domenica 25 gennaio 2026

La giornata del cristiano 1


Domenica della Parola
1. Ogni mattino splende la luce della resurrezione

«La Parola di Cristo abiti in voi doviziosamente» (Col. 3,16). La giornata nell'Antico Testamento incomincia la sera e finisce col tramonto successivo: è il tempo dell'attesa; la giornata della comunità del Nuovo Testamento incomincia la mattina col sorgere del sole e finisce con l'alba del nuovo giorno: è il tempo del compimento, della resurrezione del Signore. Cristo nacque di notte, una luce nelle tenebre; il mezzogiorno divenne notte, quando Cristo sofferse e morì sulla croce; ma la mattina di Pasqua Cristo uscì vincitore dal sepolcro. «La mattina presto quando si leva il sole il mio Salvatore risorge; le tenebre del peccato sono scacciate, luce, salvezza e vita sono tornate; Alleluja!» così cantava la comunità riformata. Cristo è «il sole della giustizia», che si è levato per la comunità in attesa (Mal. 4,2) e «quelli che ti amano siano come il sole quando si leva in tutta la sua forza!» (Giudici 5,31). Le prime ore del mattino appartengono alla comunità del Cristo risorto. All'alba essa ricorda il mattino in cui giacquero vinti la morte, Satana e il peccato: allora l'uomo ebbe nuova vita e salvezza.

Che ne sappiamo noi uomini moderni, che non conosciamo più timore e rispetto per la notte, della grande gioia che i nostri padri e i primi cristiani provavano ad ogni ritorno della luce del mattino? Siamo pronti ad imparare almeno un poco a cantare, la mattina, le lodi dovute al Dio uno e trino, al Dio Padre e Creatore, che ha preservata la nostra vita nel buio della notte e ci ha svegliati ad una nuova giornata; al Dio Figlio e Salvatore del mondo, che per noi ha superato morte e inferno ed è in mezzo a noi quale vincitore; al Dio Spirito Santo, che la mattina ci mette nei cuori la Parola del Signore come una chiara luce, che scaccia, ogni oscurità e ogni peccato e ci insegna a pregare? Se impariamo a lodare il Signore, potremo anche intuire quale gioia è per i fratelli, che vivono insieme e concordi, passata la notte, incontrarsi la mattina per lodare insieme il loro Dio, ascoltare insieme la Parola e pregare insieme. Il mattino non appartiene ai singoli, appartiene alla comunità del Dio uno e trino, appartiene alla comunità cristiana, alla fraternità. I vecchi inni che invitano la comunità a lodare insieme, al mattino presto, il suo Signore, sono inesauribili. I fratelli Moravi cantano ogni mattina:

«II giorno caccia la notte oscura; Cristiani, su svegli, lodate il Signore. Pensa che il tuo Dio ti ha creato a sua immagine, perché tu lo conosca». E ancora: «Sorge il mattino; Signore Iddio, noi ti lodiamo, ti ringraziamo, o sommo bene, perché ci hai protetti questa notte. Ti preghiamo, proteggici pure oggi, perché siamo poveri pellegrini, assistici, aiutaci, preservaci da ogni male». E: «Si avvicina la luce del giorno; fratelli, ringraziamo il buon Dio, che ci ha guardati e protetti questa notte. O Signore, noi ci votiamo a tè, perché tu guidi le nostre parole, le nostre azioni, i nostri desideri secondo la tua volontà; e così le nostre opere riusciranno bene».

La vita della comunità alla luce della Parola incomincia con il comune culto del mattino. La comunità si riunisce per lodare e ringraziare, per leggere insieme la Parola e pregare. Il profondo silenzio del mattino viene interrotto solo dalla preghiera e dal canto della comunità. Dopo il silenzio della notte e del primo mattino il canto e la Parola di Dio si sentono ancor meglio. La Sacra Scrittura dice che il primo pensiero e la prima parola della giornata appartengono a Dio: «O Eterno, al mattino tu ascolterai la mia voce; al mattino ti offrirò la mia preghiera» (Salmo 5,3). «La mattina la mia preghiera ti viene incontro» (Salmo 88,13) e «II mio cuore è ben disposto; io canterò e salmeggerò. Destati, o gloria mia, destatevi, salterio e cetra; io voglio risvegliare l’alba» (Salmo 57,7 e 8). All'inizio del giorno il credente è assetato di Dio: «Io prevengo l'alba e grido, io spero nella tua parola» (Salmo 119,146). «O Dio, tu sei il mioDio; io ti cerco dall'alba. La mia anima è assetata di tè; la mia carne ti brama in una terra arida, che langue, senz'acqua» (Salmo 63,1). La sapienza di Salomone ci insegna che «ti si renda grazie prima che sorga il sole, e ci si presenti a tè, quando si fa giorno»; e l'Ecclesiastico dice che specialmente lo scriba «pensi ad alzarsi presto per cercare il Signore che lo ha creato e rivolga le sue preghiere a Dio». La Sacra Scrittura dice pure che specialmente l'ora mattutina è l'ora in cui Dio concede il suo aiuto. Della città di Dio nel Salmo 46 al v. 5 è detto: «Iddio la soccorrerà allo schiarire del mattino» e ancora «Le sue misericordie si rinnovano ogni mattina» (Lm 3,23).

