Settimana 8
Lunedì dopo Pentecoste
Beata Vergine Maria Madre della Chiesa
At 1 12 ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. 13Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. 14Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.
Il passo descrive il momento immediatamente successivo all’ascensione di Gesù. Gli apostoli tornano a Gerusalemme dal monte degli Ulivi e si raccolgono nel “piano superiore” della casa dove s’incontravano. Si trovano in una situazione di particolare fragilità perché mentre Gesù non è più con loro visibilmente, lo Spirito Santo non è ancora disceso su di loro per renderli idonei alla loro missione. È un tempo di passaggio, quasi di sospensione, ma non attesa passiva. È vissuto nella preghiera e nella comunione. Le grandi opere di Dio maturano nel silenzio e nella fedeltà quotidiana. Erano “perseveranti” e “concordi”. Perseveranti: la preghiera non è un gesto occasionale, ma continuo. Concordi: la comunità esige l’unità. L’unità è il vaso che può accogliere il dono dello Spirito, il presupposto perché possa farsi percepire. «In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,19).
Gli apostoli erano persone diverse, con paure e fragilità, eppure rimangono insieme. Pietro aveva rinnegato Gesù, altri erano fuggiti; eppure il gruppo non si dissolve. Questo mostra che la Chiesa nascente non si fonda sulla perfezione dei suoi membri, ma sulla fedeltà di Dio. Maria appare qui come figura della Chiesa che attende lo Spirito. Aveva accolto Cristo mediante lo Spirito nell’annunciazione ed ora attende ancora lo Spirito insieme alla comunità dei discepoli. Gli undici apostoli sono incompleti poiché manca Giuda Iscariota. La comunità, che porta ancora la ferita del tradimento e della paura, non si chiude nella delusione ma rimane aperta alla promessa di Dio, il quale opera attraverso persone vulnerabili che si lasciano trasformare.
Gv 19. 25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. 31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Agendo secondo il diritto ebraico, pone la madre sotto la protezione del discepolo, che diventa il rappresentante di Gesù, in sua assenza. Gesù crea la nuova famiglia che continuerà ad operare dopo la separazione con lui. Chiedendo da bere, ricorda che Egli ha sete di compiere la volontà del Padre ottenendo la salvezza di tutti. Nell’ultima parola pronunciata (“Tutto è compiuto, tutto si sta compiendo”), fa sapere che la sua Rivelazione è giunta al perfetto compimento e che il progetto di salvezza ha cominciato ad attuarsi. Le sue ossa non vengono spezzate come era prassi nei confronti dell’Agnello pasquale (e conforme alla promessa data al giusto). Dal fianco, sgorga l’acqua simbolo del Battesimo (e dello Spirito) e il sangue (simbolo dell’Eucarestia e del dono di se stessi).
Settimana 8a T.O.
Lunedi VIII
3Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, 4per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, 5che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo. 6Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosadell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. 8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, 9mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.
Dio, ora, è il Padre rivelato da Gesù. Si è fatto conoscere a noi operando la nostra rigenerazione, quando «ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito» (Tt 3,5). La nostra rigenerazione è un evento reale: «Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio» (1 Gv 3,9). «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, affinché anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). «Se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3,3).
Il primo beneficio della rinascita è la speranza, qualificata come viva perché reale, esistente in verità. «Dio illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità» (Ef 1,18). «La speranza vi attende nei cieli» (Col 1,5).
La speranza coincide con l’eredità promessa. Per Israele, l’eredità era costituita dal paese di Canaan; per i cristiani non è un territorio ma una esistenza nell’eternità. «Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rm 8,17). «Ciò che saremo non è stato ancora rivelato» (1 Gv 3,1). «È necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale vi vesta d’immortalità» (1 Cor 15,53). La nostra eredità non è più esposta al rischio di essere perduta ma è custodita da Dio stesso nei cieli: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo» (Mt 25,34).
