I. 1. Volete dunque sapere da me perché e in che modo si debba amare Dio. E io vi rispondo: la causa per cui si deve amare Dio è Dio stesso; il modo è amarlo oltremodo 2. È sufficiente una risposta siffatta? Forse sì, ma per chi è già esperto. Ma dato che peraltro io sono in debito verso gli ignoranti a, se ho dato una risposta sufficiente agli esperti, debbo pure usare un riguardo a quegli altri. Perciò non mi peserà diffondermi più a lungo, ma non certo più a fondo, a beneficio dei più sprovveduti. Direi perciò che bisogna amare Dio per lui stesso in base a una duplice ragione: sia perché nulla può essere amato con maggiore giustizia, sia perché nulla può essere amato con maggiore profitto. Ma quando riguardo a Dio si chiede perché lo si debba amare, la stessa domanda provoca due orientamenti di pensiero. Infatti il problema posto dalla domanda può suscitare il dubbio sul modo con cui porre il problema stesso, cioè se Dio debba essere amato per merito suo o per nostro vantaggio. In realtà risponderei lo stesso in tutti e due i casi, cioè che per me non c'è altra ragione plausibile di amarlo che lui stesso. Ma prima soffermiamoci sulla ragione del merito.
PER QUAL SUO MERITO DIO DEV'ESSERE AMATO
Perché ha meritato molto per noi, dato che ha offerto se stesso b a noi che non lo meritavamo. E che cosa poteva dare meglio di se stesso, lui che è Dio? Perciò, se nel ricercare la causa per cui si deve amare Dio, si comincia col ricercare il merito di Dio, quello è il punto capitale: che egli per primo ci ha amato. Perciò è degno, d'essere riamato, specialmente se si fa attenzione a chi ha amato, a chi è stato amato e a quanto egli abbia amato. Chi dunque, ha amato? Non è colui a cui ogni spirito confessa: Tu sei il mio Dio, perché non hai bisogno dei miei beni e? Autentica e perciò la carità di questa suprema maestà, perche essa non ricerca il suo interesse. Ma a chi poi si offre una carità così pura? È stato detto: Quando eravamo ancora suoi nemici, siamo stati riconciliati con Dio . Dio ha dunque amato i nemici e per giunta di sua gratuita volontà. Ma quanto? Quanto ci dicono Giovanni: Dio ha così amato il mondo da dargli in dono il suo Unigenito; e Paolo: Non ha risparmiato suo Figlio, ma lo ha sacrificato per noi; e anche il Figlio stesso a proprio riguardo ha detto: Nessuno può avere maggiore carità di colui che offre l'anima propria per i propri amici.
Questo è il merito che ha acquistato il giusto presso gli empi; il più eccelso presso chi giace ad infimo livello, l'Onnipotente presso i più deboli e inetti.
IN CHE MISURA È DA AMARE DIO
VI. 16. A questo punto considera in primo luogo in quale misura , anzi come senza misura Dio abbia meritato d'essere amato da noi, dato che, per ripetere in poche parole quello che ho già detto, egli ci ha amati per primo, egli così grande ci ha amati tanto, e ci ha amati gratuitamente noi che siamo come siamo, cioè così irrimediabilmente meschini, sì che ricordo di aver detto in principio che la misura di amare Dio è amarlo senza misura.
E in fondo, poiché l'amore che si indirizza a Dio, si indirizza all'immenso, all'infinito, dato che Dio è infinito e immenso, quale, ditemi, potrebbe essere il termine o la misura del nostro amore? E come, se l'amore, da parte nostra non è un'offerta gratuita, ma una restituzione doverosa? Ci ama dunque l'immensità, ci ama l'eternità, ci ama la carità che sorpassa la scienza, ci ama Dio, la cui grandezza non ha termine, la, cui sapienza non ha misura, la cui pace sorpassa ogni grado di intelletto e, e noi gli restituiamo in cambio un amore sottoposto a misura?
Ti amerò, Signore, che sei la mia forza, il mio sostegno, il mio rifugio, il mio liberatore, tutto ciò che da parte mia può essere definito desiderabile e amabile. Mio Dio; mio Salvatore, ti amerò per il tuo dono e nella mia misura, che sarà certo minore di quella giusta, ma che certamente non mancherà di raggiungere il limite delle mie possibilità, dato che, se non posso rendere quanto debbo, non posso pero renderlo al di la di quanto posso. Potrò certo farlo di più quando ti degnerai di darmi di più, però mai nella misura di cui tu ti mostri degno. I tuoi occhi hanno scrutato ciò che è in me d'imperfetto ; ma pure nel tuo libro saranno scritti tutti quelli che fanno quello che possono, anche se non possono quello che debbono.
