lunedì 9 gennaio 2012

Bruno di Segni Salmi 139-150

Salmo 139

Che cosa significhi per la fine e che cosa significhi salmo di Davide lo abbiamo già illustrato.
Strappami, Signore, dall’uomo iniquo e liberami dal malvagio. Parla la Chiesa e prega il Signore perché la liberi dall’uomo iniquo, ossia dal diavolo e dagli eretici. Quest’ultimi sono cattivi e malvagi e perseguitano la Chiesa più d’ogni altro.
Ha tramato malizie nel loro cuore. Elaborano nel cuore progetti d’iniquità e soprattutto cercano questo: come ingannare i cattolici e trainarli nell’errore. Tutto il giorno suscitano guerre. Vogliono discutere e contendere tutto il giorno e rinnegano la verità con molti argomenti e sono pronti a difendere i loro errori.
Aguzzarono le loro lingue come i serpenti, sotto le loro labbra si trova veleno d’aspide. Gli eretici sono paragonati ai serpenti, perché scivolano via velocemente, si attorcigliano su di sé e sono pieni di veleno. Si parla di veleno d’aspide perché esso non ha antidoti, come l’insegnamento degli eretici conduce alla morte senza che vi sia alcun rimedio.
Custodiscimi, S., dalla mano dei peccatori e liberami dai malvagi. I peccatori: sono il demonio, i malvagi, gli eretici; un maestro cattivo non può che generare discepoli cattivi. Chiede di essere custodito e liberato perché teme le insidie di tutti questi avversari.
Hanno pensato di collocare inciampi ai miei passi. In che modo? Nascondendo un laccio per me, orgogliosi qual sono. L’orgoglio e l’arroganza creano i superbi perché, mentre vogliono capire le cose sublimi e disprezzano quelle umili, cadono nell’errore. Perciò in verità cercano di creare inciampi al prossimo e di spingerli ad acconsentire con loro. Nascondono lacci, spiegando le Scritture in modo fallace e adducendo sofismi e poiché non possono contare sulla loro autorevolezza, si sforzano di escogitare argomenti. Perciò continua a dire:
Stesero funi come trabocchetto ai miei piedi, lungo la strada nascosero tranelli. La disputa è un laccio; le funi, invece, grazi alle quali è possibile manovrare il laccio da lontano, sono i ragionamenti complicati e articolati. Con questi strumenti, catturano gli uomini semplici, li ingannano e li trascinano nell’abisso dell’errore. Lungo il sentiero collocarono un trabocchetto, prendono dalla Scrittura, che è la nostra strada, qualche passo il quale, male interpretato, trascina nell’errore. Agivano così gli ariani quando dicevano: «Non ha detto forse il Figlio che il Padre è più grande di me? (Gv 14,28). Come puoi dire che è pari a Lui, chi attesta di essere inferiore? Questa argomento era un intralcio ai semplici poiché non sapevano come sciogliere il nodo.
Ho detto al mio Signore: tu sei il mio Dio e tu ascolta, Signore, la voce della mia supplica. La Chiesa, immersa in questo grave conflitto, fa sapere d’aver invocato il Signore poiché temeva di perdere le persone semplici, prive d’istruzione e meno competenti nelle divine Scritture. Tu, sei il mio Dio, non ho altri; questi hanno cercato di togliere te a me, ma tu vieni in mio aiuto, in questo conflitto e in questo travaglio. Ascoltiamo in che modo la Chiesa dovrebbe essere esaudita.
Signore, Signore, forza della mia salvezza hai coperto d’ombra il mio capo nel giorno della guerra. Queste parole denunciano la presenza di un grave sentimento di paura. È pericoloso combattere contro gli eretici, proprio come contro i tiranni, perché quest’ultimi uccidono i corpi mentre gli altri le anime. Signore, dice, Signore, forza della mia salvezza, senza il cui aiuto e soccorso non possiamo salvarci, hai coperto d’ombra il mio capo, il capo della mia mente, nel giorno della guerra, affinché le loro bestemmie non potessero penetrare nelle mie orecchie.
Non consegnarmi al peccatore, per il mio desiderio. Chi è questo peccatore? Il diavolo e i suoi compagni. Perciò prosegue parlando al plurale: Pensarono contro di me. Usando il termine peccatore, allude ad una molteplicità di peccatori. Se contro di essa potessero realizzarsi i disegni della loro malvagità, allora, - che ciò non accada mai – la Chiesa verrebbe consegnata nelle mani dei peccatori, contraddicendo il suo desiderio.
Non abbandonarmi, perché non si esaltino. Pensa ora a quanto gli eretici si esalterebbero e spadroneggerebbero, visto che benché siano vinti, si esaltano e non si vergognano di difendere il loro errore.
Il capo della loro turba, la fatica delle loro labbra, li coprirà. Il capo del loro gruppo è il diavolo il quale insegnò loro, come loro maestro, i raggiri di parole e le trame per grandi inganni. La fatica delle loro labbra è un altro modo per indicare la stessa turba: poiché, come quelli che dicono la verità non s’affaticano, così coloro che mentono devono sopportare grandi fatiche. Questa turba, questo loro discorso d’inganno, molte volte li maschera così bene, che non è possibile accorgersi che sono dei traviati. Ascoltiamo ora, però, quale pena li aspetti per tutta questa macchinazione.
Cadranno su di loro braci, li getterai nel fuoco, non sussisteranno tra i miseri. Aveva già annunciato questa sventura: «Pioveranno sopra i peccatori lacci, fuoco e zolfo, vento di tempesta sarà parte del loro calice» (Sal 10,7). Come potranno continuare a vivere tra i miseri, coloro che, circondati dal fuoco che li consuma da ogni lato, continueranno ad ardere?
L’uomo linguacciuto non avrà successo sulla terra. L’uomo che non avrà successo sulla terra, posto sotto terra, aspetta soltanto tormenti. Perciò l’Apostolo, dopo il primo e secondo ammonimento, ci ordina di evitare l’eretico, una volta che si mostreranno incapaci di conversione. È difficile infatti che si volgano al bene. L’eretico viene chiamato linguacciuto con grande accortezza perché confida soltanto nell’abilità della lingua e nello sproloquio. A questi dedica anche il versetto successivo: sventure colpiranno l’uomo ingiusto non allo scopo di correggerlo perché si salvi ma per provocargli la morte, affinché subisca una pena eterna.
Sono certo che il Signore giudicherà a favore dei miseri e per vendicare i poveri. Poveri sono gli uomini che cercano la ricchezza eterna, non quella temporale. A loro favore stabilirà il giudizio e non si deve dubitare della sua azione vendicatrice; come ai buoni è preparata una situazione di gloria, così ai malvagi è preparata una punizione.
Certo i giusti celebreranno il tuo nome. Gli iniqui sollevino pure guerre tutto il giorno – sembra dire - ; escogitino in che modo possano creare ostacoli al cammino dei santi, certamente i giusti continueranno a lodare Dio e non smetteranno di annunciare la verità. Dimoreranno i retti con il tuo volto: con il tuo volto significa alla presenza della tua gloria. Là dove i santi godranno sempre del Signore, là continueranno a lodarlo.

Salmo 140

Salmo di Davide
Il significato di questo titolo l’ho illustrato molte volte.
Signore a te grido, ascoltami. Signore, dice la Chiesa, molte volte ho gridato a te e ora griderò ancora, affinché tu mi esaudisca; non solo adesso ma in ogni tempo, quando griderò a te ascolta la voce della mia preghiera. Dice questo perché conosce il futuro, e come un cumulo di terra viene sparso sopra la terra, così saranno disperse le sue ossa presso il regno dei morti. Di certo indica una persecuzione molto dura. È proprio ciò che chiarisce in seguito.
Salga la mia preghiera come incenso alla tua presenza. Prega la madre Chiesa, affinché nel tempo di persecuzione le sue preghiere salgano al Signore e a lui siano gradite, come il profumo dell’incenso sale alle nostre narici e ci risulta gradito.
L’elevarsi delle mie mani come sacrificio della sera. La passione di Cristo fu un sacrificio della sera, perché Egli spirò in quell’ora del giorno. L’elevazione delle mani è uguale all’altra di cui si parla: «Nella notte alzate le vostre mani verso il santuario e benedite il Signore (Sal 133,2). Preghiamo il Signore affinché il sollevarsi delle nostre mani sia puro e senza peccato, accetto a Dio e gradevole a lui come un sacrificio della sera.
Poni Signore una custodia alla mia bocca e una porta fortificata alle mie labbra. Perché questa misura? Non lasciare che il mio cuore si volga a parole malvagie e a scusare il peccato. Siamo immersi in questo vizio a partire dai nostri primi genitori i quali, interrogati da Signore dopo aver commesso il peccato, si misero subito a cercare scuse. Adamo disse: «Mia moglie me ne ha dato e io ho mangiato» (Gen 3,12); la moglie poi disse: «Il serpente mi ha ingannata» (Ibid, 13). Scusarsi è male e non bisogna farlo, perché facendo così il peccato non diminuisce ma piuttosto s’aggrava. Scusarsi è sempre male, perché così ostacoliamo la penitenza e nutriamo i nostri vizi. Ora è detto non inclini il mio cuore al male come altrove: non indurmi in tentazione (Mt 6,13).
Con gli uomini che commettono iniquità e non mi accorderò con i loro eletti. Non entrerò in amicizia e non mi assocerò con coloro che compiono il male e perseverano nella malizia, né con loro né con i loro eletti, ossia i principi, i magistrati e tutti gli eresiarchi. Quest’ultimi sono stati scelti dai primi affinché li seguano, li difendano e li custodiscano.
Il giusto mi corregga con misericordia e mi rimproveri. È quel che fanno i maestri della Chiesa, i vescovi e i sacerdoti, i quali, ogni giorno ammoniscono e correggono i peccatori, e promettono di essere molto misericordiosi con quelli che si convertono e fanno penitenza. L’olio del peccatore non unga il mio capo. Che cos’è quest’olio? Sono le blandizie, le adulazioni, le pressioni e i raggiri. Il capo sta per mente la quale, unta e permeata da tale unguento, viene trascinata nel peccato con facilità.
Ancora perdurerà la mia preghiera. Loro in verità saranno presi dai loro interessi. I fedeli aderenti alla Roccia, ossia i loro giudici, ascolteranno le mie parole. Così si snoda il testo ed ora osserviamo il contenuto. Ascoltami, dice, poiché perdura, continua ancora e non è cessata la mia invocazione, quella che aveva intrapreso all’inizio del salmo dicendo: Ascolta la voce della mia preghiera quando t’invoco. Gli uomini dei quali ho parlato prima, quelli che operano l’iniquità e che hanno dei soci con i quali non voglio entrare in relazione, sono presi interamente dai loro interessi. Vivono bene, come essi credono, quanti si compiacciono del loro errore e della loro stoltezza. Infatti sono interamante assorbiti in quelle cose, divorati dal diavolo, al punto che non potranno più uscire da quel baratro. Ma quelli che sono aderenti alla roccia e uniti ad essa – è un simbolo di Cristo ( 1 Cor 10,4) -, ascoltino le mie parole. A questa pietra tutte le persone rette aderiscono in modo continuativo e rimangono ad essa congiunte. Tali credenti ascoltano anche l’insegnamento della Chiesa e credono in essa mentre gli eretici provano fastidio. Perciò risultano essere persone molto stolte perché si rifiutano di ascoltare  quelle cose che sono apprezzate dai loro futuri giudici e nelle quali si dilettano come principale interesse. Nel Cantico dei cantici troviamo un’esortazione simile: «Gli amici vogliono ascoltare colei che abita nei giardini: fammi sentire la tua voce» (Ct 8,13). A giudicare non saranno soltanto gli apostoli ma tutti i santi, tra i quali la regina del sud e i Niniviti. Continua:
Gli uomini che detennero il potere, come cumulo di terra che si sparge sulla terra, dispersero le nostre ossa in prossimità degli inferi. Quelli che si lasciarono assorbire [negli interessi mondani], un tempo avevano avuto il potere e in questa vita furono forti e potenti. Con violenza inaudita, sparsero presso gli inferi le nostre ossa, le nostre membra più solide, che rappresentano gli apostoli e i martiri. Egli pensa ai tiranni e ad altri uomini iniqui dai quali e tra i quali i santi di Dio furono schiacciati, tormentati e dispersi. In seguito a questi fatti, il Signore dichiara parlando di se stesso e di tutti quelli che sono sue membra: «Sono verme e non uomo, obbrobrio degli uomini e rifiuto del popolo. Quanti mi vedevano, mi disprezzavano (Sal 21,7)». Non è gran cosa se gli uomini giusti vengono paragonati ai vermi, quando il Figlio stesso di Dio si definisce verme.
A te, Signore, Signore sono rivolti i miei occhi, in te ho sperato, non togliermi la vita. Non togliermi, Signore, dice, ma vuole dire: non permettere che la mia anima sia strappata e tratta in inganno dagli uomini menzionati sopra, empi e malvagi, perché a te ho rivolto i miei occhi e in te ho sperato e non ho altro aiuto nel quale confidare.
Custodiscimi dal laccio che mi tesero e dagli ostacoli di quanti operano l’iniquità. Commentando il salmo precedente ho già parlato a lungo di questo laccio e di questi ostacoli e ho detto che richiamano le malizie e gli inganni dei tiranni e degli eretici.
I peccatori cadono nelle loro reti. I peccatori cadono nella rete di questo laccio perché sono loro che furono ingannati dagli eretici e dagli uomini malvagi.
Sono da sola finché non avrò passato oltre. La Chiesa in questo mondo si trova da sola perché i buoni sono molto pochi in confronto ai cattivi, ma quando saranno passati oltre, diventeranno molti: se non nel numero, almeno nella virtù e nella forza sarà più potente e più grande di tutti.

Salmo 141

Sapienza di Davide mentre si trovava nella caverna.

