli è eccelso.
Nasce un nuovo popolo di Dio, formato da ebrei e pagani.
Eus. osserva con acutezza: «Anche Teodozione, uno dei più accurati traduttori, ha tradotto come Simmaco: I pricipi dei popoli si sono riuniti, come popolo del Dio di Abramo. Perché allora i Settanta hanno detto: con il Dio di Abramo? perché la lingua ebraica svrive con le stesse lettere come e popolo. Dice infatti ‘m Elhoim che può essere sia: con il Dio di Abramo, sia: come popolo del Dio di Abramo». Egli sceglie la seconda ipotesi (Cf. Eus. PG 23, 416 B): i pagani non soltanto aderiscono al Dio di Abramo restando distinti da Israele, ma diventato membri di un unico popolo di Dio (cf. Rm 11,17-18).
Agt. si conforma, invece, alla versione dei LXX: «Tutti noi ci siamo convertiti al Signore e siamo divenuti figli di Abramo, non traendo da lui la carne, ma imitando la sua fede. I principi dei popoli - dunque - si sono riuniti con il Dio di Abramo» (Agt. 46,11 PL 36, 530). 



Salmo 47 

1 Cantico. Salmo. Dei figli di Core. 2 Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. La tua santa montagna, 3altura stupenda, è la gioia di tutta la terra. Il monte Sion, vera dimora divina, è la capitale del grande re. 4 Dio nei suoi palazzi un baluardo si è dimostrato. 5 Ecco, i re si erano alleati, avanzavano insieme. 6 Essi hanno visto: atterriti, presi dal panico, sono fuggiti. 7 Là uno sgomento li ha colti, doglie come di partoriente, 8 simile al vento orientale, che squarcia le navi di Tarsis. 9 Come avevamo udito, così abbiamo visto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio; Dio l’ha fondata per sempre. 10 O Dio, meditiamo il tuo amore dentro il tuo tempio. 11 Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino all’estremità della terra; di giustizia è piena la tua destra. 12 Gioisca il monte Sion, esultino i villaggi di Giuda a causa dei tuoi giudizi. 13 Circondate Sion, giratele intorno, contate le sue torri, 14 osservate le sue mura, passate in rassegna le sue fortezze, per narrare alla generazione futura: 15 questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre; egli è colui che ci guida in ogni tempo.
Ringraziamento a Dio per aver soccorso Gerusalemme durante un assedio. «Preghiera del profeta che loda Dio per aver dilatato nel tempo la sua Chiesa» (Herb. PL 142, 194 B).
2 Grande è il Signore e degno di ogni lode ,
Dio è chiamato grande (come in altri quattro salmi: 95,4; 98,2; 134,5; 144,3).
«Grande perchè ha agito con potenza; degno di lode perché opera in modo bello e meraviglioso» (Css. PL 70, 334 C). Dio è grande per la sua forza creatrice ma soprattutto per la sua bontà: «Guardando il cielo e osservando il mondo intero, comprenderai perché Dio sia proclamato tale; più ancora: è grande per sapienza, per bontà, per pazienza, per amore verso l’uomo» (Eus. PG 23, 417 D – 420 A).
nella città del nostro Dio,
La lode si concentrava a Gerusalemme nella liturgia del tempio.
Ora «Città del nostro Dio è la Chiesa... Il monte degno di Dio è di per sé il cielo stesso ma Egli non ha sdegnato di avere nel suo regno gli uomini che sono ancora sulla terra» (Eus. PG 23, 420 B e C).
La tua santa montagna, 3 altura stupenda, è la gioia di tutta la terra.
Nella città di Gerusalemme, il luogo più eminente è il monte di Sion, sopra il quale è edificato il tempio.
Nella rilettura cristiana, «il monte santo è Cristo Signore, fondamento e culmine della Chiesa. Di questo monte parla il profeta Daniele... (Dn 2,35)» (Css. PL 70, 334 D) «Monte santo è [anche] la Chiesa per la subilimità del suo insegnamento su Dio» (Atn. PG 27, 220 A). «La gioia (derivata) dalla manifestazione [del Cristo] è diffusa in tutto il mondo e la grazia ha sovvrabbondato» (Atn. PG 27, 220 A).
Il monte Sion, vera dimora divina, è la capitale del grande re.
Traduzione congetturale (alla lettera yarktè zaphon: estremità del settentrione oppure vette dello Zafon, monte un tempo dedicato ad una divinità cananea (il Sion sarebbe il vero luogo della presenza di Dio che soppianta gli altri luoghi di culto); altre versioni possibili: il monte Sion è all’estremità settentrionale di Gerusalemme; è all’estremità settentrionale del mondo intero, ossia il suo polo; i monti attorno a Sion sono dei baluardi naturali, simbolo della protezione di Dio.
LXX: i monti di Sion, ai lati del settentrione, sono la città del grande Re. Il lato settentrionale rappresenta la zona del peccato e della sventura ma questo polo malefico è stato redento dal Signore. «Presso gli antichi si diceva: dal settentrione si accenderà la sventura contro gli abitanti della terra (Ger 1,14), ma il regno di Dio ha vinto i mali che un tempo riempivano quella direzione» (Eus. PG 23, 421 A).
4 Dio nei suoi palazzi un baluardo si è dimostrato.
Il tempio era costituito da un agglomerato di edifici sacri.
«L’intera comunione dei credenti diffusa su tutta la terra è la città del re, mentre la Chiese delle singole regioni sono i suoi palazzi, nei quali c’è sempre Dio che ha detto: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io son là in mezzo a loro (Mt 18,20) e Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20)» (Eus. PG 23, 421 D). «Baluardi possenti e ragguardevoli della città di Dio sono i fedeli che eccellono in essa» (Atn. PG 27, 220 C)
5 Ecco, i re si erano alleati, avanzavano insieme. 6 Essi hanno visto: atterriti, presi dal panico, sono fuggiti. 7 Là uno sgomento li ha colti, doglie come di partoriente, 8 simile al vento orientale, che squarcia le navi di Tarsis.
Viene descritto l’assedio di Gerusalemme da parte di popoli stranieri. «Dio è invisibile ma si può vedere la sua presenza quando soccorre la sua città, assediata dai nemici» (Eus. PG 23, 421 D).
LXX: Come videro, rimasero stupiti, sconvolti e scossi: «Prima dicono di aver visto, poi di essere stati presi da stupore, in seguito da turbamento e infine da terrore» (Css. PL 70, 339 B)
9 Come avevamo udito, così abbiamo visto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio; Dio l’ha fondata per sempre.
Ancora una volta, nel ritiro degli assedianti, Israele ha verificato l’adempiersi delle promesse di Dio.
Gesù ha indicato se stesso come adempimento delle attese profetiche e, al presente, la Chiesa vede ripetersi i gesti che rinnovano nel tempo la sua salvezza: «Il Salvatore diceva: Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete (Lc 10,24). Ma queste parole valgono anche per noi che, ai nostri giorni, abbiamo visto le stesse cose» (Eus. PG 23, 425 A).
Dio ha fondata per sempre la Chiesa: «Il Signore Gesù ha promesso: sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte della morte non precarranno contro di essa (Mt 16,18)» (Tdt. PG 80, 1213 C).
10 O Dio, meditiamo il tuo amore dentro il tuo tempio.
Non è facile stabilire con esattezza il significato del verbo ebraico (damah): nel tempio, i fedeli vedono realizzarsi, rendersi visibili, le promesse dell’amore di Dio oppure si propongono più semplicemente di meditare sulle esperienze vissute.
La LXX troviamo il verbo ricevemmo che è stato inteso con diverse accentuazioni. «La misericoria [ricevuta] è Cristo Signore perché Egli ha avuto misericordia del mondo gravemente malato e venne all’unico scopo di poter perdonare ad ogni credente» (Css. PL 70, 339 A)
Tdt. pone l’accento sull’agire di Dio. Nel tempio abbiamo ricevuto e continueremo a ricevere prove dell’amore di Dio: «Attendiamo di vedere [in continuità] il tuo aiuto, Signore, conoscendo la veracità delle tue promesse. Tu hai promesso di essere con noi ogni giorno sino alla fine del mondo» (Tdt. PG 80, 1213 D).
Crl. evidenzia, invece, l’atteggiamento dell’uomo e ricorda come soltanto la tranquillità che nasce dalla fiducia della presenza di Dio renda possibile ricevere altri suoi doni. «Sarebbe preferibile interpretare qui abbiamo considerato, invece di ci siamo raffigurati; oppure meglio ancora abbiamo conservato uno stato d'animo fermo e saldo. La tua misericordia raggiunge in assoluto i fedeli che stanno nel tuo tempio [ossia che credono]. Dio non comunica i suoi doni a coloro che non credono, ma a quelli che già credono in lui. È stato detto agli antichi: il mio Spirito sta in mezzo a voi, state tranquilli (Ag 2,5)» (Crl. PG 69, 1061 D).
11 Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino all’estremità della terra; di giustizia è piena la tua destra. 12 Gioisca il monte Sion, esultino i villaggi di Giuda a causa dei tuoi giudizi.
«Le false divinità non sono in grado di corrispondere nei fatti al loro nome e non sono affatto ciò che promettono di essere. Al contrario, dal tuo Nome, Signore, provengono opere corrispondenti ad esso e ne confermano la veridicità» (Tdt. PG 80, 1216 A).
13 Circondate Sion, giratele intorno, contate le sue torri, 14 osservate le sue mura, passate in rassegna le sue fortezze, per narrare alla generazione futura:
I fedeli sono invitati a perlustrare la città per poter verificare, anche personalmente, la sua solidità e quindi la credibilità della protezione divina. «Circondate Sion, cioè difendete la Chiesa con la vostra fede e abbracciatela nella carità» (Herb. PL 142, 196 A). «Lo Spirito Santo ordina agli apostoli di essere loro stessi le mura di Sion, grazie al loro stile di vita conforme a Dio. Chi sono le torri (o fortezze) della Chiesa? Coloro che, nei vari tempi, la presiedettero, apparvero giusti e a loro gli apostoli narrarono le opere meravigliose di Dio» (Atn. PG 27, 221 B – C).
15 questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre; egli è colui che ci guida in ogni tempo.
«Parlano di Cristo, e lo indicano con il dito come fosse presente» (Css. PL 70, 339 C). «Sia sufficiente per noi predicare Lui nella Chiesa poiché Cristo Dio è il nostro re per sempre: è Lui che ci guida e ci ama. Non dobbiamo mai cercare di sottrarci al suo dominio, accogliendo un insegnamento diverso dal suo ma compiere umilmente ciò che ci chiede, senza cercare un altro Signore e questo ci basterà» (Sign. PL 164, 868 D). 


Salmo 48 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo. 2 Ascoltate questo, popoli tutti, porgete l’orecchio, voi tutti abitanti del mondo, 3 voi, gente del popolo e nobili, ricchi e poveri insieme. 4 La mia bocca dice cose sapienti, il mio cuore medita con discernimento. 5 Porgerò l’orecchio a un proverbio, esporrò sulla cetra il mio enigma. 6 Perché dovrò temere nei giorni del male, quando mi circonda la malizia di quelli che mi fanno inciampare? 7 Essi confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza. 8 Certo, l’uomo non può riscattare se stesso né pagare a Dio il proprio prezzo. 9 Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita: non sarà mai sufficiente 10 per vivere senza fine e non vedere la fossa. 11 Vedrai infatti morire i sapienti; periranno insieme lo stolto e l’insensato e lasceranno ad altri le loro ricchezze. 12 Il sepolcro sarà loro eterna dimora, loro tenda
di generazione in generazione: eppure a terre hanno dato il proprio nome. 13 Ma nella prosperità l’uomo non dura: è simile alle bestie che muoiono. 14 Questa è la via di chi confida in se stesso, la fine di chi si compiace dei propri discorsi. 15 Come pecore sono destinati agli inferi, sarà loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanirà di loro ogni traccia, gli inferi saranno la loro dimora. 16 Certo, Dio riscatterà la mia vita, mi strapperà dalla mano degli inferi. 17 Non temere se un uomo arricchisce, se aumenta la gloria della sua casa. 18 Quando muore, infatti, con sé non porta nulla né scende con lui la sua gloria. 19 Anche se da vivo benediceva se stesso: «Si congratuleranno, perché ti è andata bene», 20 andrà con la generazione dei suoi padri, che non vedranno mai più la luce. 21 Nella prosperità l’uomo non comprende, è simile alle bestie che muoiono. 

Riflessione di un sapiente: soltanto il Signore può riscattare dalla morte; non basta la potenza, né la ricchezza. Dio è il bene dell’uomo, vero e definitivo. «Insegnamento di Cristo sui meriti dei giusti e sulle pene dei malvagi; invito a non avere soggezione dei ricchi» (Herb. PL 142, 196 C).
2 Ascoltate questo, popoli tutti, porgete l’orecchio, voi tutti abitanti del mondo, 3 voi, gente del popolo e nobili, ricchi e poveri insieme.
Il salmista convoca tutti all’ascolto. «Qual è il maestro dotato di tanta sapienza che possa trovare insegnamenti adatti ad una assemblea così vasta? A chiamare a raccolta, con il suo bando, è lo Spirito di verità. La Chiesa è una comunione di persone delle più svariate condizioni, affinché nessuno resti escluso dai suoi benefici. L’universalità della chiamata è conciliatrice di pace poiché gli uomini che erano opposti tra loro per la condizione, ora si abituano al reciproco amore» (Bsl. PG 29, 433 A e D).
[4]La mia bocca esprime sapienza, il mio cuore medita saggezza; [5]porgerò l'orecchio a un proverbio, spiegherò il mio enigma sulla cetra.
Auto - presentazione del salmista che dichiara di parlare per ispirazione. Egli dice: ciò che vi annuncio l’ho appreso dallo Spirito Santo, e non dico nulla di mio o di umano. Il salmista si paragona ad una cetra che risponde armoniosamente alle parole del canto, che viene composto ed eseguito dallo Spirito Santo (Cf. Bsl. PG 29, 436 B).
[6]Perché temere nei giorni del male, quando mi circonderà l’iniquità che mi sta alle calcagna?
Invito a non sopravvalutare la forza degli oppressori perché tutti gli uomini sono deboli ed effimeri.
Le versioni in greco offrono dei significati differenziati. Perché temere nel giorno cattivo? L’iniquità del mio calcagno mi circonderà. Il calcagno è la strada che ognuno ha percorso nella vita ma nella Scrittura esso allude anche all’inganno (Cf. Tdt. PG 80, 1221 C).
Oppure, al contrario, l’iniquità del mio calcagno non mi circonderà: chi non avrà compito alcuna azione iniqua, non temerà il giorno del giudizio divino; non sarà circondato dalle orme dei suoi peccati (Cf. Bsl. PG 69, 457 A).
[7]Essi confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza. [8]Un uomo non può riscattare un uomo, o dare a Dio il suo prezzo. [9]Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare [10]per vivere senza fine, e non vedere la tomba. [11]Vedrà morire i sapienti; lo stolto e l'insensato periranno insieme e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
Nessun potente o nessun ricco può ottenere con denaro una vita illimitata. Proprio il bene più prezioso, ossia la vita, non è in nostro potere. «Ricco (dives) si dice da divo, perché crede di non aver bisogno di nulla come se fosse Dio stesso; proprio per questo dobbiamo considerarlo empio» (Herb. PL 142, 190 D).
LXX: C’è chi confida nella propria potenza e si vanta dell’abbondanza delle proprie ricchezze. Un fratello non redime: redimerà un uomo? Non darà a Dio l’espiazione per sé né il prezzo di riscatto per l’anima sua. Si è affaticato per sempre e vivrà senza fine. Non vedrà la corruzione mentre vedrà morire i sapienti:
«Io temo e tremo nell’attesa del giudizio futuro. Voi, che godete per le ricchezze, non vi curate affatto del giorno del giudizio; ma, inorgogliti a causa della supponenza del denaro, attribuite una durata illimitata a dei beni che sono passeggeri» (Tdt. PG 80, 1224 A)
Nessuno può redimere un altro uomo, ma soltanto Dio. Tutti gli uomini si sono sottoposti alla schiavitù del peccato e si sono privati della libertà ricevuta dal Creatore (Cf. Bsl. PG 29, 439 A) ma sono ricomprati con il sangue preziosissimo di Cristo (Cf. Bsl. PG 29, 441 A). Soltanto chi si affatica nella virtù, godrà di una vita eterna: «Chi ha affrontato fatiche per la fede e la giustizia, e si è impegnato in vista dei beni eterni, ottiene la vita eterna come ricompensa» (Tdt. PG 80, 1224 B).
[12]Il sepolcro sarà loro casa per sempre, loro dimora per tutte le generazioni, eppure hanno dato il loro nome alla terra.
Anche chi ha acquistato numerose o vaste proprietà, avrà come dimora definitiva il sepolcro.
Una vita sepolcrale si può anticipare anzitempo: «L’uomo la cui vita è piena di opere morte, procurate da tutti i loro peccati, hanno come casa un sepolcro per l’eternità. Chi è morto a causa del peccato, non abita una casa ma un sepolcro, perché la sua anima è morta» (Bsl. PG 29, 447 A).
[13]Ma l'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono.
LXX : L’uomo che era in onore non comprese, si rese come le bestie insensate e si fece simile a loro. «Gli uomini hanno la capacità di conoscere il loro Creatore. Dio pose nell’uomo una parte della propria grazia, affinchè dal Simile conoscesse il simile» (Bsl. PG 29, 450 C). «Egli non comprese tutto ciò ma tralasciò di seguire Dio e di essere simile al suo Creatore e si fece schiavo delle passioni della carne. Ora come un cavalo pazzo, nitrisce verso la donna del prossimo; ora come lupo rapace, tende insidie agli altri, un’altra volta, come volpe astuta inganna il fratello» (Cf. Bsl. PG 29, 451 A).
[14]Questa è la sorte di chi confida in se stesso, l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.
Il versetto in ebraico è oscuro. Il significato potrebbe essere questo: è inutile nel corso della vita inorgoglirsi perché tutti gli uomini condividono la povertà radicale della morte.
LXX: questa loro via è per essi d’inciampo; e dopo ciò con la loro bocca se ne compiaceranno!
[15]Come pecore sono avviati agli inferi, sarà loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanirà ogni loro parvenza: gli inferi saranno la loro dimora.
È descritto l’esito fatale della morte, al di fuori di una prospettiva di fede nella vita eterna.
LXX: Come pecore, li hanno posti negli inferi; li pascerà la morte e i retti al mattino li domineranno. La loro forza invecchierà negli inferi, lontana dalla loro gloria.
[16]Ma Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte.
Il versetto 16 annuncia il messaggio centrale di questa composizione: Dio riscatta il suo eletto anche dalla morte. Lo Sposo fedele del suo popolo (Sal 44), che lo ha salvato negli sconvolgimenti della storia (Sal 45), e lo ha liberato dai nemici (Sal 46 e 47), lo preserverà nello sconvolgimento più grave e lo libererà dal nemico inesorabile: la morte.
«Appare qui chiaramente profetizzata la discesa agli inferi del Signore che, con le anime degli altri defunti, redimerà anche quella del Profeta» (Bsl. PG 29, 454 C).
[17]Se vedi un uomo arricchirsi, non temere, se aumenta la gloria della sua casa. [18]Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria. [19]Nella sua vita si diceva fortunato: «Ti loderanno, perché ti sei procurato del bene». [20]Andrà con la generazione dei suoi padri che non vedranno mai più la luce.
«Qualcuno ora diventa ricco opprimendo il povero? Non sconcertarti perché passa in fretta e non porta con sé nulla della refutiva. Lo attesta il Signore stesso: Stolto, questa notte richiederanno la tua vita e ciò che hai accumulato, di chi sarà? (Lc 12,20). Non avere soggezione del ricco perché
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muore povero e porta con sé soltanto la materia con la quale alimenterà il fuoco [che lo divora]» (Herb. PL 142, 206 A).
[21]L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono.
«L’autore ha voluto concludere questo bellissimo salmo ripetendo questo versetto. Proponendosi d’allontanare il peccatore dal suo cattivo proposito, gli pone davanti ancora una volta la sua stoltezza, insistendo nella raccomandazione» (Css. PL 70, 347 D). 



Salmo 49 


1 Salmo. Di Asaf. Parla il Signore, Dio degli dèi, convoca la terra da oriente a occidente. 2 Da Sion, bellezza perfetta, Dio risplende. 3 Viene il nostro Dio e non sta in silenzio; davanti a lui un fuoco divorante, intorno a lui si scatena la tempesta. 4 Convoca il cielo dall’alto e la terra per giudicare il suo popolo: 5 «Davanti a me riunite i miei fedeli, che hanno stabilito con me l’alleanza offrendo un sacrificio». 6 I cieli annunciano la sua giustizia: è Dio che giudica. 7 «Ascolta, popolo mio, voglio parlare, testimonierò contro di te, Israele! Io sono Dio, il tuo Dio! 8 Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici, i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti. 9 Non prenderò vitelli dalla tua casa né capri dai tuoi ovili. 10 Sono mie tutte le bestie della foresta, animali a migliaia sui monti. 11 Conosco tutti gli uccelli del cielo, è mio ciò che si muove nella campagna. 12 Se avessi fame, non te lo direi: mio è il mondo e quanto contiene. 13 Mangerò forse la carne dei tori? Berrò forse il sangue dei capri? 14 Offri a Dio come sacrificio la lode e sciogli all’Altissimo i tuoi voti; 15 invocami nel giorno dell’angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria». 16 Al malvagio Dio dice: «Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, 17 tu che hai in odio la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle? 18 Se vedi un ladro, corri con lui e degli adulteri ti fai compagno. 19 Abbandoni la tua bocca al male e la tua lingua trama inganni. 20Ti siedi, parli contro il tuo fratello, getti fango contro il figlio di tua madre. 21 Hai fatto questo e io dovrei tacere? Forse credevi che io fossi come te! Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa. 22Capite questo, voi che dimenticate Dio, perché non vi afferri per sbranarvi e nessuno vi salvi. 23Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora; a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio».
I fedeli devono dare maggior importanza al rapporto familiare con Dio e all’obbedienza alla sua Legge, rispetto all’offerta di sacrifici. «La Sinagoga parla della prima e della seconda venuta di Cristo e Egli invita i fedeli ad offrirgli il sacrificio della lode» (Herb. PL 142, 200 D)
Parla il Signore, Dio degli dei, convoca la terra da oriente a occidente. [2]Da Sion, splendore di bellezza, Dio rifulge.
Dio si appella in giudizio contro il suo popolo, chiamando a testimone la terra stessa e si manifesta come luce splendente e fascinosa.
«Da Sion è incominciata la bellezza del suo Vangelo e di lì ha cominciato a predicare Colui che era il più bello dei figli degli uomini» (Agt. 49,4 PL 36, 566-567).
[3]Viene il nostro Dio e non sta in silenzio; davanti a lui un fuoco divorante, intorno a lui si scatena la tempesta.
Il Signore parla con energia; è protetto da un fuoco divorante. «Non tace, e tace; non tace dall'ammonire, tace dal castigare; non tace sul precetto, tace sul giudizio. Tollera infatti i peccatori che ogni giorno compiono cattive azioni... Si astiene dunque dal giudicare, è celato in Cielo, ancora intercede per noi; sopporta i peccatori, non mette in atto la sua ira, ma spera nella conversione» (Agt. 49,6 PL 36,568).
«Il fuoco che lo precede purifica il suo regno, e consuma ogni materia combustibile; davanti a lui non compaiono né legna, né fieno, né paglia (1 Cor 3,12). Fuoco è l’insegnamento del Verbo di Dio perché esso consuma le cattive abitudini, mentre saggia i puri» (Eus. PG 23, 436 A).
[4]Convoca il cielo dall'alto e la terra al giudizio del suo popolo: [5]«Davanti a me riunite i miei fedeli, che hanno sancito con me l'alleanza offrendo un sacrificio». [6]Il cielo annunzi la sua giustizia, Dio è il giudice.
La corte celeste è invitata a radunare i fedeli davanti a Dio. «Radunatemi i fedeli. La stesso invito compare nel Vangelo: manderà i suoi angeli e radunerà tutte le genti» (cf Mt 24,31) (Eus. PG 23, 436 C).
[7]«Ascolta, popolo mio, voglio parlare, testimonierò contro di te, Israele: Io sono Dio, il tuo Dio. [8]Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici; i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti. [9]Non prenderò giovenchi dalla tua casa, né capri dai tuoi recinti. [10]Sono mie tutte le bestie della foresta, animali a migliaia sui monti. [11]Conosco tutti gli uccelli del cielo, è mio ciò che si muove nella campagna. [12]Se avessi fame, a te non lo direi: mio è il mondo e quanto contiene. [13]Mangerò forse la carne dei tori, berrò forse il sangue dei capri?
Il Signore preferisce assumere il ruolo di parte lesa, anziché quello di giudice Nonostante la crisi nel rapporto, si rivolge ai fedeli con familiarità (popolo mio). Dichiara, poi, di non avere bisogno dei nostri doni ma desidera piuttosto che noi nutriamo noi stessi conservando un rapporto con Lui.
«C’è un fuoco della carità ardente: l'anima si infiammi di carità, e questa carità pieghi le membra al suo servizio, non permetta loro di obbedire alla cupidigia; chi vuole offrire un olocausto a Dio arda tutto intero del fuoco dell'amore divino » (Agt. 49,15 PL 36, 576). «È cibo di Dio quello di cui dice: ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere (Mt 25, 35). Tutto ciò che avrete fatto ad uno di questi piccoli, lo avrete fatto a me (Mt 25,40)» (Eus. PG 23, 436 D).
[14]Offri a Dio un sacrificio di lode e sciogli all'Altissimo i tuoi voti; [15]invocami nel giorno della sventura: ti salverò e tu mi darai gloria».
Il profeta sminuisce il valore dei sacrifici per dare più importanza al rapporto che si stabilisce nella preghiera. Il vero migliore atto di culto non sta nel sacrificio di animali ma nel conservare una relazione viva con il Signore.
«Non ho comprato ciò che offro, ma sei tu, Signore, che me lo hai donato; neppure questo io avrei. È questa l'offerta del sacrificio della lode, rendere grazie a Colui dal quale tu hai tutto quanto possiedi di buono, e la misericordia ti perdona tutto quanto di tuo hai di male. Immola a Dio; un sacrificio di lode, e rendi all'Altissimo le tue preghiere. A questo profumo il Signore si allieta. Rendi all'Altissimo le tue preghiere. Perché non devi fidarti delle tue forze. Invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò, e tu mi glorificherai. Per questo ho permesso che venisse per te il giorno della tribolazione; perché, forse, se tu non l'avessi conosciuta, non mi invocheresti; ma siccome soffri mi invochi; siccome mi invochi io ti salverò; siccome ti salverò, tu mi glorificherai e non ti allontanerai più da me» (Agt. 49,21-22 PL 36, 578).
[16]All'empio dice Dio: «Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia
alleanza, [17]tu che detesti la disciplina e le mie parole te le getti alle spalle? [18]Se vedi un ladro, corri con lui; e degli adùlteri ti fai compagno. [19]Abbandoni la tua bocca al male e la tua lingua ordisce inganni. [20]Ti siedi, parli contro il tuo fratello, getti fango contro il figlio di tua
madre. [21]Hai fatto questo e dovrei tacere? forse credevi ch'io fossi come te! Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati».