Appare sufficientemente chiaro, a quanto credo, in quale misura sía da amare Dio e per quale suo esclusivo merito. Ma, dico, come misurare questo merito? A chi potrebbe apparirne in pieno l'estensione? Chi potrebbe dirlo? Chi sarebbe capace di penetralo?
VII. 17. Ora consideriamo con quale nostro vantaggio egli debba essere amato. Ma anche in questa considerazione che valore ha quello che noi vediamo, rispetto a ciò che è? Eppure non si deve tacere ciò che vediamo, anche se non è assolutamente pari a ciò che è. Più su, quando mi sono proposto di esaminare perché e in quale misura va amato Dio, ho detto che l'oggetto della domanda determina una duplice interpretazione: perché ovvero per qual suo merito o per qual nostro vantaggio egli debba essere, amato, a seconda di come l'una o l'altra questione possa essere indagata. Dopo aver parlato del merito di Dio, non certo in maniera degna di lui, ma come è stato concesso a me, mi rimane da parlare della ricompensa, e sempre in proporzione a ciò che mi sarà concesso di intendere.
DIO È AMATO NON SENZA RICOMPENSA
Infatti Dio non è amato senza ricompensa, anche se dev'essere amato senza prefiggersi una ricompensa. Perché la vera carità non può rimanere a mani vuote, anche se non è a prezzo, perché non ricerca quello che è il proprio interesse a. E un sentimento, non è un contratto. Non la sí acquista in forza di un patto e non acquista nulla alla medesima condizione. Ci ispira per un moto spontaneo e dà un tono di spontaneità a tutto quello che provoca. Il vero amore è soddisfatto di se stesso. Riceve una ricompensa, ma che è proprio ciò che costituisce il suo amore.
Perché se fai la figura di amare una cosa in vista di un'altra, quella che ami veramente è quella a cui tende il fine del tuo amore, non quella che rappresenta il tramite. Paolo non predica il vangelo per mangiare, ma mangia .per predicarlo b, in quanto ama non il cibo, ma il vangelo.
Il vero amore non rivendica la sua ricompensa, ma si limita a meritarla. La ricompensa viene proposta a chi non ama ancora, è dovuta a chiama, è largita a chi persevera. Abitualmente quando si tratta di indurre qualcuno in cose di poco conto, stimoliamo con promessa di ricompensa chi non ne vuol sapere, non certo chi è ben disposto. E chi potrebbe pensare di dover ricompensare un uomo perché faccia quello che egli desidera spontaneamente di fare? Nessuno, per esempio, sente il bisogno di dar denaro a un affamato perché mangio a un assetato perché beva o addirittura a una madre perché allatti il suo piccolo che è uscito dal suo utero . O chi potrebbe pensare che cí vogliono preghiere o danaro per indurre uno a ricingere la sua vigna, o a zappare intorno ad un suo albero, o ad innalzare la fabbrica della sua casa? Quanto più l'anima ama Dio, non cerca come ricompensa del suo amore nient'altro che lo stesso Dio; o se cerca qualcos'altro, ama certamente questo, non Dio.
18. In chiunque fa uso della ragione è insito per legge naturale di desiderare, in base alla sua stima e alla' sua volontà, ciò che gli sembra superiore, e di non rimanere mai contento di una cosa, se si accorge che le manca un che che egli giudica preferibile. Chi per esempio ha una bella moglie se vede una donna più bella perde gli occhi e lo spirito appresso a lei, chi indossa una veste preziosa ne brama una più preziosa, chi possiede molte ricchezze invidia chi è più ricco di lui. Potresti vedere gente già ricca di molti poderi e possedimenti stare ancora, ogni giorno di più, ad aggiungere un campo a un altro campo d e ad allargare con smisurata cupidigia i limiti delle sue proprietà . Potresti vedere gente che abita già in dimore regali, in sontuosi palazzi, ricollegare ciononostante ogni giorno una casa con un'altra casa e con una sollecitudine inappagata costruire, abbattere, cambiare edifici quadrati in rotondi. E gli uomini sollevati ai più alti onori? Non li vediamo tendere sempre più in alto con tutte le loro forze ogni giorno di più, accesi da un'insaziabile ambizione? E non c'è mai una fine per tutte queste cupidigie, perché esse non fanno trovare mai ciò che è eccezionalmente eccelso e ottimo.
