sabato 4 febbraio 2023

Salmo 118


Celebrazione della rivelazione divina: Dio ha rivelato se stesso e ci fa entrare nella comunione con Lui. Gli uomini possono condurre una vita integra grazie alla Pasqua e al dono dello Spirito: «Il profeta, non appena fu rivestito della gioia della risurrezione ed ebbe gustata la grazia della passione [preannunciate nel salmo precedente], vide gruppi di giusti, popoli di redenti, la salvezza dei condannati, la risurrezione dei morti» (Amb/I 1202). 

1.1Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. «So che cosa vuoi: se vuoi essere beato, sii libero da ogni colpa» (Ag37,1502). 

2Beato chi lo cerca con tutto il cuore. «Chi cerca con tutto il cuore, non si divide in sé, cercando Dio e i propri vantaggi, ma dona a Dio tutto se stesso» (Td 1821). 

3Non commette certo ingiustizie e cammina nelle sue vie. Stare lontano dal male e fare il bene: «Chi dice di rimanere in lui (Cristo), deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato» (1 Gv 2,6).

4Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. «Osserva i comandamenti con interezza chi completa la Legge data da Mosé, con la legge data da Cristo (Fu detto agli antichi, ma Io vi dico… (Mt 5,21.27)» (Cf Gero 736). 

5Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. «Privo di ogni forza umana, ricorro a te che tutto puoi. Se la Grazia non concede in dono ciò che la Legge comanda, il comandamento non fa altro che risvegliare il peccato» (Gero 736). 

6Non dovrò allora vergognarmi, se avrò considerato tutti i tuoi comandi. «Chi agisce contro i precetti di Dio, quando li sente annunciare, sente che il suo cuore lo rimprovera e si sente confuso, perché gli viene ricordato ciò che ha commesso» (Gero 736). «Il peccato provoca vergogna: Quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? (Rm 6,21)» (Td 1824). 

7Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi. «Quando avrò appreso i tuoi comandamenti e li avrò osservati, sentirò il desiderio di ringraziarti» per aver ottenuto la libertà (Td 1824). 

8Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai. «Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26,41). «Soltanto Tu puoi convincere a praticare i tuoi comandi» (Gero 737). «Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male» (Cf Mt 6,13; 1 Cor 10,13)» (Ilr 510). 


2.9Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Osservando la tua parola. «Come il puledro viene frenato dalla briglia, così il giovane dalla parola divina» (Td 1824). «Non conviene essere istruiti dopo una lunga consuetudine con i peccati, perché è difficile rinunciare alle cattive abitudini già contratte. Meglio essere esenti dai vizi da principio, piuttosto che dover combatterli» (Cf Ilr 511.512).

10Con tutto il mio cuore ti cerco: non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. «Molti cercano Dio ma non lo fanno con cuore integro, perché sono lacerati da desideri malvagi. Chi ama Dio, invece, consacra a Lui tutto se stesso e si lascia guidare dalla sua provvidenza» (Td 1825). «Se non vogliamo trovarci smarriti, osserviamo tutti i comandamenti, non soltanto alcuni, trascurandone altri» (Am15, 1206).

11Ripongo nel cuore la tua promessa per non peccare contro di te. «Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele (Ger 33,14). «In Cristo tutte le promesse di Dio sono «sì» (2 Cor 1,20). «Quanti ripongono nel cuore le parole di Dio e le ricordano, non peccano con facilità» (Bs 1147). 

12Benedetto sei tu, Signore: insegnami i tuoi decreti. «Signore Gesù, insegnami in che modo posso diventare un uomo giusto, simile a te» (Td 1825). «Come è Lui [Cristo], così siamo anche noi in questo mondo» (1 Gv 4,17). 

13Con le mie labbra ho raccontato tutti i giudizi della tua bocca. «Ciò che avrò appreso dalla tua bontà, lo comunicherò a quanti non ti conoscono» (Td 1825). «La donna [samaritana] lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”» (Gv 4,28-29). 

14Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia, più che in tutte le ricchezze. «Chi fissa lo sguardo sulla legge perfetta, troverà la sua felicità nel praticarla» (Gc 1,25). «La via è Cristo nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza. Chi ottiene questo tesoro, pur non avendo nulla, possiede tutto (Cf 2 Cor 6,10)» (Gero 740). «Vivere [i suoi insegnamenti] infonde una grandissima gioia in colui che è progredito nel bene; come ha detto Gesù: “Il mio peso è leggero” (Mt 11,29-30)» (Td 1825). 

15Voglio meditare i tuoi precetti, considerare le tue vie. «Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte; così porterai a buon fine il tuo cammino e avrai successo» (Gs 1,8). «Maria, [Madre di Gesù], custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). «Nessuno può diventare partecipe del pensiero divino, se prima non si sarà avvicinato alle cose di Dio con una prolungata frequentazione» (Cs 841). 

16Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola.  «L’uomo che vive secondo lo spirito, si rallegra nei decreti della volontà celeste, come se possedesse tutto» (Am15,1221). «Non basta esaminarli ma bisogna anche ritenerli nella memoria» (Gero 741). 


3.17Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita, osserverò la tua parola. «In che modo ti mostri soggetto a Lui [come suo servo]? Nel fare ciò che ordina» (Ag36,360). «Nel tempo della fornicazione siamo soggetti allo spirito di fornicazione e nel tempo dell’ira, obbediamo allo spirito dell’ira. Azioni, parole e pensieri nostri siano trovati sottomessi a Cristo» (Or 1330). «Grazie al tuo aiuto, fuggirò la morte del peccato e riceverò la vita [che si rafforza] nel praticare i tuoi comandi» (Td 1828). 

18Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge. «Quale uomo può conoscere il volere di Dio? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni» (Sap 9,13-14). «Non tutti coloro che vengono a conoscere le tue parole, ne colgono lo splendido contenuto ma soltanto quelli che vengono illuminati dalla tua luce» (Td 1828). 

19Forestiero sono qui sulla terra: non nascondermi i tuoi comandi. «Rimani come forestiero in questa terra e io sarò con te e ti benedirò» (Gn 26,3). «È forestiero in verità chi ha rinunciato alle brame terrene e può dire: la nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)» (Amb/II 1234). «Comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1 Pt 1,17). 

20Io mi consumo nel desiderio dei tuoi giudizi in ogni momento. «È questo il sentimento dell’uomo libero da ogni legame. L’uomo non deve anteporre a Dio nulla» (Am15, 1234). «Molti desiderano l'insegnamento del Signore ed aspirano ai beni celesti ma non lo fanno in continuità. A volte desiderano le cose del cielo, altre volte i piaceri della terra» (Td 1828). 

21Tu minacci gli orgogliosi, i maledetti, che deviano dai tuoi comandi. «Una cosa è essere vinti dal male, altra cosa è far del male in modo volontario e con determinazione: questa è la malvagità» (Or 1332).

22Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho custodito i tuoi insegnamenti. «Chi osserverà [questi minimi precetti] e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,19). «Chi rispetta i comandamenti viene separato dai malvagi e onorato dal Signore, insieme agli altri suoi amici» (Bs 1149). 

23Anche se i potenti siedono e mi calunniano, il tuo servo medita i tuoi decreti. «La parola profetica è in odio ai potenti di questo mondo» (Ilr 526). «Onorai la tua verità, più di ogni autorità» (Gero 829). 

24I tuoi insegnamenti sono la mia delizia: sono essi i miei consiglieri. «Tutto ciò che è stato scritto, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza» (Rm 15,4 cit Bs 1149). 


4.25La mia vita è incollata alla polvere: fammi vivere secondo la tua parola. Dichiara di trovarsi all’estremo, prossimo alla morte. «Chi segue gli istinti del corpo è carnalità, mentre chi vive secondo le prescrizioni di Dio è spirito. Il salmista avverte la degradazione della sua persona, e prega che gli sia infusa la vita» (Am15,1243). 

26Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto; insegnami i tuoi decreti. «Ho fatto un bilancio della mia vita e, Tu Signore, mi hai infuso il desiderio di esserti fedele; ora ho bisogno del tuo aiuto per adempierlo» (Td 1829). 

27Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. «Abbiamo bisogno di attingere alla sapienza di Dio per diventare persone rette secondo il suo volere» (Td 1829). «Quelli che temono il Signore cercano di piacergli, quelli che lo amano si saziano della legge» (Sir 2,16). «Sono ancora in cammino e, nel corso del mio viaggio sulla terra, fammi crescere di virtù in virtù; guida la mia vita affinché possa essere stimata da te; fammi comprendere i tuoi comandamenti con vera sapienza» (Rmg PL 313,169 ). 

28Io piango lacrime di tristezza; fammi rialzare secondo la tua parola. «Volendo possedere me stesso senza di te, ho perso te e me. Così mi sono diventato di peso, un luogo di miseria e di tenebra» (Aelredo di Rievaulx, Specchio di carità, I,7,23 PL 195,512). “Mi rialzerò e andrò da mio padre” (Lc 15,20). «Desidera rialzarti: è vicino a te chi ti fa rialzare» (Am14, 1082.1083). 

29Tieni lontana da me la via della menzogna, donami la grazia della tua legge. «La tendenza all’ingiustizia è ben attaccata allo spirito umano, e allora abbiamo bisogno dell’intervento d’un Salvatore» (Am15,1248). 

30 Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi. «Ella [la moglie di Potifar] afferrò [Giuseppe] per la veste dicendo: Coricati con me. Ma egli le lasciò la veste,  e fuggì» (Gen 39,12). «Il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi» (Dn 3,17-18). 

31Ho aderito ai tuoi insegnamenti: Signore, che io non debba vergognarmi. «Non dichiara soltanto di aver seguito ma di aver aderito. Vuole gustare il frutto derivante da questa scelta, sfuggendo all'amarezza della disillusione» (Td 1832). «Il fine del precetto è la carità. Non preoccuparti del gran numero dei rami: tieniti attaccato alla radice ed avrai in te tutto quanto l'albero» (Ag37,1334). 

32Corro sulla via dei tuoi comandi, perché hai allargato il mio cuore. «Non sarei riuscito a correre, se Tu non mi avessi dilatato il cuore. La dilatazione del cuore altro non è che il gusto per la giustizia, l’esperienza del vero amore (Ag37,1527). «Corre chi dona con spontaneità, chi usa misericordia con gioia, chi non agisce spinto dalla paura ma dalla premura dell'amore» (Gero 757). 


5.33Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. «Abbiamo bisogno della sua luce, per trovare ciò che cerchiamo e per custodire quanto abbiamo appreso» (Td 1832). «La seguirò sempre giorno, dopo giorno, procedendo di virtù in virtù, finché sarò in questo mondo» (Gero 758). 

34Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. «Non si acquista la conoscenza della dottrina, senza la sua messa in pratica; se vogliamo comprendere in profondità, dobbiamo operare nella fede» (Ilr 516). 

35Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. «Cristo imboccò per primo la strada del Nuovo Testamento, per spianarci il cammino. Se sopportiamo le offese, Egli l’ha fatto prima di noi. Si è rivolto a Pietro, come se gli camminasse davanti: Tu, seguimi! (Cf Gv 21,22 e Mc 8,33)» (Am15,1259). «La tua via appare troppo dura a chi comincia a percorrerla senza vera convinzione. Lasciandosi guidare da te, gli risulterà spaziosa, nella misura in cui l’accoglierà» (Gero 759). 

36Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno. «Fa che ti serva come Tu desideri essere servito: non come il mercenario che aspira solo alla ricompensa ma per amore, come il figlio serve il padre» (Gero 759). «Non c’è soltanto l’attaccamento al denaro, ma anche a tante altre cose» (Bs 1151). 

37Distogli i miei occhi dal guardare cose vane, fammi vivere nella tua via. «Vanità è ciò che non costruisce. Chiede di saper vedere oltre le apparenze e di non lasciarsi ingannare da esse» (Td 1833). «Rigettarono la sua alleanza, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e diventarono vani» (2 Re 17,15). «Foste liberati dalla vostra vuota condotta, con il sangue prezioso di Cristo» (1 Pt 1,18-19). 

38Con il tuo servo mantieni la tua promessa, perché di te si abbia timore. Se vedrò realizzarsi in me le tue promesse, diventerò un testimone della tua fedeltà. «Le parole di Dio sono accolte da molti senza alcun timore, e, dopo averle ascoltate, le mettono da parte come se fossero favole inconsistenti» (Ilr 541). 

 39Allontana l’insulto (LXX: la vergogna) che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni. «Non una volta sola ha tolto da noi la vergogna ma lo fa ogni giorno. Non una volta sola, ma molte volte noi siamo caduti, ci siamo coperti di umiliazione» (Amb/II 1266). 

40Ecco, desidero i tuoi precetti: fammi vivere nella tua giustizia. «È vera solo quella vita che si svolge secondo la giustizia di Dio. Infatti ci sono uomini che, mentre sembrano ancora vivi, sono già morti» (Am15,1267). 


6. 41Venga a me, Signore, il tuo amore, la tua salvezza secondo la tua promessa. «Non ti chiedo quell’amore che nutri verso ogni creatura ma quella grazia, quella salvezza che ci doni mediante il Cristo, affinché sia condotto da lui, come il mio Signore» (Gero 762). È salvo chi vive nella carità, nella santità. 

42A chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola. «Se da te sarò salvato, potrò dare una risposta a quanti mi rimproverano di essere un illuso. Che cosa si potrà obiettare di fronte ad un fatto manifesto?» (Ilr 544). «Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, con dolcezza, con retta coscienza» (1 Pt 3,15).

43Non togliere dalla mia bocca la parola vera, perché spero nei tuoi giudizi. La meditazione avveniva ripetendo un testo a voce alta (Cf Sal 36,30). «Quelli che amano il Signore, si saziano della legge» (Sir 2,16). «Ci esorta ad amare la verità e a chiedere a Dio questo dono, con grande intensità» (Td 1836). 

44Osserverò continuamente la tua legge, in eterno, per sempre. «Si dispone ad obbedire a Dio con grande prontezza d’animo», in continuità (Td 1036). «Ecco, io vengo a fare la tua volontà» (Eb 10,9). «Quelli che temono il Signore cercano di piacergli (Sir 2,16). 

45Camminerò in un luogo spazioso, perché ho ricercato i tuoi precetti. Il luogo spazioso è la libertà da se stessi, la carità, la gioia dell’innocenza (Cf Cs 851). 

46Davanti ai re parlerò dei tuoi insegnamenti e non dovrò vergognarmi. «Gesù Cristo, ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato» (1 Tm 6,13). «Pietro e Giovanni replicarono [al Sinedrio]: Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,19-20). «Non temo le autorità ma parlerò loro con franchezza. Una vita condotta nella rettitudine, infonde grande sicurezza» (Td 1036 ).

47La mia delizia sarà nei tuoi comandi, che io amo. «Hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto» (Sap 16,20). «L’uomo interiore non soltanto può sfamarsi, ma anche godere di delizie. Nessuno, però, può godere di delizie, sia nella carne sia nello spirito. Il Signore è verità, è sapienza, è giustizia, è santificazione; se avrai in abbondanza (queste qualità), allora troverai la gioia nel Signore, in modo totale e completo» (Or 1326). 

48Alzerò le mani verso i tuoi comandi che amo, mediterò i tuoi decreti. Alza le mani a Dio, come gesto di riverenza. «La meditazione non reca vantaggio se non si ama la legge stessa; neppure sarà sufficiente amare di un amore ordinario, ma la si deve prediligere intensamente» (Ilr 547). 