Dio Padre custodisce e protegge gli eletti fino al compimento del suo progetto: «La vostra fede è fondata sulla potenza di Dio» (1 Cor 2,5). «Sono persuaso che Dio il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1,6).
La comunità, sebbene sperimenti le sofferenze derivate dalla fedeltà al Vangelo, è nella gioia, ricolma di gioia. Dio non chiede la sofferenza in quanto tale ma l'obbedienza alla sua volontà. «Considerate perfetta letizia quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza» (Gc 1,2). «Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria» (Rm 8,17). «Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano» (Gc 1,12).
Il valore del credente apparirà alla venuta del Signore La prova della lealtà del cristiano è paragonata al passaggio dell'oro attraverso il fuoco del crogiolo. «L’opera di ciascuno sarà ben visibile perché con il fuoco si manifesterà e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno» (1 Cor 3,13). «Egli conosce la mia condotta; se mi mette alla prova, come oro puro io ne esco» (Gb 23,10). «Il crogiuolo è per l’argento e il forno per l’oro, ma chi prova i cuori è il Signore» (Pr 17,3). «Ecco io ti ho purificato, non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione» (Is 48,10).
Amare Cristo è molto di più di un mero sentimento ma è sovrabbondante e concreta forza di volere, è dono di sé nella viva attesa d’incontrarlo in modo definitivo. «Siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo. Camminiamo nella fede e non nella visione. Preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor 5,6-8). «Ora raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna» (Rm 8,22).
Mc 10. 17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». 20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». 22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. 23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». 24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Gesù ha amato i peccatori con un amore di solidarietà, per liberarli dal male. Ha amato i giusti con amore di compiacimento e di approvazione, per renderli ancora più santi. Il ricco è un giusto amato dal Signore con un amore di compiacimento e di approvazione. Egli potrebbe, seguendo Gesù, apprendere molto di più della semplice onestà, potrebbe cioé acquisire la carità, che il bene superiore ad ogni bene, una virtù per la quale sarebbe più simile a Dio stesso. Gesù propone al ricco di considerare la sua persna come il bene più prezioso, un tesoro ricchissimo trovato inaspettatamente. Egli è tutta la ricchezza del cielo e della terra. In realtà, almeno per ora, il ricco preferisce restare nella sua condizione attuale ma la tristezza potrebbe condurlo ad un ripensamento.
Gesù non ha rivolto a tutti un invito simile ma ha avvertito tutti che la ricchezza può assorbire del tutto la persona. Lo dimostra il fatto che il ricco è spesso insensibile alla sofferenza del prossimo, diventa schiavo dei piaceri e del lusso, opera oppressione e guerre (Gc 4,1-2).
«Il seme caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione» (Lc 8,14). «Quelli che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti» (1 Tm 6,9-10). «Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno. Distogli i miei occhi dal guardare cose vane, fammi vivere nella tua via» (Sal 119,35-37). «Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede» (Fil 3,8-9).
Il passo si chiude con una prospettiva di speranza: gli uomini da soli non riescono a cambiare una prospettiva di vita errata ma Dio può salvarli, suscitare in loro il pentimento, aiutarli a correre sulla via dei comandamenti con cuore dilatato e far scoprire loro il Figlio Gesù, dal quale non potranno più separarsene. Noi detestiamo i ricchi egoisti ma Dio li ama, non per quello che sono ma per quello che potrebbero essere.
Collochiamoci tra i malvagi, bisognosi di redenzione, perché tutti siamo soggetti ad alimentare attaccamenti che ci impoveriscono. «Nessun fornicatore, o impuro o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio» (Ef 5,5).
Martedi VIII
1 Pt 1. 10Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; 11essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. 12A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo. 13Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. 14Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, 15ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. 16Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo.
La grazia straordinaria concessa ai cristiani li rendono superiori agli antichi Profeti e agli angeli, perché le cose preannunciate sono avvenute ai loro giorni ed erano state predette per loro. «Molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro» (Mt 13,17).
