Gesù afferma di essere una via, una strada che conduce al Padre (non soltanto con il suo insegnamento ma anche per la sua redenzione). Egli lo ha rivelato in modo perfetto (la verità) ed entrare in comunione con il Padre è sperimentare la vera vita.
Noi tutti siamo con Gesù nel Padre.
Siamo, allora stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Che significa? Usiamo questa immagine: un re ha potestà su tutto il territorio del suo Regno però possiede anche delle proprietà particolari, private. Queste sono coltivate in modo speciale, in maniera più accurata. Questo vuol dire essere eletta (o scelta); coltivata in modo molto accurato. Nazione santa : santità è separazione, distinzione, allontanamento dalla tenebra e distinta da essa. Siamo anche re e sacerdoti. Perché Re? Perché dominiamo i nostri impulsi nagativi, vinciamo gli istinti malvagi, perché «Colui che è in noi è più forte di colui che è nel mondo» (Cf Gv 4,4), sconfiggiamo ideologie e menzogne. Sacerdozio : assieme alle altre pietre vive che costituiscono la comunità, siamo tempio del Signore e come sacerdoti possiamo offrire a Dio preghiere per tutta l’umanità ma soprattutto offrire a Dio la nostra vita. Quando siamo riuniti per il culto, questo essere un tempio è un fatto visibile ma lo rimaniamo sempre; in ogni giorno ed ogni ora possiamo proclamare l’opera meravigliosa del Signore che in Lui ci rende luminosi a favore di tutti gli altri.
Domenica V di Pasqua
ATTI 6, 1-7 1In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. 2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. 3Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. 4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». 5Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. 6Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. 7E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
Gli apostoli ritengono impossibile accollarsi tutti gli impegni della vita ecclesiale. La comunità, adempiendo le prescrizioni bibliche, si prendeva cura degli orfani e delle vedove. «Imparate a fare il bene, soccorrete l’opresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedove» (Is 1,17). Alcuni familiari le scaricavano sulla comunità: «Onora le vedove, quelle che sono veramente vedove; ma se una vedova ha figli o nipoti, questi imparino prima a praticare la pietà verso quelli della propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, poiché è gradito a Dio» (1 Tm 5,3-4).
L’assistenza ordinata alle vedove, tuttavia, richiedeva un dispendio di tempo e di energia tale da ostacolare la predicazione e la preghiera. Gli apostoli chiedono alla comunità di scegliere persone stimate per compiere dei servizi che, fino a quel momento, avevano svolto loro. Già Ietro aveva suggerito a Mosé, aggravato da impegni: «Non va bene quello che fai! Finirai per soccombere, perché il compito è troppo pesante per te; non puoi attendervi da solo» (Es 18,17). Mosè avrebbe dovuto farsi aiutare da persone di provata onestà (Cf Es 18,21).
Al tempo degli apostoli, nasce, così, un ministero parallelo al loro, costituito da persone che si dedicheranno in gran parte all’evangelizzazione. Riguardo ai diaconi, Paolo darà queste prescrizioni: «I diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio» (1 Tm 3,8-10).
Istituendo questo nuovo servizio, la Chiesa spegne le tensioni esistenti tra i discepoli di lingua aramaica e quelli di lingua greca (che probabilmente si radunavano in luoghi diversi per motivi linguistici).
Sull’importanza del dedicarsi alla preghiera: «Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere» (Ef 6,18-20).
Circa l’importanza della predicazione: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo! Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro» (1 Cor 10).
2 Lettura
1 Pt 2,4-9 4Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, 5quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. 6Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso. 7Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo 8e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. 9Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Gesù Cristo (2,3) è «pietra vivente», rifiutata dagli uomini ma onorata da Dio. Il salmista aveva paragonato il popolo oppresso dai suoi nemici ad una pietra scartata dai costruttori (Sal 118,22, cf Zc 3,9). Nella parabola evangelica dei vignaioli omicidi il salmo è citato applicandolo al figlio che viene rigettato e quindi, implicitamente, a Gesù, respinto dai suoi avversari di Gerusalemme (cfr. Mt 21,42.45). La tradizione della passione adopera il verbo rigettato per descrivere il rifiuto subito dal Cristo (cfr. Mc 8,3 Lc 9,22; 17,25), così nel discorso di Pietro di fronte al Sinedrio di Gerusalemme (cfr. At 4,8-12): «Egli è la pietra respinta da voi costruttori». Qui «costruttori» è sostituito dal termine «uomini»: si esce dalla polemica strettamente antigiudaica estendendo l'accusa a tutti coloro che rigettano Gesù.