Dio rimprovera ai fedeli la divaricazione tra il culto e il comportamento di vita. Onora Dio in modo autentico chi vive in modo retto, obbedendo ai suoi comandamenti. «Progredivi nel male, disprezzando la mia bontà, pazienza e generosità. Da ora non tollererò più. Tu t’illudevi che approvassi il tuo agire e che dimenticassi le tue opere. Ora invece ti accuso e pongo tutto sotto il tuo sguardo perché, osservando, te ne vergogni» (Eus. PG 23, 437 B).
[22]Capite questo voi che dimenticate Dio, perché non mi adiri e nessuno vi salvi. [23]Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora, a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.
«Chiama via retta la preghiera dei salmi; grazie ad essa cammimiano non con i piedi ma con il cuore puro, fino a giungere presso Cristo. Una strada davvero gloriosa perché porta al Creatore del cielo e della terra!» (Herb. PL 142, 204 D). 



Salmo 50 


1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. 2 Quando il profeta Natan andò da lui, che era andato con Betsabea. 3 Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. 4 Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. 5 Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. 6 Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto: così sei giusto nella tua sentenza, sei retto nel tuo giudizio. 7 Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre. 8 Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza. 9 Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve. 10 Fammi sentire gioia e letizia: esulteranno le ossa che hai spezzato. 11 Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. 12 Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. 13 Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. 14 Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. 15 Insegnerò ai ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno. 16 Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza: la mia lingua esalterà la tua giustizia. 17 Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. 18 Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. 19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. 20Nella tua bontà fa’ grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. 21 Allora gradirai i sacrifici legittimi, l’olocausto e l’intera oblazione; allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.
Un peccatore, illuminato nella sua coscienza dalla sapienza di Dio, riconosce i peccati commessi e chiede d’essere rinnovato in profondità. «Preghiera del penitente» (Herb. PL 142, 205 A).
Il titolo attribuisce il salmo a David e dichiara che lo compose dopo aver perpretato l’adulterio con Betsabea e l’omicidio di Uria. Il re penitente assume però il ruolo di figura collettiva: «illuminato dalla grazia ha conosciuto in precedenza che il popolo su cui regnava sarebbe caduto in peccato e che sarebbe stato condotto in schiavitù per espiare... Allora compose questo salmo, sia per curare le sue ferite, sia per predisporre un rimedio per il popolo ma anche per tutti noi che abbiamo bisogno di curare le nostre ferite» (Tdt. PG 80, 1240 B).
3 Pietà di me, o Dio, nel tuo amore
«David quando fu ammonito dal profeta Natan, non si vergognò di ammettere in pubblico d’aver peccato, non ricorse a scuse pretestuose, come siamo tutti propensi a fare. Con un grande sentimento d’umiltà, subito ricorse a Dio e lo supplicò nelle lacrime. Dicendo pietà di me tolse la motivazione della condanna. Questa parola non suscita mai irritazione ma piuttosto pacifica gli astanti; è l’unica con la quale ci possiamo difendere da colpevoli» (Cf. Css. PL 70, 359 C).
nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
«La grandezza della bontà di Dio supera l’estensione dei peccati; se essi ci possono sembrare grandi, Dio è molto più grande di essi» (Css. PL 70, 360 A) «Le gravi malattie hanno bisogno di rimedi profondi e chi e stato colpito da un male acuto, ha bisogno di una cura molto energica. Chi ha commesso un peccato grave, ha bisogno di ricevere misericordia in modo più abbondante» (Tdt. PG 80, 1240 C). «La misericordia di Dio è così grande da indurre il Creatore del mondo a lasciare il cielo per rivestire un corpo terreno, da rendere Colui che era pari a Dio nell'eternità, partecipe della nostra mortalità. Cristo fu una sorgente di misericordia nella quale si lavò David, Pietro, Zaccheo, Paolo, Maria, il ladrone e un'infinità di altri uomini» (Gero, PL 193, 1604 A – B).
Cancellare il peccato: «Il salmista s'ispira alla lavorazione della cera. Se l'immagine impressa [sopra una tavoletta] si è deformata, allora la si cancella e poi [con la stessa cera] si rifà un'immagine bella. Viene scritto nel libro della vita soltanto colui le cui iniquità sono state distrutte» (Gero, PL 193, 1604 B – C).
4 Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
«Si esprime con grande sapienza: non vuole che rimanga alcuna traccia delle sue colpe: nel libro della vita viene iscritto soltanto colui i cui peccati sono stati distrutti in modo completo» (Css. PL 70, 360 B)
«Un tempo mi hai lavato col lavacro battesimale; ora lavami con l'acqua del mio pianto. Col battesimo, mi hai purificato dal peccato originale ed ora purificami da quello attuale» (Gero, PL 193, 1604 C).
5 Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Il salmista espone ciò che Dio chiede all’uomo, cioè la sincerità del pentimento. «Dopo che tu mi hai concesso il perdono, io non ho dimenticato di aver peccato. Al contrario, pongo sempre davanti ai miei occhi le mie azioni colpevoli, anche di notte, nel dormiveglia. Torno spesso su questi ricordi. Dio ha chiesto che noi agiamo in questo modo per bocca di Isaia: Cancello la tua iniquità e non mi ricordo delle tue trasgressioni. Tu, invece, ricordati e accetta il giudizio. Confessa le tue mancanze e sarai giustificato (Is 43,25-26)» (Tdt. PG 80, 1242 B).
6 Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto: così sei giusto nella tua sentenza, sei retto nel tuo giudizio.
«Nel peccare mi sono nascosto allo sguardo di tutti, ma non sono sfuggito alla tua vista» (Atn. PG 27, 240 B). «Io sono stato molto scorretto, mentre Tu, Signore, risplendi nella tua giustizia. Se facciamo un confronto tra noi, se da una parte io pongo tutti i benefici che ho ricevuto da te e dall’altra i peccati che ho commesso, apparirà chiaro che Tu sei stato retto e generoso, mentre io mi rivelerò ingiusto ed ingrato» (Tdt. PG 80, 1244 A).
7 Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre.
Il versetto non intende considerare peccato il rapporto coniugale ma affermare che abbiamo una lunga relazione con il peccato, fin da quando siamo al mondo.
I Padri scorgono un’allusione al peccato d’origine: «Il peccato, dopo aver preso il dominio sui nostri progenitori, ha avuto la strada aperta per raggiungere tutti noi, i loro discendenti. Apprendiamo, allora, che il peccato non è un elemento che appartenga alla nostra umanità in modo naturale (se così fosse, non potremmo essere biasimati, quando pecchiamo); vuole dire soltanto che siamo inclini a cadere in esso, sollecitati dalle passioni. La nostra ragione, però, può dominare la passionalità, coadiuvata dalla fatica dell’impegno. Nessuno, allora, condanni le nozze, né consideri il matrimonio qualcosa d’iniquo...» (Tdt. PG 80, 1244 B – C).
8 Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza. 9 Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve.
Per sapienza, s’intende la maturazione interiore che sfocia nella confessione.
L’issopo è una pianta aromatica usata nelle aspersioni, soprattutto nella purificazione del lebbroso (cf. Es 12,22; Lv 14,4.6.49, 51-52; Nm 19,6.18; 1 Re 5,13; Eb 9,19). «Lavami mediante la penitenza. Inoltre l’issopo è un’immagine del sangue di Cristo: esso deterge ogni macchia ma soprattutto rende l’anima splendente più della neve. L’anima che è spirituale brilla molto di più di qualsiasi realtà corporea, la quale mostra il suo massimo di candore nella neve» (Herb. PL 142, 206 C).
10 Fammi sentire gioia e letizia: esulteranno le ossa che hai spezzato. 11 Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe.
«Comunicami la gioiosa promessa che mi purificherai del tutto; una gioia profonda invaderà
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allora tutta la mia persona. Le ossa, che sono contratte dal dolore, di nuovo riprenderanno vigore e recupereranno tutta la loro energia» (Tdt. PG 80, 1248 B). «Per ossa intende la ragione e il libero arbitrio, che sono inclinate a compiere il male. Esulteranno, quando mi restituirai la forza della razionalità e l’energia del volere. Il godere del male rende l'uomo cieco nella mente e debole nella volontà» (Gero di Reichersperg, PL 193, 1606 A).
12 Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. 13 Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. 14 Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso.
«Espelli dal mio cuore ogni cosa vana... Lì sta la fonte e l’origine del bene e del male; lì si formano le radici del male, le quali, se non vengono strappate subito, in seguito crescono in maniera smodata. Dal cuore escono i cattivi pensieri, i furti, gli adulteri, gli spergiuri, gli omicidi, le false testimonianze e altre cose simili che inquinano l’uomo (Mt 15,19). Perciò sta scritto: Con ogni cura custodisci il tuo cuore, perché la vita sgorga da esso (Pr 4,23)» (Cf. Sign. PL 164, 881 D – 882 A).
«Peccando, sono invecchiato ma con la tua bontà, ringiovaniscimi. Nel periodo dell’esilio, Dio, per mezzo del profeta Ezechiele, promise ai prigionieri: darò a voi un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,26). Non si riferiva allo Spirito Santo ma alla nostra decisione interiore. Vale a dire: vi punirò con un duro castigo e vi farò constatare quali frutti si ottengano dal peccato, e così vi proporrete di vivere con rettitudine. Ora David chiede la stessa cosa: il cuore malato si rinnovi, la mente si rinforzi per correre sulla strada di Dio» (Tdt. PG 80, 1248 B – C).
«Appare la differenza che esiste in ebraico tra il termine la tua salvezza e l’altro il tuo mezzo di salvezza: In ebraico il tuo mezzo di salvezza è iesuach, un’allusione chiara al nome del nostro Salvatore Gesù» (Eus. PG 23, 440 D).
LXX: Rafforza in me il tuo Spirito principale. Lo Spirito Santo viene designato con varie denominazioni a seconda della diversità dei doni. Quando rende gli uomini retti, allora viene chiamato Spirito retto; quando li fa diventare santi, appare come Spirito di santità e quando fa ritornare qualcuno al suo stato di dominio e al suo onore, può essere definito dagli uomini spirito di principato. Allo stesso modo è chiamato Spirito di sapienza, Spirito d’intelletto, Spirito di consiglio, Spirito di fortezza (Cf. Sign. PL 164, 882 B).
15 Insegnerò ai ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno. 16 Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza: la mia lingua esalterà la tua giustizia. 17 Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode.
Descrizione della vita nuova del penitente, perdonato e ricreato. Il salmista diventerà in primo luogo un messaggero di conversione. «Ottenuto il tuo pedono, diventerò un testimone di conversione per gli uomini che procedono ancora sulla strada del male; sarò un annunciatore della tua bontà, inviterò gli iniqui a rivolgersi te e ad invocarti» (Tdt. PG 80, 1249 B).
Liberami dal sangue. In ebraco il termine al plurale (damim) indica l’omicidio, la strage. I Padri hanno interpretato il plurale come un’allusione a tutti i peccati commessi da David (tra i quali l’uccisione di Uria) (Cf. Tdt. PG 80, 1249 B).
Il penitente sarà un banditore della lode per Dio. «Il peccato blocca la parola, ostacola il discorso, costringe al silenzio. Il profeta, dopo aver ottenuto il perdono, chiede di ritrovare la fiducia di prima in modo da saper lodare il Signore» (Tdt. PG 80, 1249 C).
18 Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. 19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. 20Nella tua bontà fa’ grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. 21 Allora gradirai i sacrifici legittimi, l’olocausto e l’intera oblazione; allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.
L’uomo rinnovato nell’intimo trasformerà se stesso e la sua esistenza in un atto di culto. «Non mi sarei vergognato di offrirti un ariete per il peccato, come il tuo servo Mosè ha comandato, ma tu, o Dio, non ami questi sacrifici. So ormai che non ti piacciono questi sacrifici, che valgono soltanto per il loro significato prefigurativo... Sacrificio a Dio è uno spirito contrito, un cuore affranto e umiliato Dio non disprezza. Questo è il sacrificio proprio di coloro che si convertono dai loro peccati... È molto opportuno allora che l’uomo immoli se stesso, offra se stesso nel pentimento invece di sacrificare degli animali» (Cf. Sign. PL 164, 883 B).
Il versetto fa supporre che in quel momento storico il culto del tempio fosse impossibile, in seguito alla distruzione del santuario (Cf. Tdt. PG 80, 1252 C). Come il salmista auspica la ricostruzione del tempio di pietre, il cristiano spera nell’innalzamento della Gerusalemme spirituale: «Invoca l’edificazione della nuova Sion e chiede che compaia sulla terra la Gerusalemme celeste; desidera che s’inauguri un nuovo culto con il quale vengano offerte persone vive, come dichiara l’Apostolo: vi esorto ad offrire voi stessi (Rm 12,1)» (Tdt. PG 80, 1252 D).
LXX: gradirai il sacrificio di giustizia: «Sacrificio di giustizia è la passione gloriosa del Figlio che offrì se stesso per tutti. Gli olocausti e le oblazioni riguardano invece i cristiani che avrebbero creduto... parlano dell'immolazione dei cuori degli uomini viventi, non certo delle membra di animali morti. I sacrifici antichi venivano arsi da un fuoco materiale, mentre questi vengono consumati dal fuoco dell'esistenza» (Cf. Css. PL 70, 379 C). 



SALMO 51


1 Al maestro del coro. Maskil. Di Davide. 2 Quando l’idumeo Doeg andò da Saul per informarlo e dirgli: «Davide è entrato in casa di Achimèlec». 3 Perché ti vanti del male, o prepotente? Dio è fedele ogni giorno. 4 Tu escogiti insidie; la tua lingua è come lama affilata, o artefice d’inganni! 5 Tu ami il male invece del bene, la menzogna invece della giustizia. 6 Tu ami ogni parola che distrugge, o lingua d’inganno. 7 Perciò Dio ti demolirà per sempre, ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda e ti sradicherà dalla terra dei viventi. 8 I giusti vedranno e avranno timore e di lui rideranno: 9 «Ecco l’uomo che non ha posto Dio come sua fortezza, ma ha confidato nella sua grande ricchezza e si è fatto forte delle sue insidie». 10 Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre. 11 Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato; spero nel tuo nome, perché è buono, davanti ai tuoi fedeli.
L’uomo malvagio, prepotente e menzognero, è condannato da Dio. «Il profeta annuncia la figura di Giuda o dell’Anticristo» (Herb. PL 142, 208 C).
Una figura tipica del malvagio è stata incarnata da Doeg: messosi a servizio del re Saul, con la sua delazione, provocò lo sterminio dei sacerdoti di Nob (1 Sm 22,9). Nell’interpretazione dei Padri, Doeg, diventa un simbolo degli operatori d’iniquità; a causa di loro, il popolo cristiano subisce persecuzione (Cf. Css. PL 70, 373 A; Sign. PL 164, 884 C).
3 Perché ti vanti del male, o prepotente? Dio è fedele ogni giorno. 4 Tu escogiti insidie; la tua lingua è come lama affilata, o artefice d’inganni!
Mentre il penitente del salmo precedente (il cinquanta) «si batteva il petto nella confessione e piangeva i propri peccati, qui l’uomo potente nel male, non sopporta i rimproveri, ma al contrario si compiace del male, ne va fiero; ha soffocato lo stimolo della coscienza» (Eus. PG 23, 448 B). La lingua affilata come lama, ricorda l’invettiva blasfema del re assiro Sennacherib contro il Dio d’Israele (2 Re 18, 17-35) (Tdt. PG 80, 1253 B).
«Conviene essere potenti, ma nella bontà, non nella malizia. Costruire la casa è di pochi, ma qualsiasi ignorante può distruggerla. Seminare il grano, coltivare la messe, è di pochi; incendiare tutta la messe con una sola scintilla, può farlo chiunque. Avere un figlio, educarlo, condurlo all'età giovanile, è una grande impresa; mentre invece basta un solo istante per ucciderlo e qualsiasi demente può farlo. Distruggere è molto facile. Chi si gloria, dunque, si glori nel Signore, si glori nella bontà» (Agt. 51,7 PL 36, 604).
5 Tu ami il male invece del bene, la menzogna invece della giustizia. 6 Tu ami ogni parola che distrugge, o lingua d’inganno.
Compiere il male è andare contro natura: «Tu [o malvagio] vuoi sollevar l'acqua al di sopra dell'olio ma l'acqua andrà per forza sotto e l'olio verrà a galla. Vuoi porre la luce sotto le tenebre ma le tenebre saranno fugate, e la luce resterà. Vuoi collocare la terra al disopra del cielo ma, per la sua gravità, la terra ricadrà al suo posto. Se amerai la malizia, più che la bontà, sprofonderai, poiché il male non riuscirà a prevalere sul bene» (Agt. 51,10 PL 36, 606)
7 Perciò Dio ti demolirà per sempre, ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda e ti sradicherà dalla terra dei viventi.
«È ovvio attendersi il castigo per un uomo siffatto. Ma forse è piccola pena egli a se stesso? Tu puoi minacciarlo, e, mentre lo minacci in quale sciagura lo vorresti sprofondare? Abbandonalo a se stesso. Per incrudelire con forza contro di lui, lo vorresti gettare alle belve; ma abbandonarlo a se stesso è peggio che darlo alle bestie. La belva, infatti, può dilaniare il suo corpo, ma egli non riuscirà a ferire anche il suo cuore. Nel suo intimo egli infierisce contro se stesso, e tu vorresti procurargli delle piaghe esterne? Prega piuttosto Dio per lui, affinché sia liberato da se stesso. Peraltro in questo salmo, fratelli miei, non c'è una preghiera per i malvagi, e neppure contro i malvagi; esso è una profezia di ciò che capiterà ai malvagi» (Agt. 51,8 PL 36, 605).
8 I giusti vedranno e avranno timore e di lui rideranno: 9 «Ecco l’uomo che non ha posto Dio come sua fortezza, ma ha confidato nella sua grande ricchezza e si è fatto forte delle sue insidie».
«L’abbondanza rende insolenti e la fiducia infondata nelle ricchezze allontana massimamente dal timore di Dio. Non capiscono che devono essere ancora di più uomini di fede proprio perché sono ricchi. Quanto è infelice quella fiducia che si pone in cose vane: disprezzare Dio perché si possiede dell’oro... come se qualcuno potesse acquistare il bene di una vita felice per il solo fatto di possedere dell’oro ben custodito. Oppure come se, uscendo dalla vita, uno potesse godere da morto del suo oro! Ne godrà certamente purché in vita se ne sia servito bene, abbia saziato l’affamato... Questi sono gli investimenti della ricchezza che devono farci guadagnare Dio, questa la forza che suscita il perdono dei peccati. Così per mezzo dell’oro saremo trasformati, da terreni diventeremo celesti» (Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 320 C – D e 321 A).
10 Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre.
«Non mi sono allontanato dalla casa di Dio, ma, piantato al suo interno come in un campo di Dio, ... sono diventato fruttifero e rigoglioso, come l’ulivo. Fuggendo da Saul, Davide dimorava presso estranei. Cio nonostante egli non ignorava di essere piantato nella casa di Dio, intendendo per casa di Dio la comunità dei credenti» (Eus. PG 23, 449 B – C). Davide viene paragonato all’olivo fruttifero per aver più volte perdonato il suo nemico, Saul: «È giusto paragonare a una pianta di ulivo fruttifero, colui che mostrava per il prossimo e per tutti tanta benevolenza» (Eus. PG 23, 449 C).
11 Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato; spero nel tuo nome, perché è buono, davanti ai tuoi fedeli.
«Le opere di giusizia non saranno sufficienti per meritare la beatitudine perfetta... la vita dei giusti è lodevole per le opere di giustizia, ma essa ottiene un merito maggiore grazie alla misericordia di Dio» (Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 322 C).
«È amaro il mondo, mentre il tuo nome è dolce. Se nel mondo ci sono cose dolci, tuttavia è con amarezza che si digeriscono. Il tuo nome, Signore, supera ogni cosa, non soltanto in grandezza, ma anche in soavità. ... Il nome di Dio, dunque, è dolce per chi ama Dio al di sopra di ogni piacere. Occorre un palato capace di gustare una tale dolcezza. Loda pure il miele per quanto puoi, esagerane la dolcezza con tutte le parole che riesci a trovare: chi non sa che cosa sia il miele, se prima non lo avrà assaggiato non potrà comprendere cosa dici. Se tu hai gustato questa dolcezza, essa deve palesarsi nei frutti che produci; non deve limitarsi soltanto alle parole... Gustate e vedete. Solo, se avrete gustato potrete vedere. Ma come potrai farlo capire a chi non ha gusto? Puoi parlare finché vuoi della dolcezza del nome del Signore: saranno solo parole. Assaporarla è tutt'altra cosa» (Agt. 51,18 PL 36, 642).