7. 49Ricordati della parola detta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza. «Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando» (Gv 15,14). «Ponete ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Cristo si rivelerà» (1 Pt 1,13). «Quando Dio donò la sua Legge, promise di beneficare le persone obbedienti ed ora chiede Lui di adempiere la sua promessa» (Td 1837). 

50Questo mi consola nella mia miseria: la tua promessa mi fa vivere. «La tua parola, con la quale conforti i miseri, mi ha vivificato. Essa rende gioioso l'afflitto, rafforza il debole, guarisce il malato, infonde nuova vita a chi è venuto meno per la tristezza di questo mondo, a causa delle tentazioni o delle tribolazioni» (Gero 768). 

51Gli orgogliosi mi insultano aspramente, ma io non mi allontano dalla tua legge. «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui» (Mc 8,38). «Volevano che mi conformassi alla loro malvagità, approvandola e imitandola, ma rimasi fedele alla tua legge. Sebbene mi schernissero, mi conservai umile tra gli orgogliosi, obbediente tra i ribelli, mansueto tra i prepotenti» (Gero 767). Aggredire l’ingiustizia con la violenza, induce in gravi errore perché «l’ira è una grande maestra di peccato» (Am14, 1021). 

52Ricordo i tuoi eterni giudizi, o Signore, e ne sono consolato. «Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?» (Sir 2,10-11). «Mi sono ricordato di ciò che accadde ai santi (Abramo, Giacobbe, Giuseppe): sperimentarono molte prove ma li rendesti illustri e ricevettero una consolazione adeguata» (Td 1837). 

53Mi ha invaso il furore contro i malvagi che abbandonano la tua legge. «Gesù li guardò tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori» (Mc 3,5). «Mi rattristavo molto, nel vedere quanti trasgredivano la tua legge!» (Td 1837). «È oppresso da un sentimento di compassione e di dolore, per il pericolo che corrono gli empi, come se fossero ammalate le sue stesse membra» (Ilr 550). 

54I tuoi decreti sono il mio canto nella dimora del mio esilio. «Parla della salmodia che è da usare con grande piacere, come insegna l’apostolo: cantate e salmeggiate a Dio nei vostri cuori (Ef 5,19). Il canto ci solleva nella fatica e la contemplazione ci addolcisce con la sua grande soavità» (Cs 854). «I salmi, una volta accolti negli orecchi, devono essere conservati nel cuore, e la funzione della bocca è quella di ripeterli in continuità» (Ilr 550). 

55Nella notte ricordo il tuo nome, Signore, e osservo la tua legge. 56Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti. «Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). «Nel corso della notte, i santi si alzano, effondono preghiere e celebrano il Signore. La notte rappresenta anche l'ora della prova» (Td 1837). 


8.57La mia parte è il Signore: ho deciso di osservare le tue parole. «Ai sacerdoti non fu assegnata alcuna eredità perché la loro parte era il Signore (Cf Dt 10,9). Trascurando ogni altro bene, ti considero, Signore, la mia parte, la mia abbondanza e la mia ricchezza e per questo osservo la tua parola» (Td 1840). 

58Con tutto il cuore ho placato il tuo volto: abbi pietà di me secondo la tua promessa. «Implora la misericordia divina, non in base alla consapevolezza dei propri peccati, ma in base alla promessa divina [che assicurano il perdono]» (Ilr 555). «Finché rimaniamo nelle colpe, invano chiediamo il perdono» (Or 1330). «Distolga il suo volto da ciò che tu hai fatto, ma non lo distolga da ciò che ha fatto Lui. In quanto sei uomo, è stato lui a farti; quanto invece ai tuoi peccati, li hai fatti tu» (Ag36,947). 

59Ho esaminato le mie vie, ho rivolto i miei piedi verso i tuoi insegnamenti. «Ho esaminato le mie azioni e spiacente del mio stato, mi sono rivolto a compiere i comandamenti. Mi sono allontanato da dove avvertivo il pericolo di cadere» (Cs 855). 

60Mi affretto e non voglio tardare a osservare i tuoi comandi. «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco» (Gv 14,31). «Eccomi, manda me!» (Is 6,8). Zaccheo, alzatosi, disse: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc 19,8). 

61I lacci dei malvagi mi hanno avvolto: non ho dimenticato la tua legge. «Come fa a dire di non aver dimenticato la legge di Dio, se è stato avvolto nei lacci dei malvagi? Mentre veniva stretto da essi, nel suo animo santo rifiutava di lasciarsi coinvolgere» (Cs 856). 

62Nel cuore della notte mi alzo a renderti grazie per i tuoi giusti giudizi. «Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). «Paolo, prigioniero assieme a Sila, con i ceppi ai piedi, dopo aver ricevute battiture e flagelli, innalzò a Dio lodi e preghiere ed ottenne il frutto della veglia [furono liberati ed ottennero conversioni] (Cf At 16,25» (Td 1841). 

63Sono amico di coloro che ti temono e osservano i tuoi precetti. «Ho considerato amici quanti coltivano il tuo timore e vivono nella rettitudine» (Td 1841). «Il timore della fede consiste nell’obbedienza e il rispetto proprio di un vero spirito religioso si trova nella sottomissione a Dio» (Ilr 559). 

64Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami i tuoi decreti. «La terra piena della misericordia di Dio è, di per sé, una terra contaminata e corrotta. Il Signore fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi (Cf Mt 5,45). Egli è paziente, preferisce il pentimento dei peccatori alla loro morte, accordando a ciascuno il tempo di pentirsi» (Ilr 559). 


9. 65Hai fatto del bene al tuo servo, secondo la tua parola, Signore. «Tutto ciò che Dio fa per il suo servo, è cosa buona. La stessa severità dei padri verso i figli, è piena d’affetto» (Ilr 560). «Non ringrazia per aver ricevuto dei beni terreni, ma per l’educazione che l’ha condotto alla salvezza» (Cs 857).

66Insegnami il gusto del bene e la conoscenza, perché ho fiducia nei tuoi comandi. «È un grande dono di Dio sentire l’attrattiva del bene. Se l’opera buona, la compiamo per timore del castigo e non per il gusto del bene, è segno che non amiamo Dio, ma lo temiamo soltanto» (Ag37,1517). «Che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento» (Fil 1,9).

67Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua promessa. È facile essere presuntusi ma l’esperienza dei nostri errori ci rende meno spavaldi. «Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte. E, uscito fuori, pianse amaramente» (Lc 22,61-62). «Dio ha dovuto intervenire con la sua correzione. Mi sono ammalato, ho sperimentato l'amarezza della cura ed ora mi ritrovo risanato» (Td 1844). 

68Tu sei buono e fai il bene: insegnami i tuoi decreti. «Gesù ebbe compassione [delle folle], perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (6,34). «Dal momento che sei Buono, oso chiederti d’insegnarmi i tuoi giudizi» (Td 1844). «Signore, io tendo a dissiparmi. Curami e avrò stabilità! Ma, finché non mi renderai così, sopportami, perché tu, Signore, sei dolce e mite» (Ag37,1088) 

69Gli orgogliosi mi hanno coperto di menzogne, ma io con tutto il cuore custodisco i tuoi precetti. «Gesù, pur essendo maledetto, non malediceva (1 Pt 2,23). Puoi vedere che ti sono d’aiuto anche quelli che ti offendono: allora il Signore ti ascolta e ti rimette il tuo peccato. Penitenza esige pazienza; la pazienza addolcisce le colpe anche più gravi» (Am14, 1081.1082). 

70Insensibile come il grasso è il loro cuore: nella tua legge io trovo la mia delizia. Gli increduli chiedono ai fedeli «Dov’è la potenza di chi soccorre, dov’è la misericordia di un Dio buono? Contro simili obiezioni, c’è bisogno di un animo coraggioso e fedele» (Ilr 562). «[Il credente] sa che nulla gli può accadere, se non per una norma di divina giustizia» (Ilr 561).

71Bene per me se sono stato umiliato, perché impari i tuoi decreti. «Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove» (Gc 1,2). «Constatando d’essere guarito, ringrazia per le medicine amare somministrategli dal Medico» (Td 1844). 

72Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi d’oro e d’argento. «Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì (Mt 9,9)». «La carità suscita nel cuore, verso la legge di Dio, un amore più intenso di quello risvegliato dall’avidità per l’oro» (Ag37,1550). 


10. 73Le tue mani mi hanno fatto e plasmato: fammi capire e imparerò i tuoi comandi. «Ognuno nasce dai genitori, ma non senza l’intervento di Dio. Se essi lo generano, a creare è solo Lui» (Ag37,1550). «Ha creato tutte le cose con la sola parola ma ha plasmato l'uomo con le sue stesse mani, ossia con un amore particolare. Chiede al Creatore di arricchire la sua opera concedendo a lui la sapienza» (Td 1845). «Con la tua sapienza hai formato l’uomo perché governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, dammi la sapienza…» (Sap 9,2-4). 

74Quelli che ti temono al vedermi avranno gioia, perché spero nella tua parola. «Quando anch'io comincerò a sperare in te, diventerò un motivo di gioia per i tuoi fedeli» (Td 1845). «La presenza d’un uomo santo è utile a quanti temono Dio» (Ilr 567).

75Signore, io so che i tuoi giudizi sono giusti e con ragione mi hai umiliato. «Non si parla dei giudizi eterni, ma di quelli attuali. Sa che quanto gli accade secondo i nostri giudizi, proviene in realtà da un giudizio di Dio» (Ilr 568). «Non dice ho creduto ma so, ho sperimentato: mostra di aver conosciuto la rettitudine del Signore grazie alle sofferenze provate e ai benefici ricevuti» (Cs 860). 

76Il tuo amore sia la mia consolazione, secondo la promessa fatta al tuo servo. «Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni tribolazione» (2 Cor 7,4). «Spera in un incoraggiamento proveniente dalla misericordia di Dio: Benedetto Dio che ci consola in ogni tribolazione (2 Cor 1,3-4)» (Ilr 569). 

77Venga a me la tua misericordia e io avrò vita, perché la tua legge è la mia delizia. Amando la legge divina, si trova già in comunione con Dio; gode così della vera vita ma ora chiede che essa abbondi sempre di più: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). «La meditazione ci rende beati quando, mediante le opere buone, otteniamo di partecipare al regno dei cieli [fin da ora]» (Cs 861). 

78Si vergognino gli orgogliosi che mi opprimono con menzogne: io mediterò i tuoi precetti. «Nel momento stesso in cui si parla male di voi [falsamente], rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo» (1 Pt 3,16). Si vergognino ma anche si ravvedano: «Non basta al nostro profeta preoccuparsi solo di se stesso. Si fa carico di tutta l'umanità e prega per quanti si trovano nel peccato» (Ilr 570). 

79Si volgano a me quelli che ti temono e che conoscono i tuoi insegnamenti. «Si volgano a me, o meglio tornino a Te, Signore. Chi comincia a frequentare un uomo di Chiesa, in realtà si rivolge a Dio» (Cs 861). «Un servo del Signore deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare, nella speranza che Dio conceda loro di convertirsi, perché riconoscano la verità» (2 Tm 2,25). 

80Sia integro il mio cuore nei tuoi decreti, perché non debba vergognarmi. «Dal cuore escono i cattivi pensieri, i furti, gli adulteri, gli spergiuri, gli omicidi, le false testimonianze e altre cose simili che inquinano l’uomo (Mt 15,19). Perciò sta scritto: Con ogni cura custodisci il tuo cuore, perché la vita sgorga da esso (Pr 4,23)» (Cf Bs 881 – 882).

In preparazione il resto del salmo

lunedì 11 maggio 2020

ASPETTANDO GODOT



Estratto dal Blog di Anna Napponi ALI DI PENSIERO
22 aprile 2020

"Waiting for Godot", Beckett: significati, connessioni bibliche, storiche e sociali
 "Waiting for Godot" è un dramma in due atti composto da Samuel Beckett e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1952. 

0. RIASSUNTO DELLA "NON-TRAMA":


Eh sì... è una non-trama: non c'è avventura e soprattutto non c'è la volontà di cambiamento e di movimento. C'è un'infinita e a tratti anche angosciante attesa.

I due personaggi principali sono i due mendicanti Vladimir ed Estragon (in traduzione italiana: Vladimiro ed Estragone). Entrambi aspettano, in un paesaggio in aperta campagna, un certo Godot... non lo hanno mai incontrato prima, non sanno nulla di lui. E, per di più, non sono sicuri né del giorno né dell'ora dell'appuntamento. Ad un tratto arriva Pozzo, un castellano benestante che porta a guinzaglio il suo servitore Lucky. Pozzo di intrattiene con Vladimir ed Estragon e a un certo punto riparte. Il primo atto si conclude con l'ascesa della luna argentata nel cielo e con l'arrivo di un ragazzo che annuncia ai due mendicanti che Godot arriverà certamente domani- le testuali parole del dramma: "Mr. Godot told me to tell you he won’t come this evening but surely tomorrow."
Il secondo atto è praticamente uguale perché è anch'esso scandito da: attesa, arrivo di Pozzo e Lucky, congedo di questi ultimi due e messaggio del ragazzo: "Godot mi ha detto di dirvi che non verrà stasera ma sicuramente domani".  E il sipario cala.

Ma chi è veramente Godot? Dio? La Felicità? Forse entrambi. Ma a noi lettori non è dato saperlo con certezza. 
Per concludere questo "paragrafo zero", riporto prima una piccola parte del commento critico di Carlo Fruttero:

Vedere in Vladimiro ed Estragone la piccola borghesia che se ne lava le mani, mentre Pozzo, il capitalista, sfrutta bestialmente il proletariato, è perfettamente legittimo, ma altrettanto legittima è la chiave cristiana, per cui tutto, dall'albero che si trova sulla scena e che dovrebbe rappresentare la croce, alla barba bianca di Godot, si può spiegare Vangelo alla mano.

Qui sotto segue una carrellata di mie impressioni e riflessioni a proposito di alcuni passaggi del dramma, che ho appena terminato di leggere integralmente. E' tutto suddiviso in piccoli paragrafi- per quel che riguarda il primo atto, il numero dei paragrafi è contrassegnato con le lettere, per il secondo invece, ci sono i numeri arabi. "Farò parlare" molto anche il testo.

IMPRESSIONI E RIFLESSIONI SULL'ATTO PRIMO:

A. QUALE VERITA'?

Primo rimando biblico, già alla prima scena del primo atto:

Vladimir: Ah yes, the two thieves. Do you remember the story? Two thieves, crucified at the same time as our Saviour. One is supposed to have been saved and the other… (he searches for the contrary of saved)… damned. 
Estragon: Saved from what? 
Vladimir: Hell. 
Estragon: I’m going. 
Vladimir: And yet... (Pause.)... how is it– all four Evangelists were there. And only one speaks of a thief being saved. Why believe him rather than the others? 
Estragon: Who believes him? 
Vladimir: Everybody. It’s the only version they know. 

(Vladimir: Ah, sì, i due ladroni. Ti ricordi la storia? Due ladri, crocifissi insieme al nostro Salvatore. Si dice che uno fu salvato e l’altro… (cerca il contrario di salvato)… dannato. 
Estragon: Salvato da che cosa?
 Vladimir: Dall’inferno.
 Estragon: Vado.
Vladimir: E tuttavia… (Pausa.)... com’è, c’erano tutti gli Evangelisti. E solo uno parla di un ladro salvato. Perché credere a lui piuttosto che agli altri? 
Estragon: Chi gli crede? 
Vladimir: Tutti. È l’unica versione che conoscono.)

