lunedì 9 febbraio 2026

La Bibbia secondo i Padri 3

 

Ascolto della Parola e cammino spirituale

«Chi può comprendere comprenda (Mt 19,12). E chi non può comprendere non lo attribuisca a me, ma alla propria lentezza, e si rivolga a Colui che apre il cuore, affinchè infonda il suo dono. ... Abbiamo infatti dentro Cristo come maestro. Per tutto ciò che non avrete potuto capire attraverso le vostre orecchie e la mia bocca, rivolgetevi nel vostro cuore a Colui che ammaestra anche me che parlo, e che si degna di distribuire a voi come crede. Colui che sa cosa da e a chi da, si farà vicino a colui che chiede e aprirà a colui che bussa (Cf. Mt 7,7-8). E se capiterà che egli non dia, nessuno si dica abbandonato. Forse, infatti, egli differisce di dare qualcosa, ma non lascia nessuno nel bisogno. Se, infatti, in quel momento non da, è per stimolare colui che cerca, non per disprezzare colui che chiede» (agostino di ippona, Commento al vangelo secondo Giovanni 20,3).

«Tutto ciò che si trova nelle Scritture risuona di Cristo. Ma qualora trovi orecchie. E aprì loro l'intelligenza per comprendere le Scritture (Lc 24,45). Per questo anche noi dobbiamo pregare perché egli apra anche la nostra intelligenza» (agostino di ippona, Commento alla Prima Lettera di Giovanni 2,1).

Così, «in ciò che comprendi delle Scritture è la carità che si manifesta, e in ciò che non comprendi è la carità che rimane nascosta. Colui, dunque, che la possiede nel proprio comportamento possiede, nelle divine Parole, sia ciò che si manifesta sia ciò che rimane nascosto» (agostino di ippona, Discorsi 350,2).

«Sradicata la tirannia della cupidigia, regna la carità con le leggi giustissime dell'amore di Dio a causa di Dio e di sé e del prossimo a causa di Dio. Perciò nelle locuzioni figurate si osserverà questa regola: che ciò che si legge deve essere considerato diligentemente e lungamente, finché l'interpretazione non giunga al regno della carità. Se poi tal regno risuona già nel linguaggio proprio, non si supponga nessun senso figurato» (agostino di ippona, La dottrina cristiana III; 15,23).

«Alcune cose della sacra Parola sono già chiare perché lo Spirito ce le apre; altre, che soltanto agli angeli possono essere manifeste, per noi sono serbate ancora occulte. Riguardo tuttavia a queste cose occulte, una parte già le percepiamo mediante l'intelligenza spirituale, già abbiamo il pegno dello Spirito, perché, pur non conoscendo ancora pienamente queste cose, tuttavia le amiamo fin dal midollo e, attraverso i molti sensi spirituali che già conosciamo, veniamo nutriti al pascolo della verità» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,9,30, 292).

«Quanto ciascuno dei santi progredisce personalmente nella Scrittura sacra, altrettanto questa stessa Scrittura sacra progredisce presso di lui» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,8, 214).

«Le parole divine crescono insieme a chi le legge» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,8, 214).

«Le parole della sacra Parola, come spesso abbiamo già detto, crescono in intelligenza secondo il senso dei lettori» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,9, 216).

«Le parole della sacra Parola crescono con lo spirito dei lettori» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,10, 218).

«La sacra lettura, cercata, viene trovata quale diventa colui dal quale essa viene cercata. Sei avanzato nella vita attiva? Essa cammina con te. Sei avanzato fino alla stabilità e alla costanza dello spirito? Essa sta salda con te. Sei giunto per grazia di Dio alla vita contemplativa? Essa vola con te» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,16, 222).