L’opera di costruzione e di consolidamento della comunità è compiuta da Dio. Perseverando nel rapporto con la Pietra Vivente, i credenti condividono la stessa identità di pietre viventi. «In Lui [Cristo] tutta la costruzione cresce ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,21). «Siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi. Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui» (1 Cor 3,16).
La comunità è un luogo abitato da Dio e i suoi membri sono veri sacerdoti che esercitano il culto a Dio: «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19,6). «Tu sei un popolo consacrato al Signore» (Dt 14,2). «Hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la tera» (Ap 5,9-10). «Per mezzo di lui offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioé il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Eb 13,15). I “sacrifici” comportano la glorificazione di Dio con la lode e una condotta di vita onorata e santa: «Vi esorto ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1; Cf Rm 15,16; Fil 2,17; 2 Tm 4,6). I sacrifici graditi a Dio sono suscitati dallo Spirito ed offerti attraverso la mediazione di Cristo.
Isaia annuncia che Dio porrà in Sion una pietra sicura, fondamento di giustizia (Is 28,16). È scelta con particolare cura, perché la sua funzione di pietra angolare richiede misura appropriata, robustezza e bellezza. Probabilmente la pietra era un riferimento ad regno fondato sullo stile del re Davide ma nella tradizione israelitica l’oracolo è stato interpretato come messianico. Gesù è la pietra angolare della costruzione della chiesa come edificio eretto sul fondamento degli apostoli e dei Profeti (Ef 2,20-22).
Gli uomini che non credono in Cristo inciampano nella pietra (Cf Rm 9,33). «Cristo è qui come segno di contraddizione» (Lc 2,34). «Noi annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,23).
«A questo erano destinati». Questa formulazione non ha nulla a che vedere con la predestinazione divina dei non credenti alla condanna. Ciò che è predisposto da Dio è che chi rifiuta la parola cada, non la decisione di rifiutarla. «Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura. Egli sarà insidia e pietra di ostacolo e scoglio d’inciampo per le due case d’Israele, laccio e trabocchetto per gli abitanti di Gerusalemme. Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati (Is 8,13-15). La speranza non è che siano condannati ma che si convertano.
«Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa».
L'elezione di Israele segna la sua unicità. «Il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo di loro ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come avviene oggi» (Dt 10,15). Quando nel corso della storia si fa appello a tale chiamata da parte di Dio, esso è diretto a una minoranza del popolo o a un resto che si trova emarginato in terra straniera. L'elezione di tale comunità assicurava ad essa la protezione divina nonostante le circostanze sfavorevoli, fornendo forza per resistere all'oppressione. I vari epiteti dell'Antico Israele esprimono delle qualità non individuali, ma comunitarie.
Applicando questi attributi alla comunità messianica, il nostro autore afferma l'incorporazione dei credenti, in precedenza pagani o israeliti, nel popolo escatologico di Dio. I credenti sono ritratti come destinatari dei favori divini e sono invitati a lodare Dio che li ha fatti suoi. L'elezione Divina non comporta un isolamento in uno spazio circoscritto ma al contrario esige una testimonianza in favore della potenza e della gloria di Dio.
La lode pubblica della gloria di Dio è descritta con l'espressione sacrifici spirituali. Questa lode può essere intrecciata a quella degli estranei che glorificano Dio per la buona condotta dei credenti.
