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| Velo Veronese. Cappella Trasfigurazione |
1Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
La lettera non è soltanto opera di un singolo ma il frutto d’una collaborazione. A differenza di quanto farà in altri casi, Paolo non evidenzia il titolo di apostolo (Cf. Rm 1,1; 1 Cor 1,1; 2 Cor 1,1; Gal 1,1), poichè la sua autorità non era contestata: tra gli evangelizzatori e i Tessalonicesi esiste un rapporto molto sereno perché quest’ultimi agiscono secondo l’insegnamento ricevuto (Cf 1,13-14).
Lo scritto è indirizzato a tutta la comunità e non soltanto ai responsabili (benché quest’ultimi godano di una certa preminenza Cf 5,12) e dovrà essere letta a tutti fratelli (5,27). Essa riceve il titolo di Chiesa, ed è considerata, quindi, «assemblea del Signore», come lo era Israele.
La Chiesa è in Dio Padre e in Cristo, ossia appartiene a Dio che l’ha chiamata a sé, per mezzo di Gesù. Menzionerà tra poco anche il ruolo dello Spirito Santo nel mostrare in quali modi agisce nei credenti. Noi siamo in Dio e in Cristo e lo Spirito è in noi. «La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3). Cristo riceve il titolo di Signore, una designazione che lo colloca allo stesso piano di Dio Padre (Cf 1 Cor 15,25).
L’essere in Dio, tuttavia, è un dono che ogni credente deve custodire: «Queste precisazioni, che essa è in Dio [e nel Signore Gesù], servono a distinguere la Chiesa, o assemblea dei fedeli di Tessalonica, dalle assemblee di ebrei e gentili. È una grande lode, una lode incomparabile, essere in Dio. Vorrei poter dire lo stesso di questa Chiesa, ma temo fortemente che sia indegna di un titolo così bello. Non si può dire che gli schiavi del peccato siano in Dio» (CLT 1,1).
2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
«Ringraziare Dio per [la fede di] queste persone non era solo una testimonianza del loro grande progresso nella fede, ma anche un modo per ricordare loro che dovevano essere grati a Dio che ha creato tutte le cose. La potenza divina è la fonte di ogni bene e di ogni virtù» (CLT 1,1). «Avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi» (Ef 1,15).
Il sentimento consueto del cristiano è il ringraziamento. Quest’atto lo definisce: il cristiano è il «ringraziante». «Dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli, come è giusto, perché la vostra fede fa grandi progressi e l'amore di ciascuno di voi verso gli altri va crescendo» (2Ts 1,3).
«Egli ricorda non solo la loro virtù, ma anche le loro persone [tutti voi], e questo davanti a Dio» (CLT 1,1). Tra Paolo e e fedeli, come anche tra i fedeli tra loro, si sviluppano rapporti personali vivi ed affettuosi (1,7;1,11; 3,9-10). La comunità non è una semplice istituzione ma un luogo di relazioni vive ed amichevoli. L’apostolo mostrerà, nello scritto, un’attenzione ad ogni singolo membro della comunità e una vicinanza reale ai problemi concreti dei fedeli.
«Il fatto, poi, che li menzioni nelle sue preghiere è prova della sua carità nei loro confronti (CLT 1,1). Una preghiera incessante veniva elevata per [Pietro] a Dio attraverso la Chiesa (Cf At 12,5) e voi dite: Che bisogno ho delle preghiere? Ne avete un grande bisogno, proprio poiché immaginate di non averne. Anche se foste un san Paolo, ne avreste comunque bisogno. Le preghiere offerte per noi saranno utili, a condizione che agiamo noi stessi, ma se rimaniamo inerti, nessuno, attraverso le sue preghiere, potrà aiutarci. Sono utili e molto utili ma solo a condizione che vi aggiungiamo la nostra azione. Le preghiere sono un aiuto ma si può aiutare solo chi è già all'opera. Se si rimane inattivi, l'aiuto non servirà a nulla. L'utilità delle preghiere degli altri per noi è grandissima quando noi, da parte nostra, facciamo ciò che dipende da noi» (CLT 1,3-4).
tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore
Il cristiano autentico sviluppa tre virtù primarie: «Ora rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità» (1 Cor 13,13). L’operosità della fede si rivela e consolida nella fatica dell’amore e nella speranza che è fermezza nelle prove. «Nulla ha scosso la loro costanza ed in questo consiste l'opera della fede. Se avete fede, soffrite tutto; se non siete disposti a soffrire tutto, è perché vi manca la fede. La fede si dimostra con le opere. Fede e speranza sono state il fondamento di tutto ciò che hanno fatto. La loro condotta ha dimostrato non solo il loro coraggio, ma anche che hanno riposto la loro piena e completa fiducia nelle ricompense che li attendevano» (CLT 1,1-2).
