LUNEDI. PRIMA SETTIMANA
Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.
Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento. Sii attento alla voce del mio grido, o mio re e mio Dio, perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera. Al mattino ascolta la mia voce; al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa.
Tu non sei un Dio che gode del male, non è tuo ospite il malvagio; gli stolti non resistono al tuo sguardo. Tu hai in odio tutti i malfattori, tu distruggi chi dice menzogne. Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta. Io, invece, per il tuo grande amore, entro nella tua casa; mi prostro verso il tuo tempio santo nel tuo timore.
Guidami, Signore, nella tua giustizia a causa dei miei nemici; spiana davanti a me la tua strada. Non c’è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un sepolcro aperto, la loro lingua seduce. Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame, per i tanti loro delitti disperdili, perché a te si sono ribellati.
Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Proteggili, perché in te si allietino quanti amano il tuo nome, poiché tu benedici il giusto, Signore, come scudo lo circondi di benevolenza.
Al mattino, nel tempo prestabilito per amministrare la giustizia ed emettere la sentenza (cf 2 Sm 15; Ger 21,12), un uomo innocente e ingiustamente accusato, ricorre al tribunale di Dio. In qualità di giudice, il Signore è imparziale ma non neutrale: Egli è retto e non può stare dalla parte del male. L’orante, che confida nella bontà di Dio, chiede la condanna degli avversari, uomini estremamente iniqui, che vogliono opprimerlo. Alla sua esultanza si dovranno unire anche tutti gli altri poveri difesi e custoditi dal Signore, che è il loro scudo.
Gesù ha pregato al mattino (Mc 1,35) e ha confidato in Dio Padre, come giudice (1 Pt 2,23).
San Paolo (Rm 3,13) cita il v: 10 per attestare la perversione dell’umanità (Non c’è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un sepolcro aperto, la loro lingua seduce).
La Chiesa prega nell'affrontare le ostilità nell'evangelizzazione, supplica anche per quanti subiscono oppressione e violenza; ogni credente prega per districarsi nelle difficoltà della via in modo di agire sempre secondo il volere di Dio.
Rilettura cristiana di Bruno di Segni:
Ascolta Signore le mie parole, intendi il mio lamento. Ascolta la voce della mia preghiera, mio re e mio Dio. È un’invocazione della Chiesa che ha ottenuto l’eredità al posto della Sinagoga. Ci insegna che dobbiamo pregare con insistenza, con perseveranza, con accanimento, ripetendo più volte lo stesso termine. Allo stesso modo è detto nel Vangelo: «Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti lo rapiscono» (Mt 11,12). Il Signore ci esorta a fare questa violenza: «Chiedete e ricevete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,6). […] La preghiera autentica non si esprime solo con la voce ma anche con il sentimento e il desiderio, come viene suggerito dal salmo: «Il Signore ascolta il desiderio del povero» (Sal 10,16).
Ti prego, Signore, al mattino ascolta la mia voce. Preghi al mattino chi desidera essere esaudito. […] Per l’uomo devoto, nessun tempo come quello notturno, è adatto per una preghiera attenta e tranquilla. Tuttavia la preghiera del mattino è valorizzata da queste esortazioni: se vuoi essere esaudito al mattino, fuggi la notte, fuggi le opere delle tenebre, respingi i vizi e i peccati. Ascolta l’apostolo che dice: «Siamo figli della luce e del giorno, non della notte o delle tenebre». E altrove: «Un tempo foste tenebre ma ora siete luce nel Signore». Prima dunque bisogna lasciare queste tenebre e questa notte e solo dopo è possibile pregare. Il fedele, abbandonate queste tenebre, si volge alla luce e comincia a fare penitenza. Il giorno rappresenta la fine della notte e l’inizio del giorno; la penitenza é la fine del peccato e l’inizio di una vita santa e fedele.
Al mattino mi presento a te e sto a vedere. Poiché ci esaudisci soltanto [se viviamo nella luce del] mattino, abbandonerò le tenebre più in fretta di quanto mi sarà possibile e al mattino mi affretterò a venire da te. Allora starò davanti a te, come un servo davanti al suo padrone. Vedrò che tu non sei un Dio che ama l’iniquità. Questo era il motivo per il quale durante la notte non ero esaudito, poiché, chi si trova nella notte, si trova nel male.
