venerdì 27 febbraio 2026

Trasfigurazione

 

«Il Verbo si fede carne e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre» (Gv 1,14). La persona umana di Gesù, nella sua concretezza, risplendeva sempre della gloria di Dio ma ora, sul monte, riceve una illuminazione straordinaria. 

Nella forma di un’esperienza di luce, Egli sperimenta la profondità e la singolarità della sua comunione con il Padre che possiede una vastità a noi inacessibile. Egli è Dio da Dio, Luce da Luce. Questa esperienza gli viene data per consolidarlo nella sua missione, che comincerà ad incontrare vicende molto dolorose, e per consolidare i discepli i quali, al contrario di Lui, non trarranno profitto dall’evento vissuto per pura grazia. 

Anche l’apostolo Paolo, nel corso della sua missione viene consolidato da esperenze particolari di unione con Dio in modo da renderlo capace di affrontarle difficoltà molto gravose. In un caso, racconta di essere stato innalzato fino al terzo cielo e di aver ascoltato un messaggio inesprimibile a parole. 

Gli eventi di contemplazione, in via normale, avvengono quando il fedele si è inoltrato già nella via della santità e i doni speciali gli vengono concessi per renderlo capace di diventare ancora più generoso, fino a dare tutto se stesso. Un contemplativo è tale perché è già disposto a scendere dal monte. Contemplazione ed azione sono sempre intrecciati.

Come Gesù rifletteva sempre la gloria di Dio Padre, il cristiano, a partire dal Battesimo, se custodisce la grazia di questo sacramento, mostra di essere uscito dalle tenebre e di essere diventato luce (Ef 5,8). Dio Padre lo accoglie come un figlio (anzi come il Figlio) e gli offre tutti i doni per renderlo capace di raggiungere la santità. 

Bisogna evitare di pensare che il cristiano prima debba conoscere soltanto la sofferenza e solo in seguito la glorificazione. Come già accadde a Gesù, vivere la carità gli consente di godere della gioia anche nella sofferenza: «Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione (2 Cor 7,4; At 13,51, 1 Pt 1,6). Questo vuol dire che il cristiano vive una certa trasfigurazione prima della glorificazione nella vita eterna, grazia alla quale risplende come astro nel mondo (Fil 2,15). L’apocalisse parla della prima risurrezione. «Questa è la prima risurrezione. Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo» (Ap 20,5-6). 

Questa trasfigurazione ha permesso i martiri di rimanere fedeli nel crogiolo del dolore e consente a tutti noi di rimanere fedeli al Signore nelle vicissitudini della nostra vita. 


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