Dn 13. Susanna è una israelita che si propone di vivere, con grande impegno, i comandamenti del Signore, senza commette peccati gravi. Quando dichiara: “Meglio per me morire che peccare!” (Dn 13,23), rivive la migliore tradizione d’Israele, quella che si manifesta anche nel caso dei martiri dell’epoca dei Maccabei. La stessa risoluzione animerà anche i martiri cristiani e tutti i credenti che si proporranno di essere fedeli a Dio con tutto se stessi.
Di fronte alla trama improvvisata dai due anziani, ma efficace, Susanna è impotente e sola. La possibilità della sua innocenza, non viene neppure considerata. L’unica possibilità per lei è ricorrere al Signore. Egli conosce le cose prima che accadano e, certamente, può intervenire per soccorrere una innocente. Susanna vive la spiritualità del povero, suggerita a più riprese dalla Sacra Scrittura. La sua fiducia ottiene l’esaudimento.
La defezione dei due anziani dimostra che l’uomo, anche il più retto, non è esente dalla pressione delle passioni e dalla forza della concupiscenza. L’uomo compie il male che non vuole commettere e non attua il bene che desidera fare (Rm 7). Susanna manifesta il meglio d’Israele e gli anziani il peggio dell’umanità. Tutti però sono vittime di una legislazione troppo severa che vuole consolidare la bellezza dell’onestà ma non tiene conto dell’estrema povertà degli uomini. La sola giustizia è insufficiente per dare salvezza.
Gv 8. Gesù privilegia la misericordia rispetto al rigore della giustizia. I suoi accaniti avversari, progettano un caso per poter o disonorarlo o condannarlo. Se suggerisce l’obbedienza alla Legge fino ad accettare la lapidazione dell’adultera, deve contraddire l’insegnamento sulla misericordia sostenuto da lui con insistenza (e così si disonora a motivo della sua incoerenza); se invece continua a sostenere il valore del condono della peccatrice, deve opporsi alla Legge e così dimostra d’essere un falso profeta. Egli non si limita a ricorrere ad uno stratagemma ma aiuta tutti a riconoscersi colpevoli. Il rigore della giustizia, da solo, condanna tutti. Salvando la donna adultera, provoca la sua condanna a morte ma Egli porta su di sé i peccati di tutti affinché noi potessimo liberarci dal peccato e da una giustizia implacabile.

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