Il malvagio non starà presso di te, né i malvagi potranno stare alla tua presenza. Saranno convocati a giudizio; saranno tolti via gli empi affinché non vedano la gloria di Dio. Tutte queste cose che diciamo riguardano soltanto quei peccatori che, perseverando nel peccato, non vogliono pentirsi. L’apostolo afferma nei loro riguardi: «Con la tua durezza e per il tuo cuore impenitente, accumuli su di te ira per il giorno della retribuzione e della manifestazione del giusto giudizio di Dio che darà a ciascuno secondo le sue opere». Per questo aggiunge:
Detesti, Signore, i malvagi e mandi in rovina chi dice il falso. Non dice chi ha commesso il falso ma chi dice il falso e parla col tempo al presente, per indicare continuità. Chi persevera in questo genere di male, è degno di avversione e di condanna. […]
Ma io per la tua grande misericordia, entrerò nella tua casa. Ora la Chiesa ottiene l’eredità, come viene anticipato nel titolo del salmo. La casa del Signore, nella quale spera di entrare, è la patria del cielo e la terra dei viventi, come interpreto. Dichiara che entrerà in essa non per i propri meriti ma per la grande misericordia di Dio, il quale non ha risparmiato il proprio Figlio ma lo ha consegnato per tutti noi (Rm 8,32).
Adorerò il tuo tempio santo nel tuo timore. Il tempio di Dio è l’umanità di Cristo, nella quale abita corporalmente tutta la pienezza della divinità. […] Una sola è la terra che dobbiamo adorare, soltanto quella che il Verbo congiunse con se stesso, ossia l’umanità di Cristo, che in questo passo viene chiamata tempio di Dio. L’adorano i santi nella loro vita, l’adorano finché sono qui. Lo fanno nel timore di Dio, poiché la venerano e l’adorano, come fanno per Dio Padre.
Guidami, Signore, nella tua giustizia. Ecco, dichiara la Chiesa, sono pronta a ricevere l’eredità, ma mentre sono in questa vita, ho grande bisogno della tua protezione. Ti prego con insistenza di condurmi nella tua giustizia e non permettere che l’abbandoni. Ecco i miei nemici, gli spiriti maligni, e i tiranni cercano in ogni modo di ostacolare il mio cammino. Tu, allora, a causa dei miei nemici, fammi camminare davanti a te affinché non possano distogliermi dal giusto cammino.
Poiché non c’e verità nella loro bocca. Sono da temere perché fanno tutto per ingannare e sedurre, in loro non c’e verità e il loro cuore è vuoto di ogni bene.
Sepolcro aperto è la loro gola. Un sepolcro, quando è chiuso, non manda cattivo odore, ma se viene aperto, emana una puzza insopportabile. Con le loro lingue fanno il male. Uccidono e divorano i semplici. Giudicali, o Dio. Essa parla colma di sdegno e, poiché non riesce più a sopportarli, invoca giudizio e dannazione.
Abbandonino le loro opinioni. Ora, di nuovo, parla con misericordia e desidera che vivano piuttosto che muoiano. […]
Si rallegrino quanti sperano in te. Si glorieranno di te quanti amano il tuo Nome. «Chi si gloria, si glori del Signore» (2 Cor 10,17). I santi non conoscono altra gloria, non riconoscono in se stessi qualcosa di cui gloriarsi se non proviene da Dio. In un altro salmo attestano: «In Dio faremo cose grandi» (59,14). Infatti il Signore ha detto parlando di sé: «Se glorifico me stesso, la mia gloria non ha alcun valore» (Gv 8,54). Ricordava che la gloria manifestata nella sua umanità andava attribuita alla divinità.
Perché tu, Signore, benedici il giusto e ci circondi con lo scudo della tua buona volontà. Dice: Giustamente, Signore, i santi gioiscono di te perché aspettano da te un grande premio. Sanno che li benedirai con quella di benedizione, assai desiderabile e a lungo attesa, con cui li gratificherai nel giudizio: «Venite benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo» (Mt 25,34). Signore, con lo scudo della tua buona volontà, ci circondi. In te, Signore, dicono i Santi e tutta la Chiesa, dobbiamo gloriarci: ecco siamo quello che siamo, in te abbiamo vinto i nostri avversari e da te ora veniamo cinti di corone. Siamo protetti e custoditi in eterno dalla protezione e dalla difesa della tua buona volontà, come da uno scudo solido.