Salmo 52 

1 Al maestro del coro. Su «Macalàt». Maskil. Di Davide. 2 Lo stolto pensa: «Dio non c’è». Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’è chi agisca bene. 3 Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. 4 Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c’è chi agisca bene, neppure uno. 5 Non impareranno dunque tutti i malfattori che divorano il mio popolo come il pane e non invocano Dio? 6 Ecco, hanno tremato di spavento là dove non c’era da tremare. Sì, Dio ha disperso le ossa degli aggressori, sono confusi perché Dio li ha respinti. 7 Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele? Quando Dio ristabilirà la sorte del suo popolo, esulterà Giacobbe e gioirà Israele.
Invocazione accorata a Dio nel verificare l’insorgere dell’iniquità. «La Chiesa rimprovera coloro che sono corrotti nel cuore o nelle azioni e invita i fedeli a sopportare le avversità del mondo (Herb. PL 142, 210, C).
Il componimento riprende il salmo tredici ma con due differenze: nell’ebraico, per parlare di Dio, si usa il termine Elohim mentre ora si trova Yhwh. Nel salmo tredici la richiesta del castigo dei malvagi (v. 6) era preceduta da un’invocazione a favore degli oppressi. Per il commento completo, cf. Sal 13.
«Gli uomini non possono essere costanti nel bene ma possono diventare capaci di fare il bene, anche con eroismo. Sono soggetti al mutamento a causa di tanti fattori, esterni ed interni, e per questo scivolano nel peccato, tuttavia «Dio, che è sempre buono e unico nella sua natura immutabile, non è un giudice severo della nostra mutevolezza. Si lascia placare da ciò che vorremmo, più di quanto non si lasci irritare da ciò che non possiamoo. Altro è il non volere, altro è il non potere. Pietro, atterrito, pur non essendo stato in grado di rimanere fedele alla risposta data per la fragilità della carne, tuttavia scoppiò subito in pianto per la fede che aveva nel cuore. Quando riconobbe di esser venuto meno a ciò che voleva, effuse con il dolore delle lacrime il sentimento della propria fede... e così la fermezza della volontà fu più forte del cambiamento intervenuto per la paura. [Ho detto questo] per escludere l'idea che si dica in forma generale: Non c'è chi faccia il bene, neppure uno. Tanti uomini hanno conseguito la gloria del giudizio celeste nei loro riguardi con le più grandi opere della bontà, pur essendosi allontanati un pochino dal proposito della fede per l’instabilità della natura». 



Salmo 53


1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil. Di Davide. 2 Dopo che gli abitanti di Zif andarono da Saul a dirgli: «Ecco, Davide se ne sta nascosto presso di noi». 3 Dio, per il tuo nome salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. 4 Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca, 5 poiché stranieri contro di me sono insorti e prepotenti insidiano la mia vita; non pongono Dio davanti ai loro occhi. 6 Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita. 7 Ricada il male sui miei nemici, nella tua fedeltà annientali. 8 Ti offrirò un sacrificio spontaneo, loderò il tuo nome, Signore, perché è buono; 9 da ogni angoscia egli mi ha liberato e il mio occhio ha guardato dall’alto i miei nemici.
Il titolo attribuisce il salmo a Davide quando fu tradito dagli Zifei che lo ospitavano (1 Sm 23,25-28). È una richiesta di protezione dalla minaccia di uomini prepotenti. I Padri la interpretano come preghiera di Cristo nella sua vita terrena e nella sua passione (Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 337 A ss.), oppure come preghiera della Chiesa minacciata da quanti vogliono disgregare la fede (Agt. Herb. PL 142, 212, C).
3 Dio, per il tuo nome, salvami, per la tua potenza rendimi giustizia.
«Dica questo la Chiesa, mentre è nascosta in mezzo agli Zifei...» (Agt. 53,4, PL 36,622). «Davide chiede di essere salvato da Dio soltanto in virtù del suo nome, perché sapeva che c’è un Nome che è al di sopra di ogni nome (Cf. Fil 2,9). Come ci sono degli incantesimi, certe parole o certi nomi, allo stesso modo sapeva che il Nome che è al di sopra di ogni nome è salutare per quanti sono degni della salvezza» (Eus. PG 23, 465 B).
4 Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca, 5 poiché stranieri contro di me sono insorti e prepotenti insidiano la mia vita; non pongono Dio davanti ai loro occhi.
«Vi esortiamo nel Signore a non fissarvi su delle richieste particolari quando pregate per gli affari di questo mondo, ma chiedete quanto Dio sa che vi convenga. Voi ignorate ciò che vi è utile. Talvolta ciò che credete possa giovarvi vi danneggia; e ciò che credete vi danneggi, invece, vi giova. Non spetta a voi suggerire al medico le medicine che intende prescrivervi» (Agt. 53,5 PL 36, 624).
«Osserva come non si dilunghi in discorsi, ma poiché si rivolge a Dio che tutto sa, gli presenta soltanto una memoria, tacendo qualsiasi prolisso racconto dei fatti. Non c’è tempo nel quale coloro che vogliono vivere con fede non siano perseguitati» (Eus. PG 23, 465 D e 468 A). «Vuoi conoscere questi stranieri? Miei fratelli, coloro che ripongono speranza nei beni della terra, tutti d'accordo hanno trovato un nuovo sistema per far scomparire la stirpe dei santi. Le due categorie di persone nascono insieme e vivono insieme, ma sono terribilmente in contrasto tra di loro: l'una pone la speranza soltanto nelle cose del mondo e nella felicità temporale; l'altra, invece, pone con fermezza la sua speranza nel Signore Dio suo» (Agt. 53,7 PL 36, 625).
6 Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita. 7 Ricada il male sui miei nemici, nella tua fedeltà annientali. 8 Ti offrirò un sacrificio spontaneo, loderò il tuo nome, Signore, perché è buono; 9 da ogni angoscia egli mi ha liberato e il mio occhio ha guardato dall’alto i miei nemici.
«Tutti i santi sono aiutati da Dio, ma nell'intimo, dove nessuno vede. Come la cattiva coscienza è una grande tortura per gli empi, così la buona coscienza è la grande gioia dei giusti. Sebbene siano lontane, nel futuro, le cose che egli mi promette, oggi per me è dolce e presente il suo aiuto. O Signore, tu hai infuso la gioia nel mio cuore. Non nella mia vigna, non nel mio gregge, non nella mia coppa non sulla mia mensa, ma nel mio cuore. Dio mi aiuta. In qual modo t'aiuta? Il Signore è il sostegno della mia vita» (Agt. 53,8 PL 36, 625).
«È questo il sacrificio che ti offrirò volontariamente: consacrerò a te il mio libero volere, la mia volontà stessa e il mio proposito; ti offrirò, annziché una vittima animale, il mio ringraziamento» (Eus. PG 23, 469 C). 



Salmo 54


1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil. Di Davide. 2 Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera, non nasconderti di fronte alla mia supplica. 3 Dammi ascolto e rispondimi; mi agito ansioso e sono sconvolto 4 dalle grida del nemico, dall’oppressione del malvagio. Mi rovesciano addosso cattiveria e con ira mi aggrediscono. 5 Dentro di me si stringe il mio cuore, piombano su di me terrori di morte. 6 Mi invadono timore e tremore e mi ricopre lo sgomento. 7 Dico: «Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo? 8 Ecco, errando, fuggirei lontano, abiterei nel deserto. 9 In fretta raggiungerei un riparo dalla furia del vento, dalla bufera». 10 Disperdili, Signore, confondi le loro lingue. Ho visto nella città violenza e discordia: 11 giorno e notte fanno la ronda sulle sue mura; in mezzo ad essa cattiveria e dolore, 12 in mezzo ad essa insidia, e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno. 13 Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. 14 Ma tu, mio compagno, mio intimo amico, 15 legato a me da dolce confidenza! Camminavamo concordi verso la casa di Dio. 16 Li sorprenda improvvisa la morte, scendano vivi negli inferi, perché il male è nelle loro case e nel loro cuore. 17 Io invoco Dio e il Signore mi salva. 18 Di sera, al mattino, a mezzogiorno vivo nell’ansia e sospiro, ma egli ascolta la mia voce; 19 in pace riscatta la mia vita da quelli che mi combattono: sono tanti i miei avversari. 20Dio ascolterà e li umilierà, egli che domina da sempre; essi non cambiano e non temono Dio. 21 Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici, violando i suoi patti. 22Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra; più fluide dell’olio le sue parole, ma sono pugnali sguainati. 23Affida al Signore il tuo peso ed egli ti sosterrà, mai permetterà che il giusto vacilli. 24Tu, o Dio, li sprofonderai nella fossa profonda, questi uomini sanguinari e fraudolenti: essi non giungeranno alla metà dei loro giorni. Ma io, Signore, in te confido.
Richiesta di aiuto in una situazione di convivenza impossibile. «Cristo chiede al Padre di non respingere la sua supplica che Egli innalza nella debolezza umana e mostra che cosa accadrà ai Giudei induriti, che persistono nei loro misfatti» (Herb. PL 142, 213 D).
2 Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera, non nasconderti di fronte alla mia supplica. 3 Dammi ascolto e rispondimi; mi agito ansioso e sono sconvolto 4 dalle grida del nemico, dall’oppressione del malvagio. Mi rovesciano addosso cattiveria e con ira mi aggrediscono. 5 Dentro di me si stringe il mio cuore, piombano su di me terrori di morte. 6 Mi invadono timore e tremore e mi ricopre lo sgomento.
«Dio ascolta ovunque e sempre, ma non tutti meritano d’essere esauditi. La voce dell’orante penetra certo nel suo udito, ma la preghiera merita di essere esaudita solo per la dignità delle cose richieste. Sono respinte le preghiere fatte nella superficialità e nella discordia, quelle appesantite dalle preoccupazioni del mondo» (Cf. Ilario di Poitiers, PL 9, 349 A – B ).
L’avversione dei nemici preoccupa fortemente l’orante, sconvolto al punto da desiderare una fuga lontano dalla città, divenuta ormai troppo inospitale.
«Cristo fu sconvolto dal grido del nemico, quando lo considerarono un samaritano e un indemoniato... (Cf. Gv 8,48), ma, in tutto questo, pur potendo chiamare in aiuto dodici legioni celesti, non si adirò, non s’inasprì per vendicarsi» (Ilario, PL 9 350 A – B).
«È naturale che il tuo cuore si turbi, se dimentichi Colui nel quale credi. Le tue sofferenze ti sembrano intollerabili, perché non ripensi a ciò che ha sopportato per te Cristo. Quando avrai contemplato ciò che egli ha sofferto, non sopporterai forse anche tu di buon animo i tuoi dolori? Quando, dunque, comincerai a consolarti con questi pensieri, è segno che Egli si è destato in te» (Agt. 54,10 PL 36, 636).
7 Dico: «Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo? 8 Ecco, errando, fuggirei lontano, abiterei nel deserto. 9 In fretta raggiungerei un riparo dalla furia del vento, dalla bufera». 10 Disperdili, Signore, confondi le loro lingue. Ho visto nella città violenza e discordia: 11 giorno e notte fanno la ronda sulle sue mura; in mezzo ad essa cattiveria e dolore, 12 in mezzo ad essa insidia, e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno.
«Chi mi darà le ali come di una colomba, non come d’un corvo. La colomba cerca di allontanarsi da chi le reca molestia, ma non perde l'amore. Nessuno è tanto amico del gemito quanto la colomba. Ora, che cosa dice questi che ama? Non posso sopportare le ingiurie degli uomini. Non posso giovare loro. Se potessi riposare in qualche luogo (separato da loro con il corpo, non con l'amore) in modo che in me tale amore non sia turbato! Non posso giovar loro con le mie parole con i miei ragionamenti ma potrò essere loro utile con la mia preghiera» (Agt. 54,8 PL 36, 634). «Non potrai essere separato dal genere umano, finché vivi fra gli uomini. Osserva piuttosto il nostro Consolatore (Gesù), osserva come mischiò tra i suoi dodici uno che avrebbe dovuto tollerare con pazienza» (Agt. 54,9 PL 36, 635).
La città è dominata da un settenario di sventure (violenza, contesa, iniquità, travaglio, insidia, sopruso, inganno). «Dividili: perché? Perché hanno cospirato nel male. Ricorda quella celebre torre (Babele) .... Dio intervenne dividendo le loro lingue, per impedire che, comprendendosi, rendessero micidiale la loro superba unità» (Agt. 54,13 PL 36, 637).
«C'è la fatica perché c'è l'iniquità; e poiché c'è l'ingiustizia, c'è anche il dolore. Ascoltino però colui che tende la sua mano: Venite a me, tutti voi che siete affaticati! Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete la pace per le vostre anime (Mt 11,29). Perché si affaticano? Perché non sono miti e umili di cuore. Dio si è fatto umile: si vergogni l'uomo di essere superbo!» (Agt. 54,13 PL 36, 637).
13 Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. 14 Ma tu, mio compagno, mio intimo amico, 15 legato a me da dolce confidenza! Camminavamo concordi verso la casa di Dio.
Il salmista viene tradito anche dall’amico più caro. Gesù sperimentò il tradimento da parte di Giuda, un suo discepolo (Cf. Ilario PL 9, 354 A ).
«Talvolta mi hai dato un buon consiglio, qualche volta mi hai preceduto e mi hai dato un avvertimento salutare: siamo stati insieme nella Chiesa di Dio. Perché allora ci siamo divisi? Camminava un tempo assieme con me nella casa di Dio, in pieno accordo: ed ecco, s'è costruito un'altra abitazione dirimpetto alla dimora di Dio. Perché ha abbandonato quella casa in cui camminavamo in pieno accordo? Quel domicilio dove prendevamo insieme dolci cibi?» (Agt. 54,15 PL 36, 639).
16 Li sorprenda improvvisa la morte, scendano vivi negli inferi, perché il male è nelle loro case e nel loro cuore.
I persecutori non presentano alcun segno di ravvedimento, anzi agiscono con falsità e ipocrisia. «Scendono vivi all'inferno, perché sono ben consapevoli che è male, il male che compiono» (Agt. 54,16 PL 36, 640).
17 Io invoco Dio e il Signore mi salva. 18 Di sera, al mattino, a mezzogiorno vivo nell’ansia e sospiro, ma egli ascolta la mia voce; 19 in pace riscatta la mia vita da quelli che mi combattono: sono tanti i miei avversari. 20Dio ascolterà e li umilierà, egli che domina da sempre; essi non cambiano e non temono Dio. 21 Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici, violando i suoi patti. 22Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra; più fluide dell’olio le sue parole, ma sono pugnali sguainati.
L’orante chiede di essere protetto da Dio e che gli iniqui periscano. «Il corpo di Cristo e l'unità di Cristo nell'angoscia, nello sgomento, nel travaglio, nel turbamento della prova, quest’unico uomo, quando ha l'anima angustiata, grida dai confini della terra» (Agt. 54,17 PL 36, 640).
21 Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici, violando i suoi patti. 22Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra; più fluide dell’olio le sue parole, ma sono pugnali sguainati.
Giuda stesso fu maestro di finzione (Gv 12,6) (Ilario PL 9, 356 A ).
23Affida al Signore il tuo peso ed egli ti sosterrà, mai permetterà che il giusto vacilli.
Il salmista pronuncia espressioni di grande fiducia in Dio. «Anche nei vangeli il Signore ha allontanato da noi l’urgenza delle preoccupazioni, quando ha detto: Non affannatevi per il domani; al giorno basta la sua pena. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto vi sarà dato (Cf. Mt 6,33-34). Occorre gettare su di lui l’affanno; egli stesso infatti nutrirà, secondo quella parola: ad acque di sollievo mi ha ristorato (Sal 22,2). Egli è l’autore della vita, è il donatore del nutrimento, non solo terreno, ma anche spirituale» (Ilario PL 9, 356 B e C). «Finché è ormeggiata alle ancore, la nave può ondeggiare, ma non è spinta lontano da terra; non ondeggerà in eterno, anche se per qualche tempo avrà dovuto traballare. Non lascerà vacillare il giusto in eterno» (Agt. 54,24 PL 36, 644).
«Ora ci dona un consiglio molto salutare a sostegno della nostra debolezza. Le preoccupazioni della vita ci opprimono di continuo e se non le respingiamo, veniamo distrutti da esse. Lo attesta Salomone: come il verme consuma il legno e le tarme logorano un vestito, cosi la nostra tristezza consuma il cuore. Tuttavia, se le affidiamo al Signore, allora non soltanto non ci logorano più ma ci irrobustiscono» (Css. PL 70, 392 B).
24Tu, o Dio, li sprofonderai nella fossa profonda, questi uomini sanguinari e fraudolenti: essi non giungeranno alla metà dei loro giorni. Ma io, Signore, in te confido.
«Dio li precipita nel pozzo della corruzione, non nel senso che sia lui il responsabile della loro colpa, ma perché egli è il giudice delle loro iniquità. Dio li ha abbandonati alle concupiscenze del loro cuore, ed essi hanno amato le tenebre, e non la luce; hanno amato la loro cecità, e non ciò che vedevano chiaramente» (Agt. 54,25 PL 36, 645). «Usando l'immagine del pozzo, ci esorta a sfuggire ai tormenti della Geenna. Il Signore è un giudice molto sollecito! Ci avvisa con premura affinché evitiamo di fare i peccati che ci condannerebbero» (Css. PL 70, 392 C). 


Salmo 55 

1 Al maestro del coro. Su «Colomba dei terebinti lontani». Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero a Gat. 2 Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita, un aggressore tutto il giorno mi opprime. 3 Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici, numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono. 4 Nell’ora della paura io in te confido. 5 In Dio, di cui lodo la parola, in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un essere di carne? 6 Travisano tutto il giorno le mie parole, ogni loro progetto su di me è per il male. 7 Congiurano, tendono insidie, spiano i miei passi, per attentare alla mia vita. 8 Ripagali per tanta cattiveria! Nella tua ira abbatti i popoli, o Dio. 9 I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro? 10 Allora si ritireranno i miei nemici, nel giorno in cui ti avrò invocato; questo io so: che Dio è per me. 11 In Dio, di cui lodo la parola, nel Signore, di cui lodo la parola, 12 in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? 13 Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto: ti renderò azioni di grazie, 14 perché hai liberato la mia vita dalla morte, i miei piedi dalla caduta, per camminare davanti a Dio nella luce dei viventi.
«Preghiera della Chiesa durante una persecuzione» (Herb. PL 142, 219 A).
2 Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita, un aggressore tutto il giorno mi opprime. 3 Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici, numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono. 4 Nell’ora della paura io in te confido. 5 In Dio, di cui lodo la parola, in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un essere di carne?
«Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito vino eccellente! ... Se pensi d'essere esente da tribolazioni, non hai ancora cominciato ad essere cristiano. Tutti coloro che vogliono piamente vivere in Cristo, soffriranno persecuzioni (2 Tm 3,12). Se dunque non soffri alcuna persecuzione per Cristo, guarda se per caso non abbia tu ancora cominciato a vivere piamente in Cristo. Dal momento in cui lo avrai fatto, da allora sei come entrato nel torchio. Preparati ad essere schiacciato, se non vuoi essere arido, se non vuoi che niente scaturisca da te» (Agt. 55,4 PL 36, 649).
Il salmista «tiene a mostrarti perché non abbia timore; dice: Signore, io in te confido. Non predica una fiducia illimitata in sé stesso ma rivela la causa della sua sicurezza» (Agt. 55,6 PL 36, 650).
6 Travisano tutto il giorno le mie parole, ogni loro progetto su di me è per il male. 7 Congiurano, tendono insidie, spiano i miei passi, per attentare alla mia vita.
«Se così è accaduto con il Signore, non ricusi il corpo di subire ciò che prima è accaduto al Capo (Cristo): e così il corpo rimarrà unito al capo. Il tuo Signore è stato disprezzato, e tu vorresti essere onorato? Non pretendere per te ciò che prima non si è verificato in lui» (Agt. 55,8 PL 36, 652).
8 Ripagali per tanta cattiveria! Nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.
«Signore, certe tue misure sembrerebbero dettate dall'ira, ma è un'ira paterna, la tua. Si adira il padre con il figlio che disprezza i suoi comandi, lo prende per l'orecchio, lo trascina per mano, lo conduce a scuola. Quanti hanno riempito la casa del Signore trascinati dalla sua ira, cioè, spaventati dalle tribolazioni e riempiti di fede! A questo mira, infatti, la tribolazione: a vuotare il vaso che è pieno di malvagità per ricolmarlo di grazia» (Agt. 55,13 PL 36, 655).
9 I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro?
«Le sue lacrime, sia quelle versate da lui stesso, sia quelle versate dal Signore per noi, sono infatti al cospetto di Dio, e il profeta si servirà della loro intercessione per ottenere i beni promessi da Dio» (Cf. Ilario, PL 9, 560 D).
10 Allora si ritireranno i miei nemici, nel giorno in cui ti avrò invocato; questo io so: che Dio è per me.
«Non dice: Ho saputo che tu sei Dio, ma: Che tu sei il mio Dio. Dio è tuo quando ti soccorre; è tuo quando tu non sei estraneo a lui. Certamente egli è Dio di tutti; però lo è più propriamente di coloro che lo amano, che si tengono stretti a lui, che lo posseggono e lo adorano. Appartengono alla sua casa, come ad una sua grande famiglia, tutti i riscattati dal sangue prezioso dell'unico Figlio. Immensità del dono divino: essere noi suoi, e lui nostro!» (Agt. 55,16 PL 36, 657).
11 In Dio, di cui lodo la parola, nel Signore, di cui lodo la parola, 12 in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? 13 Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto: ti renderò azioni di grazie, 14 perché hai liberato la mia vita dalla morte, i miei piedi dalla caduta, per camminare davanti a Dio nella luce dei viventi.
«Quante volte le calamità dei mariti hanno comprovato la fedeltà coniugale! Le spose non amavano altro che il loro marito, e quindi non soltanto non lo abbandonavano ma gli usavano maggiori attenzioni. Ora, se degli esseri di carne possono essere amati castamente, in modo disinteressato, come dovremo amare Dio?... Io amo il mio Dio: nessuno mi può togliere questo amore, come pure nessuno mi può togliere ciò che do a lui, perché è racchiuso nel mio cuore. Che cosa mi farà l'uomo? Tolga pure ogni cosa! Mi potrà, forse, togliere le promesse che sono in me e che adempirò a lode di Dio?» (Agt. 55, 17.19 PL 36, 658. 659). 