E che c'è da meravigliarsi se non possa contentarsi di ciò che è inferiore e scadente il desiderio che non può trovare posa al di qua di ciò che è eccelso e ottimo? Ma è segno di stoltezza e di assoluta follia bramare sempre cose che mai non dico riescano a saziare, ma almeno ad attenuare la brama e, una volta conseguita una delle cose desiderate, continuare nondimeno a desiderare quelle non ancora conseguite, anelare sempre senza posa dietro a tutte quelle che mancano.
Così accade che l'animo vagabondo, trascorrendo con vana fatica in mezzo ai vari e ingannevoli allettamenti del mondo, si affatica, non si sazia, e tutto quello che inghiotte famelico lo ritiene da poco in confronto di ciò che gli rimane da divorare, e rimane sempre a bramare ansiosamente ciò che gli manca piuttosto che possedere lietamente ciò che gli è alla mano. E chi potrebbe ottenere tutto? Che anzi anche quel poco che ciascuno ha ottenuto a fatica, lo conserva con timore, perché, anche se non sa con certezza quando dovrà perderlo con dolore, sa però con certezza che un bel giorno dovrà perderlo. Così in questa implacabile direzione la volontà deviata tende all'ottimo, si affretta verso ciò di cui riesca a saziarsi. Ma in realtà, con questa spirale di desideri la vanità finisce per prendersi gioco di se stessa, la malvagità inganna se stessa. Se proprio vuoi soddisfare il tuo desiderio, cioè se vuoi porre la mano su ciò che non ti faccia desiderare più nulla dopo che l'hai afferrato, che bisogno hai di saziarti dietro alle altre cose? Corri per vie traverse e morrai molto prima di giungere, attraverso questo cammino ritorto, al vero bene che devi desiderare.
19. Proprio in questo cammino ritorto circolano gli empi, bramando per legge naturale ciò che possa appagare la loro brama ma rigettando scioccamente ciò con cui potrebbero avvicinarsi al termine: al termine, dico, non come consunzione, distruzione, ma come consumazione, compimento. Per cui si affrettano non a coronare l'esistenza con un termine beato, ma a distruggerla con una vana fatica, in quanto, attratti più dall'apparenza delle cose che dal loro autore, bramano piuttosto trascorrere per intero da un oggetto all'altro e far esperienza di ciascuno di essi che non adoperarsi a giungere allo stesso Signore dell'universo.
E vi potrebbero giungere, se un giorno, realizzando il loro desiderio, potessero arrivare al punto che un solo uomo ottenesse tutto, salvo il principio di tutto. Perché in forza della legge regolante la sua brama, in nome della quale per tutte le altre cose egli era solito provar fame di ciò che non aveva a confronto di ciò che aveva e disprezzare ciò che aveva in confronto di ciò che non aveva, allora, dopo aver ottenuto tutto quello che vi è in cielo e sulla terra, l'uomo comincerebbe a disprezzarlo e quindi correrebbe indubbiamente, alla fine, verso il solo oggetto che gli mancherebbe fra tutti, cioè verso Dio. E lì finalmente si acquieterebbe perché come al di qua nessuna quiete potrebbe trattenerlo, così al di là nessuna inquietudine lo può più turbare. Direbbe certamente: È un bene per me esser congiunto a Dio. Direbbe: Che ho nel cielo e che ho voluto sulla terra all'infuori di te? E ancora: Dio del mio cuore, Dio parte di me stesso per l'eternità. Così dunque, come ho detto, ogni uomo desideroso arriverebbe a ciò che è ottimo, se prima potesse ottenere tutto ciò che brama al di qua.