Altri suggerimenti:
Ascolta con le orecchie, Signore, le mie parole; intendi il mio grido.Queste parole, in modo assai opportuno, sono messe in bocca alla Chiesa affinché l'Amata attenda il Signore, l'Invitata si affretti, in modo che, dopo aver attraversato, grazie al suo aiuto, la nequizia di questo mondo, si unisca per sempre al suo Sposo, [come sposa] senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5, 27).
Quanto segue: intendi il mio grido, significa: fa scaturire il sentimento del cuore; in accordo a quanto dice l'apostolo: Dio mandò lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, per mezzo del quale diciamo: Abba, Padre (Gal 4, 6).
Osserva, poi, quale sia il motivo per cui chiese che il suo grido venisse ascoltato. Questa voce non consisteva soltanto nel rumore delle labbra, ma nel sentimento del cuore, il quale di solito non viene udito dalle orecchie ma percepito dalla luce dell'intelligenza.
5. Al mattino ascolta la mia voce. Al mattino mi porterò davanti a te e starò a vedere. La Chiesa, che riconosce di aver sperimentato le tenebre del peccato, radunata nel mezzo dell'oscurità di questo mondo, allora ritiene meritatamente di essere esaudita, quando erompe nella luce di un comportamento celeste.
Stare davanti, significa stare presso colui che è presente. Con questa parola viene indicata la continuità della devozione religiosa. Può dire a ragione di stare con Dio, colui che è considerato degno di apparire alla sua presenza, come ha dichiarato Elia parlando di sé: vive il Signore alla cui presenza io sto (1 Re 17, 1).
Poiché tu non sei un Dio che si compiace del male. Dio ha in abominio l'uomo di sangue e di inganno. Non dice coloro che hanno operato il male, perché verranno condannati nel giudizio soltanto quelli che si sono imbrattati fino al termine della loro vita con crimini nefandi. L'uomo di sangue è colui che si macchia di sangue umano, ma anche colui che inganna il vivente.
Guidami Signore nella tua giustizia, a causa dei miei nemici, guida la mia via davanti a te. Chiede che il Signore lo guidi alla gioia eterna, perché egli aveva sofferto per molteplici angustie. Dice infatti: nella tua giustizia, quella con cui hai compassione delle persone pentite e con cui assolvi con la potenza giustissima della tua pietà quanti hanno condannato se stessi nel pentimento.
Guida la mia via davanti a te, conduci la mia vita fino alla visione della tua serenità. Non possiamo giungere fino a lui contando sulle nostre forze, poiché camminiamo sempre per sentieri tortuosi.
Signore, ci circondi con la tua benevolenza come uno scudo. La benevolenza del Creatore, che ci abbraccia con doni ineffabili, è chiamata scudo, poiché ci protegge e ci comunica beni splendidi. Uno scudo posto sul capo funge da corona, collocato davanti al cuore, è una difesa. Questo è lo strumento che protegge tutti i fedeli: custodisce la chiesa sparsa in tutto il mondo; abbraccia anche il cielo, dal quale vengono custodite tutte le cose. È una difesa che non è inviolata da alcun assedio, un'arma che difende da qualsiasi rischio di morte; per essa la morte, vinta, deve soccombere, e la salvezza degli uomini risorge dalla disperazione.
La buona volontà: la chiamata divina precede qualsiasi merito, non trova la persona degna d'amore, ma la rende tale; perciò bisogna chiamare dono gratuito, ciò che altrove (presso i Pelagiani) è considerato atto di giustizia. Questa è la benevolenza che ci chiama ed attrae. Nessuno può pensare o fare qualcosa di utile, se prima non ne riceviamo la capacità dal Creatore del bene, come insegna l'Apostolo: Non possiamo pensare che ciò provenga da noi, come se dipendesse da noi, ma la nostra capacità viene da Dio (2 Cor 3, 5). Taccia, allora, l'insipienza dei Pelagiani, non osi vantarsi falsamente di qualche bene, finendo col defraudare il vero Donatore. (Cassiodoro)
Salmo 28
Salmo. Di Davide. Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
La voce del Signore è sopra le acque, tuona il Dio della gloria, il Signore sulle grandi acque. La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza. La voce del Signore schianta i cedri, schianta il Signore i cedri del Libano. Fa balzare come un vitello il Libano, e il monte Sirion come un giovane bufalo. La voce del Signore saetta fiamme di fuoco, la voce del Signore scuote il deserto, scuote il Signore il deserto di Kades. La voce del Signore provoca le doglie alle cerve e affretta il parto delle capre.
Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!». Il Signore è seduto sull’oceano del cielo, il Signore siede re per sempre. Il Signore darà potenza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Dio si manifesta in una tempesta, soprattutto nei tuoni possenti che scuotono la terra. Non è una manifestazione di forza fine a se stessa perché questa potenza si tramuta in una benedizione che infonde grande pace. Dio vive al di sopra e al di fuori di qualsiasi tempesta e può comunicare la sua forza a chi, invece, si trova pienamente investito dallo scatenamento pauroso di forze distruttive.
Il primo versetto ci colloca nel tempio celeste, dove essere celesti là presenti sono invitati a rendere onore a Dio (nominato quattro volte)
Nel corpo del salmo, si parla per sette volte del tuono o della voce divina (Kol Adonai). La tempesta si scatena dal trono del Signore e percorre tutta la terra di Israele, da nord (il Libano) a sud (Kades)
Nel finale, nel tempio celeste (o in quello terreno), una grido unanime riconosce la gloria divina (Dio viene nominato per altre quattro volte).
La sua potenza si rivela ora in una benedizione di pace; la tempesta diventa bonaccia. In un altro testo, le acque del diluvio o del caos (mabbul) diventano ristoratrici (cf. Sal 104, 6-11)
Complessivamente il salmo nomina Dio diciotto volte (da qui l’uso ebraico delle 18 benedizioni dell’amidà).
Rilettura cristiana di Bruno di Segni
Offrite al Signore, figli di Dio, offrite al Signore, figli degli Arieti. Chi sono i figli di Dio? Lo precisa l’Evangelista: «A coloro che lo hanno accolto, diede la possibilità di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo Nome» (Gv 1,12). In un altro passo della Bibbia leggiamo: «Carissimi, siamo figli di Dio ma ciò che saremo non è ancora stato manifestato» (1 Gv 3,2). Gli arieti rappresentano gli Apostoli e i maestri: nel gregge della Chiesa sono le autorità e tengono il primo posto; con l’acqua e con lo Spirito Santo generano al Signore agnelli e non capri, uomini innocenti, semplici e miti.
Date al Signore gloria e onore: date al Signore la gloria del suo Nome. Rendono a lui la gloria del suo Nome, coloro che lo ringraziano, lo glorificano e lo benedicono per la salvezza che ha ottenuto per noi. Il suo Nome infatti è Gesù, che significa: Colui che salva.
Adorate il Signore nel suo atrio santo. Ecco, afferma, la tenda è stata edificata e la casa di Dio, ossia la Chiesa (come bisogna interpretare) è terminata: lì adorate, annunciate e magnificate il Signore.
Il profeta, mentre diceva queste parole, vide in spirito gli Apostoli e gli altri predicatori lodare e annunciare Dio ovunque tra le genti; una moltitudine immensa s’affrettava alla fede di Cristo e alla Chiesa. Commosso da profonda gioia, esclama: La voce del Signore sulle acque, il Dio di gloria tuonò sulle acque, il Signore tuonò sulla distesa delle acque. L’estensione delle acque significa la molteplicità dei popoli, come è scritto. La voce di Dio risuona in modo penetrante quando i predicatori annunciano la parola di Dio nella Chiesa. Non sono loro a parlare ma lo Spirito Santo parla in loro e per questo è scritto: il Dio di gloria tuonò sulla distesa delle acque. Alla distesa delle acque possiamo dare un altro significato e pensare a quelle del battesimo. Su di esse si fa sentire ogni giorno la voce di Dio che benedice mediante le parole dei sacerdoti. Sembra che qualcuno gli avesse rivolto questa domanda: Quale prova mi porti per dire che fosse la voce di Dio il tuono che risuonò sull’acqua? Il profeta aggiunge:
Voce del Signore nella forza, la voce del Signore nella magnificenza. Se non fosse stata la voce del Signore, egli replica, quel suono non avrebbe avuto quegli esiti né sarebbe stata così efficace. Si può fare qualcosa di più meraviglioso e glorioso dell’illuminare i ciechi, purificare i lebbrosi, risuscitare i morti e santificare all’istante grazie all’acqua battesimale uomini malvagi e peccatori? La voce divina mandò in rovina i templi delle divinità, frantumò gli idoli, cacciò via i demoni, abbassò dall’altezza della loro superbia le più grandi potenze di questo mondo e li convertì alla fede di Cristo. Di certo è provato che si sia trattato della voce del Signore che viene annunciata da tanta potenza e magnificenza. Di quale Signore?