La salvezza dei cristiani è descritta come un linguaggio che ricorda i termini utilizzati da Isaia per la liberazione di Israele dalle tenebre dell'Egitto e dell'esilio babilonese. «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1). «Eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5,8). Il Signore disse a Paolo: «Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, cui ti mando per aprire loro gli occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l’eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me» (At 26,18). I cristiani sono, dunque, il compimento escatologico di Israele, non un nuovo Popolo. Attraverso la fede in Cristo si è ammessi al popolo santo ed è eletto di Dio, non per discendenza carnale.
Vangelo Gv 14,1-12
Gv 14,1-6 1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
v.1 Superando lo smarrimento della partenza di Gesù da loro, i discepoli devono credere in Gesù proprio come credono in Dio, senza abbandonarsi allo sconforto a motivo della morte in croce di Gesù (1-2).
v.2 «Casa del Padre non è detta solo la dimora un cui egli inabita, ma anche egli stesso, poiché egli è in se stesso. Ora l’uomo dimora in questo luogo, ossia in Dio, mediante la volontà e l’affetto con la fruizione della carità: “Chi sta nella carità sta in Dio e Dio in lui“ (1 Gv 4,16)» (To 582-583). «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore». Così immaginava la gente del tempo. L'immagine popolare dell'aldilà era legata a un determinato numero di posti, nei quali la gente sarebbe stata alloggiata in base alle virtù e ai vizi della loro vita sulla terra. Le molte dimore sono le varie partecipazioni alla sua beatitudine perché «chi ha il cuore più fervente di amore di dio, godrà maggiormente della fruizione divina» (To 543. 545). [TO= Tommaso d'Aquino]
v.3 Il Signore ritorna (erchomai) presso i discepoli da Risorto e li prenderà con sé (paralempsomai) nel suo glorioso ritorno. Il cristiano ha un posto assicurato nella vita eterna, perché sarà con Cristo. Lo stesso Signore, come dice l'apostolo, ci verrà incontro e così saremo sempre con Lui (1 Ts 4,16-17).
v.6-7 Qual è la via al Regno? Il quarto Vangelo rispondete decisamente: «Io sono la via, la verità è la vita». Mediante la sua stessa morte, Cristo apre una strada che permette di accedere alla realtà divina (verità) e, attraverso di essa, alla vita in pienezza. Il Crocifisso è il passaggio obbligato ch conduce a Dio
v.8-9 Gesù parla spesso della relazione col Padre, della sua unione con lui. I discepoli, rappresentati ora da Filippo, vorrebbero qualcosa di immediato una visione diretta del Padre. Ora questa visione di Dio si raggiunge attraverso Gesù. Gesù è il Figlio di Dio, trasparente al Padre. Nella vita di obbedienza a lui, compie il programma che Dio gli ha assegnato, il piano d'amore che ha sull'uomo per comunicargli la vita. Ne consegue che, nella misura in cui cresce la conoscenza di Gesù, crescerà la conoscenza e la visione di Dio. Perciò la richiesta di Filippo era fuori posto, perché stava a indicare che non aveva compreso la relazione esistente tra Gesù e il Padre. Attraverso i segni dati da lui offerti, i discepoli hanno contemplato la sua gloria ma credere che Egli e il Padre sono la stessa cosa è un passo ulteriore. Gesù vuole condurli a un livello superiore e confessino la sua piena uguaglianza con il Padre.
v.10 L’evangelista usa la “formula dell'immanenza”: Io sono nel Padre e il Padre è in me. Questa formula si muove sul piano metaforico: come può una persona essere in un'altra? Con l’amore, con l'identità di pensiero, di sentire e di operare. Gesù è nel Padre in questo senso. Questa mutua immanenza del Padre e del Figlio non è raggiungibile se non con la fede.
vv. 12-14 Quello che è stato affermato di Gesù deve essere applicato anche al cristiano. Come il Padre è nel Figlio così deve essere anche nel credente. Se il Padre è nel credente, può anche operare attraverso di lui, come operò per mezzo del Cristo. Può persino operare cose maggiori, perché ciò che ottiene è il risultato della morte redentrice di Gesù.
