venerdì 31 marzo 2023

La missione oggi

 Vale ancora la pena darsi alla missione?


Mentre i padri e i teologi del Medioevo potevano ancora essere del parere che nella sostanza tutto il genere umano era diventato cattolico e che il paganesimo esistesse ormai soltanto ai margini, la scoperta del nuovo mondo all'inizio dell'era moderna ha cambiato in maniera radicale le prospettive. 


Nella seconda metà del secolo scorso si è completamente affermata la consapevolezza che Dio non può lasciare andare in perdizione tutti non battezzati e che anche una felicità puramente naturale per essi non rappresenta una reale risposta alla questione dell'esistenza umana. Se è vero che i grandi missionari del secolo XVI erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto, nella chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata.


Perciò deriva una doppia profonda crisi. Per un verso ciò sembra togliere ogni motivazione a un futuro impegno missionario. Perché mai si dovrebbe cercare di convincere delle persone ad accettare la fede Cristiana quando possono salvarsi anche senza di essa? Ma pure per i cristiani ne derivò una conseguenza. Diventò incerta e problematica l’obbligatorietà della fede e della sua forma di vita. Se c'è chi si può salvare anche in altre maniere, non è più evidente, alla fin fine, perché il Cristiano stesso sia legato alle esigenze della fede Cristiana e alla sua morale. Ma se fede e salvezza non sono più interdipendenti, anche alla fede diventa immotivata. 


Negli ultimi tempi sono stati formulati diversi tentativi allo scopo di conciliare la necessità universale della fede cristiana con la possibilità di salvarsi senza di essa. Nel ricordo qui due: innanzitutto la ben nota tesi dei Cristiani anonimi…. 

Ancor meno accettabile è la soluzione proposta dalle teorie pluralistiche della religione, per le quali tutte le religioni, ognuna a suo modo, sarebbero vie di salvezza e in questo senso nei loro effetti devono essere considerate equivalenti. La critica della religione del tipo di quella esercitata dall'Antico testamento, dal Nuovo Testamento e dalla Chiesa primitiva è essenzialmente più realistica, più concreta e più vera della sua disanima delle varie religioni. Una ricezione così semplicista non è proporzionata la grandezza della questione. 


Ricordiamo da ultimo soprattutto Henri de Lubac e con lui alcuni altri teologi che hanno fatto forza sul concetto di sostituzione vicaria. Per essi la proesistenza di Cristo sarebbe espressione della figura fondamentale dell'esistenza Cristiana e della Chiesa in quanto tale. È vero che così il problema non è del tutto risolto, ma a me pare che questa sia in realtà l'intuizione essenziale che così tocca l'esistenza del singolo cristiano. Cristo, in quanto unico, era ed è per tutti, e i cristiani, che nella grandiosa immagine di Paolo costituiscono il suo corpo in questo mondo, partecipano di tale essere per. Cristiani, per così dire, non si è per se stessi, bensì, con Cristo, per gli altri. Ciò non significa una specie di biglietto speciale per entrare nella beatitudine eterna, ma la vocazione a costruire l'insieme, il tutto. Quello di cui la persona umana ha bisogno in ordine alla salvezza è l’intima apertura nei confronti di Dio, l'intima aspettativa e adesione a lui, e ciò, viceversa, significa che noi insieme con il Signore che abbiamo incontrato, andiamo verso gli altri e cerchiamo di render loro visibile l'avvento di Dio in Cristo. 


È possibile spiegare questo essere per anche in modo un po' più astratto. È importante per l'umanità che in essa ci sia verità, che questa sia creduta e praticata. Che si soffra per essa. Che la siami. Queste realtà penetrano con la loro luce all'interno del mondo in quanto tale e lo sostengono. Io penso che nella presente situazione diventi per noi sempre più chiaro comprensibile quello che il Signore dice ad Abramo, che cioè dieci giusti sarebbero stati sufficienti a far sopravvivere una città, ma che essa distrugge se stessa se tale piccolo numero non viene raggiunto. È chiaro che dobbiamo ulteriormente riflettere sull'intera questione.


Ratzinger

Per chi Cristo e' morto?

 Per molti o per tutti?


In tutto il Nuovo Testamento e in tutta la tradizione della chiesa è sempre stato chiaro che Dio vuole la salvezza di tutti e che Gesù non è morto per una parte degli uomini ma per tutti; che Dio di per sé stesso non pone limiti e confini. Non distingue tra coloro che non gli piacciono e che non vuole rendere partecipi ella salvezza e altri che invece preferirebbe; ama tutti, perché ha creato tutti. Per questo il Signore è morto per tutti.

Ecco perché nella Lettera ai Romani di San Paolo si legge: Dio non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato il sacrificio per noi tutti (8,32) e nel capitolo quinto della seconda lettera ai Corinzi: lui che è uno, morì per tutti (v.14). Nella prima lettera a Timoteo si legge Cristo Gesù ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa citazione è particolarmente importante proprio perché, nel momento in cui è formulata e dal suo contesto, se riconosce che qui viene citato un testo eucaristico. Sappiamo così che allora in un determinato ambiente della chiesa, nell'eucaristia si usava la formula di offerta per tutti. 


Sulla base di questa consapevolezza, nel secolo XVII venne espressamente condannata una proposizione giansenista, secondo cui il Cristo non era morto per tutti. Tale delimitazione della salvezza venne così respinta come insegnamento eretico, che andava contro la fede di tutta la chiesa. La dottrina ecclesiale Dice esattamente il contrario: Cristo è morto per tutti. Non possiamo permetterci di mettere limiti a Dio.

Colui che ritiene che la fede sia soddisfacente solo se, per così dire, è premiata con la dannazione degli altri, misconosce il nucleo della fede. Un tale sensibilità che ha bisogno della punizione degli altri, non ha assimilato interiormente la fede. Ama solo se stessa, e non Dio, il creatore, a cui appartengono tutte le creature. 


In ogni caso Dio non costringe a nessuno alla salvezza. Dio accetta la libertà dell'uomo. Non è un incantatore, che alla fin fine, sistema tutto. È un vero padre; un creatore che afferma la libertà, anche quando essa la lo rifiuta. Per questo la volontà salvifica di Dio non implica che tutti gli uomini giungano necessariamente alla salvezza C’è la potenza del rifiuto. Dio ci ama e noi dobbiamo solo essere tanto umili da lasciarsi amare.


Ratzinger, Il Dio vicino, 31-33


mercoledì 29 marzo 2023

Il motivo della morte di Gesu'

 Misericordia e giustizia in Dio. 


Papa Giovanni Paolo II era profondamente impregnato da tale impulso (ossia dal desiderio di riscoprire la bontà divina), anche se ciò non sempre emergeva in modo esplicito. Ma non è di certo un caso che il suo ultimo libro, che ha visto la luce proprio immediatamente prima della sua morte, parli della Misericordia di Dio. A partire dall'esperienza nelle quali fin dei primi anni di vita ebbe constatare tutta la crudeltà degli uomini, egli afferma che la misericordia è l'unica vera e ultima reazione efficace contro la potenza del male. Solo là dove c'è misericordia finisce la crudeltà, finiscono il male e la violenza. Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea. La sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli parli continuamente della misericordia di Dio. È la Misericordia quello che ci muove verso Dio mentre la giustizia ci spaventa al suo aspetto.


A mio parere ciò mette in risalto che sotto la patina della sicurezza di sé e della della propria giustizia l'uomo di oggi nasconde una profonda conoscenza delle sue ferite e della sua indegnità di fronte a Dio. Egli è in attesa della Misericordia. Non è di certo un caso che la parabola del buon samaritano sia particolarmente attraente per i contemporanei. E non solo perché in essa è fortemente sottolineata la componente sociale dell'esistenza cristiana, né solo perché in essa è il Samaritano, l'uomo non religioso, nei confronti dei rappresentanti della religione appare, per così dire, come colui che agisce in modo veramente conforme a Dio, mentre li rappresentanti ufficiali della religione si sono resi, per così dire, immuni nei confronti di Dio. È chiaro che ciò piaccia l'uomo moderno. Ma mi sembra altrettanto importante tuttavia che gli uomini nel loro intimo aspettino che il Samaritano venga in loro aiuto, che si curvi, versi olio sulle loro ferite, si prenda cura di loro e li porti al riparo. In ultima analisi essi sanno di aver bisogno della Misericordia di Dio e della sua delicatezza.


Nella durezza del mondo tecnicizzato nel quale i sentimenti non contano più niente, aumenta però l'attesa di un amore salvifico che venga donato gratuitamente. Mi pare che nel tema della misericordia Divina si esprime in modo nuovo quello che significa la giustificazione per fede. A partire dalla misericordia di Dio, che tutti cercano, è possibile anche oggi interpretare da capo il nucleo fondamentale della dottrina della giustificazione e farlo apparire ancora in tutta la sua rilevanza.


Quando Anselmo dice che il Cristo doveva morire in croce per riparare l'offesa infinita che era stata fatta a Dio e così restaurare l'ordine infranto, egli usa un linguaggio difficilmente accettabile dall'uomo moderno. Esprimendosi in questo modo, si rischia di proiettare su Dio un'immagine di un Dio di collera, dominato, dinnanzi al peccato dell'uomo, da sentimenti di violenza e di aggressività paragonabili a quello che noi stessi possiamo sperimentare. Come è possibile parlare della Giustizia di Dio senza rischiare di infrangere la certezza, ormai assodata presso i fedeli, che il Dio dei Cristiani è un Dio ricco di misericordia? (Ef 2,4). 


Le categorie concettuali di Sant'Anselmo sono diventate oggi per noi di certo incomprensibili. E il nostro compito tentare di capire in modo nuovo la verità che si cela dietro tale modo di esprimersi. Per parte mia formula 3 punti di vista su questo punto. 


1) La contrapposizione tra il Padre, che insiste in modo assoluto sulla giustizia e il figlio che obbedisce al padre e ubbidendo accetta la crudele esigenza della giustizia non è solo incomprensibile oggi, ma, a partire dalla teologia trinitaria, è in sé del tutto errata. Il Padre e il Figlio sono una cosa sola e quindi la loro volontà è una sola. Quando il Figlio nell'orto degli Ulivi lotta con la volontà del padre non si tratta del fatto che egli debba accettare per sé lui la crudele a disposizione di Dio, bensì dal fatto di attirare l'umanità dal di dentro della volontà di Dio. Dovremmo tornare ancora, in seguito sul rapporto tra le due volontà del Padre del Figlio. 


