Lunedi IV
Is 65. È chiaro che la creazione, come appare attualmente, è degradata e non corrsponde in maniera totale al progetto originario del Signore. Ciò nonostante è ancora buona e, in ogni caso, rimane sempre oggetto dell’attenzione premurosa di Dio. «Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo» (v.19).
I tempi messianici rappresentano una ripresa del progetto originario di Dio, il quale donerà anche di più.
«Simeone, uomo giusto e pio, aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui» (Lc 2,25). La Resurrezione di Gesù ha inaugurato il rinnovamento globale della creazione e, a partire dall’annuncio pasquale, la speranza del cristiano si sposta verso il tempo della consolazione. Esso, per ora, è atteso ma non soltanto atteso, perché può essere affrettato: «Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù» (At 3,19-20).
La nuova creazione appare nell’uomo di fede che lascia dimorare in sé il Risorto: «Se uno è in Cristo, allora c’è la nuova creazione». «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Nel frattempo, la Chiesa in parte invoca (Vieni in mio aiuto! Sal 20,11), dall’altra anticipa il ringraziamento: «Hai mutato il mio lamento in danza (Sal 20,12; «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» (Ap 12,10).
Gv 4. La guarigione del figlio del funzionario del re, anticipa la guarigione pasquale e la redenzione definitiva. Di ognuno si può dire: «Vive!» e la presenza anticipata in noi della vita eterna, è prova della nostra fede.
Martedi IV
Ez 47. L’acqua esce dall’altare, dal lato destro; è quindi un dono particolare del Signore. Il salmo 45 presuppone che in Gerusalemme, la città di Dio, la più santa tra le dimore di Dio, ci sia grande abbondanza di acqua, segno di benedizione.
Quest’acqua è sempre più abbondante e rigenera il territorio fino a farlo diventare un nuovo Eden: vi era una grandissima quantità di alberi. Questi alberi sono, come troviamo in altri passi un’immagine per parlare del giusto: sono fruttiferi in modo straordinario, rimangono sempre verdeggianti, forniscono cibo e medicine. Lo Spirito Santo è rappresentato in quest’acqua sempre più abbondante. Più respingiamo il male e più acconsentiamo alla grazia, lo Spirito Santo può riversare in noi il suo frutto con un’abbondanza sempre maggiore: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.
Gesù ci immerge in un’acqua salutare. Lui stesso è la forza che ci guarisce. Egli si avvicina al paralitico senza essere stato supplicato o richiesto; guarisce con una sola parola perché è la Parola a guarirci; s’allontana senza sollecitare o attendere alcun ringraziamento. Ci imparte un grande insegnamento: ciò che ci paralizza e ci fa ammalare è il peccato, la rottura o ogni incrinatura del nostro rapporto con Dio.
Mercoledi IV
Nell’ora (nel tempo) in cui Dio rivela la sua fedeltà, inizia un nuovo Esodo che è una risurrezione e una liberazione dal carcere. Il cammino è accompagnato dalla benevolenza del Signore perché «Colui che ha misericordia di loro li guiderà» e consentirà agli esuli di rioccupare la terra dalla quale erano stati scacciati. I prodigi dell’Esodo si ripetono: il gregge/popolo troverà nutrimento ovunque lungo tutte le strade, anche sopra ogni altura. Potrà dissetarsi a sorgenti d’acqua. Ogni ostacolo verrà superato (trasformerò i monti in strade). Anzi le vie del Signore “saranno elevate”. Avverrà il raduno completo di tutti i dispersi. Il Signore mostra tutta la forza della sua compassione (del suo amore materno), «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 114).
Il tempo della benevolenza è l’oggi: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 5,21-6,2).
Oggi il Signore ci fa uscire dalla malvagità del mondo (Gal 1,4): eravamo tenebre e siamo stati illuminati (Ef 5,8). Veniamo nutriti da una manna nascosta (Ap 2,17) e dissetati dall’acqua che toglie ogni sete (Gv 4,14). Facciamo parte dei figli radunati dal Signore: «Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,51-52). Questa nuova situazione di grazia anticipa la realtà futura (Ap 21, 4-5)
Gv 5. Gesù è la novità assoluta che attua la nuova creazione e il nuovo Esodo. Non conosce soltanto in mondo indiretto e incompleto il volere del Padre, ma vede ciò che Dio compie e lo replica all’interno di questo mondo. È il Padre che gli manifesta la sua opera per amore in modo che il Figlio, ubbidendo a Lui, diventa pari a Lui.