20. Ma poiché ciò è sbarrato e reso impossibile dal fatto che la vita è troppo breve, che la capacità umana è troppo debole e che i concorrenti sono troppo numerosi, quelli che vogliono raggiungere tutto ciò che desiderano dopo aver percorso un lungo cammino sprofondano nel sudore di una vana fatica e non riescono a conseguire il termine di tutte le cose desiderabili. E volesse il cielo che si proponessero di raggiungere tutto in ispirito e non con la materiale esperienza. Così vi riuscirebbero facilmente e non fallirebbero. Poiché lo spirito, tanto più veloce quanto più perspicace della sensibilità carnale, ci è stato concesso per prevenirla riguardo ad ogni cosa, sì che la sensibilità non pensi a raggiungere nulla che lo spirito in anticipo non le abbia additato come utile. Perciò credo che sia stato detto: Tate prova di tutto e conservate solo ciò che è buono', cioè perché lo spirito provveda alla sensibilità e questa non assecondi il proprio desiderio, se non in base al giudizio dello spirito. Altrimenti non salirai sul monte del Signore e non troverai posto nella sua santa residenza m, perché avrai ricevuto invano l'anima tua, cioè un'anima razionale, dato che come le bestie avrai assecondato í sensi, lasciando la tua ragione in ozio, senza capacità di opporre resistenza. Quelli di cui la ragione non guida i passi corrono, ma fuori di strada e perciò, disprezzando il consiglio dell'Apostolo, non corrono per raggiungere lo scopo. E quando in verità dovrebbero raggiungerlo, se non lo vogliono prima di aver ottenuto tutto? È un cammino contorto, un circolo vizioso voler prima porre mano su tutto.
21. Il giusto invece non agisce così. Infatti, ascoltando l'obbrobrio che pesa sui molti che indugiano nel circolo vizioso — perché molti sono quelli che si incamminano sulla via larga, che conduce alla morte — sceglie per sé la via regia q 5, non deviando né a destra né a sinistra . Infine, attesta il Profeta: Il cammino del giusto è esatto, dritta è nel suo percorso la strada del giusto.. Sono costoro che, badando a evitare con una salutare scorciatoia questo malefico e infruttuoso circolo, hanno scelto questa breve prescrizione che abbrevia ogni regola di comportamento: non desiderare tutto ciò che vedi, ma piuttosto vendi ciò che possiedi e. danne il frutto ai poveri . Del tutto beati i poveri, perché a loro tocca il regno dei cieli.
Certo sono tutti a correre, ma fra quelli che corrono c'è una distinzione. Infine il Signore conosce la via dei giusti, e il cammino degli empi li condurrà alla rovina'. Pertanto è meglio per il giusto il poco al disopra delle grandi ricchezze dei peccatori., perché — come dice il Saggio e come apprende in prova lo stolto — chi ama il danaro, non si sazierà del danaro, ma quelli che hanno fame e sete di giustizia, quelli sì saranno saziati. Ciò dipende dal fatto che la giustizia è il cibo vitale e naturale dello spirito che fa uso della ragione,f mentre il danaro non diminuisce la fame dello spirito, come il vento non può attenuare quella del corpo. E in realtà, se vedessi un uomo affamato con la bocca spalancata al vento e le gote gonfie, spirare l'aria ritenendo di soddisfare così la sua fame, non lo prenderesti per pazzo? Così non è segno di minore follia credere che lo spirito munito di ragione possa esser saziato e non soltanto gonfiato da un qualsiasi oggetto corporeo. E invero che rapporto c'è fra i corpi e lo spirito? Quelli non possono certo ristorarsi con le cose dello spirito, questo non può attingere alimento dagli oggetti corporei. Benedici il Signore, anima mia, perché egli soddisfa nel bene il tuo desiderio a. Soddisfa nel bene, stimola al bene, conserva nel bene; ti previene, ti sostiene, ti colma. Egli ti ispira il desiderio, ed è proprio lui l'oggetto del tuo desiderio.
22. Ho detto poco fa: la causa per cui bisogna amare Dio è Dio stesso. E ho detto la verità, perché egli è la causa efficiente e quella finale. Egli offre l'occasione, egli crea il sentimento, egli appaga il desiderio. Egli ha fatto in modo, o meglio si è fatto, perché lo si amasse; egli ci suscita la speranza di doverlo amare più felicemente, perché l'amore per lui non risulti vano. L'amore che egli ha per noi prepara e ricompensa il nostro. È fin troppo benevolo nel prevenirci, è fin troppo giusto nel farsi ripagare, è fin troppo dolce nel farsi attendere. È assai ricco di beni per tutti quelli che lo invocano b, ma pure non ha da dare nulla di meglio di se stesso. Si è offerto per ottenere in ricompensa il nostro amore; si conserva per essere a sua volta la ricompensa per noi c, si associa alle anime sante per nutrirle, si prodiga alle anime prigioniere del male per redimerle.