2. Ma allora perché mai la croce e l'espiazione?  Mettiamoci di fronte all'incredibile quantità di male, di violenza,  di crudeltà e di superbia che infettano e rovinano il mondo. Questa massa di male non può essere semplicemente dichiarata inesistente, neanche da parte di Dio. Essa deve essere depurata, rielaborata e superata L'Antico Israele era convinto che il quotidiano sacrificio per i peccati e soprattutto la grande liturgia del giorno di espiazione fossero necessari come contrappeso alla massa di male presente nel mondo e che solo mediante tale riequilibrio il mondo poteva, per così dire rimanere sopportabile. Una volta scomparsi i sacrifici del tempio, ci si dovette chiedere che cosa potesse essere contrapposto alle superiori potenze del male, come trovare in qualche modo un contrappeso. 

I cristiani sapevano che il tempio distruttore era stato sostituito dal corpo risuscitato dal Signore crocifisso e che nel suo amore radicale incommensurabile era stato creato un contrappeso all'incommensurabile presenza del male. Anzi essi sapevano che le offerte presentate finora potevano essere concepite solo come gesto di desiderio di un reale contrappeso. Essi sapevano anche che di fronte alla strapotenza del male solo un amore infinito poteva bastare, solo un espiazione infinita. Sapevano che il Cristo Crocifisso risorto è un potere che può contrastare quello del male e così salvare il mondo e su queste basi potevano anche capire il senso delle proprie sofferenze come inserite nell'amore sofferente di Cristo e come parte della potenza redentrice di tale amore. Sopra citavo quel teologo per il quale Dio ha dovuto soffrire per le sue colpe nei confronti del mondo. Ora, dato questo capovolgimento della prospettiva, emerge la seguente verità: Dio semplicemente non può lasciare com'è la massa del male che deriva dalla libertà che lui stesso ha concesso. Solo lui, venendo a far parte della sofferenza del mondo,  può redimere il mondo. 


3. Su queste basi diventa più perspicuo il rapporto tra il Padre e il Figlio. Riproduco sull'argomento un passo tratto dal libro di De Lubach su Origene che mi sembra a portare molta chiarezza: «Il Salvatore è disceso sulla terra per pietà verso il genere umano. Egli ha subito le nostre passioni prima di soffrire la croce, prima ancora che si fosse degnato di prendere la nostra carne: ché se non le avesse subite da prima, non sarebbe venuto a partecipare alla nostra vita umana. Qual è questa passione che dall'inizio Egli ha subito per noi? È la passione dell'amore.  Ma il Padre stesso, Dio dell'universo, lui che è pieno di longanimità di misericordia e di pietà non soffre forse in qualche modo? O forse tu ignori che quando si occupa delle cose umane, egli soffre una passione umana? Perché il Signore Dio ha preso su di sé i tuoi modi di vivere come colui che prende su di sé il suo bambino. Dio prende su di sé i nostri modi di vivere come il figlio di Dio prende le nostre passioni. Il Padre stesso non è impassibile, se lo si invoca Egli ha pietà e compassione. Egli soffre una passione d'amore».


In alcune zone della Germania ci fu una devozione molto commovente che si soffermava sull' indigenza di Dio (Die Not Gottes). Qui si presenta davanti ai miei occhi un impressionante immagine che rappresenta il padre sofferente, e come padre condivide interiormente le sofferenze del figlio. È anche l'immagine del trono di Grazia fa parte di questa devozione: il Padre sostiene la croce e il crocifisso, si china amorevolmente su di lui e d'altra parte è per così dire insieme con lui sulla croce. Così in modo grandioso e puro è colto qui il significato della Misericordia di Dio e della partecipazione di Dio per la sofferenza dell'uomo. Non si tratta di una giustizia crudele, non già del fanatismo del padre, bensì della verità e della realtà della creazione: del vero intimo superamento del male che in ultima analisi si può realizzare solo nella sofferenza dell'amore.


Ratinger


Messianismo ebraico e cristiano

Dalle testimonianze del Nuovo Testamento su Gesù diventa chiaro che gli si pose in atteggiamento critico nei confronti del titolo di messia e delle rappresentazioni a esso generalmente connesse. Quando nella formazione della confessione tra i discepoli viene applicato a Gesù il titolo di Cristo, subito egli integra e corregge le rappresentazioni nascoste in questo titolo con una catechesi sulle sofferenze del Salvatore.

Gesù stesso nel suo annuncio non si è collegato alla tradizione davidica, bensì principalmente alla figura portatrice di speranza del Figlio dell'uomo formulata da Daniele. Per il resto furono centrali in lui il pensiero della passione, della sofferenza e della morte vicaria, dell'espiazione. Il pensiero del Servo di Dio sofferente, della salvezza tramite la sofferenza è per lui essenziale.

Anche nel giudaismo il pensiero dell'auto abbassamento, anzi della sofferenza di Dio non è estraneo e vi sono significative approssimazioni alla interpretazione cristiana della speranza nell'Antico Testamento, anche se naturalmente restano delle differenze ultime. Nei dibattiti medievali tra Giudei e cristiani veniva comunemente citato da parte giudaica, come nucleo della speranza messianica, Isaia 2,2-5. Di fronte a queste parole doveva dare prova di sé chiunque avrebbe avanzava una pretesa messianica «Egli sarà giudice fra le genti… spezzeranno le loro spade ne faranno aratri… una nazione non alzerà più la spada contro l'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra».

È chiaro che queste parole non si sono adempiute, ma restano attese attesa di futuro. Effettivamente Gesù ha letto le promesse di Israele in un orizzonte di comprensione più estesa in cui la passione di Dio in questo mondo e così la sofferenza del giusto viene a occupare un posto sempre più centrale. 


Anche nelle sue immagini del regno di Dio, non domina affatto un accento trionfalistico; anch'esse sono caratterizzate dalla lotta di Dio con l'uomo e per l'uomo. Sul campo del regno di Dio cresce in questi tempi la zizzania insieme con con il grano e non viene strappata via. Nella rete di Dio si trovano pesci Buoni e Cattivi. Il lievito dal Regno di Dio penetra solo lentamente il mondo dall'interno per cambiarlo. Nel colloquio con Gesù e discepoli sulla via di Emmaus apprendono che proprio la croce deve essere il vero centro della figura del messia. Il Messia non appare pensato primariamente dalla figura regale di Davide. 

Secondo la visione della storia di Gesù, tra la distruzione del tempio e la fine del mondo verrà un tempo dei pagani, essenziale come parte della storia di Dio con gli uomini. Anche se questo periodo nell’azione di Dio con il mondo non è direttamente riscontrabile nei testi dell'Antico Testamento, esso corrisponde tuttavia allo sviluppo della speranza di Israele, come avviene con crescente chiarezza nei tempi più recenti (Deutero Isaia, Zaccaria). 


San Luca ci racconta che Gesù, Risorto, in compagnia dei dei due discepoli sulla via di Emmaus li guidò contemporaneamente per una via interiore. Essi imparano così a comprendere in modo totalmente nuovo promesse e speranze di Israele e la figura del messia. E si scoprono così che proprio il destino del Crocifisso e Risorto, che è misteriosamente in cammino con i discepoli, è praticamente tracciato nei libri. Essi apprendono una nuova lettura dell'Antico Testamento. Questo testo descrive la formazione della fede cristiana nel primo e secondo secolo e descrive così una via che è sempre da cercare e da percorrere. Descrive fondamentalmente anche il dialogo tra Giudei e cristiani, così come Esso doveva svolgersi fino a oggi e purtroppo soli in vari momenti è stato quanto meno echeggiato.


I padri della Chiesa erano pienamente consapevoli di questa nuova suddivisione della storia, così ad esempio quando descrivevano la progressione della storia in uno schema tripartito di ombra (umbra), immagine (imago), verità (veritas). 

Il tempo della chiesa (tempo dei pagani) non è ancora arrivato nella piena verità. Esso è ancora immagine, c'è un perdurare nel transitorio anche se in una nuova apertura. Bernardo di Chiaravalle ha esposto correttamente questo stato di cose quando trasforma il duplice avvento di Cristo e in una triplice forma di presenza del Signore e definisce il tempo della chiesa come una venuta intermedia (Adventus medius). 

In sintesi possiamo dire che l'intera storia di Gesù, come la riferisce il Nuovo Testamento, dal racconto delle Tentazioni fino alla vicenda di Emmaus, mostra che il tempo di Gesù, il tempo dei pagani, non è il tempo di una trasformazione cosmica in cui le decisioni definitive tra Dio e l'uomo sono già state prese, bensì un tempo della Libertà. In esso Dio viene incontro agli uomini attraverso l'amore Crocifisso di Gesù Cristo per raccoglierli in un libero Sì al regno di Dio. È il tempo della Libertà, ciò vuol dire anche tempo in cui il male ha ancora potere. Il tempo il potere di Dio in tutto questo tempo è anche un potere della pazienza e dell'amore, le cui confronti il potere del male è ancora attivo. È il tempo della pazienza di Dio che a noi sembra esageratamente eccessiva, un tempo della vittoria ma anche delle sconfitte dell'amore e della verità. La chiesa antica ha sintetizzato alla natura di questo tempo con l'espressione: Dio regnò dal legno (Regnavit a ligno Deus). Nell'essere in viaggio con Gesù come discepoli di Emmaus, la chiesa prende a leggere l'Antico Testamento con lui e così a comprenderlo in modo nuovo. Essa impara a riconoscere che proprio questo è stato predetto sul messia e nel dialogo con i Giudei deve cercare di continuo di mostrare che tutto questo avviene secondo le Scritture.


Per questo la teologia spirituale ha sempre sottolineato che il tempo della chiesa non significa ad esempio l'essere approdati in paradiso, ma corrisponde per il mondo intero ai 40 anni dell'esodo di Israele. È la via dei Liberati. Come a Israele nel deserto viene sempre ricordato che il suo vagare è conseguenza della liberazione dalla schiavitù dell'Egitto; come Israele nel viaggio desiderava costantemente ritornare in Egitto non riuscendo a riconoscere il bene della Libertà come un bene, parimenti fa la cristianità nel suo cammino di Esodo: riconoscere il mistero della liberazione e della libertà come un dono di redenzione, diventa di continuo difficile per gli uomini ed essi vogliono restituire indietro la liberazione. Con le misericordie di Dio, tuttavia essi possono anche costantemente apprendere che la libertà è il grande dono per la vera vita.


sabato 25 marzo 2023

25 marzo

In quale stagione sia risorto il Salvatore, se d’estate o in altro periodo dell’anno, lo dice la Cantica.