Soltanto nel Vangelo di Luca si parla delle reazioni dei due ladroni al vedere Cristo in croce e quindi si mettono in luce le loro parole. Soltanto in Luca è presente un dialogo tra Gesù e il ladrone pentito. Ad uno di essi, cioè a quello che si rende conto di aver perseguito uno stile di vita disonesto e che si pente, Gesù dice: "Oggi sarai con me in Paradiso".
Non voglio andare oltre, per quel che riguarda la teologia e i Vangeli sinottici... A me questo punto ha fatto pensare innanzitutto al contesto in cui Beckett ha scritto "Waiting for Godot": inizio anni '50, inizio guerra fredda. Cinque anni dopo aver scoperto sia gli orrori dei campi di sterminio sia le terribili e devastanti potenzialità della bomba atomica. Gli uomini si sono evoluti dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma certe loro creazioni sono in grado di distruggere e di danneggiare  altri popoli. Sono appena terminate delle dittature diaboliche, assetate di potere e purtroppo di sangue, dittature che hanno manipolato migliaia di coscienze. In Europa la gente vorrebbe "ricostruire" un clima diverso, un mondo migliore, un tipo di mondo simile a quello che avrebbero voluto tutti quei partigiani morti per la libertà, fedeli fino in fondo ai loro ideali. Ma in Italia e in Germania la gente patisce la fame. Ad est c'è ancora il regime autoritario comunista, contrapposto al capitalismo americano e a quegli Stati Uniti pervasi dall'ottica consumista alienante, quegli Stati Uniti pieni di grattacieli, e di non-luoghi, quegli Stati Uniti che, nella musica e nelle abitudini, iniziano a influenzare molte nazioni europee.
In un contesto del genere, gli intellettuali arrivano a chiedersi: qual'è la verità? E' stata anche la domanda di Pilato a Gesù, giusto per fare un ulteriore richiamo al Vangelo della Passione.
Di fronte a tutto ciò, una parte degli intellettuali europei, tra cui Samuel Beckett e i francesi della scuola del Nouveau Roman (che però ora riesco a comprendere meglio, al di là di ironie e sarcasmi) si sentono impotenti, sperduti... risentono di un passato recentissimo e violentissimo, risentono delle disuguaglianze economico-sociali... e temono l'energia potente di tecnologie molto negative, come la bomba atomica. Dov'è la verità in questo mondo che ha appena avuto 50 milioni di morti a causa del secondo conflitto mondiale? Cosa può darci sicurezza?

B) L'HOMO "DEMENS":


Vladimir: He said Saturday. (Pause.) I think. I must have made a note of it. (He fumbles in his pockets, bursting with miscellaneous rubbish.) 
Estragon: (very insidious). But what Saturday? And is it Saturday? Or Thursday? 
Vladimir: What’ll we do? 
Estragon: If he came yesterday and we weren’t here you may be sure he won’t come again today. Vladimir. But you say we were here yesterday. 
Estragon: I may be mistaken. (Pause.) Let’s stop talking for a minute, do you mind? 
Vladimir: (feebly). All right.

(Vladimir: Ha detto sabato. (Pausa.) Penso. Dovrei averne preso nota. (Armeggia nelle sue tasche, traboccanti di cianfrusaglie varie.) 
Estragon: (molto insidioso). Ma quale sabato? Ed è sabato? O giovedì? 
Vladimir: Cosa faremo? 
Estragon: Se fosse venuto ieri e noi non fossimo stati qui puoi star certo che non verrà ancora oggi. 
Vladimir: Ma tu dici che noi eravamo qui ieri. 
Estragon: Potrei sbagliarmi. (Pausa.) Smettiamo di parlare un minuto, ti dispiace? 
Vladimir: (fiocamente). Va bene.)

Sembrano due dementi che non ricordano assolutamente nulla. Incerti sul presente, sul passato e sul futuro. Questi due sembrano non avere ricordi. E sembrano non avere la percezione del tempo e dello spazio. Lo spazio, tra l'altro, è sempre uguale. Questa è la fine della seconda scena del primo atto. Nella scena terza, Vladimir ed Estragon, per un momento scambieranno Pozzo per Godot. E... qualche istante dopo, addirittura si dimenticheranno di aver scambiato Pozzo per Godot.

Pozzo: I present myself… Pozzo. 
Estragon (timidly, to Pozzo): You’re not Mr. Godot, Sir? 
Pozzo (terrifying voice): I am Pozzo! (Silence.) Pozzo!

(Pozzo: Mi presento... Pozzo. 
Estragone (timidamente, a Pozzo): Lei non è il signor Godot?
Pozzo (con voce terribile): Sono Pozzo! (Silenzio) Pozzo!)

Per collegarmi alla questione "tempo" di quest'opera: come in "La gelosie" di Robbe-Grillet e come in "L'anneè derniere a Mariembad", anche qui il tempo sembra cristallizzato. Ad un certo punto, Estragon dice (e stavolta lo riporto soltanto in italiano): "Non succede niente, nessuno viene, nessuno va, è terribile".

C) POZZO E LUCKY:


Come si diceva nell'introduzione, Pozzo e Lucky sono rispettivamente servo e padrone.

Partiamo dal fatto che Lucky mi sembra un nome antifrastico: "lucky" è "fortunato"... Mi sembra poco fortunato qualcuno che, per servire un padrone cinico e sprezzante come Pozzo, ha perduto completamente la propria dignità umana e la propria libertà di azione e di movimento (è infatti legato ad un guinzaglio).

Pozzo dice (e anche stavolta riporto soltanto il discorso in traduzione italiana) a Vladimir e ad Estragon, inizialmente un po' sconcertati di fronte alla tirannia che Pozzo esercita su Lucky: "Da notarsi che potrei benissimo trovarmi al suo posto e lui al mio. Se il caso avesse deciso altrimenti. A ciascuno il suo".
Che vuol dire? Il destino mi ha fatto nascere padrone. La mia prepotenza e il mio disprezzo sono giustificati dal "caso", dalla sorte (se fossimo nel Medioevo, "dalla Fortuna").

D) I SOPRANNOMI CHE SI DANNO VLADIMIR ED ESTRAGON:


Di tanto in tanto, nel corso dei loro dialoghi vuoti e a volte senza senso, confusi e privi di memorie, Vladimir chiama Estragon "Gogo" ed Estragon chiama Vladimir "Didi".

Estragon= in Gogo c'è il raddoppiamento di "go", una sillaba che fa già parte del suo vero nome.
Vladimir= in Didi c'è il raddoppiamento di "di", una sillaba che già è inclusa nel suo vero nome.

Didi/ Gogo... 
Didi non potrebbe forse richiamare lontanamente il movimento Dada, sorto in Svizzera nel '16, avanguardia che si serviva, nelle sue "creazioni", del non-senso, di richiami al linguaggio infantile, di collages di ritagli di giornale per formare una poesia?
Dada vuol dire tutto e niente. Ha una moltitudine di significati e al contempo nessuno.

A proposito di infanzia... per far addormentare Estragon, ad un certo punto del secondo atto, Vladimir canta una ninna nanna che fa: ni na na na/ ni na na na.

IMPRESSIONI E RIFLESSIONI SUL SECONDO ATTO:

1) INQUIETUDINE E ANGOSCIA:


Eccolo, secondo me, il punto più rappresentativo dell'angoscia di Vladimir. E' inquieto, perché la sua vita si basa su un'attesa noiosa, monotona, estenuante, priva di colori. E per aspettare chi, esattamente?
Sorbitevi tra poco la filastrocca ripetitiva!
Anche Estragon, comunque, è inquieto. Dirà poco dopo, al compagno di avventure: "Ritrovarmi! Dove vuoi che mi ritrovi? Ho trascinato la mia sporca vita attraverso il deserto! E tu vorresti che ci vedessi delle sfumature! Guarda questo schifo! Non ne sono mai uscito!"
Io credo che il deserto sia simbolo di un vuoto di valori e di relazioni. Il deserto psicologico deriva dalla propria infelicità.


