lunedì 4 febbraio 2013

Contro gli usurai (Gregorio di Nissa)


Oratio contra usurarios
Discorso del padre nostro tra i santi, Gregorio  vescovo di Nissa,
contro gli usurai (PG 46, 433-452 ss)



1. La vita di coloro che amano la virtù e che vogliono [conformarsi] alla ragione è regolata da ottime leggi e da [sani] precetti; in essi vediamo come la mente del Legislatore tenda a due scopi principali: allontanarci dalle cose proibite e incoraggiarci a fare del bene. E' impossibile, infatti, ottenere una vita saggia e ben regolata, se non si fugge il vizio con tutte le forze, e se non si cerca in modo intenso la virtù, come il bambino la madre sua. 
Riuniti oggi in questo luogo per ascoltare i comandamenti di Dio, abbiamo sentito che il Profeta vuole eliminare i frutti perversi generati dall'usura, ossia gli interessi, e bandire dalla società umana il prestito ad interesse, non potendo essere considerato il salario di un lavoro. Accogliamo tale precetto con docilità per non assomigliare alle pietre sulle quali il seme, che vi era caduto, disseccò risultando sterile, e affinché non sia rivolto anche a noi il rimprovero già indirizzato al ribelle Israele: «Ascolterete ma senza comprendere e vedrete senza capire».

2. Chiedo a voi che vi accingete ad ascoltarmi, di non condannarmi considerandomi un presuntuoso o uno sconsiderato. Certamente un uomo eccezionale e celebre per la sua sapienza, ben esercitato nella composizione di discorsi su qualsiasi argomento è stato molto stimato per aver affrontato questo argomento dell'usura e per aver lasciato a noi un discorso contro i prestiti ad interesse. Esso è un vero tesoro della nostra esistenza! Tuttavia scendo anch'io nell'arena e faccio allestire un carro trainato da muli o da buoi insieme a cavalli ornati di corone. Sempre cose modeste compaiono a fianco di cose grandi. La luna biancheggia accanto al sole che invece splende; mentre una nave annonaria, a pieno carico, scivola spinta dalla forza del vento, una piccola barca la segue solcando anch'essa gli abissi. Mentre ci sono uomini maturi che lottano secondo gli ordinamenti atletici, dei ragazzi si esaltano nell'osservarli. Ecco perché chiedo la vostra comprensione. 


3. Tu che mi sta ascoltando, chiunque tu sia, dal momento che sei un uomo, dovresti detestare questi miserabili affari. Ama gli uomini invece del denaro. Tronca il peccato, se stai per compiere un'enormità del genere. Alle attività d'usura che fino a poco tempo fa si erano così care, scaglia la stessa apostrofe di Giovanni Battista (Mt 3,7): «Razza di vipere, allontanatevi da me! Siete la rovina di coloro che possiedono il denaro che di coloro che ricevono il prestito. Per un po' di tempo, ci fate godere, ma in seguito il veleno da voi iniettato diventa mortale e amaro per l'anima. Sbarrate la strada della vita, chiudete le porte del regno. Per un po' fate godere per i guadagni che mostrate e per le belle notizie che riferite, ma poi siete la causa di una pena che non si estingue in eterno». 
Dopo averle respinte in queste parole, abbandona l'intenzione di accumulare denaro e le azioni da usuraio e comincia ad interessarsi dei poveri. Non rimandare colui che ti chiede un prestito (Mt 5,12).
é la povertà che lo costringe a supplicarti e ad appostarsi alla tua porta; a motivo della sua miseria, si rifugia da te per trovare un aiuto alla sua indigenza. Al contrario tu, che dovresti essere stato un alleato, ti sei trasformato in un nemico. Non gli offri alcun aiuto per liberarlo dall'angustia che lo deprime affinché in seguito possa restituirti il prestito che gli hai concesso. Tu aggiungi altri mali a colui che già ha conosciuto la sventura, spogli chi è già nudo, ferisci chi è già stato colpito, accumuli ansietà su ansietà, preoccupazioni su preoccupazioni. Chi prende dell'oro con un interesse, fingendo di venire incontro al povero, riceve un bene che causerà povertà e provoca la rovina della casa. Facciamo il caso di un ammalato che, divorato dal calore della febbre, in preda ad una sete ardente, non sia in grado neppure di chiedere da bere. Se uno, per essere solidale, gli offre del vino, in un primo tempo lo allevia, mentre quello svuota la coppa, ma poco dopo, la febbre, sollecitata da questo intervento, raddoppia il suo impeto. Allo stesso modo, chi presta all'indigente del denaro con un tasso d'interesse, non lo libera dalla necessità ma appesantisce la sua situazione. 