Sei buono, o Signore, con l'anima che ti ricerca. Come sarai dunque con quella che ti avrà trovato? Ma in questo c'è da stupirsi che nessuno è capace di cercarti se non ti ha prima trovato. Vuoi insomma essere trovato per essere cercato, vuoi essere cercato per essere trovatoti. Puoi però essere cercato ed essere trovato, ma non puoi mai essere prevenuto. Perché anche se diciamo: Di mattino la mia preghiera ti preverrà e, pure non c'è dubbio che riesce tiepida ogni preghiera che non sia stata preceduta da un'ispirazione. Ma ora è tempo di dire donde incominci il nostro amore, dato che è stato già detto dove si compie.
VIII. 23. L'amore è una delle quattro inclinazioni naturali. Esse sono note: non c'è bisogno di nominarle 1. Sarebbe perciò giusto che ciò che è naturale stesse anzitutto al servizio del Creatore della natura. Per cui il comandamento primo e maggiore è stato espresso in questa forma: Amerai il Signore Dio tuo a, eccetera.
IL PRIMO GRADO DELL'AMORE
Poiché la natura è troppo fragile e debole, è spinta a servire anzitutto a se stessa, sotto l'impulso della necessità . È questo l'amore carnale, col quale l'uomo ama anzitutto se stesso per se stesso. Infatti non ha coscienza se non di se stesso, come è stato scritto: Prima ciò che è animale, poi ciò che è spirituale . Ed è un fatto che non si inserisce in un precetto, ma che si adegua alla legge naturale. Chi in realtà ha mai odiato la propria carne? Ma se quest'amore, come suole accadere, comincia ad essere troppo smodato e a scendere troppo lungo la china; se, non contentandosi più dello spazio prescrittogli dalla necessità, fa le viste di straripare abbondantemente sui campi della voluttà, subito l'eccesso è raffrenato dal comandamento riparatore che dice: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
E ciò è detto con piena giustizia, perché chi ha in comune con te la natura e, non può rimanere escluso dal sentimento che essa ispira, da quel sentimento, si badi bene, che è insito nella natura stessa. Che se un uomo sente fastidio non di sovvenire alle necessità del fratello ma di badare ai suoi piaceri, pensi piuttosto a moderare i suoi per , non violare la legge. Indulga a se stesso quanto vuole, purché si ricordi che indulgenza dev’essere esercitata anche verso il prossimo. Ti viene imposto, o uomo, il freno della temperanza', secondo la legge e la disciplina della vita, perché tu non ti incammini appresso alle tue cupidigie fino a perderti, perché non metta i beni della natura a servizio del nemico dell'anima, cioè della libidine. Non è più giusto e più onesto far partecipe di quei beni non il nemico, ma chi ha la natura in comune con te, cioè il prossimo? E se, seguendo il consiglio del Sapiente, ti distacchi dalle voluttà e, secondo la dottrina dell'Apostolo, contentandoti di un vitto e di un vestito modesti' non proverai pena a distrarre per un po' la tua coscienza dai desideri carnali che fanno guerra all'anima tua i penso che non proverai pena neppure a spartire con chi ha la natura in comune con te ciò che sottrai al nemico dell'anima tua. Allora il tuo sentimento sarà equilibrato e giusto, se ciò che è sottratto ai personali piaceri non sarà negato alle necessità del fratello. Così l'amore carnale, essendo esteso alla comunità, si trasforma in sociale.
24. Ma se, mentre metti i tuoi beni in comune col prossimo, ti viene a mancare all'improvviso il necessario, che farai? E che altro devi fare, se non rivolgerti con piena fiducia a colui che dà a tutti in abbondanza e non lo rinfaccia mai a nessuno in, che apre la sua mano e riempie di ogni benedizione ogni essere animato? n. Certamente non c'è da dubitare che ti assista volentieri nelle necessità, chi ai più non vien meno neppure per il superfluo. Perciò dice: Per prima cosa cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più o. Promette di dare per sua libera scelta il necessario a chi sa inibirsi il superfluo e ama il prossimo. Cercare il regno di Dio e invocarlo contro la tirannia del peccato è lo stesso che assuefarti al giogo del pudore e della sobrietà anziché lasciar regnare il peccato nel tuo corpo mortale P. Ed è quindi atto di giustizia non tralasciar di dividere i doni di natura con chi ha la natura in comune con te.
