Questa relazione è una ripresa e un approfondimento della precedente. La riassumo:
Il popolo ebraico, pensando alla figura del Messia atteso, avevano ritenuto che egli dovesse essere profeta, re e sacerdote ma l’apetto sacerdotale divenne sempre più importante. I primi discepoli di Gesù lo riconobbero subito come il Messia, elevato alla destra di Dio Padre ma come poteva anche essere considerato un sacerdote?Gesù non apparteneva alla classe sacerdotale e nel corso della sua missione apparve piuttosto come profeta e maestro. La sua morte non ebbe la forma di un atto di culto (nel tempio) ma apparve piuttosto la condanna di un criminale. L’autore della lettera agli Ebrei, dichiarando che Gesù è un sacerdote, introduce una novità sorprendente. Gesù è stato sacerdote perché ha donato tutto se stesso a Dio servendo gli uomini nella sua missione. Il suo ministero, a differenza di quello dei sacerdoti del tempio, è stato caratterizzato da una grande solidarietà nei confronti degli uomini. Ha sperimentato le loro sofferenze ma le ha vissute in una santità perfetta.
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Comunità monastica di Pian del Levro |
Le attese degli ebrei e la novità di Gesù
Il secondo personaggio, ancora più atteso, era il messia re. Questa attesa era fondata sull'oracolo di Natan (2 Sam 7,12-16) e su tu una lunga tradizione di altri oracoli. Dio aveva promesso a Davide che un suo figlio gli sarebbe stato dato come successore e avrebbe regnato per sempre. L'angelo Gabriele annunziò a Maria che suo figlio sarebbe stato il successore di Davide destinato a regnare in eterno.
Il terzo personaggio atteso era il sacerdote unto-messia (messia in ebraico vuol dire unto).
Tra le diverse tradizioni dell'Antico Testamento, un posto importantissimo era tenuto da quella sacerdotale, che ha fatto da quadro a tutto il Pentateuco. Il sacerdozio è certo uno degli aspetti principali della rivelazione biblica.
Nei libri storici si può vedere che tutta la storia del popolo eletto si è accentrata progressivamente su due istituzioni: la dinastia davidica da una parte e il sacerdozio di Gerusalemme dall'altra. Dopo l'esilio l'importanza del sacerdozio crebbe maggiormente. In un primo momento vediamo che la comunità degli Ebrei rimpatriati si è organizzata sotto la duplice autorità dei discendenti di Davide, (Zorobabele) e del sommo sacerdote Giosuè. In seguito, però, Zorobabele scomparve senza avere successori. Non se ne parla più. Ignoriamo la sua sorte. Rimase solo il sommo sacerdote, Giosuè, che assunse l'autorità politica oltre quella religiosa. Questa situazione si protrasse, con diverse modifiche, fino al tempo di Cristo. La conseguenza fu che la dignità sacerdotale suscitò ambizioni, rivalità e lotte spietate. Di fronte agli abusi, sorge la speranza di un sacerdozio rinnovato per i tempi messianici. L’attesa di un messia sacerdotale e regale era normale poiché il compimento ultimo doveva comprendere tutti gli aspetti del disegno di Dio. L'aspetto sacerdotale era essenziale, non poteva mancare.
Era possibile considerare Gesù un sacerdote?
Questa attesa poneva ai cristiani una questione: in che modo vi risponde il ministero di Cristo? Quale relazione ha il ministero di Cristo con questa attesa sacerdotale? A prima vista la risposta sembrava negativa, ma una riflessione più profonda portò la Chiesa primitiva a riconoscere che l'aspetto sacerdotale era presente nel ministero di Cristo.
Da un punto di vista immediato, il ministero di Gesù, infatti, non era di genere sacerdotale, inteso secondo la mentalità antica, e la morte stessa di Gesù non ebbe carattere sacrificale secondo il concetto antico. La persona di Gesù non si presentava come sacerdotale perché Gesù non proveniva dalla tribù di Levi e il sacerdozio era riservato dall'Antico Testamento soltanto ad essa. Secondo la legge di Mosè solo i membri della tribù di Levi potevano accedere al santuario e adempiere alle funzioni sacerdotali (Nm 3,10). Gesù apparteneva alla tribù di Giuda. Non era quindi sacerdote secondo la legge e mai durante la sua vita pretese di essere sacerdote e di esercitare qualsiasi funzione sacerdotale. Insegnava nel tempio vuol dire nel cortile del tempio. Non poteva entrare nel santuario, nell'edificio sacro.
Gesù compie un ministero che non era di genere sacerdotale, ma piuttosto profetico e anche sapienziale. Nella predicazione dei profeti si riscontrava abbastanza spesso una polemica contro il culto rituale dei sacerdoti. Isaia dice: "Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?" (cfr. Is 1,11). Matteo cita una frase molto significativa per il nuovo concetto di sacerdozio: "La misericordia io voglio e non il sacrificio" (Mt 9,13), cioè non il sacrificio rituale, non l'immolazione degli animali. È una frase del profeta Osea (6,6) che è Parola di Dio e alla quale Gesù ricorre per giustificare il suo modo di comportarsi. Tra due modi possibili di servire Dio, uno con immolazione di animali, l'altro con relazioni umane, Gesù sceglie il secondo, sapendo che questo corrisponde alla preferenza di Dio. Ai sacrifici rituali Dio preferisce la misericordia, la preoccupazione delle relazioni personali. Quindi niente nella persona di Gesù, nella sua attività, nel suo insegnamento andava nel senso del sacerdozio antico.