Salmo 56


1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide. Miktam. Quando fuggì da Saul nella caverna. 2 Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te si rifugia l’anima mia; all’ombra delle tue ali mi rifugio finché l’insidia sia passata. 3 Invocherò Dio, l’Altissimo, Dio che fa tutto per me. 4 Mandi dal cielo a salvarmi, confonda chi vuole inghiottirmi; Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà. 5 In mezzo a leoni devo coricarmi, infiammati di rabbia contro gli uomini! I loro denti sono lance e frecce, la loro lingua è spada affilata. 6 Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria. 7 Hanno teso una rete ai miei piedi, hanno piegato il mio collo, hanno scavato davanti a me una fossa, ma dentro vi sono caduti. 8 Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, voglio inneggiare: 9 svégliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora. 10 Ti loderò fra i popoli, Signore, a te canterò inni fra le nazioni: 11 grande fino ai cieli è il tuo amore e fino alle nubi la tua fedeltà. 12 Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria.
Richiesta di protezione da uomini ingiusti e violenti. «Cristo, come uomo, prega nel corso della sua passione. Ricorda la gloria della sua risurrezione e celebra la grandezza del Padre» (Herb. PL 142, 221 C).
2 Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te si rifugia l’anima mia; all’ombra delle tue ali mi rifugio finché l’insidia sia passata.
«Cristo, soffrendo nella passione, dice: Pietà di me, o Dio. Ora Colui che, insieme con il Padre. ha pietà di te, in te grida: Pietà di me. Il sentimento umano che in lui grida: Pietà di me è tuo; da te lo ha preso. Per liberare te, s'è rivestito di carne. E la carne grida: Pietà di me, o Dio, pietà di me! Lo grida l'uomo, anima e carne» (Agt. 56,5 PL 36, 664).
«Chiede la misericordia, perché confida nel Signore, insegnando così che quanti credono, devono sperare nella misericordia di Dio. Ha mostrato poi quale sia l'importanza e quale l'esito della
misericordia di Dio, dicendo: spererò all’ombra delle tue ali, finché sia passata l'ingiustizia. È proprio degli uccelli coprire con le ali la debolezza dei piccoli e difenderli così dalla violenza e dalla rapacità dei volatili. Il Signore evoca questa consuetudine come esempio per la sua sollecitudine, quando si rivolge a Gerusalemme che uccide i profeti: Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le sue e tu non hai voluto! (Mt 23,37). Il Santo spera all’ombra delle ali di Dio, finché passi l'ingiustizia» (Cf. Ilario, PL 9, 363 D – 364 A).
«Iniqui che nascono, dunque, e iniqui che muoiono; giusti che scompaiono e giusti che sopravvengono. Sino alla fine del mondo non verrà meno né l'ingiustizia che opprime né la giustizia che sopporta. All'ombra delle tue ali spererò, sino a che sarà passata l'iniquità. Cioè: tu mi proteggerai e mi offrirai la tua ombra affinché io non inaridisca alla vampa dell'iniquità» (Agt. 56,6 PL 36, 665).
3 Invocherò Dio, l’Altissimo, Dio che fa tutto per me. 4 Mandi dal cielo a salvarmi, confonda chi vuole inghiottirmi; Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.
«Grida con la fede più che con la voce. La conoscenza della fede profetica si rallegra del futuro come del passato, e perciò grida a Dio che, nell’immutabile decisione di bene, lo ha già beneficato» (Ilario, PL 9, 364 B). «Se mi ha beneficato prima che io lo cercassi, non mi esaudirà quando grido a lui? Ci ha colmati di benefici, il Signore Dio, quando ci mandò il Salvatore nostro Gesù Cristo, venuto a morire per i nostri peccati e a risorgere per la nostra giustificazione. Per chi ha voluto che morisse il suo Figlio? Per degli empi. Gli empi non cercavano Dio, e Dio è venuto a cercarli. Per quanto, dunque, egli sia altissimo, la nostra miseria e il nostro gemito non sono lontani da lui» (Ilario, PL 9, 364 B).
«Mostra come sia dato mandato da Dio un Salvatore. Chi sia costui, ora non lo specifica, ma lo insegna in un altro passo, là dove dice: mandò la sua parola e li guarì (Sal 106,20). È la Parola di Dio che un tempo egli mandava e che si faceva il Salvatore di quanti erano degni della sua salvezza. Questa stessa Parola è definita misericordia, perché essa è al servizio dell’amore del Padre per gli uomini» (Eus. PG 23, 508 D).
5 In mezzo a leoni devo coricarmi, infiammati di rabbia contro gli uomini! I loro denti sono lance e frecce, la loro lingua è spada affilata.
«Non guardare alle mani inermi; guarda com'è armata la bocca. Dalla bocca è uscita la spada con cui Cristo è stato ucciso. I giudei avevano una spada cattiva, egli una spada buona; quelli frecce cattive, lui frecce buone. Sì, anche lui ha delle frecce, frecce buone, cioè parole buone, con cui colpisce il cuore fedele perché si muova ad amarlo» (Agt. 56,12, PL 36 669). «Distruggono con la crudeltà del potere e feriscono con i dardi delle calunnie» (Ilario, PL 9, 365 C).
6 Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria.
«Tutto questo sviluppo è auspicato non per la natura divina, ma per la debolezza umana. Il profeta non ignora che sarà collocato nei cieli, grazie all'assunzione della carne, dato che siamo stati resi concorporali e partecipi di Cristo Gesù. Perciò, ha collegato alla debolezza della propria carne queste pene che sarebbero state patite nelle sofferenze del Signore e poi innalzate sopra i cieli: Hanno preparato dei lacci ai miei piedi, mi hanno piegato...» (Ilario, PL 9, 366 B).
7 Hanno teso una rete ai miei piedi, hanno piegato il mio collo, hanno scavato davanti a me una fossa, ma dentro vi sono caduti.
«Osserva il malvagio che esulta: tale esultanza è la sua fossa. È migliore la tristezza della vittima che subisce l'ingiustizia, della gioia dell’aggressore che commette l'ingiustizia. La gioia di chi compie il male è appunto la sua fossa: chiunque vi cade, perde gli occhi» (Agt. 56,14 PL 36, 671).
8 Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore. Voglio cantare, voglio inneggiare: 9 svégliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora. 10 Ti loderò fra i popoli, Signore, a te
canterò inni fra le nazioni: 11 grande fino ai cieli è il tuo amore e fino alle nubi la tua fedeltà. 12 Innalzati sopra il cielo, o Dio, su tutta la terra la tua gloria.
«Il mio cuore, la mia facoltà di pensiero è pronta. E Tu, allora, manda il tuo Spirito. Quando abiterà nella mia anima, io, secondo l’uso canterò e salmeggerò, offrendo il mio servizio con la potenza dello Spirito profetico» (Eus. PG 23, 513 A).
La gloria di Dio si manifesta come misericordia: «Nel cielo è la verità; qui invece, dov'è la nostra miseria, certamente è il luogo della misericordia. Al misero, infatti, deve usarsi misericordia. Non c'è bisogno di misericordia su in alto, dove non c'è nessun misero» (Agt. 56,17 PL 36, 672). 



Salmo 57 


1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide. Miktam. 2 Rendete veramente giustizia, o potenti, giudicate con equità gli uomini? 3 No! Voi commettete iniquità con il cuore, sulla terra le vostre mani soppesano violenza. 4 Sono traviati i malvagi fin dal seno materno, sono pervertiti dalla nascita i mentitori. 5 Sono velenosi come un serpente, come una vipera sorda che si tura le orecchie, 6 che non segue la voce degli incantatori, del mago abile nei sortilegi. 7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca, rompi, o Signore, le zanne dei leoni. 8 Si dissolvano come acqua che scorre, come erba calpestata inaridiscano. 9 Passino come bava di lumaca che si scioglie, come aborto di donna non vedano il sole! 10 Prima che producano spine come il rovo, siano bruciati vivi, la collera li travolga. 11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue dei malvagi. 12 Gli uomini diranno: «C’è un guadagno per il giusto, c’è un Dio che fa giustizia sulla terra!».
Un uomo oppresso chiede a Dio di intervenire contro i giudici corrotti. «Cristo condanna la malizia dei suoi persecutori giudei ed annuncia la loro punizione. Preannuncia la gioia dei giusti nel contemplare la disfatta degli iniqui» (Herb. PL 142, 223 C).
2 Rendete veramente giustizia, o potenti, giudicate con equità gli uomini? 3 No! Voi commettete iniquità con il cuore, sulla terra le vostre mani soppesano violenza. 4 Sono traviati i malvagi fin dal seno materno, sono pervertiti dalla nascita i mentitori.
Requisitoria contro i giudici corrotti. Il traviamento fin dal seno materno non significa che il male sia come connaturato in loro che sono dominati da esso da lungo tempo.
Tutti gli uomini possono conoscere la verità ed agire con rettitudine: «La verità ha scolpito nei nostri cuori, per la mano stessa del Creatore, il principio: Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. A nessuno fu mai permesso di ignorare questo comandamento, anche prima che fosse data la legge. Affinché gli uomini non si lamentassero, poi, che mancava loro qualcosa, fu scritto sulle tavole ciò che essi non riuscivano a leggere nel proprio cuore. Non è vero che essi non avessero in cuore alcuna legge scritta ma si rifiutavano di leggerla» (Agt. 57,1, PL 36, 673).
5 Sono velenosi come un serpente, come una vipera sorda che si tura le orecchie, 6 che non segue la voce degli incantatori, del mago abile nei sortilegi.
Continua la requisitoria contro i giudici corrotti: sono considerati incapaci di accogliere il messaggio della giustizia. «L’incantatore vuole trarre alla luce l’aspide; ma, siccome esso ama le tenebre nelle quali, tutto attorcigliato, si nasconde, per questo, cioè perché non vuole uscire, si dice che rifiuta anche di ascoltare le voci dalle quali si sente attratto... Lo Spirito di Dio ha detto che sono simili a quest'aspide coloro che non vogliono ascoltare la parola di Dio: coloro che si rifiutano non soltanto di metterla in pratica, ma anche d'ascoltarla per non doverla poi praticare» (Agt. 57,7 PL 36, 679).
7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca, rompi, o Signore, le zanne dei leoni. 8 Si dissolvano come acqua che scorre, come erba calpestata inaridiscano. 9 Passino come bava di lumaca che si scioglie, come aborto di donna non vedano il sole! 10 Prima che producano spine come il rovo, siano bruciati vivi, la collera li travolga..
La traduzione del testo ebraico (vv. 8 e 10) è incerta; il significato più probabile è questo prima che i malvagi possano attuare i loro disegni, saranno sconfitti. Dio rompe le mascelle quando la sua verità confuta le menzogne degli uomini falsi.
«Svaniranno come acqua che scorre. Ma non soltanto costoro. Tutto il mondo attuale rumoreggia, per un qualche tempo, e cerca chi trascinare con sé. Non vi spaventino gli empi, che rumoreggiano sugli scogli della loro alterigia, come acque irrompenti in una confluenza. Sono acque d'inverno: non possono sempre scaturire; è necessario che scorrano verso al loro sfocio, verso la loro fine» (Agt. 57,16 PL 36, 685).
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta, laverà i piedi nel sangue dei malvagi. 12 Gli uomini diranno: «C’è un guadagno per il giusto, c’è un Dio che fa giustizia sulla terra!».
LXX: il giusto laverà le sue mani nel sangue del peccatore.
Immagine iperbolica di vendetta, contraria allo spirito del Vangelo. I Padri danno un significato allegorico: «Il giusto, quando vede la pena del peccatore, progredisce; e la morte dell'uno giova alla vita dell'altro. Se, pertanto, tu vedi scorrere spiritualmente il sangue di coloro che sono morti nella loro coscienza, prendi nota del loro castigo e vatti a lavare le mani; cioè, per l'avvenire vivi più onestamente» (Agt. 57,21, PL 36, 691). «I santi di Dio possono lavare le loro mani e le loro azioni in modo accurato quando eliminano i peccati dai quali furono contaminati» (Sign. PL 164, 906 C).
C’è un guadagno per il giusto: «Ecco, prima che venga ciò che ci è stato promesso, prima che ci sia data la vita eterna, prima che gli empi siano gettati nel fuoco eterno, qui, in questa vita, c'è il frutto per il giusto. Quale frutto? Lieti nella speranza, pazienti nella tribolazione (Rm 12,12). Gode l'ubriaco, e non si allieterà il giusto? Nella carità è il frutto del giusto» Agt. 57,22, PL 36, 691). 



Salmo 58


1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide. Miktam. Quando Saul mandò uomini a sorvegliare la casa e a ucciderlo. 2 Liberami dai nemici, mio Dio, difendimi dai miei aggressori. 3 Liberami da chi fa il male, salvami da chi sparge sangue. 4 Ecco, insidiano la mia vita, contro di me congiurano i potenti. Non c’è delitto in me, non c’è peccato, Signore; 5 senza mia colpa accorrono e si schierano. Svégliati, vienimi incontro e guarda. 6 Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, àlzati a punire tutte le genti; non avere pietà dei perfidi traditori. 7 Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città. 8 Eccoli, la bava alla bocca; le loro labbra sono spade. Dicono: «Chi ci ascolta?». 9 Ma tu, Signore, ridi di loro, ti fai beffe di tutte le genti. 10 Io veglio per te, mia forza, perché Dio è la mia difesa. 11 Il mio Dio mi preceda con il suo amore; Dio mi farà guardare dall’alto i miei nemici. 12 Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi; disperdili con la tua potenza e abbattili, Signore, nostro scudo. 13 Peccato della loro bocca è la parola delle loro labbra; essi cadono nel laccio del loro orgoglio, per le bestemmie e le menzogne che pronunciano. 14 Annientali con furore, annientali e più non esistano, e sappiano che Dio governa in Giacobbe, sino ai confini della terra. 15 Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città; 16 ecco, vagano in cerca di cibo, ringhiano se non possono saziarsi. 17 Ma io canterò la tua forza, esalterò la tua fedeltà al mattino, perché sei stato mia difesa, mio rifugio nel giorno della mia angoscia. 18 O mia forza, a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa, Dio della mia fedeltà.
Il salmista, aggredito da prepotenti e violenti, invoca la protezione di Dio. «Cristo prega per non essere vinto dai nemici e preannuncia in quale maniera avverrà la conversione degli ebrei alla fine della storia, a favore dei quali prega con grande carità» (Herb. PL 142, 226 A).
2 Liberami dai nemici, mio Dio, difendimi dai miei aggressori. 3 Liberami da chi fa il male, salvami da chi sparge sangue. 4 Ecco, insidiano la mia vita, contro di me congiurano i potenti. Non c’è delitto in me, non c’è peccato, Signore; 5 senza mia colpa accorrono e si schierano. Svégliati, vienimi incontro e guarda.
«Ciò si è compiuto nella carne di Cristo e si compie anche in noi. Non rinunziano infatti, i nostri nemici (il diavolo e gli angeli suoi), a levarsi sopra di noi ogni giorno, a tentare di prendersi gioco della nostra debolezza e della nostra fragilità con inganni, suggerimenti, tentazioni, e a cercare di prenderci al laccio con tranelli di ogni genere, finché ancora viviamo qui in terra» (Agt. 58,4 PL 36, 694).
6 Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, àlzati a punire tutte le genti; non avere pietà dei perfidi traditori. 7 Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città. 8 Eccoli, la bava alla bocca; le loro labbra sono spade. Dicono: «Chi ci ascolta?». 9 Ma tu, Signore, ridi di loro, ti fai beffe di tutte le genti. 10 Io veglio per te, mia forza, perché Dio è la mia difesa. 11 Il mio Dio mi preceda con il suo amore; Dio mi farà guardare dall’alto i miei nemici.
«È necessario che ad ogni ingiustizia, grande o piccola, segua una punizione, o da parte dell'uomo stesso che si pente, o da parte di Dio. Colui che si pente, già punisce se stesso. Per cui, fratelli, puniamo i nostri peccati, se vogliamo ottenere la misericordia di Dio. Quanto poi a Dio, egli non può avere misericordia di coloro che compiono l'ingiustizia nel senso che egli possa gradire e favorire il peccato, o non voglia sradicare le colpe. Esiste un'ingiustizia il cui reo non può ottenere misericordia da Dio. Voi chiederete, forse, quale sia questa ingiustizia? È la difesa dei peccati» (Agt. 58,13 PL 36,701).
«Vedete, fratelli, che cosa accade nell'anima umana. Essa da se stessa non ha luce; da se stessa non ha forza... Avvicinatevi a lui, e sarete illuminati, poiché, allontanandovene, siete ottenebrati. Orbene, affiderò a te la mia forza: non mi allontanerò da te, non mi fiderò di me stesso. Affiderò a te la mia forza, perché tu, o Dio, sei il mio rifugio» (Agt. 58,18, PL 36, 703).
12 Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi; disperdili con la tua potenza e abbattili, Signore, nostro scudo. 13 Peccato della loro bocca è la parola delle loro labbra; essi cadono nel laccio del loro orgoglio, per le bestemmie e le menzogne che pronunciano. 14 Annientali con furore, annientali e più non esistano, e sappiano che Dio governa in Giacobbe, sino ai confini della terra.
«I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. E vuol dire: Uccidi questa, non loro. Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Ma c'è qualcosa che in loro devi uccidere per adempiere ciò che è detto prima: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Dunque, Disperdili e trascinali significa: Non li abbandonare, mentre li disperdi; poiché, non abbandonandoli, avrai ancora modo di agire in loro, dal momento che non li uccidi. Che cosa, dunque, ucciderai? I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Che cosa ucciderai in loro? Ucciderai il Crocifiggi, crocifiggi!, ucciderai ciò che hanno gridato, non coloro che hanno gridato» (Agt. 58,3 (2) PL 36, 708).
15 Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città; 16 ecco, vagano in cerca di cibo, ringhiano se non possono saziarsi. 17 Ma io canterò la tua forza, esalterò la tua fedeltà al mattino, perché sei stato mia difesa, mio rifugio nel giorno della mia angoscia. 18 O mia forza, a te voglio cantare, poiché tu sei, o Dio, la mia difesa, Dio della mia fedeltà.
«Mio soccorso, a te inneggerò, perché tu, Dio, sei il mio protettore. Che cosa sarei stato, se tu non mi avessi soccorso? ... Niente è incurabile per un medico onnipotente. Egli non abbandona nessuno; ma è necessario che tu voglia essere curato; è necessario che tu non ti sottragga alla sua mano. Ma, anche se tu non volessi curarti, la tua ferita ti spingerebbe a farlo. Mentre sei lontano ti richiama e ti spinge, in certo modo, a tornare da lui e ti attira mentre cerchi di sfuggirgli» (Agt. 58,11 (2) PL 36, 712). 



Salmo 59


1 Al maestro del coro. Su «Il giglio della testimonianza». Miktam. Di Davide. Da insegnare. 2 Quando uscì contro Aram Naharàim e contro Aram Soba e quando Ioab, nel ritorno, sconfisse gli Edomiti nella valle del Sale: dodicimila uomini. 3 Dio, tu ci hai respinti, ci hai messi in rotta, ti sei sdegnato: ritorna a noi. 4 Hai fatto tremare la terra, l’hai squarciata: risana le sue crepe, perché essa vacilla. 5 Hai messo a dura prova il tuo popolo, ci hai fatto bere vino che stordisce. 6 Hai dato un segnale a quelli che ti temono, perché fuggano lontano dagli archi. 7 Perché siano liberati i tuoi amici, salvaci con la tua destra e rispondici!
8 Dio ha parlato nel suo santuario: «Esulto e divido Sichem, spartisco la valle di Succot. 9 Mio è Gàlaad, mio è Manasse, Èfraim è l’elmo del mio capo, Giuda lo scettro del mio comando. 10 Moab è il catino per lavarmi, su Edom getterò i miei sandali, il mio grido di vittoria sulla Filistea!». 11 Chi mi condurrà alla città fortificata, chi potrà guidarmi fino al paese di Edom, 12 se non tu, o Dio, che ci hai respinti e più non esci, o Dio, con le nostre schiere? 13 Nell’oppressione vieni in nostro aiuto, perché vana è la salvezza dell’uomo. 14 Con Dio noi faremo prodezze, egli calpesterà i nostri nemici.
Un oracolo promette la vittoria al popolo di Dio; esso viene rianimato dopo una desolante sconfitta, con una iniezione di fiducia.
3 Dio, tu ci hai respinti, ci hai messi in rotta, ti sei sdegnato: ritorna a noi. 4 Hai fatto tremare la terra, l’hai squarciata: risana le sue crepe, perché essa vacilla. 5 Hai messo a dura prova il tuo popolo, ci hai fatto bere vino che stordisce.
Il salmista si lamenta con Dio che avrebbe maltrattato il suo popolo. «Non è conforme né all’ira né alla misericordia che una volontà di compassione sia associata ad una volontà di vendetta. Solo a dei padri che si adirano con bontà si addice che la loro collera sia piena di compassione verso i peccati dei figli, ... la punizione severa del momento deve giovare alla salvezza dello spirito. Il Padre respinge e umilia i suoi in modo da averne compassione, anche quando si adira» (Cf. Ilario, PL 9, 385 A).
6 Hai dato un segnale a quelli che ti temono, perché fuggano lontano dagli archi. 7 Perché siano liberati i tuoi amici, salvaci con la tua destra e rispondici!
V. 6: versetto di difficile interpretazione.
8 Dio ha parlato nel suo santuario: «Esulto e divido Sichem, spartisco la valle di Succot. 9 Mio è Gàlaad, mio è Manasse, Èfraim è l’elmo del mio capo, Giuda lo scettro del mio comando. 10 Moab è il catino per lavarmi, su Edom getterò i miei sandali, il mio grido di vittoria sulla Filistea!». 11
Un oracolo sacerdotale assicura che i regni ostili confinanti verranno conquistati. Nell’interpretazione cristiana, la promessa preannuncia la diffusione del Vangelo in ogni nazione, ma con metodi conformi allo stile di Gesù. I Padri attribuiscono un significato allegorico alle denominazioni delle varie popolazioni: «Tutti questi popoli appartengono alla Chiesa e questa santa madre Chiesa è magnificata e dilatata ovunque tra i popoli. Galaad significa cumulo di testimoni: non sono altro che i dottori e i maestri della Chiesa. In essi sono conservate le testimonianze presenti nell’uno e nell’altro Testamento e con quelle devono difendere se stessi e tutti gli altri fedeli. Manasse significa dimenticanza; questa riguarda particolarmente coloro che, inebriati dal calice dello Spirito Santo, dimenticano tutte le cose della terra e desiderano solamente quelle del cielo. In Efraim, che significa fruttifero, dobbiamo scorgere gli uomini che rendono al Signore il frutto dell’opera buona» (Cf. Sign. PL 164, 914 A – B).
Chi mi condurrà alla città fortificata, chi potrà guidarmi fino al paese di Edom, 12 se non tu, o Dio, che ci hai respinti e più non esci, o Dio, con le nostre schiere? 13 Nell’oppressione vieni in nostro aiuto, perché vana è la salvezza dell’uomo. 14 Con Dio noi faremo prodezze, egli calpesterà i nostri nemici.
«Vana è la salvezza attesa dagli uomini, in quanto non ha alcun valore vivere questa vita senza la misericordia di Dio; se non sarà spesa per guadagnare l’eternità, l’esistenza sarà per noi fonte di miserie, non di vita. Spera perciò da Dio l'aiuto nelle afflizioni, perché vana è la salvezza degli uomini. Farà prodezze, una volta che l’avrà ricevuto. Quando tutti saremo stati liberati dalla legge del peccato, rimarremo invece nella giustizia di Dio, e il nostro combattimento non sarà contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti del male e i potenti del mondo, e Dio ucciderà satana con il solo soffio della sua bocca. Allora nel nostro corpo immortale non regnerà più il peccato che prima ci affliggeva, e la morte sarà assorbita dalla vita in un confronto vittorioso, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo» (Cf. Ilario, PL 9, 390 D – 391 A). 


Salmo 60


1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Di Davide. 2 Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera. 3 Sull’orlo dell’abisso io t’invoco, mentre sento che il cuore mi manca: guidami tu sulla rupe per me troppo alta. 4 Per me sei diventato un rifugio, una torre fortificata davanti al nemico. 5 Vorrei abitare nella tua tenda per sempre, vorrei rifugiarmi all’ombra delle tue ali. 6 Tu, o Dio, hai accolto i miei voti, mi hai dato l’eredità di chi teme il tuo nome. 7 Ai giorni del re aggiungi altri giorni, per molte generazioni siano i suoi anni! 8 Regni per sempre sotto gli occhi di Dio; comanda che amore e fedeltà lo custodiscano. 9 Così canterò inni al tuo nome per sempre, adempiendo i miei voti giorno per giorno.
Richiesta di protezione in un’ora di angoscia, accompagnata da una supplica per il re. «Invocazione della Chiesa che chiede di essere protetta sotto le ali di Cristo» (Herb. PL 142, 232 C).
2 Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera. 3 Sull’orlo dell’abisso io t’invoco, mentre sento che il cuore mi manca: guidami tu sulla rupe per me troppo alta.
Il mio grido: «È la nostra voce, nostra in quanto voce di noi tutti, di quanti siamo sparsi sull'intera faccia della terra, da oriente ad occidente. Il salmista parla come fosse un uomo solo perché comprendiate bene che questa è la nostra voce. Non è però un uomo solo: è l'unità [della Chiesa] che parla come per bocca di un solo individuo. In Cristo, infatti, siamo tutti un solo uomo» (Agt. 60,1 PL 36, 723).
LXX: Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore viene meno, guidami su rupe inaccessibile. «Prega dai confini della terra, perché invoca a favore di tutti gli uomini della terra». «Nel suo amore per gli uomini, ogni anima amica di Dio languisce ed è tormentata vedendo la moltitudine di quelli che si perdono. Sempre farà lutto per molti: Chi è debole che io non sia debole? Chi subisce scandalo senza che io arda? (2 Cor 11,29)» (Eus. PG 23, 577 A- B). «La nostra vita in questo esilio non può essere senza prove, e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Quest'uomo che grida dai confini della terra è nell'angoscia ma non è abbandonato... Cristo prese da te e fece sua la tentazione, affinché per suo dono tu ne riportassi vittoria. Se in lui noi siamo tentati, in lui noi vinciamo il diavolo» (Agt. 60,3 PL 36, 724).
4 Per me sei diventato un rifugio, una torre fortificata davanti al nemico. 5 Vorrei abitare nella tua tenda per sempre, vorrei rifugiarmi all’ombra delle tue ali. 6 Tu, o Dio, hai accolto i miei voti, mi hai dato l’eredità di chi teme il tuo nome. 7 Ai giorni del re aggiungi altri giorni, per molte generazioni siano i suoi anni! 8 Regni per sempre sotto gli occhi di Dio; comanda che amore e fedeltà lo custodiscano. 9 Così canterò inni al tuo nome per sempre, adempiendo i miei voti giorno per giorno..
«Annuncia chi sarà il salvatore: sarà sollevato sulla Roccia. Siamo diventati più forti e superiori ai demoni grazie a Cristo». «La torre è dinanzi a te: ricordati di Cristo e sarai entrato nella torre» (Agt. 60,5 PL 36, 726).
«Non è in me stesso che confido, ma nella protezione delle tue ali. La Parola è solita chiamare in questo modo le potenze della provvidenza di Dio, dalle quali è protetto l’amico di Dio e per l’eternità qui vi dimora; al presente, tuttavia, gode già della sua Chiesa e dello splendore della sua casa» (Eus. PG 23, 580 A).
L'eredità di chi teme il nome: «A Israele, tramite Mosé, era stata promessa la terra da cui scorre latte e miele; ha invece lasciato a noi di cercare quale sia l’eredità data a quelli che lo temono... Il salmo 15 ci rivela in che cosa consista questa eredità: Il Signore è porzione della mia eredità e del
mio calice: sei tu che mi restituisci la mia eredità. Ed è gloriosa per me la mia eredità» (Eus. PG 23, 581 A – B).
7 Ai giorni del re aggiungi altri giorni, per molte generazioni siano i suoi anni! 8 Regni per sempre sotto gli occhi di Dio; comanda che amore e fedeltà lo custodiscano. 9 Così canterò inni al tuo nome per sempre, adempiendo i miei voti giorno per giorno.
Aggiungerai giorni su giorni agli anni dei re. «Si riferisce al re di cui noi siamo le membra. Il re è Cristo, il nostro capo, il nostro re. Hai dato a lui giorni su giorni; non soltanto i giorni di questa vita che ha fine, ma giorni oltre questi giorni, senza fine. Questa generazione è quella paragonata alla luna, per il fatto che la luna nasce, cresce, e muore; così sono le generazioni mortali. L'altra generazione è quella per la quale saremo rigenerati nella resurrezione e nella quale resteremo in eterno insieme con Dio, quando non saremo più paragonati alla luna, ma saremo come dice il Signore: Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,43)» (Agt. 60,8 PL 36 727-728). La regalità appartiene a Davide, a Cristo e a tutti i suoi discepoli: «Questa è l’eredità di ogni santo: la vita, l’incorruttibilità, il Regno e la dimora eterna di Dio. Non solo per Israele è stata promessa questa eredità, ma per tutti coloro che temono il nome di Dio... Cristo rimarrà in eterno al cospetto di Dio; una volta che tutti i redenti saranno stati assunti come cittadini del regno dei cieli e saranno coeredi dell’eternità, Egli li consegnerà a Dio Padre, come membra del Regno» (Cf. Ilario, PL 9, 393 A – B). 