Prima del passo sopra citato, leggiamo: «L'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, ed è giunto il tempo della potatura». 

Anche adesso la terra è piena di fiori, ed è questo il tempo della potatura delle viti; lo vedi, l'inverno è passato ed è primavera; siamo quindi, come sai, nel mese chiamato Xantico, il primo del calendario ebraico, in cui cade la festa della Pasqua un tempo celebrata in figura e oggi nella realtà.

È la stagione in cui Dio creando il mondo disse: «La terra produca l'erba del fieno, e ogni germe produca seme simile secondo il proprio genere» (Gen 1,11); e ogni erba ancora, come vedi, continua a produrre i suoi semi. 

Pochi giorni or sono abbiamo avuto l'equinozio, tempo in cui Dio creando il sole e la luna assegnò loro un percorso a partire da un'uguale durata del giorno e della notte, e poi disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza». In questa stagione l'uomo, pur mantenendo l'immagine, per la sua disobbedienza oscurò la somiglianza, e in essa l'uomo che aveva perduto questo bene lo recuperò; in questa stagione l'uomo appena creato venne cacciato per la sua disobbedienza dal paradiso, e in essa il fedele per via dell'obbedienza vi è riammesso; in questa stagione avvenne la caduta, e in essa si realizzò la salvezza. 


Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XIV,10


venerdì 24 marzo 2023

La croce e i suoi effetti

 I soldati tirarono le sorti perché la tunica toccasse a uno solo. Troviamo nche questo nella Scrittura. Lo sanno tutti quelli che nella chiesa perseverano nel canto dei salmi a imitazione delle schiere degli Angeli e quanti cantano a Dio la lode perenne, ritenuti degni di essere ammessi a salmodiare qui [nella chiesa costruita] sul Golgota. 

Sulla croce Gesù allargò le sue mani per abbracciare con il Golgota, posto proprio al centro della terra, tutto il mondo fino ai suoi estremi confini. Non sono io ad affermarlo, ma lo dice il profeta: «Hai operato la salvezza dal centro della terra». Colui che aveva steso le mani divine per rendere stabile il cielo, distese le sue mani di carne perché gliele inchiodassero e forse inchiodata sul legno la sua umanità che portava i peccati di tutti, e noi morti al peccato, morendo lui come uomo, risorgessimo alla giustizia. 

[Il ladrone pentito] rimproverava [all’altro] gli oltraggi, e così mentre poneva fine alla sua vita, dava inizio a un retto comportamento. Affidando a Cristo il suo spirito ne riceveva la promessa di salvezza. Dopo aver rimproverato l'altro, rivolse a Gesù queste parole: «Signore, ricordati di me! Ascolta la preghiera che ti rivolgo; ricordati di me, non delle opere da me compiute che mi fanno paura. Come te mi approssimo alla morte, e ogni uomo è ben disposto con il suo compagno di viaggio; perciò non ti dico: «Ricordati di me ora, ma ti prego di ricordartene quando giungerai nel tuo regno». 

Quale potenza, o ladrone ti ha illuminato? Chi ti ha insegnato ad adorare chi subiva come te il disonore della crocifissione? O luce eterna che illumini quanti sono immersi nelle tenebre, per mezzo tuo egli poté ascoltare quelle parole: «Confida nella grazia che ti dà il Re accanto al quale tu sei, non nelle tue opere per cui nessuno oserebbe sperare» La domanda non richiedeva di essere subito esaudita, ma la grazia venne rapidissima: «In verità ti dico oggi sarai con me nel paradiso. Oggi infatti hai ascoltato la mia voce né hai indurito il tuo cuore, perciò faccio a te immediatamente grazia con la medesima immediatezza con cui pronunziai la sentenza contro Adamo. Non temere il serpente, non potrà cacciarti perchè è ormai caduto dal cielo. Non ti dico che oggi andrai, ma che oggi sarai con me. Coraggio, non perderti d’animo; non temere la spada di fuoco perché essa teme il Signore. Quelli che hanno sopportato il caldo del giorno (Abramo, Mosè e i profeti), non sono ancora entrati, e già entrano gli operai dell’ultima ora. Il ladrone si è deciso a fare il bene che la morte non gli permetterà di portare a termine, e io non attendo le sue opere per premiarlo ma mi accontento della sua fede. Sono pastore in un campo di gigli, ma sono venuuto a pascere in terreni con tante colture. Ho trovato una pecorella smarrita e già perduta, la caricherò sulle mie spalle, perché con fede e umiltà ha confessato: «Come pecora smarrita vado errando», e mi ha pregato: «Ricordati di me Signore quando giungerai nel tuo regno». 

Allora infatti si compì il mistero che diede pieno compimento alle Scritture e operò la piena remissione dei peccati. Leggiamo infatti : «Abbiamo fratelli piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Cristo, per questa via nuova e vivente che Egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne» (Eb 10,19). 

 Non vergogniamoci quindi di confessare la nostra fede nel Crocifisso. Facciamo in ogni occasione con libertà il segno della croce, segnando con le dita la fronte, il pane che mangiamo e le bevande che prendiamo; segniamoci quando usciamo e quando entriamo, prima di abbandonarci al sonno e prima di andare a dormire, mentre camminiamo o ci ritiriamo. È un grande mezzo di difesa, graziosamente elargito da Dio ai bisognosi, gesto cui dà forza la grazia di Dio e che i deboli possono tracciare senza sforzo, segno dei fedeli che terrorizza i demoni perché colui che trionfò sulla croce propose come modello e trofeo. Quando infatti i demoni vedono la croce si ricordano di Colui che in essa fu confitto e lo temono come colui che ha schiacciato ogni testa al Dragone. Non disprezzarne il segno come dono trascurabile, ma onoralo come dono col quale puoi sempre più onorare il tuo benefattore. 

Hai come testimoni del valore della Croce, assieme ai dodici apostoli, la terra e il mondo intero che credono ormai nel Crocifisso. Anche la tua presenza ti renda testimonianza della potenza del Crocifisso. Chi ti ha spinto infatti a venire qui? Quali soldati ti hanno fatto venire a questa assemblea? Ti ha tradotto qui una sentenza giudiziaria? No, vi ha qui riuniti tutti il trofeo di Gesù nostra salvezza. 

Cirillo di Gerusalemme, Tredicesima catechesi battesimale, 26-40

giovedì 23 marzo 2023

Salmo 118

Salmo 118

Celebrazione della rivelazione divina: Dio ha rivelato se stesso e ci fa entrare nella comunione con Lui. Gli uomini possono condurre una vita integra grazie alla Pasqua e al dono dello Spirito: «Il profeta, non appena fu rivestito della gioia della risurrezione ed ebbe gustata la grazia della passione [preannunciate nel salmo precedente], vide gruppi di giusti, popoli di redenti, la salvezza dei condannati, la risurrezione dei morti» (Amb/I 1202). 

1.1Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. «So che cosa vuoi: se vuoi essere beato, sii libero da ogni colpa» (Ag37,1502). 

2Beato chi lo cerca con tutto il cuore. «Chi cerca con tutto il cuore, non si divide in sé, cercando Dio e i propri vantaggi, ma dona a Dio tutto se stesso» (Td 1821). 

3Non commette certo ingiustizie e cammina nelle sue vie. Stare lontano dal male e fare il bene: «Chi dice di rimanere in lui (Cristo), deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato» (1 Gv 2,6).

4Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. «Osserva i comandamenti con interezza chi completa la Legge data da Mosé, con la legge data da Cristo (Fu detto agli antichi, ma Io vi dico… (Mt 5,21.27)» (Cf Gero 736). 

5Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. «Privo di ogni forza umana, ricorro a te che tutto puoi. Se la Grazia non concede in dono ciò che la Legge comanda, il comandamento non fa altro che risvegliare il peccato» (Gero 736). 

6Non dovrò allora vergognarmi, se avrò considerato tutti i tuoi comandi. «Chi agisce contro i precetti di Dio, quando li sente annunciare, sente che il suo cuore lo rimprovera e si sente confuso, perché gli viene ricordato ciò che ha commesso» (Gero 736). «Il peccato provoca vergogna: Quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? (Rm 6,21)» (Td 1824). 

7Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi. «Quando avrò appreso i tuoi comandamenti e li avrò osservati, sentirò il desiderio di ringraziarti» per aver ottenuto la libertà (Td 1824). 

8Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai. «Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26,41). «Soltanto Tu puoi convincere a praticare i tuoi comandi» (Gero 737). «Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male» (Cf Mt 6,13; 1 Cor 10,13)» (Ilr 510). 


2.9Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Osservando la tua parola. «Come il puledro viene frenato dalla briglia, così il giovane dalla parola divina» (Td 1824). «Non conviene essere istruiti dopo una lunga consuetudine con i peccati, perché è difficile rinunciare alle cattive abitudini già contratte. Meglio essere esenti dai vizi da principio, piuttosto che dover combatterli» (Cf Ilr 511.512).

10Con tutto il mio cuore ti cerco: non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. «Molti cercano Dio ma non lo fanno con cuore integro, perché sono lacerati da desideri malvagi. Chi ama Dio, invece, consacra a Lui tutto se stesso e si lascia guidare dalla sua provvidenza» (Td 1825). «Se non vogliamo trovarci smarriti, osserviamo tutti i comandamenti, non soltanto alcuni, trascurandone altri» (Am15, 1206).

11Ripongo nel cuore la tua promessa per non peccare contro di te. «Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele (Ger 33,14). «In Cristo tutte le promesse di Dio sono «sì» (2 Cor 1,20). «Quanti ripongono nel cuore le parole di Dio e le ricordano, non peccano con facilità» (Bs 1147). 

12Benedetto sei tu, Signore: insegnami i tuoi decreti. «Signore Gesù, insegnami in che modo posso diventare un uomo giusto, simile a te» (Td 1825). «Come è Lui [Cristo], così siamo anche noi in questo mondo» (1 Gv 4,17). 

13Con le mie labbra ho raccontato tutti i giudizi della tua bocca. «Ciò che avrò appreso dalla tua bontà, lo comunicherò a quanti non ti conoscono» (Td 1825). «La donna [samaritana] lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”» (Gv 4,28-29). 

14Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia, più che in tutte le ricchezze. «Chi fissa lo sguardo sulla legge perfetta, troverà la sua felicità nel praticarla» (Gc 1,25). «La via è Cristo nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza. Chi ottiene questo tesoro, pur non avendo nulla, possiede tutto (Cf 2 Cor 6,10)» (Gero 740). «Vivere [i suoi insegnamenti] infonde una grandissima gioia in colui che è progredito nel bene; come ha detto Gesù: “Il mio peso è leggero” (Mt 11,29-30)» (Td 1825). 

15Voglio meditare i tuoi precetti, considerare le tue vie. «Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte; così porterai a buon fine il tuo cammino e avrai successo» (Gs 1,8). «Maria, [Madre di Gesù], custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). «Nessuno può diventare partecipe del pensiero divino, se prima non si sarà avvicinato alle cose di Dio con una prolungata frequentazione» (Cs 841). 

16Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola.  «L’uomo che vive secondo lo spirito, si rallegra nei decreti della volontà celeste, come se possedesse tutto» (Am15,1221). «Non basta esaminarli ma bisogna anche ritenerli nella memoria» (Gero 741). 


3.17Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita, osserverò la tua parola. «In che modo ti mostri soggetto a Lui [come suo servo]? Nel fare ciò che ordina» (Ag36,360). «Nel tempo della fornicazione siamo soggetti allo spirito di fornicazione e nel tempo dell’ira, obbediamo allo spirito dell’ira. Azioni, parole e pensieri nostri siano trovati sottomessi a Cristo» (Or 1330). «Grazie al tuo aiuto, fuggirò la morte del peccato e riceverò la vita [che si rafforza] nel praticare i tuoi comandi» (Td 1828). 

18Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge. «Quale uomo può conoscere il volere di Dio? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni» (Sap 9,13-14). «Non tutti coloro che vengono a conoscere le tue parole, ne colgono lo splendido contenuto ma soltanto quelli che vengono illuminati dalla tua luce» (Td 1828). 

19Forestiero sono qui sulla terra: non nascondermi i tuoi comandi. «Rimani come forestiero in questa terra e io sarò con te e ti benedirò» (Gn 26,3). «È forestiero in verità chi ha rinunciato alle brame terrene e può dire: la nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)» (Amb/II 1234). «Comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1 Pt 1,17). 

20Io mi consumo nel desiderio dei tuoi giudizi in ogni momento. «È questo il sentimento dell’uomo libero da ogni legame. L’uomo non deve anteporre a Dio nulla» (Am15, 1234). «Molti desiderano l'insegnamento del Signore ed aspirano ai beni celesti ma non lo fanno in continuità. A volte desiderano le cose del cielo, altre volte i piaceri della terra» (Td 1828). 

21Tu minacci gli orgogliosi, i maledetti, che deviano dai tuoi comandi. «Una cosa è essere vinti dal male, altra cosa è far del male in modo volontario e con determinazione: questa è la malvagità» (Or 1332).

22Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho custodito i tuoi insegnamenti. «Chi osserverà [questi minimi precetti] e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,19). «Chi rispetta i comandamenti viene separato dai malvagi e onorato dal Signore, insieme agli altri suoi amici» (Bs 1149). 

23Anche se i potenti siedono e mi calunniano, il tuo servo medita i tuoi decreti. «La parola profetica è in odio ai potenti di questo mondo» (Ilr 526). «Onorai la tua verità, più di ogni autorità» (Gero 829). 

24I tuoi insegnamenti sono la mia delizia: sono essi i miei consiglieri. «Tutto ciò che è stato scritto, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza» (Rm 15,4 cit Bs 1149). 


4.25La mia vita è incollata alla polvere: fammi vivere secondo la tua parola. Dichiara di trovarsi all’estremo, prossimo alla morte. «Chi segue gli istinti del corpo è carnalità, mentre chi vive secondo le prescrizioni di Dio è spirito. Il salmista avverte la degradazione della sua persona, e prega che gli sia infusa la vita» (Am15,1243). 

26Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto; insegnami i tuoi decreti. «Ho fatto un bilancio della mia vita e, Tu Signore, mi hai infuso il desiderio di esserti fedele; ora ho bisogno del tuo aiuto per adempierlo» (Td 1829). 

27Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. «Abbiamo bisogno di attingere alla sapienza di Dio per diventare persone rette secondo il suo volere» (Td 1829). «Quelli che temono il Signore cercano di piacergli, quelli che lo amano si saziano della legge» (Sir 2,16). «Sono ancora in cammino e, nel corso del mio viaggio sulla terra, fammi crescere di virtù in virtù; guida la mia vita affinché possa essere stimata da te; fammi comprendere i tuoi comandamenti con vera sapienza» (Rmg PL 313,169 ). 

28Io piango lacrime di tristezza; fammi rialzare secondo la tua parola. «Volendo possedere me stesso senza di te, ho perso te e me. Così mi sono diventato di peso, un luogo di miseria e di tenebra» (Aelredo di Rievaulx, Specchio di carità, I,7,23 PL 195,512). “Mi rialzerò e andrò da mio padre” (Lc 15,20). «Desidera rialzarti: è vicino a te chi ti fa rialzare» (Am14, 1082.1083). 

29Tieni lontana da me la via della menzogna, donami la grazia della tua legge. «La tendenza all’ingiustizia è ben attaccata allo spirito umano, e allora abbiamo bisogno dell’intervento d’un Salvatore» (Am15,1248). 

30 Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi. «Ella [la moglie di Potifar] afferrò [Giuseppe] per la veste dicendo: Coricati con me. Ma egli le lasciò la veste,  e fuggì» (Gen 39,12). «Il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi» (Dn 3,17-18). 

31Ho aderito ai tuoi insegnamenti: Signore, che io non debba vergognarmi. «Non dichiara soltanto di aver seguito ma di aver aderito. Vuole gustare il frutto derivante da questa scelta, sfuggendo all'amarezza della disillusione» (Td 1832). «Il fine del precetto è la carità. Non preoccuparti del gran numero dei rami: tieniti attaccato alla radice ed avrai in te tutto quanto l'albero» (Ag37,1334). 

32Corro sulla via dei tuoi comandi, perché hai allargato il mio cuore. «Non sarei riuscito a correre, se Tu non mi avessi dilatato il cuore. La dilatazione del cuore altro non è che il gusto per la giustizia, l’esperienza del vero amore (Ag37,1527). «Corre chi dona con spontaneità, chi usa misericordia con gioia, chi non agisce spinto dalla paura ma dalla premura dell'amore» (Gero 757). 


5.33Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. «Abbiamo bisogno della sua luce, per trovare ciò che cerchiamo e per custodire quanto abbiamo appreso» (Td 1832). «La seguirò sempre giorno, dopo giorno, procedendo di virtù in virtù, finché sarò in questo mondo» (Gero 758). 

34Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. «Non si acquista la conoscenza della dottrina, senza la sua messa in pratica; se vogliamo comprendere in profondità, dobbiamo operare nella fede» (Ilr 516). 

35Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. «Cristo imboccò per primo la strada del Nuovo Testamento, per spianarci il cammino. Se sopportiamo le offese, Egli l’ha fatto prima di noi. Si è rivolto a Pietro, come se gli camminasse davanti: Tu, seguimi! (Cf Gv 21,22 e Mc 8,33)» (Am15,1259). «La tua via appare troppo dura a chi comincia a percorrerla senza vera convinzione. Lasciandosi guidare da te, gli risulterà spaziosa, nella misura in cui l’accoglierà» (Gero 759). 

36Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno. «Fa che ti serva come Tu desideri essere servito: non come il mercenario che aspira solo alla ricompensa ma per amore, come il figlio serve il padre» (Gero 759). «Non c’è soltanto l’attaccamento al denaro, ma anche a tante altre cose» (Bs 1151). 

37Distogli i miei occhi dal guardare cose vane, fammi vivere nella tua via. «Vanità è ciò che non costruisce. Chiede di saper vedere oltre le apparenze e di non lasciarsi ingannare da esse» (Td 1833). «Rigettarono la sua alleanza, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e diventarono vani» (2 Re 17,15). «Foste liberati dalla vostra vuota condotta, con il sangue prezioso di Cristo» (1 Pt 1,18-19). 

38Con il tuo servo mantieni la tua promessa, perché di te si abbia timore. Se vedrò realizzarsi in me le tue promesse, diventerò un testimone della tua fedeltà. «Le parole di Dio sono accolte da molti senza alcun timore, e, dopo averle ascoltate, le mettono da parte come se fossero favole inconsistenti» (Ilr 541). 

 39Allontana l’insulto (LXX: la vergogna) che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni. «Non una volta sola ha tolto da noi la vergogna ma lo fa ogni giorno. Non una volta sola, ma molte volte noi siamo caduti, ci siamo coperti di umiliazione» (Amb/II 1266). 

40Ecco, desidero i tuoi precetti: fammi vivere nella tua giustizia. «È vera solo quella vita che si svolge secondo la giustizia di Dio. Infatti ci sono uomini che, mentre sembrano ancora vivi, sono già morti» (Am15,1267). 


6. 41Venga a me, Signore, il tuo amore, la tua salvezza secondo la tua promessa. «Non ti chiedo quell’amore che nutri verso ogni creatura ma quella grazia, quella salvezza che ci doni mediante il Cristo, affinché sia condotto da lui, come il mio Signore» (Gero 762). È salvo chi vive nella carità, nella santità. 

42A chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola. «Se da te sarò salvato, potrò dare una risposta a quanti mi rimproverano di essere un illuso. Che cosa si potrà obiettare di fronte ad un fatto manifesto?» (Ilr 544). «Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, con dolcezza, con retta coscienza» (1 Pt 3,15).

43Non togliere dalla mia bocca la parola vera, perché spero nei tuoi giudizi. La meditazione avveniva ripetendo un testo a voce alta (Cf Sal 36,30). «Quelli che amano il Signore, si saziano della legge» (Sir 2,16). «Ci esorta ad amare la verità e a chiedere a Dio questo dono, con grande intensità» (Td 1836). 

44Osserverò continuamente la tua legge, in eterno, per sempre. «Si dispone ad obbedire a Dio con grande prontezza d’animo», in continuità (Td 1036). «Ecco, io vengo a fare la tua volontà» (Eb 10,9). «Quelli che temono il Signore cercano di piacergli (Sir 2,16). 

45Camminerò in un luogo spazioso, perché ho ricercato i tuoi precetti. Il luogo spazioso è la libertà da se stessi, la carità, la gioia dell’innocenza (Cf Cs 851). 