Il Messia, già conosciuto prima della fondazione del mondo (v.20), è rivelato ora come Gesù Cristo. I cristiani sono convinti che le Sacre Scritture trovino in Gesù il loro vertice e il loro significato ultimo. «[Gesù], cominciando da Mosé e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui» (Lc 24,27).
Gli oracoli dei Profeti, rivolti al futuro, furono pronunciati per ispirazione dello Spirito di Cristo. «Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,20-21).
Esiste un contrasto netto tra i fedeli dell'Antico Testamento che non beneficiarono della rivelazione loro affidata e i cristiani che invece ne godono: «…pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi» (Eb 11,39-40).
Grazie alla chiamata di Dio e alla loro rinascita, i credenti sono stati liberati dell'ignoranza e dall’immoralità presenti nella società in cui vivono e, come popolo santo, possono conoscere la verità e obbedire ad essa. Parlare di ignoranza è anche un modo per scusare i peccati. Ricordiamo Gesù che intercede per i suoi crocifissori: «Non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
La santità di Dio è base e modello del comportamento dei figli di Dio. La lettera insiste su una vita che sia santa, pura, buona, riconosciuta attraente e onorevole anche dai non credenti. «Siate irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo ad una generazione malvagia» (Fil 2,15). Vivere la santità significa vivere nella carità: «Fatevi imitatori di Dio e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato» (Ef 4,1-2). «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).
Colloca i fedeli all'interno della storia di Israele e come il santo Israele ha soggiornato in terra straniera, anch’essi sono sollecitati a non conformarsi al modo comune di vivere dei pagani. La citazione del libro delle Levitico (11,44-45) - “Siate santi perché io sono santo” - mostra quanto sia importante l'attenzione dell'autore verso la santità della comunità e la sua separazione dalle iniquità della società. «Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito» (1 Ts 4,3-7).
Mc 10. 28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. 31Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
Pietro fa trasparire il timore che il distacco richiesto ai discepoli sia un prezzo troppo alto: noi abbiamo lasciato tutto ma ne valeva davvero la pena? Gesù non lo rimprovera, riconosce il valore della scelta fatta dai discepoli e precisa: riceverà “cento volte tanto” già ora, insieme alle persecuzioni, e poi la vita eterna. Il discepolo parla di lasciare e seguire, Gesù di lasciare e ricevere. Dio aveva chiesto ad Abramo di lasciare il suo paese e la casa di suo padre, ma gli promise: «Renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione» (Gen 12,2). Giuseppe promise ai fratelli: «Venite da me e io vi darò il meglio del paese d’Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra. Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perché il meglio di tutto il paese sarà vostro» (Gen 45, 18.20).
Chi segue Cristo scopre relazioni nuove, una libertà diversa, una fraternità più ampia, un senso più profondo dell’esistenza, la gioia profonda che scaturisce dal donare tutto se stessi. Mosè «stimava l’obbrorio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto; gurdava infatti alla ricompensa» (Eb 11,26).
Il Vangelo, tuttavia, non promette una vita facile, la ricompensa del Signore non è il benessere. La sequela non elimina la fatica, il conflitto o la perdita. Il discepolo non entra in uno stato protetto ma piuttosto si incammina nella stessa strada percorsa da Cristo, la quale conduce ad una vita migliore, non alla rovina. Siamo «aflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10). Chi lascia qualcosa per amore del Vangelo non rimane “più povero”, ma entra in una vita più larga. «Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà» (2 Cor 9,6). «Amazia rispose all'uomo di Dio: “Che ne sarà dei cento talenti che ho dato per la schiera di Israele?”. L'uomo di Dio rispose: “Il Signore può darti molto più di questo”» (2 Cr 25,9). «Onora il Signore con i tuoi averi e con le primizie di tutti i tuoi raccolti; i tuoi granai si riempiranno di grano e i tuoi tini traboccheranno di mosto» (Pr 1,9-10).
