Dal Cantico dei Cantici Ct 3,1-4a
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amore dell'anima mia. L'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:"Avete visto l'amore dell'anima mia?". Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l'amore dell'anima mia».
Salmo Responsoriale Dal Sal 62 (63)
R. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz'acqua. R.
Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria. Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. R.
Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.
Quando penso a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all'ombra delle tue ali. A te si stringe l'anima mia: la tua destra mi sostiene. R.
La donna amante cerca con desiderio il suo Amato ma poiché, subito, non lo trova intraprende una ricerca faticosa e imprudente. Nessuna l’aiuta nella sua ricerca ma poi, inaspettatamente, ritrova colui che ama con tanta forza ed è ricolmata di gioia. La vera ricerca di Dio è intensa, costante e coraggiosa (sopporta tante difficoltà e incomprensioni).
Il salmista ricerca Dio alla stessa maniera di questa innamorata.
«La preghiera non è questione di parole ma di sentimento» (Ilr 62,3 401). «Osservate quanti desideri vi siano nel cuore degli uomini, ma quanto è difficile trovare uno che dica: l'anima mia ha sete di te!» (Ag36,750.751). «Gli angeli non provano la sete e la fame che proviamo noi, ma sono sazi di verità, di luce, di sapienza. Per questo sono beati» (Ag36,751).
Desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.
Kamah lechà: desidera, spasima te, viene meno (il verbo si trova soltanto in questo versetto). Il salmista, pensando alla sua attuale dimora nel deserto, si sente lui, in realtà, una terra arida, bisognosa di pioggia (secondo alcuni manoscritti ebraici).
3Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria.
Quando partecipava al culto, avendo goduto dei doni di Dio, si sentiva dissetato e saziato. «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore» (Sal 26,4). «M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo di te, ricorderemo il tuo amore più del vino» (Ct 1,4).
4Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. 5Così ti benedirò per tutta la vita.
«È un grande dono l’essere nati ma poiché la nostra vita è piena di ansietà e sofferenze, dobbiamo sperare di più nella misericordia di Dio che nella nostra vita» (Ilr 62,6 404). «Preferisco vivere nella tua grazia, contare sulla tua misericordia e aprire la mia bocca alla tua lode, piuttosto che avere una vita da ricco e da potente, corrosa da mille affari, schiavo della gola e delle comodità» (Td 1337). «Ciò che tu dài è migliore di quanto scelgono per sé i malvagi» (Ag36,754).
6Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.
Cibi migliori sono le carni dei sacrifici, riservate ai sacerdoti. «La possibilità di lodarti è per l’anima un nutrimento solido, un cibo ricco e gustoso. La meditazione delle tue parole offre una soddisfazione che non viene meno e un vero piacere» (Td 1337).
7Quando nel mio letto di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, 8 a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
[Ali dei cherubini Cf 1 Re 6,23-28]. «Il salmista si preoccupa soltanto di piacere a Dio. Di Lui soltanto si ricorda a letto, a Lui pensa al mattino prolungando il ricordo della notte. Dio è il suo aiuto ed egli esulta all’ombra delle sue ali» (Ilr 405). «Se tu non mi proteggessi, dato che sono un pulcino, il falco mi rapirebbe. Senza la protezione di Dio, non sei nulla. Se rimaniamo sempre piccoli sotto di lui, saremo veramente grandi in lui» (Ag36,757).
9A te si stringe l’anima mia: la tua destra mi sostiene.
L’orante si stringe (daveqà) al Signore (Dt 11,22). Nella LXX compare il verbo attaccarsi, incollarsi (ekollēthē, da kollaō) con il quale i mistici esprimono l’essenza della loro unione con Dio. «La forza dell’amore fa sì che ci sentiamo uniti a coloro che amiamo, anche se assenti; il luogo o il tempo non dissolvono un affetto radicato. Il profeta è stretto a Dio, e le lusinghe del mondo o i vizi non potranno sottrargli l’amore verso di lui, perché chi si stringe a Dio, è un solo spirito con lui (1 Cor 6,17)» (Ilr 406). «Dopo aver manifestato il suo sentimento, ci fa conoscere il risultato del suo ardore: la tua destra mi ha sostenuto; vedendo che mi trovavo in questo stato, hai pensato che fosse giusto venire in mio aiuto» (Td 1340).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,1-2.11-18
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!».
Maria soffre doppiamente: anzitutto per la morte di Gesù, e poi per l’inspiegabile scomparsa del suo corpo. È mentre sta china vicino alla tomba, con gli occhi pieni di lacrime, che Dio la sorprende nella maniera più inaspettata. L’evangelista Giovanni sottolinea quanto sia persistente la sua cecità: non si accorge della presenza di due angeli che la interrogano, e nemmeno s’insospettisce vedendo l’uomo alle sue spalle, che lei pensa sia il custode del giardino. E invece scopre l’avvenimento più sconvolgente della storia umana quando finalmente viene chiamata per nome: «Maria!». Com’è bello pensare che la prima apparizione del Risorto – secondo i vangeli – sia avvenuta in un modo così personale! Che c’è qualcuno che ci conosce, che vede la nostra sofferenza e delusione, e che si commuove per noi, e ci chiama per nome. È una legge che troviamo scolpita in molte pagine del vangelo. Intorno a Gesù ci sono tante persone che cercano Dio; ma la realtà più prodigiosa è che, molto prima, c’è anzitutto Dio che si preoccupa per la nostra vita, che la vuole risollevare, e per fare questo ci chiama per nome, riconoscendo il volto personale di ciascuno. Ogni uomo è una storia di amore che Dio scrive su questa terra. (…) I vangeli ci descrivono la felicità di Maria: la risurrezione di Gesù non è una gioia data col contagocce, ma una cascata che investe tutta la vita. (Francesco - Udienza generale del 17 maggio 2017)

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