4. Non condurre un'esistenza colma di cattiveria mentre fingi di essere solidale; non diventare un medico che conduce alla morte, mentre fai credere di salvare l'altro usando la tua ricchezza, come quello si serve della sua arte medica. Già nella tua intenzione distruggi la persona che si è affidata a te. Tutta la vita dell'usuraio non è altro che inoperosità unita alla cupidigia. Non conosce le fatiche dell'agricoltura, le preoccupazioni del commercio; se ne sta sempre seduto al suo posto ed alimenta la sua bestialità stando presso il focolare. Pretende che tutto cresca per lui senza neppure aver seminato o lavorato. Il suo aratro è la penna e il suo campo la carta. La sua pioggia [feconda] diventa per lui il passare del tempo il quale fa accrescere, senza che nessuno se ne avveda, il guadagno delle sue ricchezze. La sua falce consiste nell'insistente reclamo e la sua aia è la casa dove riduce il polvere i beni degli sventurati da lui pressati.Già considera propri i beni altrui. Si augura che gli altri uomini subiscano danni e cadano in necessità affinché siano costretti a rivolgersi a lui. Detesta chi riesce a sostentarsi da sé e considera un nemico chi non richiede alcun prestito. Frequenta i tribunali per scoprire qualcuno oppresso da sventure e segue da vicino gli affaristi come l'avvoltoio volteggia sugli accampamenti militari e sopra gli scontri. Porta sempre con sé la sua borsa e offre ai miseri che vuole soffocare l'esca [da caccia]. Se la necessità li costringe ad aprire la loro bocca (perichaino), è subito pronto a catturarli con l'uncino dell'usura. Ogni giorno calcola il guadagno, ma la sua brama non è mai sazia. Detesta l'oro che giace in casa, perché è improduttivo e sterile; si comporta come quell'agricoltore che di continuo va a chiedere altro seme ai suoi granai. Non da un minuto di riposo al suo oro infelice ma continua a trasferirlo da una mano all'altra. Non hai osservato come qualche persona ricca e piena di soldi spesso non abbia neppure un soldo in casa ma speri in tutto nei contratti sulla carta; l'intera sua sostanza è riposta nelle stipule. Possiede tutto ma non ha niente. Vive al contrario della massima dell'apostolo poiché presta tutto ai poveri, non per solidarietà ma per avarizia. Sopporta una povertà temporanea finché il suo oro, dandosi da fare come uno schiavo laborioso, non ritorna in casa con altro profitto.   
Vedi? La speranza di nuovi guadagni gli fa svuotare la cassa e rende come 1 poveraccio 1 ricco possessore. Qual è la causa di tutto questo? Il contratto steso sopra un foglio di carta, un accordo con un indigente. Ti presterò il mio denaro esigendo però un frutto. Lo sborserò con l'interesse. In seguito, (quasi non ci credo), il debitore, per quanto squattrinato sia, si affida alla contrattazione scritta. Dio, che è ricco e che annuncia molte promesse, non viene ascoltato. «Dona e io ti ricambierò», grida dopo averlo scritto nel Vangelo, ossia nel suo contratto pubblico rivolto a tutti gli uomini. Fu trascritto dai quattro evangelisti, come da un unico notaio e i testimoni sono tutti i cristiani vissuti dal tempo in cui si realizzò la nostra salvezza. Hai ricevuto in pegno in paradiso,  un pegno estremamente affidabile. Se perfino da Lui pretendi delle garanzie, sappi che  tutto il mondo è possesso di questo onesto Debitore.
Osserva con attenzione quanto sia vasto il patrimonio di Colui che ti chiede d'essere operoso e troverai una ricchezza completa. Ogni moneta d'oro appartiene a questo Signore che ha stipulato con te una promessa. Qualsiasi denaro d'argento, di bronzo o di altro materiale, rappresenta soltanto una parte di tutto il suo patrimonio. Sollevò lo sguardo verso la distesa del cielo, pensa alla vastità infinita del mare; rifletti sull'ampiezza della terra, con dagli animali che si nutrono di essa. Appartengono ai possedimenti e al patrimonio di colui del quale tu temi dell'indigenza. Sii sapiente, o uomo! Non offendere Dio e non considerarlo meno affidabile dei banchieri e quali ti affidi senza esitazione, non appena ti offrono qualche garanzia. Dona al Signore che ti rassicura e vive in eterno. Affidati ad un contratto che rimane invisibile e che perciò non può mai essere stracciato. Non esigere interessi e non trasformare un beneficio in una speculazione. Allora vedrà che Dio ti donerà la sua grazia, dilatandola oltre misura.