La Scrittura, infatti, parla ai semplici e ai dotti:

«Sebbene la sacra Scrittura trascenda, senza paragone, ogni conoscenza e dottrina, per tacere il fatto che insegna cose vere e ci chiama alla patria celeste; che fa passare il cuore di colui che legge dai desideri terreni ad abbracciare le realtà eterne; che con le sue parole più oscure esercita i forti e con il suo umile linguaggio accarezza i piccoli; che non è così chiusa da incutere timore ne così chiara da apparire da poco; che attraverso la frequentazione fa sparire la noia, anzi, quanto più uno la medita tanto più la ama; che con le sue semplici parole soccorre l'animo di chi legge e che con i suoi sublimi significati lo eleva; che in qualche modo cresce insieme a coloro che la leggono, poiché viene come riconosciuta dai lettori semplici e viene trovata sempre nuova da quelli istruiti [...] poiché con le stesse e medesime parole mentre narra il testo consegna il mistero» (gregorio magno, Commento morale a Giobbe XX, 1,1, 86).

Coloro che la ascoltano sono suddivisibili in quattro generi, a seconda della loro capacita di comprenderla:

«Nella refezione vi sono due cose: la bevanda e il cibo. La bevanda viene assunta così com'è. Il cibo non può essere assunto se non attraverso la fatica della masticazione. Quelle cose che nelle Scritture vengono trovate come facili a comprendersi sono una bevanda, quelle difficili e oscuri cibi. Quelle che sono facili a comprendersi e soavi a compiersi sono latte, cioè una bevanda dolce. Quelle che sono facili a comprendersi e pesanti a compiersi sono vino, cioè una bevanda austera. Quelle che sono diffìcili a comprendersi e pesanti a compiersi sono pane di dolore. Quelle che sono difficili da comprendersi e dolci a compiersi sono pane di esultanza. Quattro, dunque, sono le cose che ristorano: bevanda dolce e bevanda amara, cibo amaro e cibo dolce.

Allo stesso modo, quattro sono i generi di coloro che vanno ristorati: alcuni, che vengono nutriti solo di latte; altri, per i quali il cibo viene spezzato e masticato; altri per i quali non viene masticato, ma viene spezzato; altri per i quali non vien né masticato né spezzato.

Coloro che nei precetti di Dio ascoltano volentieri solo le cose che sono facili a comprendersi e che mettono in pratica con obbedienza ciò che leggero a farsi cono come nutriti di latte.

Altri, poi, sono capaci di cibo solido, poiché nei precetti di Dio possono sia compiere cose forti sia comprendere cose oscure, a condizione, tuttavia, che le cose oscure, spezzate attraverso una spiegazione, vengano aperte, e quelle dure, masticate attraverso un'esortazione e una consolazione, vengano rese morbide. I precetti forti, infatti, vengono spezzati quando se ne da una motivazione per metterli in pratica e vengono masticati mediante lenimenti e consolazioni, così che possano nutrire anche i più deboli.

Vi sono altri che non hanno bisogno di cibo masticato, ma spezzato, poiché là dove riconoscono un motivo per agire sono pronti nella volontà.

Altri, poi, ritengono cosa indegna cercare, nel precetto dell'obbedienza, una motivazione per agire, poiché ritengono che essi debbano obbedienza al solo precetto. Costoro spezzano e masticano il cibo della parola di Dio, poiché, forti nella fede, non esigono, in maniera importuna, una ragione per le cose che rimangono nascoste, e, ferventi nella carità, non richiedono un'esonazione in quelle difficili.

Agli infanti viene dato il latte; ai fanciulli il cibo viene spezzato e masticato; ai giovani non viene masticato, ma viene spezzato; agli adulti non viene né masticato né spezzato, poiché hanno i sensi esercitati per poter far uso del cibo Eb 5,14» (ugo di S. vittore, Miscellanea 1,141).

Vi è anche una dimensione comunitaria dell'ascolto della parola di Dio:

«Affinché nessuno con tacito pensiero mi rimproveri per il fatto che presumo di prendere in esame così grandi misteri del profeta Ezechiele affrontati da grandi commentatori, costoro sappiano con quale animo io faccio questo. So, infatti, che la maggior parte delle volte per quanto concerne la sacra Parola le cose che da solo non ho potuto comprendere le ho comprese ponendomi davanti ai miei fratelli. Dall'aver compreso questo ho cercato di comprendere anche quest'altro: di sapere che per merito loro era data a me la comprensione. È infatti chiaro che veniva dato a me per utilità di coloro che mi sono prossimi. Perciò, per dono di Dio, avviene che la comprensione cresca e l'orgoglio diminuisca, mentre a causa vostra imparo ciò che fra voi insegno, giacché - lo confesso in verità - la maggior parte delle volte ascolto con voi ciò che dico» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 11,2,1).