46Davanti ai re parlerò dei tuoi insegnamenti e non dovrò vergognarmi. «Gesù Cristo, ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato» (1 Tm 6,13). «Pietro e Giovanni replicarono [al Sinedrio]: Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,19-20). «Non temo le autorità ma parlerò loro con franchezza. Una vita condotta nella rettitudine, infonde grande sicurezza» (Td 1036 ).

47La mia delizia sarà nei tuoi comandi, che io amo. «Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto» (Sap 16,20). «L’uomo interiore non soltanto può sfamarsi, ma anche godere di delizie. Nessuno, però, può godere di delizie, sia nella carne sia nello spirito. Il Signore è verità, è sapienza, è giustizia, è santificazione; se avrai in abbondanza (queste qualità), allora troverai la gioia nel Signore, in modo totale e completo» (Or 1326). 

48Alzerò le mani verso i tuoi comandi che amo, mediterò i tuoi decreti. Alza le mani a Dio, come gesto di riverenza. «La meditazione non reca vantaggio se non si ama la legge stessa; neppure sarà sufficiente amare di un amore ordinario, ma la si deve prediligere intensamente» (Ilr 547). 


7. 49Ricordati della parola detta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza. «Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando» (Gv 15,14). «Ponete ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Cristo si rivelerà» (1 Pt 1,13). «Quando Dio donò la sua Legge, promise di beneficare le persone obbedienti ed ora chiede Lui di adempiere la sua promessa» (Td 1837). 

50Questo mi consola nella mia miseria: la tua promessa mi fa vivere. «La tua parola, con la quale conforti i miseri, mi ha vivificato. Essa rende gioioso l'afflitto, rafforza il debole, guarisce il malato, infonde nuova vita a chi è venuto meno per la tristezza di questo mondo, a causa delle tentazioni o delle tribolazioni» (Gero 768). 

51Gli orgogliosi mi insultano aspramente, ma io non mi allontano dalla tua legge. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui» (Mc 8,38). «Volevano che mi conformassi alla loro malvagità, approvandola e imitandola, ma rimasi fedele alla tua legge. Sebbene mi schernissero, mi conservai umile tra gli orgogliosi, obbediente tra i ribelli, mansueto tra i prepotenti» (Gero 767). Aggredire l’ingiustizia con la violenza, induce in gravi errore perché «l’ira è una grande maestra di peccato» (Am14, 1021). 

52Ricordo i tuoi eterni giudizi, o Signore, e ne sono consolato. «Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?» (Sir 2,10-11). «Mi sono ricordato di ciò che accadde ai santi (Abramo, Giacobbe, Giuseppe): sperimentarono molte prove ma li rendesti illustri e ricevettero una consolazione adeguata» (Td 1837). 

53Mi ha invaso il furore contro i malvagi che abbandonano la tua legge. «Gesù li guardò tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori» (Mc 3,5). «Mi rattristavo molto, nel vedere quanti trasgredivano la tua legge!» (Td 1837). «È oppresso da un sentimento di compassione e di dolore, per il pericolo che corrono gli empi, come se fossero ammalate le sue stesse membra» (Ilr 550). 

54I tuoi decreti sono il mio canto nella dimora del mio esilio. «Parla della salmodia che è da usare con grande piacere, come insegna l’apostolo: cantate e salmeggiate a Dio nei vostri cuori (Ef 5,19). Il canto ci solleva nella fatica e la contemplazione ci addolcisce con la sua grande soavità» (Cs 854). «I salmi, una volta accolti negli orecchi, devono essere conservati nel cuore, e la funzione della bocca è quella di ripeterli in continuità» (Ilr 550). 

55Nella notte ricordo il tuo nome, Signore, e osservo la tua legge. 56Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti. «Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). «Nel corso della notte, i santi si alzano, effondono preghiere e celebrano il Signore. La notte rappresenta anche l'ora della prova» (Td 1837). 


8.57La mia parte è il Signore: ho deciso di osservare le tue parole. «Ai sacerdoti non fu assegnata alcuna eredità perché la loro parte era il Signore (Cf Dt 10,9). Trascurando ogni altro bene, ti considero, Signore, la mia parte, la mia abbondanza e la mia ricchezza e per questo osservo la tua parola» (Td 1840). 

58Con tutto il cuore ho placato il tuo volto: abbi pietà di me secondo la tua promessa. «Implora la misericordia divina, non in base alla consapevolezza dei propri peccati, ma in base alla promessa divina [che assicurano il perdono]» (Ilr 555). «Finché rimaniamo nelle colpe, invano chiediamo il perdono» (Or 1330). «Distolga il suo volto da ciò che tu hai fatto, ma non lo distolga da ciò che ha fatto Lui. In quanto sei uomo, è stato lui a farti; quanto invece ai tuoi peccati, li hai fatti tu» (Ag36,947). 

59Ho esaminato le mie vie, ho rivolto i miei piedi verso i tuoi insegnamenti. «Ho esaminato le mie azioni e spiacente del mio stato, mi sono rivolto a compiere i comandamenti. Mi sono allontanato da dove avvertivo il pericolo di cadere» (Cs 855). 

60Mi affretto e non voglio tardare a osservare i tuoi comandi. «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco» (Gv 14,31). «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Zaccheo, alzatosi, disse: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc 19,8). 

61I lacci dei malvagi mi hanno avvolto: non ho dimenticato la tua legge. «Come fa a dire di non aver dimenticato la legge di Dio, se è stato avvolto nei lacci dei malvagi? Mentre veniva stretto da essi, nel suo animo santo rifiutava di lasciarsi coinvolgere» (Cs 856). 

62Nel cuore della notte mi alzo a renderti grazie per i tuoi giusti giudizi. «Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). «Paolo, prigioniero assieme a Sila, con i ceppi ai piedi, dopo aver ricevute battiture e flagelli, innalzò a Dio lodi e preghiere ed ottenne il frutto della veglia [furono liberati ed ottennero conversioni] (Cf At 16,25» (Td 1841). 

63Sono amico di coloro che ti temono e osservano i tuoi precetti. «Ho considerato amici quanti coltivano il tuo timore e vivono nella rettitudine» (Td 1841). «Il timore della fede consiste nell’obbedienza e il rispetto proprio di un vero spirito religioso si trova nella sottomissione a Dio» (Ilr 559). 

64Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami i tuoi decreti. «La terra piena della misericordia di Dio è, di per sé, una terra contaminata e corrotta. Il Signore fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi (Cf Mt 5,45). Egli è paziente, preferisce il pentimento dei peccatori alla loro morte, accordando a ciascuno il tempo di pentirsi» (Ilr 559). 


9. 65Hai fatto del bene al tuo servo, secondo la tua parola, Signore. «Tutto ciò che Dio fa per il suo servo, è cosa buona. La stessa severità dei padri verso i figli, è piena d’affetto» (Ilr 560). «Non ringrazia per aver ricevuto dei beni terreni, ma per l’educazione che l’ha condotto alla salvezza» (Cs 857).

66Insegnami il gusto del bene e la conoscenza, perché ho fiducia nei tuoi comandi. «È un grande dono di Dio sentire l’attrattiva del bene. Se l’opera buona, la compiamo per timore del castigo e non per il gusto del bene, è segno che non amiamo Dio, ma lo temiamo soltanto» (Ag37,1517). «Che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento» (Fil 1,9).

67Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua promessa. È facile essere presuntusi ma l’esperienza dei nostri errori ci rende meno spavaldi. «Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte. E, uscito fuori, pianse amaramente» (Lc 22,61-62). «Dio ha dovuto intervenire con la sua correzione. Mi sono ammalato, ho sperimentato l'amarezza della cura ed ora mi ritrovo risanato» (Td 1844). 

68Tu sei buono e fai il bene: insegnami i tuoi decreti. «Gesù ebbe compassione [delle folle], perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (6,34). «Dal momento che sei Buono, oso chiederti d’insegnarmi i tuoi giudizi» (Td 1844). «Signore, io tendo a dissiparmi. Curami e avrò stabilità! Ma, finché non mi renderai così, sopportami, perché tu, Signore, sei dolce e mite» (Ag37,1088) 

69Gli orgogliosi mi hanno coperto di menzogne, ma io con tutto il cuore custodisco i tuoi precetti. «Gesù, pur essendo maledetto, non malediceva (1 Pt 2,23). Puoi vedere che ti sono d’aiuto anche quelli che ti offendono: allora il Signore ti ascolta e ti rimette il tuo peccato. Penitenza esige pazienza; la pazienza addolcisce le colpe anche più gravi» (Am14, 1081.1082). 

70Insensibile come il grasso è il loro cuore: nella tua legge io trovo la mia delizia. Gli increduli chiedono ai fedeli «Dov’è la potenza di chi soccorre, dov’è la misericordia di un Dio buono? Contro simili obiezioni, c’è bisogno di un animo coraggioso e fedele» (Ilr 562). «[Il credente] sa che nulla gli può accadere, se non per una norma di divina giustizia» (Ilr 561).

71Bene per me se sono stato umiliato, perché impari i tuoi decreti. «Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove» (Gc 1,2). «Constatando d’essere guarito, ringrazia per le medicine amare somministrategli dal Medico» (Td 1844). 

72Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi d’oro e d’argento. «Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì (Mt 9,9)». «La carità suscita nel cuore, verso la legge di Dio, un amore più intenso di quello risvegliato dall’avidità per l’oro» (Ag37,1550). 


10. 73Le tue mani mi hanno fatto e plasmato: fammi capire e imparerò i tuoi comandi. «Ognuno nasce dai genitori, ma non senza l’intervento di Dio. Se essi lo generano, a creare è solo Lui» (Ag37,1550). «Ha creato tutte le cose con la sola parola ma ha plasmato l'uomo con le sue stesse mani, ossia con un amore particolare. Chiede al Creatore di arricchire la sua opera concedendo a lui la sapienza» (Td 1845). «Con la tua sapienza hai formato l’uomo perché governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, dammi la sapienza…» (Sap 9,2-4). 

74Quelli che ti temono al vedermi avranno gioia, perché spero nella tua parola. «Quando anch'io comincerò a sperare in te, diventerò un motivo di gioia per i tuoi fedeli» (Td 1845). «La presenza d’un uomo santo è utile a quanti temono Dio» (Ilr 567).