Che cosa trattengo per paura di perdere me stesso e che cosa invece potrei scoprire, se mi fidassi di più? Il brano invita a non vivere la fede come contratto o scambio, a riconoscere che ogni rinuncia apre uno spazio nuovo, ad accettare che la fedeltà al Vangelo comporti anche incomprensioni e prove.
Mercoledi VIII
1 Pt 1. 18Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, 19ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. 20Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; 21e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. 22Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, 23rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. 24Perché ogni carne è come l’erba e tutta la sua gloria come un fiore di campo. L’erba inaridisce, i fiori cadono, 25ma la parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
La liberazione è avvenuta attraverso il sangue di Cristo. «Siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6,20). «Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro» (Tt 2,14). Condotta non indica solo il comportamento ma anche i valori e gli impegni che danno forma a tutto il modo di vivere. Il modo di vivere d’un tempo dei batezzati viene descritto come vuoto.
Cristo è al centro della pre-conoscenza e della intenzione di Dio. «La grazia ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù» (2 Tm 1,10). Il passivo “si è manifestato” comporta che sia Dio a operare la manifestazione in chiusura della storia: qualcosa di nascosto e di sconosciuto viene svelato.
La certezza che Dio ha risuscitato dai morti Gesù è l’elemento centrale dell'annuncio. «Dio dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono» (Rm 4,17). L'onore e la gloria di Cristo sofferente diventano una garanzia l'onore della gloria riservata ai credenti che rimangono fedeli nelle avversità.
«Obbedire alla verità», come «obbedire alla Parola» è il tratto distintivo di un figlio di Dio. Richiama l'esperienza della conversione culminata nel battesimo e mostrano le implicazioni che ne derivano per uno stile di vita adeguato. I credenti sono diventati non solo figli di Dio, ma anche fratelli e sorelle. La nuova identità presuppone la responsabilità dell'amore nella nuova famiglia di cui sono diventati membri e la lealtà verso i fratelli credenti.
Tale obbedienza sfocia in «un amore fraterno senza ipocrisie». I battezzati si considerano e si trattano gli uni gli altri come fratelli e sorelle, uniti dalla fede e da rapporti familiari; inoltre la comunità cristiana, percepita come un tutto, è rappresentata come famiglia e casa di Dio. All'interno della famiglia di Dio, i cristiani devono vivere nell'amore reciproco «senza ipocrisie» cioè con genuinità, sincerità, autenticità e senza finzioni (cfr. Rm 12,9; 2Cor 6,6).
Il verbo «amare» non ha nulla a che vedere con un sentimento passeggero ma designa piuttosto un atteggiamento di bontà, di apertura, disponibilità e stima. Non per nulla è il più grande dei carismi dello Spirito Santo (cfr. 1Cor 12) e va vissuto anzitutto nella comunità cristiana, rinnovandone continuamente i rapporti interni. L'amore per i fratelli non si mostra negli slanci dominati dall’emotività, ma è un principio di vita caratterizzato dalla costanza che rimane stabile nelle avversità. Il cristianesimo primitivo, di fronte a una società ostile, ha trovato nella propria unità nell' amore la forza essenziale per la propria sopravvivenza.
Mc 10. 32Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: 33«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, 34lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Mc 835Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». 41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Nella sua replica, Gesù si rivolge dapprima ai soli Giacomo e Giovanni e indica ciò di cui dovrebbero occuparsi. Non cercare di sedere vicino a Cristo nella gloria ma piuttosto di bere al suo calice e condividere il suo battesimo. L’interesse del discepolo deve essere soltanto quello di seguire Gesù.
Poi si rivolge a tutto il gruppo dei discepoli per richiamare un insegnamento già dato ma che non hanno né compreso né praticato (9,35: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”). L’evangelista pensa a coloro che nella Chiesa occupano posizioni di autorità. Devono agire come servitori, distanziandosi dall’autorità mondana e conformarsi a lui. «Non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (1 Pt 5,3). «Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù» (2 Cor 4,5).