Con la mia voce ho gridato al Signore, con la mia voce ho supplicato Dio. Spesso il Figlio gridava al Padre, non soltanto con la sua voce interiore, con la quale sempre conversava con il Signore, ma anche con la sua voce esteriore, per la quale veniva ascoltato dagli uomini, e fu esaudito in tutto come desiderava.
Effonderò al suo cospetto la mia preghiera e esporrò a lui la mia tribolazione, mentre viene meno il mio spirito. Ora, dice, nel momento della morte e nel tempo della passione, mentre il respiro e la vita vengono meno, e l'anima sta per essere separata dal corpo, desidero effondere al suo cospetto la mia preghiera ed egli subito si renda presente per ascoltarla e riceverla. Voglio similmente e desidero esporre davanti a lui la mia tribolazione nella speranza che non dimentichi di rivendicarmi di quelli che perseverano nella loro malizia.
E tu hai conosciuto i miei sentieri. Ora parla al Padre, per il cui consiglio e per la cui volontà, venne al mondo, assunse la carne, abitò tra gli uomini, predicò e chiamò alla fede i giudei. Questi sono i suoi sentieri che dice non essere ignorati dal Padre.
Nella via nella quale cammino, nascosero lacci per me. Leggi nel Vangelo e troverai che i giudei hanno predisposto per il Signore molti trabocchetti e molte insidie, come la discussione sul tributo da pagare e sull'osservanza del sabato.
Osservavo a destra e vedevo e non c'era chi mi conoscesse. Il Signore non pensava a nient'altro, nulla considerava con la mente, se non le cose che erano alla destra, ossia a quelle ce doveva fare per la salvezza e il benessere di tutti. Gli avversari non lo sapevano e rendevano il male al posto del bene.
Non c'é per me via di scampo. Avrei potuto fuggire se avessi voluto, sarebbe stato facile per me sfuggire alla loro ira e indignazione ma se avessi fatto così, chi sarebbe stato utile al genere umano? Anteposi la loro salvezza e posposi la mia.
Tuttavia non c'è chi ricerca la mia anima se non per toglierla. Ho gridato a te, Signore, ho detto: Tu sei la mia speranza, la mia parte nella terra dei viventi. Il Signore gridò ma gridò dall'intimo poiché il suo desiderio era un alto grido nelle orecchie del Padre. Disse questo, si propose questo e decise di non difendersi ma di sperare soltanto in Dio, sua porzione non nella terra dei morenti ma piuttosto in quella dei viventi. Signore, non hai eletto i morti ma i vivi, non la Sinagoga ma la Chiesa perché «non i morti ti loderanno, Signore, né quelli scendono nel regno dei morti. Ma noi che viviamo benediciamo il Signore da ora per sempre (Sal 113, 17.18)».
Volgiti alla mia preghiera perché sono molto umiliato. Poiché il Signore parla da uomo, per questo manifesta di nutrire sentimenti umani. Non aveva bisogno di pregare, perché tutto dipendeva dal suo volere e dalla sua potenza; se avesse voluto servirsi del suo potere, chi avrebbe potuto resistergli? E se avesse fatto questo chi avrebbe potuto credere che lui era un uomo? Si umiliò molto, poiché dalla sua onnipotenza si umiliò a tanta impotenza.
Liberami dai miei nemici perché si sono rinforzati su di me. Il Signore si è offerto poiché lo volle (Is 53,7). Si rafforzarono su di lui i suoi nemici, perché lo volle, fu liberato dalle loro mani come e quando lo volle.
Fa uscire dal carcere l'anima mia perché celebri il tuo nome. Il carcere è il regno dei morti da esso il Signore ha fatto uscire non soltanto la sua anima ma le anime di tutti i santi che lì stavano rinchiusi: perciò tutta la Chiesa celebra il suo Nome e tutti i santi lo lodano e lo benedicono.
I giusti mi aspettano finché mi retribuirai. Tutti i giusti aspettavano questo: che Cristo risorgesse dai morti; sapevano che non sarebbero risorti se prima non fosse risorto lui, «il primogenito dei morti e il principe dei re della terra» (Ap 1,5). La risurrezione del Signore è stata la ricompensa di tutta la fatica sopportata, poiché,  come afferma lui stesso: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18).

Salmo 142

Quando era perseguitato dal figlio Assalonne
Davide compose questo salmo, per ispirazione dello Spirito Santo, nel periodo in cui veniva perseguitato dal figlio Assalonne; a nostra volta, dobbiamo cantarlo insieme in tutte le difficoltà e necessità.
Signore ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alla mia supplica nella tua verità, nella tua giustizia rispondimi. Il versetto è in sintonia con l'insegnamento del nostro Salvatore nel Vangelo, là dove ripete spesso: «Chiedete e riceverete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7). In un'altra circostanza dichiara: «Il regno di Dio subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12). Seguendo questo invito, anche l’apostolo c'invita a pregare senza posa. Nella tua verità, dice il salmista, ascoltami. Me l'hai promesso, sei veritiero e non puoi mentire, affinché si manifesti la tua giustizia, che segue sempre la tua verità e senza la quale non avrebbe alcun valore.
Non entrare in giudizio con il tuo servo. Se ci giudicassi, nessun vivente sarebbe assolto davanti al tuo esame. La nostra umanità è stata ferita in modo così profondo al punto che nessuno potrebbe dichiararsi innocente se fosse sottoposta al giudizio di Dio. «Ogni uomo è incoerente» (Sal 115,11). «Neppure gli astri sono puri davanti a te» (Gb 25,5). San Giovanni apostolo osserva: «Se diciamo di non aver mai peccato, inganniamo noi stessi e siamo lontani dalla verità» (1 Gv 1,8). Per questo ogni giorno invochiamo: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).
Il nemico ha perseguitato la mia anima e ha umiliato a terra la mia vita. Chi sia il nemico ci viene svelato dalle parole: «Il nostro nemico, il diavolo, come leone che ruggisce, gira attorno cercando chi divorare» (1 Pt 5,8). Proprio questi perseguita le nostre anime e le prostra a terra; non permette che s'elevino alle realtà del cielo. Le calpesta a terra e le coinvolge nei piaceri della carne. Per questo aggiunge:
Mi ha collocato nell'oscurità come i morti da gran tempo, ha reso ansioso il mio spirito e ha turbato il mio cuore. I morti da lungo tempo sono gli uomini che, col peccato, si sono separati da Cristo, la vera vita. Giacciono nell'oscurità, finché permangono nel peccato. Sono pieni d'ansia poiché la loro anima, gravemente ammalata, deperisce; il loro cuore è turbato quando si lasciano afferrare da pensieri vani e turpi.
Mi ricordo dei giorni antichi e ho meditato sulle opere delle tue mani. Anche noi dobbiamo ricorrere a questo rimedio per ricuperare la salute, quando avvertiamo di trovarci al buio e immersi nella tenebra del peccato. Ricordiamoci del passato e rinnoviamo noi stessi sull'esempio dei santi. Meditiamo sulle opere di Dio e cerchiamo di imitare un maestro così sublime, al quale non si può imputare alcun male e che, osservando ciò che aveva creato, riconobbe che tutto era stato fatto molto bene. Mediterò sulle opere delle tue mani. Non ci sono malvagità e peccati nelle opere da lui compiute e quindi, a nostra volta, neppure noi dobbiamo pensarne e farne. Il pensiero cattivo porta alla rovina perché è la fonte da cui sgorga il peccato.
Ho alzato a te le mie mani. Come viene raccomandato in un altro versetto: «Durante le notti, alzate le vostre mani verso il santuario» (Sal 133,2). «Davanti a te la mia anima è come terra priva dell'acqua». Si accusa e riconosce d'essere stato a lungo, davanti a Dio, sterile e privo di frutti, come un terreno arido è sterile e infecondo. Chiede di essere esaudito subito perché gli dispiace d'essere stato così per tanto tempo. «Il giusto comincia ad accusare se stesso», come sta scritto (Pr 18,17).
Signore, viene meno il mio spirito. La mia anima si trovava in quella [penosa] situazione ma, dopo la venuta del tuo Spirito, che feconda ogni cosa, morì in me quello spirito che la inaridiva.  Si parla di questo spirito, nel passo dove è scritto: «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3). Non nascondermi il tuo volto. Perché? Diventerò come chi scende nella fossa. Se Dio non soccorresse i suoi fedeli, anche loro scenderebbero nell'infermo insieme ai peccatori.
Fammi sperimentare al mattino la tua misericordia, perché ho sperato in te, Signore. Ogni volta che un uomo esce fuori dalla notte e s'avvicina a me, abbandona il peccato e intraprende la conversione. Non sono più nella notte ma nel giorno. «La notte è cessata e il giorno s'avvicina» (Rm 13,12). Fammi sentire sperimentare la tua misericordia: la riceve soltanto chi crede e spera in te.
Fammi conoscere la strada da percorrere perché a te ho innalzato l'anima mia. Noi la conosciamo perché l'abbiamo percorsa più volte. Non deviamo dall'osservanza dei comandamenti del Signore e allora ci sarà svelata la via da imboccare. Innalzare l'anima a Dio significa allontanarla dai vizio e donarla con gioia a Dio percorrendo la scala della virtù.
Salvami dai miei nemici, Signore, perché sono ricorso a te. Tu che sei diventato per me come una fortezza davanti ai nemici, insegnami a compiere il tuo volere perché sei il mio Dio: devo fare solo questo: pormi al tuo servizio ed eseguire il tuo volere.
Il tuo Spirito buono mi guidi su una strada retta. Infatti è morto in me lo spirito cattivo che mi indirizzava al male. La strada retta è quella che conduce in patria e allontana l'anima dagli ostacoli presenti nel mondo. Per il tuo Nome, Signore, che non smetto d'invocare con assiduità, mi darai vita nella tua rettitudine. «Chi avrà invocato il Nome del Signore, sarà salvo» (Rm 10,13). Vivrà nella rettitudine, chi comincia a vivere in modo giusto e retto, dopo aver lasciato l'iniquità.
Fa uscire la mia anima dalla tribolazione. Si trova a vivere nella fatica perché, sebbene non lo voglia, è costretta a servire le bramosie della carne. Nella tua misericordia, disperdi i miei nemici, ossia i vizi e i peccati, dai quali l'anima viene afflitta e affaticata. Per questo aggiunge ancora: fa perire chi opprime l'anima mia perchè sono tuo servo, e devo esserti fedele in tutto nell'obbedienza e nel servizio.

Salmo 143

di Davide contro Golia
La lotta di Davide contro Golia prefigura la lotta della Chiesa contro il demonio il quale, sebbene appaia molto potente, ogni giorno tuttavia è gettato a terra, calpestato ed eliminato dal popolo cristiano.
Benedetto il Signore, mio Dio, che istruisce le mie mani alla guerra e le mie dita alla battaglia. Il profeta e il popolo cristiano, con questo salmo, ringraziano Dio perché, grazie al suo aiuto, hanno sconfitto un nemico formidabile.
Mia misericordia e mio rifugio, mio soccorritore e liberatore, mio protettore che sottomette a me i popoli: in lui ho sperato. Così si svolge la frase. Egli non attribuisce nulla a se stesso, ma riferisce tutto a Dio, per ciò che è diventato: forte, sapiente, vincitore dei nemici, capace di sottrarsi a tutte le loro macchinazioni. Ottenne tutti questi successi, perché non aveva contato sulle sue forze ma aveva sperato in Lui. I popolo sottomessi sono i tiranni, gli eretici, i vizi e gli spiriti del male.
Signore, che cos'è l'uomo perché ti sia fatto conoscere a lui? E il figlio dell'uomo perché ne abbia tanta considerazione? Il profeta si meraviglia che Dio onori, ami, abbia tante premure e voglia farsi conoscere all'uomo che è fragile, orgoglioso, ribelle e tanto misero. Per l'uomo è un grande onore avere la conoscenza di Dio, poiché chi ne è privo, è annoverato non tra gli uomini ma tra i bruti animali.
L'uomo divenne simile al nulla; i suoi giorni passano come l'ombra. L'uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio ma, a causa della sua superbia e disobbedienza, è diventato così prossimo alla nullità, al punto che di lui si può dire: mentre era onorato non comprese e divenne simile agli animali senza ragione. Perciò i suoi giorni passano in fretta come l'ombra: crescendo, viene meno e quando è diventato vecchio, subito svanisce nella tenebra.
Signore piega i tuoi cieli e scendi. Affinché l'uomo possa essere liberato da questa verità, - sembra dire - Signore piega i tuoi cieli e scendi, perché, se tu non scenderai, egli non potrà salire. I cieli sono gli apostoli; il Signore li fece abbassare e discese con loro nel profondo per liberare coloro che in tutto il mondo erano dominati dal potere del diavolo. Disse loro: «Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15). Quale profondo abbassamento fu quello, quando i cieli si inclinarono verso terra e gli apostoli, così sublimi, scesero per rivolgersi agli empi e ai peccatori. Riguardo a quest'ultimi dice:
Tocca i monti e fumeranno. I monti rappresentano le autorità e gli uomini più potenti; tutti devono essere toccati e corretti dall'unzione dello Spirito Santo. Il [profeta] afferma che essi cominciano ad emettere del fumo e per questo ritiene che, ormai si stanno convertendo alla fede e accendersi nell'amore di Dio. Dove c'è fumo, c'è anche fuoco. Il Signore, parlando di questo fuoco, dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e che altro desidero se non che esso divampi?» (Lc 12,49).
Fa guizzare i lampi e li disperderai; lancia le tue frecce e sconvolgili. Che cosa sono i lampi? La testimonianza dei due Testamenti, i segni e i prodigi. Per mezzo di essi i pagani, scossi nella loro situazione iniziale, sono stati cambiati in meglio e convertiti. Allo stesso modo le frecce sono le parole della Sacra Scrittura, delle quali si dice altrove: «Frecce appuntite del Potente con braci mortifere» (Sal 119,4). Feriti da tali frecce, provano un giusto turbamento nei confronti di se stessi. A persone coinvolte in questo stato d'animo l'Apostolo dice: «Quale frutto raccoglievate allora da quelle opere delle quali ora vi vergognate?» (Rm 6,21).
Manda la tua mano dall'alto, salvami e liberami dalle acque profonde e dalla mano dei figli di stranieri. Chiede: Manda la tua mano, la tua potenza e la tua forza dall'alto, da te stesso, che sei elevato su tutto. Liberami da acque profonde: queste rappresentano i popoli. Dalla mano dei figli di stranieri; parla di costoro anche in un altro salmo: «Figli estranei mi hanno mentito» (Sal 17,46). Penso che si riferisca non ai figli di Dio ma a quelli del diavolo. Il Signore li ha ammoniti: «Voi provenite dal demonio» (Gv 8,44).
La loro bocca dice vanità e con la loro destra compiono il male. Chiaramente sta pensando a figli estranei [a Dio] che parlano ed operano iniquamente. Si tratta di un riferimento agli eretici e ai tiranni che pronunciano parole vuote e operano malvagità.
Dio ti canterò un canto nuovo. In che modo? Con un salterio a dieci corde, salmeggerò a te. Si canta il canto nuovo con il salterio e si salmeggia, quando l'Antico Testamento non viene più interpretato alla lettera ma secondo il suo senso spirituale. I Giudei possiedono il salterio ma non intonano il cantico nuovo, perché si limitano a comprendere l'Antico Testamento in modo letterale.
Tu che dai salvezza ai re, che liberi Davide tuo servo dalla spada maligna. I re sono gli apostoli, dei quali si dice in un altro testo: «Dal tuo tempio in Gerusalemme i re ti offriranno doni» (67,30). Davide, invece, prefigura il nostro Salvatore e la spada maligna la potenza del diavolo. Il profeta invoca e invoca anche il popolo cristiano: il Dio, che dona la salvezza ai re e libera Davide suo servo e il figlio suo dalla spada maligna, lo scampi e lo liberi dalle molte acque e dalla mano dei figli di stranieri.
Dicono menzogne e compiono il male. Lo spiegato poco fa. I re, tuttavia, oltre che gli apostoli, posso rappresentare anche tutti i cristiani, almeno quelli che dominano se stessi e i loro corpi con sapienza ed onestà.
I loro figli come nuove pianticelle, piantate nella loro giovinezza. I figli degli uomini che parlano menzogna e operano il male, sono piantagioni nuove, consolidati e irrobustiti già dalla loro giovinezza, la più robusta tra le stagioni della vita. Significa che usano con perizia la retorica, in modo variegato e con disinvoltura. Si chiamano figli perché sono figli e imitatori di quei [malvagi].
Le loro figlie sono ben strutturate, tutte adorne, a somiglianza d'un tempio. Nominando queste figlie, allude in realtà alle loro dichiarazioni, seducenti ed attraenti. Afferma che sono belle perché sembrano annunciare la verità mentre non la possiedono affatto.
I loro granai sono pieni, traboccanti. Parla di granai ma si riferisce ai loro cuori che ridondano di molti riferimenti letterari. Sembrano traboccare di sapienza poiché dalla citazione d'un libro passano ad un altro, ma sempre interpretano male e stravolgono la Bibbia. Corrono da un passo all'altro, perché il loro insegnamento è privo di un fondamento solido e risulta sempre impreciso ed insicuro.
Le loro pecore sono feconde, si moltiplicano negli spostamenti e i loro buoi sono ben nutriti. Il Signore parlando nel Vangelo delle greggi degli eretici dice: «Fate attenzione ai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci» (Mt 7,15). Sono animali fecondi perché generano molti figli al diavolo. Gli stessi, poi, sono rappresentati dai buoi: hanno come Dio il loro ventre; s'interessano soltanto di beni terreni e transitori; non amano faticare ma darsi ai piaceri e alla lussuria.
Non [non dovrebbe esserci] alcun cumulo di macerie; [non ci sarà] né transito, né clamore nelle loro piazze. Sarebbe molto opportuno se non conservassero le loro macerie. Sarebbe buona cosa se lasciassero passare nelle loro piazze i santi predicatori e udissero il clamore del loro annuncio.
Hanno proclamato beato il popolo che possiede quei beni. Gli uomini stolti ed insipienti, vedendo che questo popolo abbonda di tanti beni, mentre non s'accorgono dei castighi preparati per loro, hanno dichiarato che si tratta d'un popolo fortunato. È vero il contrario. È beato quel popolo che ha il Signore come Dio, quel Dio che è il Dio e Signore di ogni creatura. Costoro, invece, non possiedono tale Dio e Signore; invece, con i loro errori e falsità, si costruiscono per sé un simulacro di Dio.