Il lavoro dei credenti, della chiesa, è riportare altri uomini a Dio. Queste opere saranno compiute principalmente attraverso la preghiera. Gesù non promette l’esaudimento di tutte le richieste immaginabili ma solo quelle preghiere che sono in profonda comunione con lui e la sua missione salvifica. Il credente autentico invoca la manifestazione della santità di Dio nel mondo e questa sua richiesta viene esaudita.
Lunedi V
At 14,5-18. [A Iconio] ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi di aggredirli e lapidarli, 6essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle città della Licaònia, Listra e Derbe, e nei dintorni, 7e là andavano evangelizzando. 8C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. 9Egli ascoltava Paolo mentre parlava e questi, fissandolo con lo sguardo e vedendo che aveva fede di essere salvato, 10disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!». Egli balzò in piedi e si mise a camminare. 11La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare, dicendo, in dialetto licaònio: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!». 12E chiamavano Bàrnaba «Zeus» e Paolo «Hermes», perché era lui a parlare. 13Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all’ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. 14Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: 15«Uomini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano. 16Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti seguissero la loro strada; 17ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori». 18E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio.
A Iconio, gli evangelizzatori vengono aggrediti da pagani e da giudei. La lapidazione era,spesso, la sorte dei profeti: «Gerusalemme che lapidi quelli che ti sono inviati…» (Mt 23,37). Essi fuggono altrove, seguendo il consiglio di Gesù: «Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra» (Mt 10,23).
A Listra, Paolo guarisce uno storpio (come aveva fatto Pietro a Gerusalemme) che si comportò come un modello di fede per l’attenzione prestata alla predicazione dell’apostolo. Egli imita la fede del centurione (Mt 8,10) e quella della donna cananea (Mt 15,28), che suscitarono l’ammirazione di Gesù stesso.
Gli apostoli si oppongono alla folla di pagani che li scambiano per divinità. All’epoca c’erano persone dedite alla magia che compivano opere strabilianti come Simon Mago (At 8,9-11). Più tardi, giunto a Malta, Paolo, per essere scampato dalla morte in seguito al morso d’una vipera, verrà considerato dagli abitanti come un dio (At 28,6). Paolo improvvisa il discorso e sottolinea che l’unico vero Dio è il Creatore del mondo il quale ha continuato a prendersi cura di tutti gli uomini e continua a provvedere loro. Secondo il profeta, gli Israeliti avrebbero dovuto dire: «Temiamo il Signore, nostro Dio che elargisce la pioggia d’autunno e quella di primavera a suo tempo.. ha fissato le settimane per la messe e ce le mantiene costanti» (Ger 5,24). «Ciò che di Dio si può conoscere è loro [ai pagani] manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio» (Rm 119-21).
Con grande difficoltà trattengono la folla dal compiere una pazzia, come Gesù cercò di opporsi alla folla che voleva farlo re (Gv 6,15).
Gv 14,21-26 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Amare è osservare. Come è possibile che i futuri discepoli di Gesù, i quali non lo hanno mai visto, lo amino? Osservando i suoi comandi, oppure osservando la sua parola! Non solo attenzione ai vari precetti ma all’insieme della rivelazione che è Parola di Dio.
L’assenza fisica di Gesù non è un abbandono. I discepoli non potranno vederlo fisicamente ma, se lo ameranno, potranno godere della sua manifestazione. Gesù non evita la domanda di Giuda (le obiezioni degli apostoli sono anche gli interrogativi della comunità all’evangelista), ma lo induce a riflettere con maggiore profondità accogliendo la nuova notizia che ora gli espone: non solo Gesù si manifesterà al discepolo, ma verrà presso di lui assieme al Padre e dimorerà in lui. Non solo i discepoli a dover innalzarsi alle dimore celesti, ma sarà Dio stesso a scendere presso di loro.
Il tempo di Gesù sta per concludersi ed Egli invierà un altro Consolatore al suo posto, grazie alla sua intercessione presso il Padre. Lo Spirito insegnerà, interpretando ed attualizzando le sue parole.