Vladimir: THEN ALL THE DOGS CAME RUNNING
                    AND DUG THE DOG A TOMB 
                    AND WROTE UPON THE TOMBSTONE
                    FOR THE EYES OF DOGS TO COME. 


A DOG CAME IN THE KITCHEN 
AND STOLE A CRUST OF BREAD. 
THEN COOK UP WITH A LADLE 
AND BEAT HIM TILL HE WAS DEAD. 

THEN ALL THE DOGS CAME RUNNING 
AND DUG THE DOG A TOMB… 

He stops, broods, resumes. 

THEN ALL THE DOGS CAME RUNNING 
AND DUG THE DOG A TOMB… 

He stops, broods. Softly. 

AND DUG THE DOG A TOMB

… He remains a moment silent and motionless, then begins to move feverishly about the stage. He halts before the tree, comes and goes, before the boots, comes and goes, halts extreme right, gazes into distance, extreme left, gazes into distance.


( Vladimiro: ALLORA TUTTI I CANI ACCORSERO
E SCAVARONO UNA FOSSA AL CANE
E SCRISSERO SULLA PIETRA TOMBALE
AFFINCHE' TUTTI I CANI LEGGESSERO.

UN CANE ANDO' IN CUCINA
E RUBO' UNA CROSTA DI PANE
ALLORA CON UN MESTOLO
IL CUOCO LO COLPI' A MORTE.

ALLORA TUTTI I CANI ACCORSERO
E SCAVARONO UNA FOSSA AL CANE.

Si interrompe, medita, riprende.

ALLORA TUTTI I CANI ACCORSERO
E SCAVARONO UNA FOSSA AL CANE...

Si interrompe, medita. Dolcemente.

E SCAVARONO UNA FOSSA AL CANE.

Rimane un momento immobile, poi inizia a camminare febbrilmente sulla scena. Si ferma di nuovo davanti all'albero, andirivieni,  davanti alle scarpe, andirivieni, si ferma alla quinta destra, guarda lontano, alla quinta sinistra, guarda lontano.)

2) PERCHE' NEL SECONDO ATTO POZZO E' CIECO E LUCKY MUTO?

Nel primo atto non lo erano. Faccio presto a spiegarlo: stando a ciò che dice Fruttero, cioè, alla contrapposizione capitalismo/proletariato, la cecità di Pozzo forse è anche una cecità morale, oltre che fisica. Si trova in quella posizione, disprezza e insulta continuamente Lucky e non è in grado di farsi un esame di coscienza. E' forse il padrone, il padrone capitalista avido di guadagni e di ricchezza interessato a sfruttare le vite dei dipendenti.

Lucky diventa muto... Se prima dicevo che ha perso la propria dignità, il mutismo rappresenta proprio questo: è muto, inerme e succube dello sfruttamento a cui è sottoposto. E' un sottomesso, punto.

3) CONCEZIONE NEGATIVA SULLA RAZZA UMANA:

Anche qui, basta l'italiano:

Vladimiro: (...) Ma qui, in questo momento, l'umanità siamo noi, ci piaccia o non ci piaccia. Approfittiamone, prima che sia troppo tardi. Rappresentiamo degnamente una volta tanto una sporca razza in cui ci ha lasciati la sfortuna! (...)

La "sporca razza" che sfrutta il prossimo, che non sa amare, che si fa condizionare da ideologie politiche pericolose, che fa le guerre... 

4) LA FELICITA' E DIO LI SI ASPETTANO O LI SI CERCANO?

Più volte Vladimir ed Estragon vorrebbero andarsene da quel luogo, sempre uguale ad ogni ora del giorno. Ma ogni volta l'uno dice all'altro che non si può fare perché si sta aspettando Godot.



Al di là di cosa Godot rappresenti (la felicità o Dio)... io credo che entrambi debbano essere cercati dagli uomini, non attesi. L'attesa di questi "traguardi" è frustrante e non permette di crescere, di mettersi in gioco. Per crescere, cambiare e maturare bisogna evitare la monotonia. In effetti, in questo dramma, tutto è statico. Anche quando i due protagonisti dicono "Andiamo", non si muovono. 

Anna Napponi

giovedì 7 maggio 2020

API E MIELE NELLA BIBBIA


Sollecitato dai post di un amico che ci ha mostrato il lavoro nel suo apiario, mi sono venuti alla mente alcuni passi della Scrittura che parlano delle api. Con ogni evidenza, si tratta nel caso mio di ossessione professionale. Dobbiamo distinguere tra i passi in cui si parl del miele (numerosissimi) e quelli che parlano, invece, delle api. Quest'ultime non si sentono affatto offese per essere state così trascurate, perché sono insetti pieni d'umiltà. Così suppongono gli autori sacri. È umile anche se offre il prodotto migliore tra le cose dolci. Io sto già citando un passo e sto appropriandomi di un pensiero di altri. Ecco allora il passo da cui ho attinto questo messaggio: «Non lodare un uomo per la sua bellezza e non detestare un uomo per il suo aspetto. L’ape è piccola tra gli esseri alati, ma il suo prodotto è il migliore fra le cose dolci. Non ti vantare per le vesti che indossi e non insuperbirti nel giorno della gloria, perché stupende sono le opere del Signore, eppure esse sono nascoste agli uomini» (Sir 11,2-4). 
Le api sono poco belle (ho chiuso la finestra per paura che qualcuna venga a pungermi). Non sono appariscenti, non vestono Prada. Non si curano dell'apperenza ma dell'operato concreto. S'impegnano, perché amano il loro lavoro e lo amano perché produce un lavoro eccellente a vantaggio di tutti. Sono simili a tante persone umili che vivono una vita intensa d'amore, nella fabbrica o in famiglia, senza aspettarsi alcun riconoscimento. 

Questo è un aspetto. Mai leggere la Scrittura soffermandosi sopra un solo passo. Uno sciame di api agitate è piuttosto pericoloso. Isaia parogona i soldati dell'Assiria, la super potenza dell'epoca, che invasero la terra d'Israele ad api piuttosto irritate: il Signore chiamerà «le api che si trovano in Assiria. Esse verranno e si poseranno tutte nelle valli scoscese, nelle fessure delle rocce, su ogni cespuglio e su ogni pascolo» (Is 7,18-19). Le api sono anche un'immagine dei nemici più pericolosi di una singola persona: «Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra i rovi,ma nel nome del Signore le ho distrutte (Sal 118,12)». Tuttavia, ecco di nuovo un cambiamento.
L’ostilità stessa può trasformasi in un’occasione per diventare, ancora di più, persone d’amore: «Lo stesso Signore è stato circondato dai persecutori, come le api circondano il favo. Gli empi, non sapendo che cosa facevano, coi tormenti hanno reso più dolce il Signore, affinché vediamo e gustiamo quanto è soave il Signore» (Prospero d'Aquitania). Insomma le avversità della vita e perfino l'ostilità altrui, possono finire con darci giovamento. 
A volte quando postiamo qualche cosa su Facebook, veniamo aggrediti da qualche sciame di passaggio. È il momento, con pazienza, di produrre il miele della carità. L'ira combatte il male, ma soltanto la pazienza lo vince. 