Salmo 144

Lode di Davide
In questo salmo il Profeta loda e benedice Dio in modo magnifico, solenne e con infinite espressioni di ringraziamento. Giustamente, allora, è denominato Lode di Davide perché è colmo di sentimenti di lode.
Ti esalterò Dio, mio re. Dio viene esaltato da noi quando lo celebriamo, lo glorifichiamo e gli rendiamo onore in modo conveniente e con accenti di lode. Egli è il nostro Re, se non regna il peccato nel nostro corpo mortale; sarà il tuo Re se ti consegnerai a lui perché ti governi.
Benedirò il tuo Nome in eterno, nei secoli dei secoli. Il significato di questo Nome viene spiegato dallo stesso Signore: «Io sono il Signore, questo è il mio nome: non darò al altri la mia gloria» (Is 68,11). Vogliono benedire soltanto questo Nome, i fedeli che dichiarano di voler essere suoi servi in tutto, nelle parole e nelle opere. Se non diventerai suo servo, non sarà il tuo Signore. Ai servi viene rivolto l’invito: «Benedite il Signore, servi del Signore».
Ogni giorno ti voglio benedire e loderò il tuo Nome in eterno, nei secoli dei secoli. Osserviamo in che modo si profonde nella lode: Grande è il Signore e degno di ogni lode (nimis), la sua grandezza non si può misurare. Impariamo anche noi questo modo di lodare e benediciamolo di giorno in giorno ed allora non smetteremo di celebrarlo in eterno, nei secoli dei secoli.
Dichiara: Grande è il Signore e subito dopo ci spiega  la misura di tanta maestà: la sua grandezza non ha confini. Nessuno può valutare quanto sia grande perché nessuno può afferrare quanto sia esteso ciò che non ha limiti. Se uno possiede una maestà immensa, dimmi in quale misura dovrà essere lodato? Merita ogni lode (nimis). Che cosa significa ogni lode (nimis)? Secondo la vastità della sua grandezza. Merita la denominazione di grande [impresa], ciò che non può essere compiuto da nessuno.
Generazioni e generazioni loderanno le tue opere e celebreranno la tua potenza. Si ripromise la lode prima il popolo dei giudei e in seguito, al presente, quello dei cristiani.
Parlano della magnificenza della tua maestà, della tua santità e raccontano le tue meraviglie. Quando leggiamo i due Testamenti o parliamo di essi, allora non facciamo altro che parlare e narrare le opere magnifiche del Signore, da lui compiute, [parliamo della] sua santità e [celebriamo] le sue meraviglie.
Parleranno della potenza delle tue azioni efficaci e racconteranno la tua grandezza. Quando raccontiamo gli eventi del diluvio, quelli accaduti presso mar Rosso, nell’accampamento di Sennacherib e tanti altri simili a questi, allora, senza dubbio, diciamo e raccontiamo la forza efficace di Dio e la sua grandezza.
Esprimeranno il ricordo della tua dolcezza generosa. Diffondiamo la notizia della sua straordinaria dolcezza, quando annunciamo gli eventi nei quali la sua misericordia appare in modo particolare, come ad esempio: «Dio non ha risparmiato il Figlio suo ma lo ha consegnato per tutti noi» (Rm 8,32).
Esulteranno per la tua giustizia, perché rende a ciascuno secondo le sue opere, assegnando la gloria ai buoni e la punizione ai malvagi.
Pietoso e misericordioso è il Signore, paziente e ricco di misericordia, dolce è il Signore verso tutti e le sue compassioni verso ogni sua creatura. Dopo tanta insistenza sulla misericordia, non viene lasciato alcun spazio alla disperazione. Potrebbe essere tentato di disperare soltanto chi non crede a questo messaggio e chi, nell’udire queste cose, continua a perseverare nella sua malizia. L’Apostolo dice a loro riguardo: «Secondo la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli su di te ira per il giorno del giudizio e della manifestazione del giusto giudizio di Dio che renderà a ciascuno secondo le sue opere» (Rm 11,5). I suoi atti di misericordia valgono di più di tutte le sue altre opere; non c’è nulla tre le cose che ha compiute, che possa essere paragonato al valore della sua misericordia. La sua misericordia lo indusse a venire in terra e lo costrinse ad accettare la morte; grazie ad essa riempì il cielo, ponendo rimedio alla caduta degli angeli.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e i tuoi santi ti benedicano. Tutte le opere di Dio celebrano e lodano il Signore; non c’è nulla da rimproverare a Dio per ciò che ha fatto. Ogni artefice viene elogiato e biasimato a motivo delle sue opere. Dio non ha creato alcuna cosa cattiva e quindi non c’è nulla che non meriti approvazione. Sebbene ogni creatura debba benedire il Signore, giustamente si dice ora i tuoi santi ti benedicano, perché le loro benedizioni piacciono a Dio in modo particolare. Dicano la gloria del tuo regno. Dice: i tuoi santi celebrino la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. A che scopo? Per far conoscere ai figli dell’uomo la tua potenza e la gloria della magnificenza del tuo regno. Un motivo di lode ne suscita un altro. Questo produsse la predicazione dei santi: tutto il mondo poté conoscere la potenza di Dio e venir a conoscere quale gloria possieda la beatitudine del cielo. 
Il tuo regno, Signore, è regno di tutti i secoli e il tuo dominio in ogni generazione e progenie. Ora ribadisce un messaggio annunciato anche in altri passi: «Il suo dominio si estenderà e il suo regno non avrà fine» (Is 9,7). E di nuovo: «Il tuo potere è un potere eterno che non gli sarà tolto e il suo regno non finirà» (Dn 7,14).
Fedele il Signore in tutte le sue parole e santo in tutte le sue opere. Dio non mente mai a nessuno, non fa ingiustizia a nessuno, non pronuncia alcuna menzogna, non compie alcuna ingiustizia.
Il Signore sostiene quelli che cadono e rialza gli abbattuti. Il messaggio interessa i martiri o i peccatori che, dopo essersi rovinati nel peccato, si convertono a Dio con cuore sincero. Il Signore dichiara ai martiri: «Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima» (Mt 10,8). Ai penitenti, invece, dice: «In qualsiasi momento il peccatore si sarà convertito, non ricorderò più le sue malvagità» (Ez 33,11).
Gli occhi di tutti in te sperano, Signore, e tu dai loro il cibo nel tempo opportuno. Nel Vangelo troviamo un insegnamento simile: «Fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti» (Mt 5,45). Pensiamo anche a quel cibo che imploriamo ogni giorno dal Signore: «Dacci oggi il pane quotidiano» (Mt 5,11).
Tu apri la tua mano e riempi ogni vivente della tua benedizione. Secondo il suo giudizio e il suo volere, noi abbondiamo dei suoi beni oppure soffriamo per la carestia. Quando dona diciamo che apre la mano e quando non dona diciamo che Dio la chiude.
Giusto è il Signore nelle sua vie e santo in tutte le sue opere. Dobbiamo imitarlo per stare nel suo sentiero e agire come lui affinché, grazie al suo aiuto, possiamo giungere là dove Egli è.
Il Signore è vicino a coloro che lo invocano in verità. Se vorrai avvicinarti a Lui, non dovrai fare molta strada perché è vicino a te: chiamalo e, se l’avrai invocato con verità, ti risponderà. Che cosa significhi invocare con verità, lo precisa la Verità stessa: «Qualsiasi cosa chiediate al Padre nel mio nome, lo darà a voi» (Gv 14,13). Realizza il desiderio di chi lo teme. Come puoi dimostrare questo discorso? Egli ascolta le preghiere dei giusti e li salva. Ciò che essi vogliono è la loro salvezza e se avranno chiesto questo, ciò li soddisferà.
Il Signore custodisce quanti lo amano ma disperde tutti i peccatori. Questa promessa si compirà in pienezza nel giudizio, quando i buoni saranno chiamati alla gloria e i cattivi saranno condotti alla pena.
La mia lingua pronunci la lode del Signore. Il salmo, intitolato lode di Davide, comincia e termina nella lode. Il profeta promette di perseverare nella lode e chiede che ogni persona perseveri nella benedizione e nella lode insieme a lui. Suggerisce proprio questo: benedica ogni carne il suo Nome santo in eterno e nei secoli dei secoli.

Salmo 145

Alleluia. Di Aggeo e Zaccaria
Loda il Signore, anima mia, loderò il Signore nella mia vita, salmeggerò al mio Dio, finché esisterò. Il profeta esorta se stesso e la sua anima a lodare il Signore; dal momento che inviterà anche altri a lodare Dio, non vuole restare muto e privo di accenti di lode. Dice: loda il Signore, anima mia. Non smettere; la vita è breve, anch’io loderò il Signore nella mia vita, salmeggerò al mio Dio, finché esisterò. Dal momento che i santi vivranno sempre, loderanno Dio sempre e senza fine. Impariamo ora a lodare Dio in questa vita, poiché lo loderemo senza fine nell’altra. Giustamente, dunque, in tutte le pagine di questo libro, il profeta ci invita a lodare Dio perché è questo il nostro compito sia in cielo, sia in terra.
Non confidate nei potenti né nei figli dell’uomo nei quali non c’è salvezza. Esorta: lodate il Signore, sperate e abbiate fiducia in Lui e non vogliate confidare nelle autorità che non possono liberare da morte né voi e neppure loro stessi. Che cosa possono fare altri ancora? Per questo aggiunge: né nei figli dell’uomo nei quali non c’è salvezza. Sperate piuttosto in Colui che dona la salvezza ai re e che salva tutti coloro che sperano in lui.
Esala il suo spirito e ritorna alla terra, in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Ora parla al singolare, ora al plurale. Il profeta trascura le regole grammaticali. Esala il suo spirito, quello del principe e la sua carne ritorna alla terra, come sta scritto, poiché «sei terra e in terra tornerai» (Gen 3,19). Oppure [un’altra interpretazione], perfino lo spirito tornerà nella sua terra, nella terra di miseria e di tenebra, in quel luogo e in quella regione che aveva preparato per sé vivendo male. In quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Quali furono questi pensieri? Uccidere, fornicare, rubare, mentire e altri simili. Questi pensieri svaniranno, poiché non potranno più agire in questo modo.
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, chi spera nel Signore suo Dio, che fece il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che esso contiene. Sono veramente dei miseri gli uomini che confidano nelle autorità; saranno beati, invece, coloro che hanno per aiuto il Dio di Giacobbe, che sopprimono i vizi e li respingono, che venerano e adorano il vero Dio, non le divinità create dagli uomini ma il Dio creatore di tutto.
Colui che custodisce la verità nei secoli, che rende giustizia a chi ha sofferto ingiuria, che da il cibo agli affamati. Le altre divinità non possono compiere queste cose, poiché sono tutte menzogne, non giudicheranno affatto ma subiranno il giudizio e riceveranno la condanna insieme agli altri [dannati]. Dio ha creato il cibo materiale e spirituale e lo dona agli affamati.
Il Signore allevia gli uomini dal cuore infranto. Gli uomini dal cuore infranto sono quelli che chiedono perdono con tutto il cuore e ritengono di essere contriti. Il Signore libera gli uomini in ceppi, affinché possano camminare in modo diritto nella via dei comandamenti. Il Signore illumina i ciechi affinché, liberati dalle loro tenebre, possano comprendere la verità. Il Signore guida i giusti: il fatto che non deviano dal retto sentiero è dono di grazia. Il Signore protegge lo straniero, che proviene dal paganesimo o che s’avvicina alla Chiesa da qualsiasi parte provenga. Accoglie l’orfano e la vedova, il cui cattivo padre o marito, ossia il diavolo, è morto per loro. Godano i bambini per aver perso un padre del genere, si rallegrino le vedove di aver spezzato il legame coniugale, turpe e illecito, con un coniuge simile.
Farà sparire la via dei peccatori. Farà sparire le strade dei peccatori perché sono nocive ma non annienterà i peccatori, se le abbandoneranno e decideranno di camminare nella strada della rettitudine.
Regnerà Signore per sempre il tuo Dio, o Sion, nei secoli dei secoli. Dichiara: Regnerà il Signore Dio tuo per sempre, o Sion, nei secoli dei secoli. Esulta allora e non smettere di lodarlo per sempre e nei secoli dei secoli. Chi detiene un dominio eterno, riceva anche lodi eterne.