Salmo 61 


1 Al maestro del coro. Su «Iedutùn». Salmo. Di Davide. 2 Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia salvezza. 3 Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potrò vacillare. 4 Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, per abbatterlo tutti insieme come un muro cadente, come un recinto che crolla? 5 Tramano solo di precipitarlo dall’alto, godono della menzogna. Con la bocca benedicono, nel loro intimo maledicono. 6 Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia speranza. 7 Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potrò vacillare. 8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio. 9 Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore: nostro rifugio è Dio. 10 Sì, sono un soffio i figli di Adamo, una menzogna tutti gli uomini: tutti insieme, posti sulla bilancia, sono più lievi di un soffio. 11 Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore. 12 Una parola ha detto Dio, due ne ho udite: la forza appartiene a Dio, tua è la fedeltà, Signore; secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo.
Atto di fiducia in Dio ed esortazione a confidare in Lui. «Preghiera di un penitente che sollecita la sua anima ad essere sottomessa a Dio e ammonisce gli erranti a confidare nel Signore più che nei beni passeggeri di questo mondo» (Herb. PL 142, 234 B)
2 Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia salvezza. 3 Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potrò vacillare.
La ricerca di Dio compiuta dal profeta «è partita dall’insegnamento incerto delle opinioni umane... Dopo aver scoperto la fede, non potrà più vacillare, perché ha conosciuto il suo salvatore. Il Vangelo annuncia che Dio assume in sé la nostra umanità, la nostra carne terrena; annuncia la remissione dei peccati; annuncia che, in Cristo, la nostra umanità. da Lui assunta, siede nei cieli alla destra di Dio. Come possono allora gli uomini misconoscere questi eventi e alimentare ancora l’angoscia?» (Cf. Ilario PL 9, 396 B- C).
4 Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, per abbatterlo tutti insieme come un muro cadente, come un recinto che crolla?
«Si rivolge contro le potenze avversarie (i demoni), perchè assalgono l'uomo che è già inclinato al male; l’uomo che, a motivo della sua debolezza naturale, è simile ad una parete inclinata, prossima alla caduta, vicina a diventare un cumulo di macerie» (Atn. PG 27, 276 A).
«Tutto quanto hanno sofferto i profeti, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, è stato ammucchiato sopra l'uomo, poiché erano membra di Cristo anche quelle persone che precedettero l'avvento dell'incarnazione di Cristo» (Agt. 61,4 PL 36, 731)
5 Tramano solo di precipitarlo dall’alto, godono della menzogna. Con la bocca benedicono, nel loro intimo maledicono.
LXX: Hanno deciso di togliermi l’onore. Ho corso assetato. Con la bocca benedicevano, e maledicevano nel loro cuore.
6 Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia speranza. 7 Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potrò vacillare. 8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio. 9 Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore: nostro rifugio è Dio.
«Quando si professa la fede in Dio, non si deve conservare nel cuore nessuna cosa occulta, nessun segreto. Dobbiamo effondere davanti a lui ogni sentimento, così da non avere fiducia in noi stessi, ma piuttosto dobbiamo fare in modo d’essere aiutati da lui, dinanzi al quale ci apriamo in pieno, come si fa per il peccato. Dobbiamo versare davanti a lui i nostri cuori» (Cf. Ilario, PL 9, 399 A).
10 Sì, sono un soffio i figli di Adamo, una menzogna tutti gli uomini: tutti insieme, posti sulla bilancia, sono più lievi di un soffio. 11 Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore. 12 Una parola ha detto Dio, due ne ho udite: la forza appartiene a Dio, 13 tua è la fedeltà, Signore; secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo.
«L'ingiustizia è vana, l'ingiustizia non è niente; potente è solo la giustizia. La verità può essere per qualche tempo tenuta nascosta, non può essere vinta. Non sperate nell'ingiustizia e non bramate rapine. Tu non sei ricco e vorresti per questo rubare? Che cosa trovi? Che cosa perdi? Trovi il denaro, ma perdi la giustizia! Vedi le cose che rubi; ma non vedi di chi tu stesso divieni preda? Non sai che il nemico va attorno come leone ruggente cercando chi divorare (1 Pt 5,8)? La preda che vorresti rubare è una trappola: tu la prendi e vi resti preso. Desidera Dio, che ci dona ogni cosa con abbondanza perché ne godiamo» (Agt. 60,16 PL 36, 740). 



Salmo 62 


1 Salmo. Di Davide, quando era nel deserto di Giuda. 2 O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua. 3 Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. 4 Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. 5 Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. 6 Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. 7 Quando nel mio letto di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, 8 a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. 9 A te si stringe l’anima mia: la tua destra mi sostiene. 10 Ma quelli che cercano di rovinarmi sprofondino sotto terra, 11 siano consegnati in mano alla spada, divengano preda di sciacalli. 12 Il re troverà in Dio la sua gioia; si glorierà chi giura per lui, perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.
Il fedele riafferma la sua unione con Dio e si mostra certo di superare le grandi difficoltà della vita. «La Chiesa, desidera sperimentare la potenza del Signore; rende grazie a Lui, perché, per la sua protezione, scampa alle tempeste di questo mondo» (Herb. PL 142, D).
2 O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.
«Si rivolge al Dio di tutti ma lo invoca come fosse [soltanto] il suo Dio» (Ilario, p. 325). «L’ho chiamato mio Dio, perché non mi trascina il desiderio di nessuna delle realtà terrestri» (Eus. PG 23, 604 D).
Il verbo ebraico allude all’aurora (‘ascahareka). «L’uomo interessato a rendere grazie a Dio e a conoscerlo, fa coincidere l’inizio del giorno con l’inizio della preghiera» (Ilario, p. 325). «Brutta cosa è il sonno dell'anima! Sonno dell'anima è dimenticare Dio; e ogni anima che dimentica il suo Dio dorme» (Agt. 62,4 PL 36 750)
«La preghiera non è fatta tanto di parole, quanto di sentimento» (Ilario p.326). «Chiunque vuole ottenere qualcosa, brucia dal desiderio... Osservate quanti desideri vi siano nel cuore degli uomini, ma quanto è difficile trovare uno che dica: Di te l'anima mia ha avuto sete!» (Agt. 62,5 PL 36, 750- 751).
«Gli angeli non provano la sete che proviamo noi, non provano la fame che noi conosciamo, ma sono sazi di verità, di luce, di sapienza immortale. Per questo sono beati. Dalla loro sede beata, verso la quale noi ora siamo incamminati, essi attendono noi esuli. Hanno compassione di noi, e per ordine del Signore ci aiutano a tornare a quella patria che abbiamo con essi in comune, perché possiamo saziarci insieme con loro, alla fonte di verità e di eternità» (Agt. 62,6 PL 36, 751).
Anche la carne desidera: «Come alla nostra anima è promessa la beatitudine, così alla carne nostra è promessa la resurrezione» (Agt. 62,6 PL 36, 751-752).
LXX: quante volte (posaplôs) di te la mia carne. «Il desiderio di te, o Signore, mi impedisce di continuare a dormire e mi muove al tuo culto. Quanto [vuole] te la mia carne! Quest'ultima espressione è stata interpretata da Teodozione nel senso di in quanti modi; Aquila la traduce: [la mia anima] è tutta intenta; Simmaco: brama. Ho riportato le tre versioni per far notare come il termine non venga mai scomposto in due parti, in modo da separare pos da aplôs [quam da multipliciter]. La preghiera, allora, si esprime con un termine unitario che indica un desiderio molto intenso. La carne si pone in sintonia con il sentimento d'amore dell'animo e non contrasta la sua brama. Il salmista vuole dire: con la mia anima e il mio corpo desidero e ho sete di te, come bramo dissetarmi con acqua dolcissima e limpidissima» (Cf. Tdt. PG 80, 1336 C – 1337 A).
Se il cristiano «ha bisogno di pane, di acqua... deve chiedere tutto questo a Dio e non ai demoni o agli idoli o a non so quale potere di questo mondo. Vi sono infatti alcuni i quali, quando soffrono la fame (dico della fame fisica), abbandonano Dio e pregano Mercurio... Dio, come dà all'anima il suo pane, cioè, la parola della verità, così dà anche alla carne ciò che le è necessario: poiché Dio ha fatto sia l'anima, che il corpo» (Agt. 62,7 PL 36, 752).
Come terra deserta, arida, senz'acqua. Il salmista si sente come una terra arida bisognosa di pioggia (come terra...), oppure allude alla sua attuale dimora nel deserto (in una terra arida...).
«Come una capagna che non avesse ricevuto l’acqua consueta potrebbe dire di averne sete... Con queste parole può anche designare il deserto stesso nel quale aveva dovuto stabilirsi, fuggendo da Saul. Trovandosi qui, lontano dall’arca di Dio e dalla tenda-santuario, ne desiderava la vista» (Eus. PG 23, 605 A).
3 Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. 4 Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode.
La lontananza dal santuario, non ha impedito al salmista di incontrare Dio: «La solitudine del deserto non mi ha procurato alcun danno ma, come se mi trovassi all’interno del santuario, ti ho offerto la mia lode. Mi sono presentato a te nel santuario, in questo tempio dove Tu [Signore] ti sacrifichi in un sacrificio incruento, dove ti distribuisci senza diminuire nella tua ricchezza, dove ti doni in cibo, senza esaurirti]» (Tdt. PG 80, 1337 A – B).
«È un grande dono l’essere nati ma poiché la nostra vita è piena di ansietà e sofferenze, dobbiamo sperare di più nella misericordia di Dio che nella nostra vita». Ilario, p. 329.
«Preferisco vivere nella tua grazia, contare sulla tua misericordia e aprire la mia bocca alla tua lode, piuttosto che avere una vita da ricco e da potente, svuotata dalle preoccupazioni e corrosa da mille affari, schiavo della gola e delle comodità» (Tdt. PG 80, 1337 B). «Molte sono le vite umane, ma Dio promette una sola vita; non ce la dona per i nostri meriti, ma per la sua misericordia. Che cosa infatti abbiamo noi compiuto di bene, da meritarla? Se è giusto che il peccatore venga punito, fu un tratto della sua misericordia non punire il peccatore ma giustificarlo: fare del peccatore un giusto. La misericordia di lui è migliore delle vite. Di quali vite? Di quelle che gli uomini si sono scelte. Diverse sono le vite, ma la tua misericordia migliore di esse. Migliore è ciò che tu dài a chi s'è ravveduto, che non quello che scelgono per sé i malvagi. Tu doni una sola vita, che però è da preferirsi a tutte le nostre vite, quali che siano quelle che noi possiamo scegliere in questo mondo» (Agt. 62,12, PL 36, 754)
5 Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. 6 Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.
«Cristo levò le mani e offrì per noi se stesso in sacrificio a Dio, e per mezzo di tale sacrificio sono stati cancellati tutti i nostri peccati. Pensa che le stesse mani che innalzi a Dio, devi impiegarle nel compiere opere buone, affinché non si vergognino quando si solleveranno a Dio» (Agt. 62,13 PL 36, 755).
«Ritengo che la possibilità di lodarti sia per l’anima un solido nutrimento, un cibo ricco e gustoso. La meditazione delle tue parole offre una soddisfazione che non viene meno e un vero piacere» (Tdt. PG 80, 1337 C). «L'anima pingue, come potrebbe esserlo se non fosse saziata dal Signore? Se qui è così pingue, quanto più non lo sarà nel secolo futuro, quando Dio stesso ci nutrirà?» (Agt. 62,14 PL 36, 756).
7 Quando nel mio letto di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, 8 a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. 9 A te si stringe l’anima mia: la tua destra mi sostiene.
«Il salmista si preoccupa soltanto di piacere a Dio. Di Lui soltanto si ricorda a letto, a Lui pensa al mattino prolungando il ricordo della notte. Dio è il suo aiuto ed egli esulta all’ombra delle sue ali» (Ilario, p. 331) «Se tu non mi proteggessi, dato che sono un pulcino, il falco mi rapirebbe. ...Senza la protezione di Dio, non sei nulla. Cerchiamo di restare sempre sotto la sua protezione: se rimaniamo sempre piccoli sotto di lui, saremo veramente grandi in lui» (Agt. 62,16 PL 36, 757).
«La forza dell’amore fa sì che ci sentiamo uniti a coloro che amiamo, anche se assenti; il luogo o il tempo non porteranno via un affetto radicato. Il profeta è stretto a Dio, e le lusinghe del mondo o i vizi del corpo non potranno sottrargli l’amore verso di lui, perché chi si stringe a Dio, è un solo spirito con lui (1 Cor 6,17)» (Ilario, p. 331). «Non posso, neppure per poco, distogliere la mia mente dal tuo ricordo. Infuocato da incantesimo che mi ha reso febbricitante, mi attacco a te nel mio desiderio, e, nel ricordati, mi incollo a te. Dopo aver manifestato il suo sentimento, ci fa conoscere il risultato del suo ardore: la tua destra mi ha sostenuto; vedendo che mi trovavo in questo stato, hai pensato che fosse giusto venire in mio aiuto» (Tdt. PG 80, 1340 B).
10 Ma quelli che cercano di rovinarmi sprofondino sotto terra, 11 siano consegnati in mano alla spada, divengano preda di sciacalli. 12 Il re troverà in Dio la sua gioia; si glorierà chi giura per lui, perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.
«Scenderanno nel più profondo della terra. Che cos'è il più profondo della terra? Sono le terrene cupidigie. È meglio camminare da vivi sopra la terra, che sprofondare sotto terra per il desiderio. Chiunque infatti con il rischio di perdersi desidera le cose terrene è sotto la terra. Avendo preferito a se stesso la terra, ha come posto la terra sopra di sé, e se stesso sotto la terra» (Agt. 62,18 PL 36, 759).
«Il profeta mostra la letizia di Cristo che spesso ha esultato di gioia davanri al Padre per la salvezza degli uomini» (Ilario, p. 333) 



Salmo 63 


1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. 2 Ascolta, o Dio, la voce del mio lamento, dal terrore del nemico proteggi la mia vita. 3 Tienimi lontano dal complotto dei malvagi, dal tumulto di chi opera il male. 4 Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare 5 per colpire di nascosto l’innocente; lo colpiscono all’improvviso e non hanno timore. 6 Si ostinano a fare il male, progettano di nascondere tranelli; dicono: «Chi potrà vederli?». 7 Tramano delitti, attuano le trame che hanno ordito; l’intimo dell’uomo e il suo cuore: un abisso! 8 Ma Dio li colpisce con le sue
frecce: all’improvviso sono feriti, 9 la loro stessa lingua li manderà in rovina, chiunque, al vederli, scuoterà la testa. 10 Allora ognuno sarà preso da timore, annuncerà le opere di Dio e saprà discernere il suo agire. 11 Il giusto gioirà nel Signore e riporrà in lui la sua speranza: si glorieranno tutti i retti di cuore.
Invocazione a Dio perché sconvolga il disegno dei malvagi. «Nel salmo Cristo parla della sua passione» (Herb. PL 142, 230 A)
2 Ascolta, o Dio, la voce del mio lamento, dal terrore del nemico proteggi la mia vita. 3 Tienimi lontano dal complotto dei malvagi, dal tumulto di chi opera il male.
Il salmista non chiede di essere senza nemici ma che la sua anima sia liberata dal timore del nemico: «che la sua anima sia custodita senza tremore, senza paura né timore. Rimanendo nella tranquillità potrà dire, come Paolo: in tutto siamo tribolati, ma non angustiati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non rovinati» (Eus. PG 23, 616 D).
4 Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare 5 per colpire di nascosto l’innocente; lo colpiscono all’improvviso e non hanno timore. 6 Si ostinano a fare il male, progettano di nascondere tranelli; dicono: «Chi potrà vederli?». 7 Tramano delitti, attuano le trame che hanno ordito; l’intimo dell’uomo e il suo cuore: un abisso!
La malvagità si manifesta come falsità difesa con ostinazione. «Siamo posti infatti tra le più spaventose tempeste del mondo e le più gravi empietà del genere umano contro Dio. La nostra professione di fede in lui, autentica e vera, ora è derisa dalla filosofìa, ora è aggredita dagli eretici, ora condannata dall'inclinazione all'avarizia, ora turbata dall'attaccamento all'ambizione. Il nostro spirito non è capace di dissimulare, tollerare, evitare, rintuzzare tutto ciò, se non è istruito da Dio... Mentre incombono i pericoli ricordati prima, dai quali sono messe alla prova la nostra fede e la nostra speranza, si eleva una preghiera a colui che solo può portarvi rimedio». *
8 Ma Dio li colpisce con le sue frecce: all’improvviso sono feriti, 9 la loro stessa lingua li manderà in rovina, chiunque, al vederli, scuoterà la testa. 10 Allora ognuno sarà preso da timore, annuncerà le opere di Dio e saprà discernere il suo agire. 11 Il giusto gioirà nel Signore e riporrà in lui la sua speranza: si glorieranno tutti i retti di cuore.
«Chi sono i retti di cuore? Sono coloro i quali, qualunque cosa soffrano in questa vita, non l'attribuiscono a una mancanza di senno in Dio ma alla sua Provvidenza che vuol medicarli. Non presumono della propria giustizia, tanto da credere ingiuste le pene che soffrono né tacciano d'ingiustizia lo stesso Dio che non fa soffrire di più coloro che hanno commesso più peccati... Lasciati curare. Sa il suo mestiere colui che conosce la tua ferita. ... Non è forse questo che ha voluto insegnarti il tuo Signore, della cui passione or ora parlavamo? Ascolta la sua voce: Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu, o Padre» (Agt. 63,18 PL 36, 770-771). 



Salmo 64 


1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Canto. 2 Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion, a te si sciolgono i voti. 3 A te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale. 4 Pesano su di noi le nostre colpe, ma tu perdoni i nostri delitti. 5 Beato chi hai scelto perché ti stia vicino: abiterà nei tuoi atri. Ci sazieremo dei beni della tua casa, delle cose sacre del tuo tempio. 6 Con i prodigi della tua giustizia, tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza, fiducia degli estremi confini della terra e dei mari più lontani. 7 Tu rendi saldi i monti con la tua forza, cinto di potenza. 8 Tu plachi il fragore del mare, il fragore dei suoi flutti, il tumulto dei popoli. 9 Gli abitanti degli estremi confini sono presi da timore davanti ai tuoi segni: tu fai gridare di gioia le soglie dell’oriente e dell’occidente. 10 Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu prepari il frumento per gli uomini. Così prepari la terra: 11 ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. 12 Coroni l’anno con i tuoi benefici, i tuoi solchi stillano abbondanza. 13 Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza. 14 I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia!
Alcune versioni, riportano questo titolo: Cantico di Geremia e di Ezechiele e del popolo condannato all’esilio, in partenza per l’esilio (Cf. Atanasio PG 27, 283 A; Tdt. PG 80, 1345 B-C; Agt. 64,2 PL 36, 773). Tdt. contesta l’autenticità del titolo e pensa che il salmo, caso mai, possa risalire al momento in cui Israele si trovava deportato a Babilonia (Cf. Tdt. PG 80, 1345 B-C).
Agt. si serve del titolo per parlare di due città, Gerusalemme o Babilonia, che segnalano due forme di vita opposte: «A queste due città danno origine due amori: l'amore di Dio è all'origine di Gerusalemme; l'amore del mondo a quella di Babilonia. Chieda dunque ciascuno a se stesso che cosa ami e vedrà di quale città è cittadino. Se scoprirà di essere cittadino di Babilonia, estirpi la cupidigia e faccia fiorire la carità; se invece scoprirà di essere cittadino di Gerusalemme, sopporti la prigionia e speri nella libertà» (Agt. 64,2 PL 36, 773)
2 Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion, a te si sciolgono i voti.
Cantare in terra d’esilio non è come celebrare a Gerusalemme, il luogo deputato per il culto: «Soltanto quanti sono nella Chiesa di Dio, avendo appreso dal Salvatore stesso l’inno che conviene, esprimono al Padre una lode degna della divinità» (Eus. PG 23, 625 D). Chi vive in questo mondo (di cui è simbolo Babilonia) può estraniarsi da esso e collocarsi a Gerusalemme con il cuore, vivere una comunione profonda con Dio: «...sono in Babilonia con la carne ma non vi sono con il cuore. La mia voce, pertanto, non si leva da Babilonia, perché non canto con la carne, ma con il cuore. Anche i cittadini di Babilonia odono le mie labbra emettere dei suoni, ma il canto del cuore lo ode soltanto il fondatore di Gerusalemme» (Agt. 64,3 PL 36, 774).
3 A te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale. 4 Pesano su di noi le nostre colpe, ma tu perdoni i nostri delitti. 5 Beato chi hai scelto perché ti stia vicino: abiterà nei tuoi atri. Ci sazieremo dei beni della tua casa, delle cose sacre del tuo tempio.
Apertura universalistica: Dio è per ogni uomo, «non soltanto la sola nazione dei giudei, ma ogni carne, ogni stirpe umana...» Eus. PG 23, 624 C «Annuncia la chiamata di tutte le nazioni, secondo la profezia di Gioele: Effonderò il mio spirito sopra ogni carne» (Gl 3,1) (Atanasio PG 27, 284 B).
Il peso delle colpe: «Tu, però, Signore non ci hai disprezzati, ci hai inviato quella Propiziazione [Cristo], grazie alla quale ti sei riconciliato con noi: Dio lo ha stabilito come propiziazione mediante la fede, nel suo sangue... (Rm 3,25)» (Eus. PG 23 629 B).
LXX: Beato chi hai scelto e preso con te. Essere chiamati da Dio e abitare nei suoi atri significa godere della comunione con Lui e ricevere i suoi beni, in cielo ma anche già sulla terra: «Atri del Signore sono le dimore del cielo, delle quali è detto nel Vangelo: Presso il Padre mio ci sono molte dimore (Gv 14,2). Ma se casa di Dio è la sua Chiesa a buon diritto essi dicono: Beato chi ha già conseguito l’elezione [in cielo]... ma già da qui amiamo godere i beni della tua casa, cioè i divini discorsi e i carismi del santo Spirito» (Eus. PG 23, 630 D e 631 B).
Saziarsi dei beni della casa: «Tempio celeste, veramente degno di Dio, in cui contemplare la dimora del Dio dell’universo, è il suo Verbo Unigenito, nel quale si è compiaciuto di far abitare la pienezza della divinità (Col 1,19; 2,9)» (Eus. PG 23, 633 B) Secondo Atanasio (seguendo 1 Cor 3,17), il tempio è la stessa comunità cristiana (Cf. Atanasio PG 27, 284 C).
6 Con i prodigi della tua giustizia, tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza, fiducia degli estremi confini della terra e dei mari più lontani. 7 Tu rendi saldi i monti con la tua forza, cinto di potenza. 8 Tu plachi il fragore del mare, il fragore dei suoi flutti, il tumulto dei popoli. 9 Gli abitanti degli estremi confini sono presi da timore davanti ai tuoi segni: tu fai gridare di gioia le soglie dell’oriente e dell’occidente.
La speranza dei confini della terra e dei mari lontani evoca la promessa fatta a Giacobbe: dalla sua discendenza sarebbe provenuto un Re che sarebbe stato la speranza per tutti gli uomini (Cf. Gn 49,10) (Cf. Tdt. PG 80, 1349 B).
Dio, dando ordine alla massa caotica delle acque, prima nel momento della creazione e poi lungo la storia (il tumulto dei popoli), offre di continuo al suo popolo un luogo vivibile.
«Chi, osservando le insurrezioni contro le Chiese, le persecuzioni, le minacce, non le chiamerebbe mare davvero burrascoso? Il Salvatore di tutti i confini della terra, con la sua forza, sa sempre placarlo con un solo cenno» (Eus. PG 23, 637 D – 640 A)
LXX: Tu sconvolgi la profondità del mare; chi può resistere al rumore dei suoi flutti? La versione greca non parla di un Dio pacificatore ma della potenza di Dio che può scuotere e dominare la massa delle acque. «Sconvolgi il mare quando vuoi renderlo agitato e di nuovo lo riporti alla bonaccia, al punto tale che da esso non si avverte più alcun suono. Compi tutto questo con la tua forza grandiosa, che supera ogni comprensione» (Tdt. PG 80,1352 A e B).
Gli uomini colgono con stupore i benefici della natura e vedono in essi un segno della divinità. Uno stupore ancora maggiore venne suscitato nel mondo dal Vangelo, dalla predicazione di Gesù e da quella degli apostoli. «Gli uomini, presi da timore vedendo i miracoli compiuti dagli apostoli, abbandonaro l’antico errore, conobbero il vero Dio, gli offrirono un canto gioioso di riconoscenza, all’alba e al tramonto» (Cf Tdt. PG 80, 1353).
10 Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu prepari il frumento per gli uomini. Così prepari la terra: 11 ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
I doni offerti da Dio sono i beni della terra ma anche i doni dello Spirito: «In che modo ha arricchito la terra, colmandola di frutti abbondanti? Ce lo spiega: il fiume di Dio si è riempito d’acque. Ha donato agli uomini il proprio fiume, lo Spirito Santo che scaturisce dalla sorgente che è in te (cf. Gv 4,14 e 7,38)» (Eus. PG 23, 640 D).
«Solchi dell’anima sono i suoi pensieri più profondi e quella segreta potenza della coscienza, voltata e rivoltata dalla Parola di Dio. Gli uomini che hanno ricevuto i semi celesti, producono frutti rigogliosi. Se vedi persone che nella Chiesa progrediscono in Cristo, comprenderà la grandezza dei doni promessi in questo testo profetico» (Eus. PG 23, 641 D).
12 Coroni l’anno con i tuoi benefici, i tuoi solchi stillano abbondanza. 13 Stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza. 14 I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia!
Il salmista celebra la provvidenza divina ma, secondo il comune sentire dei Padri, ringrazia soprattutto per l’abbondanza dei doni dello Spirito elargiti alla Chiesa. 