Voce del Signore che schianta i cedri, schianta il Signore i cedri del Libano e li frantuma come fa con il vitello del Libano... I cedri rappresentano i ricchi e i potenti di questo mondo. Tra questi, alcuni si lasciano frantumare spontaneamente e si lasciano imporre il giogo di Cristo; questa frantumazione è molto buona. Altri invece precipitano dall’altezza elevata dell’orgoglio, sulla quale s’erano innalzati; sono frantumati e gettati nel fuoco. Del resto è scritto: «L’albero che non produce buon frutto, sarà abbattuto e gettato nel fuoco» (Mt 3,10).
Il diletto è come giovane unicorno (LXX). Riguardo al diletto, il Signore dichiara: «Questi è il figlio mio diletto, del quale mi sono compiaciuto» (Mt 12,18). Il Cantico dei Cantici, riferendosi a lui, annuncia: «Il mio Diletto è bianco e vermiglio, scelto fra mille» (Ct 5,10). Ancora: «Fuggi sul monte dei profumi, o mio diletto, imita i cerbiatti e i nati dei cervi» (Ct 8,14). Questo animale in greco è chiamato rinoceronte il quale, sopra il naso, ha un solo corno ma di tale forza da poter vincere qualsiasi altro animale. Il nostro Salvatore è paragonato, in modo eccellente, al rinoceronte. Di lui si dice: «Il Signore giudicherà i confini della terra e darà il potere al suo Re e innalzerà il dominio (corno) del suo Cristo» (1 Re, 11,10).
La voce del Signore spegne la fiamma di fuoco, Il Signore percuote il deserto e fa tremare il deserto di Cades. Il Signore percuote il deserto, ossia i pagani, e fa tremare il deserto di Cades, cioè i giudei. Gli uni e gli altri, dopo aver ascoltata la parola della predicazione, colpiti e toccati dal timore del giudizio futuro, si volsero alla fede in Cristo e cominciarono a pentirsi. Leggiamo che il beato Giovanni, precursore del Signore, abbia risposto a coloro che l’interrogavano: «Sono la voce di colui che grida nel deserto: preparate la via al Signore» (Lc 3,4). E ancora: «Pentitevi perché il regno di Dio è vicino». Ai giudei diceva: «Chi possiede due tuniche ne dia una a chi non l’ha» (Lc 3,11). Ai soldati, che erano pagani, diceva: «Non opprimete nessuno, non spargete calunnie. Siate contenti delle vostre paghe» (Lc 3,14). In questo modo la voce del Signore colpiva il deserto e faceva tramare la zona desertica: Quale? Quella di Cades. Cades significa santa; con questo termine viene prefigurato in modo preciso quel popolo che, radunato da tutte le nazioni, sarà eletto e santificato da Dio.
Il Signore abiterà nel diluvio e siederà il Signore come Re, in eterno. In precedenza aveva accumulato molte acque, ma ora non raduna una massa d’acqua ma un diluvio, dove non manca neppure un rigagnolo. In questa immagine, comprendiamo che tutto il mondo, prima del compimento e della fine, si convertirà alla fede in Cristo. Per questo dice: il Signore siederà come Re per sempre. Tutto sarà sottomesso a lui, tutti i popoli del mondo accoglieranno la fede in Lui. Allora sarà evidente a tutti che Lui solo è il Re e regnerà in eterno come Signore.
Il Signore darà forza al suo popolo. Ne ha già dato ma ne darà ancora di più perché il mondo intero sarà giudicato da Lui e per mezzo di Lui. Allora, poi, benedirà il suo popolo con la pace. Dove si troverà questa pace? In Lui, perché «Egli è la nostra pace, che ha fatto dei due un popolo solo» (Ef 2,14). Gli uomini che riceveranno la benedizione, otterranno la vita eterna con Lui.
Altri suggerimenti
Il Signore abita nel diluvio. Dapprima infatti il Signore dimora nel diluvio di questo secolo nei suoi santi, custoditi, come in un'arca, nella Chiesa. E sederà il Signore, Re in eterno. E poi si assiderà, regnando in loro in eterno. Il Signore darà la virtù al suo popolo. Perché il Signore darà fortezza al suo popolo che combatte contro le tempeste e le bufere di questo mondo, dato che non ha loro promesso la pace in questo mondo. Il Signore benedirà il suo popolo in pace. E il Signore stesso benedirà il suo popolo, offrendogli in se medesimo la pace, poiché, dice, vi dò la mia pace, la mia pace vi lascio (Agostino)