Salmo 146

Alleluia
Che cosa significhi alleluia è precisato dalla frase iniziale del salmo.
Lodate il Signore perchè il salmo è cosa buona. Si chiama salmo quella lode che avviene espressa con il salterio e non può essere fatta senza questo strumento. Non possiamo cantare con il salterio se non pizzichiamo le [sue] corde con la mano mentre la lingua pronuncia le parole. Il salmo è cosa buona, perchè è buona la lode che attua una concordanza tra il suono delle parole e le opere.
Al nostro Dio sia gradita la lode. Suggerisce questo: da parte nostra lodiamo il Signore, facciamo ciò che ci è possibile; Egli renderà gioiosa la nostra celebrazione, la gradirà e l'accoglierà come cosa buona.
Il Signore costruisce Gerusalemme e raduna la dispersione d'Israele. Il Signore sorregge gli umili ma umilia i peccatori. Seguiamo la riflessione nel suo ordine. Egli afferma che il Signore costruisce la Gerusalemme celeste con pietre vive e raduna in essa i dispersi d'Israele, cioè la Santa Chiesa, diffusa ovunque tra i popoli, sorregge al suo interno i miti e gli umili di cuore, umilia i peccatori fino a terra, per realizzare la promessa: (Lc 1,52).
 Sana i contriti di cuore e fascia le loro ferite. Si dice in un altro passo: (Sal 50,19). Il Signore fascia le ferite perché cambia in gioia la tristezza dei santi e trasforma in letizia la contrizione del cuore. Leggiamo, infatti, in un salmo: (Sal 125,5).
Conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. Parlando di tali stelle, l'Apostolo dice che una differisce dall'altra per splendore(1 Cor 13,41). Queste, tuttavia, sono state contate e nessuna di essere può venire meno al numero stabilito da Dio, causandone una diminuzione. Se i capelli del nostro capo sono stati tutti contati, che cosa si deve pensare riguardo al numero dei santi, dal momento che Colui che sa tutto conosce il loro numero e il loro nome? Allora aggiunge una riflessione opportuna:
Grande il Signore nostro e grande la sua potenza e la sua sapienza non ha confini. Per le cose che sono state dette sopra, è provato con fondamento sicuro  che il Signore è grande, forte e molto sapiente.
Cominciate a lodare nella confessione, salmeggiate a Dio con la cetra. Prima ha invitato a lodare il Signore, ora esorta perché comincino a lodarlo nella confessione di lode e nel giubilo. Prima aveva parlato del salterio, ora comanda di celebrare con la cetra, affinché il salterio diventi [più] gioioso, accompagnato dalla cetra. La cetra rinvia al Nuovo Testamento, come ho spiegato già più volte; cantare con la cetra significa annunciare il Nuovo Testamento, esporre il Mistero della Trinità, perché tale strumento richiede soltanto tre o quattro corde.
Copre il cielo di nubi e prepara la pioggia per la terra. I cieli sono gli apostoli i quali, chiusi nelle nubi della dottrina spirituale, riversano ovunque l'acqua, con la quale tutta la Chiesa viene irrigata, lavata e intrisa. La terra rappresenta la Chiesa per la quale è stata predisposta quest'acqua.
Produce il fieno sui monti e l'erba a servizio dell'uomo. I monti sono i dottori della Chiesa i quali abbondano di fieno e di erba grazie al dono di Dio; con quelli nutrono gli animali di Dio, cioè comunicano la scienza dei due Testamenti.
Prepara il cibo per gli animali e per i piccoli del corvo che lo invocano. I giumenti che si caricano dei pesi di tutta la Chiesa sono gli apostoli e i dottori. Comprendendo di far parte del numero di questi animali l'uomo retto afferma. (Sal 82,23). Costoro si nutrono dei cibi spirituali, preparati dal Signore per loro. Riguardo ai piccoli del corvo, l'Apostolo dice: (Ef 5,10). In un altro passo troviamo: (Sal 67,32). Qui parla dei peccatori convertiti alla penitenza con sincerità di cuore. Il Signore dona il suo cibo a queste persone che l'invocano, il cibo che dona vita al mondo, cioè il pane vivo disceso dal cielo.
Non si compiace del vigore del cavallo né ama la tenda dell’uomo. Il cavallo, del quale il Signore non apprezza la vigoria, è un cattivo destriero, immagine dei tiranni e egli eretici. Il diavolo li cavalca, con gli sproni li eccita alla violenza, e li spinge con ardore a compiere delitti. La tenda dell’uomo ricorda le riunioni degli eretici; poiché essi confidano nella loro forza, vengono denominati uomini (viri) a motivo della loro energia (viribus)
Il Signore si compiace di chi lo teme e di chi spera nella sua misericordia. In queste parole viene precisato che cosa piaccia o dispiaccia a Dio. Sono graditi a Lui soltanto gli uomini che temono Dio e sperano nella sua misericordia.

Salmo 147

Alleluia
Il titolo, encomiabile, ci esorta a lodare sempre Dio.
Loda il Signore, Gerusalemme; loda, Sion, il tuo Dio. Il profeta ora invita tutta la Chiesa, prefigurata in Gerusalemme e in Sion, a lodare Dio. Gerusalemme significa visione di pace e Sion contemplazione. I due nomi sono appropriati alla Chiesa; essa sola possiede la pace perché «non c’è pace per gli empi» (Is 57,21) e, essendo coperta d’occhi d’ogni lato, vede ciò che gli è utile. Poiché «il suo luogo è nella pace e la sua abitazione in Sion» (Sal 45,3), allora giustamente Sion e Gerusalemme, la quale qui rievoca la pace, sono invitate a lodare il Signore.
Ha rinforzato le sbarre delle tue porte, ha benedetto in te i tuoi figli. Le porte di Gerusalemme rievocano gli apostoli, i dottori, i vescovi e i sacerdoti che difendono [la città], la tengono ben rinchiusa, o aprono l’accesso per entrare in essa. Nessuno può entrare se non per mezzo di loro; le sbarre sono così solide che nessuno è in grado di aprire o chiudere se non loro. Per questo il Signore dice: «Ciò che avrete legato sulla terra, sarà legato anche nei cieli e ciò che avrete sciolto sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli» (Mt 18,18).
Ha benedetto in te i tuoi figli. Questa benedizione la ricevono soltanto coloro che rimangono in essa, mentre la perdono se si separano. Sono i figli della Chiesa ad essere benedetti, ma sono benedetti se rimangono al suo interno, mentre dall’esterno non ricevono alcuna benedizione.
Ha messo pace nei tuoi confini. Dove non c’è pace non c’è neppure Chiesa.  Perché tutta la Chiesa è delimitata dai confini [che segnano la zona] di pace e non si estende oltre questi confini di pace.
Ti sazia con fiore di fumento. Il Signore afferma riguardo a questo frumento: «Se il grano di frumento, caduto in terra, non muore, rimane solo. Se muore, porta molto frutto» (Gv 12,24). La Chiesa si nutre del fior di frumento perché è saziata dal sangue di Cristo.
Manda la sua parola sulla terra. Allusione alla predicazione del Vangelo, avviata dal Signore quando ordina: «Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 20,16). Completa il discorso affermando: il suo messaggio corre veloce. [Si diffuse ] così veloce che in pochi anni «il loro suono si fece udire su tutta la terra e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18,5).
Dona la neve come lana, e sparge la nebbia come cenere. Vale a dire: dona la neve e la lana; dissolve la nebbia e la cenere. Il Signore dono la neve ai fedeli quando sono battezzati; dona la lana con quale vengono vestiti; dissolve molte volte la nebbia e la cenere [sparse] sui loro cuori, dalla quale sono stati accecati. La neve ci richiama l’altro versetto: «Aspergimi con l’issopo e sarò purificato, lavami e sarò più bianco della neve» (Sal 50,8). Il Signore ci dona la neve, ossia il candore e la bellezza della neve. Dona la lana, con la quale ci procuriamo dei vestiti, per essere coperti e non incedere nudi. Parlo di una veste incorporea, con la quale sono protetti e ornati corpo e anima. L’umiltà, se la possiedi, è un indumento; la pazienza che eserciti è un altro indumento e chi possiede la carità ha un ottimo vestito. Tutte queste vesti si fanno con la lana, che possiamo ricevere soltanto dal Signore: «Che cosa possiedi, che tu non abbia ricevuto?», dice l’apostolo (1 Cor 4,7). Il Signore comincia a dissolvere la nebbia e la cenere da quando il popolo che sedeva nella tenebra vide una grande luce. Grazie a Dio siamo stati liberati dalle tenebre dell’errore e si è allontana da noi ogni oscurità di tenebra e di cenere.
Rende il suo cristallo come briciole di pane. Chiamo cristallo, in modo assai appropriato, l’Antico Testamento, che un tempo rimaneva del tutto oscuro ma ora è compreso in modo spirituale; per coloro che lo comprendono in modo spirituale, è diventato molto terso e comprensibile. Leggiamo, infatti: «Ha vinto il leone della tribù di Giuda, la radice di Davide può aprire il libro e sciogliere i sette sigilli» (Ap 5,5). Quel testo che un tempo a causa della sua durezza non poteva né essere mangiato né compreso, ora, diviso in briciole di pane, viene mangiato e capito. Geremia dice a suo riguardo: «I piccoli chiesero il pane ma non c’era chi lo glielo spezzasse» (Lam 9,4). Di fronte al suo gelo, chi potrà resistere? È come se dicesse: se il Signore non avesse fatto questo, nessuno avrebbe potuto sopportare il suo gelo. Perciò aggiunge:
Mandò la sua parola e la farà sciogliere, soffierà il suo vento e fluiranno le acque. La legge era fredda, dura e priva di misericordia. Interpretata secondo la lettera, non lasciava risplendere ancora la luce dell’amore; anzi, comminava la morte. Chi aveva commesso questa o quella colpa, era condannato a morte. Il Signore mandò il suo Verbo, il Figlio suo, il nostro Salvatore. Esponendola in modo spirituale, la fece liquefare, la rese sopportabile e comprensibile. Lo Spirito Santo soffiò su di essa, lo Spirito di sapienza e d’intelletto, e fluirono le acque spirituali che vi erano contenute. Dio agì in questo modo a motivo della sua misericordia gratuita, pronunciando e spiegando la sua parola e la sua legge a Giacobbe, non al Giacobbe storico ma a quello spirituale, la sua giustizia e i suoi giudizi non all’Israele carnale ma a quello spirituale. Per questo l’apostolo dichiara che Israele è stato accecato soltanto in parte (Rm 11,15). Lo ribadisce nel versetto successivo:
Non fece così con ogni popolo e non manifestò a loro i suoi precetti. Rivelò la sua parola e i suoi giudizi soltanto a coloro che meritarono di comprenderli in modo spirituale.

Salmo 148

Alleluia alleluia
Questo titolo, tante volte ripetuto, ci infonde gioia e letizia.

Lodate il Signore nei cieli, lodatelo nelle altezze. Il profeta non s’accontenta di esortare alla lode di Dio soltanto gli uomini, invita anche gli angeli e tutto ciò che si trova nei cieli. Invita la terra e tutto ciò che essa contiene. Non trascura neppure ciò che sta sottoterra ma ordina perfino agli abissi di glorificare il Signore. Ogni creatura loda il Signore, perché non c’è nessuna che non sia al suo servizio e non osservi le sue leggi. Lodate, dice, il Signore voi che siete nei cieli e avete origine nei cieli, voi che abitate nelle altezze, lodate Dio in modo più elevato degli altri. Avete una voce più chiara e squillante, poiché siete più splendenti e più elevati di tutti.
Lodatelo voi tutti suoi angeli, lodate voi tutte sue potenze. Con il, nome di angeli e di potenze si riferisce a tutti i cori degli spiriti beati. Pensa a quante lodi e di quale qualità vengano elevate là, dove risanano tantissime voci di cantori magnifici.
Lodatelo sole e luna, lodatelo stelle e luce. Da quando il mondo fu creato, mai queste creature smisero la lode perché non deposero mai il loro servizio. Chi, ammirando il sole, la luna e le stelle non loda e non benedice il Creatore di tante luci? Non c’è nulla di più straordinario nel quale sia possibile ammirare e lodare la forza e la sapienza di Dio. Non senza motivo, quindi, dopo gli angeli, ottengono il secondo posto fra i cantori di Dio.
Lodatelo cieli dei cieli e acque che siete sopra i cieli lodate il nome del Signore. I cieli dei cieli sono quelli più elevati di tutti nei quali si rivelano in modo ancora più evidente e più sublime la divinità e la grandezza di Dio. L’apostolo ci fa sapere di essere stato rapito fino al terzo cielo. Mosè ci rivela che al di sopra dei cieli ci sono delle acque: «Dio separò le acque che erano sopra il firmamento da quelle che erano sotto il firmamento» (Gen 1,7).
Egli disse e tutte furono create, diede un ordine e furono fatte. Se parlò, parlò per mezzo della Parola e comprendiamo che per mezzo del Verbo tutto fu fatto; perciò stabilì questo Verbo e parlò. Osserva quanta celerità e facilità abbia usato nel creare; non vi fu indugio tra il dire e il fare, subito, appena parlò, tutto fu creato.
Le ha stabilite in eterno e nei secoli dei secoli; diede un ordine che non verrà tolto. Tutte le cose nominate saranno per sempre, come ha stabilito; ha dato un tale ordine e non sarà mai revocato.
Lodate il Signore dalla terra, draghi e tutti gli abissi. Come le creature nominate prima stavano al di sopra, queste altre si trovano al di sotto, mentre le altre che seguono stanno a metà. Draghi e abissi sono gli abitatori del regno dei morti ma il profeta li invita lo stesso alla lode, per persuaderli ad obbedire a lui e non osino ribellarsi. Nessuna creatura può accampare la scusa di non aver ricevuto l’invito a lodare Dio.
Fuoco, grandine, neve, ghiaccio, vento di tempesta che obbediscono al suo comando. Siano celebrati questi fenomeni perché compiono il volere divino; non si verificano senza il suo assenso e la sua permissione e subito, come a lui piace, non esitano ad obbedire, mentre i poveri uomini risultano disobbediente quasi ovunque.
Monti e voi colli, alberi da frutta e voi cedri, fiere e animali domestici, rettili e uccelli alati. Tutti questi esseri lodano Dio perché sono stati creati con tanta sapienza, al punto che la loro forma e la loro bellezza piacciono a tutti. Ricade sull’artefice, la lode per la bellezza di ogni sua opera.
Re della terra e popoli tutti, governanti e giudici della terra, giovani e ragazze, vecchi e giovani lodino il nome del Signore. Ascolti l’invito ogni creatura dotata di ragione; mentre draghi, rettili, fieri e animali domestici lodano il nome del Signore, si vergogni e ed arrossisca se, tante volte invitata, si rifiuterà di lodare il Signore. Tutte le creature celebrano Dio per mezzo dell’uomo, ma gli uomini devono lodarlo direttamente. Anche i malvagi e gli iniqui, anche se non lo vogliono, lodano il Signore, quando ammirano le sue opere e le esaltano. Questa celebrazione non è sufficiente. Lo lodano rettamente, gli uomini che credono in lui, lo servono e gli obbediscono e compiono il suo volere.
Solo il suo nome è sublime, la sua lode oltrepassa cielo e terra ed Egli ha sollevato il corno del suo popolo. Sia lodato al di sopra dei cieli perché solo il suo nome è esaltato al di sopra di tutti i cieli. Sia lodato sopra la terra, perché il suo nome è esaltato e domina su tutta la terra. Questo venga compiuto dal suo popolo, perché egli ha sollevato e onorato il suo corno, ossia la sua potenza e forza.
Inno per tutti i suoi santi, per i figli d’Israele popolo che si è avvicinato a lui. Questo inno è stato donato perché sia cantato e eseguito nel giubilo da tutti i suoi santi, cioè dai figli d’Israele, il popolo che si è avvicinato a lui, grazie alla somiglianza con lui, all’imitazione di lui e grazie al suo buon proposito.