4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
I fedeli sono «amati da Dio e santi per chiamata» (Rm 1,7). Il Vangelo è la parola potente di Dio che attua la salvezza a favore di uomini che, pur privi di meriti, sono stati amati gratuitamente da lui e scelti senza alcuna condizione.
I Tessalonicesi hanno sperimentato l’assistenza dello Spirito nei fatti prodigiosi ma soprattutto nella fermezza della loro fede. «La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1 Cor 2,5). «L'efficacia persuasiva non proviene dalla composizione del discorso né dalla perizia nella scelta delle belle parole, ma dall'elargizione di una potenza divina» (Origene, Commento al Vangelo di Giovanni… p. 131). Lo Spirito ha infuso in loro la profonda convinzione: «Dio ha permesso la persecuzione fin dall'inizio, per mostrare che una fede abbastanza salda da affrontare mille morti non era opera di persuasione umana, ma dell'onnipotente potenza di Dio. Perché ciò accadesse, la predicazione doveva essere profondamente radicata fin dall'inizio e saldamente piantata per non temere alcuna tempesta» (CLT 1,2).
6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 7così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia.
Il Vangelo è parola attuata, visibile nella vita, ad imitazione dell’apostolo e del Signore Gesù. «Diventate miei imitatori! Per questo vi ho mandato Timòteo, che è mio figlio carissimo e fedele nel Signore: egli vi richiamerà alla memoria il mio modo di vivere in Cristo, come insegno dappertutto in ogni Chiesa» (1 Cor 4,16-17).
Avete seguito il nostro esempio e quello del Signore: «In che modo? Accogliendo la parola in mezzo a grande tribolazione, con la gioia dello Spirito Santo. Non solo in mezzo alla tribolazione, ma in mezzo a una grande tribolazione (en thlipsei pollei). Lo stesso valeva per gli apostoli che furono lieti di essere stati giudicati degni di soffrire per il nome di Gesù Cristo (At 5,44). Ciò che era meraviglioso nella loro condotta era principalmente questa gioia. Non è cosa da poco sopportare l'afflizione, ma sopportarla con gioia presuppone uomini elevati al di sopra della natura umana. Il Signore stesso aveva sopportato molte sofferenze e le aveva accettate volontariamente» (CLT 1,2). «Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori perché non vi stanchiate perdendovi d’animo» (Eb 12,3).
Come è possibile mescolare tribolazione e gioia? «Non sono forse incompatibili? L'apostolo aggiunge: Con la gioia dello Spirito Santo. L'afflizione è nelle cose del corpo, la gioia in quelle dello spirito. Siete stati afflitti e perseguitati, intende l'apostolo, ma lo Spirito Santo non vi ha abbandonati nella vostra stessa sofferenza. Come una volta ha versato rugiada sui tre fanciulli nella fornace ardente, così riversa anche su di voi la gioia celeste in mezzo alle vostre afflizioni. Come la rugiada che rinfrescò i tre fanciulli non fu effetto del fuoco, così anche la gioia che ora provate non è il risultato della vostra sofferenza. Le afflizioni non producono naturalmente gioia; questa è riservata alle afflizioni sofferte per Gesù Cristo ed è effetto della rugiada dello Spirito Santo, che, attraverso la fornace della sofferenza, conduce gli eletti al riposo eterno e al ristoro» (CLT 1,2-3).
Siete diventati modelli per tutti coloro che hanno abbracciato la fede in Macedonia e in Acaia. Essi svolgono, nei confronti degli altri fedeli, la stessa funzione di modelli già offerta dai profeti: «Prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore» (Gc 5,10). «Non dice semplicemente che siete serviti da modelli per coloro che non hanno ancora abbracciato la fede, ma anche per coloro che l'hanno già accolta. Avete insegnato loro a credere in Dio, voi che, appena entrati nella fede, avete iniziato a combattere per essa. Così i Tessalonicesi, gli ultimi [macedoni] ad arrivare alla fede, si sono dimostrati i maestri dei primi. Nessuno si scoraggi: anche se avesse trascorso buona parte della propria vita senza fare nulla, potrebbe comunque, in brevissimo tempo, realizzare più di quanto avrebbe potuto fare se aveste agito bene fin dall’inizio. Se chi non era ancora cristiano, diventato tale, risplende così luminosamente, che cosa non può realizzare chi ha già la fede?» (CLT 1,3).
8Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
«Come un profumo squisito non può nascondere la sua fragranza, ma la diffonde ovunque, così anche gli uomini di generosa e ammirevole virtù non la tengono per sé, ma attraverso la fama che si diffonde, sono utili a molti e li rendono migliori. Siete stati allo stesso tempo una lezione per i vostri vicini e un esempio per il mondo intero. L'apostolo non dice semplicemente che la loro fama era diffusa, aggiunge, con grande clamore (exechetai). Proprio come il suono di una tromba squillante risuona all’intorno, così anche il suono della vostra fede generosa ha riempito ugualmente il mondo intero. Di solito, i grandi eventi hanno un impatto sonoro nel luogo in cui accadono, ma questo diminuisce con la distanza. Non così con il suono della vostra fede; la sua risonanza è stata uguale in tutta la terra» (CLT 2,1).
9Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero 10e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
I fedeli hanno accolto i caposaldi della fede: abbandono del culto degli idoli, sentimento di fiducia nel Dio vivente, fede nella risurrezione di Cristo che attuerà la nuova creazione: Egli ci rende uomini retti in modo tale da non correre il rischio di essere disapprovati da Dio. «Siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo meritevoli d’ira» (Ef 2,3). «Nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone» (Tt 2,13-14).
«Contiene lodi per san Paolo e Sila non meno che per i Tessalonicesi, sebbene l'apostolo attribuisca loro tutto l'onore: Vi siete convertiti dagli idoli a Dio per servire il Dio vivo e vero. Vale a dire, quanto è stata facile la tua conversione, quanto poco sforzo è stato necessario per portarti a servire il Dio vivente e vero! In questo versetto, vediamo insieme la risurrezione, l'ascensione, la seconda venuta di Gesù Cristo, il giudizio, la ricompensa dei buoni e la punizione dei malvagi» (CLT 2,1).
Capitolo 2
Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. 2Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.
«Appena liberati dai pericoli della morte e dei maltrattamenti, siamo ricaduti in nuovi pericoli. Ma dopo aver molto sofferto in precedenza ed essere stati oltraggiati, come sapete, a Filippi, abbiamo dimostrato la nostra fiducia nel nostro Dio. Vedi come ancora una volta egli attribuisce tutto a Dio» (CLT 2,2).
3E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; 4ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori.
«Noi non siamo infatti come quei molti che fanno mercato della parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo» (2 Cor 2,17). «Dopo aver pronunciato questa testimonianza di non fare nulla per piacere agli uomini o per cercare i loro onori, aggiunge: siamo stati scelti da Dio per affidarci il suo Vangelo. È come se dicesse: se non ci avesse visti liberi da ogni preoccupazione terrena, non ci avrebbe scelti. Così, come ci ha scelti, così rimaniamo. Ci ha esaminati e ci ha affidato il suo Vangelo. Dio non ci avrebbe approvati per questa missione se avesse visto qualcosa di cattivo in noi. Noi abbiamo bisogno di essere messi alla prova per sapere dove ci troviamo; ma Dio conosce ogni cosa a colpo d'occhio e senza prove. Pertanto, parliamo come dovrebbero parlare coloro che Dio ha scelto e ritenuto degni del Vangelo» (CLT 2,2).
5Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone.
«Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (1 Pt 5,2-3). «Non abbiamo usato adulazione, come fanno coloro che intendono ingannare, prendere il controllo degli uomini e dominarli. Non si può dire che vi abbiamo adulato per dominarvi o per appropriarci delle vostre ricchezze. Che non li abbia adulati per dominarli è chiaro, e fa appello alla loro testimonianza; che non li abbia adulati per avidità, se può esserci qualche dubbio, chiama Dio a testimone» (CLT 2,2).
6E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, 7pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. 8Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
«Ecco come dovrebbe essere un pastore. Una madre accarezza forse il figlio per ottenere gloria? Chiede forse denaro per il latte che gli dà? Gli è di peso? San Paolo, quindi, vuole mostrare, con questo paragone, fino a che punto dovrebbe estendersi l'affetto di un pastore per il suo popolo. È questo amore, dice ai Tessalonicesi, che abbiamo avuto per voi. Non solo non abbiamo desiderato nulla da voi, ma se fosse stato necessario dare la vita per voi, lo avremmo fatto volentieri. È questo, ditemi, l'effetto di un sentimento puramente umano? Chi sarebbe così stolto da crederlo? Avremmo voluto, dice san Paolo, darvi non solo il Vangelo di Dio, ma le nostre stesse anime. È quindi più dare la vita che predicare, perché si soffre di più nel dare la vita» (CLT 2,3).
9Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 10Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile.
«Considerate, quindi, l'opera che Paolo, questo araldo di Gesù Cristo elevato a una così alta dignità, ha accettato: ha lavorato con le proprie mani per non essere di peso ai discepoli. Il maestro non deve sottrarsi a nessuno sforzo per la salvezza dei suoi discepoli. Se infatti il beato Giacobbe lavorava notte e giorno per pascolare le sue pecore, quanto più colui che ha la cura delle anime deve fare tutto, per quanto arduo o umile sia il suo compito, per il suo unico scopo che è la salvezza dei suoi discepoli e la gloria che deriva a Dio» (CLT 3,1).
11Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, 12vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
«Vi abbiamo esortato e in questo non siamo stati duri, ma ci siamo comportati come padri. Se Dio ci ha chiamati al suo regno, se ci ha chiamati alla sua gloria, non vi esortiamo a farci alcun favore, ma a ottenere il regno dei cieli» (CLT 3,1). «Chi ama non vuole né dominare né comandare. Si considera obbligato a essere comandato. Un amico preferisce dare piacere che riceverlo, perché ama. Dando sempre, è come un uomo che non può soddisfare i suoi desideri. Non trova tanto piacere nel bene che gli viene fatto quanto nel bene che fa lui stesso. Egli preferisce fare un favore al suo amico piuttosto che essere in debito con il suo amico, o meglio, vuole essere in debito ed essere grato. Vuole dare piacere e non vuole apparire come qualcuno che dà piacere, ma apparire in debito pur continuando a dare» (CLT 2,4).
13Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti. 14Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Cristo Gesù che sono in Giudea, perché anche voi avete sofferto le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come loro da parte dei Giudei.
«In nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta» (2 Cor 5,20). «Ci avete ascoltato, non come si ascoltano gli uomini ma come se aveste ascoltato gli stessi avvertimenti da parte di Dio» (CLT 3,1). «La mia parola uscita dalla mia bocca, non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55,11). «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40).
«Richiamando i pericoli che i fedeli hanno vissuto, rivela loro la pietà con cui essi hanno accolto la parola. Come avreste potuto sopportare tali pericoli, se non ci aveste ascoltato come si ascolta Dio stesso? Osservate poi a quali altezze li eleva: siete diventati imitatori delle Chiese di Dio che sono nella Giudea; avete sofferto da parte dei vostri connazionali le stesse persecuzioni che quelle Chiese hanno sofferto da parte dei Giudei» (CLT 3,1).
15Costoro hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, hanno perseguitato noi, non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini. 16Essi impediscono a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano sempre di più la misura dei loro peccati! Ma su di loro l’ira è giunta al colmo.
Gli Israeliti, spesso, avevano ostacolato i profeti: «Ai profeti avete ordinato: non profetate!» (Am 2,12). Israele sta per incorrere nel destino riservato ai pagani: «Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con le altre nazioni, attendendo pazientemente il tempo di punirle, quando siano giunte al colmo dei loro peccati; e questo per non doverci punire alla fine, quando fossimo giunti all'estremo delle nostre colpe. Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo» (2 Mc 6,14-16).
«Quando Gesù fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata» (Lc 19,41-44).
17Quanto a noi, fratelli, per poco tempo privati della vostra presenza di persona ma non con il cuore, speravamo ardentemente, con vivo desiderio, di rivedere il vostro volto. 18Perciò io, Paolo, più di una volta ho desiderato venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito.