SALMO 65 


1 Al maestro del coro. Canto. Salmo. Acclamate Dio, voi tutti della terra, 2 cantate la gloria del suo nome, dategli gloria con la lode. 3 Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere! Per la grandezza della tua potenza ti lusingano i tuoi nemici. 4 A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome». 5 Venite e vedete le opere di Dio, terribile nel suo agire sugli uomini. 6 Egli cambiò il mare in terraferma; passarono a piedi il fiume: per questo in lui esultiamo di gioia. 7 Con la sua forza domina in eterno, il suo occhio scruta le genti; contro di lui non si sollevino i ribelli. 8 Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode; 9 è lui che ci mantiene fra i viventi e non ha lasciato vacillare i nostri piedi. 10 O Dio, tu ci hai messi alla prova; ci hai purificati come si purifica l’argento. 11 Ci hai fatto cadere in un agguato, hai stretto i nostri fianchi in una morsa. 12 Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste; siamo passati per il fuoco e per l’acqua, poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza. 13 Entrerò nella tua casa con olocausti, a te scioglierò i miei voti, 14 pronunciati dalle mie labbra, promessi dalla mia bocca nel momento dell’angoscia. 15 Ti offrirò grassi animali in olocausto con il fumo odoroso di arieti, ti immolerò tori e capri. 16 Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto. 17 A lui gridai con la mia bocca, lo esaltai con la mia lingua. 18 Se nel mio cuore avessi cercato il male, il Signore non mi
avrebbe ascoltato. 19 Ma Dio ha ascoltato, si è fatto attento alla voce della mia preghiera. 20 Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia.
Lode a Dio e ringraziamento per il soccorso ottenuto nelle tribolazioni. «Voce della Chiesa che esorta tutti gli uomini a godere della resurrezione del Signore» (Herb. PL 142, 244 A).
Acclamate Dio, voi tutti della terra, 2 cantate la gloria del suo nome, dategli gloria con la lode. 3 Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere! Per la grandezza della tua potenza ti lusingano i tuoi nemici. 4 A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome».
«Alalagmos - acclamaziome gioiosa – indica il grido di un esercito in battaglia o che proclama il successo della vittoria. Nel combattimento di questa vita, siamo invitati da Dio a giubilare con voce d’esultanza» (Ilario, p. 362). «Mediante il profeta che l’aveva accolto dentro di sé, lo Spirito Santo cantava e salmeggiava con grande gioia ... È ben giusto che ci venga comandato di acclamare a Dio con le nostre preghiere, e di cooperare alla vittoria del nostro re con gemiti ineffabili» (Eus. PG 23, 648 A).
«Lo Spirito profetico ordina a tutti noi di considerare con ogni attenzione le opere di Dio e di fissarvi il pensiero, in modo che le grandi opere della sua sapienza ci riempiano di timore e stupore» (Eus. PG 23, 650 B) «Dobbiamo proclamarlo come il Dio di tutte le opere del mondo... Alcuni pensano che esse avrebbero avuto inizio per caso, altri che sarebbero esistite per sempre. Così sono del parere che l’universo stesso sia una divinità; o nel senso che esso sia sorto per virtù propria quando ha voluto, oppure, privo com’è di inizio, sia anche privo di uno che lo domini con la sua volontà... Tutta la nostra stirpe, invece, adori e inneggi all’Altissimo» (Ilario, p. 364).
5 Venite e vedete le opere di Dio, terribile nel suo agire sugli uomini. 6 Egli cambiò il mare in terraferma; passarono a piedi il fiume: per questo in lui esultiamo di gioia. 7 Con la sua forza domina in eterno, il suo occhio scruta le genti; contro di lui non si sollevino i ribelli.
Il versetto menziona il passaggio del mar Rosso. «Dio stesso caccerà i vostri egiziani spirituali, cioè i maligni demoni che un tempo tiranneggiavano le vostre anime. Se il mare degli uomini gonfia i suoi flutti contro di voi, fatevi coraggio, perché avete l’esempio ben chiaro del mare mutato in terraferma» (Eus. PG 23, 652 D -653 A).
7 Con la sua forza domina in eterno, il suo occhio scruta le genti; contro di lui non si sollevino i ribelli.
«Lo capirai ascoltando il Salvatore che dice: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18) (Eus. PG 23, 653 D).
8 Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode; 9 è lui che ci mantiene fra i viventi e non ha lasciato vacillare i nostri piedi.
«Non elevate inni e lodi a Dio solo per le sue opere di un tempo, ma anche per i benefici fatti proprio a noi che ora parliamo» (Eus. PG 23, 660 A-B).
10 O Dio, tu ci hai messi alla prova; ci hai purificati come si purifica l’argento. 11 Ci hai fatto cadere in un agguato, hai stretto i nostri fianchi in una morsa. 12 Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste; siamo passati per il fuoco e per l’acqua, poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza.
«Gli uomini di Dio, mediante le prove e le persecuzioni che sorgono contro di loro, sono purificati da ciò che hanno di estraneo nella loro anima, derivato dalla mescolanza con l’elemento carnale. Non era tuo volere che fossimo aggrediti in tal modo, Tu però hai permesso che ciò accadesse» (Eus. PG 23, 661 B).
Il fuoco è la passione dell’ira e l’acqua la sottomissione ai piaceri scomposti: «Quelli che passano attraverso il fuoco di un'ira ardente o attraverso l'acqua dell'impeto del piacere e del desiderio, non vengono trattenuti da queste passioni, ma trovano il riposo» (Crl. PG 69, 1136 D).
13 Entrerò nella tua casa con olocausti, a te scioglierò i miei voti, 14 pronunciati dalle mie labbra, promessi dalla mia bocca nel momento dell’angoscia. 15 Ti offrirò grassi animali in olocausto con il fumo odoroso di arieti, ti immolerò tori e capri.
«Offrono a Dio, come sacrificio, l’olocausto di se stessi, con il quale hanno dato testimonianza, pieni di fiducia, nelle suppliche che avevano rivolto a lui» (Eus. PG 23, 665 B).
16 Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto. 17 A lui gridai con la mia bocca, lo esaltai con la mia lingua. 18 Se nel mio cuore avessi cercato il male, il Signore non mi avrebbe ascoltato. 19 Ma Dio ha ascoltato, si è fatto attento alla voce della mia preghiera. 20 Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia.
«Parla di un grido interiore, che non cessa di prorompere, emesso da un cuore infiammato» (Crl. PG 69, 1140 A) «Ci sono grida dell’anima che non si emettono con la lingua, ma che si levano verso Dio con indicibile potenza» (Eus. PG 23, 669 C).
«Non solo continuavamo a rivolgere a Dio preghiere, suppliche e invocazioni, ma ci distoglievamo anche da ogni iniquità. Se avessimo nutrito pensieri malvagi, non saremmo stati esauditi» (Eus. PG 23, 669 D). «Se nel corso della preghiera, mentre chiedevo il dono della libertà e del rimpatrio [dall’esilio], avessi pensato, in seguito al mio ritorno, di fare qualcosa di male, non avrei certo ottenuto il dono della benevolenza divina» (Crl. PG 69, 1140 B) «La preghiera è chiaramente legata alla misericordia, poiché prego per ottenere la misericordia di Dio» (Crl. PG 69, 1140 C). 



Salmo 66 


1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salmo. Canto. 2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; 3 perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti. 4 Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. 5 Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. 6 Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. 7 La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio, 8 ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.
Richiesta di benedizione. «Il profeta chiede di ricevere la benedizione insieme a tutti i fedeli e dichiara che il Signore deve essere onorato perché governa i popoli con rettitudine» (Herb. PL 142, 247 C)
2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; 3 perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti. 4 Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.
«La prima richiesta, invoca la misericordia divina e poi la sua benedizione, che consiste nell’essere illuminati dalla luce del suo volto: l’uomo, infatti, non può vederlo se non viene avvolto dal fulgore del suo stesso splendore». «Illumina il tuo volto su di noi, affinché, risplendenti della luce del tuo volto, trasmettiamo luce a tutti gli uomini. Se non possediamo tutto ciò, in nessun modo siamo in grado di realizzare un’impresa tanto grande» (Herb. PL 142, 247 D).
Nella Bibbia benedire significa anche rendere capaci di fecondità, «ma noi, sapendo che c’è anche una prole spirituale e che i discepoli sono figli dei maestri, preghiamo per poter ottenere tale benedizione» (Eus. PG 23, 672 D).
5 Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. 6 Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.
«I fedeli hanno verificato che nessuno viene trascurato o dimenticato: Tu giudichi tutti, pronunzi sentenze di giustizia, convertendo alla verità gli erranti e correggendo quanti vi resistono» (Tdt. PG 80, 1373 A).
«Lo Spirito Santo insiste a ripetere le stesse parole, come godendo della comune salvezza di tutti gli uomini. Per questo ricomincia una seconda e una terza volta, e non vuole lasciare questo evangelico canto di salvezza» (Eus. PG 23, 676 A).
7 La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio, 8 ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.
«Gli uomini, che provengono dalla terra, non ignorano più Dio, il Signore di tutti. Dopo che Egli si mostrò nel mondo e abitò tra di loro, come insegna il Profeta (Baruc 3,38), essi hanno trovato la via della sapienza ed ora sono in grado di offrirgli il frutto gradevole della loro devozione» (Tdt. PG 80, 1373, B).
«Dio moltiplichi le sue benedizioni. Il primo frutto della terra maturò a Gerusalemme. Lì ebbe origine la Chiesa: ivi discese lo Spirito Santo e ricolmò i santi riuniti insieme. Pieni di timore, accogliendo la pioggia divina, diedero nella confessione un frutto talmente grande, che mettevano in comune ogni loro proprietà per distribuirne ai poveri. Grande frutto fu raccolto in quel luogo! Solo quella terra doveva dare il suo frutto? Ci benedica Dio, il nostro Dio; ci benedica Dio! Ci benedica ancora!» (Agt. 66,9 PL 36, 810). 



Salmo 67


1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo. Canto. 2 Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano. 3 Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi; come si scioglie la cera di fronte al fuoco, periscono i malvagi davanti a Dio. 4 I giusti invece si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. 5 Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, appianate la strada a colui che cavalca le nubi: Signore è il suo nome, esultate davanti a lui. 6 Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. 7 A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri. Solo i ribelli dimorano in arida terra. 8 O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, quando camminavi per il deserto, 9 tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio, quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio d’Israele. 10 Pioggia abbondante hai riversato, o Dio, la tua esausta eredità tu hai consolidato 11 e in essa ha abitato il tuo popolo, in quella che, nella tua bontà, hai reso sicura per il povero, o Dio. 12 Il Signore annuncia una notizia, grande schiera sono le messaggere di vittoria: 13 «Fuggono, fuggono i re degli eserciti! Nel campo, presso la casa, ci si divide la preda. 14 Non restate a dormire nei recinti! Splendono d’argento le ali della colomba, di riflessi d’oro le sue piume». 15 Quando l’Onnipotente là disperdeva i re, allora nevicava sul Salmon. 16 Montagna eccelsa è il monte di Basan, montagna dalle alte cime è il monte di Basan. 17 Perché invidiate, montagne dalle alte cime, la montagna che Dio ha desiderato per sua dimora? Il Signore l’abiterà per sempre. 18 I carri di Dio sono miriadi, migliaia gli arcieri: il Signore è tra loro, sul Sinai, in santità. 19 Sei salito in alto e hai fatto prigionieri – dagli uomini hai ricevuto tributi e anche dai ribelli – , perché là tu dimori, Signore Dio! 20 Di giorno in giorno benedetto il Signore: a noi Dio porta la salvezza. 21 Il nostro Dio è un Dio che salva; al Signore Dio appartengono le porte della morte. 22Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, la testa dai lunghi capelli di chi percorre la via del delitto. 23Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare, li farò tornare dagli abissi del mare, 24perché il tuo piede si bagni nel sangue e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici». 25Appare il tuo corteo, Dio, il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario. 26Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra, insieme a fanciulle che suonano tamburelli. 27 «Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della comunità d’Israele». 28Ecco Beniamino, un piccolo che guida i capi di Giuda, la loro schiera, i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali. 29Mostra, o Dio, la tua forza, conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! 30Per il tuo tempio, in Gerusalemme, i re ti porteranno doni. 31 Minaccia la bestia del canneto, quel branco di bufali, quell’esercito di tori, che si prostrano a idoli d’argento; disperdi i popoli che amano la guerra! 32Verranno i grandi dall’Egitto, l’Etiopia tenderà le mani a Dio. 33Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, 34a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! 35Riconoscete a Dio la sua potenza, la sua maestà sopra
Israele, la sua potenza sopra le nubi. 36Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario. È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo. Sia benedetto Dio!
Un solenne ringraziamento (2-17) precede il trionfale ingresso nel tempio (18 ss). «Il profeta preannuncia la venuta di Cristo; dichiara che l’arroganza dei suoi nemici deve essere umiliata; celebra poi l’ascensione al cielo del Signore» (Herb. PL 142, 248 D)
2 Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano. 3 Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi; come si scioglie la cera di fronte al fuoco, periscono i malvagi davanti a Dio. 4 I giusti invece si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. 5 Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, appianate la strada a colui che cavalca le nubi: Signore è il suo nome, esultate davanti a lui.
Il popolo inizia il rito di ringraziamento con il grido di guerra con cui, un tempo, accompagnava l’Arca nel deserto ed invoca la salvezza dai nemici. «È tempo che Tu sorga, Signore, per procurare agli uomini la salvezza» (Tdt. PG 80, 1376 A). Ci sono uomini che vogliono essere nemici di Dio e lo odiano ma «Dio non è nemico di nessuno; quelli che s’allontanano da lui, si costituiscono da se stessi suoi nemici, attirando su di sé la rovina» (Eus. PG 23, 681 C). «Fuggono perché hanno timore, non perché riescano a nascondersi; fuggono non dal volto di chi non vedono ma da quel volto che sono costretti a vedere» (Agt. 67,2 PL 26, 814).
I malvagi, al manifestarsi dell’azione di Dio, si dileguano e svaniscono poiché la malizia non resiste alla forza luminosa di Dio e della verità. Davanti a Gesù, si dispersero anche i demoni: «Fondendo come cera di fronte al fuoco, gridavano: Lasciaci! Che c’è tra noi e te, Figlio di Dio? (Mt 8,29). Gli invisibili raggi della sua divinità, infatti, si presentavano ai demoni come tormenti e dolori» (Eus. PG 23, 684 C). «Si allude forse a coloro la cui ostinazione si scioglie nelle lacrime della penitenza, tuttavia con tali parole si può intendere anche la minaccia del futuro giudizio» (Agt. 67,3, PL 26, 814).
6 Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. 7 A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri. Solo i ribelli dimorano in arida terra.
Dio dispiega la sua grande forza soprattutto nel soccorrere i miseri e l’evento tipico è stato la liberazione d’Israele dalla schiavitù in Egitto.
A rappresentare i poveri, amati da Dio, sono soprattutto orfani e vedove: «Con orfani e con vedove (cioè con coloro che sono privi di appoggi e di speranze terrene) il Signore costruisce per sé il tempio». «Spesso gli orfani sono stati allevati e istruiti meglio che da parte dei genitori e sono anche diventati uomini insigni. Anche donne, provate dalla sventura della vedovanza, hanno avuto vita serena e dedita a Dio. Dio, più di qualunque padre si occupa dei figli ed è per le vedove, soccorso e vindice». (Eus. PG 23, 688 B-C).
Menzione della liberazione dall’Egitto che preannuncia una redenzione ancora più significativa, quella dal peccato e dalla morte: «Ha sciolto dalle catene i prigionieri del diavolo, dando loro la remissione dei peccati. Ha anche risuscitato con sé quanti erano prigionieri della morte dai tempi antichi» (Eus. PG 23, 692 A). «Chiama prigionieri gli uomini che erano avvinti in modo stretto dai loro peccati. Anuncia che li avrebbe liberati e resi forti. Tra questi ci furono Matteo, Giacomo d’Alfeo, Zaccheo: liberati dalle catene dei loro peccati, combatterono con grande energia il diavolo che li aveva sconfitti. Il Signore rese forti gli uomini un tempo vinti: Non solo! A quelli che erano coperti da un cumulo di malvagità e che mandavano cattivo odore come se si trovassero in un sepolcro, ossia nel corpo in cui abitavano, anche a loro donò la salvezza insieme agli altri» (Tdt. PG 80, 1380 A-B).
8 O Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo, quando camminavi per il deserto, 9 tremò la terra, i cieli stillarono davanti a Dio, quello del Sinai, davanti a Dio, il Dio d’Israele.
Rievocazione dei prodigi dell’Esodo: «La terra si scuoteva per la gioia mentre i cieli stillavano. Stillavano il cibo provveduto in modo miracoloso ai viandanti nel deserto e le parole divine che sono un cibo per le anime» (Eus. PG 23, 692 C).
10 Pioggia abbondante hai riversato, o Dio, la tua esausta eredità tu hai consolidato 11 e in essa ha abitato il tuo popolo, in quella che, nella tua bontà, hai reso sicura per il povero, o Dio.
LXX: pioggia volontaria. È «la stessa grazia, nel senso che essa è data gratuitamente senza essere stata preceduta da alcun merito acquistato con le opere. Perché, se è grazia, non deriva dalle opere: altrimenti la grazia non sarebbe più grazia». «È la parola evangelica» (Eus. PG 23, 692 C). «Chiama pioggia l'elargizione dell'insegnamento; la denomina volontaria perchè richiede la libera scelta. Nessuno viene irrigato per costrizione; soltanto chi aderisce per convinzione, gode della grazia» (Tdt. PG 80, 1381 A).
«L'eredità viene definita esausta. È stata resa debole dalla violenza dei malvagi. Il Signore ha detto a Paolo: Ti basta la mia grazia; la mia forza si manifesta pienamente nella debolezza (2 Cor 12,2). Tu, Signore, rafforzi e rinvigorisci i lottatori quando vengono aggrediti» (Tdt. PG 80, 1381 B).
12 Il Signore annuncia una notizia, grande schiera sono le messaggere di vittoria: 13 «Fuggono, fuggono i re degli eserciti! Nel campo, presso la casa, ci si divide la preda. 14 Non restate a dormire nei recinti! Splendono d’argento le ali della colomba, di riflessi d’oro le sue piume». 15 Quando l’Onnipotente là disperdeva i re, allora nevicava sul Salmon. 16 Montagna eccelsa è il monte di Basan, montagna dalle alte cime è il monte di Basan. 17 Perché invidiate, montagne dalle alte cime, la montagna che Dio ha desiderato per sua dimora? Il Signore l’abiterà per sempre.
Il testo del vv. 12-14 è, corrotto, costringe a differenti ipotesi interpretative. Viene annunciata una vittoria strepitosa. La colomba splendente è forse Israele stesso (cf Os 7,11), che si arricchisce del bottino degli sconfitti. I nemici sbaragliati sono paragonati a fiocchi di neve che scendono sui monti, in dispersione.
La LXX offre una versione congetturale di ardua comprensione: «Il re delle schiere è del diletto, e il diletto divide il bottino per la bellezza della casa. Se dormirete tra le sorti, le ali della colomba saranno argentate e il suo dorso scintillante d’oro. Mentre il Celeste distribuirà i re sulla sua eredità, splenderanno come neve sul Salmon».
Il monte di Basan, luogo della battaglia, è l’Hermon. Gli alti monti sono stati scartati a vantaggio di un piccolo monte, il Sion, dove Dio dimora nel tempio. Egli ama glorificarsi negli uomini e nelle cose umili.
LXX: Il monte di Dio è monte fertile, molto ricco, monte fertile! Il monte molto ricco rappresenta Cristo: «Cristo è il solo nel quale Dio si è compiaciuto di abitare, e nel quale il Padre dimorerà nei secoli senza fine. Non è ammesso paragonarlo ad altri. Il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre. Si è compiaciuto di far abitare in lui la pienezza della divinità (Col 1,19). Per l’eternità il Padre dimora nel Figlio» (Eus. PG 23, 700 D).
«Paolo, uno di questi monti, uno che svetta di molto sugli altri, dopo aver detto che aveva lavorato più di tutti i suoi coapostoli, precisa: Non io, però, ma la grazia di Dio con me. Nessuno osi paragonare quel monte che è il più bello tra tutti i figli degli uomini, [ossia il Cristo] ai monti che sono gli stessi figli degli uomini (poiché non sono mancati coloro che lo identificavano con Giovanni Battista, con Elia oppure Geremia o uno degli altri profeti)» (Agt. 67,23 PL 36, 827).
18 I carri di Dio sono miriadi, migliaia gli arcieri: il Signore è tra loro, sul Sinai, in santità. 19 Sei salito in alto e hai fatto prigionieri – dagli uomini hai ricevuto tributi e anche dai ribelli – , perché là tu dimori, Signore Dio!
Inizia la descrizione della processione trionfale al tempio: Dio, scortato dalle schiere celesti, entra nel santuario, seguito dai prigionieri catturati. Ora il Sinai, il monte della rivelazione, si è come trasferito a Sion, il colle del tempio e in esso il Signore continua a manifestarsi come liberatore.
LXX: Il carro di Dio è composto di miriadi, miglia di uomini festanti. Il Signore è in mezzo a loro, sul Sinai, nel santuario. «Dio ha potenze che lo servono e gli rendono culto: Miriadi di miriadi lo servivano e migliaia di migliaia stavano al suo cospetto (Dn 7,10)» (Cf. Eus. PG 23, 702 B). «Con questa parola si è voluto significare una moltitudine sterminata di santi e di fedeli, i quali, 
portando Dio, son divenuti in qualche modo il cocchio di Dio. Incorporandosi in questa, moltitudine e governandola, Cristo la conduce al fine, come un suo cocchio diretto a qualche meta» (Agt. 67,24 PL 36, 828).
v. 19 LXX. Salendo in alto, hai condotto schiava la stessa schiavitù; hai ricevuto doni per l’uomo, anche se erano ribelli: vi porrai [in essi] la tua dimora. I Padri vedono preannunciata in questa salita l’ascensione di Gesù presso il Padre. «Non sarebbe salito se prima non fosse disceso. Colui che è disceso, è lo stesso che è asceso al di sopra di tutti per riempire il tutto (Ef 4,10). Ha anche ricevuto doni tra gli uomini, doni che gli venivano dal Padre: gli uomini ricevuti in eredità con i quali ha costituito la Chiesa» (Cf. Eus. PG 23, 704 A).
Paolo [citando questo versetto] non dice che il Signore ha ricevuto doni ma che è stato lui stesso a profonderli. «In realtà è vero l’uno e l’altro. Dopo aver ricevuto la fede da coloro che si avvicinavano a Lui, diede loro la sua grazia» (Tdt. PG 80, 1388). Anche se erano ribelli...: «Non hai guardato alla loro malvagità inveterata. Hai visto che erano ribelli ma hai continuato lo stesso a beneficarli, fino a renderli un luogo della tua abitazione» (Tdt. PG 80, 1388 D)
20 Di giorno in giorno benedetto il Signore: a noi Dio porta la salvezza. 21 Il nostro Dio è un Dio che salva; al Signore Dio appartengono le porte della morte. 22Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, la testa dai lunghi capelli di chi percorre la via del delitto.
«Il Signore merita di essere lodato in continuità perché ha agito con grande bontà. L’autore della nostra salvezza, per noi oggi aprirà una strada affinché non rischiamo di perdere i benefici che ci ha elargiti» (Tdt. PG 80, 1389).
Nella liberazione dalla morte, I Padri scorgono una menzione alla discesa di Gesù agli inferi e alla liberazione degli antichi Padri. «Solo lui che è un Dio che salva ha trovato le vie d’uscita per sfuggire alla morte... Lui che ha aperto le uscite della morte schiaccia la testa ai suoi nemici [i demoni] che prima erano passati sopra le teste degli uomini e le avevano calpestate con i piedi» (Eus. PG 23, 704 D).
Significato controverso: Dio cattura i nemici afferrandoli per i capelli (?). «Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici, la testa dai lunghi capelli di chi percorre la via del delitto, cioè di coloro che si inorgogliscono e vanno superbi delle loro colpe, mentre dovrebbero umiliarsene e dire: Signore, sii benigno con me che sono peccatore. Ma il Signore schiaccerà loro la testa, perché chi si esalta sarà umiliato» (Agt. 67,30 PL 36, 831).
23Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare, li farò tornare dagli abissi del mare, 24perché il tuo piede si bagni nel sangue e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici».
Immagini crude per evidenziare la disfatta ignominiosa dei nemici. Dio fa tornare dai luoghi più lontani, dalle regioni remote e dagli abissi. «Osserva quali grandi imprese abbia compiuto il Signore! Fa tornare da Basan e dagli abissi del mare le anime che un tempo erano là sprofondate» (Eus. PG 23, 708 B).
25Appare il tuo corteo, Dio, il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario. 26Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra, insieme a fanciulle che suonano tamburelli. 27 «Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della comunità d’Israele». 28Ecco Beniamino, un piccolo che guida i capi di Giuda, la loro schiera, i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.
Nel corteo è rappresentato tutto Israele festante, anche se vengono menzionate soltanto due tribù del Nord (Zabulon e Neftali) e due del Sud (Giuda e Beniamino).
Paolo, discendente dalla tribù di Beniamino, ha incarnato la figura dell’avo qui chiamato un piccolo poiché Egli stesso ha dichiarato: sono l’ultimo degli apostoli (Cf. Eus. PG 23, 712 B).
29Mostra, o Dio, la tua forza, conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! 30Per il tuo tempio, in Gerusalemme, i re ti porteranno doni. 31 Minaccia la bestia del canneto, quel branco di bufali, quell’esercito di tori, che si prostrano a idoli d’argento; disperdi i popoli che amano la guerra! 32Verranno i grandi dall’Egitto, l’Etiopia tenderà le mani a Dio.
Il popolo chiede di essere liberato anche nel futuro: gli sconfitti dovranno portare i tributi al tempio. Le belve sono un’immagine dei nemici ostili e pericolosi..
«Prega chiedendo che vengano tolti gli impedimenti perché la Parola possa correre senza ostacoli. Già vedeva le persecuzioni che sarebbero sorte contro l’annuncio evangelico e vedeva le belve spirituali dalle quali pregava di essere liberato» (Eus. PG 23, 713 D)
L’Etiopia tenderà le mani a Dio... Tutti i popoli riconosceranno il Signore, anche i più lontani (come l’Etiopia). L’etiope, di cui fanno menzione gli Atti degli apostoli (At 8,1-10 rappresenta un annuncio della conversione di tutte le altre genti (Cf. Eus. PG 23, 717 B).
33Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, 34a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! 35Riconoscete a Dio la sua potenza, la sua maestà sopra Israele, la sua potenza sopra le nubi. 36Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario. È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo. Sia benedetto Dio!
«Tuona con voce potente: da questo è possibile definire la maestà di colui che era nel principio presso Dio, il Dio Verbo: la sua voce non è come quella degli altri uomini (Cf. Eus. PG 23, 720 B). «Colui che come agnello è stato senza voce dinanzi al tosatore, ecco, darà la sua voce: non la voce della debolezza, come di colui che deve essere giudicato, ma la voce della potenza, come di chi giudicherà... Perché dite che ogni speranza è vana, o infedeli? Perché il servo malvagio seguita a brontolare tra sé: Il mio Signore tarda a venire? Ecco, emetterà la sua voce, una voce di potenza» (Agt. 67,42 PL 36, 839).
Egli rende il suo popolo santo capace di dire: tutto posso in Colui che mi da la forza (Fil 4,13) (Cf. Eus. PG 23, 721 B). «Dio benedetto, darà forza al suo popolo che ora è fragile e debole. Abbiamo infatti questo tesoro in vasi di argilla. Allora invece, quando si sarà compiuta anche la gloriosa trasformazione dei nostri corpi, egli darà potenza e forza al suo popolo. Egli stesso dunque darà a noi quella virtù che ha già dato alla sua carne e che l'Apostolo chiama: la potenza della sua resurrezione e la fortezza con la quale verrà distrutta quella nemica che è la morte. Così abbiamo finalmente terminato con l'aiuto di Dio questo salmo assai lungo e difficile a comprendersi. Benedetto Iddio! Amen» (Agt. 67,44 PL 36, 340). 