Salmo 149

Alleluia
Chi legge questo titolo, lodi il Signore; se in ebraico si dice: alleluia, in latino si dice: lodate il Signore.
Cantate al Signore un canto nuovo, la sua lode nell’assemblea dei santi. Le cose vecchie sono passate, sono nate le nuove. Cantino i giudei, rimasti vecchi, il cantico vecchio dei giorni tristi; voi invece, rinnovati nelle acque battesimali, cantate al Signore un canto nuovo, [celebrando] la nascita, la passione, l’ascensione di Cristo. La lode ormai risuoni nella chiesa dei santi, nel popolo cristiano, non nella Sinagoga dei giudei.
Si rallegri Israele nel suo creatore e i figli di Sion esultino nel loro re. Il popolo d’Israele, quello che canta il cantico nuovo, si rallegri in Colui che lo ha creato e ritenga di essere stato fatto dal Signore che è stato crocifisso per lui. I figli di Sion, i figli di quella Gerusalemme che è in alto, la madre nostra, esultino per il suo re che, dopo aver vinto il diavolo, ha regnato dalla croce.
Lodino il suo Nome nel coro; col timpano e il salterio salmeggino a lui. Ho già spiegato che cosa significhi lodare il Signore nella danza, col timpano e con il salterio ma lo spiegherò ancora meglio commentando il salmo successivo.
Si compiace il Signore del suo popolo ed esalterà i miti nella salvezza. Ecco un motivo solido che ci spinge a lodare il Signore: i componenti del suo popolo gli sono molto graditi e li glorificherà donando loro la salvezza eterna e la gloria celeste. Per questo aggiunge:
Esulteranno i santi nella gloria, s’allieteranno nei loro giacigli, ossia in quei giacigli di cui disporranno una volta glorificati e dove troveranno gloria e salvezza.
Le lodi di Dio sulla loro bocca e spada a due tagli nelle loro mani. Questo avverrà nel giudizio finale, quando giudicheranno il mondo in grande gioia ed esultanza e con la spada della dannazione terna feriranno i cuori dei malvagi, dicendo loro: «Andate, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25). Lo precisa ora:
Per compiere la vendetta tra i popoli e castighi fra le nazioni. Tale sarà il compito di queste spade; per mezzo di esse avverrà la rivendicazione universale e la punizione per i popoli e le nazioni. Si dice che hanno doppio taglio per indicare che non è possibile evitarle con nessun stratagemma.
Per legare nei ceppi i re e i nobili in catene di ferro. Con quelle spade feriranno, taglieranno, biasimeranno, condanneranno e incateneranno i re e i governatori in amari vincoli di ferro.
Per compiere in loro il giudizio già stabilito. Spade a doppio taglio, predisposte per tutti questi compiti, si troveranno nelle loro mani, per eseguire il giudizio stabilito, un giudizio certo e immutabile, annunciato nei libri divini.
Questa è una gloria per tutti i suoi santi. La gloria, spiega, sarà comune a tutti e nel giudizio, non soltanto gli apostoli, ma anche tutti i santi saranno costituiti giudici.

Salmo 150

Alleluia
Mai la lode del Signore deve cessare. Al principio e alla fine del salmo, l’ultimo di tutti, il profeta ci esorta a lodare il Signore. Col dire, come parola conclusiva, ogni vivente dia lode al Signore, mostra chiaramente di non volere che la lode del Signore termini, ma [al contrario] vuole che si perseveri nel celebrarlo senza posa.

Lodate il Signore nei suoi santi, lodatelo nel firmamento della sua forza. Il profeta aveva invitato alla lode di Dio cielo e terra e tutte le creature che sono in essi, ora suggerisce il  motivo per il quale devono farlo. Accolga ognuno [il motivo] che gli piace e che gli sembra utile e conveniente per lui. Lodate il Signore nei suoi santi. Accogliete questa occasione di lode, perché è certo che non può essercene un’altra che spinga così tanto alla lode. Dite allora: «Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele darà forza e vigore al suo popolo, benedetto Dio» (Sal 67,36). Se osservi la fede dei santi, la sapienza, la costanza, la pazienza e le altre virtù che meritarono di ricevere da Dio, potrai capire facilmente come Dio sia degno di lode ammirata nei suoi santi. L’autore che ora parla qui, dice in un altro versetto a nome suo e di altri: «Mirabile è diventata la sua scienza in me, troppo elevata e non potrò raggiungerla» Sal 138,6).
Lodatelo nel firmamento della sua forza. Ricordati di lodare di Dio per il firmamento, per la terra stabile nella fede che riceverai dal Creatore del mondo. Questo firmamento, chiamato cielo, creato da Dio con la sua energia e potenza ineffabili, rappresenta gli apostoli e gli altri santi, i quali, per la loro virtù e luminosità sono così splendenti da non poter avere un raffronto con qualche altra creatura sotto il cielo.
Lodatelo per le sue virtù. Non [celebrare] la tua virtù con la quale combatti, ma quella che ti donò il Cristo Crocifisso, quando morendo, vinse. Inoltre possiamo pensare che alluda alle potenze celesti, oppure ai miracoli compiuti da Dio per mezzo dei suoi santi, oppure alla sapienza, alla giustizia, alla fortezza, alla temperanza e a tutte le altre virtù con le quale i santi sono stato adornati o con le quali hanno vinto, come leggiamo, le cattive abitudini, gli spiriti maligni e tutti i loro avversari. In ogni caso è molto conveniente che Dio sia lodato e glorificato per tutti questi motivi.
Lodatelo secondo la vastità della sua grandezza. Lodatelo sempre perché non è limitato da alcun confine. Non sai quanto tu lo debba glorificare? Considera quanto sia grande e secondo questa ampiezza moltiplica le tue lodi. Non potrai mai cessare, perché Colui che lodi è immenso. «Canti la mia bocca la lode del Signore e benedica ogni carne il suo santo Nome, non soltanto ora ma nei secoli dei secoli» (Sal 144,21).
Lodatelo con lo squillo di tromba. Mai taccia lo squillo delle nostre trombe. Il suono squillante della tromba è una lode santa. Dopo aver esposto le motivazioni della lode, presenta gli strumenti adatti a celebrare Dio. Tromba, salterio, cetra, timpani, danza e strumenti a corda, organi e cembali sono tutti strumenti dell’arte musicale, adatti alla lode per Dio. Non tutti hanno il compito di dar fiato alla tromba: questo è un compito dei vescovi e dei dottori. A loro Dio ordina: «Suonate la tromba all’inizio del mese» (Sal 80,4). «Grida, non smettere, come tromba eleva la tua voce» (Is 48,1). Questi sono i sette angeli trombettieri nel libro dell’Apocalisse. Al suono della tromba rovinarono le mura di Gerico e aprirono in ogni lato al popolo di Dio una breccia per cui entrare. Le trombe chiamavano gli israeliti alla guerra e con le trombe veniva inaugurato il giubileo e il popolo si preparava a celebrare per un anno intero la solennità. Questo modo di suonare era assegnato per intero al servizio dei sacerdoti per prefigurare la predicazione dei vescovi e dei sacerdoti, ammoniti dal profeta in questi termini: «Se non avviserai il malvagio della sua iniquità, richiederò a te la sua vita» (Ez 3,19).
Lodatelo con il salterio. Usa il salterio l’uomo che ha cambiato vita. Egli intende occuparsi delle dieci prescrizioni della legge. La corda ben pizzicata dai cantori manda un suono. Cantare con il salterio è opera degli uomini perfetti. Dio stesso ha costruito questo strumento e, con le sue dita, ha stesso su di esso dieci corde, raffiguranti le dieci prescrizioni della legge. La prima corda si chiama un unico Dio. «Non avrai altro Dio fuori di me» (Es 20,3-12). La seconda: «Non ti farai alcuna immagine». La terza «Non userai invano il Nome di Dio»; La quarta: «Santificherai il giorno del Sabato». La quinta: «Onorerai padre e madre». Le altre cinque corde che seguono, presentano questi nomi: «Non ucciderai, non fornicherai, non ruberai, non dirai una falsa testimonianza, non desiderai i beni del prossimo». (Es 20,13-18). Tra i comandamenti c’è un’armonia così sottile che, se un uomo ne offende uno solo, pecca contro tutti. Infatti l’apostolo Giacomo afferma: «Se uno osserverà tutta la legge ma non eseguirà un solo comandamento, è colpevole verso tutta la legge» (Gc 2,10). Un tempo David peccò [spezzando] due corde, perpetrando un adulterio e un omicidio, ma quando gli si dette l’assicurazione che il suo peccato era stato perdonato, subito, pieno di gioia, afferrò il salterio per cantare: «Svegliati, mia gloria, svegliatevi salterio e cetra» (Sal 56,9). Merita un grande riconoscimento chi sa osservare le dieci parole, chi pizzica e modula le dieci corde senza spezzarne alcuna. Dichiara infatti l’Apostolo: «Il nostro vanto è la testimonianza della nostra coscienza» (2 Cor 1,12). L’uomo al quale la coscienza non muove alcun rimprovero, non commette errore nel suonare il salterio.
Lodatelo con il salterio e la cetra. Canta con la cetra, chi placa le angustie del cuore. Con tale strumento si liberava la mente di Saul dagli impeti di collera. Il salterio, come abbiamo detto ora, consta di dieci corde; per la cetra bastano tre corde, immagine del mistero della Trinità. Per questo i quattro animali e i serafini, intonando un inno giorno e notte, acclamano: «Santo, Santo, Santo il Signore dio degli eserciti, tutta la terra è piena della sua gloria» (Is 6,1). Molti, non essendo in gradi di usare il salterio, cantano con la cetra. Il salterio allude alle azioni, la cetra ai sermoni. Chi predica bene ma razzola male, suona la cetra non il salterio. Il salterio diventa gioioso se s’accompagna alla cetra, se il discorso si attua nella pratica; in caso contrario il citaredo non ottiene molti vantaggi per sé, pur procurandone ad altri.
Lodate il Signore con il timpano. I timpani, essendo di pelle di un animale, ci richiamano le membra mortali di una carne mortificata. Questo strumento è quello proprio dei martiri, sebbene sembra essere adatto anche per parlare di coloro che crocifiggono la loro carne con i suoi vizi e le sue bramosie. Il timpano suona quando è battuto, se non viene battuto e percosso non emette alcun suono. È costituito dalla membrana disseccata e stesa di una pelle, la quale risuona più a lungo se è battuta con più frequenza. Se ti piace ascoltare la voce di un timpano che risuona e loda a meraviglia, ascolta l’Apostolo che dice. «Per cinque volte ho ricevuto dai giudei i quaranta colpi meno uno, per tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato» (2 Cor 11,24). Il timpano del beato Stefano, quando era percosso e lapidato dai giudei, emise un suono così profondo, da aprire i cieli e da essere ammesso, in modo più elevato, davanti al trono di Dio. Dice infatti: «Vedo i cieli aperti e Gesù che sta alla destra di Dio» (At 7). Uomini di tal genere lodavano Dio con i timpani: dopo aver domato e purificato la loro carne con frequenti digiuni, la consegnavano ai tiranni perché fosse flagellata con fruste e altri tormenti.
Lodatelo con il timpano e in coro. Non si dà alcun coro dove manca una regola per il clero. Siedono in ordine [sugli scranni del coro], dunque devono anche vivere con ordine. Lodavano in coro i fedeli che sono così descritti: «La moltitudine dei credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). I chierici e i monaci che si amano, che si onorano, che si obbediscono e servono a vicenda, che si sostengono, che portano gli uni i pesi degli altri, che vivono sotto una regola e una disciplina, costoro, a mio parere, lodano Dio in coro. Dio non si compiace delle voci ben armonizzate, quanto ama la concordia degli animi e della mente.
Lodate il Signore con strumenti a corda. Talvolta i tiranni fanno che i santi sia torturati con le mani. Allora la lode viene innalzata su strumenti a corde, infatti si chiamano corde la tortura della carne, la dura sofferenza della carne. Le corde non rappresentano nessun altro strumento se non i corpi stessi dei santi martiri, i quali molte volte venivano distesi sul cavalletto, sul palco, sulla croce come fossero le corde tese di un salterio. Mentre soffrivano questi tormenti, senza dubbio lodavano Dio con [i loro] strumenti a corda.
Lodatelo con strumenti a corda e con l’organo. I nostri organi lodino Dio senza fine di giorni. Chiama organi le esortazioni dei dottori. I suoni che emettono dalla superficie di legno, provengono da sacche d’aria più profonde. Organi e timpani hanno lo stesso significato, entrambi alludono alla mortificazione della carne, ottenuta sia con l’astinenza sia con la passione del martirio. La predicazione dei vescovi avviene mediante un organo, quando escono da un corpo disseccato e mortificato grazie all’astinenza. Per questo l’Apostolo dice: «Castigo il mio corpo, affinché mentre predico agli altri io non venga riprovato» (1 Cor 9,27). È riprovevole quella predicazione che viene svolta non da un annunciatore che ha dominato e mortificato il suo corpo,  ma da uno che lo ha saziato e sottomesso ai piaceri. Gli organi vengono costruiti con pelli d’animali morti e con pelli disseccate. In modo appropriato rappresentano, allora, quelli che si mortificano con molte astinenze.
Lodatelo con cembali armoniosi, lodatelo con cembali d’esultanza. I cembali di Dio che risuonano bene sono due ordini del clero. Il nuovo e l’antico, da una parte Paolo e dall’altra Pietro che agisce bene. Un tempo intonò il canto, quando ci chiamò Giuda. Egli cantò accompagnato da cembali risuonanti quando confermò l’autorità dei due testamenti con le sue parole e i suoi discorsi. Infatti ci sono due testamenti, due cembali, i quali da allora risuonano in modo soave, l’uno si pone in relazione con l’atro ed entrambi si corrispondono. Per questo si dice anche: l’abisso chiama l’abisso, perciò ne deriva questo comando: non possiamo spadroneggiare sul credo mediano. [Per questa corrispondenza tra i due Testamenti,] i due Cherubini guardano l’uno verso l’altro e i discepoli del Signore vengono inviati  due a due.
Ogni spirito lodi il Signore. Ogni spirito lo benedica, ora e per sempre. Lodi, ami, veneri Dio che viene adorato da madre Rachele. La quale ora è nella gioia, mentre prima era sterile ed infeconda. Il Padre, la Fiamma e il Figlio accolga questa celebrazione. 