L'inizio della giornata del cristiano non deve essere gravato e incalzato dalle molteplici attività della giornata lavorativa. Il nuovo giorno è posto sotto lo sguardo del Signore che l'ha fatto. Le tenebre e la confusione della notte con i suoi sogni cedono solo alla chiara luce di Gesù Cristo e della sua Parola che ci sveglia. Di fronte a Lui cede ogni inquietudine, ogni impurità, ogni preoccupazione e paura. Perciò la mattina tacciano i vari pensieri e le molte inutili parole; il nostro primo pensiero e la nostra prima parola siano rivolti a colui al quale appartiene tutta la nostra vita. «Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce» (Ef 5,14).

Ci sorprende quasi notare quante volte la Sacra Scrittura mette in rilievo che gli uomini di Dio si alzavano la mattina presto per cercare Dio ed eseguire la sua volontà; basta seguire i racconti su Abramo, Giacobbe, Mosè, Giosuè, (cf. Gen 19,27; 22,3; Es 8,16; 9,13; 24,4; Gs. 3,1; 6,12 e altri). Anche di Gesù il Vangelo di Marco, che non usa mai una parola superflua, dice: «Poi, la mattina, essendo ancora molto buio, Gesù, levatesi, uscì e se ne andò in un luogo deserto: e quivi pregava» (1,35). Ci si può alzare presto spinti da inquietudine e preoccupazioni; e la Sacra Scrittura dice che è inutile: «Invano vi levate di buon'ora e mangiate il pane del dolore» (Sal 127,2). E si può essere mattinieri per amore verso Dio. È questo il caso degli uomini presentatici dalla Scrittura.

2. Uniti a Cristo nella preghiera dei Salmi

Del culto del mattino in comune fanno parte la lettura biblica, il canto, la preghiera. Alla molteplicità della comunità corrisponderà una molteplicità di forme cultuali; ed è bene. Una comunità formata da una famiglia con bambini avrà bisogno di un culto diverso da quello tenuto da teologi; e non è affatto bene se si cerca di usare forme uguali: una comunità di teologi non può accontentarsi di un culto adatto per bambini. Comunque sia, il culto deve, però, comprendere le seguenti parti:

— la lettura della Parola di Dio

— l'inno della Chiesa

— la preghiera della comunità.

Sarà bene parlare di alcune parti in particolare di questo culto.

«Parlandovi con salmi» (Ef. 5,19) e «ammaestrandovi e ammonendovi gli uni gli altri» (Col. 3,16). 