«Bisogna sapere che quanto più coloro che ascoltano progrediscono nella carità e nella comprensione, tanto maggiore è la grazia dello Spirito data ai santi predicatori» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,10,40, 328).

E tuttavia è necessaria anche una lettura personale: «Spesso, per grazia di Dio onnipotente, certe cose del suo linguaggio si comprendono meglio quando si legge la parola di Dio segretamente, e l'animo, consapevole delle proprie colpe, mentre riconosce ciò che ha ascoltato, è colpito con la freccia del dolore e trafitto con la spada della compunzione, così che nulla è a lui gradito se non piangere e lavare le macchie con fiumi di lacrime. Qualche volta, però, è rapito a contemplare cose assai sublimi, e nel desiderio di esse è tormentato da un pianto soave» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 11,2,1, 48).

Ma quale è il fine della Scrittura? Perché Dio ha consegnato all'uomo i due Testamenti?

«Due sono i Testamenti, ed entrambi lo Spirito di Dio ha voluto che fossero scritti per liberarci dalla morte dell'anima» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,7,16, 222).

«Applicati, ti prego, e medita ogni giorno le parole del tuo Creatore; impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio, affinchè più ardentemente tu sospiri verso le realtà eterne, affinchè il vostro animo sia acceso da assai grandi desideri nei confronti delle gioie eterne!» (gregorio magno, Lettere V,46).

«Chi considera in silenzio nel suo animo le vie del Signore e si affretta ad esercitarsi nei suoi comandamenti cos'altro riplasma in sé stesso se non l'immagine dell'Uomo nuovo?» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,2,19, 130).

«Poiché noi non possiamo vedere l'immagine della gloria [del Signore] per mezzo dello spirito di profezia, dobbiamo assiduamente conoscerla e sollecitamente contemplarla nella Sacra Parola, negli ammonimenti celesti, nei precetti spirituali» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele 1,8,32, 264).

«Il fatto, poi, fratello dolcissimo, che tu neghi di poter leggere poiché pressato dalle tribolazioni, ritengo sia poco idoneo a scusarti, poiché Paolo dice: Tutto quello che è stato scritto è stato scritto a nostra istruzione, affinchè mediante la pazienza e la consolazione delle Scritture possediamo la speranza (Rm 15,4). Se, dunque, la sacra Scrittura è stata predisposta per la nostra consolazione, tanto più dobbiamo leggerla quanto più ci vediamo affaticati sotto il fardello delle tribolazioni» (gregorio magno, Lettere 11,44).

«Quando i testamenti di Dio cominciano a risuonare all'orecchio del cuore, lo spirito di coloro che ascoltano, trafitto dall'amore, si commuove fino alle lacrime. È così, allora, che le parole della sacra Scrittura diventano gustose nel cuore di coloro che le leggono; ed è così che la maggior parte delle volte da coloro che le amano esse vengono lette come di nascosto e in silenzio» (gregorio magno, Omelie su Ezechiele I,10,39, 328)

Ma la parola di Dio diventa veramente cibo che sazia se il lettore cerca anche di metterla in pratica:

«La sua messe la mangerà l’affamato (Gb 5,5). Anche lo stolto ha la messe quando ogni iniquo riceve il dono di una retta intelligenza; viene ammaestrato dalle sentenze della sacra Scrittura, parla bene, e tuttavia in nessun modo compie ciò che dice. Proferisce le parole di Dio, ma non le ama; le esalta con la lode, ma le calpesta con la vita. Poiché dunque questo stolto comprende e dice cose rette, e tuttavia non compiendole non le ama, pur avendo la messe digiuna. Tale messe la mangia l'affamato poiché se qualcuno anela a Dio con santi desideri, impara ciò che ascolta, mette in pratica ciò che ha imparato, si nutre della retta predicazione di un dottore malvagio cos altro fa se non saziarsi del frumento di uno stolto?» (gregorio magno, Commento morale a Giobbe VI,8,10, 482).