Martedi V
Atti 14,19-28 19 Giunsero da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei, i quali persuasero la folla. Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città. Il giorno dopo partì con Bàrnaba alla volta di Derbe. 21Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, 22confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». 23Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. 24Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia 25e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; 26di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto. 27Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. 28E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.
Dopo il trionfo, ecco un tentativo di uccisione da parte dei giudei, dal quale i missionari si salvano per grazia: «Abbiamo ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti» (2 Cor 1,9; Ap 11,10-12). «Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2 Tm 3,12). Scrivendo a Timoteo, Paolo ricorderà questi fatti: «Tu mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimità, nell'amore del prossimo, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze, come quelle che incontrai ad Antiochia, a Icònio e a Listri. Tu sai bene quali persecuzioni ho sofferto. Eppure il Signore mi ha liberato da tutte» (2 Tm 3,10-12). Conoscerà questa ed altre situazioni simili: «[Sono ministro di Cristo] molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; una volta sono stato lapidato. Viaggi innumerevoli…» (2 Cor 11,25).
Ormai pensano di ritornare ad Antiochia di Siria, la loro comunità di partenza ma, prima di recarsi là, vogliono incontrare un’ultima volta i discepoli delle città in cui erano passati per consolidarli. Soprattutto chiedono a loro di restare perseveranti nella fede nell’incontrare l’opposizione dell’ambiente circostante. «Noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni che sopportate. Questo è un segno del giusto giudizio di Dio, che vi proclamerà degni di quel regno di Dio, per il quale ora soffrite» (“ Tm 1,4-5).
Ritengono opportuno creare, per ogni comunità, un collegio di responsabili, ad imitazione della Chiesa di Gerusalemme che si ispirava, a sua volta, all’uso ebraico. «I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento» (1Tm 5-17). Giunti ad Antiochia radunano l’intera comunità per far conoscere l’azione di Dio che aveva deciso di chiamare alla fede in Cristo anche numerosi pagani. Non tutti i giudeo-cristiani saranno disponibili ad accogliere questa novità.
Gv 14,27-31 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco.
Gesù lascia e dona la sua pace, un dono sempre attuale e infinito. La pace è l’insieme dei beni definitivi (messianici, escatologici) di Dio. La pace è un bene che soltanto il Signore può donare. Essa è opposta alla falsa pace proposta dal mondo, come era stata predicata dai falsi profeti.
Consapevoli di questo, i discepoli possono vincere lo sgomento e la paura, prima della morte e, poi, dell’assenza fisica di Gesù. Non dovranno sgomentarsi perché egli, entrando in una sfera divina, presso il Padre, potrà essere ancora più vicino a loro ed allora verificheranno la verità della sua promessa.
Oramai non può più intrattenersi con loro più a lungo perché deve affrontare la passione istigata dal diavolo. Questi non potrà fare di più di ciò che gli verrà permesso di fare e, perciò, non distruggerà la missione di Gesù. Anzi il Maestro potrà mostrare a tutti che Egli ama il Padre, fino a tal segno.
Mercoledi V
Atti 15 1Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati». 2Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. 3Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. 5Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè». 6Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
Un gruppo di giudeo-cristiani ritengono necessario che i pagani convertiti a Cristo, prima di ricevere il Battesimo, si facciano circoncidere per aderire all’ebraismo. Soltanto gli Ebrei, a loro parere, potevano farsi battezzare. La richiesta scompaginò la Chiesa di Antiochia, che comprendeva un numero considerevole di pagani già battezzati. Una delegazione di questa comunità si recò a Gerusalemme presso gli apostoli per affrontare la questione, facendo conoscere a tutte le comunità della regione la grande novità dell’apertura della fede ai pagani. «Andai a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere» (Gal 2,1-3).
Scrivendo ai Filippesi, Paolo confesserà: «Circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della legge. Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,5-7).