25. Che però amare il prossimo s'innalzi al valore di perfetta giustizia q, è uno stato che comporta come condizione indispensabile la presenza di Dio. E in realtà come si potrebbe amare puramente il prossimo, se non lo si amasse in Dio? Ma non lo si può amare in Dio, se non si ama Dio. Occorre quindi che prima sia amato Dio r, perché si possa amare in Dio anche il prossimo.
Perciò Dio, che ha ,creato tutti gli altri beni, crea anche l'amore per lui. Agisce così: avendo creato la natura, se ne assuitie anche la protezione. Perché essa è stata creata in maniera di aver sempre bisogno, come protettore, di colui che è stato il suo Creatore, sì che, come non avrebbe potuto essere senza la sua volontà, così non riuscirebbe a sussistere senza il suo aiuto. E perché la creatura nei propri riguardi non ignori questo e non si arroghi, che Dio non voglia, i benefici del Creatore, lo stesso Creatore, con un intento profondo e salutare, vuole che l'uomo sia messo alla prova dalle tribolazioni, sì che, quando l'uomo si abbatterà e Dio gli sarà venuto in soccorso, l'uomo, vedendo che è stato Dio a liberarlo dai guai, lo onori nelle dovute forme. Questo infatti egli dice: Invocami nel giorno della tribolazione: io te ne libererò e tu mi glonficherai. Così accade che l'uomo animale e carnale , che non sapeva amare nessuno all'infuori di se stesso, cominci ad amare Dio sia pure in considerazione di sé, perché si accorge che in lui, come l'esperienza gli ha mostrato spesso, egli può tutto quello che gli giova potere, e senza di lui non può nulla.
IL SECONDO GRADO DELL'AMORE,
IX. 26. L'uomo perciò arriva già ad amare Dio, ma ancora per sé, non ancora per lui. Ma v'è già una certa assennatezza nel saper distinguere quello che puoi fare da te da quello che puoi fare solo con l'aiuto di Dio, e che cosa significhi conservarsi ostile a colui che nel tuo interesse ti conserva immune dai guai. Ma se sopravviene spesso la tribolazione, che ti costringe a rivolgerti spesso a Dio, e per conseguenza giunge altrettanto spesso da Dio la libe-razione,_allora, anche se è stato di ferro l'animo e di pietra il cuore dell'uomo a tante volte liberato, non ne viene di necessità che essi si addolciscano di fronte alla grazia del liberatore, fino al punto che l'uomo ama Dio non più solo per sé, ma anche per lui?
IL TERZO GRADO DELL'AMORE,
Perciò, nell'occasione suscitata dalle frequenti necessità, sorge l'altra necessità che Dio sia accostato dall'uomo con frequenti e sollecite invocazioni, e a furia di essere accostato gli riveli il piacere della sua presenza b e con essa gli faccia sentire quanto egli sia dolce. Ne consegue che ad amare puramente il Signore ci stimoli più la sua provata dolcezza di quanto non ci solleciti la nostra necessità, sì che finiamo per attenerci all'esempio dei samaritani, i quali, alla donna che annunziava la presenza del Signore, risposero: Lo crediamo non per quello che ci hai detto tu, ma perché lo abbiamo ascoltato noi stessi e ora sappiamo che egli è veramente il Salvatore del mondo; così anche noi, seguendo il loro esempio, finiamo per rivolgerci alla nostra carne dicendo: « Non amiamo più Dio per le tue necessità, ma perché abbiamo provato e sappiamo quanto sia dolce il Signore» La necessità è infatti una specie di favella della carne, sì che essa, quando ha provato con l'esperienza i benefici ricevuti, li proclama col suo comportamento.
A colui che avrà raggiunto questo grado d'amore non sarà difficile osservare il comandamento relativo all'amore del prossimo e. Essendo arrivato ad amare Dio secondo verità, ama anche ciò che appartiene a Dio. Ama in maniera casta, e perciò non gli pesa obbedire a un casto comandamento, rendendo più casto il suo cuore, come è stato scritto, nell'obbedire alla carità. Ama secondo giustizia e perciò accoglie volentieri un comandamento giusto. Quest'amore è ben gradito perché è gratuito. È casto, perché non è profuso in vane parole, ma in opere di verità g. È giusto, perché così come lo si riceve, tale lo si rende. Chi ama così, non ama diversamente da come è stato amato, ricercando anche lui a sua volta non il proprio interesse, ma quello di Gesù Cristo h, come egli non ha ricercato il suo interesse, ma il nostro, o meglio noi. Ama così colui che dice: Confidate nel Signore perché egli è buono. Chi confida nel Signore non perché è buono con lui, ma perché è assolutamente buono, è colui che ama veramente Dio in nome di Dio e non in vista di se stesso. Non ama così quello di cui si dice: Confiderà in te quando gli avrai fatto del bene. Questo dunque è il terzo grado d'amore, con cui finalmente Dio è amato per se stesso.
