mercoledì 22 luglio 2026

S. BRIGIDA

 1 Lettura. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (2,19-20)

Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio.

Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me.

E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.


Io: mettendo il risalto la sua persona, vuole mostrare di essere coinvolto personalmente nella verità che comunica a tutti. Ciò che comunica agli altri, vale in primo luogo per lui. 

Mediante la Legge (espressione poco chiara): «essendo giudeo, aveva ricevuto la legge come pedagogo» che lo accompagnava verso Cristo (ALG 17). «È la stessa Legge che mi ha indotto a non rimanervi più attaccato» (CLG 2,7) poiché la Sacra Scrittura annunciava la missione del Messia come evento risolutore. 

Sono morto alla Legge affinché viva per Dio: non cerca più di essere gradito a Dio in base alla sua osservanza della Legge, ma accoglie la nuova possibilità che Dio Padre ha messo a disposizione di tutti. Formando una cosa sola con Gesù diventiamo capaci realmente di vivere per Dio, totalmente obbedienti a Lui. «Mentre la Legge ha ucciso chi viveva, Cristo, invece, prendendo chi era morto, lo ha vivificato per mezzo della sua morte» (CLG 2,7). 

Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. «Dicendo “sono stato crocifisso con Cristo, allude al Battesimo. Affermando “non sono più io a vivere” richiama la nuova vita conseguente ad esso, che gli consente di mortificare la sua carne. Che significa poi “Cristo vive in me?” Non faccio nulla che sia contrario al volere di Cristo» (CLG 2,7). Il credente in Cristo ha vissuto la «morte» dei suoi peccati, a motivo dell’obbedienza di Gesù sulla croce. In questo senso è stato crocifisso con Lui. Inoltre ha ricevuto la vita nuova inaugurata dalla risurrezione. «Se dopo il battesimo resti morto al peccato, vivi per Dio; se invece lo susciti di nuovo, corrompi questa vita» (CLG 2,7). 

La novità del Vangelo è la presenza di Cristo in ogni battezzato. «Non ha detto vivo per Cristo, ma vive in me Cristo. Quando il peccato ha il sopravvento, è lui ad esistere, spingendo l’anima verso ciò che non vuole. Al contrario, se si fa quanto piace a Cristo, una vita di questo genere non è più semplicemente umana, perché è Cristo a vivere, ad operare e dominare in noi » (CLG 2,8) «Ora Cristo vive nel credente abitando mediante la fede nel suo uomo interiore, in attesa di poterlo poi saziare mediante la visione: cosa che avverrà quando la mortalità sarà assorbita dalla vita» (ALG 17).

E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me

Non vuole più contare su di sé ma sull’amore soprendente di Gesù che ha dato a lui tutto se stesso ed è pronto a rivestirlo di sé. «Perché Paolo pensi che sia stato compiuto soltanto per te l’evento realizzato a vantaggio di tutti? L’apostolo attesta che ognuno di noi dovrebbe essere riconoscente verso Cristo come se Egli fosse venuto per lui solo. Non avrebbe rifiutato di eseguire un piano provvidenziale così sublime anche per una sola persona. Nutre per ogni singola uomo lo stesso amore che nutre per tutta l’umanità. Anche quella pecora che si era allontanata dalle altre novantanove, era una sola e tuttavia non trascurò neppure essa» (CLG 2,8).



Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».



 I tralci sono uniti alla vite e da essa traggono alimento così da far germogliare e crescere il “frutto”. Allo stesso modo i discepoli sono uniti al Signore e grazie a questa unione esistenziale possono operare spiritualmente e portare frutto: “Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me” (Gv 15, 4). I tralci non hanno vita propria: vivono soltanto se rimangono uniti alla vite che li ha fatti nascere. La loro vita si identifica con quella della vite. Un’unica linfa scorre tra l’una e gli altri; vite e tralci danno lo stesso frutto. Tra loro vi è dunque un legame inscindibile, che ben simboleggia quello esistente tra Gesù e i suoi discepoli: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15, 4). Se i tralci hanno tutti in comune con la vite la stessa linfa, essi sono pure legati tra loro da reciproca comunione. Da questo essere in comunione di vita deriva l’esigenza della comunione nell’amore: “Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12). Un amore forte, che non conosce limitazioni e confini, e che Gesù mette in relazione con la sua morte sofferta per redimere gli “amici”, i discepoli che hanno creduto in Lui: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). (Giovanni Paolo II - Udienza generale, 25 gennaio 1995)


SALMO 33

2Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. 