Fin dalle origini nella Chiesa si è data molta importanza alle preghiere dei salmi. In molte chiese ancor oggi ogni culto in comune inizia con un salmo. Noi, per lo più, abbiamo perso questa abitudine e dobbiamo riconquistarci la familiarità con i salmi. Il salterio, nella Sacra Scrittura, occupa un posto tutto particolare. È Parola di Dio ed allo stesso tempo, salvo qualche rara eccezione, preghiera rivolta a Dio. Come può essere? Come può la Parola di Dio allo stesso tempo rivolgersi a Dio come preghiera? A questa domanda si aggiunge un'osservazione fatta da tutti coloro che incominciano a seguire i salmi come preghiera: dapprima si tenta di seguirli come preghiera personale; ma presto si incontrano passi che sembra non si possano ripetere come preghiera propria. Si pensi per esempio ai salmi dell'innocenza, a quelli di vendetta, in parte anche a quelli della passione. Eppure queste preghiere sono Parole della Sacra Scrittura che un cristiano credente non può eliminare con una scusa a buon mercato, dichiarandole magari superate, antiquate, o «stadio religioso primitivo». Non si vuole, dunque, sorpassare le parole della Bibbia, eppure si riconosce di non poterle seguire come propria preghiera. Si possono leggere come preghiere di un altro, ascoltarle, meravigliarsene, scandalizzarsi, ma non si può ne farne preghiera propria né eliminarle dalla Sacra Scrittura. Certo, in pratica, sarà bene che chiunque non si trovi nella stessa situazione si attenga dapprima a quei salmi che può comprendere e seguire, e che, leggendo gli altri, impari umilmente a lasciare intatte le parti della Sacra Scrittura che gli riescono incomprensibili o difficili, e si attenga sempre di nuovo a ciò che è semplice e comprensibile. In effetti, però, la difficoltà cui abbiamo accennato indica il punto in cui ci è dato gettare il primo sguardo nel mistero dei salmi. Il salmo che non riusciamo a fare preghiera nostra, davanti al quale ci arrestiamo spaventati, ci fa intuire che qui è un altro a pregare, non noi, che colui che ribadisce la sua innocenza, che invoca il giudizio di Dio, che deve sopportare tanto dolore, è Gesù Cristo stesso. È lui a pregare in questi salmi, e non solo in questi, ma in tutto il salterio. Questo è quanto il Nuovo Testamento e la Chiesa hanno riconosciuto e confessato da sempre. L'uomo Gesù Cristo che ha provato ogni nostro affanno, ogni malattia, ogni dolore, e che pure era innocente e giusto, nel salterio prega per bocca della Sua comunità. Il salterio è, nel senso più vero, il libro di preghiera di Gesù. Lui ha pronunciato in preghiera i salmi ed ora essi sono divenuti la sua preghiera per tutti i tempi. È dunque chiaro come il salterio possa essere allo stesso tempo preghiera rivolta a Dio e Parola di Dio stesso, appunto perché qui incontriamo Cristo in preghiera? Gesù Cristo prega le parole dei salmi nella sua comunità. Anche la sua comunità prega, anche il singolo prega, ma prega solo in quanto Cristo prega in lui; non prega nel proprio nome, ma nel nome di Gesù Cristo. Non prega per desiderio naturale del suo cuore, ma prega in nome del Cristo incarnato, prega richiamandosi alla preghiera di Gesù Cristo divenuto uomo. Ma con ciò, solo, la sua preghiera ha trovato la promessa di essere esaudita. Poiché Cristo prega il salmo con ogni singolo e con la comunità, stando davanti al trono celeste di Dio, o meglio, poiché chi prega si unisce alla preghiera di Gesù Cristo, proprio per questo la preghiera giunge alle orecchie di Dio. Cristo intercede per chi prega.

Il salterio è la preghiera vicaria di Cristo per la sua comunità. Ora che Cristo è presso suo Padre, la nuova umanità che appartiene a Cristo, il corpo di Cristo in terra, continua a pregare la sua preghiera fino alla fine dei tempi. Questa preghiera non vale per il singolo membro, vale per tutto il corpo di Cristo. Solo in Lui, nel suo insieme, vive tutto ciò di cui parla il salmista, ciò che il singolo non può mai comprendere fino in fondo ne rendere del tutto suo. Perciò il salmo è una preghiera che deve essere pronunciata da tutta la comunità. Se un versetto o un salmo non è preghiera mia, è pure la preghiera di un altro della comunità, è certamente la preghiera del vero uomo Gesù Cristo e del suo corpo in terra.

Nel salterio noi impariamo a pregare seguendo la preghiera di Cristo. Il salterio è la scuola della preghiera per eccellenza. In esso impariamo in primo luogo che cosa significa: pregare seguendo la Parola di Dio, pregare richiamandoci alle sue promesse. La preghiera cristiana poggia sulla solida base della Parola rivelata e non ha nulla a che vedere con desideri vaghi ed egoistici. Noi preghiamo fondandoci sulla preghiera del vero uomo Gesù Cristo. Ecco che cosa intende la Sacra Scrittura, quando dice che lo Spirito Santo prega in noi e per noi, che solo nel nome di Gesù Cristo possiamo invocare giustamente Dio.