Lo stesso vale per tutti i credenti: «Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,1-3).
Il versetto conclusivo è uno dei più rilevanti del Vangelo di Marco perché rivela la logica che ha guidato l’intera esistenza di Gesù e che spiega tutti i suoi gesti, compresa la croce. Il detto rileva un netto contrasto fra ciò che tutti attendevano e ciò che Cristo ha fatto. «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica» (Gv 13,13-15.17).
Dare la vita non allude soltanto alla morte ma ad una esistenza vissuta nella donazione di sé. In riscatto, cioè a favore dei molti, solidale con tutti. «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2 Cor 5,21). «Offro la vita per le pecore» (Gv 10,15).
Giovedi VIII
2Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, 3se davvero avete gustato che buono è il Signore. 4Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. 9Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. 10Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia. 11Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. 12Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita.
L'espressione «bambini appena nati» appartiene al campo semantico battesimale. I credenti devono essere affamati della Parola, proprio come un neonato lo è del latte materno (1Ts 2,7 Eb 5, 12-13). «Quanto a malizia, siate bambini, ma quanto a giudizi, comportatevi da uomini maturi» (1 Cor 14,20). «Agendo secondo verità, nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui[Cristo]» (Ef 4,15).
Avete gustato quanto è buono il Signore (Cf Sal 34,9). Il titolo di Signore non è più riferito Dio, ma a Gesù Cristo. Le parole del salmo servono a descrivere l'esperienza passata dei credenti quando per la prima volta udirono la buona notizia del Signore: «… sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro» (Eb 6,4).
Gesù Cristo (2,3) è «pietra vivente», rifiutata dagli uomini ma onorata da Dio. Il salmista aveva paragonato il popolo oppresso dai suoi nemici ad una pietra scartata dai costruttori (Sal 118,22, cf Zc 3,9). La tradizione della passione adopera il verbo rigettato per descrivere il rifiuto subito dal Cristo (cfr. Mc 8,3 Lc 9,22; 17,25), così nel discorso di Pietro di fronte al Sinedrio di Gerusalemme (cfr. At 4,8-12): «Egli è la pietra respinta da voi costruttori». Qui «costruttori» è sostituito da «uomini»: si esce dalla polemica strettamente antigiudaica estendendo l'accusa a tutti coloro che rigettano Gesù.
L’opera di costruzione e di consolidamento della comunità è compiuta da Dio. Perseverando nel rapporto con la Pietra Vivente, i credenti condividono la stessa identità di pietre viventi. «Siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi. Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1 Cor 3,16). «In Lui [Cristo] tutta la costruzione cresce ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,21).
La comunità è un luogo abitato da Dio e i suoi membri sono veri sacerdoti che esercitano il culto a Dio: «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19,6). «Tu sei un popolo consacrato al Signore» (Dt 14,2). «Hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la tera» (Ap 5,9-10). «Per mezzo di lui offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioé il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Eb 13,15). I “sacrifici” comportano la glorificazione di Dio con la lode e una condotta di vita onorata e santa: «Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1; Cf Rm 15,16; Fil 2,17; 2 Tm 4,6). I sacrifici graditi a Dio sono suscitati dallo Spirito ed offerti attraverso la mediazione di Cristo.
L'elezione di Israele segna la sua unicità. «Il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo di loro ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come avviene oggi» (Dt 10,15). Applicando questi attributi alla comunità messianica, il nostro autore afferma l'incorporazione dei credenti, in precedenza pagani o israeliti, nel popolo escatologico di Dio. La salvezza dei cristiani è descritta come un linguaggio che ricorda i termini utilizzati da Isaia per la liberazione di Israele dalle tenebre dell'Egitto e dell'esilio babilonese. «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1). «Eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5,8). I cristiani sono, dunque, il compimento escatologico di Israele, non un nuovo Popolo. Attraverso la fede in Cristo si è ammessi al popolo santo ed è eletto di Dio, non per discendenza carnale.