Il Padre gli mostra il suo modo di giudicare e Gesù, contemplandolo, esercita il ruolo di giudice. Comincia col donare la vita eterna a chi lo ascolta. Il discepolo fedele passa da morte a vita e si sottrae ad un altro giudizio futuro. In futuro, Gesù farà risorgere i morti e condannerà chi non ha voluto ascoltarlo.
Giovedi IV
Il popolo si mostra privo di fede e di riconoscenza verso Dio. Egli li ha liberati dall’Egitto ma essi non si fidano di Lui, come avevano fatto altre volte. In realtà tutti manchiamo di riconoscenza e fatichiamo a nutrire fiducia in Lui. In fondo, Israele non rinnega Dio in modo diretto, ma lo riduce ad una divinità. Non vogliono sottomettersi ad un Dio misterioso che li accompagna per educarli seguendo un suo percorso, ma un dio che esegue i loro desideri, che si fa manipolare; deve essere una potenza posta a loro servizio.
La decisione più immediata sarebbe quella di abbandonare questo popolo indegno ma questa reazione sarebbe troppo umana. Il Signore detesta di distruggere la sua creatura ma ama essere misericordioso. «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte» (Sap 1,13-14). Inoltre è Dio di estrema fedeltà che mantiene la parola data ai Patriarchi. Mosè conosce questo modo di sentire del Signore (avendolo sperimentato anche su di sé) e si mette a suo servizio disposto ad avviare un nuovo percorso. Soltanto questa pazienza di Dio rivela la sua gloria, che rimarrebbe offuscata se distruggesse il suo popolo (gli Egiziani fraintenderebbero del tutto il suo operato).
Gv 5. Gesù viene misconosciuto allo stesso modo in Dio, suo Padre, era stato rifiutato dall’antico Israele. Eppure il Padre ha fornito attestazioni chiare sulla veridicità della sua missione: ha mandato Giovanni il Battista che ha testimoniato a suo favore; gli ha dato la possibilità di compiere segni miracolosi; ha predisposto la testimoniamza delle Scritture. Mosè che un tempo aveva interceduto per il popolo, ora invece condannerebbe gli Israeliti contemporanei di Gesù.
Non basta computare la Bibbia. Questo diventa un esercizio salvifico se, in chi la legge, sorge un vero sentimento d’amore per Dio e una reale disponibilitò ad obbedirgli, sostenendo l’opposizione di chi è lontano da Lui.
Venedi IV
Sap 2. Il passo rivela la reazione sdegnata dei malvagi contro il giusto, per i quali è insopportabile soltanto il vederlo. Il giusto evocato in questo testo non è simile al fariseo della parabola che, ritenendosi un uomo integro, disprezza chi ha commesso peccato. Sono i malvagi ad attribuire al giusto sentimenti deleteri nei loro confronti. È vero, tuttavia, che il giusto proclama la verità etica e rimprovera le azioni criminose che infrangono la Legge. Condanna le azioni, non le persone. Inoltre attesta di godere della comunione con Dio e confida nella sua protezione.
Questa convinzione è, invece, derisa dagli empi. Giungono al punto di tormentare e perfino di condannare a morte l’uomo retto per cercare di minare la sua integrità, costituita da mitezza e spirito di sopportazione, e per dare la prova che Dio, in realtà, lo trascura. Senza il giudizio divino, i poveri rimangono in balìa dei prepotenti privi di scrupoli e di sentimenti religiosi. In realtà il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, custodisce la sua persona e li riscatta (Sal 33).
Il giusto prefigura Gesù. Elevato in croce, i suoi persecutori non riescono a distruggere la sua mitezza e il suo spirito di sopportazione (Lc 23,34). Deridono la sua certezza di essere custodito da Dio (Lc 23,35) ma Gesù non pretende di essere salvaguardato dal Padre e si abbandona a Lui (Eb 5,7) e ai suoi misteriosi segreti. La sua opera non viene distrutta ma incrementata in maniera esponenziale dalla sua stessa morte (Gv 12,32). Dio ha custodito le sue ossa, neppure una viene spezzata (Sal 33,21; Gv 19,33).
Gv 7. Gesù sperimenta la persecuzione inflitta al giusto, in continui tentativi di arrestarlo (Gv 7,30) o perfino di ucciderlo (Gv 7,1). Benché prenda delle precauzioni per non essere sorpreso lungo il cammino verso Gerusalemme, giunto nella città santa, nel tempio stesso, proclama il suo messaggio con estremo coraggio e chiarezza. Lo fa per adempiere la sua missione e rimanere nella piena comunione con il Padre, di cui è Figlio.

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