5. Se questa promessa così ricca ti sembra incredibile, ho presso di me una testimonianza: Dio dona una ricompensa che si moltiplica per il centuplo agli uomini che vivono con onestà e compiono il bene. Pietro chiese al Signore: ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Che cosa otterremo in cambio? Gli rispose: in verità vi dico: chiunque ha lasciato case, fratelli, sorelle, padre e madre, moglie, figli, campi, riceverà cento volte tanto e erediterà la vita eterna. Osserva quanto sia grande la sua generosità! Considera la sua bontà! L'usuraio svergognato tribola e si affatica per raddoppiare la somma. Dio, invece, in modo spontaneo, dona il centuplo a chi non opprime il fratello. Affidati allora a Dio che ti sta ammonendo e riceverai interessi più che sicuri. Perché ti logori in preoccupazioni piene di colpa? Esanimi i giorni, calcoli i mesi, pensi alla somma, nel sonno pensi come incrementarla; temi che al giorno di scadenza, l'affare svanisca, come se ricevessi una grandinata sul raccolto. Il prestatore scruta con ansia le attività del suo debitore, le partenze, gli spostamenti, i cambiamenti, gli affari. Sente notizie sconfortanti: qualcuno ha subito 1furto; un altro, a causa di qualche rivolgimento, da lì è diventato povero. L'usuraio se ne sta seduto, tiene le mani strette, si lamenta di continuo, spesso si mette anche a piangere; rigira la scrittura del contratto, piange l'oro che le sue carte indicano come ormai perduto, estrae la copia del contratto come fosse il mantello di lire. E la vista del documento risveglia il dolore in modo ancora più acuto. Se l'accordo riguarda un traffico di mare, ritorna spesso sul litorale, si preoccupa del soffiare dei venti, interroga di continuo quelli che approdano chiedendo loro se hanno sentito parlare di qualche naufragio, se hanno corso qualche pericolo mentre erano in mare. Con queste preoccupazioni giornaliere su eventi dolorosi appesantisce la sua anima.
Liberati, o uomo, da una preoccupazione pericolosa. Liberati da una aspettativa che ti tormenta. Non cercare guadagni d'usura che potrebbero dissolvere tutto il capitale. Cerchi di ricavare guadagni dei poveri e da loro speri di poter dilatare la tua ricchezza. Sei simile a chi vuole ottenere cumuli di frumento da un campo bruciato dal calore eccessivo, o abbondanza di grappoli da una vigna devastata dalla grandine, o una moltitudine di figli da un grembo sterile, o l'alimento del latte da una donna che non ha partorito. Nessuno può ottenere a forza qualcosa che sia contro natura o impossibile da conseguire. Non solo non otterrà nulla, ma susciterà ilarità. Dio soltanto è onnipotente. Egli trova vie d'uscita nelle situazioni che appaiono senza scampo e crea novità oltre ogni speranza e aspettativa. Ora ordina alla roccia di far scorrere l'acqua; a sorpresa fa piovere dal cielo un pane inconsueto e sconosciuto; di nuovo addolcisce le acque amare di Mara al tocco del legno; rende il grembo della sterile Elisabetta capace di generare, dona a Maria vergine un figlio primogenito. Tutte queste opere possono essere compiute soltanto da una mano onnipotente.