venerdì 30 dicembre 2011

Synkatabasis: l'incontro tra Dio e l'uomo

La Sacra Scrittura racconta e celebra la fedeltà di Dio per gli uomini. La chiesa antica ha coniato un termine che la rievocava in modo appropriato: synkatabasis, amore accondiscendente. 
II termine richiama un movimento di discesa e di accompagnamento.
Gregorio di Nissa vede annunciata la synkatabasis nella parabola del Buon Samaritano, poiché ritiene che il Signore Gesù sia stato il buon samaritano per antonomasia, sceso a cercare l'umanità intera: «Col termine "è disceso" si indica il Signore che e disceso per colui che scendeva da Gerusalemme a Gerico e che incappò nei briganti; e disceso insieme con l'uomo caduto in mano ai nemici, condividendone la sorte. Con questa parabola si allude alla discesa amorosa dell'Immensità immortale nella miseria della nostra natura».
Vediamo, ora, come veniva rievocata dai Padri la discesa amorosa di Dio nel mondo.
La prima "discesa" avviene con la creazione stessa. Isacco di Ninive contempla l’atto creativo ponendolo in relazione con la discesa del Cristo nel mondo, come se insieme costituissero due modi diversi della medesima accondiscendenza: «Una é la causa dell’esistenza del mondo e della venuta del Cristo nel mondo, la rivelazione della grande carità di Dio».
La Trinità Santa non ha voluto trattenere per sé la sua ricchezza ma ha voluto che altri essere godessero della sua bontà. Il Verbo, collaborando col Padre, ha agito nello stesso senso: Egli «é creatore della natura umana, non indotto alla formazione dell'uomo da qualche necessita, ma spinto alla creazione di una tale creatura dalla sovrabbondanza dell'amore. Perché la sua luce non doveva restare invisibile, né la sua gloria senza testimone, né la sua bontà senza chi ne godesse».
Da quando ha avuto inizio l'amore di Dio verso il mondo? In realtà, precisa Isacco il Siro, «anche se v'era tempo in cui la creazione non era venuta alla sua esistenza, pure non v'e un tempo in cui Dio non abbia posseduto la sua carità verso di lei, perché, anche se essa non era, pure per Dio non v'e tempo in cui la creazione non sia nella sua conoscenza».
Come ho ricordato, Dio non e stato indotto a creare spinto da qualche necessita, ma dal suo sentimento di generosità estrema. Questo non era forse stato compreso e sostenuto anche dalla filosofia? Secondo Plotino, l'Uno, il divino trascendente, e l'infinito Bene che non e avaro delle sue ricchezze né invidia chi ne può essere partecipe. La filosofia di Plotino e fondata sopra questa intuizione religiosa della infinita liberalità dello svelarsi di Dio. Gregorio di Nissa conosceva questa grande dottrina filosofica, eppure egli non dice soltanto che Dio e il Bene che irradia bontà, ma, riecheggiando la Scrittura, dichiara che Dio é amore.
«In che cosa si differenzia questa filosofia religiosa da quella cristiana? Per la consapevolezza di questa verità semplice e pro-fonda: che nel donare quel che più conta è l'animo di colui che dona, cioè a dire, che la liberalità ha un autentico pregio soltanto se si interiorizza in dedizione per amore e il Bene, dunque, amando le sue creature non si abbassa, ma celebra il suo sovrano valore. Il Bene, nel suo assoluto concetto, é soltanto il Dio-Amore, perché l'amore vale per se stesso più che ogni altro bene. Ma era una verità che doveva cambiare il volto del mondo, e forse per raggiungerla, non poteva bastare soltanto una filosofia».
Il cuore dell'annuncio della Scrittura sta proprio in questo: Dio è amore. Egli non solo benefica gli uomini ma entra in dialoga con loro: affida loro delle responsabilità, li rende partecipi di un progetto, ascolta la loro voce, attende la loro risposta.
Ho parlato della accondiscendenza di Dio nell'atto creativo ma come è avvenuta la discesa di Dio nel corso della storia? Origene insegna che Dio nutre una «passione d'amore» per noi. Da quando esiste il mondo, Dio Padre partecipa misteriosamente al dolore de-gli uomini e una tale compartecipazione sta all’origine dell'invio compassionevole del Figlio suo nel mondo. «II Salvatore e disceso sulla terra mosso a pietà del genere umano, ha sofferto i nostri dolori prima ancora di patire la croce e degnarsi di assumere la nostra carne; se egli non avesse patito, non sarebbe venuto a trovarsi nella condizione della nostra vita di uomini. Prima ha patito, poi e disceso e si e mostrato. Quale è questa passione che per noi ha sofferto? E la passione dell'amore. Persino il Padre, il Dio dell'universo, "pietoso e clemente e ricco di benevolenza", non soffre anche lui in certo qual modo? Non sai che quando governa le cose umane, condivide le sofferenze degli uomini? Infatti "il Signore tuo Dio ha sopportato i tuoi costumi, come il Figlio di Dio porta le nostre sofferenze. Nemmeno il Padre e impassibile. Se lo preghiamo, prova pietà e misericordia, soffre di amore e s'immedesima nei sentimenti che non potrebbe avere, data la grandezza della sua natura, e per causa nostra sopporta i dolori degli uomini».
In realtà, parlando di patimento in Dio, Origene ricorre ad un linguaggio estremo e non si preoccupa affatto di precisare la questione in termini filosofici. Lasciandosi guidare dalla Sacra Scrittura, diventa capace di sfidare la cultura dell’epoca ed introdurre un elemento di grande novità.
In un'altra circostanza, commentando l'episodio della visione avuta da Giacobbe della scala posta tra cielo e terra, Origene n riesce ad immaginare che Dio rimanga sulla cima ad osservare differente la faticosa ascesa dell'uomo verso di lui e così afferma «Non ha detto: Ho visto il Signore che stava in piedi sul quindicesimo gradino; noi non potremmo giungere al Signore se stesse eretto, in piedi. Ma nota quanto dice: lo vide appoggiato sulla scala Nota quanto dice: dalla posizione eretta si è curvato, si è abbassato affinché noi potessimo salire. II Signore rimane curvo, si è abbassato per te: sali sicuro».



L’agape di Dio nella redenzione e nella divinizzazione

La "passione d'amore" divina si manifesta ancora maggiormente nella donazione del Figlio e nella comunicazione a noi della sua stessa vita. Origene pone a confronto creazione e redenzione vede nella seconda l'autentica meraviglia dell'accondiscendenza divina: «I cieli confessano le tue meraviglie, Signore. Quali meraviglie? Perché hai creato il cielo? O perché hai posto le fondamenta alla terra? Ma quale importanza può avere questo per Dio, per quale dire e creare tutte le cose è stato istantaneo? Questo grande per Dio, queste furono le meraviglie di Dio: che Dio si è fatto uomo, che si sia occultato nel grembo della Vergine...., che sia stato ferito dagli uomini lui che guariva le ferite degli uomini, c sia stato schiaffeggiato, crocifisso, che abbia sopportato la morte lui che soffrì tutte queste cose perché gli uomini non dovesse sopportarne la pena».
Cabasilas rimarca questa convinzione. A suo parere, ci sono di modi con cui l'amante può beneficare l'amato; il primo consiste nel procuragli tutto il bene possibile, il secondo nello scegliere di soffrire per lui. Dio Padre, amico degli uomini, aveva sempre cerca di colmarli dei suoi benefici, ma tuttavia Egli era rimasto come lontano da loro, «L'amore era oltre misura, ma mancava il segno che lo rendesse manifesto. Eppure non doveva restare nascosto quanto immensamente Dio ci amasse: quindi, per darci esperienza del suo grande amore e mostrare che ci ama di un amore senza limiti, Dio inventa il suo annientamento, lo realizza e fa in modo di divenire capace di soffrire e di patire cose terribili. Cosi, con tutto quello che sopporta, Dio convince gli uomini del suo straordinario amore per loro e li attira nuovamente a sé, essi che fuggivano il Signore buono credendo di esserne odiati».
Dio inventa il suo annientamento per poter divinizzarci. La deificazione, dono estremo dell'accondiscendenza, e basata sullo scambio e perciò sulla "discesa" del Signore fino a noi. Lo esprimo servendomi di una formulazione classica: «L'opera più perfetta dell'amore consiste nell'effettuare uno scambio relazionale fra coloro che esso unisce in modo che giungano a convenire ad entrambi le rispettive proprietà e denominazioni». L'amore, allora, costringe Dio a farsi uomo per rendere l'uomo dio. II Verbo diventa uomo perché l'uomo possa acquistare la dignità di figlio di Dio;
non riceve una figliolanza qualsiasi, ma la possibilità di assimilare quel modo di essere figlio proprio del Verbo stesso, non soltanto sul piano giuridico ma su quello della realtà.
La serie di testi che ho presentato ci offre la possibilità di cogliere le caratteristiche proprie dell'agape, dell'amore che appartiene a Dio. Facendoci aiutare da A. Nygren, possiamo ricapitolarle in questo modo:l’agape e la via di Dio verso l'uomo, il suo abbassamento (o, per richiamare il testo di Cabasilas, l'invenzione del suo annientamento), perciò essa è anche sacrificio. L'agape è amore disinteressato, «non cerca il proprio vantaggio», è dono di sé. Non si rivolge a delle creature belle, attratta dal loro fascino, ma si riversa su una creazione deformata e la rende bella perché l'ama. L’agape ama e crea un valore nel suo oggetto. Di conseguenza essa è anche sovrana rispetto al suo oggetto, vale per i "buoni" come per i cattivi.



La risposta dell'uomo alla rivelazione della bellezza divina

«Nel cuore dell’uomo v'è un impulso molto nobile: ascendere direttamente a ciò che é alto e perfetto. Ma la realtà più alta e più grande, perfetta in senso assoluto è Dio; quindi il cuore umano vuole salire a Lui...».
Il desiderio dell'ascesa era gia stato espresso dalla filosofia greca. I Padri avevano avvertito il valore di questo desiderio, pur percependone nel contempo la precarietà. Apprezzano l’apertura "naturale" dell'uomo a Dio, per la quale egli e «ad immagine» di Lui, ma con questo non intendono affermare che egli sia capace con le sue sole forze di divinizzarsi o di divenire adeguato alla co-munione con Dio e degno di essa. Insegnano, piuttosto, che l'uomo e chiamato a divenire figlio di Dio e che é stato creato per la comunione con Lui. «II desiderio, che si sprigiona da questo "fondo" dell'anima é un desiderio "per privazione" e non per "inizio di possesso"». Come attesta Cabasilas: «Dio ha infuso nelle anime il desiderio di possedere il bene di cui manchiamo, e di conoscere la verità di cui siamo privi».
La rivelazione della bellezza di Dio, anziché situarsi come il risultato dello sforzo della meditazione, é stata concessa in dono e viene contemplata nell'umanità di Gesù, il Verbo incarnato: «Nelle anime umane e deposta evidentemente una grande e mirabile disposizione all’amore e alla gioia, la quale diviene pienamente ope-rante alla presenza di colui che e il vero amabile e diletto. È questa quella gioia piena di cui parla il Salvatore». Il desiderio umano di verità e di bene era rimasto in gran parte inappagato perché da nessuna parte l'uomo aveva trovato una verità e un bene sufficientemente puri. Solo in Cristo si trova una bellezza assoluta e quindi soltanto in questo incontro l'amore si risveglia in tutta la sua forza, «perciò, prima, non era noto quanto fosse grande la nostra potenza di amare e di godere, perché non erano presenti le realtà che bisognava amare e di cui si poteva godere, né era conosciuto il vincolo del desiderio e l'ardore del fuoco».



L'incontro con la bellezza divina

Quando avviene l'incontro con la Bellezza assoluta, il Cristo? I contemporanei di Gesù potevano vederlo, ascoltarlo, dialogare con Lui. Come e possibile oggi trovarsi alla sua presenza? In realtà, ora, da Risorto e più vicino a noi di quanto lo fosse e potesse esserlo da uomo terreno. «II Signore ha promesso ai suoi santi non solo di essere, ma anche di restare accanto a loro e, cosa ancora più grande, di fare dimora in loro... Addirittura sta scritto che il Signore amico degli uomini si unisce ai suoi santi con tale amore da formare un solo spirito con loro».
Dove possiamo esperimentare la sua vicinanza? L'incontro determinante con Cristo avviene nell'evento mirabile dell'iniziazione cristiana, quando il fedele viene battezzato, cresimato e ammesso al banchetto eucaristico.
II battesimo permette una vera esperienza di Dio. E necessario parlare, appunto di esperienza e non solo di conoscenza. Su questo argomento, seguo alcuni temi dell'insegnamento del grande Cabasilas. Una esperienza offre un apprendimento migliore di quello comunicato da un insegnamento perché «conoscere per esperienza, vuol dire raggiungere la cosa stessa». Nel battesimo avviene questo evento o esperienza: il Cristo presente ineffabilmente trasforma e plasma le anime degli uomini incidendo in loro se stesso; lo Spirito santo irrompe nei cuori e li rende nuovi. Cabasilas insiste: nel battesimo viene attinta una conoscenza di Dio che non consiste in ragionamenti, ma per esso «ci e dato di trovare qualcosa di più grande e di più vicino alla realtà». Che cosa accade in una parola? In esso riceviamo «una percezione immediata di Dio, prodotta dal tocco invisibile del suo raggio sull'anima».
In altre parole, possiamo paragonare il battesimo alla guarigione del cieco nato compiuta da Gesù. Il battezzato, al tocco invisibile del Signore, lo vede e così la creatura conosce il Creatore, la mente la verità, il desiderio anela al solo desiderabile.
È possibile avere un segno di riscontro della verità dell'evento? «È frutto di questa percezione la gioia ineffabile e l'amore soprannaturale, dai quali dipendono la grandezza delle opere buone, la manifestazione di imprese mirabili e la capacita di passare da vincitori [sul male]».
Ricapitolando, il credente incontra e "vede" la Bellezza del Verbo di Dio nell'evento dell'iniziazione. Questa bellezza risveglia e potenzia l’erosdell'uomo — ossia il desiderio di ascesa, il bisogno di Dio che lo inquietava da sempre, per lo più inconsapevolmente — e gli imprime una direzione precisa. L'iniziazione, pero, non e solo la presentazione agli occhi del credente della bellezza del Cristo affinché lo attragga. In essa troviamo molto di più: il Signore assume e trasforma il nostro amore nel suo. L'erosumano acquista il valore dell’agape, dell’amore proprio di Dio perché viene coinvolto nello sgorgare dell'agape infusa dall'alto nel nostro intimo. Noi diventiamo quella risposta all'amore del Padre che e stato Gesù stesso. 


martedì 27 dicembre 2011

Senso teologico della preghiera comune (von Allmen)

Dall'eremo camaldolese di Bardolino (Verona) 27.12. 2011


I.
CHE COSA FA LA CHIESA QUANDO PREGA ?

A una tale domanda, si possono dare — credo — le tre seguenti risposte :
1. — Essa esprime la sua identità più profonda.