75Signore, io so che i tuoi giudizi sono giusti e con ragione mi hai umiliato. «Non si parla dei giudizi eterni, ma di quelli attuali. Sa che quanto gli accade secondo i nostri giudizi, proviene in realtà da un giudizio di Dio» (Ilr 568). «Non dice ho creduto ma so, ho sperimentato: mostra di aver conosciuto la rettitudine del Signore grazie alle sofferenze provate e ai benefici ricevuti» (Cs 860). 

76Il tuo amore sia la mia consolazione, secondo la promessa fatta al tuo servo. «Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni tribolazione» (2 Cor 7,4). «Spera in un incoraggiamento proveniente dalla misericordia di Dio: Benedetto Dio che ci consola in ogni tribolazione (2 Cor 1,3-4)» (Ilr 569). 

77Venga a me la tua misericordia e io avrò vita, perché la tua legge è la mia delizia. Amando la legge divina, si trova già in comunione con Dio; gode così della vera vita ma ora chiede che essa abbondi sempre di più: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). «La meditazione ci rende beati quando, mediante le opere buone, otteniamo di partecipare al regno dei cieli [fin da ora]» (Cs 861). 

78Si vergognino gli orgogliosi che mi opprimono con menzogne: io mediterò i tuoi precetti. «Nel momento stesso in cui si parla male di voi [falsamente], rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo» (1 Pt 3,16). Si vergognino ma anche si ravvedano: «Non basta al nostro profeta preoccuparsi solo di se stesso. Si fa carico di tutta l'umanità e prega per quanti si trovano nel peccato» (Ilr 570). 

79Si volgano a me quelli che ti temono e che conoscono i tuoi insegnamenti. «Si volgano a me, o meglio tornino a Te, Signore. Chi comincia a frequentare un uomo di Chiesa, in realtà si rivolge a Dio» (Cs 861). «Un servo del Signore deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare, nella speranza che Dio conceda loro di convertirsi, perché riconoscano la verità» (2 Tm 2,25). 

80Sia integro il mio cuore nei tuoi decreti, perché non debba vergognarmi. «Dal cuore escono i cattivi pensieri, i furti, gli adulteri, gli spergiuri, gli omicidi, le false testimonianze e altre cose simili che inquinano l’uomo (Mt 15,19). Perciò sta scritto: Con ogni cura custodisci il tuo cuore, perché la vita sgorga da esso (Pr 4,23)» (Cf Bs 881 – 882).


11. 81Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola. «La sua aspirazione non si volge alle cose del mondo; si consuma nel desiderare la salvezza perché crede nelle promesse di Dio» (Ilr 572). 

82Si consumano i miei occhi per la tua promessa, dicendo: «Quando mi darai conforto?». «Sono sfinito dal gridare, i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio» (Sal 58,4). «Gli uomini che vogliono qualcosa con grande ardore, finché sono privi di ciò che desiderano, dicono di sentirsi venir meno. In modo simile, i fedeli che affrontano sofferenze e sperano in Dio, se il suo aiuto ritarda, si sentono mancare» (Td 1848). 

83Io sono come un otre esposto al fumo, non dimentico i tuoi decreti. Pur trovandosi in una situazione di grave sofferenza (come un otre screpolato dal fumo), non abbandona il Signore, ma continua a sperare nella sua fedeltà. «Se affligge, avrà anche pietà secondo il suo grande amore. Poiché contro il suo desiderio affligge i figli dell’uomo» (Lam 3,32-33).

84Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando terrai il giudizio contro i miei persecutori? «Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia?» (Ap 5,10). «L'Apostolo dice: Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo soffriranno persecuzione (2 Tm 3,12). Non chiede che sia allontanata da lui la prova, ma implora il sostegno della misericordia divina» (Ilr 575). 

85Mi hanno scavato fosse gli orgogliosi, che non seguono la tua legge. 86Fedeli sono tutti i tuoi comandi. A torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto! «L’iniquità ha in odio il messaggio della verità, ma il messaggio della verità gode dell’aiuto di Dio» (Ilr 575). «Lotta sino alla morte per la verità, il Signore combatterà per te» (Sir 4,28).

 87Per poco non mi hanno fatto sparire dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti. «Il Signore Dio mi assiste, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso» (Is 50,7). «Rivela l’asprezza della persecuzione patita ma attesta anche di aver resistito grazie all’aiuto di Dio» (Cs 864). 

88Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò l’insegnamento della tua bocca. «Pensando alla fragilità dell’uomo, si appoggia sulla misericordia divina, che vivifica i morti e rafforza i vacillanti» (Cs 865). 


12.89Per sempre, o Signore, la tua parola è stabile nei cieli. «Stabili sono tutti i tuoi comandi, immutabili nei secoli» (Sal 10,7-8). In realtà «dipende da noi l’essere o il non essere. Finché aderiamo a Dio e restiamo uniti a lui che veramente è, anche noi siamo» (Or 1410). «La parola di Dio dimora, come in un cielo, nelle persone in cui non è offesa dalla collera, dall’odio, dalla sensualità. Essa vuole sempre entrare, ma siamo noi ad impedirle di entrare» (Ilr 578). 

90La tua fedeltà di generazione in generazione; hai fondato la terra ed essa è salda. «Dio non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori» (At 14,17). 

91Per i tuoi giudizi tutto è stabile fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. «Le creature tutte di questo mondo attestano la grandezza di Dio con l’assetto invariabile delle loro funzioni» (Ilr 580). «Esistono davvero soltanto coloro che sono in Dio, in modo stabile [come i beati]» (BW 169). 

92Se la tua legge non fosse la mia delizia, davvero morirei nella mia miseria. La conoscenza delle azioni di Dio e la possibilità di godere della comunione con Lui, sono il vero sostegno dell’uomo, sono la sua vera vita. «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» (Gv 4,34). 

 93Mai dimenticherò i tuoi precetti, perché con essi tu mi fai vivere. L’amicizia con Dio è il principio primario di vita: «Io pongo sempre davanti a me il Signore; sta alla mia destra non posso vacillare» (Sal 15,8). «Quelli che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole, quelli che lo amano seguono le sue vie» (Sir 2,15).

94Io sono tuo: salvami, perché ho ricercato i tuoi precetti. «In che modo dirà di appartenere a Dio, chi brucia di dissolutezza?» (Ilr 582). «Volli essere mio e mi rovinai. Per questo dice ora: Io sono tuo; salvami, perché io ho cercato le vie della tua giustizia. Non le mie voglie, con le quali pretesi di essere mio, ma le vie della tua giustizia, per essere sempre tuo» (Ag37,1561). 

95I malvagi sperano di rovinarmi; io presto attenzione ai tuoi insegnamenti. «I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere [Gesù] in fallo nei suoi discorsi» (Mt 22,15). «Chi dichiara di essere proprietà di Dio risulta inviso agli iniqui. Il diavolo e i suoi subalterni lottano per sottrarre ogni gloria all’uomo di fede e non permettergli di essere eredità di Dio» (Ilr 582). 

96Di ogni cosa perfetta ho visto il confine: l’ampiezza dei tuoi comandi è infinita. «Ha scorto la profondità della ricchezza di Dio» (Cs 867). «Ampio è il precetto della carità» (Ag37,1561). «Sono numerosi i modi in cui si può obbedire ai precetti di Dio; non ci si aspetta tutto da tutti e nessuno può realizzare in tutto la pienezza divina» (Ilr 583). 


13. 97Quanto amo la tua legge! La medito tutto il giorno. «L’ubbidienza esercitata per amore è molto diversa da quella eseguito per paura» (Ilr 584). «C’è chi si trova nella Legge e chi vive sotto di essa. Colui che è nella legge, opera [volentieri] in conformità ad essa; chi è sotto la Legge, è costretto a muoversi seconda essa. Il primo è un uomo libero, il secondo è un servo» (Ag36,67). La medito tutto il giorno. «Si sottolinea la continuità del meditare. Soltanto con la continuità si vince la passione sregolata» (Ag37,1562). 

98Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici, perché esso è sempre con me. Gesù sfuggì alle insidie dei suoi oppositori: «A queste parole [i suoi oppositori] rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono» (Mt 22,22). 

99Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti. «Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» (Lc 4,22). «L’unzione (cioè lo Spirito) che avete ricevuto da Lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca» (1 Gv 2,7).

100Ho più intelligenza degli anziani, perché custodisco i tuoi precetti. Non è l’anzianità, né altre risorse umane a rendere sapienti ma la connaturalità con Dio: «Trovarono Gesù nel tempio, seduto in mezzo ai maestri. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte» (Lc 2,49). 

101Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero, per osservare la tua parola. Gesù si tenne lontano da ogni forma di male: «Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al momento fissato» (Lc 4,13). «Tanto riusciamo ad osservare la parola di Dio, quanto ci opponiamo alle nostre voglie disordinate. Le teniamo a freno in virtù dello Spirito che ha desideri contrari a quelli della carne (Gal 5,17)» (Ag37,1565). 

102Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu a istruirmi. «Non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Gv 8,28). «Tu, che sei a me più intimo del mio intimo stesso, ponesti dentro il mio cuore la tua legge, scrivendovela col tuo Spirito, come col tuo dito» (Ag37,1565). 

103Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, più del miele per la mia bocca. «La dolcezza del miele non soddisfa il mio palato, quanto la meditazione delle tue parole rallegra la mia anima» (Td 1853). «Il ricordo di me [della Sapienza] è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele» (Sir 24,20-21). «Quanti si saziano con questo miele dicono: Non c'è niente di meglio, niente di più dolce si può pensare o immaginare!» (Ag37,1046).

104I tuoi precetti mi danno intelligenza, perciò odio ogni falso sentiero. «I precetti che fanno comprendere, sono quelli che vengono praticati. L’intelligenza è un dono di Dio, ma dobbiamo collaborare con Lui, per meritare la comprensione perfetta» (Ilr 588).

 

14.105Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. «La Parola che prima è solo lampada per i passi, diventa luce per i sentieri» (Ilr 592). «Ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Col 1,12). 

106Ho giurato, e lo confermo, di osservare i tuoi giusti giudizi. Dobbiamo accogliere non soltanto le prescrizioni della Legge ma anche le decisioni di Dio per noi: «Nei giudizi di Dio non c’è nulla di ingiusto anche se la nostra debolezza ci fa considerare un male ciò che soffriamo» (Ilr 593). 

107Sono tanto umiliato, Signore: dammi vita secondo la tua parola. «Venite a me, voi tutti affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). La forza di Dio si rivela soprattutto nella nostra debolezza (Cf 2 Cor 12,9). 

108Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi. «Offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Eb 13,15). «L’invocazione è propria di un fedele che vuole progredire e che chiede gli venga accresciuto ciò che già possiede» (Ag37 118/22,4). 

109La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge. «Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli nella città. Per conto mio ben volentieri mi prodigherò, anzi consumerò me stesso per le vostre anime (2 Cor 11,26; 12,15)». «Tutto ciò che vive, lo vive per Dio. Il suo pensiero e il suo spirito sono in Dio. La legge è nella sua memoria; la vita di ogni uomo è sempre nelle mani di Dio» (Ilr, 597). 

110I malvagi mi hanno teso un tranello, ma io non ho deviato dai tuoi precetti. «I nostri pensieri, parole e azioni rischiano di diventare un tranello per noi, quando vengono accompagnati dalla collera, dal risentimento, da un desiderio cattivo» (Ilr 597). 

111Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, perché sono essi la gioia del mio cuore. «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (Ger 15,16). «Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita» (Pr 1,12). «Creo Gerusalemme per la gioia, e il suo popolo per il gaudio» (Is 65,18). 

112Ho piegato il mio cuore a compiere i tuoi decreti, in eterno, senza fine. «Signore, Tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17). Il salmista piega il suo cuore e dai peccati lo volge verso l’obbedienza a Dio. È trattenuto dalla propria carne, ma nella sua volontà inclina il proprio cuore alle opere di giustizia. Lo inclina per tutto il tempo della vita, non per qualche momento» (Ilr PL,9 599). 


15.113Odio chi ha il cuore diviso; io invece amo la tua legge. «All’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ogni marciume» (Mt 23,27). «Non odia la loro persona ma l’iniquità che li rende nemici della legge divina» (Ag37,1569). 

114Tu sei mio rifugio e mio scudo: spero nella tua parola. «Concluderò con loro un’alleanza eterna e non cesserò più dal beneficarli; metterò nei loro cuori il mio timore, perché non si allontanino da me. Proverò gioia nel beneficarli» (Ger 32,40-41). 

115Allontanatevi da me, o malvagi: voglio custodire i comandi del mio Dio. «Chi avrà pietà di un incantatore morso da un serpente? Così capita a chi frequenta un peccatore e s’immischia nei suoi delitti» (Sir 12,13-14). «È indegno di un santo associarsi agli operatori d’iniquità ma la malvagità sta in agguato in tutti, anche negli apostoli stessi» (Ilr 601). 

116Sostienimi secondo la tua promessa e avrò vita, non deludere la mia speranza. «[Pietro] cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami! E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,30-31). 

117Aiutami e sarò salvo, non perderò mai di vista i tuoi decreti. «Sapendosi incapace, invoca l’aiuto di Dio» per poter rimanere fedele a Lui (Ag37,1571). «Credo; aiuta la mia incredulità!» (Mt 9,24). 

118Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, perché menzogne sono i suoi pensieri. «Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza; seguirono le vanità e diventarono vani» (2 Re 17,15). «Se Dio disprezzasse i peccatori, dovrebbe disprezzare tutti, perché nessuno è senza peccato. L’abbandonare, però, differisce dal semplice peccare. Al peccato è riservato il perdono mentre l’abbandono si condanna da sé» (Ilr 604). 

119Tu consideri scorie tutti i malvagi della terra, perciò amo i tuoi insegnamenti. «Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5,19). «Finché non avrai confessato i tuoi peccati è come se tu litigassi con Dio. Cominciate ad essere uniti a Dio. Come? Facendo sì che sia sgradito a voi ciò che è sgradito a Lui» (Ag36,959). 

120Per paura di te la mia pelle rabbrividisce: io temo i tuoi giudizi. «Anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!» (1 Cor 4,4). 


16.121Ho agito secondo giudizio e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori. 122Assicura il bene al tuo servo; non mi opprimano gli orgogliosi. «La rettitudine è opera della grazia. Il Signore che dona la vittoria sulla concupiscenza, dona anche la forza della pazienza perché non siamo abbattuti dal dolore causato dai nostri avversari» (Ag37,1577). 

123I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza e per la promessa della tua giustizia. «Aspetto da te la salvezza, in continuazione, e desidero vedere la realizzazione della tua promessa. Ha detto si consumano per manifestare l'intensità del suo desiderio» (Td 1860). 

124Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore e insegnami i tuoi decreti. «Tutti gli uomini sono servi di Dio per natura, ma lo diventano anche per scelta quando si sottomettono a Lui, volontariamente» (Td 1860). «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sm 3,10). 

125Io sono tuo servo: fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti. «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia distinguere il bene dal male» (1 Re 3,9). «La richiesta di comprendere non deve mai essere interrotta perché non basta aver ricevuto l’intelligenza una volta sola» (Ag37,1578). 

126È tempo che tu agisca, Signore: hanno infranto la tua legge. «Dio che governa con mitezza, sopporta a lungo l'iniquità degli uomini. Quando vede che la malvagità supera la pazienza oltre ogni limite, allora interviene per correggere» (Td 1860). «Apparve il Cristo, e là dove il delitto era stato abbondante, la grazia divenne più abbondante ancora» (Ag37,1579). 

127Perciò amo i tuoi comandi, più dell’oro, dell’oro più fino. «Nessun bene può essere paragonato a quel bene per il quale l’uomo stesso diventa buono» (Ag37,1579). 

128Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti e odio ogni falso sentiero. «Amando i precetti di Dio, odiava l’iniquità» (Ag37,1579). 


17.129Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti: per questo li custodisco. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). «Più ancora che nella creazione, i tuoi meravigliosi insegnamenti appaiono nelle Scritture, negli eventi della salvezza. Alcuni mostrano soprattutto la tua potenza nei segni prodigiosi; altri la tua sapienza, altri ancora la tua bontà. Tutti preannunciavano il tuo Cristo. Per questo li custodisco con la lettura e la meditazione» (Cf Gero 808.809). 

130La rivelazione delle tue parole illumina, dona intelligenza ai semplici. «Illumina dapprima chi esamina il significato letterale e poi chi coglie il senso spirituale del testo, che rimane nascosto ai sapienti e viene concesso agli umili» (Cf Mt 11,25). «Soltanto chi ha in cuore la carità, infusa dallo Spirito Santo, è in grado di comprendere e osservare i tuoi comandi» (Cf Ag37,1581).

131Apro anelante la mia bocca, perché ho sete dei tuoi comandi. «Maria [di Betania], seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (Lc 10,39). «La bocca significa la prontezza d'animo ed è questa ad attirare lo Spirito. Quando hai visto che nutrivo un grande desiderio di conoscere i tuoi comandi, mi hai colmato con la tua grazia» (Td 1861). 

132Volgiti a me e abbi pietà, con il giudizio che riservi a chi ama il tuo nome. «Tutto concorre al bene a coloro che amano il tuo nome, l'abbondanza come la povertà; la gloria, come l'umiliazione. Ordinano le vicende della loro vita in modo che attraverso di esse raggiungono i beni eterni, qualsiasi esse siano» (Gero 811). 

133Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa e non permettere che mi domini alcun male. «Quanto più regna nell’uomo l’amore di Dio tanto meno vi domina l’iniquità. Che cosa chiede se non di potere, con l’aiuto di Dio, amare Dio? Amando Dio, amerà anche se stesso e sarà in grado di amare il prossimo in modo salutare» (Ag37,1582). 

134Riscattami dall’oppressione dell’uomo e osserverò i tuoi precetti. «Infondimi il tuo Spirito e l’opposizione degli uomini non mi atterrisca, facendomi deviare» (Ag37,1582). «Chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi!» (1 Pt 3,13-14)

135Fa risplendere il tuo volto sul tuo servo e insegnami i tuoi decreti. «Purifica lo specchio del mio cuore affinché in esso risplenda la luce del tuo volto». «Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2 Co4 4,6). 

136Torrenti di lacrime scorrono dai miei occhi, perché non hanno rispettato la tua Legge. «Se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con lui (1 Cor 12,26). Possiede la perfezione evangelica e per questo si addolora per le malvagità altrui» (Td 1864). «Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli» (Rm 9,2-3). 


18.137Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi. «Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità» (Tb 3,2). «Tu sei giusto per tutto quello che ci è accaduto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo comportati da malvagi» (Ne 9,33). 

138Con giustizia hai promulgato i tuoi insegnamenti e con grande fedeltà. «Io [il Signore] più volte ho scongiurato i vostri padri fino ad oggi, ammonendoli premurosamente ogni giorno: Ascoltate la mia voce!» (Ger 7,7). «Tali testimonianze sono fedeltà perché Dio, attraverso di esse, manifesta se stesso» (Ag37,1583). 

139Uno zelo ardente mi consuma, perché i miei avversari dimenticano le tue parole. «Lo zelo per la tua casa mi divorerà» (Gv 2,17). «Questo zelo è ispirato da Dio nei suoi fedeli ad opera dello Spirito: è uno zelo frutto di amore non di livore» (Ag37,1583). «Stefano, acceso di zelo, rimproverò l'infedeltà del suo popolo (Cf At 7,51). Paolo, posseduto da esso, dichiara: “Chi è debole, che anch'io non lo sia?” (2 Cor 11,29)» (Td 1864)

140Limpida e pura è la tua promessa e il tuo servo la ama. «La tua parola è perfettamente pura ed esente da qualsiasi critica; da parte mia l’amo con grande ardore» (Td 1864). 

 141Io sono piccolo e disprezzato: non dimentico i tuoi precetti. «L’ape è piccola tra gli esseri alati, ma il suo prodotto è il migliore fra le cose dolci» (Sir 11,3). Davide, pur scartato dal padre fu scelto da Dio ed unto come re (Cf 1 Sm 16,1-13; Td 1865). «Dice di essere disprezzato, ma è proprio per questo che diviene più grande, perché Dio ha scelto le cose spregevoli del mondo (1 Cor 1,28)» (Ag37,1584). 

142La tua giustizia è giustizia eterna e la tua legge è verità. «Le norme stabilite dagli uomini non sono mai così rette da coincidere con la rettitudine stessa, mentre la Legge di Dio risplende per la sua verità. Da essa apprendo il comportamento più opportuno ed imparo ad agire con fortezza» (Td 1865). 

143Angoscia e affanno mi hanno colto: i tuoi comandi sono la mia delizia. «Nell'apprendere i tuoi insegnamenti, acquisto forza e così posso affrontare con coraggio le avversità» (Td 1865). 