Gv 15,1-8 1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
La vite è un solo ceppo, anche se composta da molti tralci. Cristo è un singolo ma presenta una dimensione collettiva. Egli porta a pienezza il compito che era stato affidato ad Israele, la vigna prediletta dall’antichità. Il Padre si prende cura di questa vite e così a portare frutto è Cristo per opera di Dio. Rimanere in Cristo è la causa della santificazione. «Chi rimane in me col credere, con l’obbedire e col perseverare, e io rimango in lui con la mia illuminazione, con l’aiuto e col dono della perseveranza, lui (e non altri), fa molto frutto» (TO 741).
I tralci secchi vengono recisi e quelli nuovi potati per rinvigorire la pianta. «Alcuni rimangono uniti a Cristo solo per fede, ma senza partecipare alla linfa della vite, perché privi della carità» (TO 743). «La vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio» (Fil 1,9-11).
A potare è Dio stesso che si serve della parola del Figlio.
I discepoli devono rimanere uniti a Gesù, affinchè Egli possa rimanere unito a loro; solo così potranno portare drutto. «Camminate nel Signore Gesù, come l’avete ricevuto» (Col 2,6). «Tutto posso in colui che mi dà forza» (Fil 4,13). «Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui» (1 Gv 3,24). Il tralcio, di per sé, non può scegliere di staccarsi dalla vite mentre il discepolo può separasi da Cristo e dalla comunità ma dovrà sperimentare la sua nullità.
Rimanere in Cristo equivale a rimanere nelle sue parole. «Rimangono in noi le parole di Cristo quando facciamo ciò che ci comanda e amiamo quanto ci ha promesso» (TO 747). Allora il discepolo verrà esaudito nelle sue richieste: «La Parola di Dio creduta e meditata ci insegna a chiedere le cose che sono necessarie alla salvezza» (TO 747). Il Padre viene glorificato quando gli uomini producono frutto abbondante.
Giovedi V
Atti 15,7-21 7Sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. 8E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; 9e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. 10Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? 11Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro». 12Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro. 13Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. 14Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. 15Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: 16Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, 17perché cerchino il Signore anche gli altri uomini i e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, 18note da sempre. 19Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, 20ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. 21Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».
Il testo riporta dapprima l’intervento di Pietro, capo dei Dodici e poi quello di Giacomo responsabile della Chiesa giudeo-cristiana di Gerusalemme. Pietro non parla del viaggio missionario di Barnaba e Paolo ma ricorda la vicenda del Battesimo di Cornelio, il fatto decisivo che ha aperto l’evangelizzazione ai pagani. In quella circostanza lo Spirito si era manifestato in modo palese e quindi non bisogna ora opporsi al volere di Dio. Compare una critica alla Legge che però non corrisponde alla riflessione completa del Nuovo Testamento su questo argomento. Gli uomini non sono stati capaci di osservarla e, per questo, è diventata un peso troppo grave. La grazia di Gesù, al contrario, consente di viverla. Sono argomenti sviluppati nelle lettere di Paolo.
Barnaba e Paolo espongono i frutti della loro attività missionaria. Infine interviene Giacomo, «fratello del Signore», l’apostolo molto stimato da parte dei giudeo-cristiani. Riassume l’intervento di Pietro e lo consolida con una citazione dell’Antico Testamento: Dio, facendo risorgere Gesù, ha fatto rivivere la dinastia (o tenda) di Davide ed ora questi chiama a sé tutti i popoli.
L’assemblea, infine, decide a favore dell’ingresso dei pagani nella Chiesa, senza obbligarli alla circoncisione. L’evento Cristo ha superato l’evento della Legge mosaica. «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io Paolo vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia. Noi infatti per virtù dello Spirito, attendiamo dalla fede la giustificazione che speriamo. Poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,1-6).
Gv 15,9-11 9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
v. 9. I discepoli sono amati da Dio come era stato amato il Figlio stesso, «li ha amati in una maniera consimile, cioè perché diventassero dèi mediante la partecipazione della grazia» (TO 755), «ci ha donato beni grandissimi e preziosi perché diventassimo partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4). «Il fatto di rimanere in Cristo deriva a noi dalla sua grazia. Tutte le nostre opere buone sono nostre in virtù del beneficio dell’amore divino» (TO 753).