6. Non cercare di ottenere un frutto dal bronzo o dall'oro, materie sterili. Non costringere i poveri a compiere attività che sono proprie dei ricchi e non voler ricavare guadagni aggiuntivi a chi ti domanda del denaro. Non sai che la persona che è costretta a chiederti un prestito è degna di misericordia? Perciò la Legge, che vuole educarti ad un comportamento religioso e retto, proibisce sempre l'usura. «Se presti denaro al fratello, non ti metterai poi ad incalzarlo». La grazia che è una fonte abbondante di bontà, ordina la remissione dei debiti. Mostra di amare la generosità quando prescrive: «Non prestate a coloro dai quali sperate di ricevere in contraccambio». In un altro passo, servendosi di una parabola, punisce severamente il servo crudele, il quale non usò misericordia al suo compagno di servitù si era gettato ai suoi piedi. Non condona il debito leggero di cento denari, proprio lui al quale era stato condonato un debito migliaia di talenti. Il nostro Salvatore, maestro di religiosità, insegnando ai discepoli un modello di preghiera senza fronzoli, suggerì quest'unica richiesta come condizione necessaria e primaria, capace da sola di colpire Dio in modo favorevole: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Come potrà allora pregare il cesellatore di affari? Con quale faccia, oserai a chiedere a Dio un dono, tu che ricevi tutto e non sei per nulla capace di donare qualcosa? Non t'accorgi che andando a pregare presenti [a Dio] un essere inumano? Quando hai perdonato, tu che vuoi ricevere perdono? A chi ha fatto misericordia, tu che vuoi ottenere misericordia?
Se offri un'elemosina, il [tuo dono] non è forse il frutto di una precedente rapina? Non è intriso delle sofferenze degli altri, delle loro lacrime e dei loro gemiti? Se il povero venisse a sapere di dove proviene la tua elargizione, non l'accetterebbe per nulla, convinto che starebbe per nutrirsi delle carni di fratelli e del sangue di congiunti. 
Ti rivolgerebbe un discorso di grande saggezza e coraggio: non offrirmi in cibo, o uomo, le lacrime dei  miei fratelli! Non donarmi un pane che appartiene ad un altro povero come sono io, impastato da gemiti di altri miseri. Restituisci al fratello ciò che gli hai sottratto in modo iniquo e da parte mia ti ringrazierò. Che cosa serve costringerebbe molti alla miseria e poi mettersi a confortare un solo misero? Se non ci fosse uno stuolo così vasto di usurai, non ci sarebbe neppure una folla così numerosa di indigenti. Elimina la tua imposizione, e tutti avranno il necessario. Tutti condannano gli usurai, Legge, profeti, Evangelisti, ma non c'è nulla che possa contrapporsi a questa sventura. Quali accesi rimproveri rivolge il divino Amos: «Ascoltate voi che schiacciate ogni giorno il proprio e opprimete i miseri della terra dicendo: quando passerà il mese e venderemo la merce?». Neppure un padre gode così tanto bella nascita di un figlio quanto si rallegra un creditore del termine del mese.