La Chiesa, quando prega, si manifesta proprio in quanto Chiesa. Essa si riunisce. E nota 1'affermazione della Costituzione conciliare sulla Liturgia ; affermazione, a mio avviso, tra le piu importanti del Concilio Vaticano II: «... tutti devono dare la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi che si svolge intorno alvescovo, principalmente nella chiesa cattedrale: convinti che la principale manifestazione della Chiesa (praecipua manifestatio Ecclesiae) consiste nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, in una sola preghiera (in una oratione), presso il medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri»(2). La manifestazione per eccellenza della Chiesa si verifica quando questa si riunisce per la preghiera comune. È allora che essa realizza se stessa al più alto grado; diviene allora « visibilmente » ciò che è « misteriosamente » : popolo di Dio riunito davanti a Lui; essa trova allora anche la sua struttura fondamentale : popolo riunito, diaconi che riuniscono le preghiere di tutti, e prostamenos che le presenta a Dio Padre, in nome di Gesù Cristo, nella comunione dello Spirito Santo.
Si ricorda che Ignazio d'Antiochia scriveva ai Magnesii: « II Signore, che era tutt’uno con il Padre, non fece nulla senza di Lui (cfr. Gv 5, 18 ; 12, 50), né agendo da solo, né (agendo) per mezzo dei suoi Apostoli; e cosi anche voi nulla dovete fare senza il vescovo e senza i presbiteri. Ed è inutile che cerchiate di far apparire buono ciò che fate voi, privatamente; siate una cosa sola : un'unica speranza nell'amore, un'unica gioia purissima : questo è Gesù Cristo e nulla e meglio di Lui! Accorrete dunque tutti a quell'unico tempio di Dio, intorno a quell'unico altare che è Gesù Cristo : Egli è uno, e procedendo dall'unico Padre, e rimasto a Lui unito, e a Lui è ritornato nell'unità»(3).
Benché, tuttavia, quest’assemblea della Chiesa non possa non essere assemblea locale, essa ha di fatto dimensioni molto più estese, nello spazio e nel tempo : per e attraverso la sua preghiera comune diviene la Chiesa di Dio, tale quale è a X ; e questa localizzazione dev'esser presa sul serio, perché essa è una delle condizioni della sua ecclesialità. Ma l'assemblea della Chiesa diviene ancor di più : il sacramento, cioé, — con e accanto alle altre Chiese locali — della santa Chiesa stessa di Dio, diffusa nel mondo e nei secoli, che si unisce alla compagnia degli angeli per celebrare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Sicché, quando si parla di preghiera comune, bisogna dire che essa è necessariamente comune alla Chiesa in tutta la sua cattolicità : quando 1'assemblea della Chiesa prega, prega, di fatto, con la Chiesa intera. Essa è, nei limiti inevitabili del «qui» e dell' «ora », epifania del popolo di Dio. Ma se la Chiesa acquista nella preghiera comune la sua identità più profonda in quanto popolo, anche ciascuno dei suoi membri trova in essa che cosa egli è nel più profondo di se stesso : innestato sul Figlio unico, egli è divenuto capace, attraverso lo Spirito, di dire a Dio : «Padre » (4). Egli ha raggiunto il suo vero destino ; ha risposto alla sua vocazione : quella di mettersi alla presenza del Signore, per celebrare, coi fratelli, la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito, e per divenire, attraverso e in questa celebrazione, theias koinonòs physeos (2 Pt. 1, 4) : partecipe della divina natura.
2. — Essa ubbidisce al comando del Signore.
Quando la Chiesa prega, ubbidisce. È la seconda risposta che bisogna dare alla nostra domanda. Certo, la Chiesa tende verso il suo Signore come una giovane verso il suo fidanzato ; ma ciò che motiva la sua pre-ghiera non e necessariamente la necessità o la voglia di pregare : in tempi di aridità spirituale, infatti, può non averne affatto voglia (5).
Essa si riunisce per pregare perchè ha ricevuto il comando di farlo. Il culto religioso non è anzitutto risultato di un bisogno religioso (per questo, la sua forma non è quella di riuscire ben gradito) : è innanzitutto ubbidienza ad un ordine : «... fate questo in memoria di me . . . », «... quando pregate, dite . . . », « pregate sempre . . . ». Ma perchè questo comando ? Credo si debba avere il coraggio di rispondere: perchè la preghiera, a causa dell'esaudimento di Dio, fa avanzare la storia della salvezza del mondo. Ogni autentica preghiera cristiana è portatrice, realizzatrice di storia, essa provoca l'avvicinamento della fine del mondo (e anche qui ve-diamo che non è possibile fare una netta distinzione teologica tra preghiera comune e preghiera privata, preghiera tradizionale e preghiera improvvisata). L'esaudimento della preghiera — sarà necessario ritornarvi sopra — mostra, come osserva K. Barth, che vi e « un influsso della preghiera sull'azione, sull'esistenza di Dio » (6).
In altre parole, quando la Chiesa si riunisce per la preghiera, diviene realizzatrice del disegno di Dio per il mondo ; «essa è allora — come dice J. Ellul — generazione di un futuro . . . , è (lì) . . . per assicurare la possibilità di una storia»(7) : la storia della salvezza. Si rivela qui, di fatto, il carattere politico della preghiera cristiana : essa fa maturare la storia, anche se in modo modesto, nascosto, non demagogico . . . « L'atto di pregare — diceva recentemente 1'arcivescovo Antonio Bloom - è un atto di ribellione contro la schiavitù, più essenziale più efficace della lotta armata»(8)

3 — Essa si presenta a Dio nel nome del mondo.
La Chiesa, quando prega, esprime l’identità più vera i se stessa, e 1'identità più naturale dei suoi membri. Essa ubbidisce a un comando del Signore e in tal modo contribuisce a far venire il Regno (9). In terzo luogo, bisogna dire che la Chiesa, quando prega, si sostituisce al mondo, che non sa più o non sa ancora, pregare. Essa si esercita nell'offrirsi sacrificio regale. II famoso «sacerdozio universale », infatti, e molto più 1'ufficio attraverso il quale la Chiesa intera, in Gesù Cristo, si presenta Dio in nome e al posto del mondo, che il diritto, per ogni uomo, di presentarsi immediatamente a Dio. L'ufficio, cioè, al riparo del quale il mondo può sussistere sotto la pazienza di Dio . . . Primizia delle creature, dice, parlando della Chiesa, la lettera di Giacomo (cf. 1, 18) : ciò in cui il mondo intero può comparire e sussistere dinanzi Dio.  È ciò che pone la Chiesa in preghiera, cosi vicino la Croce di Cristo.
Qui, fin dall'inizio noi troviamo, nella giusta prospettiva, la portata politica della preghiera comune : recitata in nome del mondo, questo sopravvive malgrado ciò che 1'attira verso la morte, e un tal fatto gli permette esser raggiunto ancora dall'Evangelo. Ci si sente colpiti, leggendo il Nuovo Testamento, nel notare che si manifesta in esso cosi poco sentimento di responsabilità politica diretta, II suo tenore, a proposito di questo fatto, e molto diverso da quel che si sente dire ascoltando la teologia contemporanea. Non credo ciò dipenda da una certa indifferenza per i poveri e gli sfruttati, e neppure dal fatto che l' ansia escatologica e 1'attesa dell' imminente parusia distogliesse la Chiesa nascente da un impegno politico concreto ; credo piuttosto sia dovuto al fatto che la Chiesa situava il principale esercizio della sua responsabilità politica nella preghiera : nel suo dovere, cioè, di porsi dinanzi a Dio in nome del mondo, perchè il mondo, protetto dalla di lei preghiera, potesse durare ancora e l'Evangelo vi fosse proclamato come 1'unica possibilità di salvezza. La Chiesa, quando prega, e come 1'apostolo Paolo che spezza il pane sul mare in tempesta e garantisce, mediante la sua presenza, la sopravvivenza di tutti i passeggeri. Sarebbe tanto desiderabile che la Chiesa riprendesse oggi coscienza che e proprio mediante la preghiera ch'essa si rende veramente utile al mondo! sarebbe tanto desiderabile che essa fosse fedele a questa sua vocazione!


II. CHE COSA DICE LA CHIESA QUANDO PREGA ?
Cominciamo con 1'osservare che non ogni preghiera e buona per esser recitata, in Chiesa. Bisogna pregare « secondo la volontà di Dio » (cf. 1 Gv 5, 14), o pregare «in nome di Gesù Cristo ». K. Barth chiama la preghiera cristiana «1'atto che consiste nel dare la nostra adesione all'opera di Dio»(10). Egli rileva, dunque, dal senso teologico della preghiera comune, che questa e regolata da ciò che noi sappiamo della volontà di Dio rivelata in Gesù Cristo. Questa volontà, vaglia — se cosi posso dire — tutto ciò che ci potrebbe venire in mente di dire a Dio. E’ ciò che fa anche in modo che la preghiera comune non possa non tener conto della tradizione liturgica della Chiesa: non necessariamente per ripetere preghiere di un tempo — come si ripeterebbero delle formule che essendo gia state esaudite garantirebbero di esser esaudite di nuovo — ma per pregare come un tempo, secondo gli stessi grandi schemi. Ora mi sembra possibile affermare che pregare « secondo la volontà di Dio » implichi essenzialmente tre cose : 1° - la celebrazione di Dio, che intende ed esaudisce; 2° - la domanda perchè venga il suo Regno ; 3° - 1'intercessione perchè la sua volontà di salvezza si diffonda, si realizzi, si consolidi. Tutte le altre preghiere non sono, per essere cristiane, che delle ramificazioni di questa triplice preghiera fondamentale. Vediamo la cosa un pò più da vicino.
1. — Essa celebra le grandi opere di Dio.
La preghiera comune e innanzitutto celebrazione delle grandi opere di Dio. « Santo è il suo nome : di generazione in generazione la sua misericordia stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore ; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre ». (Lc 1, 50 ss).
«Benedetto il Signore Dio d'Israele, perchè ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una
salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo : salvezza dai nostri nemici e dalle mani di quanti ci odiano. Cosi Egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si e ricordato della sua santa alleanza, del giura-mento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dai nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni» (Lc 1, 68 ss).
« Signore, tu sei Colui che hai fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi, tu, mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servo David, hai detto : 'Perchè fremettero le genti, e i popoli hanno meditate cose vane? I re della terra si presentarono, e i principi si sono radunati insieme contro il Signore e contro il suo Cristo. E veramente, in questa città si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme coi Gentili e con tutto il popolo d'Israele, contro il santo tuo Figliolo Gesù, che tu hai consacrato! Essi han fatto quel che la tua mano e il tuo consiglio decreto si facesse» (At 4, 24 ss).
A queste tre preghiere si dovrebbe aggiungere anche la citazione delle innumerevoli formule dossologiche contenute nelle lettere di Paolo, nell'Apocalisse, ed in altri testi. Si dovrebbero aggiungere ancora le formule di confessione di fede mediante le quali la Chiesa riunita si pone di fronte a Dio per celebrarlo, per enumerare tutto quello che Egli ha fatto in Gesù Cristo, dando in Lui, al mondo, un riferimento e una speranza. E questa celebrazione di Dio — primo contenuto della preghiera comune — si basa su una convinzione talmente salda che in Gesu di Nazareth Dio ha fatto biforcare la sorte del mondo intero che, come ad esempio nel magnificat o nel Cantico di Zaccaria, ciò che e ancora tutt’al più solo iniziato — la sconfitta degli orgogliosi, cioè, e il rovesciamento della situazione degli umili e degli affamati — è cantato come irreversibilmente stabilito e realizzato. Proprio come nell'espressione detta da Cristo sulla Croce : « Tutto e compiuto » (Gv 19, 30).
Nella sua preghiera, dunque, la Chiesa comincia col celebrare Dio, la sua misericordia, la sua storia, la sua vittoria. Si pensi al catechismo di Heidelberg, che tanto insiste sul fatto che la preghiera « e la principale parte della riconoscenza che Dio reclama da noi»(ll).
2. — Essa esprime la sua attesa del rinnovamento di tutte le realtà, in Gesù Cristo.
Ciò che la Chiesa esprime, in secondo luogo, nella preghiera comune, e il suo ardente desiderio di vedere incontestabilmente realizzato il rinnovamento di tutte le cose ottenuto dalla morte e resurrezione di Gesù Cristo. «Venga la (tua) grazia e passi questo mondo ! » (12). È la preghiera medesima che chiude lo stesso Nuovo Testamento : «Lo Spirito e la Sposa dicono : Vieni! Vieni, Signore Gesu ! » (Ap 22, 17.20) (13).
Ed e in questa prospettiva — credo — che bisogna interpretare anche 1'insieme dell'orazione domenicale. Essa e la preghiera di coloro per i quali niente conta altrettanto quanto la conferma pubblica, universale, della loro confessione di fede : la dimostrazione che la resurrezione di Gesù nel mattino di Pasqua non può non portare come conseguenza il rinnovamento dell'intera creazione, attraverso lo stabilirsi del Regno di Dio e il godimento dei beni escatologici. Per questo — mi sembra — anche il tenore delle ultime richieste dell'orazione domenicale implora la parusia : il pane epiousios, « soprasostanziale », la cancellazione di tutto ciò che porrebbe 1'uomo in conflitto con Dio, la capacita di resistere al maligno nel giorno dell'ultimo giudizio. E il semeron della quarta richiesta mi sembra allora voglia dire che, nell'ansiosa attesa della parusia, fin d'oggi noi possiamo vivere della vittoria del Cristo e della venuta dello Spirito Santo, come attesta la variante della versione lucana della preghiera del Si-gnore : «venga su di noi il tuo Santo Spirito e ci purifichi» (Lc 11,2).
3. — Essa attesta l'evangelizzazione del mondo,
II terzo elemento veramente importante della preghiera comune, e che non ostante gli ostacoli posti dal1'avversario, il disegno di Dio avanza nel mondo ; coloro, perciò, che sono incaricati di essere i portatori dell'Evangelo del Signore, lo siano senza affievolirsi. Si potrebbe anche dire che il terzo elemento veramente importante della preghiera comune, e 1'evangelizzazione del mondo. « E adesso, Signore, tieni presenti» le minacce di Erode, di Pilato, delle nazioni, del popolo d'Israele «e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola con tutta fran-chezza, mentre tu stendi la mano a risanare e a operar segni e prodigi per mezzo del nome del santo tuo Figlio Gesù», dicono i fedeli di Gerusalemme al ritorno di Pietro e Giovanni dopo che avevano essi dovuto comparire dinanzi al Sinedrio (At 4, 29 ss). Sono stato colpito nel notare la regolarità di questo tipo di preghiera nei testi neotestamentari: la richiesta che 1'Evangelo si radichi, si fortifichi la dove e gia piantato, che arrivi a nuovi luoghi d'impiantazione. Non è possibile farne 1'enumerazione completa ; pochi esempi saranno sufficienti.
Si potrebbero anzitutto rilevare i rendimenti di grazie con cui Paolo inizia le sue lettere, e che sono dominati dalla preoccupazione dell'avanzamento dell'Evangelo nel mondo. «Ringraziamo Iddio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ogni volta che preghiamo per voi, sentendo la fede che avete in Cristo Gesu e 1'amore che portate a tutti i santi, per via della speranza che e riposta per voi nei cieli; speranza che avete gia da tempo concepito nella parola di verità del Vangelo pervenuto a voi, come in tutto il mondo sta producendo i suoi frutti e facendo progressi quali fa tra voi, dal di che 1'avete udito, e avete conosciuto la grazia di Dio nella sua verità . . . Perciò anche noi. . . non cessiamo dal pregare per voi e dal chiedere che siate ben compenetrati della conoscenza di quel che e la sua volontà in tutto il campo della sapienza e intelligenza spirituale, si da procedere in modo degno del Signore, con pieno suo gradimento, in ogni opera buona, fruttificando e progredendo nella cognizione di Dio, in ogni virtù fortificati secondo la sua gloriosa potenza a sopportare ogni cosa con pazienza e longanimità, con gioia ringraziando Dio Padre dell'avervi resi atti ad aver parte nell'eredita dei santi nella luce ; quel Dio, che ci ha sottratti all'impero delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figlio dell'amor suo, in cui abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati » (Cl 1, 3-14). O ancora : « Io ringrazio il mio Dio ad ogni ricordo di voi, sempre, in ogni orazione mia, pregando con gioia per tutti voi, a motivo della vostra partecipazione al Vangelo, dal primo giorno fino ad ora, persuaso di questo appunto che chi ha cominciato in voi 1'opera buona, la compirà fino al giorno di Gesu Cristo. Ed e giusto per me il pensar questo di tutti voi, perchè vi ho nel cuore, come quelli che, e nelle mie catene, e nella difesa e nella confermazione del Vangelo, siete tutti compagni a me nella grazia. Poiché Dio mi e testimone che io voglio bene a tutti voi nelle viscere di Gesù Cristo ; e questa e la mia preghiera che la vostra carità cresca sempre più e più, in cognizione e in ogni finezza di senso, si da riconoscere voi le cose migliori, affinché siate schietti e irreprensibili fino al giorno di Cristo, ripieni del frutto della giustizia per via di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio » (Fl 1, 3-11).
Questi esempi potrebbero esser moltiplicati. Ad essi bisogna aggiungere, nello stesso senso, 1'esortazione rivolta ai Tessalonicesi o ai Colossesi, di pregare per lui « perchè la parola del Signore abbia corso e sia glorificata ovunque . . . e affinché noi siamo liberati dagli uomini protervi e malvagi, poiché non e di tutti la fede » (2 Tss 3, 1 ss); o di pregare sempre per lui «affinché Iddio gli apra la porta della parola, e gli sia dato annunziare il mistero di Cristo, per il quale anche ora e in catene, affinché lo manifesti come conviene che ne parli» (cfr. Cl 4, 3 ss). Si ritrova qui come un'eco della preghiera sacerdotale di Gesù che chiede a Dio non di togliere dal mondo coloro a cui Egli da 1'incarico di rappresentarlo in esso, ma di preservarli dal male, santificarli attraverso la verità e unirli incrollabilmente « affinché il mondo riconosca che tu mi hai mandato e che li hai amati, come hai amato me » (Gv 17, 9 ss).
Questa stessa preoccupazione dell'avanzamento del1'Evangelo e del consolidamento della fede di coloro che hanno creduto, si ritrova ancora, di frequente, nelle benedizioni dossologiche riportate dal nuovo Testamento:
«A Colui che può consolidarvi secondo il mio Vangelo e la predicazione di Gesù Cristo, conforme alla rivelazione di un mistero per lunghi secoli taciuto, (ma ora rivelato, per mezzo delle Scritture profetiche, giusta 1'ordine dell'eterno Dio e conosciuto fra tutte le genti per trarle all'obbedienza della fede), a Dio unico Sapiente, per via di Gesù Cristo, sia gloria per i secoli dei secoli. Amen ! » (Rm 16, 25 ss: cf. Giud. 24 ss).
Riassumendo : se, mediante la preghiera comune, la Chiesa esprime la sua più profonda identità, fa avanzare la storia della salvezza, tiene il suo ruolo di popolo sacerdotale, mediatore tra Dio e il mondo, tra il mondo e Dio, quello che essa celebra in questa preghiera e innanzitutto Dio e la storia che Egli concretizza per salvare il mondo; e poi 1' implorazione perchè venga la parusia e con essa sia (definitivamente) stabilito il Regno di Dio; e infine la richiesta che essa, la Chiesa, e coloro che ne sono i responsabili, possano fedelmente assolvere il com-pito che solo loro sono capaci di assolvere, e che e indispensabile al mondo e alla sua salvezza : far in modo, cioè, che nell'attesa della parusia, 1'Evangelo si diffonda, s'impianti, si consolidi e porti il suo frutto. Non credo esagerato dire che tutte le altre preghiere non sono cri-stiane che nella misura in cui scaturiscono da queste tre preghiere fondamentali e preparano ad esse.



