Fahrenheit 451
Avvenne un episodio, al tempo del profeta Geremia, che rinvia in modo diretto a ciò che narra Bradbury. Il profeta aveva riportato in un rotolo i discorsi pronunciati. Il re (Ioiakìm) venne a saperlo ed allora «mandò Iudi a prendere il rotolo… e lo lesse davanti al re e a tutti i capi che stavano presso il re. Il re sedeva nel palazzo d'inverno - si era al nono mese - con un braciere acceso davanti. Ora, quando Iudi aveva letto tre o quattro colonne, il re le lacerava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco sul braciere, finché non fu distrutto l'intero rotolo nel fuoco che era sul braciere. Il re e tutti i suoi ministri non tremarono né si strapparono le vesti all'udire tutte quelle cose. Eppure Elnatàn, Delaià e Ghemarià avevano supplicato il re di non bruciare il rotolo, ma egli non diede loro ascolto. Anzi ordinò di arrestare Baruc lo scriba e il profeta Geremia, ma il Signore li aveva nascosti. Questa parola del Signore fu rivolta a Geremia dopo che il re ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritte sotto la dettatura di Geremia: Prendi di nuovo un rotolo e scrivici tutte le parole di prima, che erano nel primo rotolo bruciato da Ioiakìm re di Giuda» (Ger 36,21-28).
Il fatto storico biblico anticipa, per alcuni tratti, il racconto fantastico dello scrittore americano.
Nell’ebraismo, il libro dell’insegnamento (Torah) occupa il posto centrale della religione L’impegno primario per l’uomo biblico è meditare che è un leggere al alta voce un passo, con frequenza. «La bocca del giusto medita la sapienza e la sua lingua esprime il diritto; 31 la legge del suo Dio è nel suo cuore: i suoi passi non vacilleranno (Salmo 37,30-31).
Secono Bradbury, gli uomini/libro sono una «minoranza dissenziente che grida nel deserto» (151). In futuro essi si dedicheranno all’educazione della società che sopravviverà al disastro bellico.
Gli interventi degli educatori, tuttavia, si muoveranno nello stile della proposta non-violenta. Si dicono: «Se non ci ascolteranno, dovremmo aspettare ancora» (151).
Scorgo un’affinità tra la missione che si sono proposti gli educatori dei libri e gli evangelizzatori. Ogni evangelizzazione degna di questo nome evita ogni violenza, tanto più quella del rogo. Un episodio del Vangelo di Luca riferisce che Gesù, alla richiesta dei discepoli che suggerivano di invocare la discesa di un fuoco dal cielo perché consumasse un villaggio di Samaritani che avevano voluto respingerli, risponde con un netto rifiuto e con loro si dirige altrove spegnendo ogni ardore di vendetta (Lc 9,54-56). «Più la luce è pura, meno essa è costrittiva» (De Lubac)
Un altro aspetto: l’integrità del messaggio. Gli evangelizzatori, allo stesso modo degli umanisti, si propongono di conservare integro il loro messaggio per metterlo a disposizione di quanti lo richiedono. Montag, recandosi presso l’amico Faber, lungo il percorso, tenta di leggere un passo del Vanglo di Matteo ma viene distolto da un messaggio pubblicitario, insistinto ed invadente, che ipedisce la sua concentrazione. Osservandolo nelle mani dell’amico, Faber conclude: «È bello come lo ricordavo. Santo Dio, come lo hanno modificato nelle trasmissioni dei soggiorni. Mi chiedo se il Padre-eterno riconosca suo figlio da come lo hanno conciato quelli, o forse dovrei dire sconciato» (81). Nelle trasmissioni radio-televisive, gli addetti alla comunicazione hanno osato sfigurare il messaggio di Cristo. Rimangono, per fortuna, uomini liberi dalla cultura dominante, come il reverendo Padover. Bradbury lo presenta in questi termini: «è stato un buon predicatore, ma a causa delle sue idee ha perso il gregge da una domenica all’altra» (148). Il romanziere qui anticipa il distacco della modernità attuale dalla cultura evangelica. Chi annuncia la verità in modo in modo integro viene abbandonato da quei fedeli che esigono una piena corrispondemza tra il messaggio religioso e quello corrente.
Un ultimo aspetto: gli uomini libro. Nella tradizione cristiana, soprattutto monastica, sono esistiti realmente gli uomini libro, che Bradbury introduce soltanto come figure immaginarie.
Riporto due testimonianza per tutte. Uno storico antico del monachesimo, Palladio, ci fa conoscere la figura del monaco Ammonio: «Aveva appreso a memoria l’Antico e il Nuovo Testamento, e aveva percorso seicento miriadi di righe nelle opere di scrittori famosi come Origene, Didimo, Pierio e Stefano; ne danno testimonianza per lui i padri del deserto. Dava consiglio e conforto ai fratelli del deserto, più di chiunque altro» (SL 11,4). Palladio tramanda anche la memoria di una monaca illustre: «Melania si rivelò donna di alta cultura e fu presa d’amore per le Scitture. Allora mutò le notti in giorni e percorse ogni opera degli antichi commentatori. E non li lesse semplicemente, né come capitava, ma percorse con faticoso impegno ogni libro sette o otto volte. Per questo ella potè liberarsi da quella che falsamente è detta scienza…» (Storia Lausiaca 55,3).
Ammonio, ricco di sapere, diventa sostegno per molti altri, proprio come quello che intendevano essere i cultori del libro, e Melania si libera dalla vuota cultura come aveva fatto Clarisse, la ragazza intelligente e sensibile che era rimasta integra nel racconto di Bradbury.
Il Corano definisce l’Ebraismo e il Cristianesimo due religioni del Libro, volendo accreditarle. Questo è vero per l’Ebraismo ma il Cristianesimo non è una religione del libro ma di una persona: Gesù. Bisogna che il libro diventi persona.
Concludo con una citazione di un Padre della Chiesa,. Mentre sta commentando il libro di Giosuè, Origene legge che questo condottiero salì alla città Qiriat Sefer (15,15), nome che significa città delle lettere. Come in Egitto, in Babilonia e a Ugarit, anche in Canaan esistevano località speciali per l’addestramento alla scrittura e alla conservazione degli archivi. La città di Qiriat Sefer venne poi chiamata Dabir, ossia “parola”. Origene così interpreta questo cambiamento di nome: «questa stessa Scrittura che ci sforziamo adesso di spiegare dobbiamo intenderla come città di lettere, che in seguito diventa Dabir, cioè parola» (XX,5). In altri termini, tutto il sapere dei libri, deve essere impiegato per edificare la città della Parola, deve cioè divenire mezzo di umanizzazione e di civilizzazione.
Nessun commento:
Posta un commento