Abbiamo parlato delle api in pochi passi ma significativi. Che cosa si dice del miele nella Bibbia? Le api saranno molto orgogliose perché si parla molto bene del loro prodotto. Ricordate che cosa mangiava Giovanni Battista mentre si trovava nel deserto? Non potendo recarsi alla mensa della Caritas, si accontentava di ciò che trovava ma si dichiarava molto fortunato quando trovava del miele lasciato là da api, selvatiche sì, ma molto gentili (cf Mc 1,6). Avevano simpatia per questo profeta, anche se non si fecero mai battezzare. Il miele, infatti, era considerato da sempre un alimento molto calorico. Secoli prima, Gionata, figlio del re Saul, s'era ridotto allo sfinimento durante una battaglia. Trovato per caso un favo, cominciò a cogliere del miele con la punta di un bastone e si sentì subito rinvigorire: «i suoi occhi si rischiararono» (1 Sm 14,27). 
Era un cibo molto apprezzato. Giobbe parla di uno che «se lo teneva nascosto sotto la sua lingua, assaporandolo senza inghiottirlo, se lo tratteneva in mezzo al suo palato» (Gb 20,12-13). Infatti mi sembra questo il modo più intelligente di mangiarlo: lasciarselo sciogliere in bocca. Secoli dopo (scusate se passo così facilmente da un secolo all'altro ma questo è l'unico modo che ho per farvi capire che sono molto istruito), il vescovo Fenelon dirà che questo è il metodo migliore per fare meditazione: trattenere a lungo qualche espressione per cogliere il senso, per apprezzarla. Purtroppo, invece, ancora adesso si prega ingoiando in fretta, senza capire, senza apprezzare. Così tutto finisce come peso sullo stomaco. Volete escogitare il medo migliore per stufare i fedeli a Messa? Fatela di corsa!
Sto depistando. Ho detto che era un prodotto molto apprezzato. Infatti Giacobbe per ingraziarsi il viceré d'Egitto (che era suo figlio ma non lo sapeva) così consiglia gli altri figli: «Mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti della terra e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làudano, pistacchi e mandorle» (Gen 43,11). Insomma: frutta secca, profumi, medicinali ma anche miele. Non c'è allora da stupirsi se Dio volendo reclamizzare la terra che voleva donare al suo popolo, dicesse: «La terra dove scorre latte e miele». Primo tentativo di pubblicità turistica. Tenete conto che la Striscia di Gaza c'era già, ma allora non era una striscia. La terra dove il miele scorre come fosse un torrente (non dimenticate che siamo nell'ambito pubblicitario) diventa un segno della grazia sorprendente di Dio. Dal punto di vista cristiano è un'immagine dei doni ricevuti con la conversione e il Battesimo: Introduxit nos Dominus in terram fluentem lac et mel (Introito del lunedì di pasqua). Cioè? Parla più chiaro, mi direte. Ecco una versione un po' libera: «Già qui, per mezzo dello Spirito Santo, veniamo riammessi in paradiso, ritorniamo allo stato di adozione a figli, ci viene dato di compartecipare alla grazia di Cristo... di vivere nella pienezza della benedizione. Tutto questo già da ora e poi nel tempo futuro» (Basilio).

Vi siete chiesti per quale motivo il Battista amava il deserto roccioso di Giuda, predicava e battezzava vicino a Gerico, con tutto il calda che faceva e fa in questo posto? Non poteva andare in un luogo più fresco e nutrirsi un po' meglio? È vero che succhiava anche un po' di miele, del resto necessario per un predicatore privo di microfoni, ma perché voler starsene proprio lì? Il Vangelo non ce lo dice in modo diretto ma possiamo intuirlo. Formulo un'ipotesi verosimile perché, dal momento, che non sono un esegeta diplomato, non posso inventarmene troppo grosse. Il popolo di Dio, quando passò nella terra promessa, provenendo dall'Egitto, era passato proprio da quelle parti. Lì era cominciata la storia del popolo. Secondo il Battista, bisognava ritornare alle sorgenti e ricominciare. Tanto più che incombeva un pericolo. Dio non aveva dato la terra ad Israele in possesso ma, per spiegarci, soltanto in comodato gratuito. Israele doveva abitarla senza guastare l'appartamento, altrimenti il legittimo proprietario si sarebbe fatto vivo per rompere l'accordo. 
Ma il miele che c'entra? Quella era la terra in cui scorreva latte e miele. Tra i doni di Dio c'era anche la sessualità: «Le tue labbra stillano nettare, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua» (Ct 4,11). [Non strabuzzate gli occhi: qui si parla, chiaramente, del bacio di pace, prima della Comunione] 
E quello non era ancora niente: «In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque» (Giole 4,18). La terra sarebbe stata così generosa, se il popolo l'avesse abitante in modo conforme allo stile e al progetto di Dio. «Ascolta, o Israele, e bada di mettere in pratica i miei comandi, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele,come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto» (Dt 6,3). Un invito molto promettente, ma, adesso, sentite anche questa, ve la devo dire per onestà professionale: «Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica, perché la terra dove io vi conduco per abitarla non vi vomiti. Non seguirete le usanze delle nazioni che io sto per scacciare dinanzi a voi» (Dt 20,21-22). Si potrebbe dire la stessa cosa così: il posto è bello, basta cavare quelli l'abitano. 
Il vero miele, allora, consiste nell'obbedienza al volere santo di Dio: «I giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti, più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante» (Sal 19,10-11). 
Se si fa il contrario che cosa succede? Un amico terribile di Giobbe così pensa a proposito di quelli che rovivano la terra con le loro prepotenze e violenze: «Il cibo gli si trasformerà in veleno di vipere. I beni che ha divorato, dovrà vomitarli, Dio glieli caccerà fuori dal ventre. Veleno di vipere ha succhiato,una lingua di aspide lo ucciderà. Non vedrà più ruscelli d’olio, fiumi di miele e fior di panna; darà ad altri il frutto della sua fatica senza mangiarne, come non godrà del frutto del suo commercio, perché ha oppresso e abbandonato i miseri, ha rubato case invece di costruirle; perché non ha saputo calmare il suo ventre, con i suoi tesori non si salverà. Nulla è sfuggito alla sua voracità, per questo non durerà il suo benessere. Nel colmo della sua abbondanza si troverà in miseria; ogni sorta di sciagura piomberà su di lui» (Gb 20,14-22).
Oggi si direbbe: bisogna aspirare ad uno sviluppo sostenibile. Ho sviluppato tanti spunti senza spiegarne bene neppure uno. Mi scuso col dire: non basta una testa sola a spiegare la Bibbia. 

domenica 3 maggio 2020


Anna Napponi, nel suo interessantissimo blog (Ali di pensiero. Riflessioni di Anna Blogspot.com) ha presentato il celebre racconto di Dino Buzzati «Il colombre».
Ecco come lo ha riassunto:

«Nel giorno del suo dodicesimo compleanno, Stefano Roi, il protagonista del racconto, chiede al padre, capitano di mare e proprietario di un elegante veliero, di accompagnarlo in uno dei suoi viaggi. Il padre esaudisce volentieri la richiesta del figlio. Durante il viaggio, però, Stefano intravede dalla poppa della nave uno strano pesce che sembra inseguire la nave.
Poco dopo, il padre gli rivela con angoscia che quel pesce è un colombre, animale molto temuto dai marinai, divoratore di uomini, visibile soltanto dalla vittima e dai suoi più stretti familiari.
Il capitano decide dunque di far sbarcare subito il figlio e di fargli proseguire gli studi in una città lontana dal mare.
Ma, con il passare degli anni, Stefano diviene sempre più ossessionato dal pensiero del colombre e, dopo la morte del padre, lascia l'ambiente cittadino e decide di intraprendere la vita dei marinai.

"... navigare, navigare era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l'impazienza di ripartire. Sapeva che fuori c'era il colombre ad aspettarlo e che il colombre era sinonimo di rovina. Niente. Un indomabile impulso lo attraeva senza requie(senza pace), da un oceano all'altro."

Divenuto anziano, si accorge di essere molto infelice e di aver consumato la sua esistenza nella fuga dal colombre attraverso i mari. Così una sera, sale su un barchino, si fa calare in mare e rema verso il colombre per colpirlo con un arpione. Ma il colombre, stanco e affaticato, gli dice: "Quanto mi hai fatto nuotare! E tu fuggivi, fuggivi. E non hai mai capito niente. Non ti ho inseguito attraverso il mondo per divorarti, come pensavi. Dal Re del mare avevo avuto soltanto l'incarico di consegnarti questo." Prima di scomparire tra le onde, l'animale trae fuori la lingua e porge al vecchio capitano una piccola sfera fosforescente, ovvero, la Perla del Mare, conosciuta dai marinai come la perla che dà agli uomini amore, fortuna e pace nell'animo.
Stefano, amareggiato, riconosce di aver vissuto una non-vita e di aver rovinato la propria esistenza con una fuga inutile».

