sabato 13 giugno 2026

Domenica 11

 È uno dei testi più significativi dell'Antico Testamento perché annuncia l'alleanza tra Dio e Israele. Giunto nel deserto del Sinai, dopo la liberazione dall'Egitto, il popolo si accampa davanti al monte dove Dio si manifesterà per donare la Legge. È l’ora dell'incontro tra Dio e la comunità appena liberata. Prima di chiedere qualcosa al popolo, Dio ricorda la sua azione salvifica: «Vi ho portati su ali d'aquila e vi ho fatti venire fino a me». L'alleanza nasce dalla grazia, non dal merito umano. L'immagine dell'aquila esprime protezione, forza e cura.

 La condizione per il mantnimento dell’amicizia è l’obbedienza al volere del Signore come segno della fiducia in lui: «Se ascolterete la mia voce e custodirete la mia alleanza...». L'obbedienza non è schiavitù, ma è risposta alla liberazione ricevuta e continuazione del cammino di liberazione. Il popolo diventerà il «tesoro» o «proprietà particolare» di Dio tra tutte le nazioni. Questo privilegio non significa esclusione degli altri popoli, perché il versetto aggiunge: «mia è tutta la terra». Israele riceve una missione speciale all'interno di un progetto universale, sarà un «Regno di sacerdoti e nazione santa» (v. 6). 

Questa è la definizione più alta della vocazione del popolo di Dio. Regno di sacerdoti: il popolo è chiamato a fare da ponte tra Dio e l'umanità, testimoniando la sua presenza. Nazione santa: non significa moralmente perfetta ma separata per Dio, consacrata al suo servizio. 

Paolo insegna che Dio ha portato su ali di aquila tutta l’umanità. Egli si è preso cura degli uomini malvagi. Questa è la nostra vera speranza. Nessuno mette a repentaglio la propria vita per soccorrere dei malvagi. Caso mai, uno si sacrifica a favore delle persone che ama e dalle quali si è sentito amato o per salvaguardare dei beni vitali. Alcuni eroi antichi si erano sacrificati per la salvezza della loro parentela e della loro città, non certo per soccorrere persone riprovevoli. Gesù, invece, muore a vantaggio di coloro che non meritavano alcun aiuto. Tra questi siamo inclusi anche noi (v.8). 

Il Signore ci perdona gratuitamente, per pura bontà. Questo perdono si chiama giustificazione ma la giustificazione non è ancora la salvezza. Egli ci colloca sul sentiero che conduce alla meta ma dobbiamo camminare nella carità. A noi sembra di dover fare tutto da soli con grande fatica ma il Signore ci porta su ali di aquila. 

Il segno che siamo sulla strada della salvezza sta nel fatto che abbiamo compassione degli altri. Il Signore ci chiama a mietere, là dove ha seminato e fatto crescere. Siamo tutti mietitori per grazia. 


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