«Essa [ndt: la parola di Dio], quando viene ascoltata e non viene assolutamente obbedita rimane in certo qual modo, per ii momento vuota e digiuna, del tutto triste, e si lamenta di essere stata pronunciata invano. Se invece viene obbedita, non ti sembra che la parola aumenti come in corposità, giacché alla parola si è aggiunta l'azione, come nutrita da certi frutti dell'obbedienza, da messi di giustizia? Per questo nell'Apocalisse si dice: Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolterà la mia voce e aprirà la porta, entrerò da lui, e cenerò con lui e lui con me (Ap 3,20). Questo senso sembra essere confermato anche dall'altra parola del Signore presso il Profeta, dove dice che la sua parola non ritornerà a lui vuota, ma prospererà e farà ciò per cui l'ha mandata. Non tornerà, dice, a me vuota (Is 55,11), ma come agendo con prosperità in tutto, sarà saziata dalle buone azioni di colori che nell'amore acconsentono ad essa» (bernardo di clairvaux, Sermoni sul Cantico dei Cantici LXXI,5,12, 458).

E colui che si nutre in tal modo della Parola non ne rimane schiacciato, ma fa l'esperienza di essere da essa portato:

«Ma nella legge del Signore è la sua volontà, e nella sua legge mediterà giorno e notte (Sal 1,1-2). Molti hanno la legge nel cuore, ma non hanno il cuore nella legge. Hanno la legge nel cuore coloro che conoscono la verità; hanno il cuore nella legge coloro che amano la verità. Coloro, poi, che hanno la legge nel cuore, non il cuore nella legge, portano la legge, non sono portati dalla legge; ne sono schiacciati, non aiutati, poiché la scienza, dove non c'è l'amore, rende il carico pesante, non leggero» (ugo di S. vittore, Miscellanea 11,2).

Ma nel leggere la Scrittura vi è anche un rischio di voracità, che alla fine ingenera nel lettore fastidio nei confronti della Parola stessa:

«Bisogna considerare, inoltre, che in due modi la lettura è solita ingenerare nell'animo un fastidio e affliggere lo spirito: sia per la qualità, se mai essa fosse troppo oscura; sia per la quantità, se mai essa fosse troppo lunga. In questo bisogna usare una grande moderazione, perché non avvenga che ciò che cerchiamo per nutrircene non sia assunto in maniera tale che ne restiamo soffocati. Vi sono coloro che vogliono leggere tutto. Tu non gareggiare con essi. Ti basti. Non ti interessi affatto se non leggi tutti i libri. Infinito è il numero dei libri, e tu non andar dietro a ciò che è infinito! Dove non C'è una fine non può esservi riposo; dove non c'è riposo non vi è nessuna pace; dove non c'è pace Dio non può abitare. Dice il profeta: Nella pace è la sua dimora, e in Sion la sua abitazione (Sal 75 (76),3). In Sion, ma nella pace, bisogna essere Sion, ma non perdere la pace; contemplare e non affannarsi. Non essere avido, così da essere sempre nel bisogno. Ascolta Salomone, ascolta il Sapiente e impara la prudenza: Figlio mio — dice — non cercare più cose di queste; di fare molti libri non si finisce mai e la meditazione frequente è un afflizione per il corpa (Qo 12,12). E dove è la fine? Ascoltiamo tutti insieme la fine del discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti; questo è tutto l'uomo (Qo 12,1)» (ugo DI san vittore, Didascalicon 5,7, 107-108).