Siamo stati privati della vostra presenza (ap/orphanisthentes). «Proprio come i bambini piccoli che hanno subito una perdita crudele, piangono amaramente i loro genitori, non solo per affetto naturale ma anche perché sono stati abbandonati, così vale anche per noi. Da ciò egli mostra il dolore che la sua anima ha provato per la separazione. Osserva la forza dell'affetto. Sebbene li portasse sempre nel cuore, cercava la loro vista, la loro presenza. Nessuno lo accusi di un sentimento intempestivo! Questo desiderio è segno di una carità ardente: vedere, ascoltare, conversare, è una grande consolazione» (CLT 3,2). Il sentimento di Paolo è simile a quello di Giacobbe verso Giuseppe: «Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Voglio andare a vederlo, prima di morire» (Gn 45,28). «Anche se sono lontano da voi con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco della saldezza della vostra fede» (Col 2,5)
«Satana ti ha ostacolato? Sì! Questo intralcio non è stata opera di Dio. Ai Romani, invece, dice che Dio gli ha impedito di incontrarli (Rm15,22). Luca dichiara che lo spirito impedì loro di andare in Asia (At 16,6). Qui, al contrario, dice che è opera di Satana. In che cosa consista questo ostacolo da parte di Satana? Prove che non sospettava, prove violente. C'è certamente una differenza tra rimanere deliberatamente, in virtù di un piano, rimanere di propria volontà, e trovarsi impediti» (CLT 3,2-3).
19Infatti chi, se non proprio voi, è la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui vantarci davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? 20Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia!
«Quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce» (1 Pt 5,4).
Capitolo 3
1Per questo, non potendo più resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene 2e abbiamo inviato Timòteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede, 3perché nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte; 4infatti, quando eravamo tra voi, dicevamo già che avremmo subìto delle prove, come in realtà è accaduto e voi ben sapete.
«Ricorre a intermediari quando non può avvicinarsi di persona; la sua tenerezza aveva impeti irresistibili e la sua amicizia era indomabile. Una volta, due volte ho voluto venire da voi, ma non ho potuto e ciò è stato per lui una grande privazione. Ora, teme che la sua assenza li abbia turbati. Li aveva premuniti: nessuno sia scosso dalle persecuzioni che stanno per venire su di noi! Non è il caso ora d’essere turbati, non è successo nulla di strano o inaspettato. Questa osservazione avrebbe dovuto essere sufficiente a rianimarli. Capite che è per la stessa ragione che Cristo disse ai suoi discepoli cosa sarebbe accaduto? Ascoltate le sue parole: Ve lo dico ora, prima che accada, perché quando accadrà, crediate in me (Gv 14,29). È una grande consolazione essere avvertiti in questo modo dai maestri. Un malato sente il suo medico dirgli che questo deve accadere, e non si turba. Supponiamo, al contrario, un incidente imprevisto, il medico stesso incerto e perplesso, la malattia sembra più forte della medicina: ecco, il paziente è turbato; è lo stesso qui. Paolo, che vedeva il futuro, predisse le loro afflizioni. Questo è ciò a cui siamo destinati. Pertanto, non solo le prove passate non dovrebbero turbarci né confonderci, ma lo stesso dovrebbe valere per qualsiasi prova futura che possa presentarsi» (CLT 3,2.3).
5Per questo, non potendo più resistere, mandai a prendere notizie della vostra fede, temendo che il tentatore vi avesse messi alla prova e che la nostra fatica non fosse servita a nulla. 6Ma, ora che Timòteo è tornato, ci ha portato buone notizie della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo di vedere voi.
«Dimentica i suoi pericoli, pensando solo ai suoi discepoli. Vedete che non c'è un padre che possa essere paragonato a lui? Nei pericoli, pensiamo solo a noi stessi; Paolo, al contrario, temeva e tremava solo per i suoi figli, al punto da inviare loro il suo unico consolatore, il suo unico aiutante, Timoteo. La nostra fatica non è stata vana. Se foste stati scossi, non mi sarei sorpreso, ma poiché non lo siete stati, vi ammiro. Non solo non ci avete dato motivo di rattristarci, ma, anzi, ci avete confortato. Non ha detto: avendoci portato la notizia, ma la buona notizia, tanto apprezzava la loro fermezza nella fede e il loro amore. Quando la fede è salda, anche l'amore è robusto. Si rallegrava del loro amore, perché vedeva in esso un segno della loro fede» (CLT 4,2).
7E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. 8Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.
Trasferisce la lode ai discepoli: siete voi, dice, che avete versato su di noi l'olio fortificante, siete voi che ci avete permesso di respirare, siete voi che avete tolto il senso delle nostre sofferenze. E non dice siamo consolati, ma che ora viviamo. Dimostra con ciò che per lui non c'è altra prova, altra morte se non lo scandalo che causerebbe la loro rovina, poiché ciò che egli considera la sua vita è il loro progresso. Chi altro ha mai espresso in questo modo, sia il suo dolore per la debolezza dei suoi discepoli, sia la gioia che gli danno?» (CLT 4,2).
9Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, 10noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede?
«La vostra perfezione la consideriamo un dono divino; ci avete fatto tanto bene che crediamo che questo bene venga da Dio, o meglio, che sia opera di Dio; poiché né l'anima umana né il fervore di ogni zelo umano potrebbero produrre qualcosa di simile. La gioia esplode. Immagina un contadino che osserva che la terra, bagnata dal suo sudore, è carica di frutti. Desidera ardentemente vedere con i propri occhi ciò che lo riempie di una gioia così intensa; è così che Paolo arde dal desiderio di vedere la Macedonia. Ciò che potrebbe mancare ancora, è più un'opera di insegnamento che uno sforzo di rafforzamento» (CLT 4,3).
11Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! 12Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, 13per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.
«È come se dicesse: Dio stesso allontani le prove che ci tirano in ogni direzione, affinché ci sia data la via più breve per giungere a voi. “Il Signore faccia crescere e sovrabbondare”. Vedete l'estasi di un amore che non si contiene più, che prorompe in parole? Si potrebbe dire che l'apostolo desideri ottenere da loro l'eccesso del loro amore. Possa egli rendere la vostra carità “come la nostra è verso di voi”. Cioè, noi sperimentiamo già l'amore e vogliamo che anche voi lo sentiate. Vedete quale estensione di carità esige l'apostolo? La carità tra i fedeli non gli basta: la riversa verso tutti e ovunque. Questa, in realtà, è l'essenza dell'amore secondo Dio; abbraccia tutti gli uomini. Amare una persona e non un'altra è semplicemente amicizia alla maniera umana. Il nostro amore non è di questa natura» (CLT 4,3).
Capitolo 4
1Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più.
Paolo suggerisce un progresso senza fine verso una meta elevata, un impegno di tutto il tempo (sempre, incessantemente, in ogni circostanza) e di tutta la persona (irreprensibilità). «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,12-14).
«È segno di progresso arrivare al punto di superare i precetti e i comandamenti; perché allora non è più solo la necessità dottrinale, ma il libero movimento della volontà a determinare tutte le azioni. La terra non produce solo ciò che vi è seminato; lo stesso vale per l'anima, che non deve limitarsi a riprodurre il seme seminato, ma deve superarlo. Vedete quanto ha ragione l'apostolo nel volere che andiamo oltre i precetti? Per la virtù, ci sono due fasi: allontanarsi dal male e fare il bene. Non basta semplicemente evitare i vizi per raggiungere la virtù; il cammino che conduce lontano dal peccato è solo l'inizio della strada che conduce al bene; per raggiungerlo, è necessario il fervore della buona volontà. La condotta, riguardo ai vizi da evitare, non è altro che obbedienza ai precetti. Quanto alla pratica della virtù, come il non conservare nulla dei propri beni, tutte le opere di questo tipo, dice, non sono più semplicemente azioni determinate dai precetti; ma di queste opere la Scrittura dice: "Chi può capire questo, capisca" (Mt 19,12)» (CLT 5,1).
2Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.
L’imitazione si fonda sul ricordo delle istruzioni ricevute che hanno creato delle tradizioni vive, un vangelo vissuto. «State saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera» (2 Ts 2,15). «Vi raccomandiamo di tenervi lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata, non secondo l’insegnamento che vi è stato trasmesso da noi» (2 Ts 3,6).
Le tradizioni erano già state onorate presso l’ebraismo: «Mattatia rispose a gran voce: “Anche se tutti i popoli che sono sotto il dominio del re lo ascoltassero e ognuno abbandonasse la religione dei propri padri, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell’alleanza dei nostri padri. Non sia mai che abbandoniamo la legge e le tradizioni. Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”» (1 Mc 2,19-21).
3Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, 4che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, 5senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; 6che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. 7Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. 8Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.
«In Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità. Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi - come deve essere tra santi - né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - cioè nessun idolatra - ha in eredità il regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l'ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro» (Ef 1,4 e 5,3-7).
9Riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, 10e questo lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più 11e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose
«La carità è così necessaria che non ha nemmeno bisogno di essere insegnata, perché verità di grande importanza sono evidenti a tutti. Vedete, poi, quale onore conferisce loro: dà loro Dio stesso come loro maestro. Questo è ciò che dice anche il Profeta: Dio insegnerà a loro tutti (Ger 31,31-34). Dio stesso vi ha istruito; lo vedo chiaramente nelle opere che fate. Queste sono parole davvero convincenti per condurli a questa linea di condotta» (CLT 6,1).