Rimanere nell’amore è perseverare nel lasciarsi amare ma questo fatto è vero se si rimane costanti nell’amare. L’osservanza dei comandamenti è la prova che si è rimasti all’interno della corrente d’amore che ci ha investiti (più che una condizione per essere amati). «l’osservanza dei comandamenti è effetto dell’amore di Dio: non solo del nostro amore per lui, ma anche dell’amore che egli ha per noi. Infatti proprio perché ci ama, ci muove e ci aiuta ad adempiere i suoi precetti, che non possiamo osservare senza la grazia» (TO 757).
Nell’assomigliare sempre più a Cristo, il discepolo sperimenta una gioia profonda. «Il Signore vuole che con l’osservanza dei suoi comandamenti noi diveniamo partecipi della sua gioia» (TO 761). «Nell’Onnipotente troverai ogni delizia» (Gb 22,26).
Venerdi V
At 15. 22Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. 23E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! 24Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. 25Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, 26uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. 27Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. 28È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!». 30Quelli allora si congedarono e scesero ad Antiòchia; riunita l’assemblea, consegnarono la lettera. 31Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva.
L’assemblea di Gerusalemme rende note alla Chiesa di Antiochia (e a quelle limitrofe), le decisioni prese ed invia anche uno scritto. La lettera viene portata e accompagnata da persone stimate. L’epistolario è una forma di dialogo fraterno.
Lo scritto precisa che coloro che avevano provocato turbamento nella comunità non erano stati inviati dalla Chiesa ma avevano seguito un’istanza personale impropria. Comunica il risultato del confronto (che aveva avuto anche toni accesi). Il convincimento conclusivo viene considerato ispirato dallo Spirito: i pagani che erano stati battezzati possono continuare con gioia il cammino della fede senza dover sottomettersi alle tradizioni ebraiche.
La lettera contiene delle indicazioni (imposte successivamente?) necessarie per favorire la comunione tra giudeo-cristiani e etnocristiani. [Le quattro esigenze si ritrovano pressappoco nei precetti di Noé che, secondo l’interpretazione rabbinica, vincolavano pagani e giudei. Sarà necessario evitare di consumare carni provenienti dai sacrifici pagani, e carni di animali soffocati; evitare le unioni illegittime, non consumare sangue degli animali uccisi].
Non si tratta di leggi necessarie per la salvezza ma di norme pratiche atte a consentire il rasserenamento delle comunità. «Sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è immondo in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come immondo, per lui è immondo. Ora se per il tuo cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più secondo carità. Guardati perciò dal rovinare con il tuo cibo uno per il quale Cristo è morto! Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole. Non distruggere l'opera di Dio per una questione di cibo!» (Rm 14,14-15.19-20)
«Quanto al mangiare le carni immolate agli idoli, noi sappiamo che non esiste alcun idolo al mondo e che non c'è che un Dio solo. Ma non tutti hanno questa scienza; alcuni, per la consuetudine avuta fino al presente con gli idoli, mangiano le carni come se fossero davvero immolate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com'è, resta contaminata. Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello» (1 Cor 8,4.7.10-13).
Gv 15, 12-17 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
Tutti i comandamenti confluiscono nell’unico precetto dell’amore verso il prossimo. «Chi ama il prossimo ha adempiuto la legge» (Rm 13,8). Gesù «in noi non amò altro che Dio e in ordine a Dio» (TO 763). L’evangelista pensa al fratello che ci sta accanto per impedire che un amore rivolto ad una generalità astratta finisca col diventare nullo.
L’espressione massima della benevolenza è donare la vita per gli altri amici (ma questo non significa che il cristiano debba amare soltanto gli amici). «Cristo diede la sua vita per noi nemici non in quanto nemici, ossia così che restassimo nemici, ma per renderci suoi amici. Gli uomini erano amici in quanto amati» (TO 765)
Gli amici di Gesù sono le persone che, accogliendo la rivelazione dell’amore, osservano i comandamenti, come erano amici di Dio i giusti che camminavano nella via di Dio (v.14). Per rimanere nell’amicizia con Gesù, è necessario imitare la sua donazione gratuita. «Si deve però notare che l’osservanza dei comandamenti non è la causa dell’amicizia di Dio, ma ne è il segno: è segno, cioè; che Dio ci ama e che noi amiamo Dio» (TO 769).