«Dio ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani. Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e mia amata quella che non era l’amata (Os 1,6.9; 2,25)» (Rm 9,23-25). «Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede» (1 Tm 1,13).
L'antico Israele fu forestiero in una terra straniera e ostile, come ora lo sono i cristiani, in senso metaforico, in conseguenza della loro conversione. L’andare controcorrente rispetto al loro precedente stile di vita, estraniano i credenti dai loro vicini. «Siamo diventati la spazzatura del mondo , il rifiuto di tutti» (1Cor 4,13). Essi sono esortati a impegnarsi con loro in modo tale che, mentre manifestano la loro peculiarità, possono allontanare i sospetti da loro e perfino attirare il loro elogio.
Il primo impegno è tenersi lontani dalle passioni insaziabili e ingannatrici (desideri carnali) che caratterizzavano lo stile di vita precedente. «Vi dico: Camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. Quelli che sono di Cristo anno Crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gal 5,17-24).
L'impatto positivo di una condotta onorevole non soltanto confuta le calunnie ma spinge i detrattori a glorificare Dio, il quale viene glorificato dal comportamento coerente dei credenti. (Il pensiero è ripetuto in 3,1-2 ricordando l'influsso particolare che le mogli cristiane possano avere sui propri mariti non credenti). «[Siate] irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo (Fil 2,15).
Mc 10. 46E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Bartimeo vede più di qualsiasi altro della folla; il cieco è quello che “vede” davvero perché riconosce chi è Gesù. La folla vede un maestro che passa; Bartimeo riconosce il “Figlio di Davide”, cioè il Messia atteso.
Non fa un discorso forbito ma grida. La sua preghiera nasce dal bisogno reale. Anche quando gli altri vogliono zittirlo, lui insiste. È l’immagine di una fede che non si lascia bloccare dal giudizio degli altri o dalla propria miseria. La frase «abbi pietà di me» è diventata una delle invocazioni più antiche della tradizione cristiana. «Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi - dice il Signore - cambierò in meglio la vostra sorte» (Ger 29,12-14)
Gesù si ferma; interrompe il cammino per ascoltare un misero. Nel Vangelo, Gesù non passa oltre davanti a chi lo invoca sinceramente.
Bartimeo “gettò via il mantello”. Per un mendicante il mantello era molto: protezione, casa, sicurezza. «Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso» (Es 22,25-26). «Se quell'uomo è povero, non andrai a dormire con il suo pegno. Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti; questo ti sarà contato come una cosa giusta agli occhi del Signore tuo Dio» (Dt 24,12-13).
Il gesto indica distacco e fiducia: lascia ciò che aveva per andare incontro a Gesù. È il simbolo dell’abbandono della vecchia vita. «Quello che poteva essere per me guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo» (Fil 3,7). «Anche noi, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,1).
«Che cosa vuoi che io faccia per te?» È la stessa domanda che poco prima Gesù aveva rivolto a Giacomo e Giovanni, i quali chiedevano gloria e posti d’onore. Bartimeo invece chiede semplicemente di vedere. I discepoli cercano potere; il cieco cerca la luce. Ed è proprio il cieco a diventare vero discepolo, perché alla fine “seguiva Gesù lungo la strada”. «Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti; trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura. Tali cose io ho fatto e non cesserò di farle» (Is 42,16).
Venerdi VIII
1 Pt 7La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. 8Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. 9Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. 10Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. 11Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen! 12Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.
v.8 «L’odio suscita litigi, l’amore ricopre ogni colpa» (Pr 10,12). «L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita» (Tb 12,9).
v.9 «Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità» (Rm 12,13).
v. 10 «Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comiune» (1 Cor 12,7). «Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia» (Rm12,6-8).
v. 12 «Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore!» (2 Tm 3,11). «[Ho mandato da voi Timoteo] per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede, perché nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte; infatti, quando eravamo tra voi, dicevamo già che avremmo subìto delle prove, come in realtà è accaduto e voi ben sapete» (1 Ts 3,12).
v. 13 «[Gli apostoli furono] lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (At 5,41). «Riguardo a Cristo, a voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29). «Vi prego di non perdervi d’animo a causa delle mie tribolazioni per voi: sono gloria vostra» (Ef 3,13).