Salmo 68 


1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Di Davide. 2 Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola. 3 Affondo in un abisso di fango, non ho nessun sostegno; sono caduto in acque profonde e la corrente mi travolge. 4 Sono sfinito dal gridare, la mia gola è riarsa; i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio. 5 Sono più numerosi dei capelli del mio capo quelli che mi odiano senza ragione. Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere, i miei nemici bugiardi: quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo? 6 Dio, tu conosci la mia stoltezza e i miei errori non ti sono nascosti. 7 Chi spera in te, per colpa mia non sia confuso, Signore, Dio degli eserciti; per causa mia non si vergogni chi ti cerca, Dio d’Israele. 8 Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; 9 sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. 10 Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. 11 Piangevo su di me nel digiuno, ma sono stato insultato. 12 Ho indossato come vestito un sacco e sono diventato per loro oggetto di scherno. 13 Sparlavano di me quanti sedevano alla porta, gli ubriachi mi deridevano. 14 Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza. 15 Liberami dal fango, perché io non affondi, che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde. 16 Non mi travolga la corrente, l’abisso non mi sommerga, la fossa non chiuda su di me la sua bocca. 17 Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; volgiti a me nella tua grande tenerezza. 18 Non nascondere il volto al tuo servo; sono nell’angoscia: presto, rispondimi! 19 Avvicìnati a me, riscattami, liberami a causa dei miei nemici. 20Tu sai quanto sono stato insultato: quanto disonore, quanta vergogna! Sono tutti davanti a te i miei avversari. 21 L’insulto ha spezzato il mio cuore e mi sento venir meno. Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. 22Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno
dato aceto. 23La loro tavola sia per loro una trappola, un’insidia i loro banchetti. 24Si offuschino i loro occhi e più non vedano: sfibra i loro fianchi per sempre. 25Riversa su di loro il tuo sdegno, li raggiunga la tua ira ardente. 26Il loro accampamento sia desolato, senza abitanti la loro tenda; 27 perché inseguono colui che hai percosso, aggiungono dolore a chi tu hai ferito. 28Aggiungi per loro colpa su colpa e non possano appellarsi alla tua giustizia. 29Dal libro dei viventi siano cancellati e non siano iscritti tra i giusti. 30Io sono povero e sofferente: la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro. 31 Loderò il nome di Dio con un canto, lo magnificherò con un ringraziamento, 32che per il Signore è meglio di un toro, di un torello con corna e zoccoli. 33Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio, fatevi coraggio, 34perché il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri. 35A lui cantino lode i cieli e la terra, i mari e quanto brulica in essi. 36Perché Dio salverà Sion, ricostruirà le città di Giuda: vi abiteranno e ne riavranno il possesso. 37 La stirpe dei suoi servi ne sarà erede e chi ama il suo nome vi porrà dimora. 

Supplica di un fedele che si sente alienato da Dio e dalla comunità. «Cristo chiede a Dio Padre di essere salvato e che la speranza dei fedeli, riposta nella sua risurrezione, non sia delusa (Herb. PL 142, 256 D). 

2 Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola. 3 Affondo in un abisso di fango, non ho nessun sostegno; sono caduto in acque profonde e la corrente mi travolge. 4 Sono sfinito dal gridare, la mia gola è riarsa; i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio. 5 Sono più numerosi dei capelli del mio capo quelli che mi odiano senza ragione. Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere, i miei nemici bugiardi: quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo? 6 Dio, tu conosci la mia stoltezza e i miei errori non ti sono nascosti. 7 Chi spera in te, per colpa mia non sia confuso, Signore, Dio degli eserciti; per causa mia non si vergogni chi ti cerca, Dio d’Israele.
Il salmista paragona la sua situazione di pericolo a quella di chi sta rischiando d’annegare, a causa soprattutto dell’ostilità accanita degli avversari.
«Chiamandole acque, [Gesù] insegna, che le tentazioni e le insidie contro di lui sono penetrate fino alla sua anima» (Eus. PG 23, 725 B); per testimoniare queste sue sofferenze interiori, Eus. cita, poi, i detti: «Ora l’anima mia è turbata (Gv 12,27)»; «Triste è l’anima mia fino alla morte (Mt 26,38)». Ricorda la vicenda del profeta Giona gettato in mare e la sua invocazione nel ventre del pesce (Gn 2,6ss). «Le profondità del mare indicano le regioni della morte, dalle quali soltanto il nostro Signore e Salvatore, dopo esservi disceso, è ritornato. Nel salmo precedente si diceva: del Signore Dio sono le uscite dalla morte... li farò tornare dalle profondità del mare» (Eus. PG 23, 728 B)
Sfinito dal gridare: «Questo grido lo vediamo compiuto nel Vangelo secondo Giovanni quando si dice che Gesù, stando in piedi, gridava dicendo: Chi ha sete, venga a me e beva»... Se uno considera che da allora fino adesso, per tutta la terra abitata, nelle sue Chiese Egli grida, esortando ad accorrere alla sua bevanda vivificante, e richiamando quanti erano morti per i peccati che conducono alla morte. Questa espressione indica l’assiduità del suo gridare: non ha smesso dopo aver gridato una volta sola, ma, mediante i suoi discepoli, sempre grida e si rivolge a gran voce alle anime di tutti» (Eus. PG 23, 729 B – 731 A).
I miei occhi si consumano nell'attesa del mio Dio... «Si serve, come immagine, di quando alcuni aspettano che ritorni una persona importante che se n’è andata e continuano a guardare in strada. Mi sento sempre più stanco mentre attendo il tuo aiuto» (Tdt. PG 80, 1401 B).
5 Sono più numerosi dei capelli del mio capo quelli che mi odiano senza ragione. Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere, i miei nemici bugiardi: quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo? 6 Dio, tu conosci la mia stoltezza e i miei errori non ti sono nascosti. 7 Chi spera in te, per colpa mia non sia confuso, Signore, Dio degli eserciti; per causa mia non si vergogni chi ti cerca, Dio d’Israele.
«Accettò la croce come se avesse commesso qualche delitto e prega per ciò che a lui era stato imputato in modo ingiusto» (Css. PL 70, 479 C).
Dio, tu conosci la mia stoltezza... I Padri, nell’attribuire a Cristo queste espressioni, trascendono il senso immediato ed interpretano in questo modo: Egli possiede la follia di Dio che si contrappone alla sapienza umana. «I sapienti di questo mondo calunniano il mio insegnamento, lo respingono come folle e stolto a motivo della croce ignominiosa. Ti supplico e ti prego, o Padre, di custodire nella fermezza quanti credono in me, perché non restino confusi» (Eus. PG 23, 734 B).
Le colpe di Gesù sono in realtà le nostre che Egli ha preso su di sé: «Ha lavato i nostri peccati, e per noi è divenuto maledizione. Queste colpe le ho prese su di me a favore degli uomini» (Eus. PG 23, 734 A).
8 Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; 9 sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. 10 Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. 11 Piangevo su di me nel digiuno, ma sono stato insultato. 12 Ho indossato come vestito un sacco e sono diventato per loro oggetto di scherno. 13 Sparlavano di me quanti sedevano alla porta, gli ubriachi mi deridevano.
Dato che i giudei, a motivo della novità del suo insegnamento, consideravano Gesù «uno straniero, Egli deceva loro: Perché non capite il mio linguaggio? Perché non potete ascoltare la mia parola? Lo trattavano da straniero anche quando lo rimproveravano: Non diciamo bene che sei un samaritano e che hai un demonio? È dunque in questo senso che è divenuto straniero ed estraneo per i figli di sua madre» (Eus. PG 23, 740 B).
Lo zelo per la casa di Dio. «Gesù, con tutta franchezza, aveva rimproverato quelli che facevano della casa del Padre una casa di mercato. Per questo gli tendevano insidie. L’evangelista aggiunge: i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi ha divorato (Gv 2,13-17)» (Eus. PG 23, 740 B-C).
Digiuno e scherno: «Facendo un tale raffronto Cristo dice di aver digiunato, perché aveva una fame davvero grande della fede degli uomini, eppure non poteva trovarla... Per sacco s’intendono la tristezza e le lacrime, come quando il Signore, turbato al vedere la fragilità umana, pianse» (Css. PL 70, 481 D)
14 Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza. 15 Liberami dal fango, perché io non affondi, che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde. 16 Non mi travolga la corrente, l’abisso non mi sommerga, la fossa non chiuda su di me la sua bocca.
Il salmista chiede che Dio che l’esaudisca, a motivo della sua misericordia.
Gesù poi, con la sua missione ha inaugurato il tempo decisivo della benevolenza del Padre: «Il tempo della benevolenza è quello in cui, grazie alla sua incarnazione, ha liberato dalla morte incombente il mondo che versava in pericolo. Ne parla anche san Paolo: Ecco ora il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza (2 Cor 6,2). È il tempo che ha superato tutti i secoli, il tempo in cui ha rinvigorito il mondo che cadeva... Spiega il motivo di questo intervento: se non ci fosse stata la grandezza della misericordia, non avremmo potuto essere redenti noi che eravamo schiavi». (Css. PL 70, 483 A)
17 Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; volgiti a me nella tua grande tenerezza. 18 Non nascondere il volto al tuo servo; sono nell’angoscia: presto, rispondimi!
«Per la tua bontà, non per il mio merito» (Tdt. PG 80, 1405 B). «Ricorda spesso questa tenerezza perché sa che essa è l’avvocato dei miseri e, davanti ad essa, svaniscono tutti i peccati, anche se molto numerosi» (Css. PL 70, 484 C).
19 Avvicìnati a me, riscattami, liberami a causa dei miei nemici. 20Tu sai quanto sono stato insultato: quanto disonore, quanta vergogna! Sono tutti davanti a te i miei avversari. 21 L’insulto ha spezzato il mio cuore e mi sento venir meno. Mi aspettavo compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. 22Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto. 23La loro tavola sia per loro una trappola, un’insidia i loro banchetti. 24Si offuschino i loro occhi e più non vedano: sfibra i loro fianchi per sempre. 25Riversa su di loro il tuo sdegno, li raggiunga la tu
ira ardente. 26Il loro accampamento sia desolato, senza abitanti la loro tenda; 27 perché inseguono colui che hai percosso, aggiungono dolore a chi tu hai ferito. 28Aggiungi per loro colpa su colpa e non possano appellarsi alla tua giustizia. 29Dal libro dei viventi siano cancellati e non siano iscritti tra i giusti.
«Tutto questo è accaduto alla lettera, e il Vangelo ce lo narra. Dobbiamo quindi intendere che lì si realizzava ciò che era stato predetto tanto tempo prima nel nostro testo ....Aveva preso un cibo soave, quando aveva mangiato la Pasqua insieme con i suoi discepoli, e in esso aveva mostrato il sacramento del suo corpo. In questo cibo così soave, chi è che introduce il fiele se non i contraddittori del Vangelo, come un tempo i persecutori di Cristo? Peccarono meno i giudei crocifiggendolo mentre camminava in terra, di quanto non pecchino adesso coloro che lo disprezzano mentre egli siede in cielo. Ciò che fecero allora i giudei quando gli porsero da bere quell'amara bevanda, aggiungendola al cibo che egli già aveva ricevuto, la stessa cosa fanno ora coloro che, vivendo male, seminano scandali nella Chiesa» (Agt. 68,6 PL 36, 858-859).
Il salmista invoca l’applicazione della legge del taglione contro i suoi nemici (vv. 23-29): «A causa di tutte queste violenze, implora una giusta sentenza e chiede che i persecutori subiscano essi stessi quanto hanno fatto contro gli altri» (Tdt. PG 80, 1408 D).
I Padri non li interpretano come una richiesta ma come una previsione dolorosa di quanto sarebbe accaduto, soprattutto ai persecutori di Gesù (Cf. Eus. PG 23, 740 D). «Le parole: Al loro cospetto diventi una trappola non sono un desiderio che così accada ma una profezia del futuro. Non lo dice augurandosi che le cose si verifichino ma constatando che purtroppo si verificheranno. È, questa, una distinzione che noi vi abbiamo spesso sottolineata e di cui voi dovete ricordarvi, affinché ciò che il profeta presagisce ed annunzia mosso dallo Spirito di Dio non sembri imprecazione d'un animo iroso e maldisposto» (Agt. 68,7 PL 36, 859).
30Io sono povero e sofferente: la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
«[Cristo] soffriva per quelli che si perdevano. Proprio perché soffriva, esclamava: O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? (Mt 17,17)» (Eus. PG 23, 760 A).
«Io sono povero e sofferente. È tutto intero il suo corpo che dice queste parole. Il corpo di Cristo, in questa terra, è povero e sofferente. Siano pur ricchi i cristiani; è un fatto che, se sono cristiani, sono poveri. A paragone delle ricchezze celesti nelle quali sperano, stimano sabbia ogni ricchezza terrena» (Agt. 68,14 PL 36, 863).
31 Loderò il nome di Dio con un canto, lo magnificherò con un ringraziamento, 32che per il Signore è meglio di un toro, di un torello con corna e zoccoli. 33Vedano i poveri e si rallegrino; voi che cercate Dio, fatevi coraggio, 34perché il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri. 35A lui cantino lode i cieli e la terra, i mari e quanto brulica in essi.
«Caprai questo rendimento di grazie con cui il Figlio magnifica il Padre, ricordando ai misteri del Nuovo Testamento [all’Eucaristia], con i quali, per tutta la terra, la Chiesa offre a Dio il rendimento di grazie, come è stata istruita a fare»... Se i giudei vanno fieri dei sacrifici [d’animali], sappiano che sono molto meglio, e a Dio più graditi, il mio rendimento di grazie e la mia lode» (Eus. PG 23, 760 B).
Vedano gli umili e si rallegrino: «Offeso dai servi, li ha ridotti in ceppi; ma, quando gridavano dalle loro catene, non li ha disprezzati. Quali sono queste catene? La condizione mortale, la corruttibilità della carne, ecco le catene con le quali siamo legati. Quando gli uomini vogliono essere ricchi cercano degli stracci per avvolgere le catene» (Agt. 68,18 PL 36, 864).
36Perché Dio salverà Sion, ricostruirà le città di Giuda: vi abiteranno e ne riavranno il possesso. 37 La stirpe dei suoi servi ne sarà erede e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
«Perché Dio salverà Sion. Non cessa di restaurare la sua Chiesa; incorpora al suo Unigenito le genti fedeli; non priva del premio promesso coloro che credono in lui. Nessuno dica: Quando si verificherà questa restaurazione delle città di Giudea? Se tu volessi davvero riconoscere questa restaurazione ed essere pietra viva, tanto da far parte di essa! Anche ora vengono costruite le città della Giudea» (Agt. 68,20 PL 36, 865).
«Qual è dunque la discendenza dei suoi servi? Forse tu dirai: Sono i giudei nati da Abramo; e noi, che non siamo nati da Abramo, come possederemo questa città? Ma non sono certo discendenti di Abramo quei giudei ai quali diceva il Signore: Se siete figli di Abramo, fate ciò che faceva Abramo. Discendenti dei suoi servi sono quindi gli imitatori della fede dei suoi servi» (Agt. 68,21 PL 36, 865). 