Tutta l’opera rivelatrice di Gesù è stata il tentativo di farci passare dalla condizione di servi a quella di amici ma chi è diventato suo vero amico, accettta di farsi servo del prossimo. «Lo schiavo non agisce a proprio vantaggio, ma a vantaggio del padrone; né agisce per volontà propria, bensì per quella del padrone, e quasi per costrizione. Chi è libero opera per se stesso come per un fine, e agisce da solo, perché mosso ad agire dalla propria volontà. Gli Apostoli erano mossi da se stessi a compiere opere buone, cioè dalla propria volontà sospinta dall’amore» (TO 773).
Il gruppo dei discepoli non è sorto per affinità elettiva ma per opera di Gesù, il quale li ha scelti per una sua libera iniziativa ma ora dovranno andare oltre questa cerchia per introdurre molti altri in essa. «C’è l’amore eterno cl quale siamo stati predestinati e c’è l’amore che si esplica nel tempo, con il quale siamo chiamati da lui» (TO 779). Non c’è nulla che preceda come causa la scelta di Dio perché tutti i beni vengono a noi da Dio» (TO 781).
Di nuovo la preghierà è di capitale rilevanza purchè l’orante desideri partecipare alla missione di Gesù e chieda il suo compimento.
Sabato V
Atti 16,1-10. 1Paolo si recò anche a Derbe e a Listra. Vi era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco: 2era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio. 3Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere a motivo dei Giudei che si trovavano in quelle regioni: tutti infatti sapevano che suo padre era greco. 4Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero. 5Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno. 6Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galazia, poiché lo Spirito Santo aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia. 7Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitìnia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; 8così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Tròade. 9Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». 10Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo.
Secondo viaggio missionario: Paolo si propone di ritornare nelle comunità già evangelizzate ma in seguito vivrà uno sviluppo imprevisto perché arriverà fino in Europa. A Listra incontra Timoteo che sarà un suo collaboratore molto stretto. «Non ho nessuno d'animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre» (Fil 2,19-20).
Difficile capire perché questi venga circonciso, tanto più che l’apostolo sta divulgando le decisioni prese a Gerusalemme che consentono il Battesimo anche ai pagani (senza che prima diventassero ebrei). L’insegnamento normale di Paolo , però, è questo: «Ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le chiese. Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! E' stato chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere! La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l'osservanza dei comandamenti di Dio» (1 Cor 7,17-19). «In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6).
Lo Spirito diventa determinante e sconvolge in modo determinante i progetti degli evangelizzatori. Egli li dirige verso Troade e quindi verso l’Europa. I cambiamenti di luogo vogliono assicurare che la venuta del Vangelo in quella regione è voluto da Dio. Il momento determinante è dato dalla visione di un Macedone. «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? Ecome potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!» (Rm 10.14-15).
Luca si unisce ora al gruppo degli evangelizzatori e comincia a parlare al plurale.
Gv 15,18-21 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.
La comunità dei discepoli è circondata dall’odio delle persone che si identificano nella spessa tenebra che ha rifiutato e rifiuta la luce di Cristo. Nonostante la forza della sua testimonianza, Egli non ha convinto tutti ma è stato oggetto di rifiuto e di disprezzo. «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima» (Is 53,3)
Lo stesso accadrà ai discepoli: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Non dovranno lasciarsi abbattere nelle dificoltà o lasciarsi bloccare dall’avversione perché, oltrettutto, fanno a far parte di una lunga serie di giusti e di profeti perseguitati. «Odiano chi ammonisce alla porta e hanno in abominio chi parla secondo verità» (Am 5,10). I discepoli che, a loro volta, avevano fatto parte del mondo, sono stati sradicati da esso per grazia ed è a motivo di tale separazione che diventano oggetto di odio e di disprezzo. «Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno» (1 Gv 5,19).

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