144Giustizia eterna sono i tuoi insegnamenti: fammi comprendere e avrò la vita. «In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto» (Mt 5,18). «Vive nell’eternità colui che alle cose terrene antepone la giustizia, la quale è stabile per tutta l’eternità» (Ag37,1585).


19.145 Invoco con tutto il cuore: Signore, rispondimi; custodirò i tuoi decreti. «Si invoca con tutto il cuore quando nel pensiero non si ha altro che la preghiera» (Ag37,1585). «Grida con il cuore chi chiede cose grandi ed implora beni celesti» (Ilr PG 9,625). 

146Io t’invoco: salvami e osserverò i tuoi comandamenti. «Il combattimento della nostra fede sta nel custodire i comandamenti» (Ilr 626). «Salvami e sarò salvato, santificami e sarò santo. Tu, Signore, agirai in me, per mezzo di me e con me nell'osservare i tuoi comandamenti» (Gero 821). 

147Precedo l’aurora e grido aiuto, spero nelle tue parole. «Al mattino presto [Gesù] si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). «Capita spesso che durante le ore notturni, vigili l’amore per il Signore e per la forte spinta del gusto della preghiera, non si aspetti ma si anticipi il tempo di pregare» (Ag37,1587).

148I miei occhi precedono il mattino, per meditare sulla tua promessa. «Veglia e attende nella preghiera il ritorno stesso della luce, ora occupato nelle parole dei profeti, ora intento agli inni dei salmi, meditando con assiduità ogni parola di Dio» (Ilr 627). «Al saggio sta a cuore alzarsi di buon mattino per il Signore, che lo ha creato; davanti all’Altissimo fa la sua supplica e implora per i suoi peccati. Se il Signore vorrà, egli sarà ricolmato di spirito d’intelligenza» (Sir 39,5-6).

149Ascolta la mia voce, secondo il tuo amore; Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio. «Pensiamo di avere il diritto d’essere ascoltati, ma il profeta spera tutto da Dio, attende tutto dalla sua misericordia» (Ilr 638). «Dio, nella sua misericordia rimette al peccatore la pena, poi, una volta che l’ha reso giusto, gli accorda la vita» (Ag37,1587).

150Si avvicinano quelli che seguono il male: sono lontani dalla tua legge. «Mai la collera ci spinga contro i fratelli» (Ilr PG 9,638). 

151Tu Signore sei vicino: tutti i tuoi comandi sono verità. «Dio non è lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). «A ogni mortale Dio ha donato la sapienza con generosità» (Sir 1,10). «Nessun essere è lontano da Dio, nessuno manca di lui. Dobbiamo quindi essere attenti e aperti a Lui» (Ilr 629.630). 

152Da tempo lo so: i tuoi insegnamenti li hai stabiliti per sempre. «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35). «Tutto ciò che vuole, il Signore lo compie» (Sal 134,6). «O Dio, Eterno Padre, hai fissato e consolidato il tuo progetto di salvezza, nel tuo Figlio, coeterno a te. Egli è l'unico fondamento e non è possibile stabilirne un altro» (Gero 824). 


20.153 Vedi la mia miseria e liberami, perché non ho dimenticato la tua legge. «I segni della compassione di Dio, superano la misura di quanto l’uomo possa pensare» (Ilr 634). «Gettiamoci nelle mani del Signore poiché come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia» (Sir 2,18). 

154Difendi la mia causa e riscattami, secondo la tua promessa fammi vivere. «Ricorda al Signore le sue promesse e, in base ad esse, chiede di essere soccorso» (Td 1868). «Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore mi consegnerà in quel giorno; non solo a me…» (2 Tm 4,7-8).

155Lontana dai malvagi è la salvezza, perché essi non ricercano i tuoi decreti. «Il Signore libera molti senza che l’abbiano meritato, ma non condanna nessuno, senza che questi se lo sia meritato» (Ag37,1588). 

156Grande è la tua tenerezza, Signore: fammi vivere secondo i tuoi giudizi. «Grande è la ricchezza della tua generosità e per questa ti chiedo di salvarmi rendendomi capace di accogliere i tuoi insegnamenti» (Td 1869). 

157Molti mi perseguitano e mi affliggono, ma io non abbandono i tuoi insegnamenti. Io, Davide, io Chiesa e ogni credente (che pensa in modo conforme alla Chiesa), sebbene molti ci abbiano perseguitato, non abbiamo abbandonato i tuoi insegnamenti. Abbiamo approvato ciò che Tu, Signore, affermi e disapprovato ciò che rifiuti» (Gero 806). 

158Ho visto i traditori e ne ho provato ribrezzo, perché non osservano la tua promessa. «Li vedeva e se ne struggeva, poiché li amava. Aveva lo zelo buono, quello che viene dall’amore, non dall’astio» (Ag37,1590). 

159Vedi che io amo i tuoi precetti: Signore, secondo il tuo amore dammi vita. «Chi venera la sapienza rende culto a Dio e il Signore ama coloro che lo amano» (Sir 4,14). «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). 

160La verità è fondamento della tua parola, ogni tuo giusto giudizio dura in eterno. «Le tue parole procedono da verità e quindi sono veraci né ingannano alcuno» (Ag37,1590). «Per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 19,37). «Per loro [i miei discepli] io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,17). 


21.161 I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme solo le tue parole. «Non ebbi paura dei potenti che mi perseguitavano (come Saul, Assalonne) ma temetti le tue parole. Per questo, non ho ucciso Saul (1 Sm 26,9) e riguardo al mio figlio Assalonne, che era pronto ad eliminarmi, diedi quest'ordine: risparmiate mio figlio (2 Sm 18,5)» (Td 1869). Dice il Signore: «I potenti di questo mondo mi hanno perseguitato e con me, la mia Chiesa. Hanno agito spinti dall'odio, senza una giusta causa» ( Gero 829)

162Io gioisco per la tua promessa, come chi trova un grande bottino. «Si rallegra delle promesse del Signore, quanto esulta il vincitore che sta per gettarsi sul bottino» (Cs 894). «Nel tempo presente, non posso gioire in modo pieno ma devo ancora lottare a favore della Legge del mio Dio. Tuttavia la speranza della letizia futura è come un balsamo, mentre attendo la gioia piena. Esulto già da ora per la tua parola vittoriosa e alla sua potenza attribuisco la vittoria» (Gero 829). 

163Odio la menzogna e la detesto, amo la tua legge. «Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente» (Ef 5,10-11). «Hai amato la giustizia e odiato l'iniquità (Sal 44,8). L'amore per la giustizia, viene dimostrato dall'orrore per l'iniquità. Chi non detesta il male, non può nutrire un vero amore per il bene» (Gero 830). 

164Sette volte al giorno io ti lodo, per i tuoi giusti giudizi. «Le parole sette volte indicano sempre» (Ag37,1592). «Lodo i tuoi giudizi con i quali correggi il figlio che vuoi accogliere» (Gero 830). 

165Grande pace per chi ama la tua legge: nel suo cammino non trova inciampo. «Se tu avessi camminato nella via di Dio, avresti abitato per sempre nella pace» (Bar 3,13). «Si stupiranno e fremeranno per tutto il bene e per tutta la pace che concederò loro» (Ger 33,9). «I fedeli che amano intensamente il Signore, insieme all'amore possiedono una pace profonda. Sebbene possano essere osteggiati da molti, vivono nella tranquillità» (Td 1872). 

166Aspetto da te la salvezza, Signore, e metto in pratica i tuoi comandi. «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11). «Hai promesso, Signore, di manifestarti a noi. Per impedire che la mia negligenza provochi un ritardo, amo i tuoi comandamenti. Se li amerò e li osserverò, affretterò la tua venuta salutare. Ti attendo non soltanto nel futuro ma ogni giorno, fiducioso nella tua promessa: verrò presso di Lui e dimorerò in lui (Gv 14,23)» (Gero 831).

167Io osservo i tuoi insegnamenti e li amo intensamente. «Neppure il martirio ha valore, se non è affrontato per amore. Consapevole di questo, ho amato i tuoi insegnamenti. Del resto, prima che cominciassi ad amarti, ero stato amato in modo intenso da Te» (Gero 832). 

168Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie. «Dio produce in voi e il volere e l’operare (Fil 2,13). Per questo motivo le vie dei giusti sono al cospetto del Signore, perché è lui a dirigere i nostri passi» (Ag37,1594).

 

22.169Giunga il mio grido davanti a te, Signore, fammi comprendere secondo la tua parola. «Prega per ricevere il dono della sapienza» (Td 1872). «Il Dio della pace vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo» (Eb 13,21). 

170Venga davanti a te la mia supplica, liberami secondo la tua promessa. È certo d’essere esaudito per la fedeltà divina. «Mentre Pietro era in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente una preghiera per lui» (At 12,5). 

171Sgorghi dalle mie labbra la tua lode, perché mi insegni i tuoi decreti. 172La mia lingua canti la tua promessa, perché tutti i tuoi comandi sono giustizia. L’apprendimento si trasforma in lode che, a sua volta, diventa testimonianza. «Afferma il proposito di diffondere le parole di Dio, di diventare ministro della Parola. Sebbene a insegnare interiormente pensi Dio, tuttavia la fede nasce dall’ascolto [dall’annuncio]. Non si pensi che, per essere Dio colui che dà la crescita, per questo non occorra né piantare né irrigare» (Ag37,1594). 

173Mi venga in aiuto la tua mano, perché ho scelto i tuoi precetti. «Prima che io scegliessi i tuoi comandamenti, la tua mano mi venne in aiuto. Con molta pazienza mi ha salvaguardato, perché non perissi nella tenebra dell'ignoranza» (Gero 835). «La mano di Dio è Cristo. È Lui che la Chiesa desidera ancor oggi» (Ag37,1595).

174Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è la mia delizia. «Chi fissa lo sguardo sulla Legge perfetta, troverà la sua felicità nel praticarla» (Gc 1,25). «La Legge è delizia perché rende testimonianza a Cristo» (Ag37,1595).

175Che io possa vivere e darti lode: mi aiutino i tuoi giudizi. «Riceverò da te pienezza di vita e ti ringrazierò come il vero Donatore di ogni bene» (Td 1873). 

176Mi sono perso come pecora smarrita; cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi. «Si affretta a essere condotto sulle spalle del suo Pastore, per dare gioia eterna agli angeli» (Ilr 642).