È il culmine della Pasqua perché è lo scopo a cui mira tutta l’opera di salvezza. I profeti attendevano l’effusione dello Spirito di Dio sull’uomo e sulla creazione. Gesù è venuto, è morto in croce, è asceso presso il Padre perché Dio compisse per noi la promessa dei profeti e noi ricevessimo lo Spirito che aveva creato l’umanità di Gesù e lo aveva guidato in tutta la sua esistenza.
Lo Spirito comunica agli uomini la carità di Dio, la carità che è Dio stesso. Noi l’abbiamo contemplata nella vita terrena di Gesù ed ora questa carità viene infusa in noi perché diventiamo simili a Gesù, un altro Cristo.
Attenzione noi mettiamo in relazione lo Spirito Santo con i sette santi doni (Tu septiformis munere); questo è vero ma c’è di più. Egli ci rende capaci di credere in Gesù e questa fede non è soltanto un’adesione ad un programma ma è far abitare Cristo in noi. Lo Spirito Santo fa abitare Cristo in noi mediante la fede. Mediante la fede che opera nella carità. Nella sua vita terrena, Cristo stava presso i suoi discepoli, ora Cristo abita nei suoi discepoli, forma una cosa sola con loro. Lo Spirito Santo è Cristo divenuto una forza interiore.
Questo è il significato del soffio del Risorto, della nuova creazione. Se uno aderisce veramente a Cristo, allora mostra in sé la nuova creazione.
Non abbiamo già ricevuto lo Spirito nel Battesimo? Perché invocarlo ancora come se non lo conoscessimo? Perché l’irradiazione dello Spirito è permanente e graduale. Egli scende in noi due volte: con la prima prepara la sua venuta, con la seconda completa la sua opera. Facciamo un esempio. Egli è Spirito di carità. Dapprima ci insegna a non fare agli altri ciò che non vogliamo che gli altri facciano a noi. In secondo luogo, ci aiuta ad agire con estrema generosità e ci spinge a fare per gli altri ciò che vorremmo che gli altri facessero a noi.

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