«In ogni cosa rendete grazie; questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù» (1 Ts 5,18). «Lodo il mio Dio in ogni tempo, nella prosperità e nell’avversità» (Td 1104). «[Gli apostoli] se ne andarono lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (At 5,41).

3Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. 4Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. 

v.3 «Chi ama le cose spirituali può dichiarare: mi glorio nel Signore. Chi è attaccato agli interessi terreni, si gloria della propria ignominia» (Crl 835). 

v. 4 «L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46). «Nessun uomo, da solo, è in grado di comprendere la grandezza delle opere di Dio; il salmista convoca allora tutti i fedeli» (Crl 835). 

5Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. 

«Non cercare qualcosa di diverso da Dio, ma cerca Dio stesso: "Qualsiasi cosa ti possa donare è molto inferiore a me. Per ora non potrai avermi in modo completo"» (Ag36,313). 

6Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. 

«Tenete fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2). «Chi si avvicina a Lui con fede, accoglie raggi di luce spirituale. Mosè fu glorificato con un volto luminoso (Cf Es 34,29)» (Td 1104). «Noi tutti, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine» (2 Cor 3,18).

7Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. 8L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. 

«Durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, condusse fuori [gli apostoli]» (At 5,19). «Anche noi siamo in questo mondo come in una prigione. Se meritiamo di essere visitati da Dio, ci manda un angelo che dice ad ognuno: “Metti la cintura e legati i sandali” (At 12,8)» (Cromazio, Cat. 29,3, p.190). «Gli angeli non sono forse dei ministri mandati a nostro servizio, di noi che stiamo per ricevere in eredità la salvezza? (Eb 1,14)» (Td 1104). 

9Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. 10Temete il Signore, suoi santi: nulla manca a coloro che lo temono. I leoni sono miseri e affamati, ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. 

«Sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli, capace di procurare ogni delizia» (Sap 16,20). «Conoscete per esperienza la bontà di Dio. Il significato profondo di questo testo allude alla grazia dei divini misteri: mediante il santo Battesimo viene donata una vera illuminazione e l’invito a gustare il cibo vivificante mostra in modo palese la bontà del Salvatore (Cf Eb 6,4-5)» (Td 1106). 

12Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore. 13Chi è l’uomo che desidera la vita e ama i giorni in cui vedere il bene?

«Cristo è la vera vita; può diventare anche la nostra vera vita se viviamo rimanendo in lui» (Crl 889).

14Custodisci la lingua dal male, le labbra da parole di menzogna. 15Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, cerca e persegui la pace. 

«Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene» (1 Pt 3,9). «Se non proviamo odio per il male, non possiamo amare il bene» (Gr Lettera CXXV, 14). «L’uomo pacifico comunica la pace a tutti. Benefica, consiglia, elargisce, collabora, soccorre i deboli» (Td 1105.1108). 

16Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto. 17Il volto del Signore contro i malfattori, per eliminarne dalla terra il ricordo. 18Gridano e il Signore li ascolta, li libera da tutte le loro angosce.

«Il Signore osserva i giusti con occhio lieto, come fa un padre che ama i propri figli. Li custodisce ovunque si trovino perché non incorrano in qualche pericolo» (Crl 802). «Qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui» (1 Gv 3,22). 

19Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti. 

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). «Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita» (Mt 15,28). 

20Molti sono i mali del giusto, ma da tutti lo libera il Signore. 21Custodisce tutte le sue ossa: neppure uno sarà spezzato. 

v.20 «La tribolazione, che ci è capitata ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze. Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà» (2 Cor 1,10-11). 

v.21 «Le ossa sono le potenze dell'anima che attuano ogni azione buona e bella» (Crl 893). L’agnello pasquale rappresenta il giusto incolume: «Venuti da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe» (Gv 19,33; Es 12,46). 

22Il male fa morire il malvagio e chi odia il giusto sarà condannato. 23 Il Signore riscatta la vita dei suoi servi; non sarà condannato chi in lui si rifugia. 

Cf Dn 13,61-62; EstG 5,1f; At 18,12-16 e 23,16.


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