7. Mascherano la loro colpa dando ad essa nomi rispettabili e vogliono far credere che un calcolo interessato sia invece un atto di solidarietà. Si comportano come i greci, i quali, assegnano  il nome allettante di Eumenidi a dei demoni disumani e sanguinari, invece di usare il loro vero appellativo. Stai compiendo  una azione benefica? Non è invece usura manifesta distruggere le famiglie, dissipare i beni, costringere persone benestanti a vivere in un modo più duro di quello degli schiavi? Dare agli inizi una certa soddisfazione ma poi costringere a condurre un' esistenza amara? Anche gli uccelli godono delle esche offerte dagli uccellatori, che spargono loro dei semi. Diventa per essi piacevole recarsi abitualmente in quei luoghi nei quali trovano facilmente nutrimento ma, poco dopo, cadendo nelle reti, trovano la morte. Allo stesso modo le persone che accettano un prestito dagli usurai, per un po' di tempo, godono di un certo vantaggio, ma in seguito vengono cacciati dalle dimore dei loro avi. La misericordia è del tutto assente dalle anime pestilenziali degli affaristi. Quando vedono che la casa del loro debitore è messa in vendita, non si muovono a compassione ma piuttosto cercano di affrettare la permuta; guadagnato altro denaro, sono subito pronti a stringere con le funi del debito un altro misero.
Si comportano come i cacciatori indefessi e insaziabili i quali, dopo aver circondato un luogo di reti,  e aver intrappolato gli animali che vi si trovano, trasferiscono le reti in un luogo vicino, e da quello vanno ad un altro ancora e continuano così, finché non abbiano spopolato le montagne. Come avrai il coraggio  di alzare gli occhi al cielo? Come potrai richiedere il perdono dei peccati? È per un'insensibilità totale che quando preghi, pronunci le parole che il Salvatore ci ha insegnato: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Quanti uomini, presi dal laccio dell'usura, si gettarono nella corrente di un fiume, preferendo la morte al debito; lasciarono i figli orfani affidandoli alla miseria come ad una matrigna. Questi nobili tessitori di inganni non si fermano inorriditi neppure di fronte ad una casa lasciata deserta, ma aggrediscono gli eredi, i quali forse hanno ereditato soltanto il debito e pretendono di ottenere dell'oro  da coloro che forniscono loro il pane, dopo avere attivato una colletta. Se sono rimproverati, come è naturale, della morte del loro debitore e se qualcuno menziona il prestito usurario perché se ne vergognino, non si pentono affatto e non inorridiscono del crimine  ma pronunciano discorsi insensati, usciti dal loro cuore crudele: è colpa delle nostre usanze se questo disgraziato, questo insensato, nato sotto una cattiva stella, è stato condotto nel suo destino ad una morte violenta. I nostri usurai infatti sono dei veri filosofi e se devono giustificare le loro azioni abominevoli e i loro delitti, diventano discepoli dei matematici dell'Egitto.