Dal libro dei salmi, in secondo luogo, impariamo che cosa dobbiamo chiedere. Se l'ampiezza del salmo supera di gran lunga la nostra esperienza, ogni singolo però ripete in fede tutta la preghiera di Cristo, la preghiera di Colui che è stato vero uomo e solo ha la piena misura delle esperienze espresse in queste preghiere. Ci è allora lecito pregare anche i salmi di vendetta? A noi, in quanto peccatori che collegano alla preghiera di vendetta pensieri malvagi, non è lecito; ma in quanto Cristo è in noi, che prende su di sé ogni vendetta di Dio, che fu colpito dalla vendetta di Dio al nostro posto, che così — appunto perché raggiunto dalla vendetta di Dio — e non altrimenti, potè perdonare ai nemici, che provò Lui stesso la vendetta, perché i suoi nemici ne fossero liberi — noi come membra di questo corpo di Gesù Cristo, possiamo pregare con questi salmi — per Gesù Cristo, dal cuore di Gesù Cristo. Possiamo dirci innocenti, pii e giusti assieme al salmista? No certo, se guardiamo a noi stessi, non possiamo pronunciarla come preghiera che esce dal nostro animo così traviato; ma possiamo e dobbiamo pregare come se le parole uscissero dal cuore di Gesù Cristo che era puro e senza peccato, richiamandoci all'innocenza di Gesù, della quale siamo partecipi in fede; se «il sangue e la giustizia di Cristo sono divenuti il nostro ornamento e vestito d'onore», possiamo e dobbiamo pregare con i salmi dell'innocenza, come preghiera di Cristo per noi e dono fatto a noi. Anche questi salmi sono nostri grazie a Lui. E come possiamo pronunciare quelle preghiere di infinita miseria e sofferenza, noi che appena appena abbiamo incominciato a intuire che cosa essi vogliano significare? Non per cercare di far nostro ciò che il nostro cuore non conosce per esperienza propria, non per compiangere noi stessi, ma perché questo dolore tutto è stato vero e reale in Gesù Cristo, poiché l'uomo Gesù Cristo ha sopportato malattia, dolore, disonore, morte, e perché nella sua morte ogni carne ha sofferto ed è morta; perciò possiamo e dobbiamo pregare questi salmi. Ciò che è stato fatto per noi sulla croce di Cristo, la morte del nostro vecchio uomo, e ciò che succede veramente in noi da quando siamo stati battezzati, e deve succedere nella mortificazione della nostra carne, ci da il diritto di pregare così. Tramite la croce di Gesù Cristo questi salmi sono donati al suo corpo in terra, che partecipa a queste preghiere che vengono dal suo cuore.

Non possiamo dilungarci su questo punto. Volevamo solo accennare alla dimensione dei salmi quali preghiera di Gesù Cristo. Non c'è altro che penetrarvi sempre più profondamente crescendo nell'uomo interiore.

In terzo luogo la preghiera dei salmi ci insegna a pregare come comunità. Il corpo di Cristo prega e come singolo riconosco che la mia preghiera è solo una minima frazione di tutta la preghiera della comunità. Imparo a partecipare alla preghiera del corpo di Cristo. Questo mi solleva al di là delle mie richieste personali e mi insegna una preghiera disinteressata. Molti dei salmi sono stati probabilmente pronunciati dalla comunità dell'Antico Testamento a coro alternato. Il cosidetto parallelismo membrorum cioè quella strana ripetizione dello stesso argomento con altre parole nella seconda riga di ogni versetto, non sembra essere solo una forma letteraria, ma avere anche un senso ecclesiastico-teologico. Varrebbe la pena esaminare a fondo questa questione. Un esempio lampante ci è dato dal 5° salmo. Sono sempre due voci che presentano in preghiera a Dio la stessa richiesta con altre parole. Questo non è forse un segno che chi prega non è mai solo, ma che alla preghiera deve partecipare un altro, un membro della comunità del corpo di Cristo; anzi, che Gesù Cristo stesso deve partecipare alla preghiera del singolo, perché questa possa essere veramente una preghiera? Forse che, infine, nella ripetizione dello stesso ritornello, che nel salmo 119 assume un ritmo crescente, senza fine, verso ciò che è quasi impenetrabilmente, inspiegabilmente semplice, non si accenna al fatto che ogni parola della preghiera vuole penetrare profondamente nell'animo ad una profondità raggiungibile solo mediante una continua ripetizione, — in fondo nemmeno con questa ci riesce! — che nella preghiera non vuoi essere uno sfogo una tantum, ma un continuo ininterrotto imparare, appropriarsi, imprimere nella propria mente la volontà di Dio in Gesù Cristo?

Oetinger nel suo commento ai salmi ha messo in rilievo una profonda verità; avendo accostato tutto il libro dei salmi alle sette richieste del Padre nostro, voleva far vedere come l'ampio e profondo libro dei salmi non ha nessun altro scopo che le brevi richieste della preghiera del Signore. Tutto il nostro pregare è compreso nella preghiera di Gesù Cristo, che sola include una promessa e che ci libera da tutte le chiacchiere pagane. Quanto più profondamente penetriamo nei salmi e quanto più spesso ce ne serviremo come preghiera nostra, tanto più semplice e ricca diventerà la nostra preghiera.

D. Bonhoffer


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