IL QUARTO GRADO DELL'AMORE
X. 27. Beato chi ha meritato di giungere al quarto grado, al punto cioè in cui l'uomo non ama più se stesso se non per Dio. La tua giustizia, o Dio, è come le montagne di Dio a. Quest'amore è un monte, un eccelso monte di Dio. È in verità un monte grasso, un monte fertile. Chi salirà sul monte del Signore? Chi mi darà le penne come se fossi una colomba, sì che io possa volare e posare? b. E stabilito in pace questo luogo, questa dimora si trova in Sion e. Ahimè, la mia residenza in paese straniero si prolunga!. La carne e il sangue e, il vaso di fango, la dimora terrena quando potranno albergare questo slancio? Quando si potrà fare esperienza di quest'impulso in base al quale lo spirito, inebriato di amore per Dio, dimentico di sé, diventi per se stesso come un vaso gettato nei rifiuti g, si slanci tutto verso Dio e unendosi con Dio diventi un solo spiAio con lui h dica: Là mid carne, il mio cuore sono svaniti; Dio è per l'eternità parte del mio cuore, Dio è parte di me stesso'? Non esiterò a proclamare beato e santo colui al quale sarà concessa una simile esperienza in questa vita mortale magari di rado, o anche una volta sola, e questa stessa fugacemente, per la durata di un solo istante. Perché perdere in certo modo te stesso, come se non esistessi, e non avere più affatto la sensazione di te stesso e svuotarti di te e quasi annullarti è già un risiedere nel cielo, non è più seguire un sentimento umano. E se per caso a qualcuno dei mortali è concessa quest'elevazione, magari fugacemente come ho detto, e per un istante, subito gli muove invidia il secolo malvagio, lo turba la malizia del giorno, gli pesa, il corpo destinato alla morte, lo stimolano le necessità della carne, la corruzione della sua persona con la sua carenza non lo sorregge e, ciò che è più vivamente decisivo di tutto il resto, la carità fraterna lo richiama. È costretto a tornare in sé, a ricadere entro i suoi limiti; a esclamare dolorosamente: O Signore, soffro violenza; rispondi tu per me, e ancora: Sono un uomo infelice, chi mi libererà da questo corpo che ha in sé la morte?
28. Poiché però la Scrittura dice che Dio ha fatto tutto per sé , ci sarà certamente un momento in cui la creatura si conformerà e si accorderà col suo Creatore. Occorre pertanto che una volta tanto noi entriamo in questo stesso sentimento, cioè che, come Dio ha voluto che tutto fosse per lui, così anche noi vogliamo che né noi stessi né alcun'altra cosa sia stata o sia se non per lui, solo 'cioè per la sua volontà e non per il nostro piacere. Ci farà godere quindi non che le nostre necessità siano state acquietate, che ci sia toccata in sorte la felicità, ma la constatazione che la sua volontà è stata adempiuta in noi e da parte nostra, ciò che ogni giorno chiediamo nella preghiera, quando diciamo: Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra .
O amore santo e casto! O sentimento dolce e soave! O volontà schietta e purificata, tanto più schietta e purificata in quanto non vi rimane commisto nulla che sia personale, e tanto più dolce e soave, in quanto tutto ciò che si avverte è di origine divina! Venir disposti in questo stato è essere deificati. Come una piccola goccia d'acqua entro una grande quantità di vino sembra perdere per intero la propria natura, fino al punto di assumere il sapore e il colore del vino, come un ferro messo al fuoco e reso incandescente si spoglia della sua forma originaria per divenire del tutto simile al fuoco, come l'aria percorsa dalla luce del sole assume il fulgore della luce, sì che non sembra solo illuminata ma sembra la luce stessa, così nei santi sarà necessario che ogni sentimento umano in una certa ineffabile maniera si dissolva e trapassi a fondo nella volontà di Dio. Altrimenti Dio come potrà essere tutto in tutto , se rimarrà nell'uomo qualcosa dell'uomo? Rimarrà certo la sostanza dell'uomo, ma in un'altra forma, gloria e potenza.

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