Che cosa dire però della sua morte? Non si deve forse ammettere che qui tutto diventa sacrificale e quindi sacerdotale? La nostra risposta attuale sarà affermativa senz'altro. Però al tempo di Gesù la risposta doveva essere negativa perché Egli non aveva trasformato il concetto. Bisogna ricordare che il carattere sacrificale della morte di Gesù non poteva essere percepito direttamente nella mentalità antica. L'evento del Calvario non ebbe niente di un sacrificio rituale. Si presentò addirittura come l'opposto, il contrario di esso perché era una pena legale, una condanna a morte. Una pena legale è l'inverso di un sacrificio. Il sacrificio, nella concezione antica, era un atto rituale, glorificante, che univa a Dio. La vittima andava offerta tra cerimonie sante, in un luogo santo, e saliva simbolicamente verso Dio grazie al fuoco dell'altare. Una pena legale è tutto il contrario. È un atto giuridico, non rituale, non glorificante, ma proprio infamante, che separa dal popolo e separa anche da Dio stesso, secondo la mentalità antica. Quindi, visto dall'esterno, l'evento del Calvario non aveva nulla di rituale o di sacerdotale, aumentava piuttosto la distanza tra Gesù e il sacerdozio antico. Rendeva perfetta l'unione di Gesù con il popolo, ma questo non appariva. Si capisce bene quindi l'assenza del vocabolario sacerdotale nei Vangeli e in altri scritti del Nuovo Testamento nei confronti di Gesù e degli apostoli.
Malgrado questa situazione, la lettera agli Ebrei proclama che Gesù è sacerdote e lo proclama ripetutamente, anzi è sommo sacerdote, il vero, l'unico sommo sacerdote. Come si giustifica questa innovazione che ha provocato poi altre innovazioni e in particolare il concetto sacerdotale del ministero cristiano?
Dapprima si riconobbe l'aspetto sacrificale: Cristo nostra pasqua è stato immolato. Ma Cristo non è stato passivo nel suo sacrificio, è stato attivo: Cristo ha dato se stesso ed è stato quindi sacerdote del proprio sacrificio.
La prima innovazione che abbiamo notato nella lettera agli Ebrei è l'applicazione a Cristo del titolo di sacerdote, applicazione che è diventata possibile grazie a un approfondimento del concetto di sacerdozio.
L'Autore scrive: "Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che guardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova" (Eb 2,17-18).
Questo testo è molto sorprendente. Contiene infatti due innovazioni che non sembravano preparate da altri testi del Nuovo Testamento.
1. La prima consiste nell'applicazione a Cristo del titolo di sommo sacerdote, misericordioso e degno di fede.
2. La seconda innovazione consiste nel nuovo modo di diventare sacerdote e quindi del nuovo concetto di sacerdozio che viene presentato.
Il modo in cui, secondo la lettera agli Ebrei, Cristo doveva diventare sommo sacerdote, è completamente nuovo e la differenza è sbalorditiva. L'Autore scrive: «Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli per diventare sommo sacerdote». Questo era inconcepibile nell'Antico Testamento perché va nella direzione esattamente contraria a tutta la tradizione biblica.
Lungi da ogni relazione di somiglianza, i testi dell'Antico Testamento sottolineavano, invece, la necessità della separazione rituale in vista della santificazione per entrare in contatto con le realtà sacre. Il sacerdote antico appariva come un essere elevato al di sopra dei comuni mortali. La prima parola che il Siracide usa per parlare di Aronne è questa: ha elevato. Dio ha elevato Aronne. Il sacerdozio lo mette a parte. II Siracide non si stanca di descrivere lo splendore del sacerdote quando nel capitolo 45 parla di Aronne e nel capitolo 50 del sommo sacerdote del suo tempo. Fin dal tempo dell'Esodo una simile dignità aveva suscitato ambizioni e gelosie. Si ricorda l'episodio di Core e dei suoi complici che volevano accaparrarsi il sacerdozio, ma Dio intervenne in maniera rigorosissima. Nei secoli che seguirono le ragioni delle rivalità si erano fatte ancora più aspre perché l'autorità politica si era aggiunta all'autorità sacerdotale. Il Secondo libro dei Maccabei nel capitolo IV riferisce fatti orrendi. Per ottenere il sommo sacerdozio si usavano la corruzione, le manovre politiche e perfino l'omicidio. Leggiamo che Giasone, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozio e in un incontro con il re gli promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta riscossi con un'altra entrata. Anche i documenti di Qumran esprimono un'ostilità virulenta contro un sommo sacerdote empio che voleva imporre la sua legge alla comunità. Lo storico Giuseppe Flavio offre testimonianze simili.
Il sacerdozio di Gesù non è stato una carriera, un privilegio ma un servizio e un abbassamento. Il suo atto di culto è stata la sua vita di obbedienza a Dio Padre nello svolgimento della sua missione a favore degli uomini. Si è immerso nelle vicende umane vivendole con intensità d’amore, dando ad esse un significato nuovo.
Conferenza pronunciata da A. Vanhoye. Ripresa dalla registrazione ed elaborata dal curatore.
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