8. Bisogna rispondere così all'usuraio: sei tu la sua nascita sventurata, il funesto destino degli astri. Se tu avessi sollevato la sua preoccupazione, se avessi condonato una parte del suo debito, e l'atra l'avessi reclamato senza rigore, egli non avrebbe detestato la sua vita tormentata e non sarebbe diventato il carnefice di se stesso. Nel giorno della resurrezione, con quale coraggio volgerai  lo sguardo verso colui che hai fatto morire? Perché andrete entrambi al tribunale di Cristo dove non contano gli interessi ma dove vengono valutati con giustizia le azioni della vita. Che cosa potrà rispondere alle accuse che ti verranno rivolte dal giudice incorruttibile quanto ti dirà:  avevi la legge, i profeti, i comandamenti del Vangelo: Sentivi  che tutti richiedevano una sola cosa: la carità, il senso di umanità. Un comandamento ti suggeriva: non presterai denaro ad usura al tuo fratello. Altri testi dicevano: il giusto non presta denaro ad usura; oppure: se tu presti al tuo fratello non lo opprimerai. San Matteo ti esorta della parabola dove riporta la parola del maestro: «Servo malvagio, io ti avevo condonato il debito che mi dovevi perché me lo avevi chiesto, non dovevi allora anche tu avere pietà del tuo compagno, come io avevo avuto pietà di te? Allora il padrone, preso da collera, consegnò il suo servo nelle mani degli aguzzini finché non avesse pagato tutto quello che gli doveva». Allora ti pentirai inutilmente, allora ti invaderà un dolori acuto e riceverai una punizione a cui non potrai sfuggire. Il tuo oro non correrà in tuo aiuto né l'argento potrà soccorrerti ma tutto il tuo trafficare ti diventerà amaro come il fiele. Non ti dico queste cose per spaventarti ma metterti davanti alla verità. Ti richiamo il giudizio prima che tu debba soffrirne le conseguenze. Ogni saggio dovrebbe prevederlo e cercare di garantirsene l'esito. 
9. Mentre siamo in attesa delle decisioni di Dio, io voglio, nell'interesse delle persone che mi ascoltano, raccontare ciò che avviene ora nella casa di un usuraio. Ascoltate questa mia disposizione e la maggior parte di voi riconoscerà  che sto dicendo una verità di cui avete avuto esperienza. Viveva in una città un uomo di cui non riferirò il nome (per non riferirvi il nome di uno che non c'è più)  la cui attività consisteva nell'usura e nel miserabile affare degli interessi usurari. Dominato dalla sete dell'oro, era molto parsimonioso della sua vita (del resto è questa l'abitudine degli avari), non imbandiva quanto era necessario, non cambiava i visti se non quando era costretto. Non dava ai figli il necessario, non faceva il bagno perché avevo paura di dover pagare tre soldi e s'ingegnava in tutti i modi per aumentare la somma del suo denaro. Non trovava nessun vigilante adatto per custodire la sua borsa, né un figlio, né uno schiavo, né un banchiere, né sigillo, né chiave,  ma faceva dei buchi nei muri per nascondere il suo tesoro, poi li ricopriva con l'intonaco. Vigilava sul suo tesoro che era ignorato da tutti, cambiava in continuazione il nascondiglio spostandolo da una parte all'altra, sperando con questi cambiamenti di sfuggire ad ogni sguardo. 
e di raggiungere la forza di affrontare tutti gli occhi ingannano. Lasciò la vita all'improvviso, senza rivelare a nessuno dei suoi parenti, dove il suo oro era stato nascosto. Fu sepolto, e l'unico risultanti che ottenne lui che aveva avuto tanto successo nel nascondere il suo tesoro.  I suoi figli, che speravano di diventare i più ricchi della città,  cercarono ovunque, s'interrogavano a vicenda, interrogavano i servi, aprirono fori nei pavimenti, bucarono le  pareti, visitarono le case dei loro vicini e conoscenti. In breve, dopo aver spostato ogni pietra, come si suol dire, non trovarono un soldo. Ora vivono senza tetto, senza fissa dimora, poveri, e maledicendo ogni giorno la stupidità del loro padre. 
Usuraio, ecco ciò che è stato il tuo amico, il tuo compagno! Ha concluso la sua vita in modo conseguente a come l'aveva vissuta, e dopo aver penato a causa delle preoccupazioni e della fame, ha accumulato una punizione eterna per sé e la povertà per i suoi figli. Non sapete per chi accumulate e per chi vi prendete tanta pena. I casi della vita sono mutevoli, gli imbroglioni sono tantissimi, ladri e pirati infestano la terra e il mare. State attenti che, dopo aver perso il vostro tesoro, l'unico guadagno della vita non sia il peccato. «Ah!, dite: questo uomo è insopportabile (so quello che si sussurra sulle labbra, mentre da questo pulpito cerco in continuazione di consolidarvi nel bene), se la prende con chi è nel bisogno e si aspetta un prestito. Non daremo più alcun prestito e allora vedremo come potranno vivere questi poveri? Ecco un parlare conforme al loro comportamento, un'obiezione conforme a questi uomini che la tenebra del denaro acceca. Non hanno nemmeno l'intelligenza per capire ciò che viene detto. Prendono al contrario il consiglio dato a loro: mentre parlo con loro, minacciano di non dare a coloro che sono nel bisogno, e, borbottando, minacciano di chiudere le porte ai poveri. Prima di tutto, io proclamo ad alta voce che bisogna dare e ordino di farlo. In secondo luogo sono d'accordo sul fatto di prestare, perché il prestito è una seconda forma di dono, ma aggiungo che lo si deve fare senza interessi ad usura, come ordinano le parole divine. La stessa pena è riservata a coloro che non prestano e a coloro che prestano con l'interesse; il primo è accusato di disumanità, e l'altro di svolgere un commercio disonesto. Questi passano da un estremo ad un altro, quando dicono che non concederanno più alcun prestito. E' un rifiuto vergognoso, una resistenza folle alla giustizia, un'opposizione e una guerra contro Dio. O non presteremo affatto oppure lo faremo fissando però un interesse.
10. Ho combattuto abbastanza i prestatori di denaro in questo discorso, e ho dimostrato a sufficienza, come in tribunale, i capi d'accusa; che Dio conceda loro il pentimento dei loro peccati. Per coloro che prestano con tanta facilità, e che scioccamente si fanno catturare dall'amo dell'usura, non voglio dire niente; sono sufficienti i consigli che il nostro venerato padre, Basilio, ha già indicato in modo eloquente nel suo scritto ove si rivolge più al mutuatario incosciente che all'usuraio cupido.



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