venerdì 3 aprile 2026

ESPIAZIONE DEL SERVO

 Is 52-53. 

Il testo presenta un Profeta, Servo di Dio, che sarà innalzato fino al vertice estremo (il trono di Dio è alto ed elevato e il Servo riceverà un onore che lo collocherà alla pari con il Signore). Questo evento colmerà di stupore le genti, perfino i re. Oltretutto, prima di ricevere una glorificazione del genere, il Servo aveva subito umiliazioni estreme. Il passaggio dalla umiliazione alla gloria sarà un evento inatteso, anzi mai accaduto fino ad allora (52,12-15). Nell’annunciare un fatto simile, il profeta teme di non essere creduto (53,1). 

Dopo questa introduzione, il resto biblico narra l’esistenza vissuta dal Servo (53,2-9). Nel periodo della sua umiliazione, fu visto come una persona dimessa, priva di forza attrattiva (mondana), al punto di ricevere disprezzo, rifiuto ed una totale disistima. Egli visse in quel modo perché volle condividere le sofferenze del popolo, pur potendo evitarle. Tutti pensavano che Egli fosse stato punito dal Signore per le sue colpe (com’era accaduto per tutti gli altri), invece volle farsi carico della situazione misera della sua gente per creare una nuova forma d’esistenza. Egli si sottopose alle medesime sofferenze del suo popolo, per farlo uscire in modo defintivo dal suo travaglio. Soffriva con i suoi e intercedeva per loro (53,12). La sua soldarietà conseguì una conclusione drammatica: si lasciò umiliare senza neppure tentare di difendersi; venne condannato a morte a motivo di ingiusta sentenza e fu sepolto al modo dei malvagi, insieme a loro, benchè fosse vissuto in modo opposto a loro. 

Infine il testo biblico svela il significato di questa vita travagliata e l’esito finale (53,10-12). Fu Dio a volere che il Servo attraversasse tutta questa sofferenza perché compisse una missione di riparazione del male (espiazione) compiuto dai malvagi. Avendo apprezzato l’opera solidale del Servo, Dio gli concederà di vivere a lungo, in una esistenza che è un godere della luce. Oltre a questo, Egli renderà giusti una moltitudine immensa di uomini e in questa conquista consisterà la sua ricompensa. 

Con il termine espiazione, la Bibbia indica tutto ciò che Dio ci dona per ottenere il perdono, riparare il nostro peccato e creare una nuova situazione. È un dono per noi e quindi non deriva dal desiderio divino di vendicare i nostri delitti. Rimanendo ben disposto verso di noi, cerca di aiutarci a vincere il nostro male. 

Ad esempio, espiazione era l’offerta di un giovenco (Es 29,36) o di due tortore (Lv 14,22), come segno di pentimento e volontà di rispondere al gesto di riconciliazione da parte di Dio. Meglio ancora comprese un sapiente: «sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall’ingiustizia» (Sir 35,5). Ancora di più è combattere il male in modo energico, vincendo l’indifferenza (Sir 44,23). È ciò che ha compiuto Gesù opponendosi al peccato senza, però, eliminare i peccatori. 

La riparazione di Gesù è stata fondamentale per ottenere a noi la salvezza. L’espiazione degli uomini non è necessaria per creare la salvezza ma per accoglierla, per noi e per altri. Nella storia della Chiesa ci sono stati molti santi che hanno voluto espiare dandosi ad aspre penitenze. Il modo migliore di farlo è quello intrapreso, ad esempio, da santi come don Puglisi e dal giudice Livatino. Si sono opposti alla mafia fino al rischio della loro morte. Non soltanto si sono tenuti lontano dall’ingiustizia ma hanno vissuto una vita santa, come insegna san Paolo: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,1-2). 



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