Fin qui il racconto di Buzzati. In sguito Anna aggiunge la sua interpretazione:
«Potrei provare a dare una mia interpretazione del racconto.
Credo che il misterioso animale rappresenti il futuro. Stefano si sente attratto dal futuro, ma, dal momento che prova anche un incontrollabile timore verso di esso, continua a viaggiare per fuggire dal proprio destino, in preda ad un assurdo pregiudizio trasmessogli dal padre.
Stefano desidera la felicità, l'amore e la pace, ma non è in grado di coglierle laddove sono presenti, dal momento che è succube dei propri timori infondati. Fuggendo nega a se stesso la gioia di vivere.
Certo, egli riesce a realizzarsi dal punto di vista professionale, ma muore solo e infelice, consapevole della propria irrequietudine. Egli diviene ricco materialmente ma povero spiritualmente perché non é abbastanza coraggioso e tenace per poter affrontare le proprie paure e i propri conflitti interiori, anzi, continua a scappare, sia dal colombre che da se stesso.
Io penso che Stefano rappresenti tutte quelle persone che non sanno vivere e che quindi sono incapaci anche di approfittare delle buone opportunità, delle "occasioni d'oro" che la vita potrebbe offrire».

Aggiungo ora, non una nuova interpretazione ma una rilettura del racconto, esponendo ciò che esso mi ha suggerito. Il Signore ci insegue tutta la vita per donarci la sua perla. Nel Vangelo parla de il suo Regno come una perla di grande valore (Mt 13,46). Il colombre si è sobbarcato a grandi fatiche per raggiungere il giovane che voleva suffirgli, Gesù ha sofferto per noi molto più ancora. Anzi ci ha donato la sua stessa vita. Diceva un antico scrittore cristiano: chiunque è veramente consapevole che la Pasqua venne immolata per la sua salvezza, consideri inizio della sua vita il momento in cui Cristo si è sacrificato per lui.
Ma che cosa significa la perla fuori metafora? É il dono della carità, l'amore per Dio e per il prossimo, la capacità di vivere in comunione con Dio, nella sua grazia.
Se uno non vive di questo, non potrà trovare una vera pacificazione nonostante possa ottenere grandi successi in ogni ambito della vita. Perciò accogliamo l'offerta del Colombe, il Cristo:
«Venite, dunque, o genti tutte, oppresse dai peccati e ricevete il perdono. Sono io, infatti, il vostro perdono, io la Pasqua della redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro lavacro, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Io vi porto in alto nei cieli. Io vi risusciterò e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. Io vi innalzerò con la mia destra» (Melitone di Sardi)


domenica 19 aprile 2020

La gloria della figlia del Re è all'interno (Sal 44,14 LXX)


La gloria è all'interno. Che cosa vuo dire? Come possiamo scoprirlo? Se uno stanza si riempie di fumo, l'abitatore deve scappare perché gli bruciano gli occhi e non
può respirare. Allo stesso modo molti non sanno vivere bene con se stessi ma la loro fuga all'esterno non li arricchisce nè li tranquillizza. 
A prescindere dalle motivazioni per le quali un uomo è a disagio con se stesso,  la sorgente della pacificazione sta nel saper pregare. Non parlo di una preghiera occasionale e distratta, ma di una preghiera regolare. Non parlo neppure di una molteplicità di parole, ma del grido del cuore. 
Come si fa a gridare col cuore? Come stare in preghiera più a lungo: il grido non esce per opera nostra ma per impulso dello Spirito Santo. Quello che possiamo fare noi è imparare a star perseveranti. 
Appaiono delle difficoltà. 
La preghiera spontanea la sentiamo più vicina a noi ma dopo un po' non sappiamo più che cosa dire. Le preghiere già pronte e stampate, possiamo, a lungo, sentirle piuttosto estranee. La tradizione ha scoperto, allora, la preghiera breve ripetuta lungo, ripetendo più volte un'espressione avvertita come più personale. Diadoco di Foticea ha suggerito di ripetere semplicemente: Signore Gesù. Così diceva: «Chi vuole purificare il proprio cuore, lo infiammi incessantemente con il ricordo del Signore Gesù, facendo di questo la sua sola meditazione e la sua sola pratica, ininterrottamente». Cassiano preferiva ripetere: O Dio, vieni a salvarmi. In Oriente prevalse la formula: pietà di me peccatore. I salmi possono suggerirci un'infinità di parole, infiammate dallo Spirito. 

Perché ripetere a lungo?
«Colui che vuole purificare l'oro, se lascia anche per poco che si spenga il fuoco del crogiuolo, fa nuovamente indurire la materia già purificata: allo stesso modo, chi si ricorda di Dio ora sì e ora no, ciò che gli sembra di avere acquistato con la preghiera, lo annulla con gli spazi di inattività». «Perché quelli che vogliono liberarsi del proprio marciume, non possono pregare ora sì  e ora no, ma devono essere sempre impegnati nella preghiera, custodendo l'intelletto, anche se abitano fuori da luoghi di preghiera». 

venerdì 10 aprile 2020

Pasqua


Che cosa significa la Risurrezione di Gesù?

1. Prima di tutto la Risurrezione non è un semplice ritorno a questa vita. Lazzaro o il figlio della vedova di Naim, liberati dalla morte per opera di Gesù, in realtà non risorsero (come si dice in modo improprio), ma semplicemente ritornarono a questa vita terrena. Infatti, più tardi, morirono di nuovo mentre una persona risorta (il primo risorto in realtà è stato Gesù) non può più morire perché possiede una vita immortale, eterna. Il corpo di un risorto è spirituale, ossia trasformato radicalmente dallo Spirito Santo. 
2. Risorgendo dai morti, Gesù torna presso Dio Padre.  I nemici di Gesù avevano detto che era un falso profeta. Per giunta castigato da Dio. Ora Dio dimostra il contrario: lo glorifica e lo accredita. Allora è vero che Gesù era stato mandato da Lui. Sulla terra, fu il Figlio a lui gradito in modo pieno, il modello di ogni uomo. 
3. Gesù non soltanto riceve una vita eterna ma viene proclamato come il Signore. Ora siede alla destra del Padre e può portare a compimento la sua missione, interrotta con violenza dai suoi oppositori. Gesù non ha fallito ma anzi riprende il suo compito, a servizio degli uomini, con una energia ancora più efficace e decisiva. La storia del mondo orami è sua. Egli è il Principio (Alfa) ed il compimento (Omega).
4. Il primo risultato della morte e risurrezione è stato l'invio dello Spirito Santo ai credenti. Secondo l'annuncio dei profeti, la nuova creazione sarebbe stata caratterizzata dalla presenza dello Spirito. Ora lo Spirito fa in modo che il discepolo di Gesù continui la sua missione, diventi un altro Cristo. 
5. Morte e Risurrezione sono come due facce della stessa medaglia, sono due aspetti inseparabili. Gesù ottiene la vita eterna perché ha donato tutto se stesso a Dio e agli uomini. La vita eterna è amore. Inoltre, vivendo e morendo nell'amore, Gesù ha accumulato un tesoro che ora distribuisce ai credenti d'ogni epoca. Senza la sua morte, Gesù non avrebbe accumulato alcun tesoro. Senza la risurrezione, il tesoro accumulato rimarrebbe inservibile. 
6. Gesù è tornato là dov'era prima di scendere su questa terra. Non ha avuto nessun vantaggio? Il suo guadagno è stato quello di recuperarci. Il vantaggio di Gesù è il nostro guadagno. Ora riporta a Dio l'umanità e il suo vanto e il suo tesoro sono tutti gli uomini che parteciperanno alla sua gloria d'amore, in terra e in cielo.