Vi esortiamo a lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, 12e così condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e non avere bisogno di nessuno.
«Noi non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità. Ma voi, fratelli, non stancatevi di fare il bene» (2 Ts 3,7-13). «Chi lavora dona agli altri perché è più felice dare che ricevere (At 20,35) Bisogna lavorare con le proprie mani; dove sono coloro che vogliono vedere qui un lavoro spirituale? È davvero un lavoro spirituale lavorare per provvedere ai bisogni degli altri e nulla vale più di quel lavoro. Affinché possiate comportarvi onestamente: notate il suo modo di ammonirli! Non dice: per non disonorarvi mendicando, ma esprime questo pensiero implicitamente, in modo da pungere senza ferire. Se i fedeli sono scandalizzati dalla mendicità, quanto più gli stranieri troveranno mille motivi di accuse e rimproveri alla vista di un uomo sano, capace di sostentarsi, che mendica e ha bisogno degli altri. Per questo ci chiamano con un nome che significa “mercanti di Cristo”» (CLT 6,1).
La nuova vita dei defunti
13Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.
«Quanta dolcezza di linguaggio! Non ha detto loro: Siete forse così stolti, voi che conoscete la risurrezione, da soccombere al dolore come gli increduli? Senza dubbio, l'anima che ignora la risurrezione, ha motivo di gridare, di piangere per coloro che sono periti, di abbandonarsi a un dolore insopportabile; ma voi che aspettate la risurrezione, perché vi lamentate? Il lutto è adatto solo a coloro che non hanno speranza» (CLT 6,2). «Ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo» (Ef 2,12).
14Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
«Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l'invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono» (Sap 2,23-24). Il Signore non interrompe la comunione con il suo amico: «Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,9-11). «Ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo» (Fil 1,23). «Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
15Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. 16Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. 18Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
Parla della venuta del Signore (parusia), descritta come la visita gloriosa di un re in una città del suo regno. Gesù tornerà a prendere con sé tutti i suoi discepoli, quelli già morti e quelli che saranno ancora vivi. Questi verranno assunti presso Dio come Enoc o Elia. Scrivendo ai Corinzi, preciserà meglio: la corporeità non viene esclusa dal Regno, ma ma dovrà essere una corporeità redenta, liberata dalla corruzione e resa gloriosa grazie alla partecipazione allo splendore del Risorto: «Così anche la risurrezione dei morti: [il corpo] è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale» (1 Cor 15,42-44). La voce dell’arcangelo, il suono di tromba, il rapimento sulle nubi sono immagini attinte dall’apocalittica. Alla fine della storia, Dio radunerà il suo popolo, come avvenne al Sinai, per l’allenza definitiva con Lui. «Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5). In questo testo, l’apostolo non tratta della sorte dei malvagi (Cf Mc 13,27; al contrario: 2 Ts 1,8).
Capitolo 5
1Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; 2infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte
«Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta» (2 Pt 3,10). «Ricorda come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti perché, se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che ora io verrò da te. Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli» (Ap 3,3.5).
«La consumazione del mondo non è forse, per ciascuno di noi, la fine della nostra vita? Qual è il significato di questa fatica a cui vi sottoponete per conoscere e come realizzare la fine del mondo? Trascuriamo i nostri affari per quelli degli altri, diciamo: tizio è un dissoluto, tizio è un adultero, questo ha commesso una rapina, quello ha fatto del male a un altro. Nessuno si occupa dei propri affari; invece di preoccuparsi della proprio fine particolare, vuole sapere quale sarà il fine comune» (CLT 9,1).
3E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
«Suonate il corno in Sion e date l'allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di oscurità, giorno di nube e di caligine. Come questo non ce n'è stato mai e non ce ne sarà dopo» (Gl 1,1-2). «Quanto a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre» (Mc 13,32). «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo, e di me sarete testimoni fino ai confini della terra» (At 1,7-8).
4Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. 5Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 6Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. 7Quelli che dormono, infatti, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, di notte si ubriacano. 8Noi invece, che apparteniamo al giorno, siamo sobri, vestiti con la corazza della fede e della carità, e avendo come elmo la speranza della salvezza.
«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità. E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne» (Rm 13,10-14).
9Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma ad ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.
«Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi» (Rm 9,22-23). «Dio non ci ha chiamati per distruggerci, ma per salvarci. Questa è la sua volontà. Chi può dimostrarlo? Dio desidera così tanto la nostra salvezza che ha dato suo Figlio, e non lo ha semplicemente consegnato, fino ad essere messo a morte. Queste sono le considerazioni che fanno nascere la speranza. Perciò, non disperare, o uomo, al cospetto di questo Dio che, per amor tuo, non ha risparmiato nemmeno suo Figlio; non lasciarti scoraggiare dai mali di questa vita presente. Colui che ha dato il suo unico Figlio, per salvarti, per liberarti dall'inferno, cosa può decidere per assicurare la tua salvezza? Dobbiamo quindi avere solo buone speranze» (CLT 9,4).
10Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. 11Perciò confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.
«Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro» (2 Cor 5,15). «Non c'è nulla da temere, che anche dopo la nostra morte, vivremo. Non disperate, non dite che siete in pericolo! Avete una prova certa e irrefutabile: se Dio non ardesse di ardente amore per noi, non ci avrebbe dato il suo Figlio. Anche dopo la vostra morte, vivrete perché Cristo stesso ha sofferto la morte. Quindi, sia che moriamo sia che viviamo, vivremo con lui» (CLT 9,4).
«Sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna» (2 Tm 2,10).
12Vi preghiamo, fratelli, di avere riguardo per quelli che faticano tra voi, che vi fanno da guida nel Signore e vi ammoniscono; 13trattateli con molto rispetto e amore, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi.
«Sceglierai tra tutto il popolo uomini validi che temono Dio, uomini retti che odiano la venalità, per costituirli sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine. Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza» (Es 18,21-22). «Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai» (Es 34,31-32).
«Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi. Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi» (Eb 13,7.17.24).
14Vi esortiamo, fratelli: ammonite chi è indisciplinato,
«In mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati» (At 20,30-32).
fate coraggio a chi è scoraggiato, sostenete chi è debole, siate magnanimi con tutti.
«La tua forza, infatti, non sta nel numero, né sui forti si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei piccoli, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati» (Gdt 9,11). «Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate» (Ez 34,4-5).
«Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi» (Rm 5,6). «Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (Rm 15,1).«Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così» (At 20,34).
15Badate che nessuno renda male per male ad alcuno, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. 16Siate sempre lieti, 17pregate ininterrottamente, 18in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
«Siate lieti nella speranza, perseveranti nella preghiera. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina» (Rm 12, 12-14.18-19). «Fratelli miei, siate lieti nel Signore» (Fil 3,1).
«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù» (Fil 4,4-7).
19Non spegnete lo Spirito, 20non disprezzate le profezie. 21Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. 22Astenetevi da ogni specie di male.
«Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio» (2 Pt 1,20). «Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri, i quali introdurranno fazioni che portano alla rovina, rinnegando il Signore che li ha riscattati. Molti seguiranno la loro condotta immorale e per colpa loro la via della verità sarà coperta di disprezzo. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma per loro la condanna è in atto ormai da tempo» (2 Pt 2,1-3). «Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo» (1 Gv 4,1).
23Il Dio della pace vi santifichi interamente
«Sulla terra pace agli uomini, che egli [Dio] ama» (Lc 2,14). «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui» (Lc 10,5-6). «Gesù [Risorto] in persona stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi!» (Lc 24,36). «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). «Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti» (At 10,36). «Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16). «Gloria, onore e pace per chi opera il bene» (Rm 2,10). «Lo Spirito tende alla vita e alla pace» (Rm 8,6).
e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!
«Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato» (Sal 19,14). «Mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini» (At 24,16). «Il vescovo deve essere irreprensibile: non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé» (Tt 1,7-9). «Ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tm 6,13-14).
25Fratelli, pregate anche per noi.
«Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro» (Ger 29,7).
«[Gesù] venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26,41). «Pregate per coloro che vi trattano male» (Lc 6,28). «In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo» (Ef 6,18-19). «Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto» (Gc 5,16).
26Salutate tutti i fratelli con il bacio santo. 27Vi scongiuro, per il Signore, che questa lettera sia letta a tutti i fratelli. 28La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.
«Salutate Filòlogo e Giulia, Nereo e sua sorella e Olimpas e tutti i santi che sono con loro. Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo. Vi salutano tutte le Chiese di Cristo» (Rm 16,15-16). «Le Chiese dell’Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa. Vi salutano tutti i fratelli. Salutatevi a vicenda con il bacio santo» (1 Cor 16,19-20). «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano» (2 Cor 13,11-12).

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