Essa vivifica il cuore di coloro che la accolgono:

«La parola di Dio, dunque, è viva (Eb 4,12), poiché in essa è la vita (Gv 1,4): in ciò [vi è] che fuori stimola l'udito, ciò che, all'interno, vivifica il cuore; in ciò che viene istillato nelle orecchie, vi è ciò che è ispirato al cuore. Ciò che è fuori passa, ciò che è al di dentro non subisce mutevolezza. Ciò che fuori il succedersi delle parole spiega, al di dentro la verità immutabile lo detta. Per questo [Gesù] dice: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mt 24,35). E senz'altro non passeranno là dove non sono suscettibili di passaggio. Come, infatti, un'unica Parola non si divide in molte parole, così nell'unica Parola le molte parole non patiscono cambiamento.

Dopo queste brevi spiegazioni a proposito della parola di Dio, consideriamo ora le parole dell'Apostolo. Egli dice: La parola di Dio è viva ed efficace, più penetrante di una spada a doppio taglio (Eb 4,12). E viva, perché non muta; efficace, perché non viene meno; penetrante, poiché non si inganna. Non muta nella sua promessa, non viene meno nel suo agire, non si inganna nel giudizio. La sua promessa non muore per dimenticanza, né muta quanto a intenzione. Il suo agire non è vinto dalla difficoltà. Il suo giudizio non si lascia ingannare dall'ambiguità. Veracemente promette, fortemente agisce, sottilmente discerne. La parola di Dio è viva perché tu creda, efficace perché tu speri, più penetrante perché tu tema. E vìva nei precetti e nei divieti, efficace nelle promesse e nelle minacce, più penetrante nei giudizi e nelle condanne. Ma poiché la verità delle sue promesse e l'onnipotenza delle sue opere sono piuttosto da credere che da discutere, consideriamo quale sia la sottigliezza dei suoi giudizi» (ugo di san vittore, La parola di Dio 1,3-11).


Essa ha il potere anche di custodire dal male il cuore di quanti la custodiscono:

«Abbiamo già detto, almeno in parte nel discorso di ieri, con quale fervore, con quale umiltà, con quale sollecitudine si debba accogliere ogni pensiero buono, come la parola della grazia divina, e con il discorso di oggi cercherò di persuadervi di ciò ancora di più. Beati - infatti - coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono (Lc 11,28). Volete saper quanto sono beati? Ebbene, il primo effetto della parola di Dio quando essa risuona alle nostre orecchie è di turbarci, di colpirci e di giudicarci; ma subito, se noi non distogliamo l'orecchio, essa ci vivifica, ci scioglie, ci riscalda, ci rischiara e ci purifica. In una parola, la parola di Dio è allo stesso tempo per noi un nutrimento e una spada, una medicina e un ricostituente, è riposo, resurrezione e pienezza. Non meravigliatevi che la parola di Dio si trovi ad essere tutto in tutte le cose per quanto riguarda la giustificazione, poiché essa deve essere tutto in tutti per ciò che riguarda la glorificazione. Che il peccatore ascolti la parola di Dio, e ne sarà turbato fino al profondo delle viscere! A questa voce l'anima carnale è colta da tremore. Questa parola viva ed efficace, infatti, scruta i segreti del cuore e li giudica, sonda i cuori e i pensieri (Cf. Eb 4,12).

Così, se anche tu fossi morto nel peccato, se ascolterai la voce del Figlio di Dio vivrai, poiché la sua parola è spirito e vita. Se il tuo cuore è indurito, ricordati di queste parole della Scrittura: Egli lancerà le sue parole e li farà fondere (Sal 147 (148),7), e ancora queste: La mia anima si è sciolta al suono della voce del mio diletto (Ct 5,6). Se sei tiepido e temi di essere rigettato dalla bocca di Dio (Cf.Ap 3,15-16), non allontanarti dalla parola del Signore, ed essa ti infiammerà, poiché la sua parola è come un fuoco potente. Se poi piangi sulle tenebre della tua ignoranza, ascolta ciò che il Signore Dio dice dentro di te, e la parola del Signore sarà lucerna per i tuoi piedi e luce ai tuoi passi (Cf. Sal 118 (119),105).