III.
A CHE COSA, LA PREGHIERA COMUNE, IMPEGNA LA CHIESA, CHE LA RIVOLGE A DIO?
Mi domando spesso se l'attuale crisi della preghiera e della vita di preghiera non sia dovuta in gran parte ad un riflesso d'onesta : in coloro, evidentemente, che non dubitano (dell’esistenza) di un Dio, vivente e personale. Si prega male, si prega poco, perchè s'insiste sulla serietà della preghiera, s'insiste nel dire che la preghiera impegna. Si tende allora a rifugiarsi nella preghiera della Chiesa. Ma anche questa impegna, impegna altrettanto. A che cosa pero ?
1. — Volere ciò che si chiede a Dio.
La preghiera impegna la Chiesa a volere essa stessa ciò che domanda a Dio. Se la preghiera — per riprendere la citazione di K. Barth riportata poco fa — è «l'atto che consiste nel dare la nostra adesione all'opera di Dio » (14), questa adesione impegna. La Chiesa stessa diventa responsabile di ciò che domanda. Si, liberamente responsabile : senza alcun timore, cioè, per tutto ciò che si dovrà fare. A questo proposito, 1'assenza di frenesia che caratterizza la politica missionaria di Paolo : di lui, che, pure — se 1' esegesi di 2 Tm 2 proposta da O. Cullmann è corretta (15) — era incaricato in modo più particolare degli altri del compimento del terzo momento del contenuto della preghiera, e che sapeva di essere un elemento chiave dell'avanzamento della storia della salvezza, e esemplare.
Se Paolo fosse stato veramente convinto della parusia, avrebbe egli organizzato si saggiamente la sua strategia missionaria, da impiantare 1'Evangelo soltanto nelle città, per poi arrivare a poco a poco, alle campagne ? Avrebbe egli pazientemente atteso tre anni nelle prigioni di Cesarea, prima di appellare a Cesare ? La preghiera impegna la Chiesa a mettersi innanzitutto al servizio dell'esaudimento di ciò che essa domanda a Dio. Essa stessa diviene allora collaboratrice di Dio nell'avanzamento del piano di salvezza, qualunque sia 1'esegesi di Theou sunergoi che si adotta per spiegare il testo di 1 Cr 3, 9 (16).
E di tutta la vita della Chiesa che bisognerebbe qui parlare, perchè essa non e altro che un volontariato per e nell'opera della salvezza che Dio persegue nel mondo.
Riguardo a ciò che abbiamo rilevato parlando del contenuto della preghiera cristiana, impegnarsi nel servizio dell'esaudimento di quel che si domanda a Dio, significa — ricondotto all'essenziale — : sapere che quel che conta veramente, nel mondo, e la venuta, 1'insegnamento, la passione, la vittoria e la glorificazione di Gesù Cristo e 1'agire m conseguenza (di queste stesse realtà) ;
esser tesi verso la manifestazione di ciò che e avvenuto nel momento dell'incarnazione e sottomettere alla speranza di questa manifestazione 1'insieme della propria vita, dare all'impiantazione e alla crescita dell'Evangelo la preferenza su ogni altra attività ; compiere ciò che è specificamente cristiano, ciò che nessuna cosa e nessun altro che la Chiesa può compiere qui in terra.
2. — Pregare in modo unanime.
Parlando della preghiera comune, il Nuovo Testamento utilizza frequentemente due espressioni che fanno riflettere: la comunità cristiana, per la sua preghiera si riunisce epi to auto, «in uno stesso luogo » (17), e questa preghiera e pronunziata «in maniera unanime », «in comune», homothymadon (18). La Chiesa, che la preghiera costituisce in assemblea di Dio, e una Chiesa una. Come non si va a presentare a Dio la propria offerta in stato di inimicizia col fratello, ma si va prima a riconciliarsi con lui (cfr. Mt 5, 23 ss), cosi la Chiesa non deve presentarsi a Dio divisa. La sua divisione sarebbe infatti una smentita — per cosi dire — di ciò che essa e, un sabotaggio della propria preghiera (cfr. Mt 18, 19). E’ qui anche il senso del bacio di pace che precede il momento più importante della preghiera comune : 1'Eucaristia (19).
Se la preghiera comune impegna a mettersi al servizio di ciò che si domanda a Dio e ad accettare di divenire noi stessi operatori di esaudimento, bisogna ora dire, in secondo luogo, che la preghiera comune impegna la Chiesa — che la rivolge a Dio — a far questo in modo unanime, nell'unita ; che 1'impegna, di conseguenza, ad una particolare cura per impedire le divisioni e, se queste si sono prodotte, a guarirle.
Commentando 1'interpretazione data dai grandi catechismi della Riforma — quello di Calvino, il cate-chismo di Heidelberg e i due catechismi di Lutero — K. Barth osserva : «essendo i Riformatori unanimi in ciò che concerne la preghiera, sono essi d'accordo sul fondo delle cose. E se si può pregare insieme, si dovrebbe anche poter comunicarsi insieme; giacche le differenze dottrinali non possono essere allora che differenze secondarie»(20).
Noi non siamo qui per abbordare, ancor meno per trattare le relazioni tra preghiera comune e ricerca ecumenica, ma sarebbe cosa estremamente importante il porci almeno le domande: sono le nostre divisioni talmente profonde, da impedirci di pregare insieme, perché convinti di non rivolgerci allo stesso Dio, attra-verso lo stesso Cristo e nello stesso Spirito ? E se esse non sono tali, se esse non c'impediscono di pregare insieme, che cosa attendiamo per misurarne non la profondità ma la piccolezza e per svelarla ed eliminarla, onde la Chiesa locale possa riunirsi epi to auto, per rivolgersi a Dio homoihymadon ?
3. — Una preghiera già esaudita.
Un ultimo punto in questo breve esame da noi fatto, per conoscere a che cosa la preghiera impegna. Esso ci ha condotto all'esaudimento della preghiera. « Questa è la fiducia che noi abbiamo in Lui — dice la prima lettera di Giovanni — che qualunque cosa chiederemo secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce. E sappiamo che ci esaudisce, qualunque cosa gli chiediamo ; lo sappiamo perchè abbiamo 1'effetto delle richieste a Lui fatte» (5, 14-15). Ciò significa — credo — che la preghiera cristiana e una preghiera gia esaudita in Gesù Cristo, una preghiera di cui noi domandiamo a Dio di confermare 1'esaudimento. « Perciò vi dico — afferma Gesù — tutte le cose che domanderete nella preghiera, abbiate fede di ottenerle e le otterrete » (Mc 11, 24). La preghiera comune dei cristiani si appoggia, in qualche modo, a ciò che Dio ha compiuto in Gesù Cristo e che e «infinitamente al di la di quel che noi domandiamo, o pensiamo » (Ef 3, 20); ed è in questa situazione ch'essa è pronunziata. Noi non possiamo domandare di più di quello che Dio ci ha donato, possiamo nondimeno domandare 1'apocalisse, lo svelamento, la manifestazione incontestabile di tutto questo. Ciò che mi sembra significare, in modo assai concreto, tre cose :
1° - la pazienza nell'attesa dell'esaudimento, o piuttosto dell'esaudimento manifesto. Può sembrare talvolta— o anche spesso — che Dio risponda al contrario di ciò che gli domandiamo anche con fede; come indica la preghiera stessa, non esaudita, di Gesù nel Getsemani
— prima che Egli si piegasse alla volontà di Dio (Mc 14, 36) — o come Paolo apprende dopo aver chiesto per tre volte (anche lui 1 Cfr. Mc 14, 36.39.41) di esser oberato da quel misterioso stimolo della carne (cf. 2 Cr 12, 7). Apprende cioè che gli è sufficiente la grazia di Dio, poiché la forza di Dio si compie nella debolezza. Si, può sembrare che Dio risponda al contrario, come appresero anche quelle persone — di cui il mondo era indegno — che furono lapidate, segate, perirono di spada, andarono raminghe, furono denudate, oppresse, maltrattate perchè non dovevano giungere alla perfezione senza di noi (cf. Ebr 11, 37).
L'esaudimento segreto preliminare, e garante dell'esaudimento ultimo manifesto. La preghiera comune o privata impegna dunque alla fiducia nella virtù, nella validità, e sufficienza dell'esaudimento preliminare di ogni preghiera cristiana, impegna alla fede in Gesù Cristo, incarnato, crocifisso, risuscitato e glorificato.
In secondo luogo, se la preghiera impegna alla pazienza, nell'attesa dell'esaudimento finale della preghiera gia fin d'ora esaudita, essa non impegna di meno a ricercare tutti quei segni in cui 1'esaudimento preliminare e finale trovano la propria attestazione, ed a gioirne. E specie a ricercare ed a gioire di quel momento più importante, in cui si attesta, per eco ed anticipazione, l'esaudimento della preghiera : l'Eucaristia della domenica.
Infine, se l'esaudimento che attendiamo, è la manifestazione e la conferma di ciò che è passato nella vita, morte e resurrezione di Gesù di Nazareth, se esso è 1'esaurimento dell'esaudimento, allora noi sappiamo che cosa domandare per pregare secondo Dio: è infatti l'orazione domenicale quella preghiera totalmente differente dalla preghiera spontanea, che sale dal cuore dell'uomo (21) e provoca e segna l'avanzamento della storia della salvezza.

Jean-Jacques von Allmen  da Vita monastica 118-119 (1974) 137-155   Camaldoli 1974