Salmo 69


1 Al maestro del coro. Di Davide. Per fare memoria. 2 O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto. 3 Siano svergognati e confusi quanti attentano alla mia vita. Retrocedano, coperti d’infamia, quanti godono della mia rovina. 4 Se ne tornino indietro pieni di vergogna quelli che mi dicono: «Ti sta bene!». 5 Esultino e gioiscano in te quelli che ti cercano; dicano sempre: «Dio è grande!» quelli che amano la tua salvezza. 6 Ma io sono povero e bisognoso: Dio, affréttati verso di me. Tu sei mio aiuto e mio liberatore: Signore, non tardare.
Supplica di chi si trova in estremo pericolo. «Voce dei martiri e dei confessori che chiedono di essere liberati dalle insidie dei persecutori» (Herb. PL 142, 263 D).
2 O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
«Quanto più sei grande, tanto più umiliati e davanti al Signore troverai grazia! (Sir 3,18). Con sentimenti d’umiltà, facendosi piccolo e guardando alla grande ricchezza della bontà di Dio, il re Davide definisce se stesso povero e misero. Come se a nulla gli giovassero né la ricchezza, né il regno; né la giustizia che aveva raggiunto, chiedeva l’aiuto che viene da Dio solo» (Eus. PG 23, 769 A)
«Cristo invoca il Padre a favore del genere umano e gli chiede che venga a soccorerlo» (Crl. PG 69, 1177 B).
«In questo salmo risuona la voce di persone sofferenti; anche la voce dei martiri... Non resta più nessuno, ormai, che osi insultare apertamente i cristiani; e tuttavia soffriamo ancora. Ci sono ancora i nemici dei martiri; e, poiché non possono perseguitarli con le parole e con la spada, li perseguitano con i loro cattivi costumi. E volesse il cielo che avessimo a rammaricarci solo dei pagani! Purtroppo, invece, ci tocca vedere, anche fra coloro che portano sulla loro fronte il segno di Cristo, gente che sulla stessa fronte porta il marchio della propria dissolutezza... Tra tutte queste cose noi gemiamo, ed esse costituiscono la nostra persecuzione, sempre che ci sia in noi la carità che dice: Chi si ammala, e io non mi ammalo? Chi è scandalizzato, e io non brucio?» (Agt. 69,2 PL 36, 2).
3 Siano svergognati e confusi quanti attentano alla mia vita. Retrocedano, coperti d’infamia, quanti godono della mia rovina. 4 Se ne tornino indietro pieni di vergogna quelli che mi dicono: «Ti sta bene!». 5 Esultino e gioiscano in te quelli che ti cercano; dicano sempre: «Dio è grande!» quelli che amano la tua salvezza.
«Quanto è opportuna questa preghiera! Il salmista non chiede di essere protetto dagli uomini che insiadono le sue ricchezze o i suoi beni ma da quelli che insidiano la sua anima, dai demoni e dai suoi collaboratori, gli uomini iniqui» (Crl. PG 69, 1177 C). «Cristo, vedendo insorgere quelli che insidiavano il suo insegnamento e il grande corpo della sua Chiesa, eleva in profezia questa preghiera, per scongiurare il male che sarebbe venuto dagli avversari e per insegnare alla sua Chiesa come bisogna pregare» (Eus. PG 23, 769 C).
«Si rallegrino coloro che ti cercano. Non avranno, dunque, da rallegrarsi coloro che cercano se medesimi, coloro che tu per primo hai cercati, prima che essi cercassero te. Quella pecora non cercava ancora il pastore; se ne era andata dal gregge. E il pastore scese a lei, la cercò e la riportò a casa sulle sue spalle. O pecora, tu ora lo cerchi. E potrà non curarsi di te, lui che per primo ti ha
cercata, quando tu lo disprezzavi e non lo cercavi? Comincia, finalmente, a cercare colui che per primo ti ha cercata e ti ha riportata sulle sue spalle» (Agt. 69,5 PL 36, 6).
6 Ma io sono povero e bisognoso: Dio, affréttati verso di me. Tu sei mio aiuto e mio liberatore: Signore, non tardare.
«È proprio di chi si trova in pericolo considerare tardivo anche il soccorso che viene dato con estrema prontezza. Dio, però, agisce sempre come deve e a suo tempo. Siamo noi che consideriamo lento l’intervento a cui aspiriamo con desiderio intenso» (Css. PL 70, 494 D) «Il Signore può compiere infinitamente di più di quanto noi possiamo chiedere e comprendere» (Agt. 69,6 PL 36, 8). 



Salmo 70 


1 In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso. 2 Per la tua giustizia, liberami e difendimi, tendi a me il tuo orecchio e salvami. 3 Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza: davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! 4 Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio, dal pugno dell’uomo violento e perverso. 5 Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza. 6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno: a te la mia lode senza fine. 7 Per molti ero un prodigio, ma eri tu il mio rifugio sicuro. 8 Della tua lode è piena la mia bocca: tutto il giorno canto il tuo splendore. 9 Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze. 10 Contro di me parlano i miei nemici, coloro che mi spiano congiurano insieme 11 e dicono: «Dio lo ha abbandonato, inseguitelo, prendetelo: nessuno lo libera!». 12 O Dio, da me non stare lontano: Dio mio, vieni presto in mio aiuto. 13 Siano svergognati e annientati quanti mi accusano, siano coperti di insulti e d’infamia quanti cercano la mia rovina. 14 Io, invece, continuo a sperare; moltiplicherò le tue lodi. 15 La mia bocca racconterà la tua giustizia, ogni giorno la tua salvezza, che io non so misurare. 16 Verrò a cantare le imprese del Signore Dio: farò memoria della tua giustizia, di te solo. 17 Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. 18 Venuta la vecchiaia e i capelli bianchi, o Dio, non abbandonarmi, fino a che io annunci la tua potenza, a tutte le generazioni le tue imprese. 19 La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo. Tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio? 20Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere: tu mi darai ancora vita, mi farai risalire dagli abissi della terra, 21 accrescerai il mio onore e tornerai a consolarmi. 22Allora io ti renderò grazie al suono dell’arpa, per la tua fedeltà, o mio Dio, a te canterò sulla cetra, o Santo d’Israele. 23Cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra e la mia vita, che tu hai riscattato. 24Allora la mia lingua tutto il giorno mediterà la tua giustizia. Sì, saranno svergognati e confusi quelli che cercano la mia rovina.
Preghiera di un anziano, fiducioso in Dio, che invoca il suo aiuto in un momento di grave difficoltà. «Voce dei fedeli che chiedono di essere liberati dalla malizia di uomini malvagi per poter, in seguito, rendere grazie al Signore con un fervore ancora più intenso» (Herb. PL 142, 265 B).
«Conviene unire questo salmo a quelli che lo precedono, perché ha molta affinità con quelli» (Eus. PG 23, 772 D)
1 In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso.
«Queste espressioni si possono interpretare sia come dette dal Salvatore, sia da parte di ogni giusto. Contengono un insegnamento che ci istruisce a coltivare buone disposizioni, mettendo tutto al secondo posto, e collocando soltanto nel Signore tutte le nostre speranze. Quanti, invece, fondano le loro speranze nelle ricchezze, o in cariche mondane, o nella familiarità con i principi e nella loro protezione, o in qualche altra cosa mortale e peritura, si espongono al disinganno» (Eus. PG 23, 773 B – C).
2 Per la tua giustizia, liberami e difendimi, tendi a me il tuo orecchio e salvami.
«Difendimi per la tua giustizia. Nella tua giustizia, non nella mia. Qual è mai infatti la mia giustizia? Ho cominciato con la colpa e, se sono giusto, lo sono per la tua giustizia. Sono giusto per la giustizia che tu mi hai data: la quale, se è mia, non cessa d'essere tua, in quanto da te è stata data a me» (Agt. 70,4 PL 36, 377).
3 Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza: davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! 4 Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio, dal pugno dell’uomo violento e perverso.
«Il coro degli apostoli sapendo che Dio aveva annunciato che si sarebbe manifestato come un muro di fuoco all'intorno, a protezione dei credenti, gli chiede di compiere la promessa. Egli è la roccia sopra la quale abbiamo poggiato la costruzione ed è anche la cerchia muraria che ci abbraccia affinché non veniamo offesi dall'assalto del male» (Atn. PG 27, 316 C – D). «Perché mai fuggivi da Dio, o Adamo...? Perché avevi paura della presenza del Signore vicino al quale eri solito allietarti? Te ne eri allontanato ed eri perduto. Da allora sei prigioniero; ed ecco ti viene a trovare; non sei abbandonato. ... Ecco, Dio stesso è divenuto il luogo del tuo rifugio, egli che prima ti incuteva timore» (Agt. 70,5 PL 36, 378).
5 Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza. 6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno: a te la mia lode senza fine.
Il versetto può presentare un significato collettivo e riferirsi alla nascita e alla giovinezza del popolo: «Chiama giorno natalizio e parto il momento dell’uscita dall’Egitto» (Tdt. PG 80, 1420 B). Significato personale: «Se la potenza di Dio non vigilasse e custodisse ciò che è portato in grembo, questi non potrebbe strutturarsi, nè rimanere in vita» (Eus. PG 23, 777 A). «L’aver sperato in Dio fin dalla giovinezza, lo si può dire anche di Davide. Quando pascolava le pecore, con fede e speranza in Dio affrontava leoni ed orsi per salvare le pecore; pur essendo ragazzo, cacciava via da Saul lo spirito cattivo... Per chiunque Dio abbia degnato della sua elezione fin dalla giovinezza, vale la stessa dichiarazione» (Eus. PG 23, 776 C).
7 Per molti ero un prodigio, ma eri tu il mio rifugio sicuro. 8 Della tua lode è piena la mia bocca: tutto il giorno canto il tuo splendore. 9 Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze. 10 Contro di me parlano i miei nemici, coloro che mi spiano congiurano insieme 11 e dicono: «Dio lo ha abbandonato, inseguitelo, prendetelo: nessuno lo libera!».
Senso collettivo: dopo i prodigi dell’Esodo, il Signore ha continuato a manifestare nella vicenda d’Israele altri segni della sua azione: «Dopo quel glorioso inizio, ho vissuto molteplici vicissitudini al punto da apparire come una manifestazione prodigiosa e come un segno» (Tdt. PG 80, 1421 A)
Senso personale: «Un fedele diventa un prodigio in questo mondo, quando segue cose diverse da quelle che ama la massa dei peccatori. Come potrebbe non essere visto come un prodigio colui il quale si comporta contro l’opinione dei più?». (Css. PL 70, 498 A)
«Ti prego affinché, fino all’ultima ora della mia vita, la mia bocca si riempia della tua lode e si riempia al punto che non vi sia più spazio per pronunciare qualcosa di diverso o per conversare con gli uomini... Che io non faccia altro sino alla morte, se non aver la mia bocca ricolma della tua lode» (Eus. PG 23, 777 D). «Che significa: Tutto il giorno? Senza interruzione. Nelle prosperità, perché mi consoli; nelle avversità, perché mi correggi. Prima che io fossi, perché tu mi hai fatto; ora che sono, perché mi hai salvato. Dopo aver peccato perché mi hai perdonato; una volta convertito perché mi hai aiutato; e quando avrò perseverato perché mi avrai incoronato» (Agt. 70,10 PL 36, 381).
v. 9 La vecchiaia, per il popolo d’Israele, corrisponde all’epoca dell’esilio (Cf Tdt. PG 80, 1421 B).
I nemici del salmista lo aggrediscono con violenza (v. 10) perché sono convinti che egli sia privo dell’aiuto di Dio, anzi lo considerano forse castigato da lui. Proprio perché si trova nell’angustia, l’orante insiste nella speranza in Dio e nella supplica, fino ad anticipare il ringraziamento.
«Tutto questo è stato detto di Cristo.... Come sarebbe stato catturato, se essi per primi nel loro cuore non avessero detto: Dio lo ha abbandonato? Tuttavia, fratelli, con un riferimento più accessibile, possiamo pensare che tutte queste parole vengano pronunziate dalle membra di Cristo, e sentire in esse la nostra stessa voce. Egli infatti ha potuto pronunciarle in quanto era nostro rappresentante: non quindi per la sua potenza e maestà, ma per quello che era diventato per noi; non come nostro creatore, ma come partecipe della nostra umanità» (Agt. 70,12 PL 36, 2).
14 Io, invece, continuo a sperare; moltiplicherò le tue lodi. 15 La mia bocca racconterà la tua giustizia, ogni giorno la tua salvezza, che io non so misurare. 16 Verrò a cantare le imprese del Signore Dio: farò memoria della tua giustizia, di te solo.
«Ho ricevuto un'infinità di benefici ma, poiché sono solo un uomo, non posso corrispondere degnamente. Chiedo che la tua sapienza colmi di lode la mia bocca e soltanto, allora, riuscirò, sia pure con fatica, celebrare la tua gloria» (Atn. PG 27, 317 C). «La giustizia del Padre è l'Unigenito. Secondo l'insegnamento dell'apostolo, noi siamo diventati giusti per mezzo di Lui» (Atn. PG 27, 320 B).
17 Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. 18 Venuta la vecchiaia e i capelli bianchi, o Dio, non abbandonarmi, fino a che io annunci la tua potenza, a tutte le generazioni le tue imprese. 19 La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo. Tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio?
Significato collettivo: il salmista guarda a tutta la storia d’Israele. «Cristo prega per la sua Chiesa, perché non sia respinta nel prolungarsi del suo permanere sulla terra; se le venisse meno la forza, non avvenga che essa sia abbandonata» (Eus. PG 23, 785 A).
Significato personale: «Per vecchiaia intende dire debolezza. Chiede allora: Non permettere Signore che talora mi trovi in stato di debolezza! In altre parole chiede di non perdere la speranza in Cristo, perché è Lui la nostra forza. Non abbandonarsi quando declinano le mie forze. Se mi accadrà di cadere in peccato, perché sono un uomo, Signore, non abbandonarmi a causa del mio peccato, ma chiamami a te, dal momento che sei Buono» (Atanasio PG 27, 318 D -320 A)
20Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere: tu mi darai ancora vita, mi farai risalire dagli abissi della terra, 21 accrescerai il mio onore e tornerai a consolarmi. 22Allora io ti renderò grazie al suono dell’arpa, per la tua fedeltà, o mio Dio, a te canterò sulla cetra, o Santo d’Israele. 23Cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra e la mia vita, che tu hai riscattato. 24Allora la mia lingua tutto il giorno mediterà la tua giustizia. Sì, saranno svergognati e confusi quelli che cercano la mia rovina.
Il salmista ritiene che la liberazione, ottenuta contro le previsioni degli avversari, sia come un ritorno in vita. Un esempio concreto è il ritorno dall’esilio, visto dal profeta Ezechiele come una risalità dalla morte (Ez 38,12). A sua volta, Gesù ha sperimentata una risalita dagli inferi (Tdt. PG 80, 1428 A): «Dio Padre ha accresciuto la grandezza del suo Unigenito, facendogli vedere tante e cattive tribolazioni. Come un arbitro di una gara esercita il suo atleta mettendolo contro molti, per mostrare meglio il suo valore, allo stesso modo anche il Padre, per rendere manifesta a tutti la magnificenza del suo Figlio, lo ha circondato di molte e cattive tribolazioni» (Eus. PG 23, 788 A).
Vv. 22-24 Il salmista prevede e celebra il ritorno dall’esilio (Cf. Tdt. PG 80, 1428 C). Si attesta il grande valore della lode espressa dai fedeli: «Le moltitudini che per tutta la terra inneggiano al Dio che tutto trascende, sono migliori di un salterio materiale e tramite di loro, il Figlio dichiara di salmeggiare Lui stesso al Padre... Le sue labbra e la sua lingua che medita la giustizia del Padre, sono quelli che nella sua Chiesa si sono consacrati ad applicarsi alle divine Scritture» (Eus. PG 23, 788 D e 789 A).




Salmo 71 


1 Di Salomone. O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; 2 egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto. 3 Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. 4 Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore.
5 Ti faccia durare quanto il sole, come la luna, di generazione in generazione. 6 Scenda come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. 7 Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna.
8 E domini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. 9 A lui si pieghino le tribù del deserto, mordano la polvere i suoi nemici. 10 I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. 11 Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti.
12 Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. 13 Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. 14 Li riscatti dalla violenza e dal sopruso, sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
15 Viva e gli sia dato oro di Arabia, si preghi sempre per lui, sia benedetto ogni giorno. 16 Abbondi il frumento nel paese, ondeggi sulle cime dei monti; il suo frutto fiorisca come il Libano, la sua messe come l’erba dei campi. 17 Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato.
18 Benedetto il Signore, Dio d’Israele: egli solo compie meraviglie. 19 E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. Amen, amen. 20Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio di Iesse.
Invocazione per il re, vicario di Dio in terra. «Il profeta preannuncia la venuta di Cristo ed afferma che tutti i re dovranno adorarlo perché ha redento l’umanità dal dominio del diavolo» (Herb. PL 142, 270 A).
O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; 2 egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto.
Il salmista, chiede che il re, per prima cosa, facendo prevalere la giustizia e reprimendo ogni prepotenza, venga in soccorso degli oppressi. «Secondo il costume delle Scritture, si ripete lo stesso concetto. Infatti le parole il tuo giudizio, le ripete con espressione alquanto diversa: la tua giustizia. E parimenti il termine al re è ripetuto con al figlio del re» (Agt. 71,2 PL 36, 902).
«O Dio dà al re il tuo giudizio, cioè al tuo Unigenito Verbo. Hai stabilito che Egli si mostrasse sulla terra perché regnasse anche sulla terra e non soltanto nei cieli» (Eus. PG 23, 793 B9. «La giustizia del Padre è data dunque al Figlio del re, che procede dal seme di Davide secondo la carne...» (Eus. PG 23, 796 A). «La causa dell’incarnazione del Verbo consisteva nel giudicare l’arroganza di Satana. Prima di essere crocifisso Cristo disse: Ora si compie il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo viene cacciato (Gv 12,31)» (Atn. PG 27, 324 B).
«Secondo la nota abitudine biblica di ripetere i concetti, il tuo popolo, viene ripetuto dopo con i tuoi poveri. Il popolo di Dio deve essere povero, cioè non superbo ma umile. Beati i poveri di spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Ci sono alcuni che abbastanza facilmente distribuiscono tutte le loro ricchezze ai poveri, ma poi non sono altrettanto disposti a divenire essi stessi poveri di Dio. Credono di avere risorse loro proprie e si gloriano come se non le avessero ricevute: ricchi di sé, non poveri di Dio; pieni di sé, non bisognosi di Dio» (Agt. 71,3 PL 36, 902).
3 Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. 4 Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore.
«Bisognava che i poveri di Dio e il suo popolo, che viveva tra gli uomini, fossero giudicati con giustizia. Se un re non avesse fatto questo, non sarebbe stato accettato. Cristo si è scelto un popolo peculiare e quelli che chiama i suoi poveri, li proclama anche beati. L’apostolo, a proposito della
giustizia, insegna: Non mi vergogno del Vangelo perché in esso è rivelata la giustizia di Dio [ossia la sua fedeltà] (Rm 1,16). Riguardo ai poveri, spiega: Non ci sono tra voi molti sapienti, molti nobili, molti potenti (1 Cor 1,26-29)» (Eus. PG 23, 796 B).
5 Ti faccia durare quanto il sole, come la luna, di generazione in generazione.
Il salmista celebra la durata del regno messianico. «Il sole illumina tutto l’universo, rimanendo e restando sino alla consumazione del secolo. Finché il sole allieterà l’universo, allo stesso modo anch’Egli illuminerà le anime degli uomini. Come la luna piena, si dice che continuerà a restare per generazioni e generazioni» (Eus. PG 23, 800 B).
6 Scenda come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. 7 Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna.
Pioggia ed acqua sono immagine di benedizione. LXX: E discenderà come pioggia sul vello, e come gocce stillanti sulla terra. «Ricorda quanto fu fatto dal giudice Gedeone e sottolinea che tutto aveva il suo fine in Cristo. Gedeone un giorno domandò un segno al Signore e gli chiese che fosse bagnato dalla pioggia soltanto il vello disteso sull'aia, e l'aia restasse asciutta; e in seguito chiese che soltanto il vello restasse asciutto, mentre la pioggia doveva bagnare l'aia. Così precisamente accadde. Nell'allegoria, quel vello asciutto rappresentava l'antico popolo d'Israele, posto come nell'aia, cioè in, mezzo al mondo... Ma ora noi vediamo che il popolo giudaico è rimasto asciutto nei confronti della grazia di Cristo, mentre su tutta la terra e su tutte le genti piove dalle nubi la pienezza della grazia cristiana» (Agt. 71,9 PL 36, 907)
8 E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. 9 A lui si pieghino le tribù del deserto, mordano la polvere i suoi nemici. 10 I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. 11 Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti.
Il salmista celebra l’estensione sconfinata del regno messianico. «Saprai come abbia avuto compimento questa parola, considerando come ovunque sulla terra le Chiese di Dio proclamino Signore il suo Cristo» (Eus. PG 23, 804 C). «La profezia dichiara che i regni della zona orientale e quelli a occidente del sole avrebbero portato doni a Colui che è preannunciato» (Eus. PG 23, PG 23, 808 D).
12 Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. 13 Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. 14 Li riscatti dalla violenza e dal sopruso, sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
Il regno del Messia prevede una politica a favore dei poveri. «Il povero rappresenta l’umanità che in quel momento era priva di Dio» (Tdt. PG 80, 1436 D). «Considera povero e misero il popolo dei pagani. Lo attesta il Salvatore stesso dicendo per bocca d’Isaia: lo Spirito del Signore è su di me e per questo mi ha unto per inviarmi ad annunciare ai poveri il lieto annunzio (Cf Is 61,1). Erano davvero poveri gli erranti, gli uomini del tutto privi del tesoro delle virtù, privi della conoscenza della verità. Come dice Paolo, non avevano alcuna speranza né Dio in questo mondo (Ef 2,12)» (Crl. PG 69, 1184 A).
15 Viva e gli sia dato oro di Arabia, si preghi sempre per lui, sia benedetto ogni giorno.
«... il re Salomone ricevette oro proprio dall'Arabia; e questo particolare, in forza dell'allegoria, si applica nel nostro salmo al vero Salomone [Cristo]. Viene dunque profetizzato in queste parole che anche i sapienti di questo mondo avrebbero ben presto creduto in Cristo, intendendo con Arabia i popoli pagani e con oro la sapienza» (Agt. 71,17 PL 36, 911).
Pregare per lui è stato inteso in diversi modi: 1. pregare in relazione a Lui (ossia facendo propria la sua invocazione); 2. pregare a suo favore; 3. pregare Dio per mezzo di Lui (contando sulla sua intercessione). Agt. accoglie le prime due interpretazioni: «Alcuni hanno tradotto la parola greca perì autou: Riguardo a lui, altri Per lui. Ma che significa: Riguardo (o in riferimento) a lui, se non ciò che chiediamo con l'invocazione: Venga il tuo regno? L'avvento di Cristo infatti presenterà
ai fedeli la visione del regno di Dio. La traduzione Per lui è più difficile a comprendersi, a meno che non si intenda che si prega per lui quando si prega per la Chiesa, che è il suo corpo. Era stato infatti preannunziato il grande sacramento di Cristo e della Chiesa nelle parole: Saranno due in una sola carne» (Agt. 71,17 PL 36, 911). Crl. evidenzia il valore della terza interpretazione: «Chi sono quelli che pregano per Lui? Proprio noi che abbiamo ricevuto il dono di credere in Lui. Quando innalziamo a Dio le nostre preghiere, chiediamo che l’abbondanza di grazie ci sia concessa per mezzo di Cristo» (Crl. PG 69, 1184 A).
16 Abbondi il frumento nel paese, ondeggi sulle cime dei monti; il suo frutto fiorisca come il Libano, la sua messe come l’erba dei campi.
Il salmista celebra la prosperità del regno messianico. «... quale altro frutto dovremo intendere che si eleva al di sopra di questo Libano, se non quello di cui l'Apostolo dice, parlando della carità: una via ancora più eccellente vi mostro (1 Cor 12,31)? Tra i doni divini infatti la carità è quello che viene posto per primo, là dove si dice: frutto dello spirito è la carità (Gal 5,22), e da esso tutti gli altri provengono come di conseguenza» (Agt. 71,18 PL 36, 912).
17 Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato.
«Nessuna di queste qualità si addicono a Salomone e perciò è necessario che il contenuto del salmo sia attribuito a Gesù Cristo» (Crl. PG 69, 1184 C). «Paolo dice che il mistero di Cristo esisteva gà prima ancora della creazione del mondo. Era nascosto da secoli eterni ma si è manifestato negli ultimi tempi. Se Cristo fu predestinato, anche noi siamo stati predestinati in qualche modo con Lui» (Crl. PG 69, 1184 B).
«In lui si adempie la promessa fatta ad Abramo. Non dice infatti [il sacro testo]: Nei discendenti, come se fossero molti; ma parla come di un solo. Dice: E nella tua discendenza, che è Cristo (Gal 3,16). Ad Abramo, dunque, era stato detto: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le tribù della terra (Gen 22,18)» (Agt. 71,19 PL 36, 913).
Fine del secondo libro dei Salmi
18 Benedetto il Signore, Dio d’Israele: egli solo compie meraviglie. 19 E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. Amen, amen. 

20Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio di Iesse.
«Raccontando tutte le sue opere compiute nel tempo dell’incarnazione, lo glorifica dicendogli: Tu se il Dio d’Israele, Tu solo potevi compiere tutte queste meraviglie, annullare la potenza di Satana e liberare gli uomini sottomessi alla sua tirannia» (Crl. PG 69, 1184 C).

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