Ma forse il tuo dolore è tanto più grande quanto più chiaramente riconoscerai, illuminato, anche i peccati più piccoli; ma il Padre ti santificherà nella verità, che è la sua parola (Cf Gv 17,17), affinchè tu meriti di udire insieme agli apostoli: Voi siete già puri, per la parola che vi ho detto» (Gv 15,3).

E quando, poi, avrai lavato le tue mani insieme agli innocenti (Cf. Sal 25 (26),6), ecco, preparerà davanti a te una mensa (Cf. Sal 22 (23),5), affinché tu via non di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Cf. Mt 4,4), e nella forza di questo cibo tu possa correre sulla via dei suoi comandamenti (Cf. Sal 118 (119),32).

E se si leva contro di voi qualche esercito nemico e vuole muovervi evieni, prendete la spada dello Spirito, che è la parola di Dio (Ef 6,17), e lo vincerete facilmente. E se, come suole avvenire in battaglia, ti capiterà qualche volta di essere ferito, egli ti manderà la sua parola e ti guarirà, e ti strapperà dalla tua rovina, così che si compia in tè ciò che dice il centurione, la cui fede è così grandemente lodata: Signore, di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito (Mt 8,8).

Infine, se sei ancora esitante, abbi fiducia e grida: I miei piedi sono venuti meno, e ce mancato poco che cadessi! (Sal 72 (73),2) e con le sue parole ti renderà saldo, così che tu impari per esperienza che dalla parola del Signore sono tenuti su i deli, e che il soffio della sua bocca è tutta la loro forza (Sal 32 (33),6).

Persevera, dunque, in ciò, e in questo esercitati continuamente, finché lo Spirito non ti dica di riposarti dalle tue fatiche (Cf. Mt 11,28-30; Ap 14,13). In questa parola riposerai dolcemente, troverai un sonno soave, finché non verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce e usciranno (Cf. Gv 5,25)» (bernardo di clairvaux, Sermoni diversi 24,2-4, 218-222).

Ma il lettore può anche distorcere il senso delle Scritture:

«La lettura, infatti, è a servizio dell'intenzione. Se veramente colui che legge cerca Dio (Cf. Regola di Benedetto 58,7) nella lettura, tutto ciò che egli legge coopera con luia tal fine (Rm 8,28), e il senso di lui, che legge, cattura e riduce in servitù, in ossequio a Cristo, ogni comprensione della lettura (Cf. 2Cor 10,5).

Ma se il senso di colui che legge devia verso qualcos' altro, trascina tutto dietro a sé, e nella Scrittura non trova nulla di così santo, di così pio che, per vanagloria, o per qualche pensiero distorto o per intelletto malvagio, egli non asservisca alla propria cattiveria o vanità. In tutte le Scritture, infatti, inizio della sapienza deve essere per il lettore il timore del Signore (Sal 110 (111),10 e Sir 1,16 (12), e cf. Pr 1,7 e 9,10), anzitutto perché si consolidi in esso l'mtenzione di chi legge, e poi perché da esso sorga e riceva un proprio ordine la comprensione e il senso di tutta la lettura» (guglielmo di saint-thierry, Lettera d'oro 124, 115).

Per questo è necessaria anche una disciplina, un ascesi: «Ma a coloro che meditano, parlano e scrivono di te da', ti supplico, sensi sobri, parole concise e disciplinate, un cuore che arda per te, o Gesù, per aprire le Scritture che sono da te» (guglielmo di saint-thierry, Dalla meditazione alla preghiera 3,11).

Un tale ascolto della parola di Dio dona discernimento e plasma e guida la vita del credente: «II discernimento è la madre di tutte le virtù, ed esso è necessario a ciascuno sia per regolare la vita degli altri, sia per dirigere e correggere sé stesso. Ora, questo discernimento nessuna parola può infonderlo ai nostri sensi se non quella Parola vivente ed efficace che discerne i pensieri e le intenzioni del cuore (Cf. Eb 4.12). Questa parola modella la nostra vita secondo una forma sicura, e la dirige verso un fine certo» ( baldovino di ford, Trattati 6).

C. Falchini


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