Mc 11. 11Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània. 12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. 15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». 18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. 20La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. 21Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
In diverse occasioni Marco mette in risalto lo sguardo di Gesù, uno sguardo circolare da voler abbracciare ogni cosa; ora prepara e giustifica la purificazione del tempio che avverrà il giorno seguente.
Il racconto della maledizione del fico, diviso in due parti, funge da cornice e il quadro sul quale dunque bisogna fermare l'attenzione è la purificazione del tempio. La maledizione del fico è un gesto parabolico che esprime il giudizio di Dio sul popolo. Non è la sterilità del fico che Gesù condanna ma una religiosità tutta foglie ed esteriorità e niente frutti. Il fico è sterile come il tempio che non produce frutti. «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cintae verrà calpestata» (Is 5,4-5).
Il gesto di Gesù al tempio ha un significato messianico (e nel contempo di condanna). Si tratta di qualcosa di più di un semplice gesto di purificazione: non una riforma, ma un superamento. «“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” Parlava del tempio del suo corpo» (Gv 2,19-21). I venditori non costituivano una presenza illegale. Al contrario, loro presenza era necessaria normale svolgimento del culto e il gesto di Gesù sembra voler impedirlo. L'economia di salvezza rappresentata dal Tempio è ormai decaduta e la presenza di Dio è un fatto universale, è per tutte le nazioni. La preghiera è più importante dei sacrifici e tutte le nazioni sono invitate alla casa di preghiera. Ormai è necessario sostituire i sacrifici con l’amore di Dio e del prossimo (Mc 12,33).
La constatazione che il fico si era disseccato offre l'occasione per un insegnamento sulla fede e sulla preghiera. Fede è l'atteggiamento di chi confida in Dio senza dubitare. Fede è sentirsi al sicuro nelle mani del Signore anche quando il mare è in tempesta. Fede è ritenere possibile ciò che sembra impossibile. Fede è l'atteggiamento di chi, non confidando in se stesso, ricorre alla preghiera, consapevole che la salvezza è un dono.
Sabato VIII
Giuda 17Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. 20Voi, carissimi, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, 21conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. 22Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi 23e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo. 24A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, 25all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.
Gli apostoli hanno annunciato la parola che illuminano le scelte da fare. Sulla preghiera nello Spirito Santo si basa una vita di fede, d’amore e di misericordia. Essa sfocia nell’eternità ma esige anche un impegno fin dal presente. Bisogna irrobustire gli indecisi, strappare altri al fuoco del giudizio. Verso altri è necessario far prevalere la precauzione perché si mostrano irremovibili nel male. Dio Padre merita la glorificazione perché può preservarci dal male e farci acquisire una integrità di vita nella gioia. La nostra lode lo onora mediante Gesù nostro Signore e gli riconosce gloria, mestà,forza e potenza. Lo spazio della sua grandezza ha quattro lati uguali.
Mc 11. 27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 32Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
I capi delle tre classi del Sinedrio (che condanneranno Gesù), sconcertate per il gesto della purificazione del tempio, gli chiedono quale sia l’origine della sua autorità. Gli abitanti di Nazaret l’avevano respinto formulando un dubbio simile (6,2-3). Gesù li zittisce con la sua contro-domanda. Si impone una grande differenza tra l’autorità di Gesù e quella dei membri del Sinedrio. La sua, come il Battesimo di Giovanni, proviene da Dio. Le autorità pretendono di essere sapienti ma devono ammettere una grave ignoranza circa le cose di Dio. Inoltre più che testimoniare la verità sono interessate al mantenimento del loro potere e così si sottomettono alla folla.





